1970: The Wizard of Gore

Regia – Herschell Gordon Lewis

“All you lives… your pasts… your rules of what can or cannot be may all be part of one long dream from which you are about to awaken and discover the world as it really is!”

Forse, l’ aspetto più interessante del cinema dell’ orrore, è che si può passare dal sublime all’ infimo nello spazio di un battito di ciglia, senza quasi rendersene conto. E trovare qualcosa di buono anche nell’ infimo, perché alla fine, la storia dell’ horror è fatta soprattutto di questo, film dozzinali realizzati con il solo scopo di incassare il più possibile, materiale exploitativo che non si vergognava di essere tale e campava sull’ elevato tasso di voyeurismo presente nel pubblico. Spesso però si tende a dimenticare che senza certi prodotti, e senza certi personaggi che li ideavano e creavano, molti altri lavori interessanti, molte opere degne di attenzione e giudicate universalmente valide, non sarebbero mai esistiti. La rappresentazione della violenza, estrema, caricata, portata fino all’ esasperazione grafica, ha un suo papà, e quando assistiamo a uno squartamento in Hatchet, o a un cranio trapanato in Laid To Rest, e perché no, a una delle complicate e improbabili torture di un capitolo a caso della saga di Saw, il nostro pensiero dovrebbe rivolgersi sempre a un solo uomo: Herschell Gordon Lewis. Perché quelle cose le ha inventate, tutte quante, lui.

Era il 1963 quando Lewis, stanco di produrre e dirigere film sexploitation, che avevano saturato il mercato e non erano più redditizi, decise di lanciarsi nel terreno ancora poco affollato dell’ horror a bassissimo costo. Per battere la concorrenza, però, bisognava dare al pubblico qualcosa che nessuno gli aveva mai dato prima: il sangue, in quantità industriale, tutto in campo. Mostrare la violenza invece di suggerirla, e farlo a colori. Anzi, “in devastating color”. Con Blood Feast nasceva il gore, che ancora oggi prospera e riempie le tasche dei produttori. Nonché i nostri occhietti di adorabili visioni. Che dio benedica Herschell Gordon Lewis.

Il film che prendiamo in esame oggi appartiene a un periodo relativamente tardo della carriera di Lewis: il suo splatter ingenuo e caricaturale stava per essere spazzato via dal new horror. Nel 1968 George Romero aveva cambiato per sempre il volto della morte al cinema con La Notte dei Morti Viventi. The Wizard of Gore nasce quindi, in un certo senso, già vecchio, già superato, ancora figlio del decennio precedente. Eppure, resta un film che ha fatto proseliti, ed è persino stato oggetto di un remake (neanche malaccio, a dirla tutta) nel 2007. Piccola avvertenza per i più occhialuti: The Wizard of Gore, come quasi tutte le pellicole di Lews, è un film girato male, recitato peggio, con una sceneggiatura che è poco più di un pretesto per mostrare quanta più carne possibile. L’ onestà di Lewis nel dirigere questi sottoprodotti di basso livello è sempre stata adamantina. Lui non faceva cinema per qualche stramba motivazione artistica, lo faceva per i soldi e quando si è accorto che stava cominciando a guadagnare di meno, ha smesso di farlo e si è dedicato ad altro. Ciò non toglie che abbia un suo meritatissimo posto nella storia del genere e che anche una robetta priva di pretese come The Wizard of Gore sia stata in grado di allungare la propria ombra sugli anni e sull’ horror a venire. E non solo: The Wizard of Gore è uno dei prodotti più metacinematografici di sempre, ché a quel volpone di Lewis tutto si può imputare, tranne che non conoscesse alla perfezione i meccanismi dell’ industria in cui lavorava.

The Wizard of Gore parla di un mago, Montag the Magnificent, che esegue numeri estremamente violenti durante il suo spettacolo: chiama delle volontarie tra il pubblico e le sottopone a orrendi supplizi, per poi lasciarle andare via incolumi, come se nulla fosse accaduto. Il problema è che, poco dopo essere uscite dal teatro, le donne utilizzate sul palco muoiono davvero, e con le stesse modalità dei trucchi di Montag. Ciò che accade tra uno show e l’ altro (le indagini di un giornalista e della sua fidanzata, i tentativi della polizia di capire cosa sta accadendo), è puro riempitivo per arrivare a un minutaggio utile a una proiezione in sala. Ciò che interessa è la messa in scena di alcuni tra i più atroci e efferati omicidi mai visti prima su uno schermo. Montag taglia in due una donna con una sega elettrica, infila a forza di martellate un lungo paletto di metallo nell’ orecchio di un’ altra, trapassa il torace di un’ altra ancora con una pressa industriale e fa ingoiare una spada a due volontarie durante il suo ultimo spettacolo. Il tutto mostrato da Lewis senza risparmiare assolutamente nulla agli occhi dello spettatore, con gran dispendio di sangue finto e interiora di animali. Il che, credetemi, nel 1970 non si vedeva spesso. Non ancora.

