Shock

Regia – Mario Bava (1977)

Ultima incursione di Bava nell’ horror, e anche ultima regia, se si esclude il televisivo La Venere d’ Ille, girato in collaborazione col figlio Lamberto. Quando uscì in sala, Shock venne bollato come imitazione del giallo argentiano, perché anche allora i cvitici, poverini, erano scemi, e non capivano che non è mai il Maestro che copia l’ allievo. Semmai avviene il contrario. Solo che all’ epoca Argento era il verbo, Argento era il genio e Bava era un povero stronzo che sembrava capitato nel mondo del cinema per caso. Si permetteva addirittura di usare la Nicolodi, la Musa del darione nazionale, e di far accompagnare il suo film da una colonna sonora in stile progressive, firmata dai Libra. E quindi il film andava incasellato come un prodotto alla maniera di, senza che nessuno si rendesse conto di quanto le tematiche, i contenuti e il benedetto stile appartenessero a Mario Bava da sempre.

Prima che qualcuno mi salti alla gola, non sto dicendo che Dario Argento non si sia inventato niente. Sto dicendo che senza Bava non sarebbe esistito nessun Argento. E tuttavia Shock è comunque considerato da tutti un minore nella filmografia di Bava, un film lento, a tratti svogliato, con una sceneggiatura piuttosto involuta e piena di banalità nei dialoghi e nelle situazioni proposte. Bava era a fine carriera, gli restava anche poco da vivere. Anche in questa sua ultima opera per il cinema, dovette farsi aiutare, alla regia, da Lamberto. Ma più che un film minore, o poco riuscito, Shock è un compendio di tutte le ossessioni tipiche della poetica di Bava, un modo di narrare la paura che è attento prima di tutto ai personaggi che la vivono e la subiscono. E così, nella prima parte della pellicola, il regista si concentra su un rapporto madre/figlio che è tra i più morbosi e pieni di sottintesi sessuali mai visti fino a quel momento. E ci voleva coraggio, nel ’77, in Italia, per affrontare certe tematiche, anche se a livello embrionale. Una volta tanto, lo stile di Bava si fa più sobrio e controllato, evitando i barocchismi a cui ci aveva abituati e si limita a raccontare, con minimi sprazzi di creatività visionaria, la lenta degenerazione di un nucleo familiare, messo in crisi da un terribile segreto e da eventi soprannaturali che colpiscono un bambino.

Dora (Daria Nicolodi), giovane vedova con figlioletto a carico, si trasferisce nella vecchia casa con cui abitava con suo marito, prima che si suicidasse scomparendo per sempre in mare. Insieme a lei, il suo compagno Bruno (John Steiner) che però è spesso costretto ad allontanarsi a causa del suo mestiere di pilota. Dora quindi passa quasi sempre le giornate da sola col piccolo Marco che comincia a fare domande sul padre scomparso e, contemporaneamente, ad assumere strani comportamenti aggressivi nei confronti della madre. Dora, dopo la morte del marito, ha avuto un crollo nervoso, è stata ricoverata e solo adesso, a sette anni di distanza dalla tragedia, inizia a riprendersi. Forse non è stata una buona idea tornare a vivere proprio in quella casa.

Shock alterna le scene di vita quotidiana della famiglia da poco ricostituita ai deliri vissuti da Dora, perseguitata da incubi e visioni sempre più violente. Lo sviluppo della trama è lineare solo in apparenza, perché il regista scava a fondo in una psiche che si sta disintegrando e aggiusta come può una sceneggiatura piuttosto fiacca con delle brusche sterzate nel regno dell’ onirico spinto. Se infatti il colpo di scena in pieno stile Giallo (non la vaccata argentiana del 2009, il sottogenere) è prevedibile e si intuisce quasi subito, non appena Bava si scatena come solo lui sa fare, con i suoi movimenti di macchina morbidi e sinuosi, con i suoi giochi di distorsione dell’ immagine, grandangoli e fuori fuoco studiati apposta per generare inquietudine, ecco che il film decolla e raggiunge vette artistiche elevatissime. Perché Bava, anche con una storia debole e zoppicante, aveva il dono di spandere bellezza e spavento in una sola inquadratura. Vedere, a tal proposito, il flashback della morte del marito, dove i volti dei personaggi appaiono riflessi sulla superficie scura del pianoforte, e la macchina da presa si muove in un lentissimo giro della morte in verticale, come fosse la giostra di un luna park dell’ orrore.

