2001: Dagon

(Regia – Stuard Gordon)

“There will be no time, no end, no today, no yesterday, no tomorrow – only the forever and forever, and forever without end. It is your fate. It is your destiny”

Stuart Gordon, Brian Yuzna, la Fantastic Factory, H.P. Lovecraft. Non dite che non vi vengono i lucciconi agli occhi e non sospirate come se foste dei bambini col naso schiacciato sulla vetrina di un negozio di giocattoli. E quindi, no, non mi sono rincoglionita se per il 2001 decido di parlare di un film che è pura serie B, a budget ridottissimo, con effetti speciali in CGI che davvero per la carità facciamo finta non li abbiano mai realizzati (per fortuna sono pochi), attori mediocri e anche qualche bel buchetto in sceneggiatura che non guasta mai. Il punto è che la Fantastic Factory ha una missione. E che Dagon è il compimento perfetto di quella missione. Nasce nel 2000, come una costola della Filmax di Julio Fernàndez, il principale responsabile del rilancio del cinema di genere spagnolo nell’ ultimo decennio, insomma, una cosina così, senza pretese. Yuzna, dopo essere emigrato in Europa, la fonda per produrre horror con costo massimo di 10 milioni di dollari (quando proprio hanno da scialare), dando spazio sia a giovani registi (l’ esordio di Balaguerò è roba sua) che a nomi un po’ più blasonati ma ormai in declino (ed ecco Gordon e Sholder, oltre lo stesso Yuzna che si diverte con il suo Faust). I prodotti si girano in inglese, ma in location e con maestranze rigorosamente spagnole. Una vera e propria factory, appunto, alla Roger Corman, ma in un’ epoca che per questo tipo di produzioni non è più adatta. Scelta marginale, quella di Yuzna, come sempre marginale è stato il suo cinema, anche ai tempi d’oro della nuova carne e della borghesia gommosa e mutante. 

Il coraggio di rinnegare l’ horror americano e di rinchiudersi nella nicchia europea, per dedicarsi alla sua idea, magari per qualcuno superata, di fantastico. Yuzna è così, lo si ama per questo. E Gordon è il suo compagno di set e di bevute. Era inevitabile, quindi, che i due collaborassero nella nuova dimensione della Fantastic Factory, e che Gordon tornasse al suo amato Lovecraft. Il titolo, Dagon, è ingannevole, perché in realtà gran parte della sceneggiatura proviene da un altro racconto, La Maschera di Innsmouth, scritto nel 1931 e pubblicato nel ’36. Da Innsmouth si passa nella cittadina della costa spagnola Imboca, dove il giovane Paul e la sua ragazza Barbara vanno a cercare soccorsi dopo che una tempesta ha mandato la barca a vela su cui viaggiavano con due amici contro gli scogli. L’ altra coppia sparisce, Paul e Barbara vengono separati e inizia un incubo fatto di strane mutazioni, di sacrifici umani ai Deep Ones, di corpi deformi e mutilati dal prolungato contatto con la divinità maligna Dagon, che risiede negli abissi e pretende i suoi tributi per aver donato, anni e anni prima, ricchezza e oro alla comunità di Imboca.

Dagon è un film parte malissimo. Una pseudotempesta che più finta non si può scaraventa un modellino brutto brutto di barca a vela contro scogli in computer grafica. Il mare è calmo in alcune inquadrature, e gonfiato con onde inserite in post produzione in altre. E la tentazione di assimilare l’ opera di Gordon a una delle perle indimenticabili della Asylum e affini, è forte. Ma bisogna avere la pazienza di aspettare che il regista archivi la pratica naufragio, utile solo per portare i suoi personaggi in paese. E lì che Dagon comincia davvero, in un cupo borgo che pare disabitato e in cui ogni tanto si intravedono figure curve e zoppicanti che si affacciano dai vicoli bagnati dalla pioggia. Lo abbiamo detto milioni di volte: Lovecraft, al cinema, è quasi irriproducibile. Eppure Gordon ci riesce, sempre, anche con soli quattro milioni di dollari, e senza mostrare mai nulla, se non quando è proprio costretto. Perché Gordon conosce Lovecraft, Gordon ama e studia Lovecraft e ne ha assimilato, nel corso della carriera, atmosfera e contenuti, per poi riversarli in personalissime trasposizioni che magari tradiscono l’ estetica dello scrittore, ma ne rispettano in profondità lo spirito e le ambizioni.

Che poi è forse l’ unico modo per avvicinare un’ opera così complessa come quella di Lovecraft. A meno che non si adotti una soluzione che è solo di vaga ispirazione, alla Carpenter, o alla Fulci, tanto per fare un paio di esempi. Quando però, sin dal titolo che è H. P. Lovecraft’ s Dagon, il riferimento è così diretto e spudorato, ci vuole una cura estrema, soprattutto se si sceglie di stravolgere epoca e ambientazione. Se in Re-Animator, Gordon aveva trasformato il racconto originale in una beffarda commedia splatter, e in From Beyond aveva portato alla luce una serie di perversioni e visioni di natura quasi pornografica, ecco che in Dagon il regista compie il miracolo di una perfetta ricostruzione di un luogo che è Altro dal mondo civile, Altro dall’ umanità stessa. Una città sfigurata (come i suoi abitanti) da una totale simbiosi con Male che vive negli abissi. Una corruzione così profonda, così irreversibile, che non c’è salvezza per gli esseri umani capitati lì per caso (o forse per destino), una malattia che in un modo o nell’ altro ti assimila e ti cambia.

E quindi Dagon è un film speciale, un film da conservare con affetto e nostalgia. Un B movie anni ’80 precipitato in mezzo a noi grazie alla forza volontà di Yuzna e Gordon, che a quel tipo di cinema non vogliono e non possono rinunciare. Gli elementi ci sono tutti: un’ ironia a cui non siamo più abituati, un gusto per il macabro, per il grottesco, per il lato più folle e anarchico della paura, personaggi sopra le righe, dal protagonista inetto, al vecchio ubriacone (Francisco Rabal, morto poco dopo le riprese), e una malinconia quasi poetica che pervade il tutto. Gordon, come Yuzna e quel piccolo gruppo di registi di serie B che ancora riescono a girare qualche film, dimostra un’ empatia autentica per i suoi mutanti e per le loro vittime. Cinema che diventa rifugio impossibile per la propria poetica del reietto e del mostro. Un mostro che neanche ti puoi permettere di far vedere, ché costa troppo, ma che respiri in ogni inquadratura, sempre presente, sempre in agguato, a ogni angolo umido e lercio della città maledetta.

La scena in cui Paul si nasconde in una casa allagata, e viene scoperto prima da un bambino e poi da suo padre, che è un incrocio tra un polipo e un uomo-pesce, ti fa venir voglia di correre da Gordon e abbracciarlo, perché si vede lo sforzo di incanalare un immaginario che è un vulcano in eruzione in una povertà di mezzi commovente. E l’ operazione riesce. La scena è potentissima, montata in maniera tale da non essere obbligati a mostrare l’ ibrido nella sua interezza, e girata come se fossimo noi, nel buio di un bagno gocciolante e umido, ad essere afferrati e trascinati con la testa sott’ acqua da un’ entità malevola. E quando il bambino piange il suo mostruoso papà, dopo una lotta furiosa e disperata, ci si spezza addirittura il cuore.

Ritmo lento, ragionato, che alterna momenti di riflessione (il lungo, splendido flashback sul passato di Imboca) a scoppi improvvisi di violenza e frenesia (la fuga di Paul dall’ albergo). Bellezza che nasconde orride propaggini tentacolari (Macarena Gòmez che scopre la parte inferiore del suo corpo), e scene splatter centellinate al minimo indispensabile, così, quando arriva il momento di premere sull’ acceleratore, Gordon imbastisce un momento di gore talmente estremo che i fanciulletti del torture porn possono solo andare a nascondersi in cantina. Un finale tragico, poetico e struggente che si svolge dove tutto è iniziato, nell’ immensità abissale dell’ Oceano, dove “We shall dive down through black abysses and in that lair of the Deep Ones, we shall dwell amidst wonder e glory forever”.

L’ ombra di Lovecraft ha segnato tutta la carriera di quel personaggio straordinario e unico che è Stuart Gordon. Viene da chiedersi cosa potrebbe fare, oggi, il regista, se solo avesse a disposizione dei mezzi adeguati alla sua fantasia sfrenata. Eppure ci va bene anche così, perché Yuzna e Gordon sono gli alfieri di quel cinema indipendente e orgoglioso che rifiuta a prescindere qualunque faciloneria hollywoodiana e si permette di essere anacronistico e volutamente “basso”, veicolando contenuti reali, narrando storie che non ci stancheremmo mai di ascoltare, riportandoci a quando l’ orrore era una cosa seria, una nicchia per chi sapeva andare oltre il brividino indotto, per chi cercava, al di là di tette e frattaglie, uno straccio di poetica, qualcosa da ricordare.

50 commenti

  1. Fra Moretta · · Rispondi

    Di norma quando sento parlare di Dagon ne sento sempre parlare male,ma molto male quasi Gordon avesse commesso un sacrilegio.Per me il suo film è un buon b-movie che pur con tutte le sue imperfezioni non ti fa rimpiangere il tempo che hai trascorso guardandolo.Ottima recensione.

    1. Grazie Fra!
      Io credo che molte persone si fermino alla confezione che è quella di un tipico low budget, e non riescono ad andare oltre.
      Aggiungici che è doppiato in maniera pedestre e che gli attori, già di loro, non sono impeccabili.
      Certo, ha i suoi difetti, ma Gordon è un signor regista e lascia sempre qualcosa di personale nei suoi film

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ma infatti credo che il bello della Fantastic Factory stia nel coraggio di avere idee e di osare pur essendo consapevoli dei mezzi limitati a disposizione, confezionando B-movies (nel senso nobile del termine) estremamente onesti nei confronti dello spettatore che ha imparato nel corso degli anni quanto Gordon e Yuzna abbiano da raccontare e come riescano a raccontarlo…il che fa considerare in modo benevolo anche quello che a prima vista appare meno convincente (comunque non disprezzabile nel quadro generale), perchè se si ha qualche dimestichezza con Gordon lo sospetti che quella tempesta voglia portarti il prima possibile sul luogo del misfatto, ed è lì che si comincia sottilmente ma inesorabilmente a giocare duro dove la lovecraftiana mutazione abissale e lo splatter sono usati come si deve, con un David Martì capace di suscitare un disagio fisico per mezzo di un solido make-up tradizionale (il paparino mostruoso, i vibranti e tentacolari arti inferiori della Gòmez ai quali non ti vorresti avvicinare per niente al mondo, la creatura che striscia sul terreno vicino a un terrorizzato Ezra Godden mentre tappa la bocca a Francisco Rabal, il farci letteralmente “lasciare” la pelle ai malcapitati…) mentre la CGI è giustamente -e direi pure onestamente considerati i relativi limiti tecnologici di un decennio fa aggiunti a un budget scarso- usata in pochi momenti a risultati alterni (come alterne sono le condizioni del mare all’inizio e della scena del naufragio nel suo complesso, mentre l’emersione di Dagon dal pozzo dei sacrifici proprio non mi è dispiaciuta anche se il “risparmio” digitale si può notare)…il tutto all’interno di un lentezza ben costruita -con intervalli di “azione” non fini a sè stessi, oltre all’aggiunta – allo scopo di arrivare alla rivelazione finale sul destino del personaggio principale in puro (e assolutamente rispettoso) spirito del Solitario di Providence…un film che consiglierei di avere in dvd, poco ma sicuro, e se qualcuno ancora non ce l’ha dopo la tua recensione non potrà fare a meno di prenderlo 😉
        P.S. Ezra Godden interpretava Walter Gilman nell’episodio di Masters of Horror diretto da Gordon, se ricordo bene…

        1. Che poi stavo giusto pensando che ci vorrebbe una cosa analoga alla fantastic factory qui in Italia. Ma poi ho realizzato dove siamo e mi è passata la fantasia. Alla fine una testa come quella del produttore spagnolo è impossibile da costruire da queste parti.
          E, CGI esclusa, tutti i cari vecchi effetti con protesi e mascheroni sono stupendi. E l’ atmosfera che costruisce Gordon non si ritrova da nessuna parte. Un mito, un esempio da seguire.

  2. Anche io ricordo di aver trovato l’inizio abbastanza mal fatto, al punto che con l’amico con cui lo stavo guardando iniziavamo a chiederci “Perché?”. Invece poi ci siamo ritrovati coinvolti, era tardi e dovevamo staccare ma non lo abbiamo fatto, segno che evidentemente il film ti prende e tu non te ne accorgi nemmeno, pur con tutti i suoi difetti. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Bè sì, l’ inizio ti fa venir voglia di mollare tutto. Però, se vai avanti e arrivi a Imboca ti cattura, ti ipnotizza, non c’è niente da fare…

  3. A me sto Yuzna ha sempre affascinato.
    Eppure non credo di aver mai visto niente di suo, forse perché in tempi in cui trovavo roba solo in TV di film suoi non ne passavano.
    Recupererò, magari cominciando da questo Dagon, ché Lovecraft ha sempre quel fascino perverso che intrippa.

    1. Yuzna e Gordon, insieme, hanno fatto tra le più belle cose dell’ horror indipendente anni ’80. E continuano, ancora oggi, fieri e indomiti 😀
      Io li amo.

  4. Vado controcorrente, a me è piaciuto anche l’inizio, certo è un inizio lento ma serve a costruire il crescendo, l’aspettativa nello spettatore.
    Due parole su Francisco Rabal: è stato un grande del cinema spagnolo, ha lavorato anche in Italia, veramente un grande del settore del “bis”.

    1. Ma brutto non nel senso che è scritto male, è brutto perché è l’ unico momento in cui influisce seriamente il basso costo dell’ operazione. A me non disturba la lentezza, anzi, mi piace, il più delle volte, se ha un senso ben preciso. E in Dagon ce l’ ha.
      Sì, Rabal era un grandissimo e infatti Dagon è dedicato alla sua memoria

  5. Un bel piccolo film.
    Mi piace.
    E poi c’è la scena del catenaccio alla porta della stanza d’albergo, che è impagabile come assurdo e tesissimo momento d’orrore.
    Si ride, ma mette l’ansia.

    1. E’ vero. Quella scena poi è stata ridicolizzata in parecchie recensioni che ho letto in giro. In realtà è un momento di altissima tensione e di ironia gestita perfettamente.
      Io poi per questi piccoli film un po’ sgangherati ho davvero un’ attrazione irresistibile

  6. ah,la scarnificazione ,lo spellamento del povero Rey!L’eroe occhialuto che a mio avviso a suo modo ha un finale glorioso.La pioggia e la solitudine del protagonista mentre viene cacciato da quei mostri che non sono fighi e cazzuti molto cool come gli zombi zompettari,ma dei poveri diavoli che pena mi fa,come canterebbe Cocciante.
    Effettivamente quando l’ho visto qualche anno fa su Italia 7 ,una rete locale,avevo cominciato prendendolo per una tromata e invece la scena dell’albergo e il resto mi ha fatto cambiare idea.
    Parlando di epidemic,ho detto che dovrei dedicare dei sacrifici umani alla divinità Lars-che si mette pure a fare un film fighissimo sulla fine del mondo e la pandemia,capito?-ma per la pratica direi che comincerò sacrificando a Yuzna e Gordon due divinità degli inferi,i coglionazzi che girano brutti film horror,dai dammi na mano!^_^

    1. Sì, finisce in grande gloria, con tutte quelle torce umane senza CGI. Bellissimo.
      E per niente cool.
      Che Cthulhu ci conservi per sempre così Yuzna e Gordon

      1. si assolutamente.Mi voglio autodenunciare perchè anche oggi ho scritto la mia cazzata:Rey!Invece che Rabal.Lavorare dalle 6 del mattino mi fa male!^_^

        Comunque film stupendo e che Yuzna e Gordon regnino a lungo nel mondo dei nostri incubi!

        1. Le sei del mattino sono in effetti un orariaccio infame e bastardo. Se poi la sera fai tardi insieme a Lars ti vengono anche le occhiaie 😀

          1. si le occhiaie dell’amore!^_^
            Ma tu pensa mio padre da Rambo a Epidemic!^_^
            Lo faccio solo per il suo bene eh?

  7. Questo me lo segno subito, sulla fiducia. Perché Re-Animator è un film geniale, da fuori di testa assoluto! Non ho visto altro di Gordon ma quel film l’ho adorato. E, ora che ci penso, è un po’ che non me lo riguardo…

    1. Tu pensa che io Re-Animator lo adoro, ma l’ ho visto solo due volte perché mi sento male alla scena del gatto. Vedere i gatti che muoiono è l’ unica cosa che proprio non sostengo. 😀
      Però sì, grande grande film. 😀

      1. Io non sostengo nessuna scena in cui muoiono animali, figurati… Ma quelle, semplicemente, non le guardo 😉

  8. thriller87 · · Rispondi

    Un altro bel recupero ! A questo film ci sono affezionato. E tanto pure !

    1. Io credo che sia un film a cui sono legati solo i veri appassionati di cinema dell’ orrore, quelli duri e puri. Ed è un bene, dovrebbero essercene di più di prodotti così

      1. thriller87 · · Rispondi

        Concordo !

  9. Proprio bellino. Vero, l’inizio fa presagire una gran fiera del ridicolo, poi però si parte in quarta e il ritmo tiene bene. Il senso di marcio, la pioggia costante, le location, pare quasi di sentire il puzzo di pesce. Non è molto equilibrato (tipo la scena di scarnificazione è estremamente gratuita e anche un po’ fuori luogo, data la poca violenza presente), ma molto piacevole. 🙂

    1. Però proprio quella scena ti arriva come un cazzotto in faccia perché un tale scoppio di violenza non te lo aspetti. Ed è tutta casa vecchia effettistica con protesi e sangue finto.
      E fa di me una pupa felice 😀

  10. Non c’entra un bel nulla, ma sappi che ti meriti un sacco di bottigliate per non aver commentato nessuno dei quattro post su Rambo che ho piazzato negli ultimi giorni! 😉

    1. Ho commentato proprio adesso!
      E’ che sono stata un po’ lontana in questi giorni 😉

  11. E comunque grande Yuzna.

  12. Yuzna è un mito. Impareggiabile.
    Però questo Dagon mi ha lasciato parecchio perplesso. Vuoi per il baggett ridotto, vuoi per gli attori, vuoi per la grana da filmazzoccio da serie z, ma Dagon non mi ha mai lasciato un segno. Meglio le lovercratianate di Zuccon 🙂
    Comunque è bellissimo leggere che ti è piaciuto qualcosa, non solo per una questione tecnico-sociale, ma perché è piaciuto a te. Grande! Solo per questo è un film che riguarderò volentieri.

    ps: ce l’ho in vhs naturalmente… eheh

    1. Bè, più o meno lo spirito è quello, facendo anche i conti con la maggiore esperienza di Gordon rispetto a Zuccon che è ancora giovane.
      Ma alla fine quando parlo di film, son sempre film che piacciono prima di tutto a me. E spesso piacciono SOLO a me 😀
      Io ho un divvuddì pessimo e orripilante. però gli voglio bene come se fosse un cofanetto special edition 😉

  13. Applausi. Solo una passione lucida e intelligente come la tua poteva difendere le produzioni di Yuzna con così netta cognizione di causa. Complimenti, Lucia. Ho amato (e amo) il lavoro del duo Yuzna/Gordon fin dagli esordi. Tieni conto che sono della leva 1968 e quindi la mia adolescenza filmica si è svezzata proprio con le loro produzioni. Dagon l’avevo acquistato in edicola: il classico gesto compulsivo dell’appassionato soggetto a riflessi pavloviani: titolo lovecraftiano+Yuzna+produzione europea. Il dvd era un’edizione infima, doppiaggio triste, povertà di mezzi che solo i veri registi sanno trasformare in palestra per abilità, creatività e guizzi di genio che perdonano anche castronerie, incoerenze e difetti vari.

    1. Grazie Fabrizio!
      Sono proprio quegli sprazzi di genio che appaiono all’ improvviso, i particolari assenti in produzioni più blasonate, la cura nel tratteggiare le situazioni che alla fine rendono questi film un’ esperienza speciale.
      E’ come se avessi trovato un piccolo tesoro nascosto agli occhi altrui.
      Grazie davvero per il commento.

      1. Figurati! Con l’horror sfondi una porta aperta (quella che non si deve aprire!) e ritrovare le stesse passioni, le stesse critiche e una competenza di certo non banale tra gli appassionati è per me sempre fonte di stimolo, discussione e ritorno alle emozioni che le pellicole che citi mi hanno fatto provare.

        1. Davvero, grazie grazie ancora. E’ proprio quello che cerco di fare tutti i giorni su questo blog e sono felice di riuscirci, a volte 😉

  14. LordDunsany · · Rispondi

    Il tuo commento è gradevole come sempre! 😀 Per me questo filmetto è troppo, ma troppo pieno di difetti, non si salva quasi nulla 😀 Non riesco a trovare alcuno spessore nemmeno nel sottostrato e Lovecraft m’è parso lontano anni luce! 🙂 Comunque un plauso per la scelta coraggiosa ed inaspettata!

    1. Bè, Lovecraft ci sta, le tematiche sono tutte lì, che poi la realizzazione possa apparire anche scadente, l’ho detto e in alcune scene è un dato di fatto.

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Si, si, assolutamente come dici tu, intendevo che pur tentando il riferimento a Lovecraft, non è venuto molto bene (come ben sai, metterci titolo e base di un racconto non vuol dire in automatico essere aderenti al racconto/i di uno scrittore) 🙂

  15. Ovviamente non l’ho visto. Il che mi porta a due considerazioni:

    1) che ci faccio in internet a discutere di cinema
    2) come mai non si riesce a ricreare per il cinema l’atmosfera lovecraftiana. Pare Mission Impossible.

    Credo che, a tutt’oggi, l’unico prodotto perfetto in tal senso sia stato Dark Corners of the Earth, che è un videogioco stupendo.
    ^^

    1. 1) ci fai perché ne sai discutere 😀
      2) non è una mission impossible, è una mission difficillima, ma ad alcuni eletti (e io credo che Gordon sia tra questi) riesce.
      Dark Corners of the Earth credo sia stato il videogioco che più mi ha spaventato in tutta la mia fottuta esistenza

      1. Vero? Ma quanto era orribile quella cavolo di bambina? Doppiato da dio, tra l’altro… ^^
        😉

  16. oh,non c’entra nulla,ma è una domanda che sorge spontanea:almeno a te è piaciuto Non aprite quella porta 2,diretta dieci anni dopo il primo da Tobe Hooper?

    1. Sì, a me è piaciuto molto.
      Lo confesso con orgoglio 😀

      1. oh,finalmente!Perchè pensavo di essere l’unico testina di vitello che ama quel film,uno dei migliori sequel mai fatti

  17. “un luogo che è Altro dal mondo civile, Altro dall’ umanità stessa.” GORDON ADORNO! La svolta filosofica del giornodeglizombi

    1. Hai visto che tono occhialuto che mi son data per giustificare il fatto che vada pazza per i mutanti a forma di pesce?

      1. Teoria estetica dei mostri tentacolari

  18. Meno male!
    Credevo di essere l’unico ad aver apprezzato “Dagon”, pur con tutti i suoi difetti e la sua grezzezza.
    C’è qualcosa di Fulciano in questo film, sì, almeno a livello di atmosfere e di artigianità.
    Comunque me lo rivedrei volentieri, il che vuol dire che ha degli elementi apprezzabili, almeno ai miei occhi 😉

  19. Il film è imperfetto, ma non esiste nessun film “perfetto”, nè tanto meno quando si parla di serie “B” (e ci tengo alle virgolette). L’imperfezione è ciò che più fa amare questi film (e Tarantino sa cosa amare nei generi… persino le pellicole invecchiate si amano).
    Dagon, a parte la tristezza del titolo, è la cosa più lovecraftiana che mi sia capitata di vedere e mi sa che è anche l’ultima, dopo la rinuncia di Del Toro a realizzare il film su Alle Montagne della Follia.
    I vicoli, le stanze, i cessi di Imboca puzzano di pesce e di salmastro, quel puzzo che io trovo insopportabile e che ho sempre sentito leggendo delle divinità marine del Solitario di Providence.
    No, non è certo un film perfetto, ma il buon Stuart sa bene chi era Lovecraft e sicuramente sa come creare le atmosfere malate e putride descritte (in maniera barocca e stucchevole il più delle volte…) dallo scrittore.
    Odio Lovecraft come scrittore, la sua prosa la trovo quasi insostenibile, tanto quanto lo amo come creatore di incubi che trovo altrettanto – e gioisamente – insostenibili.

  20. Intervengo fuori tempo: a me era piaciuto moltissimo pur con tutta la catastrofica penuria di mezzi.

    1. Il che mi rende molto contenta perché significa che non sono pazza

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