Hunger Games

Ve l’avevo promesso (minacciato forse è meglio) un po’ di tempo fa. Solo che buttare giù questo post non è stato semplice, perché non sapevo da dove cominciare per descrivere sconforto, senso di sciagura e desiderio di nuclearizzare ogni copia esistente dello scempio immondo oggetto dell’articolo. Limitarmi a una sequenza di insulti infinita non sarebbe stato giusto. Questa roba, il suo successo, gli incassi stratosferici e gli stuoli di fan adoranti necessitano spiegazioni più approfondite. E lo ripeto, non è facile. Forse è la distanza generazionale che ormai comincia a farsi sentire. Forse la colpa è tutta mia, che non riesco più a comprendere cinema e letteratura young adult e ho una concezione troppo vecchia dell’intrattenimento per ragazzi. Però, ecco, quando penso che io da bambina guardavo L’implacabile, mi sembra di scorgere un vizio di forma, un qualcosa che si è definitivamente inceppato nella macchina cinema. E non perché i film degli anni ’80 fossero meglio a prescindere. Si giravano tante cose brutte anche allora. Pessime, a volte. Ed è anche vero che io ero in grado di bermi qualsiasi filmaccio avesse come protagonista Arnold o Sly. Sarei persino in grado di spiegarvi per filo e per segno i motivi per cui Rocky IV è una figata. E, oggettivamente, Rocky IV è tutto tranne che un buon film.

Il problema è di natura diversa. La spacconaggine scanzonata e gonfiata ad arte delle pellicole d’azione (anche rivolte a un pubblico non adulto) del periodo spesso portava a risultati grotteschi e risibili. Altre volte era in grado di assumere i toni di un’epica da tramandare di generazione in generazione. Mio padre mi fece vedere tutta la saga di Rocky in vhs e poi mi portò al cinema a vedere il quarto capitolo. Quando all’inizio del film i due guantoni, quello con la bandiera sovietica e quello con la bandiera americana, si scontrano al centro dello schermo, ricordo che avevo la pelle d’oca e già saltellavo sul sedile. Epica. Sciocca, infantile, di grana grossa. Ma comunque epica. Il valore del film in sé non ha molta importanza, in questa sede. Ha importanza invece che di fronte a certe scene e a certe battute nasceva e si sviluppava un rapporto diretto e confidenziale col cinema. Ci si innamorava. Poi, certo, si andava oltre. Ma la scintilla scoccava spesso per queste stronzate, è inutile negarlo.

Cosa ci azzecca tutto questo con Hunger Games? Adesso, con calma, ci arriviamo. Prima però, beccatevi la locandina che manca in testa al post.

Hunger Games è il primo film di una (ahinoi) trilogia, tratta da una serie di romanzi che hanno avuto un successo stratosferico. La formuletta alla base dell’operazione è elementare: prendi Battle Royale omettendo però sia la violenza esasperata che l’analisi triste e cupa di una società allo sbando. Dopodiché aggiungi due etti del già citato The Running man,  a cui però devi badar bene di togliere ironia e mazzate. A quel punto, con una spruzzatina de La Fuga di Logan e, perché no, del nostrano La Decima Vittima (sì, anche il racconto di Sheckley) il gioco è fatto e il successo è servito. Mancando completamente il pubblico di qualsiasi forma di memoria storica, non ci vuole molto a convincerlo che si tratti di una storia bella e originale. Ho letto solo il primo dei tre romanzi. So che non è un giudizio critico di peso, il mio, ma l’unica cosa che posso dire a proposito è che fa pena, pietà e anche un po’ di senso.  Ed è anche noioso. Ma non stiamo qui a discutere del libro. Vi basti sapere che il film è leggermente migliore. E ho detto tutto.

