1962: Carnival of Souls

Regia – Herk Harvey

” It’s funny… the world is so different in the daylight. In the dark, your fantasies get so out of hand. But in the daylight everything falls back into place again”

Non è possibile analizzare Carnival of Souls senza anticipare qualcosa. Siete avvertiti

Affrontando questa mini cronistoria del cinema dell’orrore, mi sto accorgendo di parlarvi  più di clamorosi fiaschi che di grandi successi, di film che hanno avuto una storia travagliata, partita malissimo e poi diventata quasi mitica grazie ai passaggi televisivi a notte fonda. Carnival of Souls aveva un budget di 30.000 dollari che, anche all’epoca, era irrisorio, quasi ridicolo. Quando uscì, gli esercenti dei Drive In a cui il film era destinato, tagliarono la bellezza di dieci minuti, per inserirlo in una double feature. Ma Carnival of Souls incassò poco e niente, venne dimenticato, come se non fosse mai esistito. Divenne un cult solo dopo, molto dopo, fino alla sua definitiva riesumazione nel 1989, quando delle copie restaurate e con la durata originale, vennero di nuovo distribuite in sala.

Herk Harvey, di mestiere, faceva il regista di filmati didattici. Durante una vacanza a Salt Lake City si imbatté in un luna park abbandonato e gli venne l’idea per il suo esordio in un lungometraggio. Mise i soldi di tasca propria, in veste di produttore, e si improvvisò anche attore, interpretando la misteriosa figura che perseguita la protagonista. Un’idea semplice e potente, quella di Carnival of Souls: una giovane donna, Mary (Candance Hillgoss) ha un incidente in auto. La macchina su cui viaggiava con un gruppo di amiche finisce in un lago, lei riesce a uscire all’ultimo secondo e si salva. Ma la sua immaginazione sconvolta dal trauma comincia a giocarle brutti scherzi. Si trasferisce nello Utah, dove lavora come organista in una chiesa ed è attratta in modo irresistibile da un parco dei divertimenti in disuso. Soffre di allucinazioni visive e auditive ed è convinta di essere sempre seguita da un uomo che appare solo a lei.

Non ci si deve stupire se nel 1962 Carnival of Souls venne accantonato senza attenzione. Nel circuito dei B-movie, un film di questo tipo rischia di essere schiacciato.  E Carnival of Souls, nonostante il bassissimo costo, non è un B-movie, ché ha altre ambizioni e altri intenti che vanno oltre il mero spavento. E’ un film lento, anche per gli standard del periodo storico a cui appartiene, un film in cui non tutto è chiaro, neanche alla fine, un film che si basa soprattutto su sottili suggestioni inquietanti, che accenna e suggerisce senza in realtà spiegare nulla. Chi è Mary? Nessuno. Non sappiamo nulla di lei, prima dell’incidente, non ha un passato e, anche se lo avesse, l’immediato trasferimento in un’altra città ci impedisce di conoscerlo. Inoltre Mary è una persona fredda, distaccata, controllatissima, che sembra quasi del tutto priva di empatia e della pur minima capacità di comunicare col prossimo. E’ straniera, dicono di lei, senza immaginare quanto davvero lo sia.

Ci troviamo di fronte a un’altra figura femminile fuori dagli schemi, un ritratto anomalo e coraggioso. Mary è una musicista per cui la chiesa è solo un lavoro come un altro. Sottolinea questo concetto più volte nel corso del film, a voler rimarcare un’indifferenza religiosa che viene accettata con grande difficoltà dalle persone che incontra. Una donna indipendente, che dichiara con un certo orgoglio di fare tranquillamente a meno della presenza maschile al suo fianco. Non si trova tutti i giorni, oggi, un personaggio così, figuriamoci in un prodotto di mezzo secolo fa. Harvey la fa scivolare in un isolamento progressivo sempre più profondo, una distanza dal reale e dagli altri esseri umani che cresce di minuto in minuto, fino a diventare incolmabile.  Il luna park abbandonato, un malinconico padiglione che sembra sorgere da una distesa di sale come un monumento all’oblio, è il solo luogo che non respinge Mary, ma anzi, la accoglie senza fare domande. Il parco dei divertimenti, la fiera delle anime, dove i morti danzano sotto le luci delle giostre e dei chioschi. Ed è lì che il destino di Mary giunge a compimento, con un colpo di scena finale che anticipa di una trentina d’anni film come Il Sesto Senso, The Others e tutta la loro progenie.

