1971: Let’s Scare Jessica to Death

Regia – John D. Hancock

“I sit here and I can’t believe that it happened. And yet I have to believe it. Dreams or nightmares? Madness or sanity? I don’t know which is which”

Ci sono due caratteristiche che, al di sopra di tutte le altre, mi fanno innamorare di un film dell’ orrore: la paranoia e la crudeltà. Credo siano elementi essenziali per turbare seriamente lo spettatore e per mandarlo in confusione, fino a privarlo dei punti di riferimento utili a farlo sentire a suo agio. Se un horror ti fa sentire a tuo agio, c’ è di sicuro uno sbaglio da qualche parte, qualcosa che non funziona come dovrebbe. Paranoia e crudeltà (in particolar modo se crudeltà psicologica) creano disagio e confondono. Quando poi a viverli è un personaggio ben costruito, a cui ci si affeziona, ecco che il film raggiunge quello stato di immersione totale in un mondo a parte, fatto di buio e mistero, un territorio pieno di spigoli, nebbia, ostacoli in cui inciampare e abissi in cui cadere. Let’ Scare Jessica to Death è un minuscolo film a basso costo, sconosciuto ai più, accolto freddamente all’ epoca della sua uscita al cinema, e rivalutato in seguito, diventando un appuntamento fisso dei film di mezzanotte nella tv americana.

La storia ruota intorno a Jessica, una giovane donna uscita da poco da un ospedale psichiatrico in seguito a un esaurimento nervoso. Insieme al marito e a un amico, si trasferisce in campagna, per ricominciare da capo con una nuova vita, lontana dalla frenesia e dallo stress di New York. Nella fattoria, trovano un’ inquilina abusiva, una specie di hippie senza fissa dimora. I tre amici la invitano a restare insieme a loro, almeno per un po’.  Ma la fragile psiche di Jessica comincia a scricchiolare, proprio in concomitanza con l’ ingresso di questo elemento estraneo al gruppo. Strane visioni, uno spettro nel lago che circonda la casa, comportamenti ambigui da parte degli abitanti del paese e un raffreddarsi progressivo del rapporto con il marito, che per portarla a vivere in un luogo tranquillo ha rinunciato alla sua carriera musicale e ha speso tutti i suoi risparmi.

Ghost story? Thriller psicologico? Dramma sentimentale? Saggio sulla paranoia? Particolare declinazione del vampirismo? Let’ s Scare Jessica to Death è tutte queste cose e nessuna di esse. Sfugge alle catalogazioni come il suo sviluppo narrativo sfugge a qualsiasi tipo di razionalizzazione o spiegazione chiarificatrice degli eventi.  Avendo come unico filtro la prospettiva di Jessica, non ci è dato di conoscere la verità (se anche ce n’è una) che si nasconde dietro le sue visioni. Alla paura di vedersi sfuggire di mano la propria sanità mentale, faticosamente riconquistata e subito messa a rischio, si aggiunge l’ angoscia del non essere creduta, perché tanto sei pazza, o lo sei stata, che è la stessa cosa. Come se non bastasse, su questa base già perturbante di suo, la sceneggiatura di Lee Kalcheim innesta anche una crisi coniugale e dei problemi economici che rischiano di mandare all’ aria tutti i progetti fatti dalla coppia, rendendo così la situazione sempre più esplosiva di minuto in minuto.

Un lento sprofondare di Jessica in una solitudine soffocante, schiacciata dall’ altrui incomprensione e da terrori di cui non può parlare e sotto la minaccia di essere riportata dai dottori, come le dice il marito prima di una lite. Zohra Lampert, attrice purtroppo relegata presto a ruoli televisivi, con la sua fisicità molto particolare e un volto poco rassicurante, è perfetta nell’ incarnare il ruolo di una donna in bilico tra l’ illusoria speranza di un’ esistenza da ricostruire, e il progressivo sgretolarsi di una realtà che diventa un incubo senza via d’uscita. La Lampert evita di scivolare nei luoghi comuni della pazzia, preferendo una recitazione molto misurata agli ammiccamenti e alle faccette che gridano ogni istante “guardate quanto sono schizzata”. Bravissima sia quando è sopraffatta dal terrore che quando tenta di nasconderlo dietro a un falso sorriso. E la regia di Hancock la accompagna e la asseconda, come in ogni scena ambientata al tavolo della cucina, mentre le voci interiori di Jessica si sovrappongono a una conversazione tra “normali” e “sani” a cui lei deve fingere di partecipare.

Let’s Scare Jessica to Death non è neanche un racconto gotico nel senso classico del termine. Hancock rifugge qualsiasi cliché tipico del genere. Insiste nel far svolgere quasi tutto il film alla luce del sole. Le scene in notturna sono infatti pochissime e quasi tutte rischiarate dalle lampade della fattoria. Ed è durante il giorno, nel corso di una tranquilla nuotata nel lago, o di una passeggiata tra gli alberi da frutta, che il soprannaturale (o le allucinazioni) striscia alla superficie ed entra in campo, ma sempre per pochi attimi e sempre con un incedere lento e sognante, quasi ovattato, come se fosse una malattia che da Jessica, viene trasmessa a noi che stiamo guardando. Non ci sono apparizioni improvvise, niente salti sulla sedia o fantasmini dietro lo specchio. Un vestito bianco e dei capelli rossi intravisti nell’ acqua del lago, un cadavere in un ruscello che sparisce subito dopo, delle strane cicatrici su braccia e collo degli abitanti del paese. Ma ci sono davvero, o ce le stiamo immaginando?

Il ritmo del film resta sempre sonnacchioso. Il racconto non accelera mai, neanche nei minuti finali: Let’s Scare Jessica to Death ha l’ andamento di un sogno morboso. Cercare un succedersi logico degli avvenimenti sarebbe inutile, come anche iniziare a vedere il film sperando che succeda qualcosa.  I fatti sono pochissimi, i colpi di scena quasi inesistenti. Neanche varrebbe la pena di vederlo sperando che alla fine qualcuno ci spieghi quel (poco) che è accaduto. Non sarà così e non è questo l’ intento di Hancock e Kalcheim. Let’s Scare Jessica to Death è il ritratto di un’ ossessione, quella per la propria sanità mentale, per una normalità e un equilibrio che possono essere messi a rischio ogni momento. E più Jessica desidera, disperatamente, di essere e apparire normale, più questa normalità le sfugge. E quindi non è importante sapere quale sia la follia e quale sia la sanità, se ciò che Jessica sente e vede sia vero o meno. Ciò che conta è la percezione che Jessica ha di sé, una percezione che forgia il mondo che la circonda e le persone che lo abitano. In questa percezione, finiamo per venire incastrati anche noi che guardiamo.

In questo risiede la crudeltà raffinatissima di cui parlavo all’ inizio. Tutto quello in cui speri ti verrà portato via e la libertà di cui parlavi all’ inizio, la nuova vita che stava per cominciare, non è che una fragile imbarcazione smarrita in mezzo a un lago in cui galleggiano cadaveri. Conta davvero qualcosa, a questo punto, che stia accadendo tutto davvero? Il risultato, in un caso o nell’ altro, è il medesimo: ci si perde sempre, sempre si rimane soli.

Avercene di film così crudeli, oggi.

32 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    Non sto neanche a scrivere che mi manca anche questo, ma la locandina è roba da “The Gallery”. O no?

    1. Bè, sì, la locandina è una roba tipica primi anni ’70, quindi è un pochino ridicola. Però quella che hanno fatto la riedizione speciale in dvd è mille volte peggio

      1. Helldorado · · Rispondi

        AAArgh!!!! Fotoscioppamento criminale!!!!

        1. Imbarazzante.
          Se non altro quella del ’71 se la sono fatta con le loro manine sante 😀

          1. Helldorado · ·

            Esatto… 😉

  2. Meno male che ci sono i dieci horror per decennio… *O*
    Io non ce la faccio, guarda… Ogni titolo che recensisci mi viene da metterlo in lista, perché scoprire piccole perle del genere deve far bene, dopo tanta lammerda. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. E’ una rubrica creata apposta per questo 😀
      Infatti sto cercando film non famosissimi, proprio per dare a voi che leggete il gusto di riscoprirne qualcuno.
      E sono davvero contenta che questa iniziativa piaccia 😀
      grazie Gianluca
      *O*

  3. questo non lo conosco,ma è proprio il genere che mi piace.Ieri ho visto il finale di eden lake,ora mi guardo il film intero:ottimo.Poi ho Suspense e Black Death,ci metto anche questo.
    Grazie per questi consigli

    ps:l’avatar nuovo,è linda roomey?Oppure ho toppato clamorosamente?