Il regista di Hunger Games, Gary Ross, aveva esordito anche benino con Pleasantiville. Poi ha fatto una cosa strana su un cavallo dal nome buffissimo e si è perso. Lo hanno ripescato apposta da qualche fogna per metterlo dietro la macchina da presa a fare il minimo indispensabile, con la mano sinistra, tra un pisolino e l’altro. E mi raccomando, Gary, fedeltà all’opera letteraria che altrimenti le ragazzine protestano su twitter. La produzione furbetta furbetta ha anche agguantato un cast di volti noti e spaesati, e li ha infilati a forza in quella che noi intellettuali chiamiamo interpretazione alimentare, detta anche: con questo film mi ci pago il giardiniere della villa e ci faccio anche le siepi a forma di animali. E così abbiamo Stanley Tucci, Woody Harrelson, Donald Sutherland e persino Lenny Kravitz che vabbè a ogni apparizione suscita attacchi incontenibili di risa sguaiate. Il reparto protagonisti è fiacchetto, se non fosse per la splendida Jennifer Lawrence. Solo che, Jennifer, tesoro mio, perché ti sputtani in questo modo? Sei brava, cazzo. Anzi, bravissima. Se penso a Winter’s Bone ho ancora i lucciconi agli occhi. Che ci fai in questo baraccone che si alimenta di imbecillità e a sua volta la alimenta? Ah, anche tu il giardino della villa, capisco. E taccio.

il costumista c’aveva judo

 E così, ci si ritrova tutti insieme sul set, guadagnando il massimo col minimo sforzo possibile. Tanto basta il titolo per portare la gente in sala. Il risultato non ha importanza. In tutto questo, dov’è finito il cinema di cui parlavamo prima? In che modo si può instillare in qualcuno l’amore per il grande schermo, per le storie narrate attraverso le immagini? Perché davvero Hunger Games è tutto tranne che un film. Non è brutto o mediocre. Non è neanche un film di cui prendersi gioco per la sua immane pochezza. Proprio non è un film e basta. Io lo guardavo e non riuscivo a pensare altro se non: “è lungo. Non succede niente per un’ora. La CGI fa schifo. Quando arriva il momento in cui si menano?”

E quando arriva il tanto sospirato momento in cui dovrebbero menarsi, di fatto, non si menano. E se lo fanno, avviene fuori campo. E se avviene in campo, Ross pensa bene di attuare la celeberrima tattica del confondismo. Ovvero, macchina a mano che all’improvviso impazzisce e non ti fa più capire un cazzo. Perché sennò i giovani si impressionano. La protagonista buona uccide un solo tipo quasi per sbaglio. Però nell’arena ci sono i cattivoni che fanno quella cosa brutta chiamata ammazzare la gente. Il dettaglio per cui negli Hunger Games lo scopo ultimo sia ammazzare la gente, è del tutto trascurabile.

e il parrucchiere la diarrea

Sciatto, dilettantesco, infarcito di dialoghi retorici e pieni di una seriosità imbarazzante, privo di sceneggiatura e regia, con personaggi random che fanno cose random in situazioni random, Hunger Games è la morte stessa del cinema. E allora possiamo ritornare al discorso fatto in apertura di post. Se l’intrattenimento è questo, se un sottoprodotto come Hunger Games incassa la bellezza 391 milioni di dollari, a fronte di un budget di appena 78, diventa impossibile per chiunque amare il cinema, in tutte le sue forme. Non si può. Non c’è fascinazione, non c’è epica, non c’è nulla da ricordare e nulla da tramandare. Solo la triste consapevolezza che non avrei idea di che cazzo di film contemporaneo far vedere a un’eventuale figlia per farla innamorare di una sala buia con uno schermo gigante. E la cosa fa un po’ male.

Musica.

26 commenti

  1. “Il costumista c’aveva judo”.

