Martha Marcy May Marlene

Regia – Sean Durkin (2011)

Qui su Ilgiornodeglizombi, gli esordi ci piacciono tantissimo. Se sono indipendenti e radicali, ci piacciono ancora di più. Se capita anche che siano straordinariamente riusciti, scatta il tifo da stadio e si comincia a seguire il regista ovunque vada e ad aspettare il suo prossimo film con ansia. Sean Durkin è al suo primo lungometraggio e dimostra già un talento fuori del comune, oltre a essere coraggioso nella scelta del tema, un argomento che in mano ad altri poteva trasformarsi in un’ overdose di retorica, o in pura exploitation pornografica. E invece no. Durkin decide di raccontarci la storia di Martha (o Marcy May) da un punto di vista inedito, ma non tramite una sceneggiatura che abbia particolari guizzi o originalità, no. Lui lo fa attraverso regia e, soprattutto, montaggio.

Martha (Elizabeth Olsen) è una giovane donna che si aggrega a una sorta di comune, una setta che ha sede in una sperduta fattoria tra i boschi, guidata da un individuo all’ apparenza paterno e affascinante (John Hawkes) e lì cambia nome e diventa Marcy May. Il film inizia con la ragazza che fugge dalla fattoria e telefona alla sorella, che non vede da anni, per farsi venire a prendere. Da quel momento, assisteremo, in parallelo, ai tentativi di Martha di integrarsi in un contesto normale, e a una serie di flashaback a incastro che ci raccontano invece il passato di Marcy May e i motivi che l’ hanno portata ad abbandonare la setta.

Martha Marcy May Marlene è un film di difficile collocazione (primo punto a suo favore). Non è un horror, ma spaventa in una maniera intima e profonda, generando inquietudine, paranoia e senso di inadeguatezza. E’ un dramma che spesso indossa la maschera del thriller e usa trucchi e codici del genere per parlare d’ altro. E’ anche un romanzo di formazione al contrario, nel senso che indaga la graduale disgregazione di una personalità in divenire. Soprattutto, è il ritratto di una donna fragile e in perenne conflitto con se stessa, con il suo presente e passato, che assume sempre di più la consapevolezza di non avere un posto a cui appartenere, di non poter chiamare casa nessun luogo.

Durkin, anche sceneggiatore, sceglie un percorso accidentato e complesso, fatto più di suggestioni e impressioni fuggevoli che di dialoghi. Il film non è un racconto tradizionale di riscatto e presa di coscienza dopo una stagione all’ inferno. Non c’è nessuna liberazione e nessuna catarsi, perché Martha e Marcy May sono entrambe irrisolte e perseguitate. Non esiste comunicazione, non esiste sfogo di sentimenti repressi. Martha non parla, non mangia, dorme quasi tutto il giorno e non racconta mai alla sorella cosa le sia successo. Presente e passato sembrano avvenire sullo stesso piano temporale, indistinguibili, tanto che arriviamo a chiederci se Martha sia mai veramente uscita dalla comune e non stia solo sognando una libertà fittizia e per forza di cose, abortita e incompleta.

La narrazione non lineare, dicevamo, viene gestita in maniera fluida a partire da una regia molto attenta e da un montaggio preciso al millimetro, che riesce a disorientare lo spettatore (così come è disorientata Martha), ma allo stesso tempo non appare mai confuso. Ogni stacco è studiato nei dettagli, per garantire un passaggio non traumatico tra un istante e l’ altro della vita della protagonista. L’ intento è quello di fornire un’ impressione di simultaneità, con la mente di Martha bloccata in uno spazio grigio tra passato e presente, spazio che si assottiglia sempre di più, in una spirale di paranoia e terrore del tutto soggettivi, come sono soggettivi anche il racconto, il punto di vista e lo sguardo, che hanno il ritmo interiore, e quindi disintegrato di Martha.