    1. L’ avatar nuovo sono io 😀 😀
      con la faccia incazzata per combattere contro i troll!
      Certo che ti sei visto il finale di eden lake! ti sei rovinato il film, non è giusto!

      1. ah,poffarbacco!
        bè,spero che ti abbia fatto piacer essere identificata con linda roomey,eh?^_^
        Ma che rovinato il film,anzi:son contento perchè avevo pensato che finisse così!^_^
        Bello forte comunque,e mi ha fatto pure incazzare di brutto!^_^
        Purtroppo è una copia un po’ rovinata,quindi dovrò cercarlo di nuovo.

        1. Mi credi se ti dico che non me la ricordo? 😀

          1. faceva i film con Jesus Franco.Tipo Lady Dracula-aka un caldo corpo di femmina-poi she killed in ecstasy.Mi pare pure che fosse la compagna del regista spagnolo,ma non ci giurerei perchè in questo settore spesso sbaglio.Comunque faceva i film con Franco

          2. Ahhhh! Lina romay!!!

          3. 2012/2/20 lucia patrizi

            > Ahhhh! Lina romay!!! >

          4. tieni conto che mio padre è da anni che chiama Nick Nolte :Jack Norti!^_^
            alla fine comunque ci siamo capiti!

          5. Bellissima, comunque…magara le assomigliassi

  4. Lo conosco perchè me ne aveva parlato mio fratello (infatti le riflessione da te fatte coincidono con le sue impressioni.)Dovrò decidermi a recuperarlo…

    1. Sì, secondo me potrebbe piacerti, perché è molto anomalo e molto interessante.
      Poi ha tutte le ingenuità di un film a bassissimo costo dei primi anni ’70, però qualche bel brivido e qualche riflessione profonda li suscita ancora oggi 😉

  5. C-A-P-O-L-A-V-O-R-O, almeno per me. Nonostante tutti i difetti, rappresenta al meglio quell’atmosfera straniante, impossibile da ricreare del cinema horror low-low budget dei primi settanta, ci metto pure “Il Messia del Diavolo” (1973) di Willard Huyck e “Lemora: A Child’s Tale of The Supernatural/The Legendary Curse of Lemora” (1975) di Richard Blackburn. Molto brava, ma che te lo dico a fare. Un grande saluto.

    1. Belushi!!!!!
      Che bello ritrovarti da queste parti 😀
      Bellissimo film vero! assolutamente imperdibile.

  6. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Belushi, m’hai fatto un passaggio di quelli…Anche per me, “Lemora- En Cuanto sobrenatura” come dal titolo del mio dvd spagnolo, e “Il Messia del Diavolo” bellissimi, per il secondo all’epoca dovetti rivolgermi direttamente alla vhs NTSC perchè non si trovava altrimenti, poi è uscito in dvd persino in italiano anche se in un pessimo riversamento video. “Let’s Scare Jessica to Death” ce l’ho in dvd R1 della Paramount, quello che state dicendo ha la copertina “fotoshoppata”, a me non pare tanto, e anche il manifesto anni ’70 lo trovo stupendo. Lucia, John Hancock con la D. come si firmava quando dirigeva, ha diretto nel ’73 “Batte il tamburo lentamente”(Bang the Drum slowly), con uno splendido Michael Moriarty, ma anche e soprattutto il primo film che ha davvero messo molto in risalto e fatto conoscere il comprimario, un certo giovane dal nome di Robert De Niro…
    Tra l’altro un gran bel film drammatico della New Hollywood, molto amaro e malinconico, sensibile e tra i migliori mai realizzati nel mondo del baseball, comunque abbastanza sullo sfondo.
    Proprio con Nick Nolte protagonista è sempre diretto da Hancock ma nell’87, “Weeds”(Il Seme della Gramigna), altro bel film drammatico realizzato da questo regista indipendente certo non molto noto in Italia, ma importante e con una propria nicchia ben riconoscibile e personale, nel cinema americano degli anni ’70 e ’80.
    Anche il misconosciuto “Baby Blue Marine”(’76), con uno degli attori più rappresentativi di un certo cinema americano di quelli anni, Jan-Michael Vincent, è bello e interessante.
    Era ovvio che anche “Let’s Scare Jessica to Death”, sua pressocchè unica incursione nel “genere” fanta-horror, risultasse anch’essa così personale e stilisticamente elegantemente curata.

