Ginger Snaps

Il bello di avere un blog, oltre a sfogare il proprio ego in millemila fantasiose modalità, è che a volte qualche commentatore si fa venire le idee al posto tuo, così tu puoi continuare a sfogare il tuo ego, e neanche ti devi sforzare troppo. Pochi giorni fa, nel post  sul ciofecone The Howling Reborn, si discuteva di licantropi adolescenti. Al che, il mio amico Eddy ha tirato fuori Ginger Snaps, la trilogia sulle paturnie legate alla crescita e i lupi mannari ideata dal canadese John Fawcett.

I metodi della distribuzione italiota nel diffondere certi prodotti sono da sempre oggetto di indagini paranormali approfonditissime, e ancora scatenano domande che non trovano  altre risposte se non dogmatici misteri della fede: qui da noi è uscito (con enorme ritardo e solo in dvd per la carità di Dio, che in sala pareva brutto), prima il terzo capitolo col titolo Licantropia, poi il primo, chiamato Licatropia Evolution-Ritorno al Presente, in cui evidentemente credevano fosse una specie di spin off della saga di Underworld e lo hanno trasformato in mangime per gonzi, e alla fine il secondo, Licantropia Apocalypse, non si sa perché né percome.  Ovviamente, il titolo Licantropia è qualcosa di talmente idiota che non vale neanche la pena di stare lì a commentarlo, soprattutto se messo a confronto con l’ elegante titolo originale, Ginger Snaps. Bello, diretto, efficace. Ma i distributori erano preoccupati per noi che potevamo non capire si trattasse di lupi mannari e ci hanno agevolato la comprensione. Grazie, ragazzi, siete impagabili.

Onde evitare equivoci, chiameremo nel corso del post tutti e tre i film col loro titolo canadese, e li tratteremo in ordine cronologico, così come sono usciti in patria e nei paesi civili. Il primo, Ginger Snaps, risale al 2000 e racconta di due sorelle, Ginger e Brigitte, molto legate tra loro e accomunate dall’ emarginazione e da un atteggiamento di fascino morboso nei confronti della morte. Una sera Ginger viene morsa da quello che sembra un grosso cane. Solo che, tornata a casa, le sue ferite si rimarginano subito e, pochi giorni dopo, sulle cicatrici comincia a spuntare un’ inquietante peluria bianca. E’ l’ inizio di una trasformazione irreversibile in lupo e della disperata ricerca di una cura da parte della sorella minore.

Quello che distingue Ginger Snaps da centinaia di teen horror fatti con lo stampino e prodotti in serie, sono i toni plumbei e molto poco festosi con cui è descritta l’ adolescenza, una vera e propria fogna a cielo aperto, da cui uscire indenni è un miracolo. Nei minuti iniziali del film assistiamo alla messa in scena, da parte delle due sorelline, di una serie impressionante di finti suicidi, che accompagnano i bellissimi titoli di testa e subito entriamo in una spirale di profonda angoscia esistenziale, smorzata appena da sferzate improvvise di humor che più nero non si può. Non c’è nulla di poetico, o romantico nel processo di crescita: è una cosa sporca e puzzolente che spezza le ossa e provoca dolore. Ma sbaglieremmo se adottassimo una prospettiva emo nel approcciarci a Ginger Snaps, che è quanto di più lontano dalle pose finto depressive di certo cinema adolescenziale degli ultimi anni. Prima di tutto perché il film è quasi interamente incentrato sulla carnalità dello sviluppo e, pagando un debito molto pesante nei confronti di Carrie (punto di riferimento per chiunque voglia raccontare orrori adolescenziali), fa coincidere il morso del licantropo con le prime mestruazioni di Ginger. Il mostro è attirato dall’ odore di sangue che emana la ragazza e la attacca, contagiandola. A quel punto la trasformazione di Ginger coincide con la sua crescita fisica, con la scoperta del sesso, con l’ ansia di integrarsi in un contesto sociale molto gerarchizzato com’è quello delle superiori, e col distacco dalla sorella minore, che, oltre a non essere stata morsa, non ha ancora ricevuto la “maledizione” delle mestruazioni, come le chiama la stessa Ginger poco prima di essere aggredita. In secondo luogo, in Ginger Snaps quella che si respira è angst reale, non artefatta, e che contagia tutti i personaggi, anche la ragazza più popolare della scuola, o i maschi, attratti e terrorizzati al tempo stesso da Ginger e dal mondo femminile in generale. Fawcett si accosta alla materia con pudore e delicatezza, ma senza nascondere, e anzi accentuando i lati sgradevoli. Il ragazzo con cui fa sesso Ginger è bruttino, goffo e impacciato; la scuola che le due sorelle frequentano, uno squallido casermone distante anni luce dai lussuosi licei che siamo abituati a vedere negli horror americani; i genitori, nel loro ruolo disgraziato, nel loro procedere a tentoni con questi alieni che si trovano per figli, sono dipinti con estrema umanità ed empatia. Ed è proprio questo realismo di fondo che crea un interessante cortocircuito con l’ irruzione improvvisa dell’ elemento soprannaturale che, come quasi sempre dovrebbe essere, risulta alla fine un semplice detonatore di una situazione già compromessa di suo.

La scelta del cast, in un film del genere, è sempre molto significativa: Katharine Isabelle ed Emily Perkins, chiariscono immediatamente che Fawcett non vuole in nessun modo rifarsi al modello americano e si caricano sulle spalle l’ intero film. Anzi, si può anche dire che sono loro il film, la perfetta alchimia che si crea tra le due sullo schermo rende credibile un rapporto di sorellanza simbiotica e dipendenza reciproca. La sensualità acerba e tuttavia esplosiva di Katharine Isabelle ci restituisce una Ginger capace di sedurre e inquietare allo stesso tempo. Non è un personaggio semplice, con tutto il suo odio represso, il suo egoismo, la sua ricerca di rivalsa sociale. Elementi che diventano sempre più forti mentre la metamorfosi procede, e di cui la ragazza perde del tutto il controllo. Emily Perkins, invece (oltre a essere bruttina per davvero, e non la solita strafiga a cui mettono un paio di occhiali) con la sua Brigitte, costruisce uno dei più teneri e struggenti ritratti di adolescente infelice. Impossibile non innamorarsi di lei, anche sepolta sotto metri e metri di maglioni ingolfanti.

Per il seguito di Ginger Snaps bisogna attendere il 2004. Fawcett si limita al ruolo di produttore esecutivo, e la regia passa a Brett Sullivan, montatore del primo film. In Ginger Snaps: Unleashed, ritroviamo Brigitte, rimasta sola e contagiata da Ginger e obbligata, per contenere l’ infezione, a iniettarsi quotidianamente essenza di aconito nelle vene, che rallenta il processo di trasformazione. Creduta tossicodipendente, viene rinchiusa in un centro per disintossicazione e privata quindi dell’ unica cosa che le impedisce di diventare un licantropo. Come se non bastasse, un altro lupo mannaro è sulle sue tracce, con lo scopo di accoppiarsi con lei.

Il secondo capitolo, pur con delle ottime intuizioni ed essendo ancor più cupo e privo di speranza dell’ originale, si sfilaccia in sede di sceneggiatura con qualche voragine logica di troppo e con uno sviluppo della trama piuttosto traballante. Lo salvano un finale talmente beffardo, spietato e sardonico da far impallidire decine e decine di colpi di coda destinati in teoria a farvi strabuzzare gli occhi, e un nuovo personaggio, la bambina terribile Ghost, di cui non dico nulla per non rovinarvi le sorprese che vi attendono quando deciderete di dare un’occhiata a questo sequel.

 La regia di Sullivan è più frenetica e meno controllata rispetto a quella di Fawcett. A fronte di scene molto ben dirette (la lunga fuga nei sotterranei dell’ ospedale), ce ne sono altre in cui la gestione dei tempi non è sempre impeccabile. Ogni volta che il licantropo attacca, il montaggio iperveloce ci fa perdere di vista l’ azione, col risultato di non avere una perfetta comprensione di quanto accade sullo schermo. Ma sono comunque difetti di poco conto, soprattutto se si considera che Sullivan all’ epoca era un esordiente.

