Millennium – Uomini che Odiano le Donne

Regia – David Fincher (2012)

The feel bad movie of Christmas, recitava la tagline internazionale dell’ ultimo film di Fincher. Peccato che in Italia sia arrivato a febbraio, ché a natale noi altro che il buon David, ci abbiamo i cinepanettoni e guai a chi gli insidia il posto. Però se la gente non va al cinema è colpa della pirateria, non del fatto che decidiamo di far uscire le cose in ritardo macroscopico rispetto agli altri, per proteggere il nostro prodotto nazionale che fa cagare anche i morti. Invece di cercare di realizzare buoni film, difendiamo al parossismo quelli brutti. Andiamo avanti così a farci del male, tanto danneggiamo solo noi stessi e i nostri spettatori. E infatti, già da qualche mese era disponibile una versione sottotitolata di The Girl With the Dragon Tattoo. Dato che però io ho il pessimo difetto di voler andare, se posso e se il film arriva, sempre al cinema, l’ ho visto in ritardo, solo pochi giorni fa e ho anche rischiato di perdermelo. Notiziona: il film non è neanche doppiato proprio da cani arrabbiati, nonostante Rooney Mara sembri una capra svociata. Peccato, perché l’ attrice, in originale, una una voce splendida.

Ne hanno parlato più o meno tutti di questo film, alcuni molto bene, altri relativamente male. Ma c’è una cosa che nessuno, nemmeno i più feroci detrattori di Millennium possono negare: Rooney Mara è un mostro di bravura e se la batte alla grande con la pur ottima Noomi Rapace, l’ interprete di Lisbeth Salander nella trilogia svedese. Il lavoro di Rooney è straordinario perché non scimmiotta e non cerca di riprodurre chi l’ ha preceduta. Affronta il ruolo in maniera completamente diversa. Mentre la Rapace faceva venire fuori il lato più ruvido e spigoloso del personaggio, l’ attrice americana predilige quello più fragile e tenero, come se fosse un cucciolo spaventato che all’ occorrenza ti si rivolta contro e ti azzanna e tu neanche te ne accorgi. Ed è interessante vedere come queste due magnifiche attrici siano riuscite a rendere onore a un personaggio così difficile e tirarne fuori tutte le possibili sfaccettature. Da applaudire entrambe, con il solito pizzico di invidia pensando alle maledette de noantri. Quanto siete brave, ragazze mie. E che giovani attrici in gamba che ci sono in giro.

Fatta la doverosa celebrazione di Noomi e Rooney, devo anche confessarvi una cosa: prima di Zodiac odiavo David Fincher. Non riuscivo a sopportarne lo stile, che trovavo cool in quel modo insopportabile che ha condizionato il modo di girare i thriller dalla fine degli anni ’90 a oggi. La famosa patina verdastra e il finto marciume, quel voler a tutti costi imporsi come visionario, tramite tutta una serie di trucchetti di facile presa. Poi, a un certo punto, deve essere successo qualcosa, oppure è stato il frutto di una semplice evoluzione naturale. Fincher ha smesso di girare lunghi videoclip fighetti e si è messo a narrare. Ed ecco che Zodiac non è un film su un serial killer, ma la storia dell’ ossessione impadronitasi degli uomini che gli hanno dato la caccia. Fincher ha iniziato ad attaccarsi ai suoi personaggi, a scavargli dentro con la macchina da presa e il suo stile si è fatto più sobrio e asciutto, fino a diventare quasi invisibile, fino a far prendere il sopravvento al racconto sul virtuosismo, sempre presente per carità, ma che salta all’ occhio di meno, perché Fincher, per prima cosa, ci parla delle persone, di come si evolvono, combattono, restano uguali a loro stesse e spesso perdono. The Social Network è girato come un film d’azione, ma è un film di dialoghi ed esseri umani. Ed è uno splendore, per gli occhi e per la mente.

E’ con queste premesse che il regista affronta un romanzo così anticinematografico come Uomini che Odiano le Donne. Operazione difficilissima e posta in ogni istante alla mercé di quella trappola per orsi chiamata spiegone. Una trama molto complicata, piena di intrecci secondari, con un’ indagine su un caso passato da mezzo secolo e tutta basata su una ricerca fatta davanti a uno schermo del pc, o scartabellando tra i polverosi archivi di un’ azienda di famiglia. In mezzo, le vicende dei due caratteri principali, Mikael e Lisbeth e una piccola folla di personaggi collaterali, ognuno col proprio ruolo, il proprio background e la propria specifica importanza nell’ economia dell’ indagine e nel contesto in cui la storia si svolge. I romanzi di Larsson, lo sappiamo, sono già stati portati sullo schermo. Non bruttissimo il primo film, ma con un calo progressivo che coinvolge i due successivi. Il problema stava proprio nella scarsa fluidità della sceneggiatura. Purtroppo, con una struttura chiusa ed estremamente definita com’è quella dei testi di riferimento, prendersi delle libertà cinematografiche diventa impossibile. Se togli un tassello, rischi di mandare alla malora tutto quanto. La fedeltà al referente letterario diventa necessaria. Ed è lì che i film svedesi crollano, mentre quello di Fincher ti tiene incollato allo schermo per circa tre ore senza mai annoiarti, chiarificando ogni svolta e aspetto della storia, senza spiegartelo, ma limitandosi a far procedere il racconto, a far parlare, agire, cercare i personaggi. Standogli sempre, in ogni istante, incollato addosso come una sanguisuga.

Appunto, i personaggi, ancora loro. Anzi, un personaggio, Lisbeth che è la chiave di tutto. Non a caso, il film, in originale, si chiama The Girl With the Dragon Tattoo. Daniel Craig è bravo a rassegnarsi di non essere lui al centro della scena, a subire l’ urgano Lisbeth e ad accettare, quasi passivamente, di essere relegato a spalla, necessaria, sì, ma non preponderante. Il film è lei, anche quando non è in campo. E’ per lei che temiamo in una delle scene più intense del film, quella ambientata negli archivi dell’ azienda, in montaggio alternato con l’ irruzione di Mikail nella casa di uno dei fratelli Vanger. Ed è  attraverso lei, sempre in quella scena, che Fincher ci depista e ci obbliga ad aspettare un avvenimento risolutivo, che però accade da un’ altra parte.  In questi dettagli, magari invisibili,  Uomini che Odiano le Donne smette di essere un film su commissione e diventa un’ opera di Fincher, nello sguardo di Lisbeth mentre tortura il suo stupratore e ammette candidamente di essere pazza, e ci terrorizza e la amiamo allo stesso tempo, o quando, come una bambina, chiede il permesso per uccidere qualcuno. E allora non ci si deve stupire se il film, quando sembra concluso, continua per altri venti minuti: noi seguiamo Lisbeth. L’ indagine sull’ antica famiglia svedese non è altro che un pretesto per parlarci di lei, e per approfondire al massimo il suo carattere.

Fincher si dedica a un’ ambientazione che non gli appartiene, a una storia non sua, alla trasposizione fedelissima di un best seller internazionale, al remake istantaneo di un film europeo, inserendo dei piccoli tocchi personali: quello che sulla carta appare come un semplice e solido thriller a incastro, diventa l’ impossibile rivalsa e la feroce vendetta di una donna che non vuole rassegnarsi alla condizione di vittima in cui un ordine sociale imposto vorrebbe costringerla a vivere.  Ed ecco gli improvvisi scoppi di violenza che scandiscono il racconto, quasi sempre freddo e misurato. Ecco il film diventare straordinariamente crudo quando meno te lo aspetti, con momenti quasi insostenibili, che non avrebbero sfigurato in un Rape and Revenge degli anni ’70. Perché Lisbeth, violentata, offesa, sottovalutata, non è mai sconfitta. Lisbeth non subisce. Lisbeth si vendica.

Forse l’ ambientazione europea permette a Fincher di essere più libero e allora finalmente, dopo non so quanti anni, vediamo infranto il dannato tabù del fumo. Entrambi i protagonisti, infatti, accendono sigarette in continuazione, come in un noir d’ altri tempi. Anche la fotografia ricorda quella dei vecchi noir, sfiorando, soprattutto nelle scene sulla neve, i toni del bianco e nero. E la malinconia che permea il personaggio di Lisbeth, la profonda angoscia esistenziale che la caratterizza, persino quella è mutuata dal genere malinconico e privo di redenzione per eccellenza.

Uomini che Odiano le Donne è un film raffinato, colto, pieno di un fascino senza tempo, eppure modernissimo per come cala i personaggi in un contesto tecnologico tipico dei giorni nostri. Non comprendo le critiche rivolte alla presenza dei loghi della apple e di google: le indagini si svolgono quasi tutte su internet, o attraverso l’ analisi di foto scannerizzate sul computer. E’ ovvio che queste operazioni vadano fatte con oggetti di uso comune e con apparecchiature che conosciamo tutti. Sono cose inserite nella narrazione, e non messe lì per fare pubblicità. Come li nascondi un mac o un pc, quando i personaggi ci lavorano sopra? Ed è meglio vedere un motore di ricerca che ognuno di noi utilizza, o fantomatici siti inventati per l’ occasione?

Bonus con i grandiosi titoli di testa

64 commenti

  1. Ma Craig riempe qualcuno di mazzate? 😀

    1. Lui no, lei sì 😀 😀

  2. Helldorado · · Rispondi

    L’originale era una vera porcata (Lisbeth a parte), ma questo l’avevo bollato come inutile senza dargli una possibilità, schiavo dell’antipatia nei confronti di Daniel Craig. Lo vedrò comodamente da casa dopo questa illuminante e preziosa reviù.

    p.s. la riflessione sul cinema italiano è spettacolosa…

    1. Come dice un mio amico: l’ Italia e il cinema non vanno d’accordo, hanno litigato di brutto e il cinema è tornato da sua madre 😀
      A me Craig piace. In questo film si mette abbastanza da parte. Però devo dirti che ci sono stati pareri piuttosto contrastanti.

      1. Helldorado · · Rispondi

        Speriamo che la madre lo butti fuori di casa prima o poi… 😀

        Ho apprezzato il romanzo, solo il primo della trilogia perchè nelle altre due si incarta come pochi nello spionaggio di serie Z. Comunque ribadisco, veriveriverinais!! 😀

  3. Come sai, lo vedrò per poter concludere il mio specialone. Sui film svedesi la penso come te, discreto il primo, gli altri due fanno acqua da tutte le parti proprio per quello che dici: se togli un tassello tutto va in malora.
    C’è una cosa: Lisbeth è un personaggio complesso, quindi sarà il lato su cui sicuramente sarò più “esigente”, ma dalla tua recensione pare che non ci siano brutte sorprese. Io, almeno esteticamente parlando, preferisco la Lisbeth della Rapace, ma comunque guarderò il film senza pregiudizi. E ti dirò, spero che facciano anche gli altri due, perché se come dici Lisbeth esce bene come personaggio, negli altri due libri c’è materiale in abbondanza su di lei. 🙂

    I titoli di coda li avevo visti sul blog di Cyberluke, e sì, sono belli belli belli. *O*

    Ciao,
    Gianluca

    1. Sì, Lisbeth era il motivo per cui non mi fidavo troppo di questo remake. E invece la Mara (a cui non avrei dato una lira, dopo aver vista nel remake di Nightmare) è davvero brava, del tutto annullata nel personaggio.
      Come anche la Rapace, non fa Lisbeth, è LIsbeth.
      Devi anche pensare che Fincher l’ ha imposta, perché volevano attrici più famose per quel ruolo, e invece lui ha preteso di avere Rooney Mara. E la scelta si è rivelata vincente.
      Sto finalmente leggendo il terzo libro. Avevo abbandonato la trilogia (non so neanche io perché) quattro o cinque anni fa. Ma il film mi ha dato la spinta per riprenderla in mano 😀

      1. Ah, non lo sapevo che avesse scelto proprio lui. Vabbè che io sti retroscena non li approfondisco mai… xD
        Che poi a me Fincher piace, come regista, quindi in realtà sono meno impaurito di quel che sembra. 🙂

        Sì, sì, e poi mi fai sapere cosa ne pensi del libro. Per me il top resta il secondo volume. 🙂

        1. Sì, il secondo volume mi è piaciuto tantissimo. Però ti chiedo: è vero che il terzo doveva ancora essere completato ed è uscito incompiuto?

  4. Devo ancora vederlo e lo farò di sicuro. Ma io lovvo il fincier anche se è cool. E mi ha perfino lustrato gli occhi con il fait cleb di palaniuc… e ci mancherebbe che non lo lovvo!

    1. Io lovvo a manetta il Fincher di Zodiac e the social network.
      Fight club è uno dei film che odio con tutte le mie forze, però voglio bene a te 😀

      1. Hai mai letto il libro? Secondo me questo è uno di quei casi in cui libro e film devono vivere in simbiosi!
        E certo che lo so che mi vuoi bene, altrimenti come mi sopporti!?
        E poi a me sta sulle palle l’ultimo Carp(***censura***) quindi siamo pari e ti adoro anch’io!

        1. Fight Club il libro dici? Sì Sì, l’ ho letto, prima di vedere il film, anni e anni orsono 😀
          Non mi ha fatto proprio impazzire, non è una giudizio di valore oggettivo: è proprio che certe cose non riescono a fare presa su di me, per quanto io ci provi, a farmi fare presa (oddio che caspio ho detto?).

  5. Hai detto davvero tutto, e sottoscrivo ogni parola, come sai.
    Non me lo aspettavo, ma Uomini che odiano le donne è un piccolo capolavoro.
    E quei titoli di testa…. sono rimasta a bocca aperta come una scema, davanti allo schermo, esaltata nemmeno stessi guardando un film di Quentin.

    1. Sì, io pure sono andata in esaltazione sin dai titoli. Su grande schermo ti fanno la permanente 😀 😀
      E non mi aspettavo neanche io che fosse così bello, ma proprio per niente.

  6. Come nascondi mac e google se usano un pc? E la Wiborowa? La coca-cola? l’Ikea? Le Marlboro o cosa diavolo erano loro? E non ricordo cos’altro. Ad un certo punto sembra più un film sui consigli per gli acquisti. Che poi, per carità, la pubblicità occulta non è certo una cosa nuova e insolita, ma cazzo, fatela con criterio. Al di là di questo piccolo aspetto, comunque, Io come già ho avuto modo di dirti, sottoscrivo tutto quello che dici su regia (e a me fincher piace anche da prima di Zodiac, perché a mio avviso lo stile videoclipapro lui sa usarlo assai bene, anche perché dopo millemila videoclip vorrei anche vedere), montaggio e fotografia. Ma non sulla sceneggiatura, assolutamente piatta e condita con qualche frasetta o scenetta simpatica, che simpatica non è, volta a caricare un personaggio, quello di Lisbeth, in potenza devastante ma messo in scena non certo in maniera tale da renderlo indimenticabile, anzi.

    (per quanto dobbiamo far finta di odiarci? Io per più di 3-4 ore non penso di riuscirci. E grazie per il link)

    1. No, ti prego, basta con tutto questo odio…abbracciamoci!
      La sceneggiatura è praticamente il romanzo messo in immagini. Niente di più e niente di meno. La fedeltà (a parte una minuscola differenza nel finale) è stata assoluta. E forse è proprio questo il problema: magari se leggessi il libro ti annoieresti mortalmente.
      Anche il discorso su Mac, Ikea, Marlboro, è preso di peso dal libro. Larsson cita in continuazione le marche che utilizzano i personaggi, un po’ come fa anche King. LIsbeth ha un mac nel libro e ce l’ ha nel film. Stessa cosa per ogni marchio presente.
      Adesso, è una scelta che può o non può piacere, ma è la scelta che ha fatto Fincher e che hanno fatto gli sceneggiatori.
      Con un testo come quello di Larsson è davvero impossibile uscire fuori dal seminato. Perché è tutto incastrato a puzzle e non puoi perdere neanche un dettaglio. per questo dico che è un romanzo anticinematografico. Più di così, non si poteva fare.
      Detto questo, amiamoci di nuovo

      1. Sì, anche perché la colpa a questo punto è di Larsson e del suo romanzo. Certo potevano un tantino personalizzarla, non è che devi necessariamente tenerti fedele all’opera cartacea, mortacci vostri, ma vabb, cazzi loro. Ti sto abbracciando, comunque.

        1. No, non è colpa. E’ un romanzo di quel tipo, che ad alcuni può sembrare piatto, e ad altri invece un ottimo thriller.
          E non era possibile fare diversamente, te lo assicuro, avendo letto il libro, una sola deviazione e raccontavi un’ altra storia 😀

  7. masticone · · Rispondi

    E chi è che non ama mister lova lova Fincher?

    1. Io 😀
      fino a Zodiac non lo lovvavo. Poi mi sono ricreduta

      1. masticone · · Rispondi

        lo vedi? per maturare c’è sempre tempo…:)

        1. Sì, ma comunque i film precedenti a Zodiac continuano a non piacermi.
          Quindi sono cattiva

          1. masticone · ·

            mmmm quindi devi essere sculacciata!

          2. No, che poi entro nel mode Lisbeth Salander e comincio a tatuare

          3. masticone · ·

            ah ma se fai cosi mi innamoro….

          4. Ma questi messaggi soli soletti postati così sono sempre in risposta a quanto ho scritto o no? Comunque, in ogni caso, non sei cattiva, sei solo divorata dall’odio, come diceva Silvio. In realtà quando ti calmerai ti renderai conto che non è così 😉

          5. No, rispondo a un altro commentatore, ma mi sa, che divorata dall’ odio, ho dimenticato di approvare i suoi commenti. Sono scema… ghghghg

  8. Fincher non mi è mai dispiaciuto come regista (ma i film dopo “Zodiac” non li ho visti…). Craig lo conosco solo per Bond. Addirittura non ho visto nemmeno l’originale svedese ! Il risultato è così buono ?

    1. Guarda, io ho cercato di mettere tutte le campane, nel senso che ci sono due recensioni che ho linkato in cui il film viene massacrato.
      A mio parere sì, il risultato è più che buono, è ottimo. E’ un thriller dai toni noir. Molto cupo, molto violento e anche rigoroso però, senza nessuna tentazione videoclippara.
      Però può darsi che la storia non susciti il tuo interesse, e allora il rischio noia diventa alto.

  9. annoto:leggere i libri e vedere i film svedesi.Su Fincher ho fatto il percorso contrario al tuo,mi piaceva assai-seven,the game,un po’ fight club,il finale più che altro,alien 3-ma diciamo che con social network e questa operazione remake ..mah.Non c’entra nulla la critica cinematografica,anche perchè non possiedo le qualità,da spettatore diciamo che è uscito dalla lista di quelli che mi facevano dire:ehi è un film di..

    ps:sul cinema italiano.Ho 35 anni e da sempre sento parlare di crisi.Ao il malato è già morto,sepolto,c’hanno pure fatto la cremazione e Keith Richard si è fumato le ceneri.
    Non è un discorso illusorio:ah,se ci fosse il cinema di genere o un nuovo cinema d’autore.Abbiamo cavalcato lammerda spacciandola per la grande tradizione delle commedia popolare- te hai mai visto un Monicelli affidarsi ai lazzi e schiammazzi della ditta de sica e co?-abbiamo attentato all’umorismo con gravi danni attraverso la più totale ed ostentata coglioneria-sempre spacciata per roba popolare,che non sbagli mai eh?Non sai che dire:popolare!E via tutto si sistema
    Dall’altra parte si è cavalcata la discussione da tavolo di bridge,del ma che schifo madama marchesa,del borghesismo sinistrato.E questa parte è sempre stata per me quella di riferimento
    Quindi dal nostro cinema mi aspetto il singolo buon risultato-come Acab,Mi piace lavorare,Il Nuovo Mondo,tre esempi di grande cinema nazionale- o documentari come In Fabbrica-che mi commuovo a vedere cosa volevano e dicevano quelli della mia classe,anni e anni fa.

    1. Bè, ma The Social Network è una cosa spettacolare…uno di quei film che ti innamori appena comincia e dopo ne vorresti ancora. O almeno, io lo amo alla follia.
      Sul cinema italiano, sai come la penso. Ormai qualsiasi discorso è inutile. Ci sarebbe un’ industria da riavviare da zero, ma non sono i casi isolati come Acab a dare una vera spinta propulsiva alla faccenda. Anche perché incassano pure poco. Insomma, è una specie di dramma senza via d’uscita…

  10. Funkcesco · · Rispondi

    premetto che adoro Fincher qualsiasi cosa faccia, però uomini che odiano le donne non l’ho visto a priori, semplicemente perchè odio il fatto che ollivud debba rifare i film europei per renderli più facilmente apprezzabili dalla massa (di caproni).
    Questa cosa mi urta e non so se riuscirò mai a farmela andare giù.
    lasciamo passare abres los ojos, che faceva pettare quello di Amenabar e quindi Vanilla sky ha dato il valore che si meritava alla storia di Amenabar&Gil.
    “Lasciami entrare” era una piccola perla in un mare di melma e hanno dovuto fare quella cacata di Blood Story
    Adesso mi rifanno pure “uomini che odiano le donne” che per quanto possa essere stata discutibile la trasposizione cinematografica della trilogia del compianto Larsson non ce n’era bisogno… a parer mio.
    Saluti a tutti gli Horror Lovers
    Saluti a Lucia che ci delizia con le sue reviù

    1. Tu sai quanto odio i remake e l’ atteggiamento ollivudddddiano nel riprendere la roba europea e rifarla a uso e consumo del pubblico americano.
      Quindi anche io ero molto sospettosa riguardo al film di Fincher.
      Solo che…
      spesso ci sono delle eccezioni. E io di solito guardo prima al nome del regista e poi al resto. Quindi Millennium diventa un film di Fincher e lo vado a vedere in quanto film di Fincher. Poi magari è una cagata. In questo caso, almeno per me, non lo è stato.
      Certo, se leggo che Reeves che in partenza non mi piace, rifa lasciami entrare, non ci vado per principio.
      ecco, questo è il criterio con cui scelgo i film. Che è sicuramente opinabile, però almeno spesso mi salva da tanta spazzatura 😀
      Saluti ricambiati e grazie 😀

  11. Io per il momento sono ancora fermo alla trilogia svedese, ed in effetti mi chiedevo se dopo il primo capitolo le mie difficoltà nel seguire la trama e il provare interesse più in singole parti che nel film nel suo complesso dipendesse dall’essere distratto e non volermi impegnare a fondo o da fattori esterni…ma è vero che Larsson non è un autore facilissimo da trasporre su schermo, e il suo modo di disporre i pezzi sulla scacchiera non si cambia in modo arbitrario senza rischiare di perdere la partita, potrei dire che o giochi con quei pezzi -e li usi tutti- o non giochi affatto.
    Riguardo a Fincher ti dirò, per anni l’ho considerato un regista senza infamia e senza lode e anche un tantinello discontinuo il suo terzo Alien mi aveva lasciato perplesso più per la piega che era stata data alla sorte di Ripley e dei comprimari di Aliens che per lo stile di regia (accettabile, una volta superate -anche se non del tutto- le diffidenze verso la piega di cui parlavo) e Seven mi era piaciuto (più di The Game, comunque dignitoso) , mentre Fight Club ricordo di averlo trovato un film parecchio “pompato” e nemmeno così memorabile e tantomeno originale sul tema del doppio, come magari si voleva far credere all’epoca…certo che Zodiac è un bel salto in avanti (e servito pure da un ottimo cast devo dire) ed è anche l’ultimo suo film che ho visto. Tanto di cappello a Fincher, allora, anche per aver salvato Rooney Mara dalla maledizione del blockbuster di merda (come West ha fatto con la Paxton) affidandogli un ruolo difficile come quello di Lisbeth dove poteva mostrare il suo vero talento, e la tua rece mi dà l’idea -ancor prima di vederli in azione- che lei e Craig siano una coppia ben assortita (molto belli i titoli di testa)…
    P.S. Prima di commentare ho dovuto smettere di ridere quando hai descritto così bene gli effetti del nostro prodotto nazionale 😀 Che a pensarci bene lo zombie classico si elimina mettendone fuori uso il cervello, no? Ecco, con il nostro attuale prodotto nazionale non avrebbe scampo, e non si sprecherebbe neanche una pallottola 😉

    1. Sì, il problema di Larsson è che non era uno scrittore cinematografico. Ogni suo romanzo contiene una mole di informazioni gigantesca, per cui diventa difficile rendere un eventuale film fluido e scorrevole. In realtà, Uomini che odiano le donne è il più semplice. Infatti sono curiosa di sapere cosa combineranno (se li faranno) con gli altri due, che sono incasinatissimi.
      La Mara è davvero spettacolare e interagisce molto bene con un Craig meno divo e più attore del solito.
      Purtroppo, il prodotto nazionale è in una crisi oramai irreversibile. Io faccio il tifo per un pugno di registi, ma sono davvero isolati e abbandonati a loro stessi.
      Non saprei neanche da che parte cominciare… 😀

      1. Non è facile in effetti 🙂 Io di mio ci metterei i Manetti Bros che, secondo me, pure nei limiti del poco che gli è stato permesso di realizzare in campo cinematografico (sono davvero curioso di vedere il loro fantascientifico “L’arrivo di Wang”) e televisivo (qui con L’Ispettore Coliandro hanno avuto più fortuna, fino a che la lungimiranza dei responsabili di mamma Rai ha portato alla sospensione della serie a tempo indeterminato) hanno dimostrato di conoscere e amare il cinema di genere (e il fumetto) omaggiandolo in modo rispettoso senza mai scadere in citazioni alla cazzo di cane…poi ho sentito parlare bene di Gabriele Albanesi con il suo “Ubaldo Terzani Horror Show” , ad esempio, e qualche speranza la riponevo pure in Eros Puglielli come speravo del resto che Ivan Zuccon -quando vuoi dedicargli il post che dicevi, io sono pronto 😉 – potesse essere apprezzato anche a casa nostra (ma guarda tu cosa vado a pretendere)…sai, avevo trovato molto interessante anche il mockumentary lovecraftiano “Road to L:” di Leggio e Greco e a mio parere sarebbe stato un esperimento da ripetere, ma di queste cose vedo che non importa una sega a tutti gli “intellettuali” in circolazione, e pure Soavi per continuare lavorare è rimasto incastrato nelle “ficcscion” per non parlare dei suoi recenti ritorni al cinema con generi che non gli appartengono, a differenza di Lamberto Bava che se non altro è potuto rimanere in tema con “Ghost Son”.
        Lucia, si naviga a vista in un bel mare di merda, direi… 😉

        1. Napoleone Wilson · · Rispondi

          Orrendi come pochi i Manetti Bros., che conosco anche personalmente, come unico consiglio personale che mi posso sentire di poter dare, è di non citarli neppure, con la “musa” Rocchetti poi! “Zora la vampira” giudicato da molti e decisamente, uno dei peggiori film italiani “finto-indipendenti” del decennio, e a ragione. Non parliamo poi del dilettantesco e ridicolissimo “Piano 17″ .”Ubaldo Terzani Horror Show” non vale neanche la pena di dedicarci una scurreggia nell’aria della sera. L’unico che è riuscito almeno a confezionare un'”horror” survivalistico decente di questi italiani degli ultimi anni è stato Cosimo Alemà con “At The End of The Day”, anche perchè almeno ha dimostrato di avere un buon gusto musicale utilizzando gli Hammock e Soap&Skin per la o.s.t., ben “diverso” da cccggghhcchui magar

          1. Giuseppe · ·

            Che dire, Napoleone, francamente i Manetti (che hai il vantaggio, rispetto a me, di conoscere di persona) non riesco a trovarli orrendi come dici e sì che spettatore di bocca buona non sono mai stato, tutt’altro…riguardo a “Ubaldo Terzani” la mia impressione era -diciamo così- di seconda mano, basata sul sentito dire e non ancora confermata o smentita da me personalmente (perchè ancora non l’ho visto, infatti) mentre hai ragione su Cosimo Alemà, un nome da tenere d’occhio che “colpevolmente” mi sono dimenticato di citare fra i registi che salverei attualmente (e il cui film tra l’altro è stato recensito qui sul blog)…

          2. A me i Manetti non sono mai dispiaciuti. Preferisco il loro lavoro televisivo, Coliandro, alle cose che hanno fatto per il cinema, ma non li ho mai disprezzati, tutt’ altro.
            Ubaldo Terzani ancora non l’ho visto, ma Il Bosco fuori mi aveva divertito molto.
            Discorso Alemà: adoro At The End of the Day, ma proprio che mi sono messa da applaudire da sola

          3. Napoleone Wilson · ·

            Non volevo essere “duro”, ma i Manetti sono davvero inadeguati, sotto quasi tutti i punti di vista. Il problema è quando vedi una roba come “Ti piace Hitchcock?”da me recensito di là, e grazie anche alla presenza della “riserva” della Argento, la super rifatta Rocchetti, ti sembra un film dei Manetti anch’esso. E credo che non ci possa essere niente di peggio:un “film” comunque “firmato” da Argento, che pare invece diretto dai Manetti! Toccato davvero il fondo…I Bros. hanno tra gli altri, Verdone dietro che trova sempre una distribuzione. Anche lui pessimo, in “Zora la vampira”. Dimostra ampiamente i suoi limiti appena esce un minimo dal recinto della commedia”di regime”, sempre fuori tempo, massimo limite per un commediante.
            P.S.: Ma perchè fra tutti i “remake” davvero orrendi e completamente inutili che continuano ad uscire anche adesso, parlate proprio così male di “Let Me In”(Blood Story)di Matt Reeves? Ma lo avete visto davvero? E’ molto bello, certo non poteva essere superiore all’originale, ma almeno una sequenza anche più bella ce l’ha, quella dell’incidente del padre che si capovolge nell’auto, quando stava per rapire quel ragazzo. Poi certo, la sequenza finale nella piscina è più bella e strabiliante nell’originale, ma nel complesso il film di Reeves è mooolto ben fatto e riuscito, fedele all’originale nello spirito, nello stile, nell’atmosfera, senza essere un’inane fotocopia alla Van Sant di “Psycho”. Ottimi gli interpreti, c’è persino il sempre ottimo Koteas,
            garanzia nelle sue scelte, di non vedere una cafonata, e la splendida Chloe Moretz di “Kick-Ass”, lei sì, forse anche superiore alla ragazzina dell’originale. Splendide come al solito le musiche di Michael “Lost” Giacchino, molto raffinata e fedele allo stile fotografico dell’originale, l’ambientazione soprattutto improntata alle luci gialle dei neon, in un invernale, gelidamente innevato New Mexico.

  12. Io non so più a cosa credere.

    1. Guarda il film, dai! così magari lo odi a morte e litighiamo anche noi.
      (no, non è possibile, non litigheremo mai)

      1. A saperlo andavo a vedere questo e non In Time. Da solo, ovviamente

        1. Eh sì, ho letto che In Time era una mezza sòla…

  13. Più che tenermi incollato, questo remake mi ha fatto un pò schifo….
    delle indagini non si capisce niente…..
    Fincher sarà stato più fedele al romanzo, ma solo da un punto di vista quantitativo ma non qualitativo……
    brava l’attrice ma Lisbeth non è questa del film americano……
    il film svedese potrà non piacere (cosa da un punto di vista soggettivo più che legittimo), ma in questo film americano c’è troppa carne al fuoco……
    ciao!

    1. Bè, che delle indagini non si capisca niente, a me non è parso affatto. Io ero molto arrugginita sugli sviluppi del romanzo (l’ ho letto nel 2006, sono passati quindi 6 anni) e ho trovato ogni cosa perfettamente comprensibile e ben narrata. Non spiegata, ovviamente.
      Lisbeth è entrambe, secondo me (sempre opinabile), due versioni differenti dello stesso personaggio. La carne al fuoco, rispetto al film svedese, è la stessa. Entrambi seguono in maniera molto fedele gli avvenimenti del romanzo e non se ne discostano. Non c’è nulla del film svedese che non sia presente in quello di Fincher e viceversa (Australia a parte). Quindi non vedo come sia possibile che Fincher abbia messo troppa carne al fuoco.
      E la fedeltà al romanzo non è mai un parametro che utilizzo per valutare la qualità di un film. L’ ho sottolineata solo perché ritengo che in questo caso, la fedeltà fosse l’ unica strada percorribile, data la complessità della trama.
      Però, alla fine, come dici tu, sono tutte opinioni soggettive. Ed è assolutamente comprensibile che il film possa non piacere. Non sei il solo e non credo sarai l’ ultimo a contestare la mia rece. Siamo qui apposta 😉
      Benvenuto da queste parti!

  14. Ottimo pezzo per un ottimo film.
    Grandissima Rooney Mara. Io la voglio come migliore attrice alla notte degli Oscar.
    Sottoscrivo tutto senza passare dal via.
    E muchas gracias per il link!

    1. Anche io voglio vedere Rooney Mara che vince l’ Oscar.
      ma tanto lo vince la Streep.
      E de nada per il link, è un piacere 😉

  15. Sì! Non ho ancora visto il film ma sono d’accordo a priori! Perché quello che racconti del film è proprio ciò che mi aspettavo avrebbe fatto Fincher lavorando su questo copione.Perché Zodiac è il film di Fincher più sottovalutato. E perché The Socia Network è un capolavoro mascherato da film qualunque. E, quindi, sì sulla fiducia 😉

    1. Ma Fincher è uno che si nasconde dietro a film apparentemente normali e invece ti tira il colpo di classe sui denti quando te ne stai lì tranquillo e non te lo aspetti.
      E’ un regista che, nella sua evoluzione, va cercato e con cui bisogna quasi “lavorare”.
      Quindi sì, questo è un film su commissione, è un film dalla natura smaccatamente commerciale.
      ma è un film di Fincher in tutto e per tutto.
      E magari il mainstream fosse tutto così 😉

  16. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Non ho ancora visto il film di Fincher, che ho scaricato dall’ottimo dvd R5, è strano ma lo percepisco come una visione “faticosa”, sarà perchè non ho mai letto uno dei romanzi di Larsson nè visto una delle trasposizioni cinematografiche svedesi, che con tutto quello che già ho da vedere e seguire giornalmente, non sono mai riusciti ad esercitare su di me un’attrazione, ma da come oramai se ne parla lo devo vedere nei prossimi giorni. “Zodiac” “quasi”-capolavoro anche secondo me, il problema è che Fincher ha anche commesso delle vere e proprie porcate atte ad intrattenere e giubilare le “maggioranze silenziose”, come “Panic Room”, rovinato soprattutto da un finale davvero orrendo e odioso, e “Il Caso del c. lì com’era di Beniamino Bottone”, che ovviamente evitai con la massima cura. “Fight Club” bel film, anche se già molto invecchiato, e molto sopravvalutato, rovinato soprattutto dalla condotta di vita e immagine successiva di Brad Pitt, super-sputtanatore degli intenti più o meno coerenti, e del messaggio del film e del libro di Palahniuk, con la sua carriera da attore “uomo-sandwich” di campagne pubblicitarie miliardarie per ogni genere di beni di consumo di lusso.

    1. Non so che dirti su Pitt. A parte la condotta di vita che conosco poco e che mi interessa fino a un certo punto, credo che negli anni sia maturato molto come attore e che abbia collezionato una serie di ottimi film uno dietro l’ altro. Ultimo della lista, Moneyball, che mi è piaciuto davvero tanto.
      Su fenomeno Larsson/Millennium, ho letto i primi due romanzi in tempi non sospetti. Sono ottimi thriller di “cassetta” per così dire, niente di particolarmente eclatante, ma deliziosi passatempi scritti con classe e con qualche riflessione tra le righe che non guasta mai.
      Su Button, è un film che non ho visto e che non ho voluto vedere, perché adoro il raccontino da cui è tratto e un polpettone di tre ore non poteva che rovinarlo 😀

  17. Bè in realtà le indagini nel film di Fincher vengono come dire quasi saltate. O meglio.
    A me è sembrato chiaro ma semplicemente perchè avevo già visto l’altro film.
    Quindi mi sono immaginato se questo fosse stato il primo film sul libro di Larsson.
    Dico che c’è troppa carne al fuoco perchè Fincher ha messo più roba attinente al romanzo. come per esempio il gatto che nel film sembra un riempitivo quando nel romanzo ha un suo perchè.
    Il finale è “allungato”….Fincher ha rifatto lo stesso film “traslando” alcune scene e “saltando” le indagini che sono il fulcro del film…
    In altri termini: il film svedese è compatto, questo un pò meno. E per essere un remake, non me gusta!
    Le musiche?
    Si non male ma non attinenti all’atmosfera di un film di questo tipo…..
    Buonanotte!

  18. Questo film non volevo andarlo a vedere. Ho gia’ visto la trilogia svedese, che mi e’ piaciuta molto. Il personaggio di Lizbeth e’ molto azzeccato. Inoltre, quando ci sono i remake americani a distanza di cosi’ poco tempo dall’originale, cerco di tenermene alla larga. Pero’ piu’ di una persona mi ha detto che il film e’ bello e che gli attori sono bravi. A questo punto mi tocchera’ guardarlo:-p…. preferibilmente in originale, visto che il doppiaggio non pare proprio una meraviglia

    1. Io credo che nella trilogia svedese la cosa migliore sia Noomi Rapace, che è davvero una grandissima. Per il resto, io non ho particolarmente apprezzato i film.
      Neanche io capisco la mania tutta americana di rifare degli istant remake di film europei, ma se dietro l’ operazione c’è Fincher, allora mi sento obbligata a dargli una possibilità.
      Sul doppiaggio: non è mai una meraviglia, in nessun caso, ma qui è meno asinino del solito 😀

      1. In realta’ i 3 film della trilogia svedese li hanno tirati fuori da una serie tv di 6 puntate, quindi non erano concepiti per il cinema, ma per la televisione.

        1. Infatti, io ho sempre pensato che dai romanzi di Larsson sarebbe venuta fuori una bellissima serie televisiva. Non sapevo questa cosa.
          Quindi i film che abbiamo visto noi sono molto tagliati rispetto agli episodi?

  19. Alex Argentiano · · Rispondi

    Non aggiunge nulla,visto che è praticamente la copia sputata dell’originale di fattura svedese,però nonostante questo,non si può denigrare il film.Forse in questa versione viene accentuato meglio il rapporto fra Lizbeth e il giornalista.Non me ne voglia l’attrice,che è stata brava,ma Noemi Rapace ha quel qualcosa in più che la rende magnifica nel ruolo della Salander.

    1. Sì, che non aggiunga nulla è verissimo, però preferisco questo come stile e come resa finale.
      Per l’ attrice: a me sono piaciute moltissimo tutte e due, sono diverse e Rooney Mara non ha copiato Noomi Rapace, ma ha fatto una Lisbeth tutta sua. Per questo l’ho apprezzata molto. Teniamo anche in considerazione il fatto che la Mara è giovanissima e molto inesperta.

      1. Alex Argentiano · · Rispondi

        Ma guarda io la Mara l’ho apprezzata moltissimo,però per affettività per me Lizbeth sarà sempre Noemi Rapace ❤

        1. Sì, affettivamente anche per me Lisbeth è Noomi. Questo lo capisco 😀

          1. Alex Argentiano · ·

            Appunto,qui non si mette in discussione la professionalità della Mara,qui si sottolinea il fatto che prima di lei,chi ha ricoperto un ruolo così difficile ma con grande bravura è stata Noemi Rapace.Con tutta la stima che ho avuto per la Mara in questo lavoro,la Rapace è ineguagliabile 😄

  20. Molto scettica anch’io all’inizio, perché si trattava di un remake così vicino all’originale e perché già trovavo perfetta la Rapace. Invece sorpresa! Mi è piaciuto, mi ha convinto la “nuova Lisbeth” Mara e concordo col tuo post (uno di quelli che rendono inutile il pensiero di scrivere altro sull’argomento ^_^ )

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