1972: Non si Sevizia un Paperino

Regia – Lucio Fulci

“San Rocco è un bugiardo. Ti puoi fidare solo di San Biagio: quello non ti mente mai”

Ci serve della musica per parlare di questo film, ci serve Riz Ortolani e la sua meravigliosa colonna sonora, che accompagna le immagini con una dolce e poetica cadenza posta a contrasto della violenza inaudita che Fulci ci mostra. E ci serve una canzone di repertorio, posta a commento di una scena che è forse tra le più forti mai girate nella storia del cinema del nostro paese.

Ci serve anche un’altra cosa, ovvero la citazione di un noto cvitico che così stroncò il film ai tempi della sua uscita: “Non si sevizia un paperino rientra perfettamente nelle regole più bieche di questo genere d’imitazione: disonestà nell’impiego della “suspense”, abuso dei particolari orripilanti, sadomasochismo a piene mani, recitazione a ruota libera, disprezzo della logica”. Ecco, non voglio dirvi di chi è, cercatevelo da soli. Sappiate solo che egli ancora cvitica. 

No, Lucio, non voglio che questo post diventi un’invettiva contro la gentaccia che non ti ha mai capito. Ti rispetto e ti voglio troppo bene per questo. Non mi va di parlare di loro. Preferisco parlare di te e di come sei riuscito a creare un qualcosa di inedito, originale, disperato e allo stesso tempo pieno di lampi di tenerezza da spezzare il cuore. Preferisco parlare della maciara e della sua triste fine e di quei bambini ammazzati per non far perdere loro l’innocenza.

Però, capiscimi pure tu, una così marchiana ignoranza non può passare inosservata. Anche perché non si tratta di semplice ignoranza, si tratta di voler distruggerti  apposta, con un livore e una cattiveria che non ti meritavi. Tu, che per me sei una delle poche cose che ancora mi fa credere un pochino (non troppo, eh) nel cinema. Ti hanno massacrato, sempre. Sia quando giravi commedie troppo intelligenti e provocatorie, sia quando invece ci mostravi il vero volto dell’Altrove. E nel momento in cui hai ricodificato un genere, trovando il coraggio che è mancato a molti, di dargli un’ambientazione italiana e un taglio antropologico, ecco che sono arrivati gli avvoltoi a frotte.

Io il mio amore te l’ho già dichiarato. Ma non potevo neanche immaginare di scrivere una breve e frammentaria storia del cinema della paura senza di te e senza questo film che forse è il tuo capolavoro, forse è quello più personale e profondo. Oltre a essere il primo thriller realmente italiano, non solo perché si svolge in un paesino immaginario del meridione, ma anche per le tematiche e i personaggi, per tutto quell’insieme di suggestioni che tu hai inserito e che ci sbattono in faccia senza tanti complimenti quello che eravamo. E quello che ancora siamo. Magari è stato proprio questo a dare tanto fastidio. Non a caso la censura ti si è accanita contro. Non si Sevizia un Paperino è vietato ai minori di 18 anni. C’è stata anche una causa in tribunale, dovuta alla scena in cui Barbara Bouchet si mostra nuda a un bambino. Una morbosità senza precedenti. Ma in quel caso l’hai avuta vinta tu. L’attrice e il bambino hanno girato la scena separatamente. Ci hanno provato i bacchettoni infami a metterti i bastoni tra le ruote, ma li hai fregati alla grande. Bravo Lucio.

E’ inutile che mi stia a dilungare sulla trama del film. La conoscete tutti. E’ un film che per forza conoscete tutti, se vi interessa il genere di cui si cerca di parlare qui dentro. E poi lo sapete: quando scrivo questi articoli tento di affrontare l’argomento con una prospettiva un po’ diversa.  Perché Non si Sevizia un Paperino è così importante? Perché non se ne può prescindere? Perché è insieme punta di diamante e outsider di una tipologia di prodotti cinematografici che ha segnato in maniera indelebile la filmografia del nostro paese. E che poi è scomparsa nel nulla, per la gioia di tutti i cvitici come quello qui sopra. Sì, parliamo del giallo. E ho usato i termini punta di diamante e outsider non a caso.

Scegliere di prendere la forma tipica del giallo e cambiarne le regole, stravolgerla, renderla in un certo senso un atto quasi politico è un’operazione difficile, che richiede delle capacità fuori del comune. Ma stiamo parlando di Lucio, il che dovrebbe già dirci tanto. Il giallo è di solito disimpegnato. Pensiamo ad Argento. Non è un difetto, anzi. Solo che Fulci non si accontenta, lui deve sempre scavare a fondo mentre gli altri restano in superficie. La sua poetica non è mai svincolata da un trasporto quasi viscerale nei confronti dei suoi personaggi e da un lucido pessimismo che, quando si cala nella contemporaneità e ci consegna un ritratto di provincia così spietato e dolente, non è soltanto cosmico, ma sociale. Appunto, un atto politico.

Perché quell’avamposto carico di superstizioni, riti, magie e pregiudizi, a pochi passi dall’autostrada, così vicino e così lontano dalla civiltà, è un luogo maledetto e antico, ma non per qualche strano elemento soprannaturale. Lo è per l’indifferenza e la crudeltà dei suoi abitanti, a loro volta vittime che diventano carnefici, in una spirale da cui non si fa più ritorno.  Non si fa ritorno dalle città americane infestate dai morti e dagli spettri, come non si fa ritorno da Accendura. Questa volta per colpa dei vivi. E come qualche anno dopo il pittore Zweick verrà crocifisso in Lousiana nel prologo de L’Aldilà, così nel 1972 la Maciara viene linciata a colpi di catene e bastonate dai suoi compaesani, convinti che sia responsabile della morte dei bambini. Ma potevano fare altrimenti? Rabbia, odio, violenza, colpiscono sempre tutti, riservando una punizione più severa e un accanimento maggiore a chi è considerato diverso. In questo modo, l’insistenza quasi oscena sui dettagli della morte della Maciara acquista un senso ben preciso (e no, Lucio, il cvitico non ha capito un cazzo) e il sentimento che quella scena ispira non è il raccapriccio, ma una tristezza che ti resta attaccata addosso come una seconda pelle. Perché per quanto efferato e volutamente estremo sia l’omicidio, la brutalità che viene messa in campo non è la stessa che potremmo trovare in un qualunque assassinio di un Profondo Rosso a caso. E’ carica di empatia e dolore per chi la subisce. Ed è questa empatia che distingue Fulci da tutti gli altri. La stessa che distingue Non si Sevizia un Paperino dai film dello stesso genere a lui contemporanei.

Le rivalutazioni postume, lo sapete, mi hanno sempre urtata in maniera esponenziale. Eppure Non si Sevizia un Paperino è stato rivalutato negli anni ’90. Io l’ho visto con colpevole ritardo, in un passaggio su qualche rete privata. Piansi fino a non poterne più, per tutti, per i bambini, per la Maciara, per i genitori, per Patrizia e anche per il prete. E alla fine mi faceva male la testa per tutte quelle lacrime. Non l’ho più dimenticato e anche nelle visioni successive, trattenere la commozione è stato difficile.

Perché vedi Lucio, tu mi devi spiegare come ha potuto catturare lo sguardo della Maciara mentre le macchine con i bambini che non potrà avere mai le passano accanto e quella mano che si aggrappa a una pietra e l’espressione gelida dei suoi assassini, come se fossero lì per partecipare a un ancestrale rito di purificazione a cui non ci  si può sottrarre. In una sola scena hai detto più tu che duemila pagine di trattati su persecuzioni e psicologia del branco. E se la disperazione ha un volto e la si può catturare in un fotogramma, il suo volto è quello della Bolkan che muta e passiva soccombe al suo destino. E io non ti ringrazierò mai abbastanza per questo.

43 commenti

  1. Lucio sarebbe felice, forse si commuoverebbe

    1. se mi dici così riattacco a piangere

      1. Lo fai insieme a lui. Anche se lui non se ne fa accorgere perchè Fulci e Fulci…

        1. E gli altri non sono un cazzo

          1. Perchè di Fulci ce n’è uno…

          2. E tutti gli altri son nessuno

  2. moretta1987 · · Rispondi

    Indubbiamente il più bel film di Fulci e con ogni probabolità come hai sottolineato tu stessa il più personale. In merito al ritiro della pellicola mi sembra di ricordare di aver letto da qualche parte che però fu voluta anche dai produttori per creare un certo battage mediatico attorno al film.

    1. sì, è vero, ci furono anche problemi con la disney e dovettero aggiungere “un” al titolo, che originariamente era Non si sevizia paperino.
      Comunque la causa partì da una telefonata anonima. E Fulci finì in tribunale.

  3. narratore74 · · Rispondi

    Lo adoro, è uno dei miei film preferiti (al punto che l’ho anche adottato…)
    Qui Fulci è in grazia di Dio, pescando appieno in un calderone e mischiando le carte in una mnaiera magistrale. Un genio, non so come altro definirlo, capace di farci vedere uno spaccato di vita che ancora oggi si potrebbe applicare a questa società che tanto definiamo moderna.
    E poi, in quanti avrebbero il coraggio di girare un film così, oggi, utilizzando anche quel dialetto tanto caratteristico e inquietante… Nessuno, credo, e se anche lo facessero non arriverebbero mai a questi livelli.
    Non sapevo che amavi questa pellicola, anche se avrei dovuto immaginarlo, e scoprirlo mi fa sentire un pò meno solo! 😀

    1. Grazie Paolo! Infatti è un altro di quei film che oggi non si potrebbero mai girare. Fai bene a ricordare l’uso del dialetto che io ho tralasciato perché accecata dall’amore.
      Siamo in tanti a ricordare e a voler bene a questo film, non sentirti solo 😀

  4. Helldorado · · Rispondi

    Non è un post, è una dichiarazione d’amore che vale ogni parola. Grazie Lucy,come Lucio sapeva denunciare e mettere a fuoco certi atteggiamenti servendosi del genere, divertendo il pubblico senza fargli piovere sul capo ettolitri di verbosi predicozzi, così hai fatto capire cos’è sto film senza sprecare parole inutili.

    p.s. Barbara Bouchet SP incredibile!

    1. Grande Maaaaaaax!!!
      E’ proprio nel non fargli piovere addosso nessun insopportabile predicozzo che sta la grandezza di questo film.
      Eh sì, Sideral Potato d’onore 😀

  5. Film di straziante bellezza dove la violenza ci viene mostrata per rappresentare l’esistente.Non una vaga esistenza che reputiamo possa essere vera,frutto di un ragionamento basato su credenze nostre.Il film è radicato nel presente.Qui e ora,è possibile che la gente in gruppo meni una donna perchè ritenuta strega,o che se la prenda con un nero,che sevizi un omosessuale,e sono gente che tutti definiscono normale.Toh,diamo fuoco a un barbone e i ragazzini vengono difesi dai loro genitori.Cosa dobbiamo tutto questo?Lassismo sociale,indifferenza poliziesca.Mah.Però se in altri contesti e con altri autori è possibile dire :che minchiata cattivista da happy hour,che mancanza di gusto,in questo caso direi che non manca.E io non sono assolutamente fulciano e nemmeno mi piace il suo stile,per me lovvo l’estetizzante e ariosa furia di Silver.Però quando uno gira un grande film-e i grandi film spesso sono imperfetti e diseguali perchè nati da una realissima urgenza di farlo e di portarlo avanti.Mica che ti perdi nei particolari,ci dai dentro perchè mo te lo devo’ddi!- gli si deve dare atto.Non si sevizia un paperino,effettivamente come trama gialla nel senso classico mica è Christie eh?Però è chiaro che il film sia oltre e altro:l’assassino in quella pellicola mica è un tizio.No,è la nostra società.Che crea mostri,anche contro la loro volontà.Non c’è logica perchè la pellicola denuncia questo:ma che razza di logica ci sarà mai in un gruppo di persone che sevizia a morte una donna.La religione cede il passo alla superstizione,e quindi peggio ancora manco la fede ci potrà salvare.Non tanto dal prete-fantastico il manichino che si sfracella contro le rocce,degno parente del pippistrello gommoso della casa accanto al cimitero- ma dalla violenza,ignoranza,perfidia.I buoni sono troppo borghesi ed estranei,lontani per capire e per intervenire,e poi il grandissimo Milian si ciba per vivere di questa insana follia,essendo giornalista di nera.I bambini pagano,sono sacrificati .Quindi la violenza non è sempre condannabile,come i coglioni dicono oggi per paura che ci si possa organizzare e sparare al capitalista.No,la violenza non è solo negativa e per quanto il prete-visto secondo me come immagine di un uomo buono che ha compreso benissimo l’orrore e che per difendere l’innocenza sua e degli altri la deve allontanare fisicamente da quel lurido mondo vizioso,- possa essere visto come assassino,ecco non mi fa venire voglia di farlo a pezzi come fosse un maledetto pedofilo,c’è pure una straziante dolcezza nel suo atto.Eh,questo qui è un capolavoro.Non ne ha fatti molti-e qui mi attiro i vaffa dei fulciani,c’avete pure ragione che siete in tanti eh!-ma quei pochi-mio personalissimo parere-me li rammento vita natural durante.Lo preferisco come autore di thriller che di horror puri, e infatti questo ,sette note in nero,una sull’altra e una donna con la pelle da lucertola me piaseno assaie!Silver is Silver,of course.

    1. Silver è Silver, ma è superficiale. E’ sempre stato superficiale e lo sai anche tu, ma io ti capisco perché lo ami per la sua splendida forma e non per la sua povera sostanza.
      Fulci magari qualche volta non è riuscito a dare una forma perfetta alle sue ossessioni, ma in quanto a profondità non ha rivali, da nessuna parte.
      Io non credo proprio gli interessasse la trama gialla in senso classico. Piuttosto voleva raccontare uno spaccato sfruttando le convenzioni tipiche del genere.
      Cosa che altri non hanno mai fatto, non usando il thriller all’italiana.
      E poi io continuo a battere il tasto sull’ambientazione che è del tutto inedita nel panorama del giallo italico.
      E quindi Fulci è meglio e basta 😀 😀 😀

      1. si Silver è purissima Forma,purissimo cinema..ai tempi d’oro eh,che ora mi vien quasi da chiedermi del perchè io continui a ricordarlo e amarlo-per le cose fatte-ma aspettiamo dracula.
        L’ambientazione e il modo di usare un’apparente trama gialla da parte di Fulci è magistrale,mi sovviene in mente le cose fatte da Avati con i suoi horror “padani” nel senso di ambientazione nella pianura padana.Originalissimi e particolari,non concordi?

  6. a proposito di macarare..Io sono una fontana-bè quasi sempre-ma sopratutto quando guardo Il Ladrone di Festa Campanile.La scena quando muore il cane di Montesano e relativa sotterramento,mi commuove sempre molto.Battiamo la Fornero in fatto di lagrimazione eh?Ma le nostre sono pulite e sincere!

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

  7. Hai pescato un filmone ! Di quelli che andrebbero ricordati ! Ed hai pure ben notato come sia un film perturbante e commovente allo stesso tempo. Brava !

    1. Grazie Roberto!
      E’ sempre un piacere riesumare questi capolavori

  8. Film fondamentale nella mia crescita di appassionato di cinema di genere.
    Lo so che son cose scontate, ma questa pellicola è sotto-sotto-sottovalutata, ed è una vergogna.
    Tanto parlare dei film di Argento girati più o meno in quegli stessi anni, e questo vale il doppio del migliore realizzato dal Darione nazionale…

    1. No Alex, non sono cose scontate. La sottovalutazione di cui soffre questo film (e Fulci in generale) è scandalosa. E sono convinta anche io che questo film sia superiore anche al miglior Argento, con tutto il rispetto che comunque ho per Argento.

  9. Ammetto subito la mia colpevolezza così non ci penso più: non ho mai visto questo film. Ne ho sentito parlare in più di un’occasione ma, fino ad ora, non avevo mai trovato lo stimolo giusto per vederlo. Poi sei arrivata tu con questa dichiarazione d’amore (ché chiamarla recensione sarebbe sminuirla!). E ora mi tocca, sì, proprio mi tocca, appianare questa lacuna. So già che farà male ma, certe volte, è necessario (e di questo dolore necessario avremo presto occasione di riparlarne, capirai poi perché…).

    1. Bè, sì, mi sono un po’ lasciata andare, lo faccio sempre parlando di Lucio.
      Ecco, riguardo al dolore necessario, mi hai incuriosita molto. Oltre a essere una mia piccola ossessione…

      1. Se hai un po’ di pazienza lo saprai 😉

        1. Tutta la pazienza del mondo! 🙂

  10. Giuseppe · · Rispondi

    Un titolo fulciano imprescindibile per avere un quadro completo di quello che il buon Lucio era capace di fare, compreso fotografare l’orrore sociale -dove il “soprannaturale” è poco più che un primitivo alibi di primitiva gente per caricare di colpa la povera Maciara in qualità di agnello sacrificale- senza fare sconti a nessuno (la scena della Bouchet, il giovanissimo cadavere nella fontana, la crudele e davvero tristissima scena del linciaggio della Bolkan) dimostrando una visione socio-antropologica nel tratteggiare in modo giustamente spietato -non compiaciuto, critici di ‘sta minchia- quell’avamposto di stupidi superstiziosi che stanno geograficamente a un passo dalla cosiddetta civiltà…non che il cvitico potesse concedere l’onore delle armi a Fulci di fronte a cotanta prova, ma stiamo scherzando (purtroppo quella recensione me la ricordo bene e pure il tipo che ne è responsabile, mister cognome “diminutivi” del nome) 😦 …comunque Lucio, Mario e colleghi potranno sempre contare sulle tue recensioni per avere giustizia 😉

    1. Grazie Giuseppe, sapevo che avresti apprezzato la scelta del film.
      Infatti il compiacimento è del tutto assente in questo film. Non si capisce da dove il cvitico abbia preso il termine, in quale scena abbia potuto mai individuare un Fulci compiaciuto nel ritrarre quel tipo di violenza così crudele e così triste.
      ma tanto non hanno mai capito nulla della poetica di Lucio. E mai nulla ne capiranno.
      Per fortuna ci siamo noi 😉

  11. dico solo: CAPOLAVORO.

    1. Conciso e veritiero!! 😀

  12. Fulci, purtroppo ha seguito lo stesso destino di molti altri geni, vedi il caso di Bava padre, trattato come un pezzente dalla cvitica nostrana ed esaltato all’estero.
    I Cvitici lo hanno “scoperto” solo verso la fine, noi invece lo amavano già, vero? ,)

    1. Noi lo amavamo a prescindere. Sempre 😉

  13. Murderock,lo squartatore di new york,aenigma,colpo gobbo all’italiana,un tipo scatenato,sette note in nero,quella casa accanto al cimitero,i quattro dell’apocalisse,beatrice cenci,le colt cantarono e fu tempo di massacro.,zanna bianca,sella d’argento.
    Questi i miei film fulciani preferiti.Che ne dite?Mi date la tessera simpatizzante?

  14. LordDunsany · · Rispondi

    Molto bello il tuo omaggio.. Questo è tra i miei 5 thriller preferiti ogni epoca. Mi è piaciuta moltissimo la tua analisi perchè sei andata a parare nel punto che ha colpito di più anche me. Quando penso a questa pellicola mi viene sempre in mente la magiara/maciara al bordo della strada che chiede aiuto mentre sta morendo ed i villeggianti che transitano indifferenti nelle loro macchine.
    Brava, brava, brava 😀

    PS: piccola annotazione per amor di correttezza, il bambino della scena con la Bouchet non è un bambino ma un nano, ho visto un intervista a Fulci in cui lui stesso parlava di questo episodio 😀

  15. nano che peraltro anni e anni dopo è stato protagonista di un fatto di cronaca nera,dal quale hanno tratto l’Imbalsamatore del grande Garrone.

  16. Morando Morandini : il cvtico 😉

  17. http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=16315

    cosa dice alla fine:che ha un indubbio nerbo narrativo che non esclude ambizioni sociologiche.Quindi alla fine non lo si ritiene del tutto “sbagliato”,vabbè non ha capito molto effettivamente.

  18. Bellissima celebrazione di un film che clamorosamente non ho mai visto… :O
    Lunedì sera sul canale Iris hanno passato L’aldilà in seconda serata, in attesa di vedere questo, il mio preferito.

  19. Film straordinario che, non soltanto è un giallo bellissimo, ma come scrivi anche tu può essere considerato anche un trattato di antropologia. Capolavoro assoluto senza se e senza ma.

  20. Notevole il taglio di questa tua recensione, soprattutto perchè sembra una lettera scritta a Fulci e che permetti anche a noi di leggere. Il film, poi, è fondamentale sul piano della mitopiesi horror nazionale ma anche internazionale. Quella nazionale si è, ahimè spenta attraverso le varie idiozie argentiane che purtroppo abbiamo visto scorrerci davanti in questi ultimi (e penultimi) anni. Un abbraccio 🙂

  21. la magia di sodoma’s ghost,la poesia del miele del diavolo,la perfezione di demoniaca….

  22. Arwen Lynch · · Rispondi

    Ciao Lucia, finalmente ti scrivo un messaggio nel tuo blog, verrò a trovarti spesso, di Lucio ho una stima particolare cominciata grazie al nostro comune amico Robydick e il suo bellissimo blog che bazzico, e proprio quest’anno ho iniziato a guardare i suoi capolavori, sono dei gioielli, complimenti per la recensione, è una dichiarazione d’amore sincera e dovuta a un autore troppo spesso sottovalutato e maltrattato dalla critica bacchettona, io non l’ho mai seguita, nemmeno quando dicevano che i film che recensivano erano brutti, ho sempre seguito il mio fiuto, e raramente ho sbagliato, continuo a farlo ancora oggi, che dire è sempre bello confrontarsi con chi il cinema lo ama davvero un abbraccio affettuoso 🙂

  23. Biagio d'Arienzo · · Rispondi

    Film meraviglioso, girato tra la Basilicata ed il mio “ridente” paesino garganico: Monte Sant’Angelo. In estate credo faranno una mostra sulle foto (non professionali, ma della gente che guardava le riprese) del backstage.

  24. Forse il capolavoro di Fulci e uno dei film più disturbanti della storia!!!

  25. Bellissima recensione, aggiungerei che l’ambientazione e le comparse e lo stile ricordano molto un bel Pasolini maturo.
    Per il resto, Lucio è Lucio. E Lucio è Storia!

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