We Need to Talk About Kevin

Regia – Lynne Ramsay

In arrivo oggi nei cinema Italiani (ma forse in tre sale messe in croce e poi lo tolgono in un nanosecondo, quindi sbrigatevi), l’ ottimo terzo lungometraggio della Ramsay, regista giovane, ma che è già in grado di distinguersi con uno sguardo molto personale, con uno stile sì indipendente e ruvido, ma all’ occorrenza, pieno di piccoli tocchi di eleganza che restano impressi e la capacità di gestire un cast da capogiro e una storia spigolosa e difficile con invidiabile naturalezza, superando anche il romanzo di riferimento, Dobbiamo parlare di Kevin, di  Shriver Lionel, pubblicato qui da noi da Piemme.

Produzione, regia e protagonista inglesi per una vicenda ambientata in America, prima a New York e poi in una delle tante piccole città di provincia, di cui non si dice neanche il nome. Eva (Tilda Swinton) è una donna colta, benestante, indipendente, che vive viaggiano per il mondo e scrivendo guide e diari dei suoi viaggi. Decide di fermarsi, si sposa, mette al mondo un figlio, Kevin, per cui non sembra provare quell’ affetto ritenuto dovuto, un bambino strano, taciturno, con cui inizia un rapporto difficilissimo, fatto di indifferenza, rabbia, impossibilità di comunicare e paura. Il film, al di là della conclusione con strage nella palestra della scuola (non è un spoiler, se vi informate un minimo è la prima cosa che trovate scritta dappertutto), è la storia di questo rapporto e di come alla fine sia tutto ciò che rimane a due individui che hanno perso ogni cosa e a cui non resta che specchiarsi l’ uno nell’ altro.

Pochissime volte, al cinema, si è avuto il coraggio di affrontare il tema della maternità mostrandone il suo lato più oscuro e non edulcorato dall’ immagine quasi santificata di donna/madre che ci viene imposta da secoli. We Need to Talk About Kevin non ha paura di essere sgradevole, non ha paura di farci vedere un personaggio che sceglie di avere un figlio e tuttavia non riesce ad amarlo, anche se ci prova.  In questo, Eva è completamente sola, perché il marito sembra non fare caso a nulla. Lui con Kevin ci gioca, gli compra arco e frecce, lo giustifica. E’ solo un bambino che chiede attenzioni. Ma non è vero. A viverci ventiquattro ore al giorno, come fa sua madre, e come facciamo noi che guardiamo il film, ci accorgiamo che Kevin è crudele e vendicativo, e che queste sono le uniche caratteristiche che contraddistinguono una personalità altrimenti anonima, che non spicca in nulla, si mimetizza e sceglie, con sinistra consapevolezza, di giocare col senso di colpa della madre, condividendo con lei tanti piccoli, squallidi ricatti quotidiani.

Già nelle  scene dedicate  ai primi mesi di vita di Kevin, vengono abbattuti a martellate una pletora di luoghi comuni sul mito della poesia dell’ infanzia, sulle gioie della maternità, sulla dolce innocenza dei bambini, sull’ amore (obbligatorio e coatto) tra mamma e figlio. Questo amore non c’ è, e non si può fare nulla per crearlo artificialmente, o per simularlo. La colpa non è di nessuno, non intenzionale, almeno. L’ unico errore è stato quello di illudersi che fosse un processo naturale e normale, di scegliere di interpretare un ruolo per cui non si era tagliati.

We Need to Talk About Kevin non si limita a illustrare con precisione chirurgica questo atipico rapporto tra madre e figlio, ma va ancora più a fondo nel descrivere l’ esistenza di Eva nel dopo tragedia, una vita solitaria interpretata dal personaggio come una sorta di espiazione per le sue colpe, scandita da una reclusione volontaria, dalle visite periodiche e silenziose al carcere minorile, e dagli insulti e gli sfregi cui la comunità colpita dalla violenza di Kevin sottopone Eva. La  cittadina di provincia che attribuisce ogni responsabilità alla madre sopravvissuta, che non riesce a darsi altra spiegazione se non quella di una cattiva educazione, ché un ragazzino innocente non può essere del tutto padrone delle sue azioni, e quindi deve esserci qualcosa di profondamente sbagliato nella donna che lo ha messo al mondo e cresciuto.

E invece no. In una struttura a incastro, che mischia il presente col passato, senza seguire un ordine cronologico vero e proprio e si avvale di un metodo narrativo non solo non lineare, ma addirittura onirico, fino a sconfinare in alcune sequenze che sono weird puro (il ritorno a casa la sera di Halloween, accompagnato da questa canzone, è da brividi), il film ci fa vedere che Eva non è mai stata una cattiva madre, qualunque cosa questa definizione voglia dire, nonostante si percepisca come tale, e la società intera preferisca scaricarsi la coscienza archiviando così il suo caso e la sua storia.

La Ramsay non ci fornisce nessuna scappatoia, e non vuole darci risposte in cui rifugiarci. La vicenda di Kevin rimane un mistero, una gigantesca assenza, un qualcosa che sfugge la nostra comprensione e il cui nucleo più profondo può soltanto essere sfiorato. Il film non ha nessuna pretesa documentaristica (non stiamo parlando di Elephant), né si adagia sul lato morboso e sensazionalistico della strage, di cui ci viene negata la visione, se non attraverso brevissimi flash all’ esterno dell’ edificio scolastico, e sul volto di Kevin intento a scoccare le frecce. La regia ci concede appena due cadaveri, ma che ci bastano e ci avanzano per un paio di settimane, per quanto è straziante e allucinato il momento rivelatorio, l’ attimo in cui si supera per sempre una linea di demarcazione che segna il confine tra una vita difficile e scricchiolante, ma inserita comunque in un contesto di normalità, e la sua distruzione totale, così irreversibile che non restano neanche macerie su cui ricostruire.

E adesso che non ti resta niente, con chi condividerai tutto questo peso? Ora che quel mondo di cartongesso in cui ti eri obbligata a credere è crollato, che ogni essere umano al mondo ti rifiuta e ti rinnega, siete rimasti soltanto tu e Kevin. Siete sempre stati soltanto tu e Kevin. Ti hanno lasciato tutti, ma non lui. Lui è lì, lo vai a trovare tutte le settimane e se gli chiedi perché, non sa risponderti. Adesso che potreste odiarvi liberamente, vi abbracciate, condividete il ruolo sbagliato che il mondo vi ha consegnato e forse cominciate a capirvi, non in quanto madre e figlio, che sono solo parole, non significano più niente, ma in quanto due esseri umani feriti e mutilati, e che hanno ferito e mutilato a loro volta.

We Need to Talk About Kevin è un percorso ostico e spietato, un vero viaggio nell’ intimità di una persona e nel suo inferno privato. Senza chiamare in causa sociologia da tre lire, o dispensare colpe a facili capri espiatori stabiliti un tanto al chilo, il film prende lo spettatore e lo trascina in un incubo quotidiano, scardinando certezze e facendo crollare mitologie indotte e schemi precostituiti, con un sussurro, uno sguardo, un gioco di luci e colori. Sono convinta davvero che qui da noi resisterà poco, quindi precipitatevi a vederlo. La Swinton è mostruosa, e la mancata nomination è l’ ennesimo scandalo di un premio Oscar che è sempre più orientato verso lammerda.

78 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    PArlare di argomenti tosti genera paura ed indifferenza…non che ostracismo. In Italia incasserà meno di “Boxoffice3D”…

    1. In Italia non gli daranno neanche il tempo di incassare. dovrebbe uscire proprio oggi, ma ancora non trovo cinema in cui lo proiettino.
      Ed è un peccato, perché merita davvero

      1. Helldorado · · Rispondi

        Non serve aggiungere che lo metto nella lista che diventa sempre più lunga…

        1. E infatti, in tutta Roma, lo danno solo al Barberini. Pezzenti…

  2. Cavoli, che bel post. Avevo visto il libro ammassato assieme a tanti altri in libreria, ma non sapevo esistesse pure il film. Sembra di quei film da non perdere, in effetti. In lista. Chissà quando lo riuscirò a vedere, però riuscirò a vederlo, prima o poi, oh sì. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca, è stato difficilissimo scriverlo. E’ un argomento che mi tocca molto.
      Il romanzo è bello, forse meno profondo rispetto al film, ma le tematiche ci stanno tutte. Ti consiglio anche quello!

  3. Davvero un film durissimo. L’idea della “donna per forza come madre” mi è sempre sembrata ridicola. E dura da abbattere ! Tanto di cappello alla Ramsey che decide di affrontare delle riflessioni simili. (Bella la grafica nuova del blog. Poi uno degli header raffigura Grace Park !)

    1. Sì, sconvolgente, sul serio. E senza far vedere niente.
      Anche a me l’ idea della donna madre per forza atterrisce.
      Grazie per la grafica! Sì, Boomer non poteva mancare 😀 😀

  4. Ottimo, ottimo. Volevo già vederlo ma temevo la psicoboiata all’americana.
    La tua recensione, conoscendoti come spettatrice esigente e attenta, spazza via tutti i dubbi. Passo subito a… procurarmelo.
    Una delle cose che mi riguardano e che forse pochi conoscono è che io adoro anche questo genere di film. Introspettivi e duri, senza psicochiacchiere a la Maurizio Costanzo Show.
    E poi dalla tua rece traspare l’immagine di un film sulla solitudine senza giustificazioni, oltre che sulle altre tematiche portanti della storia. Lo voglio, lo voglio!

    1. La temevo anche io, che il tema si presta facilmente. E invece è un film che riesce a essere durissimo e delicato allo stesso tempo, con un equilibrio invidiabile.
      E infatti è europeo. Non so come sia la situazione da te, ma qui a Roma lo si può vedere in un solo cinema. Ed è da lanciare molotov contro la distribuzione italiana, al solito 😀

  5. moretta1987 · · Rispondi

    Me lo segno e vedo di recuperarmelo perchè mi sembra proprio interessante,grazie per averlo segnalato 🙂

    1. Ma prego!
      Questi piccoli film sono trattati malissimo dalla nostra distribuzione. Io posso solo sperare di dargli un briciolo di visibilità

  6. Lo aspetto da tanto e mi piacerebbe vederlo al cinema, ma dubito che riuscirà ad arrivare in molte sale, in questo momento ci sono troppi blockbuster.

    1. Purtroppo credo che sarà difficile vederlo in sala. Io avrei tanto, tanto voluto…

  7. interessantissimo, anche se mi fa un po’ paura!

    1. Leva l’ un po’ 😀 😀

  8. lo sai che l’oscar è riservato ai pezzenti dai..

    1. Bè, di solito sugli attori avevano ancora capacità di discernere

      1. l’ultimo capolavoro che ricordo è unforgiven

        1. A vincere, dici?
          Mi pare vinse anche Million Dollar Baby, ma non ne sono sicura.
          E’ che un tempo, i film davvero belli non vincevano comunque, ma almeno li nominavano. Adesso manco li nominano più

          1. continuo comunque a preferirlo al sundance, coi suoi film da balletto finale

          2. no, vabbè, il sistema alla base del sundance è piuttosto agghiacciante.
            ma almeno da lì viene fuori tanta robba bbona

          3. festival di un conformismo subumano (mi basta pensare a quell’insulsa ciofeca di little miss sunshine, tanto amato da milioni di sedicenti cin(o)fili), ma in effetti ogni tanto salta fuori qualche perla

          4. Bè, dai Little Miss Sunshine è una bella commedia, piacevole, un passatempo divertente e realizzato bene. Non è un capolavoro, ma si lascia guardare.

          5. l’unico vero cineasta indipendente negli states è solondz, al bando i film ruffiani (per quanto piacevoli). sempre imho eh.

          6. mmmmmh…
            non lo so. A me Solondz piace parecchio, ma credo ce ne siano altri, di bravi indipendenti (McKee, per esempio).
            Per quanto riguarda i film ruffiani, basta sapere che sono ruffiani e non lasciarsi incantare dalla ruffianeria.

          7. questo box di discussione sta diventando una sottiletta optical ;D

          8. delirio!!!!

          9. E si era detto che il nuovo template doveva essere rilassante per gli occhi… 😀
            Scherzo, ma anche no. 😀
            Bell’articolone, Lucy, e ottime considerazioni. Però è anche vero che si parla d’istinto materno. Anche se l’essere umano è sopraffatto dalla ragione, a volte.

            Non credo, comunque, lo guarderò mai. Non fa per me. Non adesso, in ogni caso. ^^

          10. ma l’ istinto è fuori discussione. In questo film il problema viene dopo, e riguarda l’ affetto, la presunta innocenza dell’ infanzia e il ruolo stesso di madre. Non ho usato il termine istinto materno neanche mezza volta, l’ho fatto apposta 😀
            Non lo trovi più rilassante? a me viene più facile leggere, con il testo così grande, poi non so. Ti affatica la vista? No, davvero, dimmelo, ci tengo! 😉
            ah, e come sempre

  9. Ho letto il libro qualche anno fa, incinta…ti puoi immaginare l’impatto emotivo che ha avuto.
    Un libro bellissimo, sconvolgente, tremendo.
    Nonostante l’anima cinefila stia spingendo per una, seppur non immediata, visione, questa volta passo.

    1. Avendo anche io letto il libro, e visto il film, tendo in effetti a sconsigliartelo…perché ha un impatto davvero atroce. ti annienta.

      1. Per quanto riguarda la distribuzione infelice a Bologna per ora addirittura non è pervenuto….

        1. Ecco. immaginavo, se a Roma e a Milano lo fanno in un solo cinema, figuriamoci in una città un po’ più piccola…
          che desolazione

  10. Come sempre, non posso che provare una istintiva simpatia verso chi abbatte luoghi comuni, specialmente riguardo argomenti “materni” come questi considerati quasi sempre -e in maniera comodamente consolatoria- come inviolabili tabù…peccato che queste pellicole siano distribuite di merda, pure qui a Milano lo fanno in un solo cinema (comunque se me lo perdo, il che è probabile visto quanto pochi giorni di programmazione sono riservati di solito a questi film, come da prassi 😦 , lo vedrò in un altro modo, anche questo come da prassi).
    La Swinton e Reilly -visto anche nel Dark Water americano- sono davvero attori di razza…e, a proposito del cambio di grafica, io mi ero affezionato a Bub, ma se in questa pagina -ad esempio, vedo te…ehm, volevo dire Rhona lassù in alto mi sento comunque a casa 😀

    1. Sì, ho visto anche a Milano. Un solo cinema. Stavo scartabellando per capire l’ entità della distribuzione italiana del film, ed è davvero misera. Peccato, perché molte persone non potranno vederlo e questo è un film che non merita di cadere nel dimenticatoio. Si fa quel che si può 😉
      Se guardi bene, non c’è solo Rhona…prova a cambiare pagina 😀

      1. E’ vero…ce n’è per tutti! 😀

  11. Ho controllato anche qui tra Venezia eprovincia lo danno poche sale, peccato perché il film meriterebbe..

    1. E’ così dappertutto. Un film troppo complicato e duro perché sia degnato di attenzione qui da noi.
      E’ il metodo migliore, no? ignorarlo, fare finta che non esista.

  12. LordDunsany · · Rispondi

    Gran bel commento, grazie! Comunque devo aggiungere: sarà che come dici tu, lo scrivono ovunque, ma io non lo sapevo, quindi, rovinatomi il finale, non lo vedrò! 😀 Da brava Lucia, gli spoiler si segnalano! 🙂

    PS: questa nuova impaginazione non mi fa impazzire 🙂

    1. No, Lord, non è uno spoiler. e non va a finire così il film.
      è semplicemente, la premessa della storia. Un evento che sta lì a prescindere.
      E per quanto riguarda la nuova impostazione, è più comoda da leggere e ha le lettere più grandi, così uno non si affatica gli occhi

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Grafica: sarà come dici tu, però io che frequqnto questo posto ti dico che non mi garba tanto.. 😀

  13. Ho rischiato di vederlo negli ultimi giorni svariate volte, salvo poi optare per altro, non essendo un film così poco impegnativo. Ovviamente lo vedrò, non so quando, ma lo vedrò. Ed ora che so che è bello, perché se lo dici tu è così ebbasta, magari mi decido con più facilità. (e di questo nuovo volto del blog ne vogliamo parlare?)

    1. Ti piace? io la trovo molto più comoda.
      e poi ci sono Boomer e Rhona che ogni tanto appaiono così, dal nulla 😀
      Vedilo, credo che potrebbe davvero fare al caso tuo. Oltretutto è inglesissimo. Ma proprio fino al midollo!

  14. Ne avevo già letto per la rubrica dove parlo dei film in uscita oltreoceano, e mi aveva ispirato un sacco.
    Ovviamente, se a ROMA esce solo in una sala, credi che dalle mie parti abbia avuto anche solo una misera opportunità? XD
    Comunque lo recupererò, anche se so già che sarà uno di quei film devastanti, da pianto ininterrotto.
    P.S.
    Bello il nuovo layout, ma lo zombie mi mancherà ç__ç

    1. Magari si riuscisse a piangere dopo una pellicola del genere. E’ uno di quei film che nemmeno ti fa sfogare, ma ti riduce in stato catatonico a fissare il muro 😀 😀
      ma infatti, io più che spalare merda sui metodi distributivi di questo paese, non posso fare!! 😉

      1. Nuooo lo stato catatonico nuoooooo!!!! *voce da Jean Claude*
        Allora ho paura a guardarlo!

        1. Sì sì, catatonico a palla 😀

  15. Non gli avrei dato due lire, ma chissà che il tuo post non abbia compiuto il miracolo di farmi crescere qualche aspettativa in proposito.
    Staremo a vedere, intanto lo metto in lista.

    1. Benvenuto, Mr Ford!
      Non so se ti potrebbe piacere, ma dalle tue recensioni (e anche dal fatto che mi pare tu abbia apprezzato Red White and Blue, che me lo ha ricordato per certi accorgimenti stilistici) mi sembra che potrebbe essere un film interessante.
      Ti assicuro che tutta la parte strage scolastica occupa meno di dieci minuti di film

      1. Se mi citi Red, white and blue, allora lo vedo a scatola chiusa.
        Al massimo poi me la prendo con te! 🙂

        1. Sì, come atmosfere raggelate e stile, soprattutto visivo, me l’ ha ricordato. Poi, è ovvio, le tematiche sono molto diverse e l’ ambientazione è borghese. Comunque, se lo dovessi vedere, fammi sapere e prenditela tranquillamente con me, anche a bottigliate 😀 😀

          1. Tranquilla, sai che un pò di bottigliate non le nego a nessuno! 😉

  16. questo si che deve essere un grande film.Perlomeno la tua ottima,splendida,struggente,recensione mi ha emozionato assai e sopratutto per me è un film assai difficile e con il quale avrò un difficilissimo rapporto.Visto che sono una contraddizione vivente mi trovo abbastanza aperto su alcuni temi,su altri decisamente meno.La Tradizione e certe convinzioni sono quelle piccole sicurezze che ogni piccolo proletario e borghese dovrebbe avere,piano piano sto cercando di cancellare per raggiungervi.Boh,ma alcuni discorsi non li comprendo tanto-cioè persino tra gli animali si nota la naturalezza di certi comportamenti,se non funzionano per noi non credo che sia un fatto di imposizione.Oh,scusate per questa uscita così reazionaria,e poi sono pure un maschietto che ne so di maternità!^_^

    1. ma che c’entra, scusa. Ognuno parla di ciò che vuole, a prescindere dal genere sessuale, altrimenti facciamo come in quei famosi tavoli da bridge.
      Però c’è una cosa che non capisco: a quali comportamenti ti riferisci?

      1. non ho capito se si reputa del tutto falso un “sentimento” come quello materno,dicendo che è imposto alle donne con forza.Oppure se si ritiene che potrebbe capitare che alcune donne non abbiano un istinto naturale alla maternità.
        Cioè il personaggio del libro e del film è una sorta di personaggio rappresentativo di una tesi più ampia o è solo una storia nel quale si decide di raccontare un difficile rapporto con l’essere madre.Oh,ho la febbre magari non mi faccio comprendere,ma si è capito quello che voglio dire?
        Cioè,per me è naturale l’istinto alla procreazione,allevare,proteggere e fare crescere un nuovo essere umano ,in tutti gli esseri e in tutte le coppie.Per alcuni individui questo istinto è difficile da portare a galla,per mille ragioni e motivazioni,ma questo non significa che non esista un istinto più o meno generalizzato.
        Mi sa che l’autrice del libro e la regista mi potrebbero bruciare vivo come maschilista eccetera eccetera,ma io dico:non è un obbligo essere madri e padri,non lo è sopratutto perchè alcuni fanno figli senza essere adulti loro e non essendo portati per diventarlo,tuttavia io credo che la maternità o la paternità-di cui si parla sempre poco come se noi maschi non avessimo questa parte e questo ruolo fondamentale di padri ed educatori-facciano parte della vita naturale delle persone.La nostra parte migliore.

        1. No, non si reputa tutto falso, altrimenti sarebbe un film sciocco. Si reputa falsa l’ aura di santità che al ruolo di madre viene attribuita, e se ne porta a galla un aspetto sgradevole.
          Ma aspetto, non regola generale.
          Però anche usare categorie, a questo proposito, come maschilismo e femminismo, è sbagliato. Non ne sono sicura, ma mi sembra che né la scrittrice né la regista siano ascrivibili in qualche modo a qualche corrente di stampo femminista. Sono solo stae brave a raccontare una storia.

          1. allora avevo capito male io,come sempre!
            In ogni caso lo cercherò quando sarà disponibile perchè questi tipi di film mi piacciono.
            ciao

  17. Non vedo l’ora di vedere questo film. Lo attendevo con ansia e sono convinta che mi scatenerà una selva di pensieri e riflessioni per le settimane a venire. Ti farò sapere.

    1. Eh, infatti le scatena. Non sono neanche a riuscire a scrivere la metà di quanto questo film mi abbia fatto riflettere.
      E sono molto curiosa di leggere cosa ne pensi tu

      1. Chissà quando però… In Toscana non è in programmazione in nessuna sala 😦

        1. Appunto. ennesima prova di quanto sia squallida la distribuzione italiana

  18. Allora, spiego, ma lo faccio qui sotto. Lo so che non hai usato “istinto materno” nemmeno mezza volta, e te ne sono grato. Il punto è che tentavo di argomentare in maniera abbastanza spiccia, tra l’altro, non avendo visto il film. Ogni donna può essere madre, ma per certe madri è impossibile. Poi, sui fattore del perché lo sia, non mi sembra nemmeno opportuno discuterne qui. Ecco, correggimi se sbaglio.
    Il tema, Sì è rilassante, a parte il mad-maze che si crea nei commenti. Il contrasto bianco-nero mi uccide. E non perché sia anti-juventino. 😀

    1. Dimenticavo: <3!

    2. Perfetto! Direi che hai centrato il punto. Le motivazioni sono diverse tra loro, hanno varie origini, e infatti mettersi a discutere in questa sede, è inutile.
      E quindi ti becchi subito un Quore ❤

      Per il problema dei commenti, infastidisce anche me, ci sto un po' sbattendo la testa,magari riesco a cambiare qualcosa!

  19. Non provo neanche a guardare com’è la distribuzione qui nella terra della nebbia, ma più che altro perché, se come dici tu è un film da catatonia finale, meglio vederlo a casa, tranquilla, con tutto il tempo per digerirlo. Quindi prima o poi lo guarderò, ma non ora ^_^ Al solito, bella recensione. 🙂
    (A proposito di maternità che non sono favole di grande amore e puccettosità, c’è un libro che è una discreta mazzata e guarda le cose da un diverso punto di vista: “Brutta!” di Constance Briscoe).

    1. Eccp, non solo favole di grande amore puccioso e tenerezza di bimbi che gattonano. in fondo, il baby blues non è che me lo sono inventato io stamattina 😀
      Grazie Marina ❤
      e ora volo a leggermi quello che hai scritto!

      1. No, la depressione post partum e tutto il resto di voci fuori dal coro non te li sei inventati tu, né l’autore del romanzo, né lo sceneggiatore del film 😉
        Tra l’altro, adoro la tag “questo esce anche in Italia”! 😀

        1. Che poi la tag l’ ho messa prima di sapere che sarebbe uscito in tre sale in tutto il Regno 😀 😀

          1. LOL! Ancora meglio! 😀

  20. quando concludi qualunque discorso con lammerda, io ti lovvo infinitamente.
    non uscirà mai da me, tuttavia spero di vederlo in qualche fantascientifica maniera. perché mi interessa veramente assai.

    1. lammerda è la parola magica per tutto. quando non sa che dire, quando non trovi le parole, usi lammerda e spieghi ogni cosa 😀
      No, davvero, vedilo in qualunque modo fantascientifico e avventuroso, perché merita
      e ti lovvo infinitamente anche io

  21. bellissimo. solo una cosa mi è balzata all’occhio (o all’orecchio, o al naso, boh):
    come fa ad ammazzare tutta quella gente col solo ausilio dell’arco? robe che neanche legolas 🙂

    1. Sì, anche a me ha fatto una strana impressione, sia nel romanzo che nel film. Eppure l’ idea, da un punto di vista estetico è potente, e quindi ci teniamo l’ incongruenza e chi se ne frega 😀

      1. massì, esteticamente forte ma senza mai essere accattivante o lezioso. il top.

  22. Per fortuna, alla fine, l’hanno fatto uscire anche da me, pur se con una settimana di ritardo. E’ un film che ti lascia sconvolta, in effetti. Proprio per l’assenza di scappatoie a cui ti costringe. Proprio perché non ci sono spiegazioni né colpe. Si può parlare di colpa se Eva non riesce ad amare Kevin come si aspetterebbe di saper fare? Si può chiamare colpa se non riesce a sopportarne il pianto da neonato (tante mamme non lo sopportano ma poche lo ammettono)? Si può parlare di colpa se per Eva il mondo di Kevin è incomprensibile? No. Eppure vorremmo dare la colpa a qualcuno. Sarebbe più facile affrontare quella tortura per gli occhi e per il cuore se fosse davvero colpa di qualcuno. Potremmo dire “No, vabbè, io questo non lo farei mai per cui a me non potrebbe succedere!”. E invece no.
    Eva prova in tutti i modi ad amare Kevin. E, infatti, la scena più straziante del film è quella in cui Kevin chiede alla madre di leggerle la storia e vuole essere abbracciato. E quando entra il padre adorato lo scaccia in malo modo per restare da solo con la mamma. Ed Eva sorride. Ecco, in quel doloroso sorriso c’è tutto lo strazio di questo film.

    1. Ecco, quella è una scena che ti spezza il cuore, perché lo vedi che ci prova in tutti i modi, ed è felice per esserci, almeno una volta, riuscita.
      La cosa atroce è che davvero non è colpa di nessuno, non ci si può fare niente. Semplicemente, quell’ amore dato per scontato, non esiste. O forse comincia a esistere proprio quando Kevin si rivela un mostro. Anche l’ abbraccio finale è straziante.

      1. Sì, hai perfettamente ragione. Forse quell’amore comincia ad esserci solo quando Kevin si rivela indubitabilmente per quello che è. E quando Eva non ha più nessun legame affettivo tranne suo figlio.

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