Cane di Paglia (1971) vs Straw Dogs (2011)

Negli ultimi tempi, la mia capacità di stupirmi (in positivo e negativo) rasenta lo zero. Il fatto che a qualcuno sia venuto in mente di realizzare un remake del film di Peckinpah non mi scandalizza e non mi sbalordisce. Ce lo dovevamo aspettare da un sistema produttivo in crisi e ormai prossimo a raschiare il fondo, com’è quello del cinema americano. Mentre però, fino a questo momento, la pratica dell’ “aggiornamento” di pellicole del passato aveva coinvolto quasi esclusivamente i film di genere (a parte rare eccezioni), con Cane di Paglia si fa un ulteriore passo in avanti e si va a interferire con quel concetto di autorialità considerato da molti intoccabile. Peckinpah. Un nome che al solo pronunciarlo trema la terra. Il Cinema Americano per eccellenza. E’ già successo, in passato, è bene ricordarlo: Carpenter e De Palma che “rifanno” Hawks, ma mutuando dalle opere  originali a malapena il titolo, rielaborando alla loro maniera e col loro stile inconfondibile un materiale a cui era dovuto del rispetto profondo, quasi una sorta di venerazione. Inquadrature viste, riviste, studiate milioni di volte, per riempirsi gli occhi di bellezza. Omaggiare chi ti ha fatto venir voglia di dedicarti al cinema. Non è il caso di Cane di Paglia. Il meccanismo alla base di questo rifacimento è identico a quello a cui siamo abituati quando parliamo di remake: si prende un regista di servizio, lo si mette alla catena e si punta sul titolo famoso, sull’ incasso sicuro, sul nome di richiamo in cima al cartellone. Questa o quella star di derivazione televisiva, in grado di portare in sala il pubblico più giovane. Ed ecco che al posto di Dustin Hoffman troviamo Ciclope degli x-men, a cui cambiano a malapena gli occhiali e, a interpretare Charlie Venner  ci piazzano l’ Eric di True Blood (Alexander Skarsgard), e si assicurano di mostrarcelo il più possibile senza maglietta, con generose inquadrature su pettorali e fondoschiena così da mandare in estasi stuoli di ragazzine.

eh, lo so, non è colpa mia

Parliamo subito chiaro, onde evitare equivoci e trollamenti vari: Straw Dogs 2011 non è un brutto film. Come thrillerozzo usa e getta per una serata di birra e pop corn può anche andare bene. Si guarda, si fa il tifo, si dimentica in un soffio. Robetta di consumo, neanche realizzata malissimo. Il problema sta tutto nel nome che porta, nella locandina così sfacciatamente plagiata, nella pretesa di darci una versione moderna, modellata sui gusti attuali, del crudo racconto di Peckinpah, correggendone la prospettiva in una serie di contrapposizioni basate su una dicotomia buono contro cattivo, giusto contro sbagliato, bifolco contro civilizzato, che non esisteva nel prototipo originale e che il povero Peckinpah non si era mai sognato di proporre. La morale ambigua del film del ’71 viene così gettata volutamente alle ortiche e noi sappiamo subito per chi parteggiare, senza nessun interrogativo, nessuna lacerazione interiore, neanche una traccia sbiadita di dubbio.

Ma questo svuotamento è condotto con un maggiore grado di intelligenza rispetto al solito: non è smaccato e senza vergogna e, se qualcuno accusasse il regista e sceneggiatore Rod Lurie (che invece di un curriculum ha una specie di fedina penale) di aver tradito o sputtanato Peckinpah, quello potrebbe rispondere (innocentissimo): “ma come, il mio film è una fotocopia!”. Già, perché a parte ambientazione ed epoca, questo remake è quasi del tutto identico all’ originale. Ci troviamo nel Sud degli Stati Uniti invece che nell’ Inghilterra rurale e, ovviamente, siamo ai giorni nostri e non negli anni ’70. Ma per il resto, notare le differenze è difficilissimo: c’è il giradischi (non cornamuse, ma southern rock), la trappola per orsi, il gatto impiccato nell’ armadio, David Summer che salta la corda, il vecchio ubriacone del paese che rompe il bicchiere di birra tagliando le dita al barista. Cavolo, persino le scarpe che porta Marsden sono le stesse che portava Hoffman all’ inizio del film. Che sentito e caloroso omaggio, non credete anche voi?