Si parlava di paura. Continuando a sottolineare che il film non è horror, bisogna tuttavia ammettere che di orrore è comunque pieno. A Marcy May viene strappata via la propria identità e ciò avviene in un lasso di tempo brevissimo. E’ l’ idea che basti così poco a spaventare, che un grigio e squallido individuo riesca ad avere un’ influenza così profonda su ragazze deboli e che hanno solo bisogno di un posto che le accolga e che le faccia sentire a casa. Patrick, il leader della comune, è davvero un essere insignificante, che quando parla non dice nulla, che scrive canzoncine idiote prive di senso, ma in grado di esercitare un fascino quasi demoniaco su Martha e sulle altre donne presenti nella fattoria. La scena in cui prende la chitarra e comincia a cantare fa più paura di qualsiasi mostro nascosto nell’ armadio che spunta all’ improvviso facendo BU! Lo sguardo di Marcy May, ipnotizzato e perduto, in contrasto con le parole risibili della canzone di Patrick, crea un cortocircuito potentissimo e ci fa capire quanto sia in fondo semplice appropriarsi di qualcuno, renderlo schiavo e farlo nostro prigioniero per sempre. Durkin non attribuisce connotazioni pittoresche o sopra le righe ai membri della setta. Anzi, sembra di trovarsi all’ interno di un semplice contesto white trash, molto simile a Winter’s Bone, tanto per fare un esempio. Alla fine sono solo piccoli delinquenti, ladruncoli che si trasformano in occasionali assassini. La caratteristica dominante è lo squallore: Patrick che fa drogare le nuove arrivate e le violenta, ma lascia che a portare loro il beverone coi sonniferi siano le altre ragazze, che hanno il compito di introdurle e istruirle, e convincerle che lo stupro sia in realtà un dono; la presenza di numerosi bambini, tutti figli di Patrick, che resta inspiegata, ma che mette i brividi quando Martha afferma candidamente che lui “ha solo maschi”; le irruzioni notturne negli appartamenti altrui, le esercitazioni con le armi, la promiscuità e un regresso a uno stadio quasi animalesco che subiscono le donne, e solo le donne, che entrano a far parte del gruppo. Tutto questo ha vissuto Martha, e da lì non è più tornata indietro.

Elizabeth Olsen è perfetta nell’ incarnare questo personaggio condannato a essere perennemente fuori contesto. La sua presenza in campo è continua, senza pause. Non esiste una sola scena del film in cui lei non ci sia. Deve essere stato massacrante caricarsi tutto il film sulle spalle, e rappresentare un carattere senza via d’uscita e senza un solo barlume di speranza. Anche il resto del cast è ottimo, a partire da Hawkes che ha la capacità di rimanere sullo sfondo, non rubando mai la scena alla Olsen, ma che comunque resta impresso per la sobrietà e la presenza fisica con cui affronta un ruolo difficile, un uomo che è lì per essere odiato, ma che non è mai caricaturale. Una vera sorpresa è invece Sarah Paulson, che interpreta la sorella di Martha, sempre in bilico tra affetto, irritazione, desiderio di capire e stanchezza dovuta all’ impossibilità di conciliare la sua vita perfetta con quella distrutta di sua sorella minore.

Martha Marcy May Marlene non è un film che consiglierei a cuor leggero a tutti quanti. E’ difficile, duro, spigoloso, ti si attacca addosso come un’ infezione, ha un finale irrisolto, ma perfetto proprio nel suo non voler dare compiutezza a una vicenda che non può averne, in nessun modo. E’ uno di quei film che può anche annoiare, o dare sui nervi, perché è estremo nella sua volontà di non dire e non spiegare e del tutto calato in una dimensione puramente soggettiva, precludendoci l’ onniscenza. Ma se si ha la forza di sottoporsi allo stesso calvario di Martha, se si ha il coraggio di non voler capire per forza ogni cosa e di ammettere di non avere nessuna risposta agli interrogativi che Durkin dissemina per tutta la durata del film, allora ne vale davvero la pena.

Recensione di Elio

33 commenti

  1. Perfetto, Lucia. Dire che siamo totalmente d’accordo sarebbe riduttivo. Questa pellicola è impressionante, nel senso più letterale del termine. Raccontare il nulla e renderne la potenza distruttiva su una personalità che non è in grado di riconoscerlo come tale richiede una capacità non indifferente, e questo ci è riuscito al suo esordio. Mortacci suoi.

    (grazie per il link)

    1. E del titolo, ne vogliamo parlare?

      1. Fa paura solo il titolo! Incredibile, davvero.
        Mortacci suoi per sempre, dato che ha esordito così ed è giovanissimo, un po’ lo odiamo!
        Figurati, link dovuto, me lo hai spacciato tu questo film 😉

        1. Sì, e peraltro io lo trovo anche assai musicale, è veramente bello.
          Durkin un po’ lo odiamo? Io se lo trovo per strada lo ammazzo di botte e poi sconsolato e rabbioso gli ordino di girare immediatamente un altro film.

  2. Elio è il mio spacciatore di film “importanti”.Quindi scuramente guarderò il film perchè mi fido delle cose che recensisce,come mi fido moltissimo del tuo fiuto per il cinema di qualità sia nel genere che non solo.
    Poi aggiungi che amo questo tipo di girare e fare cinema,assolutamente lo cercherò.Aspetto almeno che sia sottotitolato.
    D’altronde ho amato moltissimo Frozen River,film minimale e profondo su temi assai duri.Mi piace poi che vengano messi in scena persone comuni,vittime delle scelte sbagliate e così via.

    1. Eh, infatti me l’ ha proprio consigliato Elio e dato che, in un modo bislacco che esiste solo nella mia mente, potrei anche ad arrivare a classificarlo come horror atipico, ho deciso di parlarne anche io. Anche perché mi ha davvero colpito tanto. E il premio per Elio ci sta tutto!

      1. esiste un certo cinema non caciarone,ma nemmeno borghese ed autoreferenziale,che meriterebbe un minimo di coraggio.Chi dice cosa incassa e cosa no?E perchè quelli che come me/noi amano un certo modo di vivere l’esperienza di seguire e amare un film debbano essere considerati roba di serie b?Magari pure un po’ vergognarsi che non vanno in estasi per Benvenuti al Nord o per Ozptek!
        Personalmente credo invece che anche un film con un titolo “alleniano” come questo possa trovare il suo pubblico:semo noi ‘a società de li magnaccioni!

  3. Da quanto letto Durkin riesce a ricostruire molto bene i meccanismi delle sette. Va ricordato che gente come Manson, Jim Jones o Charles Schmidt erano davvero individui insignificanti ed incapaci…

    1. Esattamente, Roberto. Gente insignificante che trae il suo potere da persone troppo deboli o disorientate per capire. Il punto è che potrebbe capitare a chiunque di noi, in determinati momenti della nostra vita, di finire nel trappolone di questi individui.

  4. Se sopravvivo al dentista sto pomeriggio, potrei vederlo presto, anche se al confronto l’orrore sarebbe di gran lunga ridimensionato.

    1. Oh, no. Il dentista è molto, molto peggio 😀
      a proposito, com’è andata?

      1. bene, ma la silvia è brava (conosci neh?)

        1. Oh, la Silvia! e certo che la conosco! 😀

  5. Dio santo… ma che roba che l’è?

    1. Un bel, strano film Eddy! 😉
      Dagli un’ occhiata. Non te ne pentirai!

      1. Echeccazz… adesso mi hai iquoriosito… maledetta! Come se avessi già pochi impegni!!!

  6. Stasera so cosa guardare 😀

    1. E poi fammi sapere se ti è piaciuto!

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Ammetto che il nome di Durkin suona del tutto nuovo alle mie orecchie, ma dal livello della tua recensione sembra proprio un tipo da tenere d’occhio, efficace nel mettere in scena la disturbante banalità del male -e proprio per questo pìù terrificante- che il leader della setta rappresenta, con la relativa e deleteria spersonalizzazione di Martha (e delle altre adepte)…difficile, duro, spigoloso e irrisolto come il tema che tratta e come -quasi- ogni film che sfidi lo spettatore a una partecipazione attiva -senza nemmeno la consolazione di un irreale e familistico happy ending, che in tale contesto potrebbe stare ancor più sui coglioni- il che credo lo renda adatto a chi vuole affrontare il viaggio “con” la protagonista, e non a chi vuole solo seguirlo (magari con un distacco emotivo che è proprio quello che non ha molto senso in questi casi) questo viaggio, senza capire -e sentire dentro- quello che succede…

    1. Sì, è un esordiente che ha all’ attivo un paio di corti, ma si è subito fatto notare al sundance. Questo film potrebbe piacerti. Sono sempre contenta di proporre opere nuove di giovani registi che si mettono a trattare tematiche difficili. Se riesci a vederlo, poi fammi sapere 😉