Quello che stupisce, in maniera positiva, in questo seguito, è la forza con cui Sullivan compone il suo teatrino di personaggi odiosi, sgradevoli e meschini senza edulcorare nulla e anzi, distruggendo senza pietà tutta una serie di luoghi comuni su solidarietà femminile, infermieri caritatevoli e infanzia candida e innocente. Non deve ingannare l’ ambientazione in stile Ragazze Interrotte, perché ci troviamo su un altro pianeta. Brigitte, nell’ ospedale, non troverà aiuto da parte di nessuno (se non di Ghost, ma questa è un’ altra storia), e anzi, riceverà ulteriori calci in faccia fino allo sberleffo finale, di una crudeltà quasi insostenibile, ma sorretto comunque da un ottimo (e gelido) senso dell’ ironia.

Lo stesso ricordo di Ginger, che appare spesso a Brigitte come cattiva coscienza, non è positivo né sdolcinato. Al contrario, la defunta sorella maggiore prende in giro Brigitte, le consiglia di smettere di lottare e le ricorda che l’ aconito non è che un palliativo e che il suo unico destino è quello di diventare una belva assetata di sangue.

I minuti conclusivi di Ginger Snaps: Unleashed sembrano precludere qualsiasi ulteriore sviluppo delle vicende delle due sorelline affette da licantropia. E invece, a brevissima distanza dall’ uscita del secondo capitolo, ne arriva un terzo, Ginger Snaps Back: The Beginning, più che un prequel, un remake del primo ma che si svolge nell’ 800. Cambia nuovamente il regista. Questa volta, a dirigere le operazioni viene chiamato Grant Harvey, di derivazione televisiva. E purtroppo si vede.

Ritroviamo Ginger e Brigitte, viandanti nell’ estremo Nord del Canada e accolte in un fortino che sta aspettando un gruppo di uomini partiti alla ricerca di provviste mesi orsono e mai tornati indietro. L’ avamposto resiste all’ aggressione di un gruppo di enormi lupi, che forse sono proprio i membri della spedizione scomparsa.

Una vicenda come quella di Ginger Snaps, così profondamente ancorata al processo di crescita, e inserita comunque in un contesto contemporaneo, perde moltissimo se collocata in un’ altra epoca. La sua forza metaforica va a farsi benedire e rimane ben poco anche dei personaggi di Ginger e Brigitte che non possono, e non devono, avere le caratteristiche dei loro omologhi versione 2000. Il tutto risulta annacquato e privo di interesse, se non fosse per qualche elemento sparso: il mito del wendigo, le sanguisughe come unico mezzo per scoprire l’ infezione nel sangue di qualcuno, il bambino che, come Ginger, si sta trasformando e che il padre tiene nascosto agli altri della guarnigione, l’ ottima sequenza delle visioni indotte a Brigitte da una vecchia veggente indiana, la figura gretta e bigotta del prete e, soprattutto, l’ ingresso di Ginger nel fortino, a metamorfosi quasi ultimata e circondata da tutti i licantropi della foresta, una scena carica di suggestione, col volto di Brigitte sempre in ombra e nascosto da un cappuccio nero e le fiamme dei roghi che illuminano a intermittenza l’ azione. Insomma, niente di eccezionale, ma sempre meglio di un Cappuccetto Rosso Sangue a caso.

Tutti e tre i film hanno dalla loro dei buoni effetti speciali, in particolar modo il secondo, sia per quanto riguarda le trasformazioni che per quanto riguarda i licantropi veri e propri, meno ridicoli del solito. E’ interessante notare come il processo che ti porta a diventare un lupo sia definitivo e non comporti mai più un ritorno alla forma umana. Una volta che sei bestia, lo rimani per sempre. I lupi mannari di Ginger Snaps non si eliminano con l’ argento, ma con qualsiasi arma a disposizione, sono creature feroci, ma estremamente fragili e semplici da uccidere. Molto intelligente la scelta, in tutti e tre i film, di mostrare i cuccioloni pucciosi il meno possibile.

Insomma, una piccola trilogia poco conosciuta, ma da tenere in considerazione per come tratta un tema abusato e spesso sfruttato malissimo, da un punto di vista piuttosto affascinante, anche se non troppo originale. Se proprio dovessi dare a questo trittico di film una definizione, li chiamerei teen horror per adulti, per come si pongono ad anni luce di distanza dal loro colleghi americani vietati ai maggiori di dodici anni.

33 commenti

  1. Devo ammettere che questa trilogia non gode della mia simpatia. Sarà che sono un anti licantropo convinto e un fiero sostenitore dei vampiri (forse gli unici due casi che per me si salvano – si salvano parola piccola, visto che godono della mia più alta considerazione) sono il lupo mannaro americano a londra e il dog soldier (sempre sia lodato Marshall). Comunque confermo quello che scrivi, anche io ho notato la parabola discendente (nonostante abbia visto i film nell’ordine sbagliato) e la sgradevole bellezza del primo capitolo.

    1. Ma come? non ti piacciono i cuccioloni pucciosi? Ah, io sono un po’ il contrario, nel senso che i vampiri mi lasciano piuttosto freddina, mentre i licantropi mi fanno tanta tenerezza e simpatia. Ma non parteggio realmente per nessuno dei due mostrazzi. Dipende sempre da come me li racconti. I vampiri hanno ricevuto svariati stupri nel corso degli ultimi anni, i licantropi pure non se la passano benissimo, ma la loro ferocia li ha in qualche modo preservati. Poi lo sai qual’ il mio mostro preferito, quello che lovvo veramente

      1. Non è che non mi piacciono, è che devono stare al posto loro 😀 Ma a proposito del tuo mostro preferito, sono io che non lo trovo o non hai scritto uno speciale sulla trilogia originaria romeriana?

        1. Romero l’ho recensito quasi tutto per un altro blog che mi ospita una volta al mese 😉 http://robydickfilms.blogspot.com/search/label/%5BLucia%5D

          1. Uh, e allora leggo…

  2. come non si può tornare indietro?Cioè si trasformano in lupi e così rimangono per sempre,o non c’è guarigione e passano la vita a diventare prima uomini e poi bestie e via così
    interessanti,comunque.Li cercherò

    1. Si trasformano in lupi e restano tali, senza ping pong tra stato umano e stato lupesco che c’ in molti film. Se diventi lupo, l ti fermi 😀

      1. bella trovata!
        L’unica cosa è che faccio fatica a digerire i film sull’adolescenza,mi sa che non l’ho vissuta avevo già 35 anni a 14!Nel senso 😮 fanno robe tutte rosa e allegria,o cose cupissime.In realtà come la vita stessa è tutto una tragicommedia.
        In ogni caso guarderò questi tre film,molti ne han parlato bene

  3. Io invece adoro anche i lcantropi e Ginger Snaps mi piace parecchio per tutte le ragioni che elenchi.Non ultima un ritratto finalmente realistico dell’adolescenza:-)

    1. E questa trilogia non la conoscono in molti. Purtroppo l’ho vista che ero grandicella, ma se l’ avessi vista a 15 anni credo sarebbe diventata una specie di feticcio per me 🙂

  4. Mai visto, e mi sa che mi tenne lontano proprio il furbissimo titolo italiano? Avete sentito, voi spioni che passate di qua, e che lavorate per le industrie cinema-farmaceutiche? Avete toppato.
    Dunque, volevo solo una conferma, anche qui c’è però la scena dove la più figa della scuola passa nel corrodoio degli armadietti adorante? 😀

    1. In realtà, la scena (come da foto) ritrae la protagonista che, licantropizzata ritorna a scuola e improvvisamente sparge una carica erotica della madonna lungo tutto il corridoio, con raccolta di bava da parte dei maschietti.
      Sì, situazione simile, ma effetto molto diverso.
      Guarda almeno il primo 😀
      Licantropia Apocalypse, ma come si fa a non amarli, comeee!!

  5. Visti sia il primo che il terzo. Unico mancante il secondo…
    Magari lo recipero per il blog !
    (Pensa che il primmo l’avevo beccato nel suo unico passaggio televisivo a tarda notte !)

    1. Un film del 2000, passato per la prima volta in tv da noi nel 2007… Da andarli a cercare a casa 😀

  6. In Italia ocme hai detto tu la trilogia è stata trattata malissimo, ma GINGER SNAPS è uno dei miei cult personali di sempre.
    Hai ragione su una cosa in particolare: se visto a 15 ani fa un altro effetto, io ho fatto vedere il terzo capitolo ad una mia nipote di quell’età, fanaticissima di Edward e Bella.
    E sai una cosa?
    Da allora per lei Twilight non esiste più.
    E che dire sulla Isabelle?
    Bellezza selvaggia, adattissima per questo ruolo, peccato che si sia un po persa per la strada ultimamente. Però in quanto figlia di produttori canadesi spero che prima o poi, di rivederla.
    Ciao.

    1. Visto a quindici anni davvero potrebbe avere il potere di spazzare via i vampiri sbriluccicosi e compagnia brutta in un battito di ciglia.
      Io ho da sempre una passione morbosa per la Perkins, con tutto che è bruttarella forte, ha un fascino e un’ intensità magnifici. Però è proprio la coppia che rende, le due insieme sono perfette 😉

  7. Wow. sempre un passo avanti. Sei fantastica e grazie per la segnalazione!
    Grandissima prova cinematografica per una trilogia che lascia il segno.
    Ce ne fossero! Anzi, ce ne sono… visto che anche tu adesso fai parte della famiglia degli amanti di Ginger, prova a dare un occhio a questo e poi fammi sapere 😉

    http://themovie-club.blogspot.com/2011/05/outcast-2010.html

    1. Grazie Eddy e figurati, è sempre un piacere!
      Avevo letto la tua recensione di Outcast e il film è in coda di visione da qualche tempo, solo che mi ero completamente scordata di avercelo…ho il cervello in pappa da tempo!
      Ora che me l’ hai ricordato lo guardo molto volentieri

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Purtroppo questa è una trilogia che conosco solo per sentito dire, e francamente mi dispiace visto che dalla tua recensione è evidente come vengano abilmente scansati tutti i triti luoghi comuni e gli stereotipi del genere…esattamente quelli che hanno portato al successo Stronzlight 😦 (non riesco nemmeno a concepire che si possa far conoscere la figura del licantropo -e anche del vampiro, dai- con simili baracconate, sarà che 15 anni li ho compiuti quando Van Helsing affilava i paletti)…beh, vuol dire che dovrò andare a caccia di queste “lupe” 😉

    1. Perché è una trilogia che qui da noi è stata parecchio maltrattata da una distribuzione davvero indegna. C’è da aggiungere che il doppiaggio non aiuta affatto le interpretazioni delle due protagoniste, in realtà molto brave.
      E’ comunque un ottimo antidoto a tuailait e a tutte le cosacce brutte che ammorbano il mondo dell’ horror odierno. Anzi, potrebbe essere il naturale contraltare.
      Tu prova a recuperare il primo e vedrai che ti verrà curiosità di proseguire con gli altri due. Parola di lupacchiotta 😀

      1. Finalmente sono riuscito a vedere il primo, davvero lontano anni luce -per fortuna- dalla banalizzazione del filone licantropico contemporaneo per motivi biecamente commerciali tipo Merdlight…ben inserita l’evoluzione del rapporto fra le due sorelline (la Perkins e la Isabelle sono entrambe molto credibili nel rendere la sofferta crescita dei loro personaggi) all’interno di un contesto urbano e umano una volta tanto realistico nel suo squallore e nei suoi contrasti interni, tale da non dare scampo nemmeno una volta mutate in licantropi visto che il soprannaturale si limita alla trasformazione senza conferire alcun “nobile” o epico alone di invincibilità…essere solo più forti, “allupate” e feroci non permette di sfuggire all’emarginazione imposta dalla middle-class alle non integrate e nemmeno una madre alla fine risoluta (brava Mimi Rogers) o un giovane spacciatore a modo suo quasi “eroico” possono fare nulla…ovviamente adesso il qui presente lupo domestico è curioso di vedere come prosegue il tutto, ma questo si sapeva già, no? 😀

        1. Sì, Mimi Rogers è bravissima nel ruolo della mamma che non capisce nulla, ma comunque, poveretta, ci prova, almeno!
          Ginger Snaps è un bellissimo esperimento di teen horror con tematiche un po’ più adulte. E che non tratta il pubblico adolescenziale di riferimento come una massa di cerebrolesi.

  9. Se non ci fossi tu a farmi scoprire tutti questi piccoli gioielli, credo che la mia cultura horror-cinematografica sarebbe molto più scarsa.

    1. Poi magari lo guardi, non ti piace, e torni qui a maledirmi 😀

  10. Non amo molto i film sui licantropi, sono ferma (ed ancora terrorizzata) ad “un lupo mannaro americano a londra”. Preferisco i vampiri, quelli seri però. Sono soltanto passata per un salutino veloce, per esprimere la mia ammirazione per la tua conoscenza del cinema horror e soprattutto per comunicarti che l’altra sera ho visto “Pirana” di Aja….come si può commentare una roba del genere???Tremendo…

    1. La diatriba tra filolicantropi e filovampiri si fa sempre più accesa 😀
      Ecco. E’ incommentabile, vero? imbarazzante.
      Grazie del saluto e della condivisione dolorosa de lammerda 😀

  11. hai presente quando ti capita la fortuna di scrivere un post davvero fatto bene,con dei pensieri profondi,e insomma ti stupisci di saper scrivere qualcosa di buono,e zacchete passa uno e te lo cancella?Ahhhhhhh,che dramma per un occhialuto come me..Era una bella riflessione su critica,pubblico,cinema. e vabbè mo è svanita.
    Dico questo perchè sono un operaio della parola,cioè mi capita di scrivere una cosa davvero interessante ogni 500 post.Vabbè vi siete salvati però anche da un pippone un po’ snob e allo stesso tempo popolano.
    Io invece non mi son salvato dalla visione di un lupo mannaro americano a parigi che film del cazzo!

    1. Perché wordpress di ha punito che hai visto un lupo mannaro americano a parigi, ecco.

      1. Li mortacci sua!Che orribile film e poveri lupacchiotti spelacchiati-io tifo per i licantropi e zombi contro i vampiri che son demoni capitalisti e borghesi,vedi ad esempio il bel film Hanno Cambiato Faccia di Farina-no,ma poi siccome a ‘ffa prediche me ci diverto pure,chè non te l’ho recuperato il pippone?
        ecchelo

        http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com/search/label/spettatori

        Però ho anche celebrato un grande capolavoro che ci terrei tantissimo lo vedessero sempre più persone cioè Quadrophenia,tratto da quel capolavoro di disco degli Who,altro che Nirvana de li mortacci -acci-acci loro.

        ecchèlo

        http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com/search/label/the%20who

        vabbè la pianto di farmi pubblicità,ok?

        Forza lupacchiotti,che poi vale anche come forza magggica roma!^_^

  12. Ho visot i primi due, sulla scia di una recensione positiva di Nonmiricordopiù.
    Per farlo, però, ho dovuto utilizzare “canali alternativi”. Poi li hanno passati in tivvù.

    Piaciuto tantissimo il primo (hai tradformato in parole le mie impressioni), mentre il secondo è davvero più debole, anche se superiore a tante altre schifezze che girano.
    Ho notato, però, che la Perkins nel secondo fa un lavoro davvero egregio, nel tratteggiare una Brigitte che si fa forza in tutti i modi, sentendo la mancanza terribile del sostegno della sorella.
    Alla fine sono del’idea che, nel complesso e seppur di poco, la sua prova sia superiore a quella della Isabelle.
    Inoltre, sarà la maturità, in… ehm… Apocalypse è anche meno bruttina 🙂

    1. Nonmiricordopiù è un ottimo recensore 😀
      Perfettamente d’accordo con te, sia sulla differenza qualitativa tra i primi due, che sulla maggiore bravura della Perkins (e anche sulla sua…ehm…maturità raggiunta), per cui ho una cotta sin dal primo Ginger Snaps, con tutto che è bruttina.
      Il secondo è più debole per problemi di scrittura, a mio parere, perché le tematiche affrontate e la cattiveria del tutto potrebbero addirittura renderlo superiore al primo. E poi c’è il personaggio di Ghost che è straordinario

  13. Ciao Lucia, seguo il tuo blog da diversi mesi e, oltre a farti i complimenti per la cura che ci metti, volevo ringraziarti per avermi invogliato a recuperare tanti film notevolissimi, su tutti quelli diretti dal grandissimo Ti West. Ti allego il link relativo a un mio tentativo di recensire Ginger Snaps: http://rosebud-cinediario.blogspot.it/2012/06/ginger-snaps.html
    Se ti andasse anche di leggere il resto del blog e lasciare qualche commento mi fai un piacere 🙂

    1. Ciao e benvenuto in sede commenti!
      Ti ringrazio davvero per i complimenti. Vado subito a leggere 😉

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