Dato che a Ciclope matematico non ci credeva neanche Lurie, il personaggio diventa uno sceneggiatore di Hollywood. Però, sentendo che la qualifica da sola non era sufficiente a identificarlo come intellettuale raffinato, lo mettono a scrivere un lungo copione sulla battaglia di Stalingrado, ma non un film d’azione, che – lo dice Ciclope stesso – lui quella robaccia lì la schifa per mano di legge: un’ epopea sull’ umano spirito di sopravvivenza. Non solo letterato e intellettuale, ma anche un po’ nerd, Ciclope costruisce nel suo studio un plastico che riproduce il campo di battaglia e si prepara alla stesura dello script giocando ai soldatini e sentendo Beethoven, mentre (appena appena didascalico), i sudati e vigorosi esponenti della working class sudista che gli riparano il tetto, ascoltano a palla di cannone musica da bifolchi impenitenti,  guardando il culo alla moglie che se ne va in giro seminuda per quasi tutto il film. Ad aumentare il tasso di cultura del personaggio di David 2.1, gli sceneggiatori lo dotano di una devastante labirintite, che lo fa inciampare ogni volta che fa un passo, perché, ehi, lui è un topo di biblioteca e, come tutti noi sappiamo, i topi di biblioteca non sanno

a) camminare

b) salire le scale

c) correre

In compenso salta la corda come neanche Rocky pompatissimo nel quarto capitolo, a giustificazione di una muscolatura da supereroe mutante che però il ruolo non dovrebbe prevedere.

Conciato come un coglione

Amy, in questa aggiornatissima, modernissima, strafighissima versione di Cane di Paglia, non ha più quel ruolo da trofeo che faceva sembrare il nugolo di maschi intorno a lei delle iene che si contendono una carcassa. No, perché cattivo Peckinpah, brutto Peckinpah, misogino Peckinpah, Amy deve essere un’ ennesima esponente di quel falso empowering al femminile che siamo obbligati a subire da qualche anno a questa parte. E allora, il rapporto tra lei e il marito, che nell’ originale si logora pian piano causa evidenti difficoltà di comunicazione da una parte e dall’ altra, va in crisi perché lei fa la sparata post femminista quando lui le consiglia di indossare un reggiseno. Però mostrarcela perennemente scosciata, in ogni inquadratura che la riguardi non è per nulla misogino e neanche un po’ offensivo, anzi, è specchio delle nostre meravigliose sorti e progressive.

Il che ci porta subito alla domanda che sicuramente tutti si sono posti riguardo a questo remake: quanto è violento? Quanto è atroce la famosa scena del duplice stupro? Quanto si vede? La violenza che subisce Amy è scena fondamentale in entrambe le versioni del film. Peckinpah osa parecchio, se pensiamo che il film è del 1971, pur lasciando quasi tutto fuori campo, riesce a infondere alla scena un’ atmosfera di soffocante violenza, con Amy che è quasi un topo in trappola. I flash successivi, durante la festa, danno al tutto una sfumatura onirica, da incubo a occhi aperti, che non si dimentica. Arriva Lurie, che si sente trasgressivo, e ci mostra Skarsgard versione spogliarellista che, prima di violentare Amy, bada bene a mettere in mostra il suo fisico in forma smagliante. Ci manca solo che sorrida guardando in macchina e ci faccia l’ occhiolino. Delle grazie della Bosworth siamo già sazi da circa un’ ora, ma Lurie comunque la sbatte sul divano a novanta gradi, creando, forse il primo caso di stupro very cool della storia del cinema. Applausi.

io dico sempre la verità

In quanto alla violenza, se ci fermiamo al semplice il quantitativo di emoglobina, il remake è più violento del suo predecessore. Ma se invece guardiamo all’ allucinante climax dei minuti finali di Cane di Paglia 1971, ci accorgiamo di come tutto il dispiegamento di sangue, chiodi piantati nelle mani e fucilate che trapassano corpi, sia davvero poca cosa rispetto al ghigno feroce di Dustin Hoffman che contempla lo sfacelo della sua casa e sorride, stupito e compiaciuto, perché li ha fatti fuori tutti. E qui si vede la differenza, sostanziale, un abisso chilometrico, che separa un gigante del cinema da un nanerottolo  a cui hanno dato una storia troppo più grande di lui. Assistere all’ assedio di casa Summer nella versione di Peckinpah, equivale a ricevere una serie consecutiva di cazzotti in pieno volto. Si soffre, realmente, si ha paura, ci si ritrova tremanti e confusi, di fronte a una metamorfosi da uomo in belva feroce, la cui unica motivazione è il veder invaso il proprio territorio, l’ attaccamento così tipicamente americano (ed ecco l’ ambientazione europea) a ciò che è mio. Non perché sia giusto, non per difendere un debole, ma perché questa è casa mia.

Quaranta anni dopo, tra macchine che sfondano muri ed esplosioni varie, ci dispiace solo per la jaguar, vittima innocente di tutto quel casino.

48 commenti

  1. La locandina del 1971 è una fotografia fatta con i controco@@@ (si vedono i pezzetti di vetro appiccicati sul viso) quella del 2011 è solo photoshop (bel lavoro, ma solo pc).
    Deformazione professionale…

    1. No, ma fai benissimo a intervenire per commentare la differenza tra le locandine. Anzi, aspettavo proprio un parere tecnico da questo punto di vista, ché la locandina del 2011 mi sembra artefatta, solo che adesso capisco il perché 😀

  2. Il remake 2011 non l’ho visto, quindi non posso parlarne male anche se mi piacerebbe. E’ che come si fa a remakare Peckinpah e Hoffman? E poi non mi sembra che possa essere molto verosimile il cast: tutti strafighi che mettono in mostra le loro grazie. I nostri sposini sono una coppia qualunque… Dustin Hoffman, se il film fosse ambientato oggi, sarebbe un nerd, non un fotomodello. Pero’ non posso parlarne male perche’ non l’ho visto :-p (e non lo andro’ a vedere)

    1. Infatti sono tutti fotomodelli, a parte i vari comprimari che, in quanto sudisti bifolchi sono ciccioni, puzzolenti e barbuti, perché la cinematografia del remake moderni è anche lombrosiana 😀

  3. Ci sono due cose che ora mi chiedo:

    1) Se il pubblico è giovane e ovviamente non può conoscere i film originali, in realtà chi fa remake punta proprio ad attirare chi conosce gli originali. Al che mi chiedo: perché chi conosce – e ama – gli originali si sottopone a rivederli rifatti peggio?

    2) Siamo nel 2012. Ormai dovremmo averne viste di cotte e di crude, e non siamo – almeno sulla carta – una società che dovrebbe stupirsi più di tanto. Allora perché ripulire tutti i film dalle ambiguità? Perché dare per forza una visione in bianco e nero, buono o cattivo, giusto o sbagliato? Siamo tutti sia bianco che nero, perché continuare a insistere su una strada che ci fa sembrare – se si prende il cinema come espressione della società – ancora più bigotti di quando eravamo davvero bigotti?

    Ovviamente, Lucia, sono domande retoriche, eh. Altrimenti non avresti intitolato la rubrica cugini deficienti. Sappiamo entrambi il vuoto siderale che alberga nei cervelli di certi registi/produttori/sceneggiatori. Però ecco, forse è la puntata dei cugini che mi ha dato più da riflettere. 🙂

    Ed è sempre un piacere leggere questa rubrica, sì.

    Ciao,
    Gianluca

    1. E invece sono entrambe riflessioni molto interessanti:
      in realtà i produttori dei remake puntano sul titolo in sé, o almeno credo. Lo scopo è richiamare un pubblico che non ha visto l’ originale e che, se lo vedesse, lo troverebbe noioso a causa dello stile “vecchio”. Però, questo stesso pubblico, è attratto dal nome di un film di cui tutti hanno parlato e allora si precipita in sala. Suppongo che il meccanismo sia quello. Poi ci sono i nostalgici e i masochisti, come me, che li vedono per distruggerli 😀

      Sulla seconda questione, io credo che invece di evolverci, siamo regrediti negli ultimi anni. A una soglia di sopportazione più elevata per quel che riguarda la violenza puramente grafica, si è affiancato un moralismo bigotto e una censura fortissima per quanto riguarda i contenuti. Anche questo, forse, è dovuto proprio al pubblico di giovane età a cui questi film sono destinati (a cui quasi tutta l’ industria cinematografica mainstream è destinata). Le frattaglie non sono più considerate pericolose, una morale ambigua sì. Il messaggio deve essere chiaro e sempre lo stesso.

      Tutto ciò è molto triste…
      Grazie per il commento, Gianluca *O*

      1. In effetti che la violenza ormai abbia saturato gli spettatori e al contempo si sia depurato ogni tipo di ambiguità è qualcosa di veramente triste… Soprattutto se si pensa al fatto che così un’intera generazione crescerà convinta che esiste solo il bene (rappresentato da loro stessi) e il male (rappresentato di volta in volta dal diverso di turno). Non saranno più abituati a convivere con quello che è l’essere umano, una coesistenza di entrambe le categorie. 😦

        Ma figurati, grazie a te per lo splendido articolo che ha avviato la mia povera testolina verso certe riflessioni. 🙂

        1. Gi, un panorama desolante. Fortuna che esistono i vecchi dvd con cui rivedere i classici 😀

          1. Già! W i DVD! 😀

    2. Non necessariamente un pubblico giovane non ha visto i film dell’epoca. Io ho visto una sacco di film degli anni 30 e 40, nonostante sia nata qualche decennio dopo.

      1. No, ma infatti non è che se uno nasce dopo non ha visto certi film. Io dicevo che il remake è rivolto al pubblico giovane che quei film li conosce per sentito dire e che non li ha mai visti.

  4. cacchio pazzesco, ne stavo parlando poco fa al telefono con un amico dell’originale, un film che amo molto..
    il genere per me è quello del Bifolchi vs Civili (in cui inscrivo tra gli altri Deliverance e l’ottimo Calvaire).
    ho forse percepito extrasensorialmente il tuo sfogo mentre scrivevi il pezzo?

    1. Perché la mia disperazione nel vederlo e recensirlo si è irradiata lungo tutto l’ universo 😀
      Io non ridurrei cane di paglia al genere bifolchi vs civili. di sicuro il territorio è quello, ma Peckinpah va molto oltre. Mentre invece il remake si ferma lì.

      1. generalizzavo dibbrutto come a preparare una possibile rassegna mentale, poichè i bifolchi mi terrorizzano più dei vampiri; chiaramente cane di paglia ha uno spessore fuori parametro

        1. Anche a me i bifolchi mettono una paura bestiale addosso. Altro che vampiri, quelli menano sul serio

          1. e inculano pure! oops, le tag di ricerca…

          2. No, mi sono gi rotta di non utilizzare brutte parole. Affanculo ai maniaci che capitano qui per caso!

          3. lot of laughs 😀

  5. Adoro Peckinpah e Cane di Paglia è tra quelli che ho visto il mio film preferito,un opera indimenticabile.Cercare di ripeterne la crudezza o di superarla è inutile oltre che ridicolo.

    1. Se mi dovessero chiedere di descrivere in una parola sola il Grande Cinema Americano direi Peckinpah. Secco, cos, punto. Non mi serve nient’ altro. Figurati un remake di Cane di Paglia quanta simpatia pu farmi 😀

  6. Il remake non l’ho visto e quanto scrivi mi ha convinto ulteriormente a non farlo in futuro. Più vedo e leggo di queste operazioni più amo Haneke per aver imposto la sua regia per il remake americano di FG, con un risultato non tanto in termini prettamente cinematografici quanto di atteggiamento all’interno del panorama cinematografico enorme.
    Comunque sullo stesso stile un po’ di tempo fa ho visto un film norvegese, “Deliver Us From Evil”, del tutto simile a Cane di Paglia, ma almeno in quel caso, nonostante lo scarso risultato, si erano sforzati di cambiare un po’ la storia, e di sicuro di non offendere esplicitamente la pellicola di Peckin… oh cazzo.. sta tremando tutto… pah. L’hai visto?

    1. Infatti l’ unico modo per fare un remake (sempre inutile, per carità) è quello adottato da Haneke che ha preso e ha rifatto, inquadratura per inquadratura, il suo film, alla facciaccia loro, che non si potevano vedere l’ originale coi sottotitoli, noooo, pareva brutto.
      No, ecco, il norvegese mi manca, recupero e vedo.
      Sì, sta tremando tutto anche qui, non dovevi nominarlo!!

  7. Tanta violenza,ma nessuna Violenza.Cioè nel cinema mainstreem o come cazzo si chiama,ma in generale in tanto cinema u.s.a. e non solo,c’è la violenza dei cattivisti da happy hour,dei fighetti che magara si divertono al bar tra un drink e l’altro a inventare torture e altro sghignazzando perchè i gonzi vanno a vedere una rappresentazione che può scioccare al momento,ma è superficiale.I miei due cult personali sulla violenza,cioè questo e Cruising di Friedkin invece ti mettono un senso di sudicio ,di morte,disperazione,che non lascia scampi.
    L’originale mi è costato una litigata con una compagna femminista perchè la moglie di Hoffaman è dipinta come una puttana-bè,ci sono anche quelle mica che tutte son maria goretti-invece quello di Friedkin mi ha bollato come omofobo e reazionario,madonna ste condanne morali…Non è certo con questo che si difendono certi giusti diritti.
    Tuttavia il remake di Cane di Paglia per me è una bestemmia che va pagata con minimo la ruota,massimo il rogo.

    ps:ho visto pesce d’aprile di Walton,grazie per avermi fatto scoprire quel bel film
    ciao

    1. Tu la trovi dipinta come una puttana? A me non sembra affatto che abbia quelle caratteristiche. Mi sembra più un semplice oggetto del contendere. Non ho mai capito le accuse di misoginia rivolte a questo film.
      Ah, ma allora ti è piaciuto April fool’s day? Sono contenta che lo slasherino abbia fatto il suo dovere!

      1. Non la vedo come vittima, piuttosta una donna insodisfatta del matriomonio che gioca con il fuoco.A essere sinceri io non credo vi sia nulla di male nel descrivere certi tipi di personaggi fuori dai canoni consueti della angelica vittima,della dark lady o altro.Mi è parso un personaggio concreto reale con difetti e qualità che ogni donna normale potrebbe avere.
        Dell’originale poi trovavo magnifico e potente il personaggio di David Warner,il matto del paese.Anche lui?Assassino o vittima della sua malattia?La ragazzina una sgualdrinella o una giovane fanciulla che gioca con la seduzione?Oh,il fllm di Peckinpah ha molti interrogativi a disposizione.
        Ps:l’unico motivo per cui vedrei il remake?Amo alla follia il southern rock,ma da matti eh?Meglio dell’emo

        ps:april’s fool l’ho trovato interessantissimo altro che .Davvero molto bello come riflessione teorica sul genere

        1. Ma infatti io non ho detto vittima, ho detto oggetto del contendere. Vittima proprio no. Non ne ha nè il ruolo né l’ atteggiamento.
          Sì, il matto del paese è un altro personaggio splendido (quasi steinbeckiano, se mi passi il brutto termine), che viene banalizzato a tutto spiano nel remake.

          1. ecco,temevo che mi rovinassero lo splendido personaggio del matto.Banalizzare un carattere così fondamentale per la storia stessa..Come hanno fatto a rovinarlo?Rendendolo patetico ?O mostrandolo folle e pervertito dall’inizio alla fine?.
            Ah,dimenticavo :hanno anche fatto il remake di Killer Elite,sai?Povero Sam

            Avevo letto anche della possibilità di un remake di wild bunch..Spero di aver capito male

  8. Ci credi che , ormai ,tutto quello che hai scritto me lo aspettavo ?

    1. E certo che ci credo. Ormai anche scrivere questa rubrica sta diventando sempre pi difficile…sembrano fatti con lo stampino

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Io ho enormemente apprezzato il “Cane di Paglia” di Peckinpah, e devo dire che non ho un grande interesse nel vedere questo remake…temevo -no, ero sicuro- infatti che un tale soggetto, per essere in qualche modo “spendibile” al cinema oggi, dovesse per forza tradire l’ambiguità morale che giustamente hai richiamato nella tua dettagliata (come al solito 😉 ) rece, e che ne faceva il punto di forza…se mi si toglie l’anima dell’originale non ha senso pensare di recuperarne il pathos e le atmosfere semplicemente aumentando il tasso di violenza esibita che -al di là del fatto che i volti di Hoffman, della George e di un David Warner non si rimpiazzano così facilmente- alla fine non lascia nulla allo spettatore anestetizzato o, nel migliore dei casi, rassicurato nel ritrovare alfine il “solito” buono che fa il culo al cattivo di turno (semplificazione che avrebbe fatto girare i coglioni a manetta al buon Sam). Intendiamoci, nulla di personale contro James “Ciclope” e la Bosworth, solo faccio fatica a vederli nei rispettivi ruoli ed è un problema che avrei avuto anche se le scelte di casting fossero state differenti, dato che è proprio l’operazione di rifacimento in sè a sembrarmi del tutto trascurabile…

    1. Infatti, qualunque scelta di qualunque divetto del giorno sarebbe stata sciagurata. Forse, e dico forse, con degli attori quasi sconosciuti e non immediatamente identificabili, poteva anche essere diverso. E’ che rifare Cane di Paglia è una brutta idea in partenza 😉

  10. Helldorado · · Rispondi

    “E che m’ha chiami violenza questa? E che è violenza!?”””” citazione Verdoniana a parte ‘sto film oltre a tutto quello che è sapientemente descritto nel tuo post soffre di un’enorme difetto: Ciclope.
    Sarebbe stato più credibile Aldo Maccione…

    1. Aldo Maccione! ecco! MI chiedo perché non ci abbiano pensato, davvero 😀

  11. Non so più che dire, oramai la spudoratezza dei remake non ha limiti…pure Peckinpah????!!!Eccheccavolo….salto, salto di sicuro!

    1. Hanno le mutande in faccia

  12. per quanto mi riguarda per partito preso mi rifiuto di vedere il remake di Cane di Paglia.
    ci sto a rifare gli horror, a patto che siano fatti come si deve e che ci sia un vero rinnovamento, ma su Cane di Paglia proprio non ci sto.
    se penso poi che stanno facendo anche il remake di Cani Arrabbiati mi vengono i brividi.

    1. NOOOOOOOOOOOOOOO!
      Semafiro Rosso?Il capolavoro di Mario Bava,rifatto…Ma come ?Ma che so’ ammmmereggggani o è una roba italica?
      Come si fa?Poi quel film si basa sullo straordinario colpo di scena finale,che viene chiaramente rovinato se lo rifai
      Cazzo ma ci vogliono male:invidia?cattiveria?Idiozia?Mah…

    2. Che cosaaaaa??? Il remake di Cani Arrabbiati?
      Non ce la faccio, il mio cuore non regge. Chiudo il blog per lutto.

      1. Ebbene si, e le cose brutte ancora ve le debbo dire.
        Vi siete seduti?
        Allora, a mettere in piedi questo scempio è nientepopodimeno che Stefano Calvagna (nelle vesti sia di regista che di attore) e… udite udite… nel cast figurano Alvaro Vitali e un tale che ha fatto grandi esperienze al Grande Fratello.
        A me vien solo che da piangere!

        1. Siccome non conosco questo regista,così ho cercato su Wikipedia e alla fine ho trovato questa notizia-sarà vera?

          Il regista viene gambizzato da due ignoti in motocicletta davanti al teatro Anfitrione di Roma la sera del 17 febbraio 2009. Qualche mese dopo verrà fatta luce sulla falsa gambizzazione: Calvagna avrebbe infatti assoldato un appuntato della Guardia di Finanza per farsi ferire di striscio

          Mah…vero che scrivono di tutto e di più su wiki,ma in ogni caso è un fatto assai discutibile
          Nondimeno:perchèèèèè perchèèèèèè il remake?????

          1. la notizia è vera. il buon calvagna con quella gambizzazione voleva incastrare un produttore cinematografico che, se non ricordo male, l’aveva denunciato (e ha avuto anche ragione) per una truffa… insomma una cosa del genere. la storia è però finita con calvagna arrestato.
            ora non contento ha deciso di farsi odiare anche di più dai fan di Cani Arrabbiati 😀

          2. maddò maddò ,incomentabile!
            Bè,però il mucchio selvaggio non è stato remakeizzato,nemmeno profondo rosso,la casa dalle finestre che ridono,dai non proprio tutto è perso.
            In ogni caso:povero Bava

          3. su profondo rosso se ne parlava tempo fa!
            molto probabile però che facciano suspiria

  13. mandarino · · Rispondi

    Aggiungo solo che le recensioni di Lucia sono una pacchia anche per chi, come me, ha la cultura cinematografica di Topo Gigio.

    1. Di’ la verità che è stata la labirintite devastante a conquistarti 😀

  14. Vabbé ma già sto sfigatello mi aveva ammorbata nei panni di Ciclope che è uno dei personaggi che più detesto negli X-Men…. figuriamoci nei panni di un personaggione con le palle come questo… biiih ma perché non lasciano in pace i capisaldi?????

    1. Perch non hanno pi un’ idea che sia una…annegano e annaspano e allora rubano a chi era pi intelligente di loro. 😀

  15. Paolo1984 · · Rispondi

    comunque l fatto di mostrare donne “scosciate” di per sè non è misoginia (scusa se mi permetto ma a volte chi ci vede della misoginia è perchè pensa che ci sia qualcosa di “sbagliato” o per forza “zoccolesco” nel vestirsi in un certo modo)..esistono donne e ragazze che indossano vestiti di un certo tipo, è legittimo raccontarle al cinema. L’importante è avere un personaggio caratterizzato e plausibile

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