Cinema horror italiano anni ’70, quello a basso costo, generato dall’ arte di arrangiarsi e da un’ inventiva eccezionale obbligata a scontrarsi con evidenti problemi di budget, sceneggiature non sempre all’ altezza, attori mediocri. La Nicolodi, bravissima quando deve strillare terrorizzata e schiacciata contro un muro, lo è molto meno nelle sequenze più rilassate. Il bambino, David Colin Jr. è spesso improponibile, specialmente quando deve fare le faccette cattive e possedute, mentre Steiner è più uno stoccafisso di contorno che un personaggio vero e proprio. Alcuni dialoghi sono al di là del bene e del male (“mamma, devo ucciderti”) e la storia soffre di lungaggini, momenti di stasi inutili che sembrano messi lì solo per allungare un minutaggio che è già breve di suo. Ma anche queste sono considerazioni oziose e lasciano il tempo che trovano, di fronte alla potenza di alcune immagini, e alla bravura fuori del comune di Bava di generare attimi di terrore profondo partendo dal nulla.

La Nicolodi violentata dallo spettro del marito nel sonno, quel famosissimo effetto dei capelli che si sollevano, realizzato tramite un letto girevole, è una scena che da sola vale tutto il film. E da quel momento partono dieci minuti finali insostenibili ed estenuanti, in cui il talento cristallino di Bava straccia senza colpo ferire metà della filmografia di genere (e non) italiana (e non) del periodo. Un’ inquadratura mi è rimasta così impressa che ancora adesso, a ripensarci, mi guardo alle spalle mentre scrivo: Dora nel corridoio, Marco che le va incontro e lei che lo prende in braccio. Per un istante, brevissimo e atroce, il bambino diventa il cadavere del marito. Non c’è sbalzo di volume, non c’è rumore forte, è solo un’ inquadratura, appunto, che ci attraversa per una frazione di secondo la retina, con un trucco ottico quasi dozzinale nella sua semplicità. Bava non si serve nemmeno della musica per annunciare allo spettatore che sta per mettergli paura. Lui lo fa con la regia, lo fa a tradimento, lo fa con una naturalezza e un mestiere che sarebbero da studiare nei secoli dei secoli. E se questo non vi scuote neanche un po’ siete capitati nel lato sbagliato della blogosfera.

Come quasi ogni film di Bava, specialmente quelli di fine carriera, anche Shock è un racconto di mezzanotte velato di malinconia spettrale. Mai consolatorio, sempre beffardo e in bilico sulla linea sottile dell’ ironia più macabra e disillusa, Bava conclude Shock con un colpo di coda eccezionale, realizzando quello che forse uno dei finali più belli della storia del cinema horror, detto senza paura di essere presa a pernacchie e con cipiglio fiero. Anche lì, si tratta di una sola inquadratura in cui convivono tragedia, tenerezza, infantilismo e il solito sguardo cinico ma estremamente umano che Bava aveva sul mondo. E rendere tutto questo in pochi secondi, avendo a disposizione solo un bambino, un giardinetto e un tavolo da tè, è cosa permessa unicamente a un vero Maestro.

33 commenti

  1. Non ci credo! Sono il primo a commentare. 🙂
    Bava (e non solo lui) negli ultimi anni fu costretto a subire la concorrenza di Argento…e sai benissimo che in Italia prima c’innamoriamo di un personaggio e poi lo distruggiamo (parlo sempre di Argento).
    Come sempre la critica nostrana non vede a un palmo dal naso.
    Sulla Nicolodi, mi è sempre sembrata sopravvalutata…anche se a differenza della figlia, almeno un poco sa recitare.

    1. Sì, qui da noi si va avanti a profeti 😀
      e ci piace assai quando possiamo trascinarli nella polvere. Io almeno, da non argentiana, sono coerente 😀
      Sì, la Nicolodi non è mai stat una grande attrice. Sapeva strillare, però, e sapeva fingersi terrorizzata.
      Certo, distante anni luce dalla figlia

  2. la piccola premessa è che capisco poco di horror e quindi lo stremizi-lo spavento nel linguaggio vichingo -brianzolo-mi viene anche per cose che agli esperti fanno ridere,(ad esempio il finale di the fury con l’esplosione di cassavetes mi terrorizza ancora oggi,che inzomma si vede che è un manichino),per cui a me Schock è piaciuto anche a livello di storia e sceneggiatura.
    Perchè lo vedo come l’ultimo atto di un uomo malato,uno struggente addio.
    Poi lassa perdè darietto mio,che all’epeca era uno bravo-merito anche di direttori della fotografia,montatori,musicisti-se no ti rammento la sconfitta con la lazio-per ben due volte avete perso il derby!^_^

    ps:per me l’unico film non riuscito di Bava è Roy Colt e Winchester Jack.Mentre tra i meno conosciuti prediligo Il nastro rosso della follia

    1. Darietto tuo all’ epoca era un grandissimo.
      Ma ha appreso ogni cosa da Bava, questo è evidente, no?
      E sì, Shock è un addio e un testamento, solo che, poveraccio, anche nel suo testamento ha dovuto combattere con ristrettezze di ogni tipo e con vari espedienti da illusionista per allungare il brodo.
      Anche a me piace tanto il rosso segno della follia…ma sono fissata di brutto con operazione paura, che solo il titolo mi fa morire

  3. Operazione paura piace moltissimo anche a me:la sequenza del protagonista che insegue sè stesso è delirio puro!Un grande film,ma Bava ci ha abituato benissimo.Certo che Argento è un suo allievo,che poi se ripenso agli anni d’oro..Ricordo male o la Nicoldi ha recitato anche in Fuga dal Bronx con il mitico Stallone de noantri Mark Gregory?

    1. No, non mi pare ci fosse lei, però potrei sbagliarmi che non lo rivedo da mezzo secolo (sì, sono tanto vecchia e avvizzita, come la nicolodi ne la terza madre, versione casper)

      1. la nicoldi in la terza madre,anzi :la terza madre..Giuro che una tortura così mortificante non l’ho mai subita.Nemmeno in 35 anni di tifo neroazzurro eh?
        Però rammentiamola anche in quel capolavoro della bruttezza che è Paganini Horror!

        ps:l’avranno già citato altri commentatori:ma che filmone meraviglioso è Semaforo rosso o cani arrabbiati del Marione Nazionale?Che cattiveria ,che cinismo!^_^

  4. ^^
    La Nicolodi mi ricorda qualcuno in questo momento… *mumble mumble*
    Film che non ho visto, ovviamente. Perché non sono cresciuto col cinema e poi ci sono altre cose… tipo l’arte concettuale e la musica, Un giorno te ne parlerò. Lo recupero, che dici? Se non altro per vedere il pionierismo della regia, le soluzioni fotografiche che oggi ce le sognamo la notte e le facciamo restare lì, nel sogno, neanche fossero estensioni di Freddy.

    😉

    1. Ma lo sai che pure a me, ieri, mentre guardavo il film, l’ attrice ricordava qualcuno? Non O,,o però…
      Ma sì, recuperarlo Marietto che comunque in quanto ad arte concettuale e musica non aveva nulla da invidiare a nessuno 😀 e certe soluzioni fotografiche (se trovi una versione decente, perché in alcune è quasi invisibile il lavoro fatto da Bava alla fotografia) ancora adesso fanno sognare davvero.

      1. No, infatti non mi riferivo a o,,O. Devo ancora focalizzare, mi è familiare… *mumble mumble*

  5. moretta1987 · · Rispondi

    Inutile dirti che concordo con te al 100%, Shock è tutt’altro che un film minore di Bava e il finale è uno dei miei preferiti in assoluto.

    1. Sì, ho letto giusto poco fa la tua recensione sul vecchio blog! 😀

  6. Sul talento di Bava concordo in pieno ! Se non sbaglio questo film non era stato saccheggiato in un numero di Dylan Dog (il 30 “La casa infestata”) assieme a “Shining” e “Poltergeist” ?

    1. Sì, venne plagiato da più parti. Mitico il numero 30 di Dylan Dog quando era ancora Dylan Dog, un omaggio bellissimo.
      Ma secondo me lo hanno copiat…ehm…omaggiato anche in quella vaccata con la Kidman, qualcosa come Io sono Sean…

  7. Devo assolutamente recuperarlo, eh sì! Come dici? È la frase tipica con cui commento di solito? 🙂 Sì, è vero. 😄

    Ciao,
    Gianluca

    1. Sì, sta diventando un mantra!
      A te che piace il Giallo all’ italiana e so che apprezzi Bava (ho letto la tua analisi de La ragazza che sapeva troppo), piacerà sicuramente!

  8. Bello, bello, bello! E tu brava, ma qui rasentiamo l’ovvio. Però sono ubriaco, ci sta.

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Considerare che possa esistere un Bava minore sembra già di per sè una contraddizione in termini, anche se ci si riferisse soltanto a Shock, che mi sono rivisto in dvd qualche tempo fa e apprezzato per l’ennesima volta (e per l’ennesima volta non ho capito dove cazzo fosse l’imitazione del giallo argentiano, quando nemmeno nel personalissimo modo di condurre il gioco sotto il versante soprannaturale si trovano chissà quali tracce argentiane)…concordo in toto con l’ottima analisi che ne hai fatto nonchè con la bellissima definizione di “racconto di mezzanotte velato di malinconia spettrale” e l’altro livello di malinconia che prende me come spettatore deriva tutt’al più dal veder trasparire in Shock come negli ultimissimi anni di vita dovesse già lottare con la mancanza di riconoscenza nei suoi confronti, nonostante -da Maestro quale era- dimostrasse di riuscire ancora a volare alto con i pochi mezzi che aveva a disposizione. La violenza “spettrale” sulla Nicolodi, la mano putrefatta che si avvicina nel sonno, il ragazzino che diventa all’improvviso il marito morto (scena rifatta a mo’ di affettuoso omaggio dal figlio Lamberto in Ghost Son con Laura Harring e John Hannah) o anche la semplice altalena che si muove da sola fanno ancora paura nel senso più vero del termine (e questa paura soprannaturale era resa in modo efficace anche nella Venere d’Ille) così come capita ancora oggi con Operazione Paura e I Tre Volti della Paura (La Goccia d’Acqua per me è terrore allo stato puro), tanto per intenderci …vero è che gli attori qui danno una prova discontinua, lo stesso Steiner che in altri film trovo molto efficace nelle sue caratterizzazioni “negative” è relegato a fare il tappabuchi qua e là (peccato che abbia deciso a suo tempo di fare l’agente immobiliare in California abbandonando completamente il cinema).
    Di Bava mi era piaciuta molto anche la sua escursione nella scifi con Terrore nello Spazio, e come devo aver già detto da qualche parte mi dispiace che non abbia vissuto abbastanza per poter realizzare I Cavalieri delle Stelle…

    1. Che poi la mancanza di riconoscenza è una cosa contro cui ha lottato tutta la vita, Mario Bava, almeno qui da noi. Dovendo fare i conti con una critica miope e assolutamente incapace di capire chi avesse di fronte. E alla fine sono riusciti a mortificarlo in tutti i modi possibili, arrivando addirittura ad accusarlo di aver copiato Argento.
      Quella di Bava è davvero una storia allucinante, una di quelle sviste gigantesche che poteva capitare solo in Italia, che si sa, col cinema ci ha litigato.
      Da Terrore nello Spazio ha addirittura preso spunto Scott per il suo Alien.
      Sì, prende parecchia malinconia a pensarci

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Già…e a proposito della sua ironia e dei suoi colpi di coda mi piace ricordare il modo in cui conclude proprio I Tre Volti della Paura, quando Boris Karloff/Wurdalak a “cavallo” circondato dai tecnici in corsa si accomiata (sognatemi, diventeremo amici!) dal pubblico che finalmente la paura potrebbe anche metterla da parte perchè tanto è solo un film, lo vedono (lo vediamo) il set, no? Ma naturalmente Bava lo si doveva considerare a ogni costo “solo” regista di B-movie quindi questo non poteva essere considerato un finale metacinematografico di alto livello, ma dai…del resto qualcuno ha sarcasticamente detto “chi sa fare fà, chi non sa fare insegna e chi non sa fare nè insegnare fa il fottuto critico” e mi sembra che all’interno di questa frase sappiamo bene a quale estremo piazzare Mario Bava, lasciando invece l’altro alla cosiddetta critica (capace di confondere maestri e allievi, che magari hai creato lo slasher a tutti gli effetti -oltre a essere il “padre” dell’horror gotico italiano e aver trattato il thriller dandogli certe regole un po’ prima di Argento, tanto per fare alcuni esempi- ma qualche brillantone arriva a dirti, con ammirevole sprezzo della logica, che hai copiato da chi è venuto DOPO di te come in questo caso)…all’estero, come da prassi, il suo valore l’hanno capito al volo, ma a noi si sa che invece piace tenere i piedi per terra, “aborriamo” il volo e al limite poi si rivaluta con la stessa insopportabile spocchia usata fino al giorno prima per stroncare senza ritegno 😦

        1. Sì, perché poi anche la rivalutazione postuma suona molto come un gesto di accondiscendenza. Ed è irritante, perché adesso a parlare di cinema di serie B ci si sente strafighi e intellettuali, mentre all’ epoca era un ghetto malfamato, dove non si stava affatto comodi. E Bava in quel ghetto ci ha passato la vita e anzi, ci è pure morto.
          Ma almeno, all’ epoca, certi film si facevano. Oggi che tutti si riempiono la bocca col cinema bis, neanche si fanno più

          1. hai assolutamente ragione,poi io sclero per colpa di sti fighetti che straparlano di cinemabis che fa figo e butta il bambino con l’acqua sporca.Invece i Bava erano grandissimi autori,che hanno creato uno stile e un’idea di fare cinema assolutamente importante.Insomma è un maestro da mettere tra gli altri maestri

  10. Mi ritengo un appassionato di Bava e credo che Shock sia uno dei suoi migliori film.
    Se si riesce ad andare oltre certe ingenuità narrative, rimane un horror molto moderno e audace. Ho sempre pensato che il rapporto morboso che viene a crearsi tra Marco e sua madre fosse qualcosa di veramente forte per un film di quegli anni, insomma non proprio la solita storiella del ragazzino indemoniato.
    La parte artigianale del film è come al solito geniale, i registi di oggi (compreso il succitato Argento) hanno a disposizione budget enormi in confronto a gente come Bava eppure riescono a realizzare delle autentiche porcherie.
    Ma poi come si fa a dire che Bava ha rifatto Argento ? Casomai è sempre accaduto il contrario.
    I gialli ? Basta guardare quel capolavoro di Sei donne per l’assassino, uno dei miei film preferiti in assoluto.
    Il celeberrimo Suspiria ? Stilisticamente il debito nei confronti degli horror gotici di Bava è evidente. E poi un film come Inferno senza il contributo tecnico di Bava sarebbe stato altrettanto riuscito ? Non credo proprio.
    Senza nulla togliere all’Argento degli anni d’oro eh, però certe affermazioni fanno un pò sorridere, stiamo parlando di uno che campa di rendita dagli anni ’70 e che infatti adess sta attraversando una pessima terza età cinematografica.

    Bella recensione comunque, mi hai ricordato che non lo rivedo da un paio d’anni.

    1. Sì, è un horror estremamente audace, soprattutto per come descrive il rapporto tra madre e figlio. Roba che oggi se ci provi ti fanno arrestare dalla polizia vaticana.
      No, figurati se tolgo qualcosa all’ Argento degli anni d’oro. Pur non essendo argentiana, ha fatto cose straordinarie e meravigliose. Però dire che Bava lo ha copiato è un bestemmione con tanto di rutto allegato

  11. CATTIVA NOTIZIA IN ARRIVO!
    L’impero maligno dei remake ha messo le mani su un altro classico della nostra spensieratà gioventù:robocop!

    ecco l’articolo
    http://it.cinema.yahoo.com/foto/nuovo-robocop-joel-kinnaman-slideshow/robocop-photo-1331035263.html?nc

    1. Lo sapevo, ah, se lo sapevo…ma pagheranno caro e pagheranno tutto, un giorno, quando domineremo il mondo

      1. Passano gli anni,ma pagheranno caro pagheranno tutto rimane il mio slogan preferito!^_^
        povero robocop

  12. non posso aggiungere altro a quanto già detto.
    mi limito solo a ribadire che Schock è un signor film e Bava era un genio. Ebbasta!

    1. Ebbasta sì!
      Bava uber alles!

  13. Helldorado · · Rispondi

    Scoprii Bava e ‘sto film non ricordo su quale Almanacco della Paura Dylandoghiano, li recuperai man mano tutti i suoi film. E al diavolo le critiche gne gne gne…c’avevamo un genio in casa e nessuno se n’è accorto in tempo…

    1. E’ vero, lo speciale Mario Bava su l’ Almanacco! Io avevo anche ritagliato la foto della locandina di Shock e me l’ ero appesa in camera 😀

  14. San Bava da Sanremo!!!
    Sogno il giorno in cui verranno restaurate le pellicole (prima quelle horror…) e le potremo rivedere al cinema.

    1. Non accadrà mai, ma ogni tanto lo sogno anche io 😀

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