1981: The Burning

Regia – Tony Maylam

Right now, he’s out there. Watching, waiting. Don’t look; he’ll see you. Don’t move; he’ll hear you. Don’t breathe; you’re dead!”

Prima o poi lo sapevate che vi sarebbe toccato in sorte The Burning, misconosciuto gioiellino dello slasher inedito in Italia. E’ quasi impossibile, infatti, scrivere una storia semiseria dell’ horror lasciando fuori un sottogenere come lo slasher che, con tutti i suoi limiti, è forse quello più immediatamente riconoscibile, l’ unico che abbia delle regole molto precise, quello su cui non ci si può sbagliare se si viene presi dai raptus di voler sparare definizioni e categorie a tutti costi. E com’ è semplice, com’è schematico, come rifugge da qualsiasi complicazione e ti chiede soltanto di sederti, metterti comodo e goderti la mattanza. Forse.

No, state tranquilli, i sottotesti li eliminiamo a priori, parliamo di The Burning, un clone di Venerdì 13, un film girato con l’ unico scopo di sfruttare il successo del (poco) illustre predecessore ricalcandone l’ ambientazione e prelevando dal set di Crystal Lake il buon Savini, a colorare di rosso Camp Stonewater e i suoi allegri ospiti in piena tempesta ormonale. La neonata Miramax e i giovani fratelli Weinstein mettono a disposizione del regista Tony Maylam, al suo secondo film, un milione e mezzo di dollari di budget e una sceneggiatura scritta da Bob Weinstein in persona, mentre ad Harvey è attribuita l’ idea di fondo del film: la vendetta del custode di un campeggio, sfigurato dal fuoco dopo uno scherzo finito malissimo, ai danni di un gruppo di giovani in gita sul lago. Operazione commerciale fatta e finita, quindi, nessuna ambizione e nessuna velleità. Eppure non è tutto qui.

Di solito, in uno slasher, siamo tutti abituati a intuire con ore di anticipo gli sviluppi, sappiamo chi morirà e chi sopravviverà, c’ è sempre una final girl il cui ruolo si comprende sin dai primi minuti e, intorno a lei, un piccolo gruppo di personaggi che corrispondono a stereotipi precisi: il bullo, lo sfigato, quello sportivo, la ragazza disinvolta di turno, il bello che o schiatta salvando la final girl, oppure uccide il mostro per lei e alla fine tutti insieme a festeggiare con un’ orzata. Non è che The Burning rifugga da questo tipo di cliché, ma li sfrutta in maniera molto originale, confondendo le acque e depistando lo spettatore. Per prima cosa, The Burnig è un film profondamente corale che preferisce concentrarsi sul gruppo e le sue dinamiche interne, piuttosto che prelevare dal mucchio due o tre personaggi e lasciare gli altri sullo sfondo, con la semplice funzione di riempire il campo. Non esiste un protagonista in The Burning, e anzi, Maylam e Weinstein ci illudono che sia prima uno, poi l’ altro, poi un altro ancora, fino a quando non capiamo che al centro della scena c’è, appunto, il coro, gestito così bene da sembrare uno spaccato fedele di un’ adolescenza fatta di desideri sessuali repressi, emarginazione sociale, goffi tentativi di socializzare, e tenere storie d’amore che nascono dove non te lo aspetti e tra personaggi a cui non avresti dato una lira. Trovare queste sfumature in un prodotto che si basa sul solito meccanismo ammazza, nascondi il corpo, fai fuori il prossimo, è cosa abbastanza rara, persino nel decennio d’oro degli anni ’80. Individualmente, i ragazzini che si aggirano per il campeggio in The Burning, non sono niente di speciale, è il loro ritratto di gruppo che risulta differente, accurato, veritiero.

In questo modo, anche la successione delle morti diventa inaspettata, perché non è scontato che la ragazza che rifiuta il rapporto sessuale si salvi e il bullo non è per forza un insopportabile zotico che vogliamo solo veder morire male e con più dispendio di sangue e frattaglie possibile. E lo sfigato non è solo la vittima innocente delle angherie dei ragazzi più grandi e il bersaglio delle prese in giro delle fanciulle, è anche un guardone, ma non con le caratteristiche pseudo comiche che potrebbe avere un simile personaggio in uno slasher attuale. E’ un carattere che puzza di disperazione e solitudine. E credetemi, quando uno qualunque di loro (chi sopravvive e chi no, dovete scoprirlo da soli) cade sotto le forbici da giardino dell’ Uomo Nero di turno, dispiace. Dispiace anche se l’ Uomo Nero di turno ha ragione e la sua vendetta è sacrosanta.

Maylam ha anche il coraggio (coadiuvato da Savini) di andare molto più a fondo nella rappresentazione del sesso e della violenza rispetto a quanto fatto da Cunningham solo un anno prima. Creando una sorta di canone per gli slasher successivi, The Burning dispensa nudità senza pudore, descrive con un pizzico di ironia i tentativi maldestri di sesso tra adolescenti scegliendo però  un realismo che oggi costerebbe a un film analogo la qualifica di pornografico e l’ indignazione di qualche mamma troppo zelante, non si vergogna di mostrare quanto possa essere brutale la reazione a un rifiuto e, in tutto questo, non assume quell’ atteggiamento punitivo e reazionario che spesso è un vero e proprio marchio di fabbrica per ogni slasher che si rispetti.

Gli omicidi sono crudi, furiosi e spietati. La famosa (e infame) scena della zattera, una strage così repentina che ha l’ effetto shock di uno schiaffo in faccia, è rimasta giustamente nella storia. Savini si sbizzarrisce nel realizzare ferite e mutilazioni, mentre le forbici del killer squarciano gole e tagliano dita con una cattiveria selvaggia, priva della seppur minima traccia di umorismo che possa alleggerire in qualche modo la visione. E avviene in pieno giorno, sotto la luce accecante del sole estivo, sulla calma limpida e sonnacchiosa di un lago. Un massacro che accade in un secondo, nasce tra le risate e gli scherzi, e si chiude con una dissolvenza in rosso e con una goccia di sangue che dal braccio inerte del cadavere di una giovane donna, scivola nell’ acqua. Senza musica, solo urla, rumore di legno infilzato dalle lame delle forbici, pelle strappata e cinguettio di uccellini. E chi le gira più cose del genere?

Il make up con ustioni dell’ assassino è impressionante ancora oggi, soprattutto se si considera che Savini ebbe solo tre giorni di tempo per idearlo e realizzarlo, ed è visibile solo negli ultimi minuti del film, durante l’ inseguimento finale in una miniera abbandonata, in cui Maylam dimostra anche di saperci fare con la macchina da presa, infilandola nei pertugi più impensabili e imbastendo degli affascinanti e morbidi carrelli che seguono i superstiti lungo le gallerie della miniera. In più di un’ ora e mezza di minutaggio, sono riscontrabili un solo sbalzo di volume e una sola apparizione improvvisa, tanto per sottolineare, a rischio di risultare ormai pedante, quanto fosse diverso lo stile negli horror dei bei tempi che furono e quanto sia più efficace far emergere lentamente un coltello dal buio, piuttosto che sparare una vagonata di decibel nelle nostre povere orecchie, come unico espediente in grado di veicolare un riflesso condizionato che assomiglia vagamente alla paura.

Una colonna sonora molto particolare e intensa, sopra la media del genere, firmata da Rick Wakeman, e un cast di attori poco conosciuti piuttosto in gamba completano il quadro di uno slasher che meriterebbe un’ attenzione maggiore e che paga lo scotto di essere arrivato con un anno di ritardo rispetto a Venerdì 13. Peccato che The Burning superi il suo modello di almeno dieci lunghezze, dalla genesi dell’ assassino, alla gestione di spazi e tempi, alla resa grafica degli omicidi. Un piccolo classico che, a suo modo, ha segnato un’ epoca e un modo di fare cinema. Un posto in questo piccolo excursus gli spetta di diritto.

30 commenti

  1. Eh, che non lo segno? Segnato, segnato, anche perché me lo hai praticamente venduto già con le riflessioni sul gruppo e sulla quasi assenza di decibel improvvisi. 🙂
    E ormai non mi stupisce nemmeno più il fatto che i film del passato fossero meno pudici, visto che ora vige questa sorta di edulcorazione di tutto, dal sesso alla figura del cattivo. Poi sembra strano, agli “altri”, che ci rifugiamo nel vedere vecchi film, ma con questi presupposti è la unica soluzione possibile. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Eh già, anche il sesso adolescenziale negli slasher di oggi è patinato e del tutto fuori dalla realtà. Con quelle musiche cool e le pose plastiche dentro ai sacchi a pelo (come nel remake di venerdì 13). 😀 😀
      Questo è davvero un filmetto interessante, molto indicativo di tutto un periodo storico e cinematografico ben preciso. E poi la scena della zattera vale il film intero.
      *O*

  2. Helldorado · · Rispondi

    Tom Savini ti lovviamo!!!

    Questo non l’ho visto (non l’avresti mai detto eh? 😉 ) ma si recupera. A proposito di slasher, “Reazione a Catena” e Bava non ci arriverano sul “giorno”? 😀

    1. sì, sì, ci arriveranno 😀
      Bava di sicuro, Reazione a Catena ancora non so, perché di Bava per l’ excursus storico ho scelto un altro grazioso filmetto, ma magari Reazione lo tratto a parte 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        Di Bava ho visto quasi tutto, almeno potrei fare un commento di quelli belli! 😀

        “La Goccia d’Acqua” mi terrorizza ogni volta…

        1. Anche a me. Quell’ episodio è terrorizzante! mamma mia che paura…

  3. Ok , questo lo cerco ! (Ma quanto è bella poi la locandina che hai messo ?)

    1. Sì, di locandine ce ne sono tantissime, a seconda delle varie edizioni, ma quella è stupenda 😀

  4. me lo guarderò in inglese capendo meno del meno del meno della metà,ma è così presente questo film su codesto blog che alla fine come faccio a ignorarlo?Certo se fosse sottotitolato…
    Però a me venerdì 13 piace assai,ma proprio tutta la saga:jason è il mio bogeyman preferito,(anche se oggettivamente i film della serie sono davvero dozzinali e mediocri)

    1. No, no, è sottotitolato! tranquillo, lo trovi con estrema facilità completo di sottotitoli.
      Io con Giasone ho sempre avuto un piccolo problema, che lui mi fa troppa tenerezza, cocco de mamma sua, e non mi spaventa 😀

      1. Io e Jasone usciamo stasera e ci ubriachiamo.Io perchè Rhona lovva te e non me e lui perchè non si è ripreso dalla sciagurata versione di Nespier.Me lo diceva ieri sera.Insomma due bocconcini di sesso maschile in una seratà di ubriacatura molesta e bestemmie come se piovesse.
        Ecco,amo Jason per questo.sa tenerti compagnia!

        Ottimo lo vedo allora sto burning.Musiche ci Wakeman,cavoli ma il tastierista degli Yes??

  5. moretta1987 · · Rispondi

    Ne avevo sentito parlare per la prima volta alle elementari da un mio compagno di classe che (fortunello) riusciva a procurarsi i film in lingua originale.Per molto tempo la storia mi era rimasta in testa senza sapere da che film veniva.Ora grazie a te lo so e mi hai talmente incuriosito che penso proprio di recuperarmelo:-)

    1. Beato lui…io alle elementari stavo a stento coi vhs scalcinati a cui saltava in continuazione il tracking 😀
      Per molto tempo questo è stato un oggetto misterioso. Oggi è davvero semplice da recuperare 😉

  6. Madò… mai sentito nominare… e adesso comincia la caccia! 😉

    1. Guarda, su youtube c’è la famosa scena della zattera completa e incensurata. magari dai un’ occhiata a quella per farti un’ idea e se non ti infastidiscono gli spoiler.
      Io l’ho scoperto così anni fa ed è diventato il mio slasher preferito

      1. Mi basta la tua recensione per capire che vale la pena…

        che leccaculi… LOL

        1. No, è che avete paura di farmi incazzare 😀

  7. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Molto bello, avevo già anche la videocassetta inglese, uno dei famosi “video nasties” degli anni ’80, poi ricomprai anche il dvd…Lo conosci lo stupendo “Next of Kin”(’82) neozelandese con o.s.t. addirittura di Klaus Schulze…?
    Ma ci, sei…?

    1. no, il film neozelandese mi manca!
      Adesso provo a recuperarlo!

  8. Altro titolo che non ho visto, ma che risulta intrigante per la mirata recensione che ne hai fatto (e che spinge al recupero 😉 )…uno slasher che allo stesso tempo è qualcosa di più, stando al di fuori degli stereotipi tipici (che contribuiscono alla serialità di facile presa sul pubblico, e non sempre è un bene) del classico Venerdì 13, con la variante di un killer ben più uomo del quasi immortale -e mostro a tutti gli effetti, nonostante la sua origine umana- Jason. Il regista invece lo conosco, non è lo stesso Tony Maylam di Detective Stone?

    1. Sì, Giuseppe, è lui! Adesso però non ho idea di cosa stia combinando.
      The Burning te lo consiglio davvero. Sembra uno slasherino idiota come ce ne sono tanti, ma se si sta attendi ai dettagli, ti sorprende!

  9. “The Burning” è una bomba, per me è secondo solo a “Sleepaway Camp”

    1. Io lo preferisco addirittura a Sleepaway Camp, che ha dalla sua quel finale allucinante, ma per il resto mi sembra leggermente inferiore.

  10. E’ difficilissimo trovare un film in cui l’adolescenza sia trattata in maniera realistica. Temo che il confronto con la propria adolescenza sia una specie di tabù per ogni adulto tanto da preferire dimenticarla. Io, invece, adoro questo periodo della vita in cui cominci confusamente a renderti conto di cosa sia il mondo. Per cui, con questa recensione mi hai già convinto su questo film 😉
    Altra cosa, quoto completamente la tua affermazione “un riflesso condizionato che assomiglia vagamente alla paura”! Quanto è vero! La paura è qualcosa di molto più sottile ed insidioso dello spavento improvviso che ti fa balzare sulla sedia. E’ qualcosa di subdolo che ti rimane dentro per giorni e che non riesci a scacciare così facilmente. Ed è molto difficile, anzi, difficilissimo, riuscire a crearla in un film!

    1. che poi è il motivo per cui la stragrande maggioranza dei film dell’ orrore non riesce mai a restare impressa e a essere ricordata oltre i dieci minuti dall’ uscita dal cinema. Oltre lo spavento improvviso, non si riesce ad andare. E quindi ti dimentichi subito il film.
      Sull’ adolescenza: è ovvio che in uno slasher ci sia sempre un trattazione superficiale del tema, ma qui almeno è stato fatto il tentativo di essere realistici e va apprezzato. 😉

  11. tukulka · · Rispondi

    Ciao

    complimenti per il tuo blog e la recensione !! Lo vidi qualche anno fa insieme a “Sleepaway Camp”: due film che in qualche modo hanno apportato molto al genere Slasher.

    1. Ciao, benvenuto e grazie!
      Sì, The Burning e Sleepaway Camp rappresentano lo slasher, ne definiscono le caratteristiche e da loro non si può prescindere 😉

      1. tukulka · · Rispondi

        Esatto ! E’ uscito in questi anni un’interessante documentario sugli SLasher (Going To Pieces The Rise And Fall Of The Slasher Film se non sbaglio) dove ripercorrono i passi di questo genere , che tra pochi alti e molti bassi, cerca di sopravvivere ai tempi moderni.

        1. Sì, l’ ho visto, è un ottimo documentario. E’ certo che oggi è complicato per un genere come lo slasher sopravvivere, ma qualcosina di buono esce ancora. Come Laid To rest, per esempio

  12. Avercene di effettisti come Savini oggi… Fanculo la computer graphic!!!

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