L’ombra della Strega

Presa da un impeto di profondo masochismo, ho affrontato in tre giorni febbrili l’intera saga di Halloween, a partire dall’ormai mitico capostipite del 1978, fino ad arrivare al ciofecone firmato Rob Zombie del 2009. Perché io sembra che sparisca nel nulla e abbandoni questo blog al suo destino, ma sono sempre vigile e attenta. No, in realtà mi stanno facendo passare le pene dell’inferno sul lavoro, ma non avrei mai lasciato solo ilgiornodeglizombi il 31 di ottobre, che sarà pure una data che per noi italiani significa poco o nulla, ma che è comunque the night he came home. E scusate se è poco. Creare con 300.000 dollari un’icona che sopravvive ancora oggi, che ancora oggi fa paura, che ancora oggi porta la gente al cinema e spinge i produttori a investirci i soldi sopra. Su una maschera. Bianca. Inespressiva. Su una delle forme più pure e astratte del terrore. Michael Myers, The Boogeyman,o  L’Ombra della Strega, come venne soprannominato nel doppiaggio italiano, con una scelta una volta tanto non del tutto infelice, se non altro per il suono sinistro che hanno quelle parole. L’Ombra della Strega. Alla tua finestra. E’abbastanza spaventoso, vero?

Quando Carperter si presentò dal produttore Moustapha Akkad con il copione di “The Babysitter Murders” aveva 29 anni. Akkad lo stette a sentire solo perché il giovane regista gli promise che avrebbe girato il film in pochissimo tempo e con un budget ridottissimo. Akkad chiese a Carpenter di cosa parlasse la sua sceneggiatura. E Carpenter, sintetico come sempre, rispose: “Babysitter ammazzate dall’Uomo Nero”. Tutto qui. La trama di Halloween, lo sappiamo tutti, è esile, scheletrica, quasi inesistente. Ci sono le vittime, c’è il killer che prima le pedina e poi inizia a farle fuori una a una. C’è un ragazzino che è cresciuto in un manicomio e che proprio durante la notte delle streghe evade per tornare a casa.  E c’è un’adolescente timida e un po’imbranata che con lui si confronta e riesce  a sconfiggerlo. Non era il primo slasher della storia del cinema. Non sarebbe stato l’ultimo. Ma, a differenza dei suoi progenitori, i vari Black Christmas e L’allucinante Notte di una Babysitter, sposta l’attenzione sull’assassino, sul mostro, e lo trasforma in mito. Halloween è sì Jamie Lee Curtis nascosta nell’armadio, ma è più di tutto l’incedere lento e inesorabile di Michael, la sua totale mancanza di empatia, il modo in cui continua ad alzarsi ogni volta che viene colpito, un vuoto riempito solo dall’istinto omicida. La maschera più di ogni altra cosa, il volto di William Shatner che diventa un archetipo del Male quello con la emme maiuscola. Perché, anche questo lo sappiamo tutti, Michael non è umano.

Da quell’ottobre 1978, da quel primo, seminale film che in fondo parlava solo di babysitter ammazzate dall’Uomo Nero, la saga di Halloween ha generato sette seguiti, un remake e un sequel del remake. E si sta parlando da qualche anno di ricominciare da capo usando il noto trappolone per gonzi del 3d, che ha già colpito un illustre collega omicida. Halloween che, ripetiamo, costò appena 300.000 dollari, ne incassò sessanta milioni. E regalò a tutti gli appassionati dell’orrore un nuovo eroe, alle cui gesta assistere nei secoli dei secoli e amen. Dato il successo interplanetario del primo film, i produttori decisero di mettere in cantiere il prima possibile un seguito. Dietro Halloween II – Il Signore della Morte, ci sono ancora Carpenter e Debra Hill, ma entrambi coinvolti nel progetto senza entusiasmo. Carpenter era impegnato altrove e decise di non stare dietro la macchina da presa e di limitarsi alla sceneggiatura. Alla regia venne chiamato Rick Rosenthal. La produzione, per obbligare Carpenter e la Hill a prender parte all’operazione, minacciò addirittura di agire per vie legali contro di loro, bloccando le riprese di The Fog. Il copione scritto da Carpenter venne rimaneggiato e, a film ormai uscito, il commento secco del regista fu: “non vale la pena di andarlo a vedere”.

In realtà, Halloween II non è così brutto come le premesse potrebbero far pensare. Per tutta una serie di motivi, magari anche involontari, riesce ad approfondire il personaggio di Michael pur non spogliandolo della sua identità di astrazione maligna. Forse il collegamento che fa il dottor Loomis (Donald Pleasance, nemesi storica dell’assassino mascherato) tra la furia omicida di Michael e lo Samhain, è un po’ troppo spiegato e dato in pasto allo spettatore neanche fosse una didascalia. Ma il riferimento ai riti druidici è comunque suggestivo, come anche l’attribuire a Michael la qualifica di mostro dell’inconscio e quindi quasi incorporeo, un fantasma che emerge dal buio e che è sempre più identificabile con la paura stessa. Anche la scelta della location (l’ospedale in cui viene ricoverata Laurie) è interessante e permette a Rosenthal di sbizzarrirsi in sequenze di omicidi estremamente violente, quasi del tutto assenti nel capostipite. Il tasso di gore aumenta in maniera esponenziale, iniziando un percorso che nei vari seguiti sarebbe diventato irreversibile. Halloween II tuttavia riesce a mantenere almeno parte dell’eleganza del suo predecessore ed è ancora un ottimo prodotto di intrattenimento.

Con Michael Myers e il dottor Loomis bruciati entrambi nel fuoco purificatore del finale, era difficile pensare di poter metter mano a un nuovo seguito. E invece, i produttori erano seriamente intenzionati a continuare la saga. Carpenter, che aveva ben altro a cui pensare, propose di realizzare un film ambientato ad Halloween, senza il personaggio di Michael, dato per morto e sepolto, e destinato a diventare una specie di contenitore di ossessioni e paure legate alla notte delle streghe. L’idea iniziale è attribuita a Joe Dante, mentre a scrivere il copione venne chiamato Nigel Kneale, autore del Quatermass televisivo. Purtroppo, la sceneggiatura di Kneale non venne mai messa in immagini. Giudicata troppo costosa e quasi impossibile da realizzare, subì tutta una serie di tagli che portarono lo scrittore a ritirare il suo nome dai titoli. I credits ufficiali infatti danno come unico autore il regista Tommy Lee Wallace. Halloween III – Il Signore della Notte è forse l’unico caso, all’interno del contesto seriale del cinema horror, di sequel totalmente spurio che tenta di svincolarsi dall’ombra ingombrante della maschera di Michael per dare vita a un nuovo progetto cinematografico. Non solo uno slasher con assassino armato di coltello che insegue fanciulle sempre più disinibite e discinte, ma un horror soprannaturale che parli di Halloween e che ne diventi, in un certo senso, il simbolo. Purtroppo, alle premesse non corrispondono i risultati. Verrebbe da chiedersi cosa sarebbe uscito fuori se il film fosse stato diretto da Dante (purtroppo impegnato sul set di Ai Confini della Realtà) e scritto da Kneale. Ma ci è toccato Tommy Lee Wallace e ce lo dobbiamo tenere, insieme alla bizzarra storia della fabbrica di maschere maledette e del loro malefico creatore. Non tutto è da buttare: il finale splatter e per niente consolatorio, l’eliminazione del nuovo cattivo che impedisce a prescindere che il film si trasformi in un’ennesima saga, il ruolo della maschera, solo abbozzato nei due film precedenti che qui diventa preponderante. Nonostante un successo al botteghino più che discreto, era evidente che il pubblico non voleva una nuova serie di film ispirati alla festa di Halloween. Il pubblico voleva Michael Myers. E così Akkad pensò bene di resuscitarlo, a ben sei anni di distanza dal terzo capitolo, con Halloween IV – Il Ritorno di Michael Myers.

Halloween IV viene fatto uscire in occasione del decennale del capostipite. L’unica traccia che rimane di Carpenter è il tema musicale portante del film, anche se leggermente modificato rispetto a quello originale. Per il resto, il Maestro non appare neanche più nei titoli, né in produzione né in sceneggiatura. Più che un seguito vero e proprio, il quarto Halloween potrebbe essere un reboot, solo che all’epoca certe brutte parole non le usavano e avevano il buon gusto di non nascondersi dietro a eufemismi per mascherare bieche operazioni commerciali. A dirigere il baraccone di Ognissanti chiamano il regista di servizio Dwight H. Little che se non altro dimostra di avere un certo gusto nel plagiare movimenti di macchina e inquadrature carpenteriane. Esordisce Danielle Harris, ed è forse uno dei pochi motivi validi per vedere questo film. Insieme a uno dei finali più agghiaccianti e perfidi mai concepiti. Due minuti conclusivi in cui il Male trionfa senza lasciare nessuna possibilità di salvezza, in cui un redivivo dottor Loomis, sconfitto in maniera definitiva, non può che contemplare attonito il fallimento di tutta la sua esistenza. La saga avrebbe anche potuto concludersi lì, e sarebbe stato un degno epitaffio su quella incarnazione di pura malvagità fine a se stessa che è la figura di Michael Myers. Con la piccola Jamie, vestita con lo stesso costume che indossava Michael la notte in cui uccise sua sorella, che impugna inespressiva il coltello, si poteva addirittura ipotizzare una rigenerazione del mito dei Myers da un punto di vista femminile (ipotesi anche sfiorata da Rob Zombie nello sciaguratissimo Halloween II del 2009). E invece no. Si mette subito in cantiere un sesto capitolo, lo si mette in mano  a un tizio dal nome esotico, Dominique Othenin – Girard, si fa guarire Jamie dalla psicosi e si realizza un film che ha dalla sua un’atmosfera ossessiva e soffocante, basato quasi tutto su una persecuzione atroce ai danni di una bambina.  La regia di Girard è confusa, ma con dei picchi di creatività fiabesca che evidenziano la morbosità del rapporto vittima/carnefice tra i due personaggi principali.

Le dinamiche tra Michael e Jamie sono forse la cosa più interessante di questo prodotto che per il resto assomiglia a un pessimo seguito di un Venerdì XIII qualunque. Halloween è entrato ormai a far parte della grande famiglia degli slasher anonimi, in cui il body count diventa sempre più elevato e si è solo curiosi di assistere alle dinamiche anatomiche del prossimo omicidio. Lo stesso Michael, con forse il look peggiore di tutta la serie, sembra una marionetta. Cammina un po’ claudicante e dinoccolato, una specie di bamboccio tonto che non ha nulla del sinistro carisma che il personaggio aveva in quella ormai lontana notte dell’ottobre 1978.

Sul sesto capitolo, in cui si va a riesumare il personaggio di Tommy Doyle, si parla di sette, conoscenza druidiche per mettere fuori combattimento Myers appellandosi a energie positive, e altre cose che non sono degne neanche di essere guardate di sbieco tra un cruciverba e l’altro, è meglio stendere una pietosa lapide di marmo e  passare oltre.

Nel 1996 un uragano si abbatte sul cinema dell’orrore. Questo uragano si chiama Scream. A prescindere dal giudizio critico sul film in questione, è evidente che l’opera di Craven abbia lasciato strascichi (positivi e negativi) a lungo termine. Anche Halloween, che è una delle fonti primarie di ispirazione per Kevin Williamson, sceneggiatore di Scream, viene coinvolto dalla mania citazionista e dal nuovo teen movie. Con l’anniversario dei vent’anni alle porte, ad Akkad viene in mente di richiamare Jamie Lee Curtis a ricoprire il ruolo di Laurie Strode, adesso trasferitasi in California, insegnante in una scuola privata e madre iperprotettiva di un figlio adolescente. Unico capitolo ambientato fuori da Haddonfield, Halloween H20, tenta di portare la saga di Michael Myers all’interno di un contesto più moderno, rilanciando la figura appassita di Michael Myers grazie alla presenza della sua prima, storica antagonista. Discendente diretto della Scream generation, Halloween H20 è un prodotto che autocelebra se stesso in maniera spudorata e, privo com’è di qualunque ambizione, risulta anche divertente e godibile. Il fatto che in cabina di regia ci sia un vecchio mestierante come Steve Miner, rende l’operazione molto valida da un punto di vista professionale. Lo svecchiamento introdotto dalla sceneggiatura è evidente soprattutto nel personaggio di Laurie: quasi alcolizzata, sessualmente disinibita e dipendente da psicofarmaci, resta comunque l’eroina, il punto di riferimento, e il personaggio positivo per eccellenza del film.

Con Michael decapitato dalla sorella Laurie, sembrava davvero che fosse finita. Ma Halloween H20 viene premiato al botteghino, incassando più del previsto e alla Dimension film non si fanno sfuggire l’occasione di continuare a lucrare sui moribondi. Arriva quindi Halloween – La Resurrezione, in cui ritroviamo Jamie Lee Curtis chiusa in un manicomio criminale. L’espediente con cui Myers viene fatto tornare in vita fa ridere polli, galline e pennuti di ogni specie. Ma se non altro ci godiamo l’addio definito alla serie di sua maestà Jamie Lee, uccisa da Michael nei minuti iniziali del film. A quel punto, Halloween – La resurrezione si trasforma in un reality per gonzi, affossato ancora di più dalla presenza di Busta Rhymes nel ruolo del cinico produttore di un programma televisivo. Tedio, tedio e ancora tedio.

La saga ufficiale finisce qui, con un episodio imbarazzante che è stato rimosso dalle coscienze di chi ci è inciampato sopra per sbaglio, ché solo per sbaglio si può assistere a un tale cumulo di merda. Oppure, se lo si fa consapevolmente, bisogna esser scemi come me. Passano cinque anni (La Resurrezione è del 2002) e, mentre impazza  a Hollywood la mania del remake di film horror del passato, il signor Rob Zombie viene rapito nottetempo dai Weinstein, preso a randellate forti sulla testa, narcotizzato e poi costretto con la forza a girare un rifacimento del primo, glorioso, epico Halloween. Cosa ci azzecchi Rob Zombie con John Carpenter lo sanno solo i Weinstein. Quella che poteva sembrare una scelta coraggiosa e fuori dagli schemi, ovvero affidare un remake così difficile a un autore con un taglio estremamente personale e diametralmente opposto a quello del Maestro, si rivela invece una devastante arma a doppio taglio. Non per i Weinstein che cadono sempre in piedi. Per il povero Rob Zombie, che gira mezzo film alla sua maniera (prima parte ottima) e l’altra metà in uno stralunato scimmiottamento di Carpenter ma sotto anfetamine, in cui tutti corrono, urlano e dicono parolacce.

Non paghi di ciò, i Weinstein acchiappano uno Zombie in delirio di onnipotenza, e sotto minaccia di esser sodomizzato da un cavallo bianco, portato alla briglia da Sheri Moon, lo costringono a girare il sequel, ove il terribile incubo equino si incarna nelle visioni di un Michael Myers ormai partito per la tangente che si sogna la mamma vestita come un elfo mentre fa la pubblicità al bagno schiuma Vidal. Il tutto mentre il gore diventa così esasperato da sortire l’effetto di un grottesco carnevale, Laurie Strode bestemmia e come uno scaricatore di porto, Danielle Harris viene macellata ma prima ci mostra le tette, e comunque tutti corrono, urlano e dicono parolacce. Ripresi con la macchina a mano.

Immaginare soltanto quello che combineranno al povero Michael Myers in 3d, sarebbe troppo doloroso. Eppure, nonostante i ripetuti stupri che il personaggio ha subito nel corso dei decenni, la sua maschera bianca che emerge spettrale dal buio, vuota, incapace di pietà, The Shape, la forma essenziale di tutto ciò che temiamo, il non morto condannato a vagare sulla terra sterminando i vivi (come fa notare Hell in suo recente post), è sempre lì, alle nostre spalle pronta a colpire. Una forza incontenibile la cui unica volontà è uccidere. E che ogni Halloween che si rispetti, è pronta a tornare a casa. Per salutarci.

Musica

28 commenti

  1. Articolone immenso, brava! 😀

    1. Grazie!!!! 😀
      son tre notti che non dormo per scriverlo e rivedere tutti i film, ma ne è valsa la pena!!!

  2. e sotto minaccia di esser sodomizzato da un cavallo bianco, portato alla briglia da Sheri Moon

    uhhhhhhhhh…perversa,ma come ti vengono in mente..Ti rubo questa idea e la metto nel mio prossimo racconto,ok?

    Questo articolo va incorniciato e tenuto a futura memoria.Ottimo,vedi che quando non deliri su autori che ti stan sulle palle a prescindere come von trier e nolan,sei bravissima?^_^

    Micheal è la rappresentazione della paura,come fai a scacciarla a distruggerla.Paura,terrore,morte,mica si fermano.Il colpo di genio poi è la maschera.Inespressiva.Non uccide per odio,ma per inerzia,ecco..Micheal è la versione killer di tutti noi pigri.Si,si,corri,va..corri ..spendi bene i tuoi soldi in palestra eh,che tanto ti prendo!

    E la colonna sonora?L’ho postata su facebook,solo ad ascoltarla ..mette dei fottutissimi brividi e far paura solo con alcune note ripetute ossessivamente,vuol dire essere direttamente un cittadino di Chtulu City.
    Grazie Dio delle Tenebre John,Grazie Micheal.

    ps: della saga ho visto il secondo,diretto da rosenthal e mi era piaciuto,poi il 4 con quel finale agghiacciante e clamoroso.Il resto non l’ho mai visto nemmeno di striscio.Leggendo il tuo articolo mi vedrò però il 3,Wallace è un grande montatore. ma come regista…e h20 con la curtis.Il resto evitiamo.

    Siam sicuri che sian così cretini da fare Halloween 3d?Si!

    1. sono indisciplinata ma quando mi ci metto tiro fuori belle cosine anche io, rinunciando al cibo e al sonno e nutrendomi esclusivamente di caffè e nicotina.

      1. assolutamente,d’altronde sei la mia generalessa Lucy Skywalker..altro che i texas rangers!

  3. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Rivisti il II e il III nei recenti Blu-ray Collector’s Edition pubblicati dalla Shout/Scream! Factory con tanti extra, e comprato del II° pure il Blu-ray 30th Anniversary Edition Usa della Universal pubblicato nel 2011, splendidi tra i migliori sequel horror mai realizzati negli anni ’80. E non solo. Il secondo riesce a mantenere lo stile e il tipo di inquadrature inconfondibili di Carpenter (grazie anche all’inseparabile Dean Cundey che rimase alla fotografia)-e non è poco-, anche se molte scene più “splatter” come l’omicidio della infermiera Ana Alicia con le siringa piena d’aria nell’occhio come il medico e di Pamela Susan Shoop affogata e ustionata nella vasca d’idromassaggio bollente come in “Profondo rosso”, non le girò Rosenthal ma Carpenter, “insoddisfatto” perchè il film era troppo “spurio” di sangue.
    il III poi è stupendo, e con la colonna sonora composta da Carpenter e Howarth che è la migliore dell’intera trilogia e una delle loro migliori in assoluto . Grandissimo Donald O’Herlihy/Conal Cohrane, ma pure Tom Atkins non è da meno. Originalissima trovata di partenza in un film che riesce ad essere al contempo anti consumistico, anti capitalistico, fantascientifico grazia agli spunti di sceneggiatura di Nigel Kneale, e orrorifico come pochi altri film di Carpenter, insieme. Bastino le sequenze delle metamorfosi scatenate dalle maschere con serpenti, blatte, vermi e di tutto di più. Splendida sequenza dell’inseguimento notturno iniziale, dell’omicidio bizzarrissimo in ospedale…
    Il problema ricollegandomi ma solo in parte ad una “polemica” di un pò di tempo fa a cui poi non presi più parte ma che forse inizialmente originai, è che si vuole stare solo fra tra i pochi soliti fidati amici del bar, di paoliana/rossiana memoria, è molto più sensato fare solamente una newsletter come ce ne sono tante ad esempio anche nella Fondazione/teatro e nei giornali dove lavoro. Ha molto più senso che fare qualcosa di “aperto” come un blog con tutti gli effetti del caso, che però non è soltanto dico aperto, ma neppure “ricettivo” per qualsivoglia osservazione/discussione/curiosità sensata e che provenga da altre direzione/i.

  4. Napoleone Wilson · · Rispondi

    P.S.: Comunque tutti gli altri dal 4 in poi orrendi e totalmente anonimi di stile non hanno più nulla dello spirito originario, Solamente un pò meglio il 5 con il salvataggio-prelievo finale di Michael da parte del grande Mitchell Ryan, e della “Setta delle spine”, dal comando di polizia e con sparatoria -uragano a là “Terminator-style”. H20 di Miner poi forse il peggiore di tutti con quell’ambientazione e contesto adolescenziale- , letalmente metanarrativo mutuato così dal successo contemporaneo dello stupidissimo e insopportabile “Scream”. Meno male che poi avvenne Rob Zombie a salvare la novelization, con la sua maturità e consapevolezza stilistica, oltre che autonomia e inventiva di scelte registiche.
    Checchè se ne dica o per questione di gusti personali.
    Ha anche compiuto dei cambiamenti non da poco sul personaggio di Michael, ma riuscendo a non stravolgerlo. E non è poco. Unica cosa Malcolm McDowell è stata una scelta quasi “obbligata” ma al contempo geniale, e nel ruolo è bravo, però continuo come Dr. Loomis a preferire quello più umano e non ambizioso e vanaglorioso di stare sotto i riflettori e ascrivere best-seller, interpretato magistralmente da Donald Pleasence nei film originari.

  5. Stavo pensando di riguardarli in occasione appunto di Halloween, ma Rob Zombie nooooooooooo… quello non lo sopporto :-p

    1. Scelta sciagurata quella di dedicarsi ad Halloween che non ha nulla a che spartire con lui.
      Però una rispolveratina alla saga in questo periodo dell’anno è irrinunciabile 😀

  6. Ottimo articolo per Halloween, non potevi lasciare vuoto il tuo blog per questa giornata e sei riuscita a scriverlo con un articolone degno di te. 😉

    1. Grazie Nick!
      Se il cinema italiano smette di trollarmi, torno a pieno regime, promesso!

  7. moretta1987 · · Rispondi

    Un dossier con i fiocchi Lucia,rendi giustizia al povero Michael (che speriamo non maltrattino troppo con il nuovo remake).

    1. Ma grazie!!!
      Mi sono davvero divertita a scriverlo. è sempre un piacere tornare a bloggare dopo tanto tempo 😉

  8. Gran bel pezzo.
    Il primo era il film che i compagni di scuola andavano a vedere di straforo per sfuggire alla censura 8era vietato ai minori di 16? Non ricordo).
    Io l’ho rivisto con attenzione solo dopo aver visto Siskel & Ebert che lo recensivano.
    Gli altri… mah… ricordo il secondo.
    Non sono mai stato un fan degli slasher 😀
    Però mi hai fatto venire voglia di riguardarmeli – magari tenendo il telecomando a portata di mano col fast-forward per scartare le brutture.
    Ma ‘sto Rob Zombie, una volta, non faceva il cantante?

    1. Grazie Davide!
      il secondo capitolo a me non dispiace affatto, è claustrofobico e molto serrato e ha forse la colonna sonora migliore di tutta la serie.
      Rob Zombie sì faceva il cantante, poi si è dato alla regia, ha girato due film secondo me molto molto belli e poi è stato divorato dalla dimension film che lo ha fatto diventare markettaro. Adesso dovrebbe tornare con un suo progetto personale. e speriamo bene. Lo preferisco come regista che come cantante, di sicuro

  9. Oggi è anche la loro festa!Non dimentichiamoli!

  10. thriller87 · · Rispondi

    Bell’articolo!

  11. Helldorado · · Rispondi

    Applausi Lucy, gran bel post! Io ho visto solo i primi due ed il quarto (mi pare…) e non credo che riuscirò a vederli tutti dopo il tuo articolo. 🙂
    Di nuovo, brava!!

    1. No, ma ti perdi poco. Ecco, una sbirciatina ad H20 io la darei, se non altro per una Jamie Lee in forma smagliante 😀
      grazieeeeee!!

  12. Max_Headroom · · Rispondi

    Questo è uno dei tre blog che, in assoluto, seguo con frequenza giornaliera, da bravo ed educato lurker. Pertanto, non credo di aver mai postato un commento, però, questa volta voglio assolutamente esternare i miei complimenti all’autrice perché questo articolo è bello, istruttivo ed avvincente. Vale la pena aspettare e, poi, trovare una sorpresa come questa.

    1. Grazie davvero…e soprattutto benvenuto nella sezione commenti 🙂
      e spero di poter tornare a postare con più frequenza il prima possibile.
      E di rileggere presto anche te 😉

        1. Napoleone, finché tu commenterai qui parlando di guardaspalle o di amici del bar, io la smetterò di risponderti su qualunque argomento.
          E poi non lamentarti di venire ignorato

  13. Giuseppe · · Rispondi

    Ottima e minuziosa analisi dell’ascesa e della caduta (spero solo momentanea, mi rifiuto di pensare che non ci sia più nessuno capace di riportare Michael nel buio originario dove si muoveva a suo agio) di uno dei villains maggiormente azzeccati della storia del cinema in toto…del resto essendoci dietro John non poteva essere diversamente, ovvio 😉 Per quanto riguarda la saga del nostro boogeyman di fiducia -compreso il terzo capitolo “spurio” che, come sai, mi piacque come storia a sè stante- io per ora sono ancora fermo a Miner…in effetti, nel corso degli anni su Myers si è voluto dire (con alterne fortune) molto più di quanto fosse davvero necessario per continuare a caratterizzarlo in maniera coerente. Se Rosenthal aveva ancora una più che discreta efficacia dalla sua parte e i rimandi druidici aggiungevano ulteriore tenebroso fascino al personaggio, da lì in poi si è andati a ruota libera -o quasi- rispetto non solo all’idea originale ma anche agli interessanti spunti del secondo film…si arriva per così dire a rendere Michael troppo tangibile, concreto (privo del carisma che lo distingueva nettamente da un comune serial killer umano di uno slasher di stampo classico) e paradossalmente proprio la decisa virata soprannaturale del ’95 gestita in quella maniera lo manda immeritatamente e clamorosamente in vacca, almeno fino al suo dignitoso ritorno in Halloween H20.
    Per quanto riguarda la versione di Zombie, ne parlammo già a suo tempo…e francamente il suo aver umanizzato Michael Myers è qualcosa che ancora oggi non mi invoglia granchè a vederne il remake (anche se capisco che con quel cavallo il povero Rob ha rischiato molto 😀 ) .
    P.S. Me lo sentivo che Halloween ti avrebbe richiamata fra noi 😀 😀

    1. Io credo sia il problema insito nella serialità di un personaggio. Quando si tirano fuori dodici film (undici se escludiamo il 3) basati su unico carattere, il rischio ripetitività è forte. Oppure, peggio, per non ripetersi, si snatura il personaggio stesso e si creano pastrocchi pseudo soprannaturali come l’osceno capitolo sei.
      Su Zombie la questione è controversa. So che c’è chi ha amato molto entrambi i film da lui diretti. Magari mi sbaglio io, a questo punto, e la visione che Zombie ha del personaggio è l’unica possibile, oggi.
      Oppure bisognerebbe lasciare finalmente in pace certe icone e fare in modo che rimangano immutate, così come i loro creatori ,le hanno immaginate all’epoca.
      Forse la cosa migliore sarebbe proprio questa.
      P.S.
      da brava strega, non potevo mancare l’appuntamento 😀 😀

  14. gran bel post sulla serie di halloween (di cui, confesso, ho visto solo il capostipite carpenteriano, rifiutandomi sempre categoricamente di vedere le pellicole successive), sei sempre una fucina di idee per le mie prossime visioni orrorifiche.

  15. cioè oh io ieri ho visto quello di rob zombie e cristo, l’originale non mi ha mai fatto impazzire, ma il remake fa così cagare che mi tocca scriverci una recensione su seppukkunt, renditi conto.

  16. DarkAlex1978 · · Rispondi

    Eh si, non posso che essere d’accordo e per le tue critiche senza peli sulla lingua su reboot e remakes vari, sparerei fuochi d’artificio in tuo onore.
    E’ un bell’articolo, mi è piaciuto molto. Personalmente amo molto il primo Halloween, che considero completo da solo, autoconclusivo ed infatti in genere riguardo solo quello. L’unico altro film della saga che ho visto di recente è stato il 3, che ricordavo poco ed ora capisco il motivo: poteva essere interessante ma è stato sviluppato male e sia l’antagonista che le sue motivazioni erano veramente deboli e prive di carisma. Su Rob Zombie lasciamo perdere: mi si conferma sempre di più la bontà della mia decisione di dare ascolto al mio istinto di tenermene alla larga.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: