Murray Gold

Ci ho pensato tanto e poi ho concluso che io un post sul Doctor Who non lo posso fare: è troppo di tutto e non sono degna. Però posso omaggiare colui che ha contribuito a rendere così speciale l’ atmosfera della serie, il geniale compositore che, insieme all’ orchestratore Ben Foster e alla splendida esecuzione dell’ orchestra della BBC, ci ha regalato un accompagnamento alle immagini da brivido, qualcosa che rasenta la perfezione assoluta, per come viaggia in parallelo con i personaggi e le ambientazioni, per il modo in cui ogni singola nota aderisce al racconto e lo accompagna.

Ascoltiamo il primo pezzo.

Sì, lo so, ho colpito basso sin da subito.

Murray Gold nasce nel 1969 (è anche giovane, mortacci sua), a Portsmouht e tra poco è il suo compleanno, il 28 febbraio. Collabora spesso a varie produzioni televisive britanniche, fino a quando, nel 2005, inizia a comporre stabilmente per il Doctor Who. Immaginate la difficoltà immensa di scrivere per 88 episodi di una serie, temi sempre diversi, per ogni personaggio e per ogni razza rappresentata nell’ enorme universo del Dottore. Roba da impazzire. Eppure lui inserisce, in ogni puntata, qualcosa che vale la pena di ascoltare. Un lavoro da buttarsi per terra a piangere.

L’ opera struggente di un formidabile genio.

Tema di Rose (mi si spezza il cuore in più punti)

Doomsday

Tema di Martha (la mia preferita)

E, per concludere, una composizione maestosa ed epica, in cui Gold raggiunge la maturità artistica definitiva. Da ascoltare fino alla nausea

 

Bonus finale, per rendere omaggio anche a Ron Gainer, autore del tema originale.

 

81 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    Confesso che ho cliccato pensando fosse una galleria con la biondina 😉

    1. ahahahah! e quella arriverà, prima o poi…però la musica è bella!

      1. Helldorado · · Rispondi

        Sì… 😉

        1. Ho pensato la stessa cosa. 😀

          1. La gallery è in via di costruzione 😀
            Non questa settimana, ma la prossima.
            questa settimana tocca a Grace ❤

          2. Helldorado · ·

            Conosciamo chi scrive? 😉

  2. Sto cercando in ogni maniera le 5 stagioni della nuova serie, mi vidi una puntata per caso e capii che era magnifico ahah.

    1. E’ magnifico. Io ormai sono una drogata all’ ultimo stadio. ho finito la sesta stagione e ho ricominciato da capo, perché non ne posso fare a meno

      1. Beh, io le ho viste tutte in inglese e sto finendo di rivedermele in italiano per cui posso capirti benissimo…e comunque cazzo se me l’hai fatta la sorpresa! Da “Whoviano” quale sono ti ringrazio con entrambi i miei due cuori 😀 e hai perfettamente ragione su Murray Gold e sul titanico lavoro che ha fatto, ricordandoci quanto si possa esprimere di un personaggio non soltanto tramite la voce e la mimica -pure indispensabili anche sotto i pesanti make-up del bravo Paul Kasey- di chi lo interpreta ma anche con il linguaggio della musica (si trattasse del Dottore, di Rose, Martha, i Sontaran, i Cybermen, i Judoon e si potrebbe andare avanti -letteralmente- per ore) che penetra nel profondo dei sentimenti, toccando abilmente quelle corde che ci fanno provare dolcezza, malinconia, gioia, compassione, paura a seconda dei casi (e permettendoci di capire chi abbiamo davanti nella sua parte più intima, umana o aliena che sia)…certo che l’universo di Doctor Who è davvero immenso e anche pur conoscendo i precedenti Dottori io non ne ho visto che una parte tutto sommato modesta, come ti avevo detto detto un po’ di post fa (per poterli trovare e vedere davvero tutti penso che avrei bisogno di tutto il tempo di Gallifrey 😉 ) , credo però che li troveresti interessanti nel vedere come si è evoluto il personaggio (tra l’altro c’è un breve episodio speciale, Time Crash, dove David Tennant incontra sè stesso nei panni di una sua precedente incarnazione e cioè il quinto Dottore interpretato da Peter Davison…ti assicuro che il duetto fra i due Dottori è un qualcosa che merita di essere visto, se non hai già provveduto) e concludo sottolineando che non potevi farmi una sorpresa migliore di questa, ragione per cui dopo Rose, Martha, Donna, Amy penso che il ruolo di prossima compagna del Dottore ti spetti di diritto (già ti vedo prendere i Sycorax a calci in culo e poi nelle palle, una volta scoperto dove le hanno) 😉

        1. E infatti io lo attendo fiduciosa e arriverò a crepare aspettandolo.
          Degli episodi vecchi ho raccattato qualcosa (e sì, Time Crash l’ ho vista :D), ma mi riesce difficile reperirli. Piano piano, con i miei tempi elefantiaci, riuscirò a farmi una cultura anche sui Dottori precedenti. E’ una promessa 😉

          1. Giuseppe · ·

            E io sono sicuro che ce la puoi fare 😉 Mi ero dimenticato di consigliarti di dare un’occhiata a una brillante parodia di Doctor Who (scritta da Steven Moffat), The Curse of Fatal Death, che sta su youtube da un bel po’, con Rowan Atkinson -e non solo- nei panni del Dottore e Jonathan Pryce in quelli del Maestro…non te ne pentirai 😀

  3. E non dimentichiamo l’autore della colonna sonora originale Ron Grainer.
    Comunque il Doctor Who è un mito, considera che in Inghilterra con chiunque parli viene considerata LA serie per eccellenza.

    1. Infatti in fondo al post l’ ho ricordato 😉
      Sì, un mito veramente. Ma io non riesco a parlarne in forma compiuta, mi perdo dopo tre righe e comincio a pangere 😀

  4. Mi ammazzo di risate quando leggo i tuoi commenti corrosivi (“è anche giovane, mortacci sua”) o le tue diascalie al fulmicotone :). Sei grande Lucia! Anche stavolta ottima scelta sia per il compositore che per la serie. Sono anch’io un appassionato del Doctor Who e ricordo ancora quando da bambino ne seguivo gli episodi sulla Rai interpretati da Tom Baker. Mi facevano una fifa…

    1. Eh, ma perché non si può essere così giovani e avere una maturità artistica così elevata. Un po’ lo odio, eh? 😀
      No, davvero, a parte tutto, grandissima serie e grandissimo musicista. Una sinergia incredibile.
      Ti ringrazio davvero 😉

  5. E va beh, è un colpo al cuore un po’ tutto…
    Ieri ho rivisto Silence in the library, quel doppio episodio è un capolavoro.

    Voglio la settima stagione!
    Dunque, Matt Smith ti è piaciuto?

    1. Alla fine mi sono innamorata anche di Smith, poco da dire, è stupendo ache lui. Certo Tennant mi manca tantissimo e mi mancano Rose, Martha e Donna, perché nonostante tutto, non riesco ad affezionarmi ad Amy. In compenso ho River, che adoro con tutte le mie forze.
      Comunque ho trasmesso il virus anche a mia sorella, che odia la fantascienza, ma per il Dottore è impazzita, letteralmente…ma adesso non riesce ad abituarsi a Smith, lo odia un pochino

      1. Eh, il passaggio Tennat-smith è sempre un po’ traumatico….
        E Amy niente da fare, non ha personalità, è inutile. Le voglio bene, ma è solo lavaggio del cervello.

        1. Ecco, è vero, le manca la personalità, mentre le altre ne avevano da vendere. però River, al contrario, straborda di personalità e noi la amiamo moltissimo

          1. Secondo me, tra l’altro, è la storia d’amore più bella mai stata scritta…

          2. tra le più belle, sicuramente. non so neanche fare il conto delle lacrime che ci ho versato sopra

          3. a proposito, piaciuto Kevin?

          4. Piaciuto, più a posteriori.
            Aspettavo questo film da parecchio ma credevo parlasse d’altro (l’inutilità dell’esistenza e affini) e la parte della maternità è stata, per me, fin troppo didascalica. Certi aspetti del film mi hanno stancato (la vita post-accadimento non mi ha trasmesso alcuna empatia), avrei preferito che ci si soffermasse di più sul personaggio di Kevin (che per me era la parte interessante).
            Comunque Ezra Miller è un attore, lo avevo visto soltanto in californication, mi aveva colpito perché era carino ma non pensavo certo avesse certe capacità… L’ho sognato, la notte dopo la visione, la sua interpretazione mi ha davvero colpito.

            Piuttosto ieri sera ho visto un film che, credo, potrebbe piacerti. Take Shelter. Se ne hai già parlato chiedo venia, io l’ho scoperto da Elio..

          5. Ho visto Take Shelter (scoperto sempre grazie a Elio), ma non ne ho parlato. Sai quei film che ti colpiscono molto e non riesci a tirare fuori due righe decenti in croce? ecco, una cosa così. Ci provo, magari la prossima settimana, ma non garantisco.

          6. Cioè, fammi capire, tu ti guardi Take Shelter, film che ho pubblicizzato a destra e a manca, il cui finale mi ha provocato orgasmi esponenziali, e non mi dici nulla? Maledizione.

          7. E’ che io sono scema…e anche senza parole per quel film. aspettavo di poter formulare un pensiero coerente prima di parlartene.

  6. Ti lovvo assai… più o meno quanto River e Rose

    1. Anche io ti lovvo, più o meno quanto il Dottore

  7. Ecco, adesso piango.
    Il Doctor-theme di Smith è favoloso, lo ascolterei per ore e ore, è pura carica ed energia.

    Gold ha fatto grandi cose anche con Torchwood, il tema portante e le sue rivisitazioni sono potentissime. 🙂

    1. Sì, il tema portante di Torchwood è spettacolare, però a un certo punto Gold ha abbandonato la serie e il compositore principale è Foster, l’ arrangiatore delle musiche del Dottore

  8. Io sono alla seconda stagione e non ho subìto il fascino della serie. Questa cosa mi sta innervosendo tantissimo, dato che sembro essere l’unico. Alice mi diceva che secondo lei la prima stagione è la migliore, mentre altri dicono che dalla seconda-terza in poi non dovrei più riuscire a farne a meno, ma sinceramente ora come ora non ha assolutamente niente, la serie, perché accada una cosa del genere. Sono triste.

    1. sono triste anche io! Non ci posso credere…

    2. Questa è una fitta dolorosissima. Davvero, mi fa male anche un po’ il braccio sinistro. potrebbe essere infarto.
      Però, sai che ti adoro, quindi provo a fare una cosa che non ho mai fatto in vita mia perché non ho le parole per descriverla: provo a dirti perché a me piace il Dottore. Ti avverto che divento sentimentale e magari poi mi lovverai di meno.
      Il Dottore è gioia e rivoluzione, è la sfrenata immaginazione al potere, ma il tutto miscelato con un’ intelligenza, un’ ironia e una scrittura assolutamente sopraffine.
      Il Dottore ti obbliga e ti forza a tirare fuori la parte migliore di te e rende più sopportabile la tua vita. Ma non lo fa all’ americana, col buonismo edulcorato, non nasconde i sentimenti negativi, la cattiveria, la morte e il dolore. Semplicemente rifiuta la disperazione e ti offre sempre un qualcosa a cui aggrapparti, per continuare a immaginare. Non è neanche un discorso di risvegliare il famoso fanciullino,anzi. Il Dottore è adulto, è un adulto che però non rinuncia alla fantasia come spinta vitale, e quindi alla speranza.
      Il Dottore è uno dei personaggi più complessi, multisfaccettati e approfonditi da quando l’ uomo ha iniziato a raccontare. E’ l’ individuo più totalmente solo dell’ Universo, eppure mostra una pietas così assoluta e partecipata nei confronti di noi esseri umani, che quando guardi il Dottore, alla fine ami l’ umanità anche tu.
      Perché tutto quel dolore, tutta quella solitudine, tutta quell’ infelicità, alla fine ti rendono solo più gentile.
      Ecco, Alice te lo spiega meglio. Io sbrodolo.

      1. per me è un sogno, il mostrare come dovremmo essere tutti, come dovrebbe essere la vita. E sapere che l’amore o l’amicizia o semplicemente il non arrendersi può cambiare il mondo, è struggente. L’idea che il piccolo uomo sia determinante, che nulla è poco importante, che è solo la cecità che porta alla rassegnazione… mi commuove.
        L’amore è quello che nella realtà è difficile trovare, ed è romantico, non sdolcinato. E raccontare storie senza voler essere più di quello che si è, ossia dei cantastorie, tocca delle corde a me vicine.
        Il Dottore è carico di dolore e di rabbia e di odio eppure è capace di una compassione fuori dal comune e The curse of TIme Lord è l’idea che più lo rappresenta: essere presente contro la Volontà, per via della responsabilità. L’Universo è tale grazie al suo passaggio, nulla potrebbe sussistere senza di lui. E’ una specie di Dio capace di sbagliare ed ammettere l’errore.

        Non so spiegarlo in altro modo. Ho appena ri ririririvisto The Empty Child… e, cacchio, eveybody lives, just this once, everybody lives.

        Ma, va beh, io ho l’asperger.