    1. Lo so, mi vengono così, a braccio 😀

  2. Siamo nell’epoca triste in cui una generazione di ragazzi (ma fino ai 30 e passa, temo) ha imparato che la celebrità televisiva è tutto. Con le conseguenze allucinanti che ne possono derivare. Questo film è una delle tante…

    1. E il brutto è ce ce lo spacciano come filmone. Quando non è neanche un film. E credo che una cosa del genere, senza la campagna di marketing asfissiante che ha avuto alle spalle, sarebbe accettata con difficoltà anche in tv.

  3. Concordo con estrema tristezza sulla totale mancanza di memoria storica del pubblico – tanto i “punters” mainstream quanto i cosiddetti appassionati.

    Io continuo a segnalare la profonda ambiguità morale del “messaggio”, tanto del libro quanto del film.
    E l’assenza – rispetto a Battle Royale, certo, ma anche rispetto a Running Man o al basilare The Most Dangerous Game e tutte le sue permutazioni – del’idea di battere il sistema, di rifiutare le regole del gioco per vincere.
    È tristissimo.
    Come ha osservato Karl Schroeder, la sola presenza di un personaggio che rifiuti di giocare trasformerebbe completamente la storia, rendendola interessante.
    Questo a livello di trama (e sorvoliamo sull’infinità di altri buchi).

    Per il resto, il meccanismo del marketing a questo punto è così enorme (vedi l’offerta ultrascontata dei romanzi all’uscita del film, le campagne promo eccetera) che il valore della pellicola in se non è oggetto del dibattere.
    Non è quanto sia buono – e quante copie riesci a venderne.
    Ed è orribile.

    1. La morale ambigua di cui parli nel film è abbastanza sfumata. Nel romanzo diventa imbarazzante e spaventosa.
      Manca completamente l’idea che sottolinei di rifiutarsi di seguire le regole del gioco. Perché è vero che la protagonista non uccide nessuno, ma non per scelta o rifiuto. Ma semplicemente perché l’autrice del libro fa in modo di non fornirgliene mai l’occasione.
      E così si salva coscienza e target in una botta sola.
      Che poi il dramma è proprio il target, il pubblico a cui queste operazioni bieche si rivolgono.
      Perché è tutto calibrato per vendere un prodotto fatto male. Almeno ce ne vendessero uno fatto bene.

  4. È il regista di Pleasantville? Davvero!? Porca pupazza, che scivolone… a me quel film era piaciuto! In questo caso invece, siccome la storia di HG in sé mi faceva dormire non l’ho accostato in nessuna forma. Poi ho letto un paio di tue frasi […] E quando arriva il tanto sospirato momento in cui dovrebbero menarsi, di fatto, non si menano. […] Sciatto, dilettantesco, infarcito di dialoghi retorici e pieni di una seriosità imbarazzante […], che mi hanno ricordato orribilmente Twilight, stesso senso di inutilità della trama mossa al disperato tentativo di evitare il conflitto. Perché, poi? Non si capisce. Lammerda©

    P.S. Sulla didascalia “il customista c’aveva judo” ho riso come uno scemo. LOL Che poi una volta qualcuno mi aveva commentato che non posso scrivere c’aveva – lo faccio anch’io ♥ – perché secondo il tale non si capisce che è una “C dolce” e lui non comprendeva il senso della frase. Ma cazzo, se conosci la tua lingua ci dovresti arrivare da solo… vabbé, gente che ha bisogno gli sia spiegato tutto.

    1. Sì, ecco è tuailait con arco e frecce e gente vestita strana che prende fuoco.
      stop.
      due palle così.
      e comunque è anche pieno di spiegoni uno dietro l’altro, del tipo che mentre vediamo una scena, la voce del presentatore dei giochi ci spiega quello che sta succedendo con le didascalie vocali.
      ecco perché la gente non capisce e devi spiegare tutto.

  5. Ecco se in un film non cercano nemmeno di salvare il salvabile puntando sulle mazzate , allora siamo proprio alla canna del gas !

    1. Neanche le mazzate decenti riescono più a girare…

  6. Spero che si fermino qui e non facciano gli altri episodi. Lo so che le mie speranze sono vane…

    1. Stanno già preparando il secondo 😦

  7. mandarino · · Rispondi

    meravigliosa Lucy!!!!!

  8. “Ti spiezzo in due”
    “Se io posso cambiare,se lui può cambiare…Tutto il mondo può cambiare”

    Rockj 4-film che detesto in modo inverocondo per motivi politici,che però vidi e rammento assai bene.E come scordarsi due frasi epiche come:”Tu sei il male e io la cura”,o la meravigliosa “Qui si ferma la legge e comincio io”che poi sarebbe lo slogan giusto per la giustizia proletaria cantata anche da Guccini.

    Si,erano film così.Mio padre però mi ha dato in eredità l’amore cinematografico per Bronson,oh rammentatelo che è stato un po’il padre bastardo dei bastardi tamarri odierni,e Eastwood.Poi quando eccedevo in Woodyallenismo-l’eroe di noi occhialuti supersnob-mi prendeva e via con la cura lodovico a base di giustizieri della notte-oh rammentatelo ogni tanto sto filmme!- e sopratutto Callaghan.
    Perchè non dobbiamo dimenticare che avevano una morale,assai semplice eh?Questo mondo fa schifo,tu piccolo nanerottolo occhialuto mi sa che le prenderai di santa ragione,ma cazzo c’è il buon Dirty Harry e Matrix,(non i fotomodelli di hugo boss con i loro viaggi nel mondo della lsd.La stronzata dirompente,ma il grande Arnoldo che spacca il culo ai passeri e mentre essi volano..wow!)e insomma questi eroi.Cinema popolare,che mi ha accompagnato e mi accompagnerò anche se poi magari preferisco altro.Preferenze.

    Era bello tifare per gli eroi,ma ci piacevano anche i cattivi.Perchè così cattivi non sono mai,cantava Fossati in “Dedicato”Ed era vero.Nei poliziotteschi vuoi mettere?Si,dobbiamo anche dirlo che erano film reazionari,assolutamente.Però che spasso i cattivi,peccato venissero ammazzati da quel fascista di Merli,che non ho mai sopportato.

    Non so oggi perchè piacciano certe cose.In edicola una ragazza che mi esaltava i tipi di amici ha avuto da ridire sugli Scorpions e Jimmi Hendrix,che io pateticamente cercavo di farle sentire.Il tempo passa velocemente oggi tanto da non creare nemmeno generazioni,e sogni collettivi.Forse questo Hunger Games è frutto di questo .Ho i miei film,la mia venerazione clamorosa per Lars,Dardenne,Marshall,Eastwood.Mi bastano e avanzano,un po’ mi dispiace che si perda la memoria- anzi mi dispiace tantissimo,che poi mi tocca sentire i compgani giovani stupirsi che il buon Che sparava e anche tanto,loro erano convinti che fosse una sorta di pacifista arcobalenato o i giovani camerati che mi parlano sempre del Che come capo delle Br.Capisci Lucia,se siam messi così su fattori seri come la politica,pensa un po’ nel cinema di intrattenimento-che non vi sia quella forma di ingenuità che c’era prima.Io quando le luci si spegnevano trattenevo il respiro ed ero emozionato,chissà se questo vale anche per i giovani spettatori di tuailait e hunger games.I danni del fantasy!^_^