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Pur se siamo in tempi di vacche magre 😉 l’ho reperito senza molta difficoltà e posso dire che la tua recensione coglie perfettamente la non facile essenza del film…che è difficile perchè ti chiede di “esserci” dentro in modo non lineare, e allora così forse puoi illuderti di affrontare gli sfasamenti temporali di Martha per tentare di dare un senso compiuto al tutto, ma -appunto- resta solo illusione perchè quel senso è stato spazzato via da quando (e il quando diventa un concetto quasi metafisico nel film) il leader Patrick ha distrutto Martha con il suo “battesimo” di carne per poi ricostruirle una personalità fittizia (colmando il suo bisogno di avere un ruolo) e infine distruggerla di nuovo (agghiacciante l’addestramento armato proprio nel suo tenere la vera violenza fuori campo, per non parlare della personale filosofia della morte del leader della setta che sottende l’apparenza utopistica della comune che vediamo nei flashback)…ma del resto dove può esserci fuga una volta marchiate, forse in quella società arrivista e piccolo borghese (che a modo suo pure ha marchiato la sorella maggiore, e la Paulson ben interpreta gli effetti di questo marchio) del business e delle feste in riva al lago che negava a Martha -e negherà sempre- la possibilità di un “io” autentico ? E che a livello profondo genera mostri come Patrick, facendoci di nuovo implacabilmente tornare all’inizio di una sorta di anello temporale chiuso (Martha-Marcy May-Martha), dove la fine(?) non è una fine e questo fa ancora più male? No, non si scappa e la Olsen ce lo comunica benissimo con la sua triste innocenza fuor di ogni regola (presunta) civile, l’ilarità stonata, la confusione fra passato e presente, i suoi repentini momenti di aggressività e di isolamento, sempre in bilico fra due mondi che non la possono aiutare, al limite possono soltanto ricorrerla per i loro egoistici scopi, fossero questi il fanatismo o il perbenismo della business class dalle rispettive parti…e Hawkes è un bastardo eccellente, che si rivela nella sua malefica grandezza nell’invasione domestica in una sequenza che per premessa, svolgimento e conclusione è davvero insostenibile e la sua faccia qui fa davvero paura (gettando alle ortiche la maschera di insignificanza del leader si rivela la folle oscurità che sta alla base della miserabile manipolazione dei suoi seguaci). Per dirla in breve, Lucia, mi è piaciuto perchè mi ha portato su una strada accidentata, ma che di tanto in tanto vale la pena percorrere se i motivi sono validi 😉
        P.S. E lasciate stare i gatti, cazzo!!

        1. Ommadò, quella scena mi ha fatto venire gli incubi. Non ne ho parlato quasi in sede di recensione perché era uno spoiler gigantesco e anche perché ricordarla mi fa star male (i gatti, mio dio, non dovete toccare i gatti!!!). Per fortuna che accade tutto fuori campo, così parte dello strazio mi è stata risparmiata 😉
          Sono contenta che tu abbia apprezzato e sono d’accordo con te su tutto.
          MI fa piacere quando consiglio un film e quello lascia una traccia così profonda

  8. Ho un po’ paura di affrontare questo film. Ho paura che sia una di quelle pellicole che ti restano addosso per giorni e che ti pongono interrogativi ai quali non vuoi trovare risposta. Ma lo guarderò senz’altro. Del resto sono temeraria e le paure le affronto sempre così, buttandomici dentro a capofitto! 😉

    1. E’ proprio quel tipo di film…ed è per temerari!Pare, ma non ne sono sicurissima, che sarà distribuito anche da noi col titolo (che come al solito ci azzecca come i cavoli a merenda) La fuga di Martha.
      Mi piacerebbe conoscere la tua opinione su questo film, sai? 😉

  9. LordDunsany · · Rispondi

    Sapevo che aveva vinto per la regia al Sundance, ma non avevo assolutamente idea di cosa parlasse.. La tua recensione è magnifica Lucia, se non ne sai tu di “montaggio” non ne sa nessuno! Mi era venuto un dubbio che ho subito fugato guardando il trailer.. Grazie per la segnalazione!

    1. Grazie Lord! Sì, un premio meritatissimo quello al Sundance.
      Che dubbio hai avuto?

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Io amo i film patinati, con fotografia luccicante (come san fare i koreani, tanto per intenderci), niente mdp a spalla che mi fa venir il mal di mare! 😀 E siccome l’hai nominato temevo avesse uno stile visivo simile a quello di “Winter’s bone”; invece dal trailer pare curato a dovere 🙂 Quindi me lo vedrò di sicuro! 😀 Stò lottando in questi giorni per vedere Innkeepers 🙂

        1. Mmmmhhh…qui l’ mdp a spalla non pervenuta ( quasi, in paio di scene la trovi), per non esiste la patina. E’ un film abbastanza sporco…non so, magari potrebbe deluderti

          1. LordDunsany · ·

            Mah, dal trailer sembrerebbe abbastanza lucido, lontano da “Winter’s bone” quindi buono per me! 😀 🙂

  10. Ciao Lucia. Hai visto che il link di HorrorNews24 non è più attivo? Hai per caso notizie? E’ un vero peccato, non trovi. E grazie della segnalazione di questo film 🙂

    1. Ma davvero? non me ne ero accorta. Da quando?

  11. mi incuriosisce parecchio…

    1. Conoscendo i tuoi gusti da quello che scrivi sul blog, e il tuo amore per le pellicole indipendenti, potrebbe piacerti parecchio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: