The Cabin in the Woods

Regia – Drew Goddard (2012)

Io alle cose ci arrivo sempre con qualche secolo di ritardo rispetto agli altri. So che tutti hanno già parlato di questo film e che forse questo articolo è inutile. Ma The Cabin in the Woods è un film talmente importante che non potevo proprio fare a meno di organizzarci sopra uno dei miei sproloqui. E riaprire il blog dopo la pausa estiva con un’opera che, volenti o nolenti, può essere definita epocale, ha anche una certa valenza simbolica.

Da queste parti, lo sapete bene, la parola con la M (intesa sempre come meta, bifolchi che non siete altro) non è ben vista. Il citazionismo un tanto al chilo, infilato a forza in un film solo per scambiarsi strizzatine d’occhio con un pubblico smaliziato, ha stufato più o meno nel 1997, un anno dopo l’uscita del primo Scream. E tuttavia, il prodotto di Craven era anch’esso epocale. Apriva un periodo storico del cinema dell’orrore, così come The Cabin in the Woods lo chiude. In maniera definitiva e, si spera, irrevocabile. Lo fa invocando una palingenesi che ripulisca il genere dagli stereotipi in cui sembra essersi impantanato senza nessuna via d’uscita. The Cabin in the Woods è l’apocalisse, spietata e lucida, di un certo modo di fare cinema dell’orrore. In un certo senso, è il film che ho sempre desiderato di vedere, quello in cui si dice, e anche in maniera piuttosto chiara, che ad andare avanti così, l’horror può solo scomparire nel nulla.

Ma partiamo prima dalla singolare storia produttiva che sta dietro a questo film. Girato nel 2009, The Cabin in the Woods ha dovuto aspettare quasi tre anni per vedere la luce. Un po’ perché i produttori volevano una conversione in 3d a cui sia il regista Goddard che lo sceneggiatore Joss Whedon si sono opposti, un po’ per i problemi economici della  Metro-Goldwyn-Mayer. Scampata la minaccia 3d, il prodotto è stato acquisito da mamma Lions Gate e finalmente distribuito, anche grazie alla fama nel frattempo acquisita da uno dei suoi protagonisti, Chris Hemsworth, il simpatico bietolone che tutti conosciamo col nome di Thor. The Cabin in the Woods esce, incassa bene, viene recepito con un certo entusiasmo dalla critica specializzata e non. Alle primissime proiezioni, il produttore chiede a Goddard se ci sarà un seguito. Goddard gli scoppia  a ridere in faccia e lo manda al diavolo. Perché The Cabin in the Woods è uno dei pochissimi horror a prova di sequel. Rendiamo grazie a Whedon.

Dicevamo prima che si tratta di un film, a suo modo, epocale. Perché? La risposta è abbastanza complessa ed è anche difficile spiegarlo senza fare spoiler o rivelare dettagli importanti che potrebbero rovinare la visione a chi, come me, è vissuto nelle caverne negli ultimi sei mesi. Ma giuro che ci provo lo stesso. Un paio di informazioni sulla trama, piccole piccole, e poi cerchiamo di capire da dove viene tutto questo entusiasmo della vostra piccola blogger rediviva di fiducia. The Cabin in the Woods presenta, a prima vista, la struttura classica di uno slasher: cinque giovinastri in viaggio su un camper per un fine settimana al lago. Abbiamo la zoccoletta bionda, l’atleta, lo pseudo intellettuale del gruppo, il fattone e la classica final girl. Ogni convenzione del genere è rispettata nei minimi dettagli. La casetta nel bosco è fatiscente e malconcia, i quadri alle pareti inquietanti quanto basta, l’idiozia dei protagonisti è la stessa che ci viene sbattuta in faccia in decine e decine di filmetti precotti e già digeriti, la botola della cantina si apre quando tutti si stanno divertendo, sono un po’ ubriachi e stanno giocando a obbligo o verità. Insomma, ci sarebbe da sbadigliare e spegnere, se non fosse che The Cabin in the Woods nasconde molto, ma molto altro.

Se Scream nel preistorico 1996 diede inizio a quel filone in cui l’horror si specchia in se stesso, si compiace dei suoi stessi stereotipi e ha senso di esistere solo in virtù della sua immediata riconoscibilità, The Cabin in the Woods impone allo spettatore, una volta che questo se ne sta comodo comodo in poltrona a sorridere rilassato e convinto di star per assistere alla solita robaccia, di tornare con prepotenza e con una bella dose di cattiveria, all’interno di un meccanismo narrativo puro, dove la sceneggiatura si riprende ciò che è suo e torna a essere lo scheletro principale del film, dove ogni svolta è strutturata e pensata badando per prima cosa alla storia. Storia intesa non come canovaccio su cui far muovere marionette, ché quella è classica tipologia di cinema che The Cabin in the Woods prende di mira, ma racconto del terrore che abbia al suo centro l’elemento soprannaturale, la leggenda, la paura dell’ignoto, i mostri del mito.

Che cosa  succederebbe se, sembrano chiedersi Whedon e Goddard, a un certo punto i cliché cominciassero ad agire come persone? Se non rispettassero più quello che il copione prevede dai loro ruoli prestabiliti? L’intero sistema su cui si regge il cinema di genere americano collasserebbe su se stesso, lasciando al suo posto un vuoto da riempire con nuove divinità, nuove mitologie, nuovi mostri e, soprattutto, nuove storie.  Punto e a capo. Polverizzare tutto per poi cominciare a ricostruire. O semplicemente, se non si è in grado di uscire dal circolo vizioso della ripetizione di schemi precostituiti a ogni costo, smettere.

Più che una riflessione sul genere, The Cabin in the Woods è quasi una pietra tombale posta sul genere stesso. Così come siamo abituati a vederlo da quasi un ventennio a questa parte. La grandiosa abilità di Whedon e Goddard sta nel non aver scritto e girato un film soporifero e quasi accademico, ma di far filtrare questo messaggio attraverso un’atmosfera scanzonata, ironica e di assoluto divertimento. Perché The Cabin in the Woods può essere visto anche senza mettersi per forza a concionare (come sto facendo io) sul destino dell’horror. The Cabin in the Woods può essere visto come un perfetto meccanismo di tensione, colpi di scena, tocchi di gore da levarsi il cappello e dialoghi brillanti e arguti che lo rendono uno dei film dell’orrore più riusciti degli ultimi anni. Film dell’orrore nella sua accezione più nobile: intrattenimento intelligente.

Quindi sì, è possibile nel 2012 realizzare un prodotto non di nicchia e non indipendente fino al midollo che però non abbia come pubblico di riferimento una massa di imbecilli che esiste soltanto nelle perverse fantasie dei produttori. Un film che rispetta gli spettatori, richiede loro un certo sforzo e non una semplice fruizione passiva, scandita solo dagli sbalzi di volume. L’appassionato di cinema horror non viene trattato da Whedon e Goddard come un troglodita che chiede solo tette e frattaglie, ma come un individuo dotato di cervello, consapevolezza e con un gusto affinato da anni e anni passati a guardar poche perle nascoste in un mare di spazzatura. E The Cabin in the Woods è sicuramente una perla che si spera solo non resti isolata, come un oggetto anomalo e profetico, ma ignorato da tutti quelli per cui è sufficiente uno smembramento della bionda dopo la prima mezz’ora per tornarsene a casa contenti e soddisfatti.

Musica!

47 commenti

  1. Dopo aver visto “Cabin in the Woods” ho il terrore del -ping!- degli ascensori. E non dico altro. 😉
    Era da tempo che non mi appassionavo così tanto per un horror. Questo è metacinema puro, ironico e citazionista in maniera intelligente. Ne facessero di più di film così…

    1. Oddio, io anche…e ho anche paura (spoiler) degli unicorni 😀
      comunque è vero, erano anni che non mi divertivo così!

  2. Oh, non avrei mai voluto vederlo. Poi ti ho letto. Ed è vero, perché sai che non me ne esco con una banalità simile, se non fosse vera.
    Mi piace, l’articolo. È scritto con tranquillità, proprio quello che ci vuole, adesso. 😉

    1. Grazie Cap…ho cercato di essere il più tranquilla e obiettiva possibile nel parlare di questo film. Però è davvero un film meritevole. E comunque noi a Whedon vogliamo bene.
      E se becchi la citazione di Firefly, sei un genio

      1. Sono un genio, ma fuori forma. 😀
        Non la vedo.

        1. no, non qui, nel film…c’è una citazione grossa come una casa di Firefly che mi ha fatto scattare in piedi gongolante

          1. Ah, credevo nell’articolo! Ok, ora che lo guardo ti faccio sapere. 😉

  3. Lo metto in lista,sicuramente lo troverò dal mio amico Mulo.Mi hai convinto
    Epocale….Più di questo qui?

    i capelli che lanciano le palle di fuoco,cazzo…anche io!

    1. Oddio che hai riesumato!!! 😀 😀 😀

      1. essendo un Occhialuto megalomane,un mio amico mi ha chiamato megaloman.Così eccolo.
        Non credo che cabin abbia bisogno del seguito,perchè l’essenza lovecraftiana del finale,il sorgere della nuova umanità andrebbe perduto eh.Che facciamo Marty e Diana contro le oscure forze degli antichi?Mah….

  4. mandarino · · Rispondi

    Sia lode agli Dei di Kobol per il tuo ritorno!

    1. In realtà aspettavo solo un film che mi stimolasse un po’…
      ma adesso mi sa che ho ripreso gusto 😀
      grazie a te ❤

  5. visto!!E piaciuto, tanto, tanto. Intelligentissimo, cattivo, divertente…tutto e il contrario di tutto.
    Ma davvero un deficiente ha chiesto al regista se ci sarebbe stato un seguito???
    Ne ho parlato anche a casuccia mia…

    1. sì, gliel’ha chiesto il suo stesso produttore quando ha annusato la macchina per fare soldi 😀
      e Goddard ovviamente gli ha chiesto; ma hai visto come cazzo finisce il mio film?

  6. Helldorado · · Rispondi

    Lo vedrò sicuro!!! Ottimo post e bentornata, non facciamo che ci si rilegge fra un mese eh?

    1. Grazie!!! se tutto va bene, ci si rilegge già domani! 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        L’ho visto….fantastico! E adesso l’articolo è assai più “comprensibile”, nel senso pieno di quello che volevi dire. Grazie come sempre di averlo consigliato!

        1. Sono contenta che ti sia piaciuto…sono indecisissima tra questo e The Innkeepers come horror dell’anno…

  7. Si bello. Però, dai… diciamo pure che la strizzatina di chiappe sul seguito, nel finale c’è tutta, eh? 😉 Secondo me, se guadagna qualche soldone in dvd\br vedrai che un seguito lo fanno. Sono ‘mmerigani, te lo ricordi? E anche se c’è “sfiga” Wehdon dietro mi sa che il morto ci scappa ancora… 😦

    1. No, no, dai, è un finale irrevocabile…come la sistemi una cosa del genere…certo, son riusciti a fare un sequel da the descent che anche lì a irrevocabilità stavamo messi piuttosto bene…
      ma è anche vero che the descent aveva il doppio finale-.
      qui la vedo piuttosto dura…

      1. in realtà credo che nel cinema ,quando si parla di danè,tutto is possible.Per esempio io stesso se ben pagato e sotto falso nome ti potrei scrivere il sequel eh.Verrebbe però fuori una americanata clamorosa ,perchè che ci puoi fare?Antichci contro umani,noooooo dai!The Descent mo è da molto che non lo rivedo,ma uno era un finale sognato eh!Rovinato anche dal sequel che mi rifiuto da vedere,ma so che finisce esattamente con la morte delle due protagoniste della prima pellicola,ma che cazzo l’hai girato a fare!!

  8. Ero uscita dalla sala commossa, letteralmente.
    Un capolavoro nel suo genere.

    P.S.
    Bentornata!

    1. MI sono commossa anche io e l’ho subito rivisto da capo! 😀
      Grazie per il ben tornata!

  9. Carissima, come stai? Torni finalmente, e anch’io torno, naturalmente, a leggerti con piacere. Condividendo poi questa tua recensione. Appieno. In ogni caso volevo dirti anch’io Bentornata 🙂

    1. Tutto a posto! Sì, avevo letto che anche tu hai apprezzato il film del duo Goddard-Whedon.
      Grazie per il ben tornata 😀

  10. narratore74 · · Rispondi

    Bentornata a bordo Lucy, ho sentito la tua mancanza! 🙂 ♥

    Questo film è in lista da un pò e non l’ho ancora visto, ma se tanto mi da tanto, lo amerò!
    E poi… Whedon… non si può non guardare. Ah, e sappi che ora cercherò la citazione a Firefly come un pazzo attaccato al televisore! 😀

    1. Ed è Whedon al suo meglio, con quei dialoghi così brillanti che fai fatica a crederci. Giù il cappello e lovviamo tutti Whedon!!!
      Grazie per il ben tornata ❤

  11. Voglio vederlo assolutamente! Lo avevo già puntato alla sua uscita ma poi mi è sfuggito. Adesso lo sto già recuperando 😉 Chiaramente tornerò per parlarne. Prestissimo, spero.

    1. Aspetto un tuo parere allora! Credo ti piacerà parecchio! 😉

      1. Visto stasera. Veramente eccezionale! MI è piaciuto da morire. Ho trovato esilarante la sfida con i giapponesi. Geniale!

  12. Ok, ammetto sinceramente che come titolo non mi aveva nemmeno attirato un po’. Sarà proprio perché mi sembrava un qualcosa di già visto.
    Ma dopo aver letto questa splendida recensione non posso non vederlo.

    Bentornata, Lucy. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Guarda, è davvero una sorpresa e una bella ventata di freschezza!
      Grazie Gianluca, spero di poter aggiornare il più spesso possibile *O*O*

  13. Cara Lucy,
    un gran piacere tornare a leggere un tuo nuovo post (da un pò di tempo visitavo il sito con profonda malinconia ;-))))
    Davvero un bel film, soprattutto originale (il che è un miracolo di questi tempi!).
    E poi il finale lovecraftiano un vero colpo al cuore, paragonabile solo alle lacrime sulle note della sigla di MEGALOMAN…
    Non vedo l’ora di rivederlo 3-4 volte.
    A presto ed a rileggerti…

    Jena

    1. Ciao! Grazie per i ben tornata! Cercherò di essere il più costante possibile in futuro! 😀
      Sì, il finale coi riferimenti al mio amato HP (che per forza di cose non ho potuto menzionare) ancora mi fa venire i brividi.
      Grandissimo Whedon e grandissimo Goddard.
      Speriamo la lezione sia recepita

  14. bentornatissima! ma stavolta fa che sia la volta buona. Sottoscrivo totalmente il tuo parere. The Cabin in the Woods a mio parere è una pietra tombale sul passato( come hai scritto giustamente) ma è anche il film zero per una nuova ripartenza del genere.

    1. E’ la volta buona! Promesso! 😉
      E sì, o si riparte da The Cabin in the Woods oppure è l’apocalisse

  15. oggi in edicola è uscito animali selvaggi a 6.99 euro con un bel esemplare di squalone davvero figherrimo,secondo me un pensierino…

  16. thriller87 · · Rispondi

    Bentornata Lucia ! Questo lo devo ancora vedere ma con Whedon alla sceneggiatura mi posso aspettare solo il meglio !

    1. E’ uno dei pochi veri sceneggiatori americani. Uno che scrive sul serio.
      Rendiamo grazie e Joss ❤

  17. LordDunsany · · Rispondi

    Ho visto il titolo del post, per un attimo ho temuto di vedere l’infamante etichetta “lammmerda”, poi ho letto le gustose prime righe e goduto della concordanza di opinioni (mia e tua) con l'”epocale” a sancire la bontà del prodotto! 😀
    Bentornata Lucia. Basta assenze ora, sennò chiamo a casa ti tuoi genitori e glielo dico che falsifichi le giustifiche! 😛

    1. Sono stata molto molto indisciplinata, ma adesso riprendo a pieno regime! 😀

  18. Prima di tutto ben tornata ! Complimenti per l’articolo (ci mancavano) e figurati io l’ho visto giusto due giorni fa! Veramente un bel film.

  19. Giuseppe · · Rispondi

    E ti becchi un enorme “bentornata” pure dal sottoscritto! 😀 😀 The Cabin in the Woods non sono ancora riuscito a vederlo ma dalla tua recensione credo di capire che mi piacerà non poco! Del resto Whedon fino a ora non mi ha mai deluso, e se la ripartenza del nostro amato horror si avvalesse anche del suo concreto appoggio credo proprio che potremmo avere delle sorprese niente male…

    1. Grazie Giuseppe!!!!
      Whedon ha scritto un film che avrebbe tutte le potenzialità per far ripartire un genere bloccato da un po’ di tempo. Ovviamente nel circuito indipendente ci sono ottime cose, ma The Cabin in the Woods è un film degli studios. E’ questa la cosa importante

  20. Visto qualche sera fa. Potrei slanciarmi in pagine di recensioni e commenti ma per il momento mi accontento della laconicità: TOTALE. E’ uno dei migliori pastiche che ricordo di aver visto in assoluto, meglio di Waxwork, per esempio. Da tempo un horror non mi divertiva così!

    1. Infatti, Totale ed Epocale. Un film che potrebbe addirittura cambiare la storia del genere

  21. …per me è stata una delusione totale…tu lo definisci ‘intrattenimento intelligente’…io, parafrasandoti, lo definirei ‘intrattenimento supponente’…
    ai miei occhi la lettura che ne dai è molto molto più stimolante del film…e se l’interpretazione di un oggetto mediale è più interessante dell’oggetto mediale in questione, deve esserci un problema…

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