        1. Allora ce l’ho anche io. Ma è la malattia più bella del mondo.
          E comunque io mi sono innamorata della serie al minuto tre della prima puntata. Al primo : “RUN!” già non ci capivo più nulla

          1. Allora, dato che sembravate la stessa persona in preda ad occhi sognanti dopo aver visto la Madonna, scriverò un’unica risposta. Inizierò con una premessa che potrebbe suonare offensiva ma che non lo è, tuttavia potrete dirmi che sono un cretino ignorante e la cosa non avrà grosse ripercussioni: si tende a vedere molte delle cose che si vogliono vedere in un prodotto chi si apprezza tanto quanto voi apprezzate il dottore, però spesso molte di quelle cose nel prodotto in realtà non ci sono. Lo so che Alice è tendenzialmente contro l’oggettività, però c’è e non si può far finta che non ci sia. Ora, questi dialoghi o questa scrittura così efficace io proprio non riesco a riscontrarla, o almeno non nelle puntate viste fino ad ora. Ciò che vedo spesso sono un uomo ed una ragazza che si trovano nelle situazione più disparate e che escono dalle stesse con una facilità molto sciocca (leggasi soluzioni deboli di sceneggiatura). Ogni puntata è un susseguirsi di parentesi semplicistiche accompagnate da dialoghi affatto pregnanti e per nulla in grado di lasciarsi ricordare. Ma ok, “che palle ogni volta pretendere chissà cosa”, sì. Io sono il primo che guarda cose a cervello spento come fossero la nuova bibbia, ma proprio perché a cervello spento o “semplicistiche” non si può da esse pretendere di tirar fuori un qualche spessore (quello di cui parli seppur indirettamente, Lucia, quando scrivi del dottore che ti fuori la parte migliore, del buonismo non edulcorato e via discorrendo. Ho trovato molta più profondità nelle tue parole che nella serie, sinceramente). Discorso del tutto simile sulla caratterizzazione del dottore e più in generale dei personaggi. Il dottore è un personaggio complesso e multisfaccettato, dici. Io sinceramente lo vedo alquanto monodimensionale e mi diverte, limitatamente, proprio per questo, perché so che non posso pretendere da lui nulla e quindi manco mi aspetto nulla. Non mi arriva un uomo che con tutta la sua solitudine si preoccupa dell’umanità, ma solo un uomo impegnato nel classico ‘bene contro il male’ e che risolve quasi tutto con cacciavite e relativo laserino. Non capisco neanche quindi Alice quando parla del dottore come di un personaggio carico di rabbia e odio ma comunque compassionevole. Non arriva nulla, salvo rarissime parentesi, delle tre emozioni appena elencate, proprio per la scrittura semplicistica di cui scrivevo.

            Ci tengo però a precisare che ogni volta che tiro in ballo l’oggettività, in maniera corretta o errata che sia, scrivendo stronzate o cose credibili, non significa che non dia importanza alla soggettività. Anzi per me il c.d. stomaco è importantissimo durante la visione di qualcosa tanto che il vostro ritratto del dottore risulta per me comunque, spostandomi un po’ nella vostra ottica, credibilissimo ma difficile, a mio avviso, da riscontrare poi nella realtà (sceneggiatura, dialoghi e altre soluzioni tecniche).

            Spero che non mi odierete, ma so che a giorni un dalek comparirà alla mia porta e morirò, anche se al posto vostro il dalek lo avrei mandato più per il pippone allucinante che ho scritto che per la critica vera e propria. Vi voglio bene, e vi chiedo scusa.

          2. si tende a vedere molte delle cose che si vogliono vedere in un prodotto chi si apprezza tanto quanto voi apprezzate il dottore, però spesso molte di quelle cose nel prodotto in realtà non ci sono

            Niente di più vero. Però a me piace il Dottore perché ho trovato queste cose lì, mica sto facendo del “revisionismo”. Comunque non credo proprio nell’esistenza dell’oggettività. (e su questo credo sia inutile discutere, se non per capire il perché e il percome delle nostre rispettive posizioni… che rimarrebbero invariate, immagino, perché di sicuro non potrai avere argomentazioni a favore dell’oggettività che io non abbia già sentito e viceversa… sono proprio due modi di vedere differenti, niente da fare. Ma non è grave).
            Quello che tu chiami “soluzioni deboli” fanno parte dello spirito della serie: scanzonata, non è fantascienza, per me è a quasiun fantasy (se proprio volessi trovare un genere). In realtà è come una favola per bimbi ed io, che bimba torno quando guardo la serie, non mi concentro di certo sul fatto che, che ne so, l’amore distrugga un’invasione aliena ma mi commuovo, proprio perché l’amore distrugge l’invasione aliena. ANche se non ha senso: ma non deve avere un “senso”, è come una bella favola della buonanotte.

            Non capisco neanche quindi Alice quando parla del dottore come di un personaggio carico di rabbia e odio ma comunque compassionevole

            Questa è la visione del dottore una volta che conosci tutte le rigenerazioni. A parte che il Dottore di Tennant rivela lo spessore in ogni sguardo (non necessiterebbe neppure dei dialoghi!), credo che la questione qui sia semplicemente soggettiva: a te questa serie non dà nulla perché, evidentemente, cerchi altri. Perché i dialoghi non sono spenti, né i personaggi hanno poco carattere (e dirlo è solo questione soggettiva, non vedo come possa essere oggettiva, non è certo una formula matematica!) ma tu li trovi così. E trovo sia sacrosanto e, sfortunatamente, non posso trasmetterti le emozioni che provoca in me.
            La questione è che non è neppure una serie come, che so, Lost: ti interessa l’argomento, ti piace essere preso sulle spine, segui la trama principale… Poi si discute sul finale o sullo sviluppo più o meno coerente delle vicende e dei personaggi (come abbiamo fatto con Mother, per esempio). Doctor Who è un intero universo che potrebbe potenzialmente durare in eterno. Se non apprezzi lo stile, il carattere pochissimo serio, i personaggi… E’ finita. Non abbiamo una vicenda trainante, è solo un tizio che va in giro per il tempo con altri tizi. E quindi non può avere attrattiva.

            Vi voglio bene, e vi chiedo scusa.

            Nessuna scusa ☺☺ Più che altro mi spiace che non ti abbia colpito….

          3. Aggiungo che mi è praticamente impossibile sezionare la serie e parlarne come se fosse un prodotto televisivo qualsiasi. Doctor Who per me è davvero una dimensione a parte, qualsiasi argomentazione “contro” è per me quasi incomprensibile… ma non sono in grado di di spiegare in cosa e come sia differente da tutte le altre serie. E’ totalmente sviscerale, per me, è forse l’unica cosa per cui possa definirmi “fangirl” (termine che va ormai tantissimo di moda…).
            Quindi mi scuso se non ho argomentato ma non lo faccio per snobberia dell’ultima ora: sono del tutto incapace.

  9. Ah , un post sulle musiche del buon Dottore è più che gradito !

    1. Sono contenta che tu abbia apprezzato 😉

  10. Il Dottore… che adorabile serie… che musiche epiche… Rose…
    Stavolta hai colpito il mio cuoricino da sentimentale, davvero. Come si fa a non amare una serie come questa? Penso sia impossibile…
    E i vecchi episodi? Quelli sono delle perle, almeno quei pochi che sono riuscito a recuperare, e ti consiglio di darci un’occhiata: non te ne pentirai! 🙂

    1. Lo so, la musica di Murray Gold punta dritta al cuoricino e te lo frantuma e te lo scalda contemporaneamente. Sono solo affranta perché ho scoperto troppo tardi questo capolavoro.
      Sui vecchi episodi, come ho detto a Giuseppe, ci sto lavorando. 😀

      1. Io li ho tutti ma non saprei come mandarteli… sono circa 200 giga di roba… ci vorrebbe proprio una memoria esterna, non posso neppure farti dei cd…

        1. No, ma non preoccuparti, faccio con calma, me li trovo uno ad uno, magari vedo se esiste anche qualche cofanetto in giro per amazon. Ce la farò, ne sono certa!

  11. sono pigro,guardo le serie tv che mi dona un mio amico spacciatore ufficiale di serial.Nondimeno con pazienza mi sto scaricando le 6 stagioni di six feet under.Comunque ottime musiche,davvero belle!Le ho messe in filodifusione qui in edicola-sul lavoro navigo e mi faccio i cazzi miei,me l’ha detto il mio amico dj Brunetta,sai?
    ps.Ho visto Sick Girl di Lucky Mckee,si dai non male.Mi piace come ha descritto i personaggi delle due ragazze e la loro storia d’amore.Mi sembra un po’ tutto come serie tipo The Hunger o Viaggiatori delle Tenebre,devo vedere un film intero per poter giudicare meglio il suo lavoro.Non male comunque

    1. A me ha ricordato molto i vecchi episodi di ai confini della realtà, con quel tipo di situazioni un po’ paradossali.
      Però è un mediometraggio fatto per la tv, quindi non è molto indicativo per lo stile di McKee. Io ti consiglio, nell’ ordine: May, Red, The Woman. Poi tornerai qui e mi vorrai uccidermi

  12. Elio, ti rispondo qui che il commento sopra sta diventando fastidioso da leggere, stretto come una sottiletta (dimmerda).
    Neanche io, come Alice, riesco a spiegarti in maniera razionale perché trovo il Dottore così straordinario. Però non ti mando i Dalek a casa, perché sai quanto amore c’è per te nella mia piccola anima di odiatrice 😀
    Una cosa sola posso aggiungere: la serie è più una costruzione di un universo alternativo che una serie vera e propria. Non c’è una trama, ci sono tante situazioni e l’ esplorazione a casaccio di quell’ universo. Forse è questo il problema, per te, che non ami le serie senza uno sviluppo narrativo coerente e “orizzontale”.
    Però c’è una profondità di significati (e non è un fatto di bene contro male, pensa alla prima volta che appare il Dalek), una cultura del fantastico tout court, e non solo, anche altissima cultura dispensata per miriadi di citazioni sparse qua e là. Soprattutto, c’è uno sfoggio di inventiva immaginifica che non ha eguali. E questo, cercando di essere oggettiva. E’ cinema (sì, per me è cinema, non semplice tv) fantastico nella sua accezione più nobile ed estrema, senza freni, quindi.
    Io ti consiglio di arrivare almeno a un episodio della terza serie che si chiama Don’t Blink, che per me è una delle cose più geniali a cui mi sia mai capitato di assistere in tutta la vita, senza parlare del lato emotivo, ma solo da quello di una sceneggiatura a incastro perfetto.

    1. in effetti Blink è proprio un film di 40 minuti. Eppure già lo è The Empty Child (ma non ha vinto pure qualche premio?)

      1. L’ esegeta del Dottore sei tu, io non so quanti e quali premi abbia vinto. Certo che anche The Empty Child è cinema, assolutamente. Don’t Blink però è episodio unico ed è incredibile come sia compiuto e perfetto nella sua brevità. Io rimango esterrefatta ogni volta che lo rivedo.
        Un altro episodio che mi fa questo effetto è The Doctor’s Wife.

        1. Nono, intendevo che è un episodio che può essere visto da solo, senza neppure conoscere la serie. Poteva essere trasmesso al cinema, a mio avviso, perché è un film vero e proprio. Così come il doppio episodio The Silence in the Library e quello doppio con gli angeli piangenti con Amy e la River… (non sono molti, secondo me, gli episodi che possono essere considerati dei film di per sé per trama e suo sviluppo).
          Comunque sì, secondo me è cinema, in generale. Peccato non essere in grado a spiegare il perché, per fortuna ci sei tu. ☺

          1. Sì, in questo senso sì, The Empty Child ha un’ autonomia assoluta.
            Ma alla fine il Dottore rifugge dal concetto di serialità, quella cosa che ti aggancia perché devi sapere come continua.
            In questo senso è cinematografico, è fine a se stesso. Neanche io riesco a spiegarlo meglio di così, come vedi. Sono useless!! 😀

    2. Non continuo, perché per farlo dovrei soffermarmi sull’oggettività (la qualità di un qualsiasi scambio è oggettiva, l’introspezione in un’opera è oggettiva, la costruzione narrativa è oggettiva. Possono non piacere ma loro presenza non è opinabile) e nel caso poi non ce ne usciamo più, specie considerando il fatto che si dovrebbe prima convincere Alice che in realtà esiste, con lei che cercherebbe nel contempo di convincere me (noi?) del contrario. Del resto le posizioni sono abbastanza chiare e se si vorrà approfondire esempio concreto per esempio concreto lo si farà in altra sede. Sappiate comunque che continuerò imperterrito a seguire il dottore, e se e quando mi prenderà festeggeremo tutti insieme su questa stessa pagina ed io smetterò di invidiarvi così tanto.

      1. Dove sei arrivato? A quanto ho capito hai già incontrato Tennant, ma dove sei?

        Comunque (uff, non resisto) non può esistere l’oggettività, in quanto il concetto stesso di qualità è soggettivo, i canoni sono stati inventati dall’uomo che ha deciso che quello è bello e quest’altro è brutto, questo è armonico, quest’altro no… Oltre al fatto che con la presunta oggettività diventa legge un punto di vista accreditato da non so bene quale branca di critica-pubblico-ente che in quel periodo storico ha il potere decisionale sull’etica ed estetica. Se poi parliamo di arte, ancor più il concetto di oggettività non vedo come possa rientrare… (artisti considerati schifidi in vita e rivalutati un secolo dopo? L’oggettività dell’epoca reputava quella roba, molto prosaicamente, merda… e ecco che diventa geniale un secolo più tardi). Come può l’introspezione di un’opera essere oggettiva? Non è puro calcolo matematico, grazie a Dio…
        Secondo me questo blog – e il mio e quello di molti altri, se non tutti – se esistesse l’oggettività perderebbe senso d’esistere: oggettivamente i film horror vengono considerati pura spazzatura dalla critica che conta, per questo e questo e quest’altro motivo… e spesso questi motivi non sono neppure veri ed arrivano da un modo di pensare antiquato e putrescente.

        No, hai ragione, mi sto annoiando da sola, non continuiamo, è meglio .-P

        1. ma no, mi sono pentita di avere lasciato questo commentone!!
          Scusate la pippa, sono sempre gli stessi discorsi da sempre, non volevo annoiare ma l’ho fatto. Scusate!

          1. No, ma quale pippa e quale noia. A me questi discorsi piacciono tantissimo e mi diverto.
            Nel discorso oggettività o no, io penso che solo il fatto che stiamo qui a chiederci se esista o meno un criterio oggettivo di giudizio, pone lo stesso concetto di oggettività in una posizione chimerica.
            In realtà, se criteri di oggettività possono esserci, sono quelli di natura strettamente tecnica. Parlando di cinema, può essere oggettivo individuare un buco di sceneggiatura, o una falla logica. Ma a quel punto, interviene la soggettività: io dei buchi logici, spesso tendo a fregarmene, per esempio. Oppure, restando nel cinema, altro criterio oggettivo potrebbe essere la realizzazione complessiva: alcuni film sono brutti, girati male, recitati male, fatti svogliatamente etc. E la carenza di valori estetici è a volte un dato oggettivo. E tuttavia, possono comunque incontrare i gusti di qualcuno.
            Però, una volta stabilita la validità tecnica di un film, intervengono i nostri canoni estetici personali: a me non piace il montaggio iperveloce, non piace la regia in stile videoclip, non piacciono le accelerazioni, il bullet time e lo sfoggio estremo di CGI. Ma se tutte queste cose in un film sono ben realizzate, che devo fare, dire che è brutto oggettivamente? No, dico che secondo me non è cinema, non come lo intendo io. Però ha i suoi estimatori, ecco.
            Detto questo, ho annoiato anche io.
            Ma l’oggettività non è di questo blog. Se lo fosse, chiuderei all’ istante.

          2. Gente che si scusa con me per i pipponi, questa cosa è bellissima. Sull’oggettività: Alice, io pongo l’oggettività un attimo prima, non le lascio giudicare la bellezza di una pellicola, per quello ho scritto “possono non piacere, ma la loro presenza non è opinabile”. Perché non è soggettiva, per l’appunto, la presenza di introspezione, se c’è c’è, se non c’è non c’è. E’ se è solo accennata, non è certo sufficiente. Ti farei l’esempio di Supernatural in cui non basta una frase ogni tanto per dare spessore a racconto e personaggi, ma non l’hai visto e vabbè. La qualità dei dialoghi, allo stesso modo, non è opinabile: un dialogo scarso è scarso e basta, si veda una soap-opera qualsiasi; se invece non lo è, non significa che è bello e basta, significa che gli scambi nel loro complesso possono affascinare il singolo spettatore o meno, foss’anche solo per la scelta di un termine invece che di un altro, per i tempi degli stessi, per la capacità di incastrarli con tutto il resto. È in parte l’oggettività di cui scrive anche Lucia e da essa non si può prescindere, e anzi guai a farlo perché altrimenti qualunque coglione si ergerebbe a grande artista. La situazione italiano ne è un esempio perfetto: se parli con la gente ti dice che i film di Moccia sono stupendi, profondi, emozionanti e con dialoghi da ricordare e pubblicare sulla propria bacheca. Vagli a spiegare che sono unammerda colossale e scarsi da far schifo se la butti completamente sulla soggettività. Cadrebbe ogni discorso, sacrosanto, sulla debolezza culturale del nostro Paese.

          3. Ovviamente non sono d’accordo: in quale modo un dialogo è scarso “e basta”? Quale sarebbe un metro oggettivo?
            Per fare un esempio pratico di introspezione, io metterei in mezzo Battlestar Galactica, ma sarei mangiata viva. Quindi passiamo a un film, uno di cui si è parlato tanto, un film che per nessuno di noi è religione? Melancholia.
            Per me melancholia è imbarazzante nella sua mancanza di introspezione. I dialoghi vuoti dovrebbero rappresentare la vacuità della vita, l’essenza della dissolvenza e via così… a me paiono vuoti, punto. ed il resto è introspezione dello spettatore, se vogliamo. E, a dirla tutta, qualsiasi dialogo che non sia stato scritto da Bergman o da certo Woody Allen mi pare quasi sempre semplicistico e bambinesco.
            Eppure, che so, Otto e mezzo viene considerato l’apoteosi della profondità umana. Io vedo un uomo non in grado di avere grandi slanci introspettivi che ci prova ma costruisce dialoghi che piuttosto che lancinanti o desolanti mi paiono il proverbiale volo del pollo…

            Il discorso prettamente tecnico di Lucia, che sicuramente condividi, è condivisibile anche da me. Ma quello rientra nel mio concetto di “calcolo”. Si fa così, se non fai così o stai sperimentando (e allora anche la mancanza di tecnica è tecnica? Possibile) o non sai usare una telecamera. Ma anche qui, alla fine, se si volesse davvero parlare di sperimentazione… è finita, perché pure la tecnica diventerebbe una questione di opinioni.

            Poi, certo, di moccia non ho letto niente ma credo sia un po’ come Baricco: per me dire “il mare è grande” non rappresenta la semplicità elevata a poesia, soltanto un misero espediente per non accendere un paio di neuroni, consapevole che tanto il pubblico al massimo legge la settimana enigmista (e se così non fosse eviterebbe di leggere Baricco… ma questo è un altro dato soggettivo, magari a te Baricco piace ed ho fatto una figuraccia).

            Con questo, io capisco che i discorsi in Doctor Who, per esempio, nell’episodio della prima stagione, quello ambientato nel network (ricordi? gli impiegati che vogliono essere promossi per lavorare al 500esimo piano, dove i muri sono fatti d’oro) possano risultare quasi banali. Eppure, io non ho trovato quasi mai in una serie tv certe argomentazioni ed in qualche modo, forse per la struttura dell’episodio, forse per la sottile satira sociale inserita in un contesto fantascientifico non serioso (come spesso è), forse per l’interpretazione di Eccleson che trovo sempre brillante… in qualche modo rimangono impressi.
            Perché poi, tra l’altro, lo stesso dialogo pronunciato da attori differenti può rivelarsi differenti. Ogni volta che vedo Tennant, lui mi trasmette l’angoscia ed il dolore e, anche solo se dice, sono l’essere più antico dell’universo … quella frase è accompagnata da un certo sguardo. Lui è DAVVERO l’essere più antico dell’universo ed il più solo, anche se il dialogo, pronunciato da Accorsi, mi farebbe accapponare la pelle.
            Per questo mal sopporto il sezionare di un’opera: guardo un qualcosa, nel complesso o meno mi piace. Il tirare fuori pinzette e microscopi per rivelare punti a favore o sfavore è per me pratica quasi sgradita, perché spezza la magia. E personalmente guardo il cinema e affini per coinvolgimento e divertimento (altrimenti credo che fare il critico altezzoso, sarebbe una parte che ben mi calzerebbe).

  13. Rispondo qui, Alice:

    In che modo? Da Autumn in New York: Richard: “non sono andato a letto con quella donna”; Wynona: “Davvero, non stai mentendo?”; Richard: “No”; Wynona “ti metterò la mano sul cuore, capirò se stai mentendo. Io riesco a farlo davvero” (e lo fa davvero, capisce che sta mentendo). Dialogo dimmerda, pochi cazzi. Per quanto riguarda invece l’introspezione, puoi tranquillamente mettere in mezzo BSG, dicendo che non avverti la forza emotiva dei personaggi, ma l’introspezione c’è, ad essa viene dedicata gran parte della serie. Basti pensare che nella terza stagione, in pieno delirio, c’è una puntata dedicata esclusivamente ai singoli personaggi, alla loro parte più intima e alle dinamiche tra gli stessi. Melancholia: Lars sui volti e sulle espressioni si sofferma, i dialoghi a cena, a tavola, possono non piacere ma son ben lontani dall’essere obiettivamente scarsi come quelli che ho scritto inizialmente. E come dicevo per BSG, alla fine può non averti convinto la costruzione introspettiva messa in atto dal regista (io per primo non lo ritengo un capolavoro pur riconoscendogli una certa qualità) ma dire che non ce n’è alcuna non sarebbe intellettualmente onesto (e io lo odio Lars dopo Antichrist).

    Tornando più specificatamente sui dialoghi, non è il caso di scomodare Bergman o Woody. Di esempi ce ne sono un’infinità, dato che non si sta parlando solo di contenuti, ma anche di gestione degli stessi all’interno della pellicola (parlavo non a caso di tempi e incastri). Già solo la semi sconosciuta commedia di Iannucci, In The Loop, sarebbe sufficiente a far scuola in questo senso.

    Quanto alla parte finale del tuo commento: Tirare le fuori le pinze non mi dispiace affatto. L’importante è che non si stia lì a farlo durante la visione. Quello sì spezzerebbe la magia. Ma farlo a posteriori è anzi utile a capire perché magari si è così presi da un prodotto o da un personaggio, perché il film funziona, perché quel tipo di cinema o prodotto televisivo è tanto potente. A me piace capirle le cose, analizzarle, trovare le radici alla base della riuscita, che è poi anche il motivo per il quale stiamo facendo questo discorso. La puntata di cui parli: mostra, come quasi tutte le altre, una capacità immaginifica impressionante, è vero. E questa è una cosa oggettiva, ne parlava anche Lucia. Ma per il resto? Sempre il dottore che risolve qualsiasi cosa con un cacciavite; una critica alla società, ai media e all’informazione che ad oggi appare, più che una critica, un accenno buttato lì, assolutamente privo di forza corrosiva; una storia che non coinvolge perché sempre, o quasi, la stessa (problema – cacciavite/soluzione – “vittoria”) senza un qualche approfondimento necessario – e non è una questione di trama verticale. Dr House è all’ottava stagione e ancor ora ogni volta, pur con una struttura così ciclica e confinata nell’ospedale, non in mondi e in ere sempre differenti, riesce con un’introspezione innegabile (per me anche potente, ma magari per te no) e dialoghi perfetti a dire e proporre sempre qualcosa di diverso, ferme restando le colonne tematiche portanti.
    Quanto a Tennant, non mi ricordo a che puntata sono con esattezza, ma dovrei essere all’inizio. Ricordo un lupo mannaro. Di sicuro comunque fa molto anche la recitazione, a mio avviso. E se, come dici, gli occhi di questo Tennant sono così espressivi, potrei facilmente smussare in questa stagione la mia opinione.

    1. Ahah, le stiamo oggettivamente imputtanando la nuova grafica del blog.

    2. Di sicuro ho fatto bene ad evitare Autumn in New york fino ad oggi. Però, ecco, per quanto sia d’accordo con te che il dialogo citato sia ‘nammmerda, dove sta l’obiettività? Abbiamo la stessa opinione ma non c’è alcun dato oggettivo.
      Poi, va beh, mi citi house che nelle ultime due stagioni ha dei dialoghi che a me sembrano scritti da un adolescente ubriaco (e l’introspezione non c’è più dalla quarta stagione, c’è solo Hugh Laurie con gli occhi profondamente autocritici, sopperisce un casino con la recitazione), tanto è vero che questa stagione non riesco neppure a continuarla (ma lo farò, è l’ultima, grazie a dio).
      Per l’introspezione… beh, deve essere di qualità. E la qualità, ovvio, non è oggettiva: per me l’introspezione di Battlestar galactica è parecchio adolescenziale – che andrebbe bene, Doctor Who è anche infantile a tratti, quindi.. – con l’aggravante di prendersi maledettamente sul serio. Mi dà la stessa sensazione di certi videogiochi giapponesi, dove i protagonisti sono talmente esagerati nella loro depressione, ma è tutto così profondo, tutto così toccante. Insomma, Dio, il destino e blablabla sono tutti discorsi che mi annoiano e che trovo sopravvalutati (sarà che ho passato la fase a 14 anni, sempre leggendo i manga), oggi mi sembra di tornare indietro nel tempo e non trovo alcun coinvolgimento emotivo. Adama che si chiede il perché delle cose e Boomer che risponde Ma sai che forse non vi meritate mica di sopravvivere, per quanto possa sembrare un dialogo ad effetto, a me personalmente… ha fatto cascare le braccia. Perché lo trovo già visto e, ripeto, la parte che più mi dà fastidio è il prendersi sul serio.
      Che è poi il motivo per cui mi piace Doctor Who? Forse. Tira tutto fuori ed il contrario di tutto ma lo fa con leggerezza, a volte solo con pennellate moooolto larghe (o, per citarti, le critiche non hanno alcuna forza corrosiva… che, per me non è affatto un male). Eppure c’è e, in mezzo alla levità, catturo il pensiero che mi voleva trasmettere. E’ quasi regalato, io volevo solo la mia favoletta della buonanotte, invece ecco un bellissimo schizzo sull’essere umano, più vicino al vero di quello disegnato con mille particolari da altri prodotti più seriosi.

      Sempre il dottore che risolve qualsiasi cosa con un cacciavite;
      Ma no, non è vero. Le compagne ed i compagni hanno parte importante e non è vitale cosa cacchio faccia il cacciavite, né il fatto che ogni problema SAI che verrà risolto. E’ importante il ruolo intimo dei personaggi nelle vicende (E l’introspezione c’è, praticamente sempre). Doctor Who ha effetti speciali che raramente ho trovato in serie tv (se la gioca con Battlestar Galactica, che io contino a seguire giusto per quello e per la fotografia, che mi piace parecchio), delle trovate assurde che non ho mai trovato proprio da nessuna parte (è tutto assurdo, ogni idea a me pare originale, in realtà, dal semplice utilizzo di una cabina telefonica per viaggiare nel tempo ai vari “mostri” che incontrerai). Le musiche, per la maggior parte, sono indimenticabili, la recitazione è sempre impeccabile (anche nelle comparse) e di regia e di montaggio io capisco ben poco, eppure si nota la differenza tra questa serie e quasi tutte le altre. Insomma, se dovessi trovare qualcosa che “oggettivamente” non funziona, fatico. Mi sembra più questioni di punti di vista: le trame finiscono in vacca (sì, può essere, ma Doctor Who non punta sulla trama,non avendo neppure una vicenda portante, quindi è un discorso fuorviante), i dialoghi sono banali (ed io ti dico che così non è, quindi, come si fa a “decidere” chi ha “ragione”? Ancora non ho capito quale sia il metro da adottare) o non c’è introspezione (cosa che invece io non trovo, sinceramente è l’unica serie che guardo – e, ahimè, ne guardo a decine – che ha un’introspezione e che soprattutto ne abbia una che non riguardi sempre i soliti vecchi discorsi di Dio e affini… ).

      LOL, temo che siamo ad una specie di stallo (ma era inevitabile, lo avevo detto dall’inizio… per questo avevo paura di annoiare).
      Ma in tutto questo a me spiace soltanto che non ti piaccia la serie e, temo, forse non incontrerà i tuoi gusti nemmeno nel futuro… (uffa!).

      E adesso, vado a vedermi Desperate Housewives, ho bisogno di staccare il cervello e metterlo sul comodino a ricaricare.

      Tennant è considerato il miglior Dottore proprio per la recitazione però se se già alla puntata del lupo mannaro (quella della regina e di Torchwood?) forse non ti colpirà neppure lui? Ma spero di no! ☺

  14. Per Elio e Alice (senza imputtanare i commenti del blog)
    Io sono una fan sfegatata e di BSG e del Dottore.
    Io però non mi affido a criteri oggettivi. Se qualcosa mi tocca, mi ci affeziono e cerco di capire perché mi ha toccato, così nel profondo.
    Sono due mondi diametralmente opposti BSG e Doctor Who. Tipicamente americano il primo, pieno di spirito europeo il secondo. Sono, anzi, inconciliabili come concezione del fantastico e della narrazione.
    Eppure, se dovessimo affidarci a criteri oggettivi nel giudicarli, devono essere considerati due prodotti validi: regia, sceneggiatura, recitazione, musiche. Ogni cosa funziona.
    E’ qui che diventa impossibile confrontarsi e si arriva a una fase di stallo.
    Potrei cercare di dire ad Alice perché e percome mi piace BSG, e lei potrebbe dirmi in tutte le lingue perché invece a lei non piace. Ma nessuna delle due sarebbe in grado di stabilire oggettivamente se BSG è bello o brutto (dati tecnici a parte).
    Il problema della critica è questo: cercare di motivare i propri gusti in maniera comprensibile agli altri. Se si ha la pretesa di essere oggettivi, si fa la fine della critica italiana che ha rovinato la critica stessa (per non parlare del cinema in generale).
    E allora ci si confronta e si discute, ma mettere in campo l’ oggettività significa pretendere di possederla. Io non me la sento, ecco. Proprio non ho la forza, né la capacità di farlo.

    1. E aggiungo: io apprezzo, nel Doctor Who, la totale assenza del fattore religioso, come ne apprezzo la massiccia presenza in BSG.

      1. Oh, non volevo dire che Battlestar Galactica è più o meno bello di Doctor Who (sarebbe stato un paragone assurdo, tra l’altro), non è una gara, né volevo infangarla in nessun modo, né toccare nervi scoperti. Forse è stato un tantino provocatorio involontariamente, dato che so perfettamente quanto amate quella serie.

        per il resto, sono d’accordo. Non ho più nulla da aggiungere.

        1. No, ma io ho preso ad esempio il tuo riferimento a BSG proprio per cercare di spiegare quanto sia difficile trovare dei criteri oggettivi. So da sempre come la pensi e non tocchi nessun nervo scoperto.
          Ho superato la fase in cui me la prendo se a qualcuno non piace ciò che piace a me.
          MI incazzo solo quando qualcuno se ne esce con roba tipo: è noioso, non è verosimile (dimostrando di non aver capito una ceppa di fantastico), o è lento (che è un termine che non significa un cazzo). Ma per il resto, può anche partire il massacro, non mi offendo 😉

        2. Ah, sì, c’è una cosa per cui divento una belva: se qualcuno mi tocca Carpenter non rispondo di me 😀

      2. Concordo…e anche quando in Doctor Who il tema viene sfiorato -a modo suo- come in The Satan Pit la cosa va a inserirsi senza sbavature o incoerenze nella trama generale senza sembrare altro rispetto a ciò che abbiamo imparato a conoscere dell’universo del Dottore, mentre in BSG l’elemento mistico/religioso è usato in grande quantità riuscendo ad evitare gli abusati clichè divini e angelici tradizionali (e probabilmente molti amanti di scifi dura e pura non hanno ben compreso -o apprezzato- quanto enigmatici e poco rassicuranti oltre che poco identificabili secondo i NOSTRI parametri religiosi fossero il “dio” -lo vogliamo davvero riduttivamente chiamare così?- di BSG (tralasciando anche gli Dei di Kobol) e le sue emanazioni “angeliche” ben distanti dalla stucchevole iconografia dei cherubini classici, sotto ogni punto di vista e al di là della facile ironia sull’aspetto estetico (che è anzi un valore aggiunto, perchè la Helfer e Callis riescono a inquietare davvero e fino alla fine)…in ogni caso non ci vedo nulla del misticismo spicciolo e consolatorio che potrebbe stonare in un contesto fantascientifico, anzi tutto rimanda a un universo più grande e a altre dimensioni- dove il disegno cosmico si integra perfettamente ai destini dei personaggi di BSG evitando, sempre secondo me, anche il rischio di scivolare in parentesi di puro “fantasy” slegate dal drammatico realismo delle vicende dei sopravvissuti ai Cyloni…
        P.S. Tanto per cambiare, faranno un remake cinematografico dell’originale serie tv del ’78, dove ovviamente non si terrà in alcun conto quanto fatto da Moore fino a ora 😦

        1. No, vabbè, mi hai dato una notizia terrificante e mostruosa. roba da prendere le armi e organizzare una resistenza…

          1. Giuseppe · ·

            Ha reagito come speravo, capitano Starbuck 😉 Bene così allora…a un rutto le tredici colonie si solleveranno come una sola contro la Universal (Bryan Singer voglio prenderlo vivo, che magari provo a ragionarci in memoria dei vecchi tempi)…

        2. Che notizia pessima… la devono piantare. Io sono per la resistenza. Siamo in due, già, Lucia.

          1. A un mio segnale, scatena l’ inferno

          2. no, quando mi vedrai togliere l’ occhio bionico. quello è il momento.

          3. No, se lo farai mi verranno gli occhi a cuoricino, inizierò a vedere in te la Madonna e perderò ogni spinta distruttiva. Facciamo che partiamo quando ti scaccoli, ok?

          4. no, lo scaccolarsi è volgave.
            facciamo che a un rutto si comincia la guerra

          5. Perfetto, allora. Solo, evita birra per qualche giorno, non vorrei partisse a cazzo di cane una guerra a cui ancora non siamo preparati.

          6. sarò in astinenza per mesi e quando sarà il momento, ne berrà 50 litri.

    2. Alice, ma che l’introspezione di BSG non ti piaccia è sacrosanto, infatti ho specificato quando ne parlavo che potrebbe tranquillamente non piacerti, come potrebbe non piacerti quella di House. La questione oggettiva subentra con forza nell’esempio di Autumn perché è lo scambio obiettivamente privo di logica, e reale e prettamente filmica, non è semplicemente banale. E quell’assenza di logica è oggettiva, quindi lo scambio è obiettivamente unammerda. Se i dialoghi delle ultime stagioni di house non ti piacciono, pace, ma che siano scontati o banali o non ricercati, fossero anche solo quelli del protagonista, no, non lo puoi dire. Perché se quelli sono banali, pur non convincendoti, allora non mettiamoci manco più a fare serie televisive. Il problema è che tu continui a porre l’oggettività ad un livello successivo, mentre io la pongo prima, lasciando poi, io per primo, tutto il resto alla soggettività. E secondo me Doctor Who è così caciarona e spassosa, e cosciente di esserlo, che lei per prima non si preoccupa di mettere in mezzo introspezione alcuna, altrimenti sì cozzerebbe con lo spirito di una serie che risolve gran parte delle puntate a tarallucci e vino. È un prodotto che sa perfettamente che quello non è un aspetto che le appartiene, non è né il primo né l’ultimo; si preoccupa al massimo di dare una parvenza di spessore con qualche frase sparsa durante l’intera stagione su lui che è rimasto l’unico della sua razza, su rose che dopo ciò che ha visto non può più tornare alla sua vita e via discorrendo, ma giustamente non va oltre.

      Sulle singole tematiche (Dio e affini) non entro perché quelle sì sono soggettive. Anche a me molti temi hanno ormai annoiato, ma se un’opera li affronta bene lo ammetto io per primo, pur non restandone ormai più affascinato. Questa è tutta un’altra questione.

      Comunque sì, è quella la puntata, ma andrò avanti, porca miseria, andrò avanti e verrò a contraddire questi miei interventi fra qualche giorno.

      Lucia, è vero che l’oggettività è un terreno ostico, ma non si deve necessariamente apparire pretenziosi se si prova a parlarne. Molti argomenti lo sono ma comunque li si affronta e nel caso facendo sacrosanti passi indietro. Non penso sicneramente non si possa parlare della presenza di qualche elemento all’interno di un’opera, o dello spazio effettivamente dedicato allo stesso in maniera più oggettiva, quindi non soggetto granché ad opinioni. Lo spazio da dedicare alla soggettività è enorme, è ben più vasto di quello da dedicare all’oggettività, ma se questa la si lascia da parte, allora davvero ogni discussione non potrebbe divenire in nessun modo costruttiva, ma solo uno scambio di opinioni. E nessun campo prescinde dall’oggettività. In alcuni campi e più accentuata, in altri meno, come l’arte appunto, ma a mio avviso c’è sempre.

      Alice, comunque anche a me dispiace assai che non ti stia piacendo BSG, alla fine dei conti. Mi sa che dobbiamo temporaneamente trapiantarci ognuno il cervello dell’altro e godere di tutte e due le serie allo stesso modo, perché se guardassi BSG con i miei stessi occhi saresti una persona più felice. E penso valga la stessa cosa a parti invertite con Dotctor Who. Maledizione. Vorrei per esempio prestare il mio cervello a Lucia per farle cancellare la rece di Millennium 😉 (scherzo, ti lovvo sempre e comunque).

      Cmunque se vogliamo uscire da questa discussione, dobbiamo chiaramente concentrarci tutti un prodotto che ci ha fatto schifo, così nell’offenderlo voi avreste l’impressione che tre opinioni si trovano d’accordo ed io che l’oggettività ha trionfato. Io propongo chiaramente The Walkind Dead.

      1. E secondo me Doctor Who è così caciarona e spassosa, e cosciente di esserlo, che lei per prima non si preoccupa di mettere in mezzo introspezione alcuna, altrimenti sì cozzerebbe con lo spirito di una serie che risolve gran parte delle puntate a tarallucci e vino.

        No, così non è. L’introspezione c’è, continuo a dirtelo, e posso giusto ribadire che sei tu che non la vedi… (e perché? Perché l’oggettività non esiste! E non si può dichiarare che l’introspezione c’è o non c’è. Semmai che la vedi o non la vedi e, tra l’altro, se l’introspezione è stupida, allora non è manco introspezione) creando uno stallo che si preannunciava dall’inizio (non trovo D. Who caciarona. Spassosa sì ma non caciarona. Nel mio immaginario True Blood, che mi piace tantissimo, è caciarona, per fare un esempio per capirci. Ma True Blood ha dei sottotesti talmente dichiarati che mai mi metterei a palare di profondità dei personaggi). Tra l’altro l’introspezione di Doctor Who non necessita neppure di dialoghi: è totalmente costruita su questa base (ecco perché non capisco il tuo dire che, alla fin fine, è il Dottore che risolve tutto col cacciavite… quella è solo la scusa per far muovere i personaggi). Temo di starmi ripetendo e di stare aprendo delle parentesi a casaccio.

        E’ dunque l’ultima aggiunta che posso fare perché credo di avere esaurito l’argomento. Posso al limite ribadire che i dialoghi di house sono banali (e l’introspezione dove sarebbe, ormai? Assomiglia più a una soap medica che a Dottor House, tristemente) ma a che pro?

        “Mi sa che dobbiamo temporaneamente trapiantarci ognuno il cervello dell’altro e godere di tutte e due le serie allo stesso modo, perché se guardassi BSG con i miei stessi occhi saresti una persona più felice. E penso valga la stessa cosa a parti invertite con Dotctor Who. Maledizione.”

        Ah, sottoscrivo in pieno!!
        E non ho mai superato il secondo episodio di The Walking Dead e sono sempre più fiera della mia scelta .-P

  15. Passo per un saluto e per farti i complimenti per aver dedicato un post a una delle figure più importanti e meno celebrate della serie moderna.
    Per me l’efficacia e il successo di Doctor Who 2005 dipendono dalla colonna sonora tanto quanto dalle sceneggiature e dalla recitazione (e il carisma dei perosnaggi).
    Però, se vaghi per la rete, Gold è uno dei meno trattati, a favore (anche ovviamente, per certi versi, possiamo dire) di Tennant, RTD/Moffat, Piper/Agyeman/Tate/Gillian, Barrowman, Smith e Darvill (sì: troveremo più post su Arthur Darvill che non su Murray Gold).

    Se vuoi, come me, farti un’idea di prima mano della serie 63-89 puoi trovare facilmente quasi tutto su Daylimotion, compresi serial incompleti con i buchi tappati il meglio possibile (ho visto tutto the Dalek Master Plan, una notte, roba da pazzi!); il tutto diviso in comode parti da 10 minuti l’una.

    Bo’, mi fermo qui, se no SimonCorà mi accusa di essere monotematico (e ha maledettamente ragione, ma per me, come per te, questa serie ha colpito duro) 🙂

    1. E’ vera questa cosa di Gold, non se lo fila praticamente nessuno, mentre è una delle chiavi della splendida riuscita del dottore.
      Le sue composizioni e gli splendidi arrangiamenti che “riciclano” i vari temi rendendoli sempre diversi.
      Un musicista straordinario, davvero!
      E non sei monotematico e mi fa molto piacere discutere del Dottore, sempre 😉

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