Top 5: Roling Model

Mettiamo un po’ di musica ad accompagnare la top 5 di questo sabato. Era da un bel po’ che volevo proporre una classifica del genere, ma non ero mai riuscita a formularla dal verso giusto. Personaggi femminili nel cinema dell’orrore. Un delirio. E non perché, come molti continuano a dire, l’horror sia un genere misogino, in cui le donne sono sempre viste o come oggetti o come vittime, ma perché i ritratti di signore complessi, sfaccettati, interessanti, sono troppi. Troppi per inserirli in una lista che deve contenere soltanto cinque nomi. Mi piange il cuore a dover procedere a una serie di esclusioni forzate. E allora ho pensato di prendere la cosa da un unico punto di vista, quello dei personaggi positivi. Anche lì c’è stato da penare, da ridurre, da togliere. Come tutti ormai dovreste sapere, io presto sempre particolare attenzione a come vengono trattati i caratteri femminili nei film. E di certi personaggi mi innamoro sul serio. Credo che qualsiasi regista tenda, anche lui, a prendersi delle cotte bestiali per i suoi personaggi. Se riesce a restituirci sullo schermo parte di questo amore folle e sconsiderato, ecco che l’operazione riesce, e avremo una figura da ricordare. 

Poi ci sono sempre i vari Nispel ed Ellis che mostrano tutta la loro bieca e stolida arroganza mostrandoci macchiette monodimensionali e possibilmente sempre nude, o investite da getti d’acqua come nella migliore tradizione pseudo pornografica del cinema di genere marchiato 2.0. Ma di loro noi non ci curiamo, ché per fortuna esiste gente come Marshall, ed esiste Eden Sinclair. Vi avverto subito, lei è fuori scala. In questa classifica non c’è, perché credo di avervi fracassato le palle a sufficienza con Doomsday e anche perché un mio amico ha detto già tutto quello che c’era da dire sulla forza di questa splendida, fragile, eterea e carnale allo stesso tempo, macchina da guerra. Lo ha detto qui. Leggetelo, sciocchi. E se non riuscite a capire il lavoro straordinario che Marshall compie, sempre, sui suoi personaggi femminili, ve lo ripeto, avete sbagliato blog. Anzi, sapete che vi dico, quasi quasi ci faccio un bello specialone, un giorno di questi.

Andiamo a incominciare. Quella che segue è una galleria di donne che hanno contribuito a formare il mio carattere, sin da quando, bimbina, guardavo tanti film dell’orrore in vuaccaesse. Sono i miei modelli, la mia ispirazione. Le mie muse, insomma. Anche qui, l’ordine è cronologico.

Buona lettura.

Ah, ovviamente, il tutto è zeppo di spoiler, ma è inutile che ve lo dica.

5. Irena Dubrovna Reed

Apparsa in Il Bacio della Pantera (Jacques Tourneur, 1942) e Il Bacio della Pantera (Paul Schrader, 1982)

Attrici:  Simone Simone nel ’42 e  Nastassja Kinski nell’82

Dicevamo personaggi positivi e, subito, all’inizio, vi piazzo Irena. E’ che, vedete, Irena non è un personaggio negativo. Irena è un personaggio così bello e sfaccettato (in entrambe le sue incarnazioni) che è impossibile non amarla alla follia. Ed eravamo nel 1942, una cosa quasi impossibile, se non fosse che Tourneur era un genio assoluto e si poteva permettere di creare un ruolo femminile di una complessità senza precedenti, turlupinando gli spettatori dell’epoca e facendogli credere che si trattasse della cattiva. Perché forse, solo con la scusa di una maledizione e di una condanna ancestrale, era possibile realizzare un discorso molto approfondito e per nulla banale sul sesso e sulle pulsioni più profonde e su quanto queste appartengano anche alle donne, che però sono obbligate a narcotizzarle e a reprimerle. Ed ecco la trasformazione, ecco la liberazione dell’istinto in forma di metamorfosi in una bestia feroce. Simone Simone, con il suo viso che pare quello di una bambina, con il suo atteggiamento remissivo, la sua espressività che, in un solo sguardo, trasmette un senso di inquietudine e malinconia che hanno il peso di millenni di oppressione, ci regala una di quelle figure indimenticabili, da conservare in un posto speciale nel nostro cuore. Irena non è la colpevole, è la vittima innocente di pretese scientifiche che nascondono sete di dominio,  di un ruolo sociale imposto e accettato solo apparentemente. Ma l’inconscio si ribella. E a un certo punto esplode. E non c’è salvezza per nessuno.

