The Devil’s Rock

Regia – Paul Campion (2011)

Guardate bene questa locandina e poi ripetete con me: The Devil’s Rock è stato realizzato grazie ai contributi statali della New Zealand Film Commission, perché i neozelandesi stanno avanti, perché un’ opera prima è un’opera prima, anche se si tratta di  un horror dichiaratamente di serie B. Il regista, Paul Campion, si è sempre occupato di visual effects e, se date un’ occhiata alla sua filmografia in quell’ ambito, resterete abbastanza impressionati. Il suo esordio è un prodotto a basso budget, girato in red cam e che ostenta con fierezza la sua natura di puro e scanzonato intrattenimento. Al sangue. Tanto sangue. A Ettolitri.

Due soldati neozelandesi vengono mandati in missione in una sperduta isoletta del canale inglese, il giorno prima dello sbarco in Normandia, una specie di diversivo per confondere il nemico. Sentendo delle urla provenire dall’ ingresso di un bunker, i militari entrano per vedere cosa stia accadendo. Indovinate cosa trovano? Marmellata di nazisti su pavimenti e pareti. Un antro malefico di cadaveri e sangue, di sporcizia organica sparsa ovunque, così ben rappresentato che vorresti farti subito una doccia per levarti di dosso quello schifo. Oltre a corpi smembrati e pezzi di anatomia a decorare i corridoi del bunker, i nostri due soldati trovano anche un ufficiale delle SS che sembra l’ unico sopravvissuto, e una prigioniera molto particolare, che strilla e si dimena incatenata al muro, mentre l’ SS la nutre raccogliendo con una pala gli intestini dei cadaveri. Insomma, ero in preda a rapimento estatico già dopo quindici minuti di film.

L’ occultismo e i nazisti sono da sempre un binomio succulento per la letteratura e il cinema fantastici. The Devil’s Rock si inserisce quindi in un filone abbastanza abusato, ma riesce comunque ad apparire una novità, un’ opera fresca e intelligente, grazie all’ atteggiamento serio di Campion nell’ affrontare questa tematica. Il film non fa parte del fenomeno della nuova exploitation che frantuma le palle a noi poveri spettatori da cinque o sei anni. Niente pellicola finto sgranata con bruciature di sigaretta e graffi messi a bella posta, per dare l’ impressione di un qualcosa uscito da un vecchio magazzino chiuso dagli anni ’70, assenza quasi totale di citazioni e ammiccamenti. Per quanto The Devil’s Rock sia derivativo, possiede una sua propria identità che lo configura come un B-movie moderno, e non come l’ imitazione stantia della vecchia serie B. Forse tutto ciò è dovuto dalla relativa mancanza di tradizione del cinema neozelandese, che permette a Campion di porsi su un piano originale, di parlare di diavoli, seconda guerra mondiale e SS dediti all’ evocazione di creature infernali, come se fosse la prima volta.

Si parlava appunto di serietà, e non perché The Devil’s Rock sia un film serioso, o che ha la presunzione di prendersi sul serio. La serietà nel prodotto sta nel modo in cui Campion mostra di preferire il racconto di una storia all’ esercizio di stile imitativo e sterile che negli ultimi anni ha contaminato il cinema americano di genere, privandolo della possibilità di creare una cinematografia contemporanea autonoma rispetto al passato. Guardando The Devil’s Rock ci si diverte, ma non si ride mai. La vicenda è cupa e angosciante, non ci sono dialoghi cool o battute memorabili, dette dal personaggio fighissimo che guarda in macchina, si accende una sigaretta e ti fa l’ occhiolino. E’ una fiaba macabra dalle atmosfere folli e malate, che bada a inorridire e a mettere a disagio lo spettatore, e ci riesce, con tre personaggi, dettagli splatter realistici e insistiti, una sola location claustrofobia e soffocante, e lo spettro della guerra sullo sfondo, che è un incubo di per sé, pieno di vittime innocenti e ferite insanabili. Proprio su quelle vittime e su quelle ferite il demone interpretato dalla bellissima Gina Varela fa leva per dominare i due uomini ancora in vita.

Campion mostra una particolare attenzione nel costruire un crescendo delirante che culmina nella scena del tentato esorcismo, quando finalmente la creatura demoniaca si rivela in tutta la sua potenza. Purtroppo il film cala negli ultimi minuti, lasciandoci con un finale aperto ma piuttosto scialbo che, dopo i fuochi d’artificio delle scene precedenti sembra quasi una dichiarazione di resa da parte del regista, incapace di osare fino in fondo, di portare alle estreme conseguenze il rapporto tra il soldato neozelandese e il demone che assume le sembianze della sua defunta moglie. Ed è un peccato, perché alcune sequenze che coinvolgono la Varela e Craig Hall raggiungono dei picchi di sensualità perversa e morbosa seriamente inquietanti. Bastava spingersi un po’ più in là e mostrare un pizzico di coraggio in più e ne usciva fuori una storia di amore e morte da applausi a scena aperta.

Ma si tratta di un difettuccio perdonabile a un prodotto girato direttamente per l’home video e che si diverte a mischiare, in maniera brillante, satanismo, antico folklore locale, e tradizionale film di guerra, con tutto il suo bagaglio di odio, diffidenza e impossibilità di stabilire una comunicazione col Nemico, anche di fronte al pericolo soprannaturale in agguato. In tutto questo, svetta il personaggio dell’ ufficiale SS (Matthew Sunderland), caricatissimo e sopra le righe, incarnazione tipica di uno stereotipo, talmente folle nella sua caratterizzazione, da non dare fastidio, perché, ehi, si tratta di un B-movie e i cattivi ci piacciono estremi, i buoni granitici ed eroici, e i demoni belli, sensuali e letali.

bella de casa

Lo dice anche la tag line: war is a bitch. Noi concordiamo, ci godiamo il film e proviamo un pizzico d’ invidia per questi neozelandesi che possono produrre i loro horror in santa pace, finanziati dallo stato. Beati (e bravi) loro.

Recensione di Alessandro

33 commenti

  1. Ok, mi avete convinto. Lo compro. ^^

    1. Bravo Cap! e anche tu griderai kiwiiiiiii!!!!

  2. Bellissima rece!
    Lieto che il filmozzo ti sia piaciuto.
    Tra l’altro, oltre alle sanguinolente scene negli interni, anche le foto dell’avamposto sperduto nella Manica sono spettacolari. Buie e desolate, sembra di essere in un luogo molto vicino alla fine del mondo. Più o meno era anche così, considerando la data…
    I tag di questo post sono bellissimi 😉
    E ora vogliamo più Gina Varela (sensuale già nel nome).

    1. Più Varela per tutti!
      Lieta che la rece ti sia piaciuta e grazie per la dritta, apprezzatissima.
      Hai ragione sui panorami plumbei e apocalittici. E ho dimenticato di sottolineare anche la scena bellissima della mina antiuomo, all’ inizio.

  3. dalla copertina mi sarei immaginato un bel splatter-porno,cattivissimo e malsano come in italia li fa Andy Casanova-un folle oltre ogni decenza.
    Nondimeno mi pare godibile,non ti dico che è una di quelle pellicole che mi fa correre a procurarmela,ma sicuramente quando non avrò un cazzo da vedere,sarà il primo della lista e poi quella demonietta…

    1. No, ma infatti non è proprio il tipo di film per cui potresti perdere la testa. però è divertente, fidati 😉

      1. si,sicuramente:gli darò un occhiata,i primi secondi,poi lo seguo con le mani sugli occhi!^_^

  4. Ok, avete convinto pure me. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Dovrei fare l’ imbonitore 😀

  5. In effetti vedendo il poster ho subito pensato :”Vogliono far risorgere la nazisploitation ? “.

    1. Sì, ci avevo pensato anche io. E invece non c’entra niente. E si fa volere bene

  6. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Per fatal combinazione, visto proprio da ieri, dopo gli stupendi “Stake Land” e “Wake Wood”. anche questo bell’horror kiwi m’è piaciuo molto, Gina Varela la conoscevo già, da altre produzioni australi, compreso il non disprezzabile “X” aussie di pochi mesi fa. Manifesto e straficala Varela . Finalmente c’è almeno un Campion che di sicuro mi garberà anche in futuro, oltre alla Jane, forse l’unica regista della storia del cinema kiwi (che ho sempre adorato e seguito pedissequamente) l’unica regista dicevo, che non m’è mai garbata, in parte escludendo solo “Lezioni di piano”.

  7. Dal poster sembra un film da Oscar. Pensa che a primo acchito mi sembrava ‘na schifezza. Ma a me che ho adorato “Dead Snow” potrà sicuramente piacere! 😉

    1. E’ meglio di Dead Snow, Eddy! o almeno, io l’ho preferito, dato che gli manca del tutto il lato comico. Dura pochissimo e si lascia guardare che una meraviglia!

      1. Enrico Bulleri · · Rispondi

        D’accordo con te Lucia, meglio di “Dead Snow” che comunque mi era piaciuto, mantenendo pur senza “svaccare” com’e al solito i prodotti americani, un suo lato comico.

        1. Sì, a me Dead Snow non aveva fatto impazzire. Divertente e splatteroso, ma morta lì. Questo l’ho trovato più tetro. Di sicuro più in linea con i miei gusti estetici, ecco. 😉

  8. Luci’, questa mi piace. Assai.

    1. Vero? E devi vederla quando le spuntano le corna 😀

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Ecco, infatti io Campion lo conoscevo soltanto per il suo lavoro nella Weta Digital, ma questo titolo -anche per via di alcune impressioni che avevo raccolto qua e là- mi incuriosiva abbastanza (e prima o poi dovrei riuscire a vederlo smaltiti gli arretrati)…curiosità che in genere mi sorge spontanea quando un responsabile degli effetti visivi si cimenta di persona dietro la macchina da presa, come nel caso dei fratelli Strause (che, piccola parentesi, per me non meritano tutta la merda che si è cercato di rovesciar loro addosso, nè per Alien vs Predator – Requiem nè per Skyline e mi rendo conto che per un bel pò di gente è come se stessi bestemmiando DUE volte, con l’aggravante di avere pure i dvd 🙂 )…tra l’altro la tua descrizione del bunker mi ha ricordato Lovecraft quando descrive il terribile ospedale militare (a tutti gli effetti un laboratorio) allestito da Herbert West sul campo di battaglia e a proposito del tema occultismo+nazisti ho pensato agli anni ’70 con Shock Waves di Ken Wiederhorn, se non altro per una comune matrice horror-misterica, ovviamente non paragonabile a livello di splatter…

    1. Sui fratelli Strause io ti appoggio con tutta me stessa su AVP- Requiem, che mi ha divertito tantissimo. Uno slasher coi mostri. Bello! Però Skyline non ce l’ho proprio fatta, mi sono sentita turlupinata. Certo, se facessero un altro film, correrei a vederlo 😀

  10. LordDunsany · · Rispondi

    Lo voglio! 😀 🙂 Intanto è stato opportunamente segnato nella mia tabellina excel che riguarda le novità 🙂

    1. Bravo Lord!Guardalo perché è carinocarinocarino! 😀

  11. Viva la Nuova Zelanda, l’Australia e pure Gina.

    1. In KIwi we Trust!

  12. promettente. mooolto promettente
    almeno dalla locandina 🙂

    1. La locandina è sicuramente opera di un genio 😀

  13. Che sia “nuova B”, senza citazionismo forzato, ma semplice derivazione/evoluzione storica mi incuriosisce, recupero!
    Per un attimo ho pensato che in copertina ci fossi tu (Lucia)! Ahhh, le droghe/non droghe…

    1. Seeee, magari. Neanche con quindici lifting, sei plastiche facciali e venti liposuzioni 😀

  14. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Manifesto che omaggia apertamente “Ilsa, La Belva delle SS” e sequel, che però come film in sè, anche storicizzati nel cam, non valgono assolutamente questo “The Devil’s Rock”. E poi si detta per inciso, checchè ne direbbero i suoi cultori, ma la Varela è troppo più topa e arrapante di Dyanne Thorne. Certo, imprescindibile l’ovvio richiamo che anche questo film neozelandese porta a “L’Occhio nel triangolo”(Shock Waves)(’77)di Ken Wiederhorn. Che però era proprio stupendo.
    Eh, certo che il cinema di genere in primis là è finanziato dallo stato, non come qui. E’ così che potè nascere e diventare quel che diventò affermandosi anche commercialmente in tutto il mondo, la First Renaissance, o “First Wave” del cinema australiano, negli anni ’70. Grazie all’apporto munifico e decisivo degli apposta creati South Australian Film Association, New South Wales Film Corporation, Australian Film Association, ecc., ecc.,

    1. Infatti qui da noi passa ancora l’ idea che il cinema di genere sia roba sconveniente. E infatti l’ industria è al collasso cardiaco.

  15. Helldorado · · Rispondi

    Il primo paragrafo mi ha già sconvolto Lucy…se lo rimedio lo vedo sicuro!

    1. Spacca, Max! Te lo assicuro! Certificato PCC

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