The Wizard of Gore ha lo schema tipico del moderno torture porn, senza però la sua seriosità o la pretesa di voler dire qualcosa di importante (mai chiarita) a livello sociologico, e senza neanche la morale bigotta di fondo messa lì a giustificare l’ esposizione della violenza nuda e cruda. Lewis non aveva la necessità di giustificare il gore presente nei suoi film. Era gratuito perché era lo scopo stesso dei film. Era autosufficiente. Serviva per portare la gente al cinema, perché, come dice lo stesso Montag prima di ogni suo spettacolo, al pubblico piace assistere a scene di macelleria umana. Il pubblico è un guardone, il pubblico è formato sostanzialmente da una massa di voyeur, la cui sete di sangue va soddisfatta. E sulla cui sete di sangue è lecito lucrare.

Bello. Chiaro. Semplice. Senza pretese.

In questo senso, The Wizard of Gore può essere inserito nel grande filone del metacinema. E che cos’è il cinema stesso, se non una forma, appena più raffinata e costosa, di illusionismo? Montag, nelle lunghe disquisizioni che introducono i suoi numeri più estremi, non fa altro che annunciarci quello per cui abbiamo pagato il biglietto. I trucchi che esegue prima del pezzo forte, che consiste sempre nella morte violenta di una donna, sono noiosi, sono riempitivi per arrivare al dunque. Ma devono esserci, ché lo show ha una sua durata, l’ industria ha le sue esigenze e un film, per quanto inutile e pretestuoso, deve avere uno scheletro di trama.

La cosa più importante è non prenderlo troppo sul serio, non ammantarlo di significati che non ci sono. In fondo, siamo tutti qui per vedere budella e frattaglie in devastating color.

32 commenti

  1. Di quell’epoca ricordo pochi film e ovviamente questo non lo conoscevo nemmeno di striscio.
    Mi è piaciuto leggere la tua recensione, una perfetta disamina della nascita di un genere, il tuo dire “importante è non prenderlo troppo sul serio”. Credo che se ad oggi molti usassero lo stesso principio, forse vedremmo meno schifezze al cinema.
    Magari più piatte, ma decisamente più vere!
    Brava, continua così 😀

    1. E’ che il film è inedito in Italia e recuperarlo è stato complicatissimo 😀
      Infatti, credo che in questo genere conto soprattutto l’ onestà di essere un mestierante. A pochi capita di volare davvero alto. Gli altri dovrebbero lasciar perdere le velleità se poi non sono sostenute dalla sostanza

      1. Per chi fosse incuriosito, io l’ho trovato qui:

  2. Gordon è un grande innovatore,altro che .a mio avviso è avanguardia sperimentale pura.Prima di allora il corpo umano era asettico,poco mostrato e sempre intatto.Poi lui prima di Baker ci ha rammentato che siamo libri di sangue.Oltretutto mentre oggi è facile fare film iperviolenti,che tanto il pubblico si è zombizzato e per inerzia assiste a certe cose,farlo negli anni 60 era rivoluzione e radicalismo militante.Dici l’ha fatto per i danè,chiaro.Però non è il regista che decide cosa sia o non sia il suo cinema,perchè gli elementi non solo di pecunia si trovano in quasi tutte le opere.Inventare il gore è sicuramente operazione economica,ma nella storia del cinema ha una grossa valenza storica e culturale.
    Poi io non ho avuto il coraggio di vedere fino alla fine Il Cibo degli Dei,sempre di un altro Gordon,perchè terrorizzato dai toponi giganti,figurati se mi vedo un suo film.
    Prof Lucia,mi spiega che differenza vi sia tra gore e splatter?Che non la comprendo mica tanto.

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

  3. ah,dimenticavo:comunque sotto certi aspetti concordo totalmente con te sulla sincerità di fare filmetti senza pretese .Non sopporto quelli che intellettualizzano ogni cosa del cinema di genere,parlano di poetica nel cinema di Polselli e altre cose.Ti sembrerà una mancanza di coerenza e lo è ,da parte mia.

