Dark City

Regia – Alex Proyas (1998)

SONO PRESENTI SPOILER

La strana storia di questo film e del suo regista è la dimostrazione pratica di quanto il cinema sia un bastardo senza cuore, spietato e anche un po’ infame. Alex Proyas, australiano ma nato in Egitto da genitori greci, gira nel 1989 un interessante post apocalittico che gli attira addosso l’ attenzione di Hollywood. Se ne va pieno di belle speranze in America ed ecco l’ uragano Corvo (1994), cult generazionale segnato dalla tragica dipartita dell’ attore principale durante le riprese. Un incasso da capogiro, un fenomeno di massa, un mito ancora prima di uscire nelle sale. Carriera lanciata verso le stelle e oltre. Passano ben quattro anni e Proyas ha l’ occasione della vita servita su un piatto d’argento: 27 milioni di budget per un film di fantascienza che parla di controllo mentale, di ricordi innestati artificialmente e di un’ umanità resa schiava inconsapevole, costretta a vivere in un mondo che non è reale. E che ti combina il box office? Niente. Fiasco. Disastro. Ecatombe. Il buon Proyas se ne torna in Australia, con la coda tra le gambe, salvo rifarsi  vivo girando brutti thriller millenaristici con Nicolas Cage, che è come finire dritto dritto dentro una fogna a cielo aperto. In mezzo c’è la parentesi Io, Robot che vorrei aver tanto rimosso dalla memoria, tanto per restare in tema.

L’ anno dopo Dark City, arriva nei cinema Matrix. Solo che questa volta, al posto di un film cupo, riflessivo, volutamente retrò e dall’ atmosfera cinica come quella di un noir, abbiamo Laurence Fishburne che fa gli spiegoni pseudofilosofici pubblicizzando le duracell e tutti vanno in visibilio. Ah che figata quegli occhiali da sole e Neo che schiva i proiettili in pose plastiche, mentre la sceneggiatura frulla mezzo secolo di fantascienza nella sua versione bignami for dummies e la condisce anche con ettolitri di velleità messianiche da spaccare la faccia ai Wacosi così, tanto per passare un pomeriggio in allegria. Anche i fratellini Wacosi però hanno avuto la loro punizione dal karma, e speriamo che restino puniti a vita, per i danni che hanno causato all’ immaginario collettivo tutto.

Dark City non ha un’ ambientazione: la città del titolo potrebbe essere in qualunque momento storico e in ogni luogo imprecisato degli Stati Uniti. I personaggi si muovono tra diroccati musei del mare, squallidi alberghetti abitati da prostitute, stazioni di polizia che sembrano usciti da un romanzo di Chandler e fumosi locali dove Jennifer Connely canta a un vecchio microfono con la voce di un angelo. A questi interni decadenti e polverosi, Proyas alterna mastodontiche scenografie mosse da effetti speciali all’ avanguardia, che si spostano ogni volta che scocca la mezzanotte (ma potrebbe anche essere mezzogiorno) e deformano e ricostruiscono la città, dandole un volto nuovo. Un enorme orologio in un sotterraneo scandisce l’ attimo in cui ogni cosa si ferma, tutti si addormentano e la loro vita cambia.

Dark City è una visione: un sogno, o un incubo, in cui la nostra memoria coincide con la nostra anima, in cui una razza antica, dotata di una sola mente collettiva, cerca alla disperata di comprendere ciò che ci rende unici e ci costruisce un universo finto intorno, per carpire la nostra individualità e rubarcela. Uno zoo dove non sorge mai il sole, dove ti vengono imposti sentimenti mai provati, dove il tuo passato, quello vero, è cancellato per sempre, perduto chissà dove. E chissà se esiste la Terra, chissà se c’è qualcosa oltre quel canale, chissà se l’ Oceano non è che la pallida e sbiadita memoria di un qualcosa che non è mai stato e mai sarà. In Dark City puoi addormentarti comune cittadino e risvegliarti assassino, se loro decidono che così deve essere. In Dark City puoi amare qualcuno conosciuto pochi minuti prima, ché quell’ amore ti è stato innestato nel cervello, puoi essere convinto di fare lo stesso lavoro da 25 anni, mentre ti hanno messo lì da pochi secondi. E ti può capitare di svegliarti mentre la città dorme il suo sonno indotto e impazzire, oppure diventare l’ unico in grado di spezzare questa illusione.

Dark City è un mondo a parte: non si parla di realtà virtuale, ma di una costruzione reale e concreta, che galleggia nello spazio e da cui non si può fare ritorno. I creatori di questo mondo sono degli esseri a metà tra cenobiti e vampiri alla Nosferatu, gli Stranieri, osservatori e torturatori che ci considerano alla stregua di topi da laboratorio. Uno scenario davvero originale che si pone al confine tra la fantascienza più visionaria e il noir più disilluso. Proyas pone una creatività sfrenata e uno stile di regia svuotato dalle tentazioni videoclippare presenti ne Il Corvo, al servizio di una storia di ricerca e riscatto di un’ umanità perduta. E’ comprensibile che Dark City non abbia avuto successo, all’ epoca. Troppo poco consolatorie le conclusioni, anche con un lieto fine che lo è solo in apparenza, dato che dalla gigantesca prigione sospesa nell’ infinito non si evade. La si può solo cercare di modificare per renderla più vivibile e la consapevolezza di cosa sia davvero quella città resta appannaggio di un solo individuo, mentre gli altri continueranno a vivere di ricordi che non gli appartengono.

 Ed è questa riflessione sul concetto di memoria che rende Dark City un prodotto unico nel suo genere, un film che suscita una serie di domande, senza avere la pretesa di fornirci risposte rassicuranti, o la nostra salvezza globale a opera di un eletto che diventa una specie di prete volante. La massa indistinta di individui che abita la città buia non ha un passato, non ha quindi una formazione originale, ma ricreata a tavolino. Lo stesso protagonista John Murdock (Rufus Sewell) ha subito la cancellazione totale dei ricordi. Lo vediamo vagare, disorientato e confuso, alla ricerca di un qualcosa che possa aiutarlo a ricostruire la propria vita, e rendersi progressivamente conto che la sua vita non esiste. Ma se quello che crediamo essere il nostro substrato sociale, culturale e affettivo, è falso, cosa resta da salvare dell’ essere umano? Dov’è quel nucleo centrale, quel marchio unico che ci rende uomini?

Non si tratta quindi della contrapposizione manichea alla Matrix (appunto) tra uomo e macchina. Quello narrato da Dark City è un conflitto più sottile, tra personalità imposte e personalità reali, che però sono obbligate e sfumare l’ una nell’ altra e a compenetrarsi. Nel momento in cui a uno degli Stranieri (Mr Hand, interpretato da Richard O’ Brien) vengono impiantati i ricordi artificiali di Murdock, l’ alieno assume delle caratteristiche proprie e inconciliabili con la mente collettiva di cui fa parte. E se la memoria è il corrispettivo dell’ anima, gli abitanti della città ne sono privi.  Proyas cerca comunque di concludere il suo film all’ insegna della speranza e della luce: un’ esplosione luminosa dopo un’ ora e mezza di film girata tutta in notturna, in cui forse la salvezza si può trovare in una traccia flebile di affetto che resta attaccata addosso anche dopo che il ricordo del sentimento è stato spazzato via. Un’ impronta lasciata da un vissuto breve e dimenticato, ma che diventa la sola cosa a cui aggrapparsi, nel momento in cui si è da soli, con un mondo da ricostruire e una vita che comincia da zero.

 Dopo Segnali dal Futuro, Proyas è di nuovo rimasto fermo. La carriera di questo regista dalla visione così particolare e dalla fervida immaginazione procede da sempre a sbalzi. Dovrebbe essere in pre-produzione Paradise Lost, la versione cinematografica del poema di Milton, ma sembra che abbiano bloccato tutto per un budget troppo elevato. Spero tanto che il progetto vada in porto, potrebbe essere davvero l’ occasione giusta per scatenare il talento di Proyas, a patto che nessuno gli metta il guinzaglio. Proyas è un regista che andrebbe lasciato del tutto libero di sbizzarrirsi a suo piacimento. Però il cinema è cattivo, bastardo senza cuore e infame. O forse lo è il pubblico, che all’ epoca di Dark City voleva un altro Corvo, ma poi si è precipitato in massa a essere anestetizzato da Matrix. Strana, triste storia, quella di Alex Proyas.

Rece dedicata a Matteo.

87 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    L’ho visto!! Finalmente non devo aggiungere al listone 😀
    Ho idolatrato (e amo ancora oggi tanto da possere il pupazzone di Eric formato gigante) il Corvo come molti adolescenti degli anni’90 e vidi “Dark City” con il cuore colmo di speranza. Mi piacque assai mentre molti sputazzavano ed ignoravano la pellicola…
    Brava Lucy, la recensione giocata sul ontrasto con Matrix tira fuori a dovere il problema (però il primo è bello dai…)

    1. Helldorado · · Rispondi

      Aggiungo che odio il fatto che dopo Matrix tutti si sono messi a volteggiare e a rallentare dopo un combattimento…

      1. Su Matrix: io lo odio non perché sia un film veramente pessimo. Come prodotto di intrattenimento fa il suo e funziona, ci mancherebbe. Il problema è quello che ha significato, le velleità filosofiche da guru e messia che si porta dietro. Una specie di nuova religione che mi ha parecchio infastidito. Poi io sopporto a stento le cose cool.
        E, come dici tu, ha segnato, in negativo, anni e anni di cinema fantastico con gente che volteggiava a ralenty. 😀

        1. Helldorado · · Rispondi

          Sulla filosofia che mischia concetti accazzo come l’Eletto o Messia concetti Zen e quant’altro mi trovi d’accordo….insopportabilmente insopportabili. Quando ho sentito:”La proiezione mentale del tuo io digitale” ho riso fortissimo. Per ore. Per anni.

          1. Io rido ancora adesso 😀

          2. Helldorado · ·

            Non volevo fare la parte del pazzo ahahahahahaha(io digitale…ahahahahahahah!!!)

          3. L’ Io digitale AHAHAHAHAHAHAH! che coglione, l’ Io digitale ahahahah!

  2. Funkcesco · · Rispondi

    lasciamo perdere lammerda che si è portato dietro per anni (ma questo non è colpa sua) Matrix il primo Matrix, ammè è piaciuto e mi piace ancora

    1. No, ma non discuto possa piacere, per carità. A me non piace, non mi dice nulla e mi fa anche un po’ incazzare. Però come prodottino di intrattenimento fa ancora il suo, ci mancherebbe.
      Solo che oltre quello non va. Ci hanno voluto aggiungere cose che non c’erano e ammantarlo di significati che non ha

  3. L’avevo adorato, lo ammetto.
    Ma non essendo riuscita a registrarlo, all’epoca, e visto che, come dici tu purtroppo, il successo per questo film non è mai arrivato, è rimasto una meteora che ricordo poco e che dovrei recuperare.
    Sicuramente, non ammorbante come quella m**** di Matrix, che ho abbandonato al secondo, incomprensibile, noiosissimo, camurrìoso secondo capitolo.

    1. Sì, è stata una meteora che tra le altre cose, ha incassato meno del budget impiegato per girarla. Ed è un peccato.
      Mi piace la definizione camurrioso per Matrix 😀

      1. Anche a me, effettivamente, il primo era piaciuto, eh, non sto a nascondermi dietro un dito.
        Ma ricordo ancora, mi pare fosse Ron Perlman, che agli MTV Awards prendeva brutalmente in giro l’idiozia del demiurgo del secondo capitolo, sparando a caso paroloni come “ergo” e “vis-à-vis” davanti a un attonito Neo, una roba che mi aveva fatto morire dal ridere e che rendeva bene lo spirito di quel filmaccio!

        1. Sì, era il mio Ron. Madò quanto sono orrendi i seguiti di Matrix, quanto dolore insostenibile.
          E anche due palle, ora che ci penso 😀

  4. Visto al cinema, acquistato il dvd (pessima edizione by Cecchigori), attendo il bluray. Ottimo fanta-horror-trhiller-noir. L’idea di base (l’astronave sperduta nelle immensità dello spazio con equipaggio ignaro a bordo) penso sia stata mutuata dal romanzo “Universo” di Robert Heinlein; ma è giusto un piccolo nucleo narrativo su cui Proyas imbastisce un film suggestivo e complesso, come tu hai ottimamente approfondito. Grande Rufus con il suo occhio strabico, bella e brava Jennifer, ottimo Kiefer come novello Renfield (gli alieni sono un po’ dei vampiri della mente), brava pure tu.
    Ciao

    1. E’ vero, c’è qualcosa mutuato da Heinlein, però, come dici tu, mantiene una sua identità precisa, soprattutto nel mischiare noir e fantascienza, che è la cosa che ho più apprezzato (ri)vedendo il film.
      Grazie davvero 😉

  5. Splendida recensione per un splendido film.
    Mi è piaciuto molto, questo “noir fantascientifico”, pieno di atmosfere e idee originali e interessanti.
    Pur avendo amato il primo “Matrix”, sono molto deluso dal fatto, che il successo dei film dei Wacosi, hanno portato alla scomparsa/anonimato molti film di fantascienza belli e interessanti, usciti nello stesso anno o poco prima.
    Oltre a “Dark City”, i film colpiti dal “asso piglia tutto/Matrix”, sono stati per esempio “eXistenZ” e “Il tredicesimo piano”, è giusto che persone come me e come te, ricordino al mondo che ci sono questi film.
    Complimenti.

    1. Grazie!
      Nel cinema succede sempre. Arriva il film giusto, al momento giusto, e cannibalizza tutto. E’ successo con Matrix, e con decine di altri film, e succederà ancora. Poi certi prodotti finiscono nel dimenticatoio, ingiustamente. E noi possiamo solo ricordare che sono esistiti.

  6. Visto al cinema all’epoca della sua uscita. Mi piacque moltissimo. Le immagini del film mi sono rimaste in mente per giorni. Poi, non so come mai, l’ho dimenticato (che mi abbiano cancellato i ricordi? che stia vivendo una vita che non mi appartiene?). Adesso che me lo hai fatto tornare in mente voglio recuperarlo e riguardarlo per vedere se l’effetto che mi fece all’epoca resta inalterato o se è invecchiato, come tanti film del genere.

    1. Io l’ho rivisto un paio di giorni fa, per scrivere la rece e devo dire che è invecchiato bene. Sicuramente meglio di Matrix che invece è stato affossato dal tempo, almeno a mio modestissimo parere.
      Anche io lo vidi al cinema, poi comprai il vuaccaesse. Ma l’ edizione dvd italiana fa pietà.
      Rivedilo, così poi mi dici che ne pensi 😉

  7. E’ qualche giorno che mi parlano di questo film e trovarne una recensione come questa mi pare un segnale chiaro (leggi: vallo a vedere) anche se non condivido appieno la critica a Matrix. La prima parte del ciclo ha dei momenti interessanti sul piano dei messaggi che trasmette e alcune scelte grafiche mi sono letteralmente rimaste negli occhi. Vedo se lo trovo, di questi tempi non è semplicissimo.

    1. Sì, di questi tempi è complicato reperire i film, si soffre molto, infatti.
      Su Matrix, concordo sulle scelte grafiche, che, nel bene e nel male, hanno fatto scuola.
      Sui concetti ho qualche difficoltà. Mi sembra davvero un rimasticamento ridotto a riassuntino (fatto anche male) di decenni di sci-fi. Però forse l’ ho presa male io.

      1. Il citazionismo, anche pasticcione, c’è tutto. I concetti interessanti, a mio modo di vedere, sono questi: il velo di Maya (realtà versus apparenza), il concetto di libero arbitrio come scelta dirimente, menti semicoscienti che raggiungono l’autonomia (l’agente Smith), il superamento dei limiti di coscienza via upload / programmazione (es. Trinity impara a pilotare un AB212 per upload). Poi c’è moltissima fuffa, per non dire di peggio.

        1. Sì, quelli sono concetti interessanti di per sé, non perché li abbia inventati Matrix. Intendiamoci: a me dell’originalità o del primato su un’ idea interessa fino a un certo punto, solo che mi infastidisce la pretesa di aver inventato certe cose dal nulla, pretesa che Matrix possiede, si è posto così, come una specie di bibbia sci-fi. Mentre invece è “solo” un discreto film. Sempre a mio modo di vedere le cose, che è opinabile e contestabilissimo

          1. Le pretese mediatiche e pubblicitarie dei Wachowsky sono qualcosa di ridicolo. Le idee che citavo sono in parte antiche e altre risalgono ad esperimenti degli anni ’80 e inizio ’90 (upload conoscenze). I soldi spesso danno alla testa.

          2. I famosi dollah!

  8. moretta1987 · · Rispondi

    Questo devo ancora recuperarlo,me ne avevano parlato molto bene ma mi sono sempre scordato di guardarlo…

    1. Potrebbe piacerti, sul serio. E’ una piccola perla dimenticata. Quel cinema rimasto ai margini che però riserva sempre grosse soddisfazioni

  9. considerando il cinema di oggi in cui ai vari Nispel vengono affidati produzioni megamiliardarie, è uno scandalo che uno bravo come Proyas non abbia avuto che la metà delle possibilità che hanno avuto registi meno dotati di lui.
    E Dark City è un piccolo capolavoro.

    1. Proyas infatti è davvero un caso strano. Però Hollywood non perdona: esisti nella misura in cui incassi, specialmente nel cinema di genere. E allora il fiasco di Dark City gli ha reso difficile la carriera.
      E’ un vero peccato: speriamo che gli facciano fare Paradiso Perduto

  10. Grande ! Hai pescato un filmone ! Lo vidi in televisione una sera e ne rimasi colpito. (Per i motivi che hai sapientemente spiegato) Matrix mi piace ma ,come hai notato, spiega con mille pistolotti psuedo – filosofici idee che altri film riescon oesprimere im modo più diretto… (L’ambientazione noir di “Dark city” è un capolavoro di scenografia ! Da ricordare assiema alle città di “Metropolis”, “Batman” di Burton e “Blade Runner”.)

    1. Vero: una scenografia straordinaria, molto paragonabile a metropolis. La sua triste storia è un altro mistero del cinema…

  11. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Non per voler fare per forza il troppo “tranchànt”, ma quando lo vidi all’epoca nel 1997, mi era anche mezzo piaciuto, seppur fra pesantezze e laschezze di ritmo e di elasticità narrativa che avrebbero spezzato un bue, ma adesso che lo perimetro ben meglio, come tutto il cinema (poco) di Proyas, è un mezzo pacco, solamente confezione e nient’altro, tra l’altro ben presto sorpassata anche come resa concettuale e stilistica, dai Wachowski Bros., per dire il primo nome più attinente ad una certa intenzione filmica e di resa espressiva. Certo,la Connelly come sempre basta e avanza per riempire lo schermo e donare di senso ogni immagine, con la sua “astonishing beauty”.

    1. Non lo so Napoleone. Non la penso così e non ci vedo nessuna lentezza e nessuna mancanza di elasticità narrativa. Forse l’ unico difetto è un po’ di miscasting nei ruoli principali (Connelly a parte), ma per il resto è un film che scorre via che è una bellezza e che ha un fascino e un’ originalità tutti suoi, che pochi altri film di questo tipo hanno.
      Su Matrix, lo ripeto, non discuto che possa piacere, ma lo ritengo un film che usa tante frasi a effetto per non dire, sostanzialmente, nulla. Poi diverte anche me, per carità, ma si ferma appunto al semplice divertimento da blockbuster

  12. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Come diceva Moro, mi dissocio recisamente dal poter definire i sequel di “Matrix”, orrendi. I Wachowski chissà come mai sono ancora oggi i più sottovalutati e fraintesi dai più alti incassi (“Speed Racer” escluso).

  13. Ottima recensione per un film che non ha avuto il riscontro di pubblico che avrebbe meritato all’epoca…ho trovato molto affascinante lo stile adottato da Proyas nel rendere visivamente e concettualmente la città/isola/laboratorio galleggiante nello spazio, riplasmata a piacimento dalla mente collettiva degli “stranieri” che non fa altro che accentuare la solitudine e la precarietà delle vite umane che in quell’ambiente si trovano costrette a esistere (non più di questo, perchè vivere implicherebbe una capacità di decidere su una vita “vera” che non viene concessa), e il momento in cui gli alieni assaggiano la loro stessa medicina (il caro Riff Raff diventa “anche” Murdock, in sostanza quindi individuo staccato dalla mente unica) si inserisce perfettamente nel quadro generale, per nulla consolatorio nemmeno nel (apparentemente) luminoso finale…riguardo al successo di Matrix, il problema come sempre credo stia nella differenza fra il grande pubblico e il pubblico degli appassionati, che sanno dare il giusto peso (o perlomeno quello che ritengono giusto) a pellicole così distanti fra loro. Matrix io l’ho sempre considerato un ottimo prodotto d’intrattenimento per via del suo lato anime-scifi-action, il suo lato “messianico” per me ha lasciato il tempo che trovava -e le sue parodie mi hanno fatto letteralmente morire 😀 , poteva esserci o non esserci (sbaglierò, ma ho paura che sia stato invece uno dei fattori ad attirare una gran parte di pubblico pseudo-intellettuale che di realtà virtuale, programmi senzienti e quant’altro di genere non capisse un beneamato cazzo) e i suoi due seguiti sono comunque inferiori al primo (anche se li ho tutti e tre, oltre ad Animatrix per via della mia passione anime, che è molto interessante e non filosofico rispetto alla sua fonte 😉 )…

    1. IO sugli anime confesso la mia ignoranza (vabbè, troppe confessioni di ignoranza avrei da fare).
      Sicuramente Matrix è un buon film di intrattenimento. Apprezzo di più un tipo di cinema marginale come quello di Proyas, che almeno ci prova (magari anche sbagliando) a essere personale e a proporre una visione che è tutta sua.
      Dark City è un film magari imperfetto e pieno di difetti, ma è anche un oggetto dal fascino talmente grande che non può passare inosservato.

      1. Ma in effetti, Lucia, per me il problema principale di Proyas è stato quello di aver proposto un’opera molto personale ma che considero comunque riuscita anche nelle sue apparenti imperfezioni (che sono parte integrante del suo fascino) in un momento in cui tranne rarissime eccezioni il pubblico veniva già abbondantemente spinto (qui da noi anche per via della scarsissima cultura italica su scifi e horror 😦 ) verso lo spettacolo fracassone fine a sè stesso, come il Godzilla (?) di Emmerich -sì, lui credeva davvero di averne fatto una “rilettura”- dello stesso anno…per quanto riguarda Matrix io lo guardavo avendo in testa William Gibson e Bruce Sterling, oltre al Ghost in The Shell animato del ’95 e a manga quali Appleseed (e ci aggiungo, a latere, pure l’action hongkonghese) e chi ne ha esaltato il presunto lato filosofico ha semplicemente dimostrato di non capire un cazzo ignorando snobisticamente l’anima cyberpunk che stava alla radice di quello che veniva raccontato (ma si sa, certi stronzi possono parlar bene di fantascienza e/o horror solo se ci affibbiano il significato che preferiscono vederci, tradendo in questo modo l’onesto intrattenimento e le autentiche fonti d’ispirazione che stanno realmente alla base di questi film -non solo nel caso di Matrix- poi dove si tenta di costruire davvero un proprio significato al di fuori della logica del blockbuster come ha fatto Proyas, allora gli stessi “professori” lo ignorano costringendolo a buttarsi pure lui sul blockbuster per sopravvivere)…Existenz e il Tredicesimo Piano li ho apprezzati molto per come trattano dai rispettivi punti di vista il tema della realtà virtuale (che Cronenberg e il teutonico Rusnak riescono a rendere efficacemente senza bisogno di seghe Zen aggiunte giusto perchè ci piace a noi) e concludo dicendo che il povero Alex avesse avuto l’onore all’epoca di recensioni come la tua poi non sarebbe inciampato certo nei robot di Asimov 😉

        1. No, Giuseppe, ci sarebbe incappato lo stesso, che un mini blog senza pretese non può nulla contro mamma Hollywood e il pubblico che ti ignora.
          Ecco, Il Tredicesimo Piano ed ExistenZ…grandissimi film.
          Quello che dici a proposito di voler attribuire al genere dei significati ulteriori, e di accettarlo solo se si riesce ad attribuirglieli, è proprio il motivo per cui a me Matrix è sempre risultato indigesto.
          ma come, sono secoli che si dicono certe cose, e adesso, solo perché ci hanno appiccicato il pippotto new age, tutti i critici a sbavare? ma siamo impazziti?

          1. Giuseppe · ·

            Ed è il motivo per cui odio quei critici, che si affannano in ogni modo a dire “ehi, non è solo un film di fantascienza (ma che scherziamo?), è anche -e soprattutto- altro e allora sì che merita di essere capito, apprezzato, compreso, analizzato con scappellamento a destra come se fosse antani ecc.ecc. ” con il risultato che se da appassionato scifi -con tutta la dignità che la critica di sto cazzo NON mi riconosce- io dico ” un intero mondo virtuale generato da macchine senzienti che tengono schiava l’umanità che alla fine si ribella, mi piace come è stato riproposto il tema” allora IO sono quello superficiale che non ha capito nulla e si diverte solo a vedere l’agente Smith che mena e che replica sè stesso o l’agente Johnson che salta di camion in camion o la guerra con Zion, ecc….ma purtroppo un appassionato non può granché contro una critica capace di plasmare un pubblico altrettanto snob che purtroppo -in gran parte- è quello che tramanda ai posteri un film per quello che NON è e NON ha bisogno di essere (stai a vedere che per questa gente diventa più importante la scena del cucchiaio in Reloaded che non, per dire, la citazione nel primo Matrix de “IL Prigioniero” che con la crisi di identità di Keanu/Neo ci stà tutta e senza forzature) mentre chi lo apprezzava così com’era non ha voce in capitolo e si sente anche preso per il culo…purtroppo per Proyas so bene quanto lo scontro sia impari, un mini blog come il tuo ha passione da vendere ma i soldi stanno a Hollywood e il pubblico si beve quello che mamma Hollywood gli passa 😉

  14. bellissimo dark city. però occhio a infamare tanto matrix, film di cui molti si attribuiscono la paternità dell’idea (compreso il nostro stefano disegni con la sua risibile querelle). in fondo il successo di quella pellicola è dovuto più alla strepitosa rielaborazione in chiave postmoderna (scusate) di decenni di manga, anime e controcultura pop che alle sue divagazioni filosofiche (su cui peraltro sono stati vergati papiri degni di macluhan).

    1. Sulla rielaborazione in chiave postmoderna (scusate anche me) siamo perfettamente d’accordo. è sullo strepitoso che avrei qualche obiezione, ecco.

    2. no, eppoi, scusa se aggiungo, ma vergare papiri su Matrix mi fa tanto ridere

      1. fai parte della truppa dei denigratori di matrix? >:O
        alle radici di matrix c’è ghost in the shell, la bibbia del cyberpunk, che comunque non si perdeva più di tanto (nella controparte cinematografica almeno) in pippe filosofiche compiaciute (come avviene in reloaded, ossia dopo l’avvento di don bosco). io comunque apprezzo di più la volontà dei wachoski di frullare eoni di fantascienza di nicchia in un prodotto mainstream che lo sciorinare di filosofia new age (ad opera dei millemila critici genuflessi all’idiozia) che lascia il tempo che trova, senza però intaccare la potenza dell’originale.

        1. Sì, io faccio parte della schiera (ridottissima) dei detrattori di Matrix e dei Wacosi.
          Lo so, sono cattiva e snob.
          Però, ripeto, non mi irrita il fatto che abbia frullato e riproposto semplificando. Mi irrita come lo ha fatto, ponendo Matrix come una specie di opera filosofica definitiva, ammantandola di seriosità imbarazzante e di coolness insopportabile.
          E poi sì, i millemila critici genuflessi all’ idiozia che scrivevano pippotti mostruosi per dimostrare come Matrix fosse una specie di opera d’arte imprescindibile.
          Io l’ho sempre considerato niente di più di un simpatico filmetto da guardare a cervello rigorosamente spento, che appena lo accendi ti incazzi.
          Però, lo ripeto, io sono cattiva.

          1. però pensa al fatto che grazie ai wacosi l’amico pwa ha materiale filmico per le su prossime 100000 pugnette, devi riconoscergli quest’attenuante!

          2. ma lui non si prende sul serio come i wacosi

          3. lo fa, ma al rallentatore come nel 90% delle scene dei suoi film, quindi ancora non ce ne siamo accorti

          4. No,no, paulino che si prende sul serio è una contraddizione in termini 😀

    3. Napoleone Wilson · · Rispondi

      Cutter d’accordissimo. La querelle di Stefano Disegni è così ridicola che se non fosse addirittura vera proprio non ci si crederebbe. Già, tutto o quasi è partito da “Ghost in the Shell”. La divagazione filosofica è l’unica parte debole della trilogia dei Wachowski, e l’unica cui i critici hanno specularmente veicolato, a corto di argomenti e di conoscenze, per potersi rapportare all’opera “Matrix”.
      E non dimentichiamo che “Matrix” nell’estate del ’99 non uscì nè nacque affatto come blockbuster, tant’è che nessuno aveva previsto davvero il successo che poi avrebbe avuto, e ancora tant’è che sono stati fatti tanti raffronti con l’uscita in sordina del primo “Star Wars” nell’estate del ’77. Girato in Australia nei Fox Studios di Sidney per contenerne i costi, con maestranze e troupe quasi esclusivamente aussie, riflettendo positivamente e nutrendosi, della concezione “iper-cinetica”, e con grande senso dello spazio e dell’azione, del cinema aussie di genere. Blockbuster lo sarà anche diventato con “Reloaded”(’03) e “Revolution”(’03), ma ditemi voi in quanti e quali altri prodotti così “mainstream”per costi e ricavi, degli anni 00, si possono ritrovare sequenze talmente rivoluzionarie e concettualmente, graficamente, estreme, come la strepitosa esagerata rissa nel cortile del palazzo, di Neo con le centinaia di cloni dell’agente Smith, o l’inseguimento automobilistico epocale in autostrada. Tra l’altro, realizzato con un utilizzo parsimonioso della CGI, e tanti cari, vecchi veri stunt, e un tratto di finta “vera” autostrada ricostruito appositamente per l’occasione.

      ovviamente i critici hanno specularmente pubbveicolato, come argomento

  15. Ma dai! Dark City è uno dei miei film preferiti *_* Un classico senza pari, purtroppo oscurato da Matrix. Per quanto mi riguarda è IL film di Proyas.

    1. Sì, decisamente il suo film migliore. Io sono per ovvi motivi generazionali, legata al Corvo, ma più perché fa parte in maniera sistematica della mia adolescenza che per il suo valore reale.
      Dark City è tutt’ altra cosa

  16. Parto col dirti che “Il Corvo” come film mi fece assolutamente pietà perché dopo aver avuto a casa la serie di fumetti originale che considero un capolavoro assoluto (dentro c’è di tutto: disegno a matita, acquerelli, china, schizzi, etc., amore, odio, affetto, horror, dark, potere, e soprattutto un background da spezzare l’anima) non mi sarei aspettato una ca… come quella di proyas. Quindi avevo perso completamente fiducia sul ragazzotto.
    Poi ho visto Dark City. E mi ha cambiato le carte in tavola. Un gioiello imprenscindibile per la fantascienza moderna.
    Poi si è buttato in completamente in vacca con Io robot (santo cielo…:( ) e allora l’ho eliminato dalla mia quasi-white-list.

    1. Eh,ma infatti Il Corvo è un film difettoso. Se lo paragoni al fumetto finisce calpestato con marchio d’infamia. Eppure è anche un film che, preso a sé, a me piacque molto. Sarà che avevo 14 anni, sarà che non l’ho mai rivisto in età adulta (e un po’ l’ho fatto apposta, perché ho paura che perderebbe ogni cosa), ma lo ricordo con grande affetto.
      Il povero Proyas ha avuto davvero una triste storia. Io credo che sia stato ingabbiato dai produttori, dopo il fiasco di Dark City e mi dispiace tanto perché non se lo meritava, piccino.

      1. Ups! Dimenticavo che nella tua critica a Don Neo (assolutamente condivisa per il prodotto, un pò meno per il fatto che ha rappresentato uno sdoganamento di un certo tipo di sf ;)) ti sei dimenticata di un altro gioiellino che uscì lo stesso anno (o quello dopo, forse…): “Il tredicesimo piano”, che a Matrics je fanno ‘na pippa!!

        1. E’ vero, Il Tredicesimo Piano…bello bello…un giorno di questi ne parlo. E c’era una Gretchen Mol da mettersi a urlare e chiedere pietà in ginocchio

  17. Uno dei miei film preferiti di sempre. Peccato nno sia facile trovare il dvd.

    1. e fa anche cagare l’ edizione dvd italiana, una merda che non ti dico!

      1. sì, però mi piacerebbe averlo, se si trovasse. come sempre l’italia non è mai attenta a ste cose e se non sbaglio i divvuddì è cecchi gori, ovvero merda.

        1. sì, divvuddì cecchi gori: lammerda.
          io lo trovai su una bancarella qualche anno fa. ma adesso è davvero complicatuccio trovarlo. Però dovrebbe esserci il blue ray, da qualche parte

          1. In Italia? Nu, credo di nu. Cercherò di comprarmi la Connely

          2. Costa più del blue ray

  18. La mia storia riguardo questo film è decisamente particolare: la prima volta che lo vidi, parecchi anni fa (credo più o meno quando uscì) non mi piacque. Non lo capii e mi diede l’impressione di essere una mezza ciofeca.
    Anni dopo, grazie a fortunate coincidenze, mi ritrovai a casa di un amico e lo guardammo: spettacolo! Mi sembrò di non averlo mai visto, ne colsi le sfaccettature e me ne innamorai. da quel giorno è entrato a pieno diritto nella cerchia dei miei film preferiti!
    Questo sta a indicare quanto bisogni essere in linea con quello che si guarda, il momento perfetto per ogni pellicola! 🙂

    1. Infatti molta della ricezione di un film dipende dal proprio stato d’animo. Per questo spesso essere oggettivi diventa difficilissimo. C’è troppo di noi in quello che guardiamo.
      Che poi è anche il bello di vedere un film 😀

  19. Dico un film dove ritrovi Richard O’Brien, è per forza un capolavoro-Riff raff è chiaramente il mio personaggio preferito del rocky horror picture show-all’epoca della sua uscita mi era piaciuto assai:scrivi bene atmosfera noir e fantascienza adulta.L’idea di questi alieni che plasmano la vita degli uomini,il discorso sulla memoria,la realtà,insomma davvero un grandissimo film.
    Poi ho visto che non se lo filava nessuno e allora ho smesso di parlarne,che se no mi tiravano fuori il Corvo-oh ma in che modo mi ammazzate se dico che alla fine è giusto un cult adolescenziale,perchè poi…-a me dispiace sopratutto che sia finito a fare film con Nicolas Cage,mi pare una punizione abbastanza crudele,no?
    Matrix :ho visto il primo al cinema,per carità,ma a me non ha mai detto nulla di particolare.Mea culpa,mea massima culpa all right?

    Esistono comunque dei registi che promettevano bene e poi lo sa la madonna:ron underwood,russel malch..vabbè quello di highlander,questo,richard stanley e altri.Io li lovvo perchè sto con chi perde e non per colpa sua,ma per sta vita bastardissima!Altro che l’io digitale!

    1. Grandissimo e perfido Richard O’ Brien!
      Sì, non se lo è mai filato di striscio nessuno questo film. Una tristezza infinita. E Proyas è un altro di quei perdenti che ci piacciono tanto.
      P.S.
      quello di Higlander ha girato il terzo Resident Evil, che è bellissimo. Prodotto e scritto da Paul W, non fo per dire…

      1. Povero Russel!Lavorare con paulino!
        Si,alex ci piace come tutti questi “perdenti”:adorabilissimi
        Ma alex cox quello di sid e nancy e un altro film una sorta di western moderno con elvis costello.Insomma sai che fine ha fatto sto tipo
        i fratelli wacoski e sciammanaddu-con il suo sesto senso e i suoi alieni da prendere a colpi di mazza da baseball- non mi piacciono per niente.

        1. E ma Sciammandù era un talento vero, perduto, ma talento. Poi poveraccio, pure a lui, chissà cosa gli è capitato, a un certo punto. E’ impazzito…

          1. ha lavorato con la figlia di ron howard, ecco cosa gli è successo!^_^

          2. E’ splendida la figlia di Ron Howard *__*

          3. un conto è il sesso un’altra la recitazione- vuoi mettere la Grace di Dogville con quella di Mandarlay?Chissà lars quanto avrà sofferto sul set- però è bellissimo questo si.Ah,vabbè-ma quanto sono pirla- mi viene in mente ora che mi è piaciuta in A proposito di Charlie con Micheal Douglas davvero ottimo film.Cioè cambio idea mentre sto scrivendo,oh signur come son messo male !^_^

            ps:non riesco a valutare Scott Pilgrimm vs the world.Cioè mi ha sia irritato da bestemmione,ma anche esaltato e divertito…mah.Ora Edgar deve fare un fllm con Depp che è il remake di una serie tv-night stalker- ancora mah..tu che pensi about chistu?

          4. No, dai, è brava la ragazza, soprattutto a fare ruoli da stronza, e adesso è cresciuta. Non è che le colpe dei padri ricadono sui figli 😀
            Rifà Night Stalker? non ci posso credere. Mi sento male…

          5. Io per Wright ho già scritto il coccodrillo,sarò pessimista ma ho come l’impressione che dopo i due insuperabili capolavori abbia fatto scelte un po’ discutibili,almeno per me

  20. Occhei, finalmente riesco a commentare da casa!

    Allora, lasciamo stare Matrix e Neo/Don Camillo Cyberpunk (non è colpa mia se veste da prete e pare il frutto illegittimo di una sveltina tra Superman e Mary Poppins), che fa solo il verso – o il versaccio – a John Murdock (non so voi, ma io ho un debole per Rufus Sewell) e Dark City, che gli dà dei punti sotto molti aspetti; poi anche qui non posso fare a meno di notare che si finisce col parlare più di Matrix che del film di Proyas, segno che i Wacosi hanno colonizzato l’immaginario collettivo più di un’infestazione di parassiti. Detto questo, a me il primo Matrix non dispiacque affatto (una favoletta simpatica, più accattivante all’occhio che alla logica), mentre gli altri due – scusate il portoghese – mi fecero cagare a spruzzo (pure in slow-motion, se vi fa piacere).

    Ecco, ma parliamo di Dark City… è cupo e affascinante, ma Lucia l’ha già detto meglio di me. Quello che lì per lì – secondo me – potrebbe lasciare perplessi alcuni, è il fatto che questi Stranieri si prendano tanta briga per sviscerare la natura individualista della nostra specie; ma se pensiamo alla situazione inversa, noi stessi saremmo incuriositi dalla scoperta di una specie senziente con una mente comune, e quindi vorremmo scoprire come funziona, forse per comprendere meglio la nostra o – in una visione più cupa – acquisirne eventuali vantaggi o imparare a distruggerne i legami.

    Gli Stranieri fanno e disfano la realtà, danno identità sempre nuove alle loro cavie nella ricerca di questa peculiarità individuale che renderebbe ogni individuo “unico”. In più potrei aggiungere che Dark City non poggia comodamente le sue basi sul già ricco substrato di Alice nel Paese delle Meraviglie (un classico ormai più saccheggiato di Gerusalemme sotto le Crociate) o fa discorsi messianici da quattro soldi, e vive una condizione assai più tragica di quella di Matrix, dove tutto è gestito in una realtà immobile nel tempo ma che permette a chi ne fa parte di vivere comunque la sua vita giorno dopo giorno (esattamente come in questo mondo), mentre in Dark City non si è in grado di determinare neppure una briciola della propria esistenza, visto che verrà cambiata da un giorno all’altro.

    Ecco, ai miei occhi Murdock è un eroe, mentre Neo & Co. sono una confraternita di bimbiminkia hi-tech col pallino di sovvertire una realtà che funziona perfettamente da sé per trascinare chi la vive serenamente (e non ha intenzione di abbandonarla perché lì ha LA SUA VITA), nella loro stessa miseria di sfigati pipparoli di filosofie zoppicanti. Il vero eroe di Matrix – semmai – è l’Agente Smith, che protegge milioni di individui dal delirio di onnipotenza di pochi sfigati. Infatti Murdock arriva alla stessa conclusione, perché non ha alcun senso precipitare nell’inferno qualcuno a cui puoi donare una vita – seppur illusoria – nella quale può tuttavia esercitare il suo libero arbitrio giorno dopo giorno.

    Scusa Lucia, mi è scappato un pistolotto. Giuro che pulisco io.

    1. No, ma è un bellissimo pistolotto che completa la rece e su cui sono d’accordo anche nelle virgole e nei puntini.
      Murdock è un eroe tragico, ci credo fermamente. Come ho sempre tifato per l’ Agente Smith in Matrix contro i bimbiminkia di latex vestiti.
      Lui sceglie di “sistemare le cose” senza però svegliare dalla loro illusione gli abitanti della Città, e non perché sia un dittatore, ma perché accetta di portare sulle sue spalle il peso di quella verità atroce per permettere agli altri di continuare a vivere, di ricostruire da zero una vita quotidiana.
      Per questo lo amo.

      1. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Mi ripeto: lovvo dark City, lovvo Rufus Sewell e lovvo te! ♥

        1. E io ti lovvoabbestia e lovvo Jennifer Connelly e anche Melissa Geroge ❤

  21. Visto tanto tempo fa, appena uscito.
    Ricordo il buio davvero incredibile, martellante, ossessionante, ma ricordo che uscimmo dal cinema convinti di aver visto un bellissimo film proprio per questa atmosfera particolare.
    Anche del corvo ho un buon ricordo.
    Non pensavo che il regista dopo aver fatto questi due bei film fosse finito a fare i thrilleracci con Cage…

    1. Eh, l’ atmosfera desolata e quel buio infernale sono le cose per cui vale la pena vedere questo film. Alla fine ti lascia dentro qualcosa di indefinibile, ma molto, molto bello.
      Proyas risorgerà, me lo sento!

  22. Visto qualche tempo fa su uno dei nuovi canali digitali. Non è un film semplice, ad una prima visione lascia spiazzati e le atmosfere cupe rischiano di levarti qualche diottria se non hai un bel televisore grosso.
    Film da vedere su DVD con calma.
    Su Matrix (il primo, non esistono altri Matrix! Non sono mai stati girati) devo dire che è stato il film di svolta per un certo genere. E ha dei momenti cult che rimarranno nella storia del cinema, levando i pippotti filosofici di Neo ovviamente; ricordiamo che poi è il manifesto del PCC! Per non parlare del latex che dilaga e rulleggia

    1. Sì, assolutamente va visto nelle migliori condizioni possibili, altrimenti esci ciecato!
      I seguiti di Matrix infatti non esistono. io non li ho nominati, non li ha mai girati nessuno e mi stupisco del fatto che qualcuno ne parli come di cose esistenti e non parto di una qualche fantasia malata 😀
      Però sul PCC dissento: latex dilagante a parte, Matrix è un film che si prende troppo sul serio per essere PCC.
      ah, e poi le chiappe non sono all’ altezza 😀

      1. Napoleone Wilson · · Rispondi

        Mi pare la Rifondazione Comunista bertinottiana post-G8 2001…

  23. Bellissimo. L’unica cosa che gli criticherei un po’ è il ritmo, che mi è sempre sembrato troppo svelto per le atmosfere evocate. Però bellissimo.

    1. Vero anche questo. A volte corre troppo e rischi di perderti un paio di passaggi. Avrei preferito un montaggio un po’ più ragionato.
      però sì, il film è bellissimo

  24. Mmhhh! Mi avete fatto venir voglia di rivedere questo bel film ingiustamente passato in secondo piano rispetto ad altri fratelloni grandi grossi e c…..oni (tipo Matrix). Ah! Ho pure scoperto che uno sprovveduto di forumlibri si è appropriato della tua recensione “freg(i)andosene” impunemente. Che roba 🙄

    1. Sì, ho notato e anzi, ti ringrazio, perché hai segnalato tu la cosa, mi pare 😉
      Bellissimo film Dark City, un gioiellino sepolto dalla melma, povero Proyas!

  25. Io vorrei far notare, a proposito degli spiegoni, che Dark City si apre con uno spiegone su chi siano, cosa possono fare e (mi pare) anche su cosa vogliano gli Stranieri, mentre la scena iniziale di Matrix è una sequenza d’azione.
    In Matrix gli spiegoni ci sono, ma sono trasmessi in maniera leggera e sopportabile allo spettatore (sottile, invece, non lo si può dire). Ad esempio, quando Morpheus e Neo entrano nel programma Struttura e Morpheus spiega perché Matrix sia stata creata e riassume la storia dell’uomo dai primi del 2000 fino a quel momento, le informazioni sì vengono fornite in gran quantità allo spettatore, ma anche e soprattutto a Neo, che altrimenti non capirebbe nulla della situazione in cui si trova.
    Il monologo che l’Agente Smith fa a Morpheus, invece, è un veicolo più grossolano per approfondire la psicologia del personaggio, perché è immotivato e potrebbe pure ritorcersi contro Smith stesso, tuttavia si segue bene e con coinvolgimento, grazie alla regia e all’interpretazione di Hugo Weaving.
    Inoltre, e ho detto tutto, per quanto graficamente diverse, sia la città di Matrix sia quella di Dark City sono entrambe in ogni posto e in nessuno ed possiedo un’estensione indefinita.

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