Kathryn

1993: ero una ragazzina con il poster di Rocky fisso in camera e con una cotta preadolescenziale per Schwazenegger in tutina gialla che prendeva a calci in culo tutti gli avversari ne L’ Implacabile. I miei miti cinematografici erano gli eroi dei film d’azione, i mostri dei film dell’ orrore e i coraggiosi cosmonauti della fantascienza. Mi si diceva che tutto ciò era sbagliato. Che ero una signorina e che queste non erano cose per me, che mi sarei dovuta occupare d’altro, come se anche il cinema fosse una questione di genere, maschile o femminile, come se esistesse un cinema per donne fatto da donne e un cinema per uomini fatto da uomini. Io trovavo, per usare un eufemismo, piuttosto riduttiva anche all’ epoca una distinzione del genere. Per non dire squallidamente pornografica. Esistevano i film belli e i film brutti. Basta. Bisogna però ammettere che, se in letteratura più o meno qualche ancora di salvezza c’era (usavo Shirley Jackson come scudo contro gli stronzi, e le stronze), al cinema eravamo messi molto male. Poi, una sera, in videoteca, spunta tra gli scaffali questo film, che mi cambia la percezione delle cose. Una storia di surf, rapine, lanci col paracadute e gente drogata di pericolo. Girato da una donna. Lo ripeto. Girato da una donna. Così ho scoperto Kathryn. Lei è stata la prima, le altre sono tutte arrivate dopo. Lei ha aperto la strada, lei  mi  ha mostrato la via. E affanculo la sensibilità femminile.

2010: Kathryn è la prima donna nella storia del cinema a vincere un Oscar per la miglior regia. Non solo, ma lo vince con un film di guerra, dallo stile ruvido e aspro, che avrebbe fatto piacere a Samuel Fuller. E io, saltellando gioiosa per tutta casa, pensavo a tante italiche glorie in gonnella lì a schiumar rabbia, a parlare di scimmiottamento di stilemi e tematiche maschili, di apologia guerrafondaia e altre roboanti minchiate, a voler rivendicare un’ identità precisa dei film, quel tipo di cinema con personaggi femminili, rivolto a un pubblico femminile e che di solito tratta di gvuppi di amiche bovghesi che discutono dei maviti al tavolo da bvidge. Se qualcuno si azzarda a far notare a queste italiche pseudo glorie, quanto tutto questo sia autolimitante, ghettizzante e frantuma palle, elle ti rispondono con frasi che sembrano uscite da una canzone di Elio e le Storie Tese. Eh, ma l’ universo femminile, eh ma la sensibilità, eh, ma il PUNTO DI VISTA DELLE DONNE SULLE COSE (qui di solito alzano la voce e diventano isteriche). Come se gli uomini non fossero in grado di narrare splendidi personaggi femminili e le donne non fossero capaci di fare altrettanto con personaggi maschili. Puttanate smentite dalla storia del cinema, e di genere e d’ autore. Ma fosse solo questo il problema: se si scava più a fondo, le cose peggiorano. La donna, se si mette in testa di fare la regista, deve essere per forza autrice. Non c’è scampo, non c’è rimedio. Ed ecco che si parte per la tangente della delicatezza, della sublime poesia delle immagini, del sondare in profondità gli abissi dell’ animo della donna e del suo ruolo nella società e mio dio, per carità fermatemi prima che io mi addormenti o esca di casa imbottita di tritolo.

Point Break

Della Bigelow ho spesso sentito dire che “gira come un uomo”, definizione accompagnata spesso da un sorrisetto accondiscendente e velato disprezzo. Io dico che la Bigelow gira come un regista che sa il fatto suo, con un mestiere enorme, un talento visivo indiscutibile e un gusto, una gestione dell’ inquadratura, un rigore nella messa in scena di sequenze adrenaliniche e piene d’azione, inimitabili. Ha affrontato ogni genere possibile nella sua carriera, dall’ horror, al poliziesco, al film bellico, passando per la fantascienza e concedendosi anche un’ incursione nel thriller psicologico, in quello che è forse il suo film più personale, complesso e affascinante.

La Signora esordisce nel 1982, co-dirigendo insieme a Monty Montgomery, The Loveless, un cupissimo road movie su una banda di motociclisti, capitanata da Willem Dafoe. Il film si avvale della presenza di Robert Gordon, sia come attore, che come autore della colonna sonora. Mal recepito dalla critica, The Loveless si ritaglia però lo status di cult e permette alla Bigelow di firmare la sua prima, vera opera da regista. Near Dark (Il Buio si Avvicina) esce nel 1987 ed è un film che presenta sotto una luce diversa la figura del vampiro, svuotandolo di ogni senso romantico o decadente. I succhiasangue di Near Dark sono un branco scatenato che si muove a bordo di un furgone scassato. Sono nomadi e cacciatori, belve feroci e violente. Near Dark è un film girato quasi sempre in notturna, scandito dalle splendide musiche dei Tangerine Dream e da un’ atmosfera di eterne rabbia e disperazione che accompagna le scorribande del gruppo di vampiri. Si cominciano a intravedere tutte le tematiche che poi diventeranno tipiche del cinema della Bigelow: il rischio e l’ adrenalina come fattori che creano dipendenza; il gruppo che diventa uno scudo che ti isola dalla società e ti permette di infrangerne le regole; una figura carismatica, affascinante e spesso negativa, che corrompe il protagonista e lo mette di fronte alla sua vera personalità. Il tutto realizzato con uno stile muscolare ed estremamente potente che diventerà il marchio di fabbrica di ogni prodotto della Bigelow.

Nel 1989 è la volta di Blue Steel, uno dei pochissimi film della Bigelow ad avere al centro della narrazione un personaggio femminile: la  recluta della polizia di New York, interpretata da Jamie Lee Curtis, che uccide un rapinatore al suo primo giorno di servizio, scatenando la fantasia di uno psicopatico presente sul luogo del delitto. Blue Steel è un thriller basato sul potere delle armi da fuoco e sulla loro fascinazione. Il piccolo e squallido individuo che ruba la pistola alla Curtis e comincia a uccidere, incidendo il suo nome sui proiettili, di giorno si mimetizza e scompare tra la folla degli operatori di borsa. Ma quando spara a perfetti sconosciuti, obbligandoli a guardarlo in faccia, si trasforma in un dio. Diversissima da lui la poliziotta, emarginata dalla sua famiglia in quanto sbirro, ed evitata dagli uomini intimiditi dalla sua figura. Quando le chiedono perché abbia deciso di entrare in polizia, risponde sempre con una battuta: mi piace sparare alla gente, mi piace spaccare la testa alle persone. Eppure, queste due figure si attraggono reciprocamente, isolate in una New York scura e sempre bagnata dalla pioggia, che sembra quasi la prova generale della Los Angeles di Strange Days.

E’ però con Point Break (1991) che si compie in maniera definitiva il processo di maturazione della Bigelow come regista. Un film che è stato plagiato, parodizzato, saccheggiato almeno un milione di volte, su cui si è creata una vera e propria mitologia. Il film d’azione per eccellenza dei primi anni ’90. Azione ad alto tasso di lirismo, che si permette addirittura di essere retorica e di fare dell’ epica, come già aveva fatto un tale Milius, anni prima. E i debiti con Un Mercoledì da Leoni vengono pagati e dichiarati dalla Bigelow sin dalla scelta di Garey Busey come collega e padre putativo del protagonista Jhonny Utah, che a un certo punto affermerà anche di essere stato sotto le bombe, in Viet-Nam, come a chiudere un cerchio iniziato nel 1978.

Al di là della storia del film, nota a tutti, è importante sottolineare come in questo film Kathryn Bigelow sfrutta ogni mezzo a sua disposizione per creare sequenze impressionanti ancora oggi: le scene in acqua, le riprese aeree, il lunghissimo inseguimento tra le case e nei viottoli, che culmina con la famosa sparatoria in aria, di cui poi si sarebbe preso gioco anche Wright in Hot Fuzz. Momenti che definiscono il genere, che dimostrano come Point Break non sia un semplice film action, ma la forma pura e incontaminata di un certo tipo di cinema. Rivisto a distanza di anni, si cominciano a notare i dettagli: l’ uso controllatissimo e centellinato della macchina a mano, presente sia nella partita sulla spiaggia, che segna l’ inizio dell’ amicizia tra Johnny e Bodhi, sia nel momento in cui questa amicizia si incrina per sempre, quando l’ agente dell’ FBI si rivela per ciò che è e tenta, non riuscendoci, di arrestare l’ amico. Ancora una volta, la Bigelow ci presenta due personalità che si attraggono e si somigliano, in nome di un simile atteggiamento nei confronti delle esperienze estreme e del pericolo. “Hai l’ animo del kamikaze”, dice Tyler a Jhonny. Un amore per il rischio fine a sé stesso che si percepisce ogni volta in cui la Bigelow mette questi due personaggi a confronto con la potenza dell’ oceano, o in gara l’ uno con l’ altro a chi tira per ultimo la cordicella del paracadute. Stunt ai limiti del possibile, inquadrature dentro le onde, il mare come libertà assoluta e alla fine,  tomba preferibile alla galera. Un distintivo gettato che affonda. Jhonny non è più uomo di legge. Forse non lo è mai stato.

Strange Days

Tra Point Break e il film successivo passano quattro anni. Di preparazione intensa, ché quello che la Bigelow aveva in mente di fare non era ancora ritenuto possibile. Per le sequenze in soggettiva di  Strange Days fu necessario costruire una macchina da presa apposita, leggerissima, montata su un meccanismo simile alla steadycam, ma ancora più agile e con una mobilità tale da riprodurre in maniera fedele la prospettiva dell’ occhio umano. A sentire il direttore della fotografia Leonetti, circa il 60%  del film è girato con la macchina da presa in continuo movimento. Un lavoro spaventoso, dall’ impatto visivo così violento da dare alla testa. Produce, scrive e monta (non accreditato e insieme a Howard Smith) James Cameron, un altro a cui le evoluzioni tecnologiche al servizio del cinema piacciono non poco. E infatti i due si trovano. E viene fuori un filmone della Madonna, ovviamente osteggiato da tanti intellettuali de noantri. Ma, per dirla alla Ti West, chi vi si incula. Il film resta, voi no (cit. Hell).

Una versione molto sofisticata e in anticipo sui tempi del mockumentary, ma realizzata con cognizione di causa e, soprattutto, senza mal di mare o nausea. Strange Days, pur mutuando alcune tecniche dal videoclip, è esperienza del tutto cinematografica. La Bigelow, anche quando sembra giocare con altre ossessioni stilistiche, fa sempre cinema. E lo si vede per come alterna la concitazione delle parti in soggettiva con l’ assoluto rigore formale delle sezioni più narrative. Basta guardare le scene di massa (superbe) presenti negli ultimi minuti di film. E anche solo l’ inseguimento iniziale in metropolitana, teso, serrato, del tutto comprensibile, in cui la frenesia è data da una messa in scena elegantissima, e non dal montaggio che tagliuzza il film neanche fosse un quarto di bue. Basterebbero quei pochi istanti per mandare a casa un’ intera generazione di registi.  Non so come la pensate voi, ma io, a vedere un tale sfoggio di professionalità millimetrica, mi commuovo. Davvero, piango ogni volta. Come una fontana. Purtroppo non c’è lo spazio per analizzare il film in ogni sua parte, ma non si può non fare almeno un piccolo accenno alla colonna sonora. E quindi, due brani, tutti per voi, che avete avuto la pazienza di arrivare sin qui.

Dopo Strange Days, La Bigelow cambia registro e si dedica alla trasposizione del romanzo The Weight of Water, di Anita Shreve, dirigendo l’ omonimo film, uscito in Italia col titolo (che davvero non ci azzecca nulla nemmeno a sforzarsi fino a farsi venire il mal di testa) Il Mistero dell’ Acqua. Nell’ acqua non c’è nessun mistero, ovviamente, ma vaglielo a spiegare ai traduttori. Dicevamo prima che The Weight of Water è forse il film più personale e complesso della Bigelow, che esce dalle atmosfere che le sono consuete e si lancia in un racconto su più piani temporali, intersecati fra loro tramite un meccanismo molto fluido di flashback e ricostruzione storica. L’ indagine di una fotografa sui luoghi di un delitto avvenuto duecento anni prima, diventa un’ esplorazione sui limiti estremi dell’ angoscia esistenziale e della solitudine. Maren (Sarah Polley, straordinaria, come non è più stata), disperata assassina per rabbia e per amore, e Jean (Catherine McCormack), che ricostruisce la sua storia, finiscono per specchiarsi l’ una nell’ altra, in un percorso che assomiglia a una discesa in un inferno personale ed esclusivo e in cui finiranno per perdere ogni cosa. L’ Oceano, che qui, al contrario di Point Break, sembra un’ enorme gabbia chiusa sulle vite delle due protagoniste, reclamerà anche questa volta il suo tributo di sangue e  inghiottirà la vita di qualcuno. Tanto pieni di adrenalina, furore, esaltazione, sono i film precedenti della Bigelow, quanto questo è calmo, ragionato, quasi sonnolento. Salvo poi deflagrare, nel finale, in uno scoppio di ferocia e violenza repentine.

Nel 2002 esce K-19, ritenuto da molti un mezzo passo falso nella carriera di Kathryn. In realtà è un solido e claustrofobico film bellico, ambientato sul primo sottomarino nucleare sovietico, in cui la regista dimostra di sapersi muovere con la consueta professionalità anche in spazi ristretti, dato per quasi tutta la durata di K-19 non si esce mai dal sottomarino e si resta inchiodati in quei corridoi che appaiono senza via d’uscita, con la minaccia di un disastro nucleare che si fa di minuto in minuto sempre più concreta. Ma K-19 va male e la Bigelow sparisce dalla circolazione per ben sei anni. Il suo ritorno dietro la macchina da presa è The Hurt Locker, del 2008, film che ci riporta al momento storico della vittoria dell’ Oscar per la miglior regia. E’ vero che un premio come l’ Oscar lascia il tempo che trova, eppure resta importante il fatto che la prima donna a vincerlo in quella categoria sia una regista di genere. Il cinema è una cosa sporca, è un fatto di mestiere, soldi e fatica, è praticamente una cazzo di guerra. E per farlo bisogna non aver paura di sporcarsi le mani, con la polvere e col sangue. E quel premio è il coronamento di una carriera segnata da spari, inseguimenti, scazzottate, auto che vanno a fuoco, rapine e tempeste oceaniche. Una vita intera dedicata a un cinema di lotta, calci in faccia e sudore.

The Hurt Locker

The Hurt Locker è stato criticato da più parti come un film che esalta la guerra e la giustifica. Come al solito, piovono così tante stronzate che non basta un ombrello per ripararsi. The Hurt Locker non è un film pro o contro la guerra, è un film sulla guerra e sui suoi effetti su chi questa guerra la vive quotidianamente. Una guerra che diventa droga, bisogno, necessità vitale, un qualcosa di cui è difficile fare a meno, che ti manca quando torni a casa, quando  scegliere tra le mille marche diverse di cereali in un supermercato è più difficile che disinnescare bombe in mezzo al deserto. The Hurt Locker si chiude con Jeremy Renner che scende dall’ elicottero, una volta tornato in Iraq dopo il suo congedo, perché tutto ciò che il suo personaggio sa fare, anzi, tutto ciò che il suo personaggio è, si trova tra quelle bombe e in quella sabbia. Una tematica, quella della propria identità che si esprime solo attraverso il rischio e il pericolo portati al parossismo, che è ricorrente nei film della Bigelow. Adrenalina che addirittura in Strange Days diventa oggetto di un’ assuefazione di massa. Per cui non c’è da stupirsi o da rompere le palle al prossimo se il film non si schiera politicamente. Non è quello che alla Bigelow interessa. A lei interessano gli esseri umani e le loro facce segnate dal caldo, le dinamiche di gruppo, il momento in cui sei a tanto così da diventare carne spappolata sulla sabbia. E’ cinema puro, lo dicevamo all’ inizio, che non necessità né di morale, né di spiegazioni. Cinema fatto di gesti e non di parole, di movimento e non di riflessione. Un film d’azione, nel senso più nobile e profondo del termine. E Kathryn, queste cose, le gira da Dio. Cinema maschile? Forse. Io preferisco dire Cinema e basta e lascio agli altri le etichette e le categorie.