Il percorso attraverso gli incubi e le allucinazioni di Mary è del tutto soggettivo. La sua follia è la nostra, così come la sua paura. Harvey dona al suo film un ritmo ipnotico e straniante, l’andamento di un sogno a occhi aperti. Lynch, Polanski, più tardi Shyamalan, tutti si sono in qualche modo ispirati a questo strano oggetto precipitato qui dal 1962. Le apparizioni dell’uomo misterioso, il continuo riferimento all’acqua (la fontanella, la padrona di casa che ripete in continuazione a Mary che può fare tutti i bagni che vuole), le scene in cui Mary sembra sparire e non viene più vista né sentita dalle altre persone, quasi avesse cessato di esistere. Sono elementi trattati dal regista con una capacità invidiabile di infondere senso di smarrimento e, ancora, solitudine. L’uso del sonoro, per esempio, è straordinario. Di punto in bianco, Mary diventa sorda. Sente le sue urla, sente i suoi passi, ma tutto ciò che la circonda è silenzioso. Gli operai che passano il martello pneumatico sul manto stradale, le macchine che passano, ogni rumore svanisce e Mary si ritrova non solo a non essere notata e riconosciuta, ma scollata completamente dal mondo che la circonda, annegata in un silenzio che è più angosciante di qualsiasi apparizione notturna alla finestra.

Dal momento in cui Mary cerca di fuggire da Salt Lake City, senza riuscirci, inizia un climax violentissimo in cui diventa impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Harvey si accanisce sul suo personaggio in maniera quasi furibonda e la conduce, per l’ultima volta, al luna park abbandonato. Ma a partire dalla lite col viscido vicino di casa, in cui Mary vede allo specchio l’uomo misterioso che la seduce e la accarezza (una scena da far rizzare i capelli in testa), la sua discesa all’inferno assume le connotazioni di un martirio. Tutti gli indizi che Harvey ha disseminato nel corso del film, in maniera elegante e raffinata, a volte buttati lì in mezzo a un dialogo insignificante (“mi sono dimenticata di mangiare”, “io non ballo mai”, “spero che se ne vada, sempre che ci riesca”) ci portano in maniera inevitabile, a un’unica conclusione.

Capiamo allora quanto fosse studiato ogni più piccolo dettaglio, quanto fosse pesata ogni parola della sceneggiatura, quanto le azioni di tutti i personaggi di contorno avessero un senso ben preciso e quanto Harvey abbia calibrato gli elementi per creare un meccanismo perfetto, un delicato equilibrio che si muove tra la plausibilità e il delirio. Roba incredibile, insomma. Una narrazione da buttarsi in ginocchio e ringraziare.

Il film è stato oggetto di un sequel/remake nel 1998, prodotto (indovinate un po’) dallo zio crapulone Wes Craven. Ovviamente non ci azzecca nulla con l’originale ed è un ennesimo esempio de lammerda. Ma è inutile che ve lo dico, lo sapete già. L’unico dato positivo è che ad Harvey sono rientrati un po’ di soldini. Siamo contenti. Grazie Zio Crapulone per i piccoli favori.

37 commenti

  1. narratore74 · · Rispondi

    Bello, m’ispira na’ cifra!
    Credi sia recuperabile, in un modo o nell’altro?

    1. Sì, è recuperabile, perché l’ho recuperato io qualche giorno fa 😉
      ho fatto un bel bagnetto in un gelido torrente

  2. Ah, questo è veramente un reperto archeologico – nel senso buono.
    Io lo scoprii dopo aver subito la versione di Craven.
    Come, è un remake? Vediamo l’originale…

    Avevo un buon amico in America, malato di cinema.
    Ci contrabbandavamo videocassette – credo che questo io lo abbia avuto in cambio di Amici Miei.

    1. Scambio equo e condivisibile, che tanto Amici miei qui lo trovi ovunque.
      Sì, sto riesumando reperti arecheologici in continuazione. Sto scoprendo che è una delle cose che più mi piace fare

  3. Ecco, io sarei stato a parlare un quarto d’ora, e quindi un paio di cartelle, solo sull’ultima immagine. 😀
    Intrigante, e non visto. Ohibò!
    E davvero un bell’articolo. Il che mi lascia presagire certi, determinati, scenari… 😀

    1. L’ultima immagine fa un bell’effetto.
      Grazie Cap, lo sai quanto ti lovvo!
      Però non ho capito gli scenari eventuali. Mi sento diventata di colpo un po’ cretina, oggi 😀

      1. Scenari di desolazione blogghesca, Lucy. 😀
        E no, non sei cretina. Ssssh! ❤

        1. ah, ecco. sì
          è vero infatti.
          c’è una balla di fieno che rotola 😀 😀

  4. E allora io ti suggerirei di continuare nella strada i recuperi dei classici, che ti riesce molto bene.
    Oltretutto poi ci regala tante soddisfazioni nel leggere i tuoi post.
    Stavo pensando che una sorta di citazione potrebbe averla fatta che Snyder in DAWN OF THE DEAD, quando fa dire ad uno dei suoi personaggi una certa frase: se ben ricordi ad un certo punto trovandosi davanti ai cadaveri di alcuni loro compagni i sopravvissuti chiedono all’organista della chiesa, gay dichiarato, se vuole dire qualche parola per i defunti, e lui rifiuta sostenendo che per lui era solo un lavoro come un altro quello dell’organista e che oltretutto non crede nemmeno in dio.
    Tre sono le possibilità: o è una coincidenza, o è una citazione o una piccola forma di scopiazzatura.
    Io la risposta me la sono già data.

    1. Grazie Nick, continuerò che questa rubrica mi piace sempre di più.
      Non me la ricordavo quella scena (Dawn l’ho un po’rimosso) però adesso che me l’ hai fatta tornare in mente, l’assonanza è inquietante. Voglio essere buona e sperare che zac abbia citato. Ma in realtà sappiamo che è una piccola scopiazzatura fuori contesto 😉

  5. thriller87 · · Rispondi

    Parecchi film sono debitori del finale di questa pellicola, hai proprio ragione !

    1. Sì, hanno copiato tutti. E il povero Carnival of Souls non se lo ricorda nessuno

  6. mannaggia,questo l’ho visto ,ma talmente male e in condizioni video pessime che lo devo rivedere.Suggestivo e angosciante,rielaborazione di quel racconto di Ambrose Pierce,come si chiama …bè insomma un impiccato si salva perchè la corda si spezza dopo mille avventure scopriremo che lui è morto e quello che ha vissuto è solo una sorta di macabro sogno,idea poi ripresa da tantissimi altri.
    Il remake non l’ho mai sentito nominare,ma è uscito in italia?

    ps:ieri sera ho visto dr jekil and mr hyde la versione di Moulian con Frederic March,strepitoso tecnicamente- l’inizio in soggettiva,le trasformazioni-e anche come storia perchè per essere vetusto ha una carica di ambiguità e decadenza sessuale davvero d’impatto.Credo sia il miglior film tratto dal romanzo di stevenson

    1. Accade sul ponte di Owl Creek. Straordinario, favoloso, che meraviglia. Pure Allucinazione Perversa è ispirato a quel racconto.
      Il remake non credo sia edito qui da noi. Io lo recuperai per vie traverse per prendere in giro il mio zio crapulone.
      E sì, quel Dottor Jeckill è una cosa da urlo

      1. esatto!Vedi cosa vuol dire essere una donzella giovane come te?Ti ricordi tutto.Io invece già pascolo con i caproni del :semolino,semolinoah la vecchiaia mentale.
        Allucinanzione perversa era un altro film godibilissimo nonostante sia scritto da Ruben e diretto da Lynn-quello che ha assassinato Lolita,impresa che meriterebbe la pena “in ginocchio sui ceci”per anni.
        Si,ora sto tentando di recuperare questo film che peraltro è pure presente nel buon libro Horror in cento film,che ho a casa.Ce l’hai?Hai mai letto i libri di Teo Mora?Ho un po’ di libri che parlano del genere-da fifone sono attratto,ma non avendo il coraggio di vederli,mi leggo le recensioni!-
        Vabbè se mi ricordo chi ha scritto quel libro e da chi era edito te lo segnalo,finiva con Dracula di Coppola,quindi è un po’ datato.

        Per curiosità,visto che ho appena scritto l’epita..ehm la recensione,ma tu cosa pensi di Corto Circuito di Badham?Si anche se mi dovessi dare la risposta sbagliata ti lovvo lo stesso,anche bestemmiando e sputando fuoco,ma ti lovvo lo stesso!

        ps:Horror in cento film ed le mani, renato venturelli.Ottimo!

        1. Horror in cento film sì ce l’ho nello scaffale 😀
          interessantissimo per avere una cultura di base sul genere. Mi ricordo che lo comprai che avevo diciotto o diciannove anni.
          Ma che donzella, sono un’anziana signora di mezza età, ormai…e la vita mi ha già sconfitta.
          Io corto circuito lo lovvoabbestia.

          1. conosci quella canzone?Quella di Bob Seger:beautifull loser?Piuttosto che essere vincenti nel campionato della mediocrità,cara la mia lucy skywalker,è meglio essere considerati sconfitti dai pirla petulanti.Che tanto siamo sempre i troppo mejo della compagnia eh!^_^
            Per esempio se ti piace ancora Corto Circuito vuol dire che non ti sei inarridita del tutto come me!^_^

            .

  7. Quant’è bello Carnival of souls. L’unico problema è che l’ho visto molto tardi, dopo tanti film che a furia di abusarne hanno reso banale e prevedibile questo tipo di colpi di scena. Mettici pure che ha i suoi begli annetti… Comunque la messa in scena non ne risente affatto, sarebbe difficile non arrivare subito a certe conclusioni davanti ad atmosfere così ben costruite.
    E’ una delle migliori rappresentazioni cinematografiche di un sogno, anche se di sogno non si tratta.

    1. Eh sì, il problema è sempre nel quando vedi certe cose, perché magari ti sembrano banali e straviste, e invece hanno avuto il ruolo del progenitore per un certo tipo di storie.
      All’epoca deve essere stato uno shock assistere a Carnival of Souls.
      Certe volte mi piacerebbe avere una macchina del tempo, completa di meccanismo per azzerare la memoria

      1. Anche a me, rivedere tutti i classici per la prima volta, senza conoscere prima i finali, le battute e le scene memorabili.

  8. Helldorado · · Rispondi

    Altro film.. va be’ sai già. 😀

    1. so, so… 😀

  9. Ispira un sacco anche me! La lista si allunga… Ma mi piace sempre di più questa sezione dei dieci horror per decennio. E’ davvero interessante ed utile per vedere la progressione di un certo tipo di linguaggio cinematografico. 🙂

    1. Vero, perché c’è stata un’evoluzione costante nel linguaggio e nelle forme espressive. E poi, a un certo punto, si è trasformata in involuzione. Mentre ho l’imbarazzo della scelta fino agli anni ’90, poi diventa sempre più complicato e i film da segnalare si contano davvero sulla punta delle dita

  10. Come Helldorado, già sai… 😛

    Io adoro questa rubrica. *O*

    Ciao,
    Gianluca

    1. sono davvero contenta che piaccia 😀
      *O*

  11. Giuseppe · · Rispondi

    Beh, questo me lo sono visto “solo” tre volte (con e senza sottotitoli) per cui non dovevo temere che spoilerassi qualcosa nella tua recensione 😉 …hai scelto un film molto interessante senza alcun dubbio, con un Harvey che dimostra di avere bene assimilato la lezione di Bierce (aprendo la strada ai vari “eredi” che hai citato direttamente e non, compreso Dead End che non era affatto male tanto da potergli perdonare una certa scontatezza -nulla di serio, comunque- nel finale) riuscendo a farci stare in pena per una bravissima Hilligoss costantemente in bilico fra due mondi, trascinando anche noi (qual è la nostra realtà? quale invece -e dove si trova- quella della protagonista?) in quel mondo che lentamente, senza scampo -e siamo costretti ad accettarlo- avrà la meglio…penso a Candace sul pullmann quando ne vede i “passeggeri”, o quando trasforma la religiosa melodia dell’organo in qualcosa di molto più cupo e tenebroso, nonchè più “gradito” alle anime che la stanno reclamando, e la loro ultima danza dove lei letteralmente si vede per ciò che è (e che ormai noi sapevamo che fosse) provoca più di un gelido brivido lungo la schiena…

    1. Sì, la scena del ballo è tremenda. Ma non ho voluto spoilerare fino a quel punto, mi sono tenuta piuttosto sul vago, perché so che in molti non lo hanno visto e, anche se ormai a distanza di anni può sembrare abusato, il colpo di scena finale fa ancora il suo effetto.
      E’ un film dal forte impatto emotivo, se si riesce a entrare nel ritmo un po’ lento. Alla fine ti resta dentro.
      Mi ha fatto molto piacere riesumarlo

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Quando commento un film (o un libro, o un fumetto) che mi è piaciuto qualche volta in effetti -sull’onda dell’entusiasmo- corro il rischio di andare a ruota libera e diventare come il tizio che dice in anticipo chi è l’assassino…dev’essere l’età, e comunque tu NON sei anziana e la vita NON può sconfiggere chi è capace di creare un blog come questo 😉

        1. Sono anziana e sono bella acciaccata 😀
          Ma il blog è più forte e dinamico di me 😉

          1. Giuseppe · ·

            Beh, potremmo sfidarci a una gara di acciacchi fra anziani, allora 😉 Come soggetto per un film postapocalittico non sarebbe male, azione e crudezza in uguale misura…qualcosa come Doomsday: Acciacco Finale, diretto da Neil e prodotto da Paul (i miei movimenti sarebbero rallentati per via dei dolori articolari e non del bullet-time, con un notevole risparmio per il reparto degli effetti visivi) 😀

  12. Ho appena scoperto il tuo blog passando per la recensione che facesti di Casa di Foglie.
    “cinema horror e velleità culturali”: complimenti, ottimo gusto 🙂 continuero’ a leggerti!
    Fabio

    1. Benvenuto! Sono contenta che il blog ti piaccia.
      Continua a leggere e, se vuoi, continua a commentare che a me fa piacere 😀

  13. LordDunsany · · Rispondi

    Dopo averlo recuperato ne ho appena terminato la visione.. Devo dire che è assolutamente suggestivo! Grazie per la segnalazione Lucia! Io ho visto quasi tutto il vedibile a colori, il b/n non mi garba molto, perciò queste visioni “mirate”, sono quanto di meglio esista per me! Ci sono due-tre inquadrature magnifiche! Come dicevi tu, non c’è dubbio, sono film come questi che forniscono la “base” del presente cinematografico! 😀 Alla prossima!

  14. Acid Burn · · Rispondi

    Ottima e intrigante recensione !! Viene davvero voglia di vederlo. Ma esiste in lingua italiana ?? Ho trovato in rete solo una versione sottotitolata.
    Complimenti per la tua rubrica.

  15. Filmone, assolutamente. Non lo conoscevo, ma ho recuperato qualche settimana fa e l’ho visto due volte per poterlo apprezzare meglio. Davvero un gran film che all’epoca della sua uscita ebbe ben poco successo ma che poi è stato, giustamente, recuperato e riabilitato come meritava.

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