  9. Concordo. Film inutile, da buttare, tirando bene lo sciacquone 🙂

  10. Giuseppe · · Rispondi

    Purtroppo -come fai notare- la cine-memoria storica ridotta sempre più a brevissimo termine non fa altro che avvantaggiare certi cineasti (e qui non ironizzo virgolettando, perchè in effetti alcuni di loro davano speranze più che buone agli esordi e anche oltre -vedi “sciammandovai” Shyamalan- per poi prendere strade incomprensibili), permettendo loro di presentare un cocktail di già visto -ma non capito- e rimasticato -ma mal digerito- come l’ennesimo grande evento del decennio…tanto è ovvio che una gran massa di pubblico già tremendamente impoverito a livello letterario sia facilmente plasmabile per quanto riguarda i gusti filmici, riassumibili nell’attesa più o meno spasmodica dell’adattamento cinematografico di quell’annacquata inconsistenza prodotta e stampata un tanto al chilo, considerata come sola fonte di lettura (non faccio il presuntuoso, ma cosa cazzo ne sanno del Logan di George Clayton Johnson e William F. Nolan o della Decima Vittima di Sheckley, e figuriamoci le trasposizioni su pellicola, in particolare quella di Petri che rischia di far tornare alla mente che una volta si cercava di far cinema sci-fi anche in Italia, non sia mai)…gli anni ’80 -e non oso spingermi più indietro- in questo contesto spariscono del tutto, e con le caratteristiche che si porta dietro codesto “nuovo” (?) non credo proprio che un Arnold “L’Implacabile” Schwarzenegger o anche un Rutger “Giochi di Morte” Hauer (tanto per rimanere in tema sopravvivenza) si troverebbero granchè a loro agio. A dire il vero nemmeno io che mi trovo seduto dall’altra parte di quello schermo gigante in quella sala buia… 😦

  11. Chissà, forse siamo troppo vecchi per stà roba..in fondo anche io guardavo “L’implacabile” (anzi a dirla tutta l’ho rivisto l’altra sera) e mi divertivo come una matta. Ti confesso però che pensavo ad “Hunger Games”, forse per la presenza proprio di Jennifer Lawrence, come a qualche cosa di un pochino migliore di Tuailait con arco e frecce, ma a questo punto…ok, passo. Sei già la terza che me lo massacra implacabilmente. Pensavo di dare una possibilità almeno ai libri…questa estate, senza troppo impegno, che dici?

  12. Helldorado · · Rispondi

    Bellissima recensione, nonostante i pernacchioni diffusi lo vedrò, magari su Sky se ci passa. Per il resto viviamo dei tempi bastardi, in più “edulcorati”.
    p.s. Rocky 4 da bambino lo adoravo, quando faceva il discorso finale Sly mi commuovevo sempre, oggi non lo voglio più vedere manco di striscio. 🙂

  13. Rocky IV è l’apoteosi di Rocky, il mio preferito in assoluto e quello che più ho amato! =))) Lo sai vero? Per il resto ripeto..260 milioni di dollari….maggio 2014 e il cinema tornerà ad essere splendido 😀

  14. Gulbash · · Rispondi

    Io confesso di essere uno a cui il libro hunger games é piaciuto. Nel mio particolare caso, il film ci può stare? Nel senso che non l ho ancora visto e volevo capire se il tuo é solo un giudizio contro il Film o solo contro la storia o entrambi.

  15. LordDunsany · · Rispondi

    Certo Lucia che le mazzate qui le hai date te, fortissime pure! 😀 Mezze misure mai, ma questo è il tuo pregio! 😀
    Io la memoria storica ce l’ho, eccome; ed essendo appassionato di SF, Logan, B.Royale e Sheckley li ho letti e ho pure visto i rispettivi film. Quindi vedendo H.Games non potevo nn accorgermene. Però sei stata forse troppo severa..
    Ai giovani di oggi le mazzate, per qualche strano motivo non le vogliono più far vedere, quindi la seconda parte quasi fotocopia di BRoyale è un pò “fiacca”, ma la prima parte “preparatoria” non m’è parsa totale spazzatura, si lascia guardare! Neinte di fenomenale, ma scorre.. Chi qui sopra l’ha accostato a Twilight si sbaglia, pur non essendo un film eccelso, non arriva nemmeno lontanamente alle letamate dei vampiri sbrilluccicosi; in questo non ci sono scene amorose, se non nel finale e niente di così eccessivo. La cosa che m’ha invece colpito è un’altra: Suzanne Collins viene intervistata dopo il boom del film e le viene chiesto di Battle Royale e lei dice di non aver letto il libro/manga, nè mai visto, sentito nominare, il film se non DOPO che aveva pubblicato Hunger Games! Ma pensa veramente che qualcuno possa crederci? 🙂 😀

    PS: Rocky IV mittico ed epico 🙂 😀

  16. Guarda che se tiri fuori rimandi a questo, quello e quell’altro film poi la gente s’Ancazza e ti dice che il rimando è al mito di Teseo. True story.
    Allora, io confermo tutto quello che hai detto e anche di più, tolto che a me, almeno, la prima parte del film non è dispiaciuta. Poi vabbé, la seconda ha toccato il fondo con il ragazzo travestito da roccia (ma cosa sei, un camaleonte???).
    Per par condicio ho cominciato a leggere il primo libro: non è malaccio e soprattutto spiega sicuramente meglio tutte le vicende, rispetto al film, ma sono solo al settimo capitolo, quindi sospendo il giudizio.
    P.S.
    Lenny e Wes mi facevano comunque del gran sangue, anche conciati in quel modo ridicolo 😄

  17. mamma mia che cagata! cmq le tue stroncature sono davvero eccezionali, hai la capacità di ridurre ad una calcola i film che odi 🙂
    complimenti per l’introduzione al post, in cui credo tu sia riuscita a riassumere il senso e la bellezza del cinema, capace di farci innamorare e saltellare sulla sedia di una sala buia anche mentre stiamo vedendo una boiata che, però, ci fa impazzire.

  18. Sai che non lo so? Il libro non l’ho letto, il film l’ho visto al cinema (male, visto che a quanto pare trovare un cinema che abbia pellicole non danneggiate, il cui proiettore non tremi o che decida di lasciar vedere fino in fondo i titoli di coda sembra essere diventata un’impresa). In tutta sincerità m’è parso un filmetto che si lascia guardare. Sì, anche a me è venuto immediatamente in mente The Running Man e Battle Royale, ma, con tutto il rispetto per il commentatore Bollalmanacco il rimando al mito di Teseo è ormai un argomento talmente insito nella cultura occidentale da essere diventato ormai un luogo comune. Indi per cui non è che ci voglia molto per tirar fuori un’argomentazione del genere. La trama è banale, ma ciò non è per forza un difetto fatale. Ci sono decine di film più che godibili con una trama banalissima. Sinceramente a me la prima parte è piaciucchiata, soprattutto la resa dell’ambientazione. Purtroppo tutto naufraga nella seconda parte del film, in cui ovviamente si chiedeva sangue, ma i ragazzini a cui è indirizzato non erano considerati maturi abbastanza.
    Certo nel ripensare a Pleasentville la consapevolezza di chi sia il regista ti stringe il cuore.
    Comunque, un saluto.
    Ps: la saga di Rocky (fino al 4) la adoro e penso che i primi due siano ottimi film anche senza la nostalgia a fare da intermediario. Non odiatemi.

  19. George Orwell · · Rispondi

    Leggo questa cosa solo a Maggio 2014…ma non posso proprio esentarmi dal dire la mia. Mi chiedo: oggi, per sentirsi grandi giornalisti, basta scrivere recensioni controcorrente? Davvero oggi avete bisogno di andare contro l’opinione comune, per sentirvi migliori? Resto sconcertato davanti a certi pezzi, scritti magari da persone competenti ed intelligenti (non mi permetterei mai di mettere in dubbio ciò) che però non si degnano minimamente di soffermarsi sul messaggio che un film (o un libro) lancia, trasformandone anche i lati positivi in presunti difetti. Detto questo, i libri sono stupendi, i film non sono da meno e sia Hunger Games che Catching Fire (aspettando la venuta di MockingJay) hanno assolutamente meritato il loro indiscutibile successo.

    1. Sì, ok. Ma perché?

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