Io, a 14 anni, guardavo la scena qui sotto e credevo, speravo, pregavo di poter essere in grado, prima o poi, di fare anche io qualcosa del genere con una macchina da presa. O almeno che Kathryn non restasse l’ unica a saperlo fare. Altre ne sonoarrivate, in seguito. Ma lei è stata la prima. Lei ci ha mostrato la via. E a lavorare così, “anche se nella povertà e nell’oscurità, vale sicuramente la pena”.

62 commenti

  1. La Bigellow è una grandissima regista punto e basta! E quei soloni che discettano di cinema al femminile o al maschile dovrebbero essere solo zittiti.
    Tra parentesi è da citare che in Blue Steel ka nostra regista ha avuto il coraggio di offrire a Clancy Brown, praticamente l’unico ruolo da “buono” che l’attore ha recitato nella sua vita.
    Ciao.

    1. Epico Clancy Brown in Blue Steel: ammanettato dentro l’ auto della polizia mentre il killer gli punta la pistola in faccia 😀
      Avercene di registi come la Bigelow… 😉

  2. Funkcesco · · Rispondi

    Near Dark è un fucking masterpiece… la scena iniziale con la zanzara che succhia il sangue del ragazzo è epica
    Saluti

    1. Buongiorno!
      Sì, Near Dark spacca di brutto 😀

  3. Ecco perché poi trovo utile allontanarsi dalle markette cinematografiche e guardare solo i film.
    Perché è evidente che, ormai, certi ambienti discettano solo di astrazioni autoreferenziali, riempiendosi la bocca di parole quali AUTORE, CINEMA, SENSIBILITA’ che, prese così, non vogliono dire una ceppa.
    Tutta la critica è costruita sul nulla e sui canoni che a questo nulla si vogliono imporre, nell’assurda convinzione che esista, per uomo e donna, il modo giusto di fare le cose, nella fattispecie della Bigelow, il modo “femminile” di girare un film.
    Io ho lasciato quella gente da anni sola nei propri deliri, a dispensare inutili premi.
    Più che altro, mi avrebbe colpito, e molto, vedere Kathryn rifiutare l’Oscar. Lì sì che sarebbe diventata eterna, come un tale George Bernard Shaw rifiutò il Nobel. Un riconoscimento spaventoso, per certi versi.
    E allora parliamo di talento e stile, quelli immediatamente riconoscibili allorché ci si appresta a guardare un suo film. La riconoscibilità, che poi è lo stile. Una cosa che molti registi non hanno. E che, in fin dei conti, provoca bruciori e pruriti nelle parti basse.
    Ottimo articolo, Lucy. E nient’affatto pesante, come temevi.
    Ecco, mi sono sbilanciato. Contenta? 😀

    1. Grazie Cap ❤
      L' ho presa sul serio quella faccenda di riscrivere la storia del cinema 😀
      Certi ambienti (e io li conosco bene) sono assimilabili a quelli dove la gente legge i manuali 😉
      C'è il modo giusto e corretto di fare le cose: se sei donna devi parlare di donne e del loro rapporto con gli uomini, devi esprimere una sensibilità particolare, devi narrare le cose al femminile, che poi è un termine vuoto, che significa pochissimo e che, come sempre, ghettizza ed etichetta, quando bisognerebbe occuparsi del film e basta. Ed è un processo che viene fatto a priori, a monte della realizzazione. IMpressionante.
      Sul rifiuto del premio: ci vuole un coraggio estremo, soprattutto se proporzionato all' importanza. Lo ebbe Brando, quel coraggio e pochissimi altri.
      Grazie…che bello quando ti sbilanci 😀

  4. Sai,essendo il cinema,come sostieni tu,industria è chiaro che si cerchi il target per il prodotto da vendere.Il maschio eterosessuale,essendo una creatura in via di estinzione non interessa più:quindi si fanno molti film per donne e in questo periodo anche per omosessuali.Non significa poi che nella società vki sia più rispetto per gay e donne,ma che questi tipi di persone spendono,spandono,insomma interessa il mercato.Questo è il signficato profondo del “cinema per donne ” o per “uomini”.
    A me piacciono moltissimo i drammoni sentimentali in costume e disprezzo il cinema d’azione tamarro.Perchè oltre all’imposizione esiste anche una singolarità con le sue sensibilità.
    Da segnalare che dietro al cinema per donne più borghese vi siano proprio le donne stesse.
    Volevo anche rammentare che la prima donna a rompere il tabù per le donne di cimentarsi alla regia è stata la grande Ida Lupino,ad esempio con il film The Hit-Hicker,la belva dell’autostrada girò un trhiller che all’epoca era innovativo.
    Credo che vada riscoperta come attrice e regista.
    Mrs Bigelow mi piace assai.Non mi ha mai deluso.Fuller,Peckinpah,Friedkin,insomma tutta la grande scuola del cinema d’autore di genere.Perchè a mio avviso non sono mica solo film donde si spare e si mena.Hanno una bellezza estetica-tecnica e anche di diffuso lirismo rude e malinconico che mi fanno assolutamente impazzire.Poi non è modaiola,non è cattivista ad oltranza un tanto al chilo.
    Il suo film che io amo alla follia,indovina quale è?Yes.K-19.Rarissimo esempio di film americano che tratta i miei amatissimi sovietici e la SSSR senza ridurli a coglionazzi.Un film bellissimo che mi commuove e mi esalta ogni volta che lo vedo.

    E poi una che mi mette questa canzone!

    la lovvo abbestia tutta la vita!MI-TI-CA!

    PS:il mistero dell’acqua è un film superbo,dove mostra ottime doti di Autrice,sarebbe capace anche di girare le pellicole del cinema che prediligo,cioè quello d’autore!Altro che la Comencini e la gente che non è capace di emozionarsi!^_^

    1. Ma non è solo un problema di mercato. In questo caso è un problema di mentalità e affonda le radici nell’ intellettualismo (non nei veri intellettuali, altrimenti non ne usciamo più) tutto italico.
      Sì, Ida Lupino è tra i miei grandi punti di riferimento, un’ latra è Leni, per cui tu mi ucciderai e mi augurerai di morire morendo 😀 😀
      E K-19 piace molto anche a me. E’ davvero un thriller coi controcazzi.

      1. Leni?Quella di deep impact?Maronna…Una piccola smorfia di dolore me la procuri,effettivamente!^_^

        Mi manca The Loveless,lo cercherò sicuramente!

        1. No, no, una Leni moooolto, moooolto peggiore. questa http://www.imdb.com/name/nm0726166/ E quella di Deep Impatc (grande film, tra le altre cose 😀 :D) Mimi Leder!

          1. ahhhhh!Mo ho capito!
            Condannabilissima come fottuta nazista,ma grandissima regista!Poi a essere sinceri io amo il cinema di propaganda,ho visto Joss l’ebreo e Camicie nere,tanto per farti capire.Quindi odiosissima e da mandare al gulag per certi versi,ma sicuramente una regista non da sottovalutare.Bè,però una lieve incazzatura stalinista me la provochi è?^_^
            Pagherai guardando La Caduta di berlino e ripetendo Josip Vessarionovic Dzughasvili per trecento volte!^_^

            ps:deep impact a me non è piaciuto,meglio di armageddon,ma non mi è piaciuto

          2. No, che mi si impiccia la lingua, abbi pietà, commissario del popolo alla cultura 😀

          3. si,dai ti concedo la grazia tovarisc!

  5. Sai, se la mettiamo sul maschi\femmina non ne usciamo più.
    Sta di fatto che la Bigelow è stratosferica.
    Il mio film culto assoluto (e non sto scherzando o cercando di fare il paraculo) è “Strange Days” che avrò rivisto decine di volte. Potrei raccontartelo a memoria.
    Quando una mente eccelsa da sceneggiatura (Cameron) collabora con una mente eccelsa da regista, cosa vuoi che nasca se non un capolavoro?

    Però Hurt Locker lo devo rivedere perché mi lasciò con l’amaro in bocca… 😉

    P.S.: Ebbene, si. Tiro fuori un bello scheletro dall’aramdio e ti dico anche che adoro Cameron ed ho trovato Avatar una delle cose più belle che il cinema fantastico abbia potuto offrire negli ultimi anni.

    1. Ma infatti quello che ho cercato di evidenziare nella prima parte del post è proprio l’ imbecillità della contrapposizione cinematografica maschi/femmine. Idiozia allo stato puro. E la Bigelow dimostra quanto sia una distinzione assurda e limitativa 😉
      E comunque, non è uno scheletro nell’ armadio.
      Io adoro Cameron, adoro Avatar e adoro persino Titanic, vedi un po’… 😀

      1. Funkcesco · · Rispondi

        Avatar no ti prego… è praticamente Balla coi lupi blue

        1. Lo so, lo hanno criticato in molti, ma io condividevo solo con Eddy il nostro amore per Cameron.

      2. Ok… allora mi distruggo definitivamente: Titanic di Cameron lo amo alla follia. Lascia perdere le baggianate da emo-tinegger, ma la costruzione del racconto e la scena dell’affondamento sono da storia del cinema con la “C” maiuscola.
        E Avatar per me è paragonabile a livello emotivo a “La storia infinita”. Un pò azzardato, lo so, ma minchia, solo Cameron poteva concepire una roba del genere!

        1. Ma è anche una sfida cinematografica a superare sempre il limite, a creare nuove tecnologie atte alla narrazione per immagini.
          Tanto di cappello e inchinarsi al Cinema, quando si parla di Cameron 😀

        2. Ma è anche una sfida cinematografica a superare sempre il limite, a creare nuove tecnologie atte alla narrazione per immagini.
          Tanto di cappello e inchinarsi al Cinema, quando si parla di Cameron 😀

        3. Funkcesco · · Rispondi

          Titanic ha una regia e una caratterizzazione dei personaggi titanica (buhahahaha) sia dal punto di vista dello spettatore attento che dal tamarro con la tipa col braccio intorno alla spalla.
          Però “Avata” ammè nun me piace… adoro solo la morale del film, una donna ti perdona solo se torni con un uccello più grosso.

          1. Buaahahahhahahahahhaha! Questa è bellissima… intonatissima al contesto dell’articolo di Lucia… O_o Secondo me adesso ti banna 😉

  6. Miiii…. sonjli è il mio nick… cmq sono Eddy… ecchecaz…

    1. No, ma lo avevo capito che eri il grande Eddy!

      1. Grande?!? Eppure non gira nessuna mia foto… e poi domani comincio la dieta… 😉

  7. I tuoi ricordi di gioventù mi hanno ricordato che a me le scatole le rompevano perchè adoravo l’horror e la fantascienza. Ma ,ovvove ovvove ! , snobbavo il calcio alla grande ! E poco importava se dopo l’ennesimo ” ehi , ma perchè guardi quelle cose lì , guardati una partita che è meglio” rispondevo con un ” sinceramente trovo il calcio palloso!”. Continuavano a rompere ! Riguardo le registe donne , hai ragionissima . La Bigelow è la prova vivente che certi discorsi sono fesserie !

    1. Eh, ma troppe ce ne dicevano per romperci le scatole. Eppure siamo tutti ancora qui a parlare di horror, fantascienza e action e siamo tutti contenti e rilassati 😀

      1. scusate ma dove vi rompevano le palle perchè guardavate film horror e di fantascienza?In quali anni?A scuola?Oratorio?
        No,perchè forse abbiamo sbagliato tutto:nella mia scuola tra i miei amici,all’istituto magistrale eh?Dicevo questi problemi non esistevano,nemmeno in altri posti.
        Però mi rompevano le palle perchè già da adolescente vedevo i film di yimou,fellini,visconti,quello me lo rammento.
        Per il resto il cinema d’azione,horror,fantascienza era visto come la manna dal cielo.Facciamo così riavvolgiamo il nastro e scambiamoci compagnie e zone!^_^

        ps:scusate se son intervenuto all’interno di un’altra discussione,anziz chissà se l’ho beccata giusta
        Ad,esempio Grosso guaio a chinatown di cui scriverò tra poco,era una vhs che ha fatto il giro della scuola
        ciao babordo

  8. un regista che ha nel curriculum 3 cult come Near Dark, Point Break e Strange Days merita rispetto.

    1. Ah, io vado oltre il rispetto. Io l’ amo 😀

    2. Funkcesco · · Rispondi

      ma poi Strange Days è di un innovativo che manco li cani…

      1. Ed è del ’95!

  9. Un articolone della Madonna!
    Uno dei tuoi migliori (e già la media è piuttosto alta).
    L’introduzione è condivisibilissima, così come alcune considerazioni generiche che fai sul cinema. Se posso permettermi è quel che cerco di dire anch’io oggi col mio post. Non esistono film maschili o femminili, italiani, turchi, americani o slovacchi, non esistono film per ragazzine o film per boy scout. Per me esistono solo film belli, film passabili o film brutti.

    Kathryn i film li fa proprio belli!
    Se può interessarti una mia personalissima Top 3 che la riguarda:

    – Near Dark
    – Blue Steel
    – K19

    Sì, sì, K19 meglio di tanti altri suoi titoli arcinoti! A me è piaciuto moltissimo (sarà anche deformazione professionale), e sono felice che tu non l’abbia stroncato come flop di KB.

    1. Grazie Alex! 😀
      Se la distinzione fosse semplicemente quella tra film belli e brutti, tutto sarebbe più semplice, anche tenendo conto dei gusti personali che comunque permetterebbero una discussione non viziata dai preconcetti.
      K19 è un filmone. Ne parlo poco, nello speciale, perché ho da tempo l’ ideuzza di scrivere un articolo dedicato esclusivamente ai film ambientati sui sottomarini, di cui sarebbe parte importantissima.
      Ma, se devo proprio scegliere un film preferito della Bigelow, il mio cuore dice The Weight of Water.

  10. Bellissimo articolo, me lo son letto tutto d’un fiato, lavoro intenso e preciso.

    Adoro la Bigelow della quale ho visto quasi tutto ma dei suoi film preferisco, in contraddizione col bellico mcnab qua sopra, proprio quel “peso dell’acqua”, che ho visto più volte sempre trovandolo dolorosamente poetico e davvero ispirato.

    Una personale Top 3 sarebbe:
    – Il mistero dell’acqua
    – Strange Days
    – Near Dark

    1. La tua top 3 personale è molto simile alla mia. Anche io al primo posto metto Weight of Water. L’ abbiamo visto in pochi, purtroppo…
      Grazie davvero, Matteo 😉

  11. Cioè, come si può fare distinzione fra uomo e donna quando sul piatto ci sono titoli del genere?
    Strange days? Un fottuto capolavoro, parfrasando un tuo termine! Uno dei film più belli che ho avuto modo di vedere negli ultimi anni, e per ultimi intendo i venti passati. Uno di quelli che non ti scordi, che ti costringe ad acquistare il dvd anche quando devi scegliere se comprare il pane o portarti a casa il film.
    Non si possono fare distinzioni: il cinema è cinema. Punto.
    Se qualcuno non lo accetta, beh… cazzi suoi! 🙂

    1. Ma infatti sono distinzioni squallide e salottiere 😀
      Grazie Paolo, sono contento che tu abbia apprezzato. E Strange Days è anche nella mia videoteca, fisso lì, per rivederlo almeno una volta al mese.

  12. Io purtroppo sulla Bigelow sono un ignorante totale, però ho segnato praticamente tutti i film che hai citato nella lista dei film da vedere, perché ognuno mi ha intrigato per un qualche aspetto (tranne Point Break, ma solo perché in quella lista c’è già da parecchio tempo! XD)
    L’articolo è bellissimo, davvero. Si nota tutta la tua passione non solo per i film della Bigelow, ma per il cinema in generale, per la voglia di poter narrare storie, metterle su video, intrattenere gli altri. Questa frase:

    “Il cinema è una cosa sporca, è un fatto di mestiere, soldi e fatica, è praticamente una cazzo di guerra.”

    è stupenda, cavoli.
    E sul discorso dei salottini che parlano di cinema maschile o femminile, beh, che si impicchino, come tutti quelli che usano i manuali come libri sacri. E incidentalmente, quelle che dicono di fare film per donne, sono le stesse che vogliono la donna indipendente ed emancipata. Ma non c’è nulla di più terribile di dover “fare un film al femminile”, visto che la stessa espressione ghettizza, discrimina, categorizza. Voltastomaco, ma per fortuna c’è chi la pensa in maniera diversa. 🙂

    Applausi, sentiti e meritati. 😉

    Ciao,
    Gianluca

    1. E’ vero, è una contraddizione stridente. Fanno le post femministe, ma guai se una donna affronta nei suoi film degli argomenti ritenuti esclusivo appannaggio degli uomini. perché poi? Una donna non avrebbe la capacità di parlare di violenza, pericolo, guerra e adrenalina? Sono alla fine elementi tipici dell’ umanità, non hanno sesso. Ce li abbiamo tutti dentro, indistintamente. Ognuno ha le sue ossessioni e le sue tematiche preferite. E come molti registi uomini hanno raccontato delle splendide storie d’amore, non è mica vietato per una donna raccontare storie di guerra.
      Grazie per gli applausi, Gianluca. Spero che i film della Bigelow ti piacciano!

  13. Grandissima recensione!
    Posso dire che secondo me K19 ha Harrison Ford di troppo per essere un capolavoro?
    Strange Days è visionario e spettacolare, l’ atmosfera da fine del mondo è palpabile.
    Point Break è un fottuto capolavoro, direi PCC alla grande…
    Complimentoni per il lavoro

    1. Infatti Kathryn rappresenta il PCC alla grande! 😀 E forse Ford risulta abbastanza fuori parte in K-19, hai ragione. Solo che alcuni momenti (la riparazione del nucleo, per esempio) sono un gioiello di tensione esasperata. Grazie per i complimenti!

  14. LordDunsany · · Rispondi

    Splendido pezzo, bravissima Lucia!! 🙂 Due cosine veloci: “Point break”, lo vidi al cinema, che spettacolo! 😀 Per quanto riguarda “Il buio s’avvcina”, io non l’ho mai amato, troppo ruvido, rozzo, d’altronde uno che adora “Miriam si sveglia a mezzanotte”, non può amare “Near Dark”, no? 😀

    1. Io li adoro tutti e due 😀

  15. Un post perfetto, Lucia, che condivido parola per parola compresa la parte sui pregiudizi idioti dei tanti presunti intellettuali a proposito di quel gioiello action/scifi/cyberpunk di Strange Days (con la coppia Bassett-Fiennes degno contraltare dei bastardi Fichtner, D’Onofrio e Sizemore) che ancora ci ammorbano pensando di capirne qualcosa, di cinema, e non contenti continuano a romperci le palle con i “distinguo” di genere, sensibilità, maschio e femmina, ecc.ecc. …Point Break lo vidi al cinema quando uscì nel ’91 e fu il mio primo indimenticabile “impatto” con la Bygelow (Near Dark lo vidi invece qualche tempo dopo in tv -così come Blue Steel- , quando passò su tele+ o qualcosa del genere…eccellente tutto il cast, andando da Henriksen e la Goldstein fino al solido Tim Thomerson) mentre a tutt’oggi l’unico suo film che mi manca è Hurt Locker.
    Su questa tostissima regista e sulla sua opera non penso ci sia da dire niente di più rispetto a quello che hai già detto, e se qualcuno volesse capire l’essenza del suo cinema non potrei che consigliargli di passare da queste parti e centellinarsi il tuo esauriente e appassionato articolo, che dà quasi l’impressione che vi siate conosciute di persona 😉 …anzi, se non ti offendi ti posso dire che stai alle Recensioni come Kathryn Bigelow sta al Cinema (il maiuscolo è voluto sia in un caso che nell’altro, ovviamente) 😀

    1. E come sempre ti dico: troppo buono 😀
      E aggiungo: magari la conoscessi personalmente. Sarei già fuggita con lei da qualche parte, o avrei chiesto un’ adozione 😀
      Ma quanto è bravo Sizemore in Strange Days? E la Basset? Indimenticabile!

  16. Verissimo, la Bigelow non poteva scegliere di meglio, e pure la povera Brigitte Bako ha una parte breve ma intensa 😉 …riguardo poi alla polemica circa il presunto bellicismo di The Hurt Locker a volte ho l’impressione che non si siano fatti molti passi avanti dai tempi di Arancia Meccanica, che in estrema sintesi era un capolavoro di film SULLA violenza privo di apologia alcuna DELLA violenza in sé e per sé, e il non comprenderlo era pura e semplice malafede tanto quanto il voler ignorare che un film SULLA guerra non fa apologia DELLA guerra (che cazzo, si diventa -detto in soldoni- schiavi dell’orrore di un campo minato e qualcuno ci vede pure della retorica alla John Wayne Berretto Verde, magari? O nel caso di Kubrick, dove stava scritto che le gesta di Alex e i suoi Drughi dovessero essere prese a modello da chicchessia? Alla fine passano i decenni ma il moralismo d’accatto è sempre in piena forma 😦 )…

    1. No, i moralisti della domenica sono sempre in agguato a rompere le scatole al prossimo. E’ una specie di impulso irrefrenabile. Non riescono a smettere. Poi se il regista in questione è americano e fa un film sulla guerra in Iraq si aspettano tonnellate di retorica antibellica. E se non c’è, giù le accuse di essere guerrafondaio. Ma alla fine si parlano addosso. 😀

  17. Grande Lucia! Adoro la Bigelow con tutta me stessa. L’ho sempre difesa e diffusa ovunque. Strange Days è uno dei film che sempre mi rimarranno nel cuore per quanto lo amo. I suoi film mi sono piaciuti tutti. Anche il vituperato K-19 che non sarà certo un capolavoro ma ti ci voglio a girare un film così! E amo immensamente anche Il mistero dell’acqua. Film lento solo all’apparenza, passato quasi in sordina ma del tutto sottovalutato.
    Mi è piaciuto tantissimo questo omaggio alla Bigelow con tanto di excursus sulla sua filmografia. Mi ha fatto ricordare tante belle visioni. 🙂

    1. Il Mistero dell’ Acqua è uno di quei film che, a una prima visione ti sembrano inconcludenti, poi ci ripensi, lo rivedi, due o tre volte, e ti rendi conto di quanto sia perfetto. E la Bigelow lì è straordinaria nel tratteggiare tutti i personaggi coinvolti con piccolissime sfumature. Davvero un film che andrebbe studiato nelle scuole 😀

  18. Ottimo, veramente ottimo articolo, Lucia. La Bigelow è una delle grandi registe che talvolta gli USA riescono a sfornare. Tralascio del tutto la questione regista uomo/regista donna perchè non è nelle mie corde, non mi interessa e non è funzionale al discorso. Il suo è un cinema innovativo, sofisticato e dannatamente elegante. Sottile la citazione di Milius per Point Break, che è veramente un film punto di rottura. Ogni suo lavoro meriterebbe un saggio… Near Dark è il primo vero film moderno sui vampiri, dopo, tutti a copiare…
    Per il resto non aggiungerei nulla che tu non abbia già analizzato e detto.

    1. Vedi, io ho parlato di quello proprio per dimostrare quanto sia inutile la distinzione. E che i registi non sono maschili o femminili, ma semplicemente, bravi o non bravi.
      Grazie per l’ apprezzamento, Fabgizio. E’ il post più faticoso da quando ho aperto il blog!

  19. Helldorado · · Rispondi

    Post fiume per una regista che se lo merita! Io la Bigelow l’ho scoperta come te con Point Break, ma ho realizzato anni dopo il personaggio. Adoro quasi tutti i suoi film, quasi perchè “K-19” e “Il Mistero…” non li ho ancora visti per dire. Una grande semplicemente, ma come lo hai scritto tu è meglio 😉

    1. Grazie!!!
      Sono contenta che tu apprezzi la Bigelow.
      Che poi ti sia piaciuto il post mi lusinga, perché, davvero, mi è costato una fatica bestiale 😀 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        Ma è una fatica ripagata, perchè è proprio un “giuiello”

        1. e io mi gongolo. 😀 😀

  20. Con Strange Days e Point Break la Bigelow ha prodotto due grandissimi film, dove in effetti un tocco femminile a mio parere c’è, anche se non tutti lo vedono: il fatto che i personaggi maschili hanno spesso nel loro agire, pensare, nei rapporti con gli altri una vena lirica, poetica, diversa, che non è quello che un regista (maschio) farebbe con un protagonista testa di cazzo, audace e gonfiato di testosterone. Insomma, Bodhi, Johnny Utah e Lenny (o perfino il cattivo Max Peltier) non sono esattamente nella stessa categoria di Conan il Barbaro o del sergente de La Croce di Ferro.
    Belli anche altri film, come K-19 e The Hurt Locker, ma l’oscar la Bigelow avrebbe dovuto vincerlo per Point Break o Strange Days.

    (quello che mi ha detto un russo su K-19: i russi non si comportano come in quel film. In effetti non ce li vedo a calarsi i pantaloni per mostrare le chiappe all’elicottero americano…)

    1. Ma infatti il sovietico filtrato dallo sguardo di un regista americano è sempre più americano che sovietico 😀
      Sullo sguardo femminile: sicuramente qualcosa c’è, però il lirismo nel cinema d’azione è presente in moltissimi registi uomini (penso proprio a Milius) e comunque è ovvio che ognuno abbia le sue peculiarità. Quello che volevo dire all’ inizio del post è che trovo ghettizzante identificare un certo tipo di cinema solo per le donne e un altro solo per gli uomini.

  21. Mi fa piacere che tu abbia citato Shirley Jackson … a me “Abbiamo sempre vissuto nel castello” ricorda le atmosfere di certi vecchi film tipo “Che fine ha fatto Baby Jane” e “Piano piano dolce Carlotta”

    1. Da ragazzina, quando mi dicevo che una signorina per bene quelle cosacce brutte non le legge e non le scrive, citavo la Signora Jackson e li mettevo tutti a tacere. Se non ci fosse stata lei, la mia vita sarebbe stata molto triste

  22. Ritardone di tre anni circa, il mio. Ma post condivisibile in ogni sua parte, a cominciare dall’odio per le critiche ottuse, stupide, pregiudiziali e a senso unico per questa grande artista. Aggiungo il mio sogno proibito: un nuovo film tratto da “Fanteria dello Spazio” di R.A. Heinlein, fedele al libro nello spirito e nel taglio. La Bigelow potrebbe farcela benissimo e tirar fuori un capolavoro. E sai quanti intellettuali teste di cazzo sbroccherebbero?

    1. Ci sarebbe una specie di sollevazione di tutta l’intellighenzia contro la Bigelow fascista. Ma tanto si sono già sollevati in massa contro Zero Dark Thirty non capendoci una beneamata fava…

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