Anni dopo, Schrader non fa altro che portare alla luce quello che Tourneur era obbligato a far solo intravedere. La Irena del 1982 è più consapevole e forte di quella degli anni ’40. Eppure, pare non sia cambiato niente. Il che dovrebbe far riflettere.

4. Nancy Thompson. 

Apparsa in Nightmare on Elm Street (Wes Craven, 1984) e Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors (Chuck Russel, 1987)

Attrice:  Heather Langenkamp, che torna anche in New Nightmare (Wes Craven, 1994), in cui però interpreta se stessa.

Wes Craven non è l’ultimo degli imbecilli, anche se molti provano a farlo passare per tale. In ogni suo film, a partire da L’Ultima Casa a Sinistra, ha sempre dimostrato di avere un occhio di riguardo per i suoi personaggi femminili. Basta pensare a Ruby, figura chiave de Le Colline hanno gli Occhi, per rendersi conto di come Craven non si limiti a esporre carnazza adolescenziale da fare a fettine, ma cerchi, pur nei limiti del B movie, di approfondire la complessità delle donne che porta sullo schermo. Con Nancy, in ogni sua apparizione, Craven raggiunge la perfezione, sia quando ce la mostra, poco più che bambina, alle prese con una minaccia che è obbligata ad affrontare da sola, sia quando, adulta, torna a combattere contro gli incubi per salvare i suoi giovani pazienti dall’Uomo Nero. La caratteristica più evidente in Nancy è il coraggio. Una forza d’animo che viene fuori poco a poco e che neanche lei credeva di avere. Nancy non si rassegna a essere una vittima, non cede di fronte all’incredulità dei genitori, alla morte degli amici e all’indifferenza generale che la circonda. Il suo confronto con Fred, alla fine del primo film, non avviene per caso. Le sceglie di combatterlo. Non subisce il mostro, gli va incontro e lotta. Non solo, non soccombe al trauma di aver avuto a che fare con un evento che avrebbe portato alla follia chiunque, ma sceglie (non è una ripetizione, sto calcando la mano su questo termine) di diventare psicologa esperta nei disturbi del sonno.  E quindi continua a combattere. E si immola, in un sacrificio finale che ha quasi i tratti di un martirio consapevole. Per aiutare i suoi ragazzi, per dare loro una possibilità.

Craven tornerà, anni dopo, a investire di queste stesse peculiarità un altro personaggio femminile fondamentale nella sua carriera, Sidney Prescott di Scream, che è una specie di Nancy moderna e meno votata al sacrificio. Una sopravvissuta, in tutto e per tutto. Più dura, più fredda, più androgina. Non rientra in classifica (anche se la adoro) perché sto cercando di non usare più di una volta lo stesso regista.

3. Sarah

Apparsa in Day of The Dead (George A. Romero, 1985)

Attrice: Lori Cardille

Se questo blog si chiama Ilgiornodeglizombi, c’è un motivo. Sì, il film è il capolavoro assoluto di Romero, Bub è grandioso, Rhodes uno dei cattivi più riusciti di sempre e potrei andare avanti per ore, ma la vera e più profonda ragione per cui ho dato questo nome alla mia umile dimora è Lei, è Sarah. La trilogia classica dei morti viventi romeriani può essere vista anche attraverso l’evoluzione dei personaggi femminili che zio George mette (quasi) sempre al centro della scena: dalla passività quasi catatonica di Barbara si passa alla maggiore consapevolezza di Francine, per poi arrivare a Sarah, unico residuo di umanità in un mondo allo sfascio. E se è possibile trovare un briciolo di speranza all’interno della desolazione, risiede proprio in questa fragile, disillusa, enorme figura di Donna che, senza intenti messianici, senza cianciare di massimi sistemi o sproloquiare su quanto sia brutto e cattivo un mondo pieno di zombi (e grazie al cazzo), sceglie (ancora) di non abbandonare la sua essenza più profonda. E lo fa tramite gesti, sguardi, atteggiamenti, non solo a parole. Lo dimostra nella squallida vita quotidiana del bunker, minuto per minuto. Romero non ci mostra una feroce sopravvissuta che scimmiotta atteggiamenti maschili e che se ne va in giro a sforacchiare capocce zombificate saltellando a destra a sinistra. Romero ci mostra una figura femminile reale e struggente, che ha paura, che soffre di un dolore atroce, che ha perso ogni cosa eppure si ostina a segnare i giorni e a voler comunicare col prossimo. E forse, nell’apocalisse più cupa e disperata mai apparsa su uno schermo, il pensiero che ci sia una Sarah in giro, ci fa sentire un pochino più umani, ci fa cullare nell’illusione che non tutto sia stato poi da buttare, che qualcosa può sempre rimanere, e magari risorgere.

2. Anna 

Apparsa in Martyrs (Pascal Laugier, 2008)

Attrice:  Morjana Alaoui

Anche questo lo sapete già tutti: Martyrs, per me, non è solo un film. Non mi era mai successo di identificarmi con una forza tale in un personaggio. Ed è anche doloroso ammetterlo, perché Anna ha dei lati che spaventano. Molte persone hanno visto Martyrs come un film sulla religione. Io non l’ho mai creduto. Di religione e spiritualità non c’è neanche l’ombra, non penso fosse quella l’intenzione di Laugier. Martyrs è un racconto che ha a che vedere, certo, con il concetto di trascendenza. Ma è uno dei film più materialisti e carnali (quasi nel senso cronenberghiano del termine) a cui abbia mai assistito. Se si trascende qualcosa, è la sofferenza fisica, che viene sublimata attraverso un sacrificio assoluto del sé, ma pratico, tangibile, orribilmente reale. Anna è martire in quanto è capace di provare un amore così forte, così totalizzante ed estremo (e non corrisposto, ricordiamolo) per la sua Lucie, che si trasferisce a qualsiasi essere umano sulla faccia della terra, la riempie e la distrugge. Ma è amore inciso nella carne, amore che parte dalle viscere. E solo una persona con le caratteristiche di Anna poteva essere utilizzata in quel modo dagli individui aridi e crudeli nelle cui mani quel meraviglioso angelo terreno trova la sua fine. Una fine inevitabile. E forse Martyrs è solo una storia d’amore, anzi, sull’amore e sulle sue tragiche conseguenze.

1. Claire

Apparsa in The Innkeepers (Ti West, 2011)

Attrice: Sara Paxton

“Sono solo una dello staff”. Claire, dolcissima e sfortunata, buffa, autoironica, reale come migliaia di ragazze che si incrociano tutti i giorni in mezzo alla strada. Non è così difficile capire perché The Innkeepers stia mietendo meno consensi di quelli che effettivamente meriti. C’è quella maledetta immersione in un quotidiano molto poco eroico e affascinante che a non tutti piace. Perché forse a non tutti piace guardare in faccia la propria realtà di tutti i giorni e accettarla con un sorriso e una scrollata di spalle, come fa Claire. Che sì, è solo una dello staff e altro (forse) non vuole, e si domanda per quale motivo la gente abbia delle aspettative. Ma poi dimostra un coraggio che in quell’albergo non ha nessuno, e paga questo coraggio nel peggiore dei modi.  Claire ha paura, Claire è goffa, ha l’asma e non si accorge neanche di quanto è bella. Come dicevo all’inizio, traspare da ogni inquadratura quanto Ti West ami il suo personaggio e lo rispetti. Questo rispetto, soprattutto, è quasi scomparso dai cinema contemporanei, il rivolgersi ai propri caratteri come fossero persone e non figurine che si agitano nel buio di una sala. Dopo The House of the Devil, West ci fa il prezioso dono di un’altra bellissima figura femminile da aggiungere a un’ideale galleria di donne che hanno fatto e (finché ci saranno registi come quelli che piacciono tanto a me) continueranno a fare la storia di un genere che è misogino solo si guarda al suo lato più bieco e commerciale.

Io, con queste donne, ci sono cresciuta. E da loro ho imparato. Formazione cultuvale un po’ bislacca, certo. Ma poteva andarmi peggio, potevo crescere con tuailait.

Alla prossima.

 

40 commenti

  1. Bene, inutile dire che mi aspetto la controclassifica. ^^
    E mi pare manchi una certa Leigh…
    Io una cosa così, che intendo fare eh, l’avrei impostata sul ricordo, sempre per la solita ragione, i film non li vivo e quindi non li identifico. A volte t’invidio, sai?
    Ricordo, dicevo. E Sarah la si ricorda, in un piccolo filmetto schifato da quelli che contano, lo sai no?
    Ma poi, è giusto fare distinzioni? Forse. Forse no. Forse un bel personaggio è indipendente dal suo sesso. O almeno, i grandi autori ‘sta cosa non la fanno pesare.
    Gli altri, be’, lo sappiamo, basta un bikini e il silicone. 😉

    1. Sui personaggi femminili più squallidi, brutti e scemi?
      Eh, lì ne viene fuori un post da millemila visite. Mentre questo se lo cagheranno in 3 😀
      Leigh…sì, è stata in lizza fino all’ultimo secondo, solo che poi ho preferito mettere dentro Irena, che in un certo senso, è una progenitrice.
      Sulle distinzioni…bella domanda, anche difficile. Da donna ti dico che a volte è necessario distinguere, perché spesso si tende a sottovalutare il modo in cui veniamo dipinte in molti film, che arriva, in certi casi, a essere offensivo e degradante.
      Però anche voi maschietti, eh…mi ricordo quando hai parlato del prequel de La Cosa.
      Insomma, il discorso di genere è un argomento delicato, ma se lo si affronta in un certo modo, è interessante.
      😀

      1. Sì, lo so che a volte è necessario. E ‘sta cosa mi infastidisce, che ti credi? Perché vuol dire che qualcuno ne ha abusato, in un verso o nell’altro.
        Come, per l’appunto, nel remake de La Cosa, dove gli uomini sono patetici. E Sucker Punch? Non è degradante, come spesso si urla, SOLO per i personaggi femminili.
        Vabbé, ma non voglio andare ot. ❤

        1. Ma se esiste un personaggio femminile dipinto con caratteristiche sceme, diventa degradante anche per la controparte maschile. Questo è il problema alla base di un discorso approfondito sul genere, altrimenti si parla a vuoto.
          E non stai andando ot, anzi. Post di questo tipo dovrebbero appunto portare a queste discussioni.
          Solo che se li cagano in 3 😀

          1. Ecco è “il discorso sul genere” che mi sfugge. Perché farne solo un discorso di “genere”?
            Che poi, è facilissimo, per paradosso, costruire personaggi credibili, basterebbe uscire in strada a osservare come si comporta la gente.
            Diventa difficile allorché si pretende di fare dei personaggi dei simboli, viziaccio della modernità. E qui andiamo a scomodare tutta una serie di amenità del cinema moderno, con le quali faccio a botte ogni giorno. E allora, per combattere il modello Sarah Paxton in Shark 3D si costruisce il modello di donna superforte e cazzuta che è altrettanto assurdo e degradante, secondo me.
            Qualche personaggio naturale no, eh? Vabbé, ma che parlo a fare.

            (non ti preoccupare, Lucy, i millemila commenti te li faccio tutti io. :D)

          2. Non solo di genere, anche di genere. Perché alla fine, il cinema non d’autore (e anche gran parte di quello d’autore) è fatto dagli uomini. Registi, sceneggiatori, produttori. E spesso, come anche tu sai benissimo, scrivere un bel personaggio femminile da una prospettiva maschile, è molto difficile, e viceversa.
            E allora uno cerca di arrabattarsi come può. Solo che accade di trattare certe cose una superficialità imbarazzante.
            Il modello di donna superforte e cazzuta è tutto un discorso a parte. Se lo sai fare bene (e lo specialone su Marshall e le sue eroine supercazzute a questo punto diventa necessario) può essere molto efficace. Pensa a Ripley. Ma, per farlo, devi essere anche in grado di spogliare il tuo personaggio da molte connotazioni erotiche. E’ un equilibrio sottile…
            lo so, per fortuna che ci sei tu, Cap 😀

          3. Sì, ecco, superforte e cazzuta non si riferiva a Ripley, che adoro. E che trovo fragile, al contrario, di una fragilità che rende forti. Non so se mi spiego. Marshall… avrò da ridire, se le citerai, suoi suoi personaggi di Centurion… 😛
            Che poi, è vero, ‘sti uomini che non conoscono le donne, e non vogliono conoscerle sono imbarazzanti.
            Però, è anche vero il contrario: anche le donne non vogliono conoscere gli uomini e spesso li dipingono in maniera superficiale. Un esempio: l’uomo o è gay, o indegno di fiducia (ovvero traditore), o superficiale e immaturo (del tipo che lascia la compagna incinta e va con la minorenne, e sappiamo di che film sto parlando), oppure l’animale senza cervello e/o lo stupratore. Insomma, di uomini con le palle ce ne sono, peccato non li veda nessuno. 😀

          4. Ma anche Eden e Sarah Connor sono fragili. E’ proprio questo il punto. Lo è persino Etain in Centurion (mentre il ritratto della fanciulla dei boschi è un crollo verticale, e parlerò anche di quello). Perché, alla fine, l’essere umano, uomo o donna che sia, è una costruzione fragile. Bisogna saper portarne alla luce i punti deboli, anche se si tratta di personaggi cazzuti. E’ una specie di magia, che non a tutti riesce, perché ci vuole sforzo, osservazione, ti devi sbattere. E’ più semplice usare lo stereotipo dell’uomo immaturo, o animalesco, o della donna come oggetto e semplice vittima, o acrobata saltellante e scosciata. Non ci vuole niente.
            Però, lasciami dire una cosa: anche i ritratti maschili degradanti (fatto salvo il concetto che il cinema è un mondo dominato dagli uomini) molto spesso sono creati da registi e sceneggiatori uomini. E qui ci sarebbe da riflettere parecchio, non credi?

          5. “Però, lasciami dire una cosa: anche i ritratti maschili degradanti (fatto salvo il concetto che il cinema è un mondo dominato dagli uomini) molto spesso sono creati da registi e sceneggiatori uomini. E qui ci sarebbe da riflettere parecchio, non credi?”

            Hai voglia, sono d’accordissimo. E spesso derivanti dall’estetica fumettare, percepita in modo superficiale, ovvio. È come leggere Conan e vedere solo la sua violenza. Conan è fantastico in special modo, e al contrario, quando è in stato di quiete.
            Vabbé, la lovvo troppo ‘sta discussione, 😀

          6. Conan in stato di quiete…che bella immagine…hai ragione.
            Conan, Jena e altri personaggi maschili che sono forme pure, non hanno nulla di degradante, infatti. Ma li percepiscono male e poi li rappresentano a cazzo nei remake (Onan, il calciatore con la velina).
            Sì, la sto lovvandoabbestia anche io 😀

  2. Samantha di The House of devil è davvero un grande personaggio.Una ragazza normale sullo schermo è pur sempre una cosa assai preziosa e giusta.Non è un’eroina,fa quello che può .E a me fa tanta tenerezza.

    Cristina,de Opera.Eroina suo malgrado,una normalità che però non vuole cedere.

    Jennifer Phenomena.Quella che doveva essere il vero terzo atto della trilogia delle madri.Una ragazzina sperduta che cerca con i suoi poteri di sopravvivere e vai con le mosche!

    Jessica Harper Suspiria:il capolavoro horror,una favola macabra e quindi eccola la principessa,senza principe azzurro e che da sola fa fuori la strega cattiva

    Laurie Halloween 78,un’icona che devo dire?

    1. Sì, però quelle che tu elenchi sono Icone, appunto. Io ho cercato di inserire donne il più possibile tese verso un certo realismo nella loro rappresentazione.
      E Argento, mmmmh…tutto si può dire di Darione tranne che ci capisse qualcosa dei personaggi femminili.
      Ma non è per la scrittura che guardiamo i suoi film.
      Ecco, Jennifer è una bella eccezione. Piace molto anche a me, da ragazzina mi identificavo in lei. Però Phenomena è il mio film preferito del Darione nazionale

  3. Oooh… *O* E poi ancora oooh… *O* Bel post cavolo, e non deve essere stato affatto facile!

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca! 😀
      Sì, in effetti non è stato facile per niente. Perché poi io certi personaggi li vivo un pochino troppo e poi sto male 😀

  4. non ti piace la donna dei boschi di Centurion?Perchè la trovi involutiva?O forse io non ho capito nulla?
    Secondo me per scrivere bene un personaggio si deve partire non dal sesso,ma dal suo carettere e da cosa dovrebbe rappresentare.Cosa difficile.Il cinema spesso tende a fare una certa operazione schematica su quello che dovrebbe essere e non è proprio nella realtà,un mio amico gay ad esempio si lamenta perchè secondo lui anche al cinema odierno si tende a creare un santino/immagine omosessuale non proprio aderente alla realtà,io non so che dire a tal proposito e lo stesso vale anche per i personaggi femminili.Tieni conto che la mia eroina in assoluto è emily watson in Onde del Destino e si,mi piacciono quelle donne votate al sacrifizio.Certo che il cinema dovrebbe aiutarci a comprendere meglio gli altri o quantomeno a mettere in discussione il punto di vista personale su sè stessi e sugli altri.
    D’altronde esiste un film per donne e un film per uomini?In teoria non dovrebbe esserlo,ma in pratica?E se dovesse esistere sarebbe per forza un grave errore,una cosa reazionaria?O no?
    E comunque io le cose le so!

    1. No, non la trovo involutiva, la trovo un personaggio poco riuscito. Come se Neil non sapesse bene come affrontarla. Al contrario della meravigliosa guerriera che è uno spettacolo.
      Per evitare gli schematismi di cui tu parli, quando si affronta un personaggio bisognerebbe porsi parecchie domande, e anche dal punto di vista di genere, che non deve essere un elemento condizionante. Solo in questo modo possono uscire dei personaggi sfaccettati e complessi. Non una figurina che agisce perché “una donna agirebbe così”, o il contrario. La macchietta è sempre dietro l’angolo, purtroppo.
      Su film per uomini o film per donne: io non faccio questa distinzione, non perché sia reazionaria, ma perché la trovo troppo limitante. Doomsday è un film per uomini o per donne? E Point Break? Sono bei film, punto. Il resto è rumore 😀
      e sì, lo so che le cose tu le sai perché sì.

  5. thriller87 · · Rispondi

    Le posizioni 5, 4 e 3 me le ricordo sono tra miei film preferiti ! (Per le posizioni 2 e1 non mi sono ancora dato una mossa…)

    1. Vai con The Innkeepers! Mi raccomando. Visione e recensione! Lo pretendo 😀

  6. Di questi mi manca solo Martyrs, anche se Nightmare e Day of the Dead non li rivedo da tanto di quel tempo che (specie DotD) sarebbe quasi come la prima volta. Comunque, ottimo post come al solito.

    1. Grazie!
      Martyrs è un film in grado di suscitare reazioni molto contrastanti. Per me è Bellezza pura, per altri è una stronzata pretenziosa.
      Mi piacerebbe sapere tu da che parte stai

  7. Helldorado · · Rispondi

    Le gif sono fantastiche, le donne pure. 😀

    1. Grazie, Astro Luminoso 😉
      Il colpo da maestro è stato trovare la gif di Eden con l’occhio bionico 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        La mia preferita è quella di Sarah, troppo forte…

        1. Sì, quella anche è bellissima

  8. Oltre al grazie per avermi citato, oltre a tutto il luv che c’è per te nel mio corpo e nel mio cuore, un urrà per il primo posto (ma anche per il terzo) perchè è il personaggio femminile più bello e “realistico” degli ultimi anni. Ovviamente Eden è fuori scala.

    1. E io con tutto il luv che ho per te nel mio corpo, nel mio cuore e nel mio cervelletto all’ammasso, ti dico che è vero: Claire è il personaggio femminile più bello degli ultimi anni. Vince a mani basse su tutti, non c’è partita.
      A parte Eden, è ovvio.

  9. a me le tue top five garbano sempre da morire. mai banali, mai scontate!
    condivido sopratutto 4, 2 e 1 (grazie a te ho scoperto innkeepers: ne ho parlato per giorni)
    Permettimi di lovvarti!

    Leti

    1. Lovvamento ricambiato. E ti ringrazio tanto, soprattutto per the Innkeepers, che è un film che dobbiamo diffondere a ogni costo!
      Grazie, davvero.
      E sulla posizione numero 2, Martyrs è il film della mia vita. Anna è il Mio personaggio. Se non lo avesse inventato Laugier l’avrei fatto io 😀

  10. LordDunsany · · Rispondi

    A prescindere dalla condivisione o meno delle “inserite”, mi piace sempre molto leggere le motivazioni che adduci, gradevolissime! La tua chiosa finale è fantastica! 😀

    1. Sì, sulla chiosa finale ho dato il meglio di me 😀 😀

  11. Giuseppe · · Rispondi

    Una eccellente top five di figure femminili che difficilmente si sarebbero potute descrivere meglio di come hai fatto, coraggiose anche nelle loro -e grazie alle loro- umanissima sofferenze e fragilità, positive senza connotazioni supereroistiche (ovviamente, nulla in contrario alle supereroine quando i personaggi siano caratterialmente ben delineati -vedi Famke Janssen in X-Men- e non modellati unicamente sulle aspettative testosteroniche dello spettatore, e questo ovviamente vale anche per l’eroismo non supportato da superpoteri come nel caso di Sigourney Weaver/Ripley)…e comunque chi mi parte da Simone Simon passando per Heather Langenkamp -e la Cardille e la Alaoui (l’unica che mi manca ancora, ma mi fido del tuo giudizio 😀 ) arrivando alla giovane stella (e che continui a brillare) Sara Paxton dimostra una fovmazione cultuvale che in nessun tempo e luogo l’avrebbe fatta cadere nella trappola fintolicantropa e fintovampira di minchialight…
    P.S. Siamo un po’ più di 3 a cagarci questo post, mi pare… 😉

    1. Ma tu sei sempre tra i tre che cagano i miei post, Giuseppe 😉
      E per quanto riguarda minchialait, in un certo senso la nostra generazione è stata fortunata perché ha avuto degli esempi di figure femminili un po’ diverse a cui fare riferimento, anche nel cinema e nella letteratura per ragazzi.
      Oggi è sempre più difficile (sconforto)

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Già…e tenendo conto che il ricambio generazionale è sempre più veloce, temo verrà sempre di più a mancare il tempo, la “voglia” e la sensibilità adatta -a livello di cinema, letteratura e fumetto- che permettano di creare figure femminili (in positivo e in negativo, entrambi in senso nobile) altrettanto memorabili di quelle che abbiamo conosciuto e apprezzato noi, e che oggi rischierebbero di andare incontro all’indifferenza generale (e contro una mentalità del genere Marshall, West, McKee e colleghi devono sudare le proverbiali sette camicie per dimostrare al cinema che qualcosa ancora può e deve essere fatto per dare dignità e realistico spessore al ruolo femminile). Rimanendo in ambito vampirico su schermo purtroppo non posso pretendere (anche se forse dovrei) che i ragazzi oggi sappiano chi era Ingrid Pitt, tanto più se come principale (o addirittura unico) referente letterario si trovano i libri della Meyer…se non altro trovo che il mondo del fumetto cerchi di resistere a questa omologazione (vedi il nostrano Dampyr con la figura della vampira Tesla), ma si sa anche che il fumetto fra i giovanissimi non se lo filano in molti -per usare un eufemismo- quindi grossomodo siamo daccapo 😦

  12. Mi prendo il tempo per rispondere e commentare con l’approfondimento che il discorso che hai imbastitio merita… per ora ti dico solo che con sollievo, trovo altri che considerano Martyrs un capolavoro assoluto!

    1. siamo molti di più di quelli che pensiamo. Siamo una piccola setta agguerrita che difende Martyrs a costo della vita 😀 😀
      No, davvero. Capolavoro assoluto. Totale. Senza scuse.
      E aspetto un tuo commento approfondito. Nel frattempo ti ringrazio 😉

  13. Classifica veramente figa!
    La mia preferita della classifica resta Irena (Simone Simone version, of course!). Personaggio immenso in un film immenso – faccio propaganda anticipando che a breve apparirà anche da me 😀

  14. martyrs…comprendo che sia un capolavoro.Ma ho paura a vederlo.Da quanto ho capito però i cattivi come Elwood blues sono in missione x conto di dio

    ps:simone simon è la mia preferita,ho visto anche il remake.Non male,anche se le scene prese direttamente dall’originale perdono un po’,bella rielaborazione con la trovata geniale dell’incesto.

  15. ah,dampyr ha un suo ristretto ma combattivo pubblico.Ho letto qualche numero,a me i fumetti o giornaletti-termine che fa incazzare molti-non mi piacciono moltissimo,però questo è fatto bene .il mio preferito però era Rourke l’ammazzastreghe irlandese e alcolizzato

  16. Piccoletta Claire, vah.
    Per fortuna è arrivata lei a dirci che, nel 2012, c’è ancora speranza per il genere femminile nel cinema horror.
    E poi, beh, Nancy è una gran donna con le palle, su questo non ci piove, così come la sua “cuginetta” Sydney. Anzi, a ben vedere io sono più affezionata a quest’ultima, visto che praticamente mi ha “accompagnata” nell’adolescenza!

    1. Bè, sì, io un pochino di più a Nancy perché mi ricorda la mia infanzia, però Sidney ha segnato la mia adolescenza. INsomma, un gran casino. Solo che Nancy ha il primato temporale e allora ci è finita lei in classifica.

      Claire è l’ancora di salvezza, Claire è il cammino, Claire è il futuro del genere per noi donzelle

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