    1. Sì, di Hancock ho visto Batte il tamburo lentamente. Ottimo film, davvero interessante.
      La locandina del dvd mi sembra davvero troppo moderna per un prodotto dell’ epoca. non saprei, mi ripugna abbastanza

  7. Questo forse l’ho visto… dico forse perché mentre leggevo la tua recensione si è aperto in minuscolo cassettino e mi pare di avere ricordi molto sfocati della cosa…
    Nel caso, è avvenuto parecchio tempo fa, probabilmente quando cercavo un film horror a mezzanotte, di nascosto dai miei e solo soletto nella mia stanza da letto.
    Hai ragione: ce ne fossero, oggi, di film così! 🙂

    1. Sì, è un film che a volte, anni fa, passava ancora in tv. Purtroppo adesso è difficile che certe cose tornino sul piccolo schermo.
      l’ edizione dvd (abbastanza recente) è buona, comunque. e costa anche poco 😉

  8. Questo è un titolo che conosco -e pure l’unico riguardo ad Hancock- perchè ne avevo sentito parlare qualche tempo fa proprio grazie a un blog americano, pure se non ho avuto ancora occasione di vederlo per poter apprezzare le atmosfere di straniante e irrisolto mistero che descrivi nella tua recensione (sembrerebbe avere anche qualcosa, se mi si passa il paragone e mantenendo le giuste distanze, dei misteri alla Twin Peaks)…riguardo alle ingenuità tipiche dei film a budget quasi-zero dei primi anni ’70, ti dirò che mi fanno sempre provare nostalgia per quegli anni ruggenti che comunque, anche in presenza di limiti produttivi e/o artistici, hanno permesso a giovani di talento di farsi conoscere con opere prime interessanti, come nel caso di un certo Steven Spielberg con il suo “Something Evil” nel 1972 (dove si dimostrava capace di trattare il tema della possessione pur nei confini un tantino angusti di un prodotto di chiara matrice televisiva, potendo contare nientemeno che sulla presenza di Darren “Kolchak” McGavin) o di Willard Huyck il cui “Messia of Evil” ho rivisto di recente (ripenso alla sfortunata Joy Bang nella terrificante sequenza del cinema…).
    P.S. Giusto per fartelo sapere, se avessi intenzione di inserire con una certa regolarità altre recensioni letterarie oltre a quelle cinematografiche guarda che le leggerei con lo stesso interesse, sia chiaro…e te lo dico guardandoti negli occhi (del tuo avatar, altro che Lina Romay) 😉

    1. Sì, alla fine un paragone con twin peaks ci può stare benissimo 😉
      Diciamo che in Twin Peaks si sconfina nel weird e c’è un approccio più ragionato e meno istintivo alla materia.,
      alla fine questo è un piccolo film d’assalto 😀
      No, no, ti sbagli! La Romay è un altro pianeta

  9. Oh, grande scelta, ne parlai anch’io sul blog!
    Mix di tanto, continue domande da parte dello spettatore…
    E poi sento dire che il cinema di genere non aveva chissà quali idee, bah!!! Pensa che queste erano anche pellicole da grindhouse, quindi volutamente non con sangue buttato sopra, in senso di impegno.
    Riprende dei temi e li rielabora unicamente, non ne ho visto un altro paragonabile.
    Scene da antologia, vedi quella ripresa nella nuova locandina, e qualcuna fa anche paura.
    Visto che con te è un tormentone: ecco un’esempio di donna di mio gusto, Zohra Lampert giovane me gusta, ed anche il suo dolce, perché è dolce, ruolo.

    1. In realtà le idee venivano spesso dal cinema di genere 😀 ma lo sai molto meglio di me, questo.
      Io mi sono spaventata molto in tutte le scene acquatiche! ma questo perché io ho una strana fascinazione per l’ acqua in generale e mi spaventa e mi attrae.
      La Lampert piace molto anche a me, mi piace e un po’ mi inquieta 😉

  10. Interessante, conoscevo solo il titolo (tra l’altro, mi incuriosiva tantissimo!!) ma non ho mai pensato di poterlo guardare.
    Aggiungo alla lista e vado avanti ^__^

    1. Questa maledetta lista sta diventando elefantiaca per colpa mia 😀

  11. ce l’ho in lista (e sull’hard disk) da un tempo ormai biblico.
    a breve mi toccherà toglierli la muffa e vedere di che pasta è fatto.

  12. Altro piccolo gioiellino sconosciuto ai più!!! Grande!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: