1991: Popcorn

Regia – Mark Herrier

“Without memory, there can be no retribution”

Oggi, a giocherellare a palla col metacinema son buoni tutti. Anzi, pare che se non metti la giusta citazioncina cinefila almeno al minuto 15 del tuo horror nessuno avrà mai la decenza di considerarti. Nei primi anni ’90 non era così. Ci voleva una certa dose di inventiva e di coraggio per mettersi a fare il cinema nel cinema con la serie B, in maniera consapevole poi, e predeterminata. Scream non era ancora neanche nella mente di Williamson, il New Nightmare di Craven era solo una sceneggiatura che ammuffiva in un cassetto perché considerata troppo difficile da comprendere per il pubblico medio dei film dell’ orrore, mentre postmoderno era una categoria usata dagli intellettuali. Figuriamoci quanto successo si poteva sperare di avere con una sceneggiatura che giocava in maniera raffinata con un tipo di horror che non era lo slasher, ma quello delle scalcinate e rocambolesche produzioni di William Castle, o quello di derivazione fantascientifica a base di insetti giganti e mostri nucleari.

Popcorn è un film che non conosce nessuno. Forse anche a ragione: gli manca l’ intelligenza di uno Scream, alterna intuizioni formidabili a ingenuità tipiche della sua epoca di appartenenza, non può esibire una recitazione formidabile (Dee Wallace a parte), né una regia all’ altezza di quella, elegantissima e studiata nei dettagli, di Craven. Eppure detiene uno strano primato, quello di aver trascinato l’ horror tra i sedili imbottiti di una sala cinematografica, di averlo fatto uscire da un proiettore e di averlo portato davanti allo schermo bianco di un cinema di mezzanotte, durante una rassegna dedicata, appunto, a tre film di serie B, messa in piedi da un gruppo di studenti di cinema per finanziare il loro corso, considerato da sfigati. Perché a quei tempi, essere cinematografari era una specie di suicidio sociale. I ragazzi riempiono la sala di trucchi dozzinali: apparecchi per una lieve scossa elettrica posti sotto i sedili, un vespone comandato a distanza che deve volare sul pubblico nel bel mezzo della proiezione di Mosquito in 3d, fialette puzzolenti con cui appestare gli spettatori durante il monster movie giapponese The Stench, presentato nel celeberrimo Aroma-rama. Si travestono da grotteschi anfitrioni che sembrano usciti da Tales from the Crypt, e si preparano così a quel grandioso rito collettivo che è la fruizione di un horror in un cinema gremito di ragazzini urlanti. Ma trovano, in un magazzino del cinema che hanno affittato per l’ occasione (dal nome evocativo di Dreamland), una vecchia pellicola. Si tratta di The Possessor, opera prima e unica del regista maledetto Lanyard Gates. Si narra che quindici anni prima, Gates avesse proiettato il suo film incompiuto e ne avesse messo in scena la fine dal vivo, uccidendo tutta la sua famiglia e dando fuoco alla sala. Il suo cadavere non è mai stato ritrovato. Forse si aggira ancora da quelle parti, e questa volta, ha intenzione di portare a termine anche l’ ultima scena.

La produzione di Popcorn è stata lunga e travagliata. Il regista scelto Alan Ormsby viene sostituito dopo poche settimane di riprese, insieme all’ attrice protagonista. Al suo posto, chiamano Herrier, piuttosto noto come attore (forse qualcuno se lo ricorda in Porky’s), ma di cui Popcorn resta l’ unica esperienza dietro la macchina da presa. Quando il film esce, copre alla grande il budget utilizzato, ma scivola presto nel dimenticatoio. Solo nel febbraio del 2011 viene annunciata la sua release in dvd. Nel frattempo, Popcorn diventa una specie di cult invisibile, uno di quei film che in pochissimi possono dire di aver visto, ma che molti citano quando vogliono attribuire a Scream e alla sua progenie l’ origine di tutti i mali del mondo. Già, perché Scream, in fondo, non è che fosse così originale, hai presente Popcorn? Ecco, devi per forza vederlo, stava troooppo avanti. Se poi a questa considerazione, ci aggiungete anche una piccola postilla in cui elogiate Demoni, il successo è assicurato. In realtà il discorso è più complesso. L’ ironia di Popcorn non è la stessa usata dalla premiata ditta Williamson & Craven, è più grossolana, meno cinefila, meno da iniziati. La nostalgia per il cinema del terrore di cartapesta, la stessa presente nel bellissimo Matinee di Joe Dante, e per le rudimentali forme di illusionismo da avanspettacolo che a cavallo tra i ’50 e i ’60 rendevano ogni proiezione un piccolo circo a sé stante, non permette ancora quel distacco e quel senso di superiorità nei confronti della materia trattata che sarebbe diventato il marchio di fabbrica della generazione post Scream. Si è ancora in una fase rudimentale della riflessione sul genere e i suoi meccanismi. Popcorn cita, ma non rielabora, si limita a guardare al passato e a ricrearlo, senza però attuare quel gioco di specchi del tutto cerebrale tra realtà e finzione che Craven mette in scena con disinvoltura, forse perché affatto coinvolto nell’ affettuosa rievocazione di un cinema che ha cessato di esistere.

Eppure l’ influenza di Popcorn è evidente in moltissime sequenze della saga di Ghostface. A partire dal folgorante incipit del secondo capitolo, quello ambientato in un cinema e in cui un omicidio vero viene scambiato dal pubblico per una trovata pubblicitaria. Anche la struttura di Popcorn è quella dello slasher adolescenziale, seppur con tentazioni soprannaturali che rimandano a Nightmare, tanto per sottolineare il solito sistema di debiti, crediti e scambi che da sempre è parte integrante del cinema di serie B. Ed è evidente che Williamson abbia pescato a piene mani dall’ idea alla base di Popcorn, quella del film come fonte di ispirazione per una serie di omicidi. Manca però, in Williamson, la nozione di opera maledetta da cui scaturisce la follia del killer, manca la dimensione onirica in cui la protagonista sogna proprio l’ opera maledetta per poi rendersi conto di averne fatto, sebbene in maniera inconsapevole, parte. Soprattutto, in Popcorn non esiste alcuna pretesa di rifondare un genere. L’ operazione è nostalgica e sentimentale ed è riferita più al cinema come luogo magico che ai singoli film. E’ la sala, è lo schermo, sono i trucchi e le maschere, è l’ odore dei popcorn (appunto) e il brillare dell’ insegna luminosa che promette un divertimento spettacolare che spesso restava sulla carta. Gli spettatori, davanti ai film proiettati durante la rassegna, ridono, fanno battute, prendono in giro i personaggi. Non sono lì per spaventarsi, sono lì per rivivere, con decenni di ritardo, un momento di delirio collettivo, un’ evasione posticcia e momentanea dalla realtà quotidiana. E’ questo il cinema, in Popcorn, questo e niente altro.

Il folle assassino è tale in quanto ha subito da bambino la tragicità di un sogno che si è incarnato in una orribile realtà e, sfigurato nel corpo e nell’ anima, vuole restituire alla finzione ciò che le spetta, nella speranza che seguendo il copione prestabilito, ogni cosa ritorni al suo posto. Perché alla fine con il cinema si può scherzare solo fino a un certo punto, il cinema ti può far impazzire e ti può distruggere. E dalla farsa della prima parte del film, si passa a un cupo dramma messo in scena con tinte psichedeliche e visionarie.

A distanza di più di vent’ anni, che cosa resta? Un prodotto involuto e bizzarro, sicuramente appassionato e pieno di spunti destinati a diventare, in epoche recenti, cliché. Persino il Cigarette Burns di Carpenter deve qualcosa a Popcorn, fatte le debite proporzioni. Ma forse è il destino di alcuni film, quello di restare per sempre sepolti nell’ oblio, diventare materia di aneddoti e leggende e di essere usati come armi contro film più famosi di loro che gli hanno usurpato il trono. Sempre senza essere mai stati visti.

25 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    Il titolo non l’ha aiutato molto, men che meno quella locandina, diciamocelo! 😀 Post come sempre inappuntabile…

    1. Poveraccio…erano i primi anni ’90…insomma, il brutto eretto a sistema 😀
      Grazie Max!!!

  2. La copertina non mi sembra poi così male, ecco forse ricorda troppo le pellicole anni ’20. Detto questo,
    ma quanto sono importanti film come POP CORN per lo sviluppo del genere?

    1. Fondamentali. Sono quei film che danno una spinta propulsiva al genere tutto e poi spariscono. Ma va anche bene così, di solito non sono neanche i film migliori, solo che ogni tanto è giusto riconoscergli il loro ruolo.

  3. i nerd del cinema bis e le loro citazioni,si dai sono pur sempre della grande famiglia degli Occhialuti.
    Film che non conoscevo assolutamente,lo segno sembra interessante

    1. Se lo trovi! In bocca al lupo. Non esiste uno straccio di sottotitolo neanche a pagarlo, purtroppo.
      comunque sì, è un horror abbastanza occhialuto! 😀

  4. Questo non lo conoscevo ! Fortuna che c’è il tuo blog…

    1. Ma grazie *___*
      come dico sempre, si fa quel che si può. Solo che non è per nulla facile da reperire, anche se è in arrivo una release in dvd, per aprile.

  5. Devo ancora vederlo,ne avevo sentito parlare ma non mi sono mai attivato per recuperarlo…

    1. E’ per completisti ossessivo compulsivi come me 😀

  6. Fai benissimo a scegliere i “film invisibili”. Del resto non si vive di soli capolavori e sopratutto è nell’oblio che si trovano i principi fondanti di pellicole più famose, come hai cercato di sottolineare – riuscendoci, eh – nella tua analisi comparata con gli altri film che sono maggiormente legati a questa pellicola. 😉

    E io, sconsolato perché il tempo libero non basta mai, segno nella lista…

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca *O*
      Certi film hanno un valore che è a prescindere dalla loro reale riuscita. Sono quelli che gettano il seme e da lì si sviluppano le cose migliori. Io credo che Scream sia un capolavoro, ma senza Popcorn non credo sarebbe mai esistito. 😉

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Ecco, di Popcorn conoscevo giusto la locandina giusto perchè mi era capitato di vederla in rete e pochissimo altro, non sapevo nemmeno che “Billy McCarthy” Herrier l’avesse diretto nè tantomeno che fosse stato chiamato a sostituire Alan Ormsby…che nostalgia la metacinematografica rievocazione di Castle, le poltrone “elettriche” che all’epoca simulavano l’attacco del Tingler in sala e tutto il resto (che ricordo affettuosamente riprodotto in Matinee), cose che non meritano di rimanere sepolte nell’oblio assieme ai film che ne contengono la memoria (e che hanno fatto da battistrada ai loro blasonati discendenti), ma anche per loro esistono possibilità di salvezza e sono le tue recensioni che ci spingono a riscoprirli 😉
    P.S. Questa volta il titolo non l’avrei azzeccato neanche per sbaglio, pensa che per il ’91 avevo in mente Craven con La Casa Nera…

    1. E’ che Craven è prenotato per un altro anno e mi sono ripromessa di non parlare mai dello stesso regista. Mi sto facendo del male con le mie stesse mani 😀 😀 😀

  8. A Spartaca, frena n’po’, nun riesco a starte dietro!! 😀

    1. E mo’ che ho fatto??
      😀

      1. Pubblichi molto, ancora sono a tre post fa! 😀 Oppure succede solo nella mia dimensione parallela!

        1. cerco di pubblicare qualcosa ogni giorno, se ci riesco. mi tengo in esercizio 😀 😀

          1. Eh, vedo, stai diventando una professionista metodica!

          2. Professionista è una parola enorme.
            Metodica sì, quella è deformazione di mestiere 😀 😀

  9. SEgnato pure questo ! Trovarlo non sarà difficile, il difficile sarà trovare i subbi !!

    Grazie !!

    1. I subbi sono impossibili…a meno che tu non sappia a menadito il polacco 😀 😀
      Però è molto facile da comprendere anche senza!

  10. Un film che non ho visto…grazie!!!

    1. L’ ho visto io e l’ altro matto con cui condivido la stanza dalle pareti imbottite. Il mio amico immaginario.

  11. Alessandro · · Rispondi

    Finalmente anch’io ho visto questa perla! Il film si trova sul mulo con l’audio in italiano- inglese evidentemente abbiamo goduto di una versione video negli anni 90 e non lo sapevamo!! Peccato x il finale mi ha lasciato un po’ con la bocca asciutta ma merita la visione senz’altro ;fonte d’ispirazione x tanti film successivi!!!

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