    1. Perché, a mio parere sono sinonimi, a parte qualche differenza sottilissima, puramente accademica. C’è chi dice che il gore sia più relativo alle mutazioni della carne, mentre lo splatter è più semplicemente sollazzante spruzzo di sangue ed esposizione di budella al vento. Ma sono, appunto, questioni di lana caprina. Io tendo a usarli per descrivere lo stesso sottogenere. Ma io sono una persona che semplifica e che, in larga misura, se ne fotte delle catalogazioni, quindi le mie opinioni lasciano il tempo che trovano.
      Il discorso che fai tu è del tutto condivisibile: l’ avvento del sangue in campo nel cinema horror ha una valenza storica importante, però acquisita in maniera del tutto inconsapevole. La gente voleva la violenza, e la violenza era servita. Tutte le pippe mentali sono arrivate in un secondo momento.

      1. effettivamente le grandi innovazioni spesso passano per motivazioni spicciole,non penso che i neri nei bordelli quando suonavano il jazz mica pensavano di rivoluzionare la musica.
        La lana caprina con il freddo che fa qui da me,è assai rivalutabile!^_^

  4. Il grande Lewis. E’ da tempo che sogno una NOTTE HORROR solo coi film di Lewis, ma mi sa che al buon Ghezzi non glielo permetteranno mai.Tra parentesi tutti i cineasti della expitation da Friedman a Meyer avevano una loro etica , nonchè sincerità che oggi è difficile ritrovare

    1. Verissimo. L’ exploitation era quella che era, senza orpelli o giustificazioni. Non c’entra niente con il novello fenomeno di rifarla pari pari non si sa perch. Apparteneva alla sua epoca e aveva un senso allora. Correggimi se sbaglio, ma l’ unico film di Lewis uscito effettivamente in Italia stato 2000 maniacs, giusto?

      1. Da quello che so io 2000 Maniacs dovrebbe essere uscito in DVD in versione sottotitolata, mentre Blood Feast dovrebbe essere stato trasmesso qualche volta da piccole reti private e poi nel 2005\2006 doppiato in italiano per DVD di non facile reperibilità. Ma potrei sbagliare.
        Piuttosto di 2001 maniacs il film con Robert Englund cosa ne pensi ?

        1. Dicevo prima a Lord che è uno dei pochi remake che non ho visto. Dalle immagini in rete e dal trailer mi sembra sufficientemente baracconesco per divertire senza pretese. Forse non è neanche un brutto remake. In questi giorni provo a dargli un’ occhiata.
          E grazie per le informazioni: avere il dvd di 2000 maniacs sarà la mia missione nella vita 😀

  5. Ah , il vecchio Gordon Lewis… Ci credi che ogni volta che rivedo “The gore gore girls” rido sempre come un pazzo ?

    1. Io ci ho chiamato il mio tumblr in onore del vecchio volpone, figurati! Mito.

  6. LordDunsany · · Rispondi

    Grazie Lucia per questo nuovo post, adoro quest’uomo! 😀 Ne ho visti diversi suoi, ivi compreso questo e ti dirò: ho rivisto (per la 4^ volta per recensirlo dove sai tu) recentemente “Blood Feast” e pur con tutti gli ammazzamenti e sventramenti che mi sono visto negli ultimi 20 anni ancora m’ha fatto effetto e ciò per me è un merito enorme! 😀 Quel suo stile grezzo è funzionalissimo!! 🙂
    Lucia, un Cugini nti “2000 “Maniacs!” VS “2001 maniacs” come ti parrebbe?

    1. Sai che il remake non l’ ho mai visto? E’ tanto pessimo? E’ deficiente, oppure si può guardare?
      E non si può tentare di approcciarsi alla storia dell’ horror, senza parlare, almeno una volta di Lewis. Sarebbe sacrilegio! 😀

  7. Non potevo perdermi la nuova puntata del tuo progetto. Anche questo non lo conoscevo, ma immagino che con questa tua rubrica imparerò valangate di titoli “nuovi” (almeno per me). 🙂

    In effetti riempire di significati qualcosa che non li ha è una cosa terribile, dal momento che ha portato a, come dici tu, inserire morali sociologiche solo per giustificare un pochino di sangue. Quando tanto tempo fa, nel 1970, si aveva il coraggio di mostrare tutto senza problemi. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Eh sì, Gianluca, si scava nel passato remoto e misconosciuto del genere 😀
      E Lewis ha avuto davvero un ruolo fondamentale nel costruire l’ horror così come lo conosciamo. Senza di lui, non sarebbe esistito nulla di quello che oggi chiamiamo splatter o gore.
      Peccato che qui da noi sia praticamente ignorato 😉
      Spero di suscitare sempre la tua curiosità!

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Lewis lo conosco bene di fama, ma filmicamente di lui ho un “bagaglio” scarsissimo… per dire, non sono nemmeno sicuro di averlo visto 2000 Maniacs, e per via dello stile usato dal caro vecchietto me ne dovrei ricordare bene invece, mentre riguardo a questo sono sicurissimo che ne conoscevo a malapena il titolo (grazie a qualche horror fansite USA). Ammetto che hai fatto una scelta capace di cogliermi di sorpresa…a riprova che il tuo progetto di recupero non mi annoierà di sicuro 😀
    P.S. Effettivamente gore e splatter sono termini interscambiabili, in quanto la presenza del primo non esclude affatto la seconda componente e viceversa…Hellraiser, ad esempio, l’ho visto spesso attribuire ad entrambe le categorie (ammesso che, alla fine, una reale differenza ci sia).

    1. Perché per trovare i suoi film è necessaria una dose quasi maniacale di sbattimento 😀
      Sì, sto cercando di prendere una strada un po’ desueta. Poi, certo, i film “famosi” non mancheranno, ma provo a spaziare e a non riproporre sempre le solite cose di cui hanno parlato altri (e meglio) prima di me.
      Gore e Splatter, come dicevo anche a Davide, son questioni di sottigliezze millimetriche. Sempre di sanguinaccio si parla, alla fine 😀

  9. Gran filmazzo. Grazie per avermi fatto ricordare che nel disco ce l’ho ancora lì pronto a una serata di revisione

    1. E filmazzo è proprio il termine più adatto!

  10. Grindhouse a mezzanotte, doppio spettacolo, bell’ambientino! Cosa si chiedeva più di sangue, frattaglie e donne torturate? 😀
    In un contesto del geenre, più che gli occhialuti comunque amanti dell’horror ci metterei gli occhialuti denigratori del genere, a porta sprangata!

    1. i will survive,che è il motto degli occhialuti,ci permette di uscire indenne da qualsiasi situazione,a gigi supermen ce fa ‘na pippa!^_^

      1. Ma sei nell’insieme? Non mi dire che avvicini Dante e Polselli! 😀 Comunque “occhialuti” non l’avevo mai usato (forse), questo blog è una miniera di terminologie!

        1. no,Dante è un grande maestro .Di Polselli mamma mia…Ho visto solo due film è mi è bastato.
          ciao!

          Ps,x lucia:di Meyer ho quasi tutto Up per me è leggendario.Anche se i miei preferiti sono Lorna e Supervixen

    2. E poi li s obbliga alla visione ripetuta di tutta la filmografia di Lewis, alternata a quella di Russ Meyer per farli riposare 😀

  11. Ammetto di non averlo visto, anche se lo conosco e l’avevo anche infilato in un DVD.
    Però mi ero guardata 2000 Maniacs (e anche il divertente remake 2001 maniacs) e, anche se obiettivamente ora come ora risulta un po’ datato, visto con lo spirito dell’epoca dev’essere stato uno shock mica da poco!!

    1. Bè, sì, fare quelle cose negli anni ’60 era davvero rivoluzionario. Del perché siano state fatte, non mi interessa granché. L’ importante è che qualcuno, in un modo o nell’ altro, ci sia arrivato

  12. Così come i simpson, che in realtà sono un riempitivo per permetterci di vedere gli sbudellamenti di grattachecca e fichetto .-.
    Da vedere, almeno per motivi culturali…non di certo per sangue e frattaglie..:D

    1. Ma anche per quelli, dai, che realizzati come lo erano all’ epoca fanno un sacco di colore 😀

  13. Non so se l’horror sia più bello se fine a se stesso o meno. Romero ci ha spaventato due volte con i suoi morti viventi, prima per la paura delle sue immagini, della vicenda in sé, e dopo quando più grandicelli ne abbiamo afferrato allegorie e metafora sociale…

    1. Sì, infatti io non ho detto che è più bello. Non ho dato giudizi di valore. Ho semplicemente detto che l’ horror, spesso, è stato soprattutto quello.

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