1960: Peeping Tom

Regia – Michael Powell

Do you know what the most frightening thing in the world is? It’s fear

Cominciamo il nostro viaggio annunciato nel post di ieri con un film inglese del 1960, Peeping Tom, uscito in Italia col titolo L’ Occhio che Uccide. La storia dietro a questo prodotto a basso costo, girato in fretta e furia in pochissime settimane e con un budget di appena 135.000 sterline, è interessante e controversa e dimostra come spesso siano proprio i film di cosiddetta serie B a influenzare maggiormente i grandi autori e a spianare la strada per tutta una serie di temi e problematiche, destinati a diventare punti fermi nella cinematografia (horror e non solo) a venire.

Powell era un importante regista britannico, attivo sin dagli anni ’30. Tra i suoi lavori possiamo ricordare Scarpette Rosse (1948) e Scala al Paradiso (1946). Peeping Tom ebbe l’ effetto di stroncargli di colpo la carriera. Giudicato un film pericoloso, di cattivo gusto, osceno e morboso, uscì in una versione molto tagliata, in bianco e nero, per poi essere recuperato solo negli anni ’70 e ridistribuito a colori grazie all’ intercessione di Martin Scorsese. Lo stesso Scorsese considera Peeping Tom come il film da vedere (insieme a 8  1/2 di Fellini) se si vuole capire realmente l’ arte di girare un film:  “I have always felt that Peeping Tom and  say everything that can be said about film-making, about the process of dealing with film, the objectivity and subjectivity of it and the confusion between the two.  captures the glamour and enjoyment of film-making, while Peeping Tom shows the aggression of it, how the camera violates… From studying them you can discover everything about people who make films, or at least people who express themselves through films”.

Ancora oggi, è impossibile reperire una versione totalmente uncut di Peeping Tom. Molte scene sono andate perdute per sempre. La versione da me visionata è quella da 101 minuti, che dovrebbe essere abbastanza vicina a quella concepita da Powell.

Ma cosa raccontava di così osceno e scandaloso Peeping Tom per aver avuto tanti problemi? La storia è quella di Mark, un giovane operatore cinematografico e fotografo, traumatizzato dal padre psichiatra in tenera età, che lo aveva usato come cavia per una serie di esperimenti sulle reazioni dei bambini alla paura. Crescendo, Mark svilupperà un’ ossessione scopofila, concretizzata nell’ atto di uccidere e di riprendere le proprie vittime con la sua inseparabile cinepresa. Contemporaneamente, grazie a uno specchio montato accanto all’ obiettivo, le stesse vittime vengono forzate a guardare la propria espressione terrorizzata mentre Mark le infilza con una lama montata sul treppiede. Tutto questo nel 1960, e anche con qualche mesetto di anticipo rispetto a Psycho, che è dello stesso anno.

Solo leggendo la trama, ci si rende conto di quanto Peeping Tom contenga al suo interno tutti quegli elementi che sarebbero poi diventati stereotipi del cinema sui serial killer degli anni successivi.

Assassino con trauma infantile: c’è.

Voyeurismo: c’è.

Sessualità frustrata e repressa che si sfoga attraverso la violenza: c’è.

Soggettiva del killer che pedina la sua vittima (ma da dietro l’ obiettivo di una macchina da presa): c’è

Fanciulla candida e dolce che per poco non lo redime: c’è.

Personalità disturbata  che da un lato brama per uccidere, dall’ altro vuole farsi catturare: c’è.

Un rapido excursus nel cinema dedicato agli assassini seriali ci permette di vedere quanto Peeping Tom abbia influenzato il genere in maniera indelebile, a partire da De Palma (in Doppia Personalità c’è quasi la citazione diretta), passando per il giallo all’ italiana che riprende moltissime soluzioni stilistiche adottate da Powell (l’ avvicinamento in soggettiva alla vittima terrorizzata è quasi un marchio di fabbrica), fino ad arrivare allo slasher degli anni ’80, con le donne come oggetto di un desiderio perennemente frustrato e quindi meritevoli di morte. Senza considerare tutta quella filmografia che si pone dal punto di vista dell’ assassino e ce ne racconta la miseria e la disperazione (Maniac, per esempio).

Ma non è solo nella caratterizzazione, divenuta in seguito cliché, del serial killer che Peeping Tom anticipa i tempi e si pone come precursore e capostipite di una genia che avrebbe infestato le sale negli anni a venire.  Peeping Tom (che significa guardone) è forse il primo horror esplicitamente metacinematografico della storia, una riflessione profonda e mai banale sul potere della visione, sulla macchina da presa come arma e sulla complicità che si instaura tra noi spettatori e le violenze cui assistiamo sullo schermo. Molte volte mi sono chiesta quando questo film abbia influenzato Michael Mann per la scena del proiettore in Manhunter (e anche nella costruzione psicologica di Tooth Fairy, o nel personaggio della non vedente, presente anche in Peeping Tom). Mark, lo abbiamo detto all’ inizio, è un operatore, lavora alle riprese di una commedia con tanto di regista isterico e divetta oca. A parte l’ interesse meramente tecnico di assistere a uno dei pochissimi film ambientati su un set in cui mostrino in maniera realistica come funzionano le cose (i fuochi, la scelta dei piani, la sistemazione delle luci), il film di Powell inserisce tra realtà e finzione una membrana sottilissima, che si sgretola proprio durante uno degli omicidi compiuti da Mark: attirando una controfigura con la scusa di usarla come futura protagonista di un film da lui diretto, l’ assassino la porta in un teatro di posa chiuso e la fa recitare fino all’ ultimo istante, quando è troppo tardi per rendersi conto che il regista ha deciso di filmare la sua morte. E’ una scena di una bellezza assoluta, e di un’ intensità ancora oggi insuperata. Mark chiede all’ attrice di fingere spavento, fino a terrorizzarla sul serio, avvicinandosi a lei sempre di più. A quel Punto Powell ci offre come unica prospettiva quella del killer, filtrata attraverso il mirino, mentre lo specchio ci fa sentire vicini alla paura provata dalla vittima. Un espediente utilizzato  in maniera quasi identica, ma in salsa tecnologica, dalla Bigelow in Strange Days, e ancora valido 40 anni dopo.

Elegante, colto, sofisticato, realmente morboso e capace di generare un senso di inquietudine e profonda tristezza a più di mezzo secolo dalla sua uscita, Peeping Tom è un film poco conosciuto qui da noi, ma con un seguito di appassionati in tutto il mondo, che gli riconoscono le sue caratteristiche di opera seminale e imprescindibile. Sarebbe ora che gli venissero tributati i giusti onori anche nel nostro paese, soprattutto dopo che nel 2011 ne è finalmente uscita una versione italiana in dvd.

41 commenti

  1. ebbene si:la rivoluzione con il cinema si può e si deve fare.Perchè codesta pellicola è pura rivoluzione esattamente come lo era Freaks,altro film maltrattato e maledetto alla faccia dei ragazzini di oggi che pensano di turbarci con le loro torture pornografiche e sciocche.
    Non dovessi sbagliarmi,ma il filmato mostrato nel film,quella dove si vedono gli esperimenti paterni,è interpretato dal regista stesso Micheal Powell e da suo figlio.Anche qui un’idea davvero forte.Insomma un classico,una leggenda,una lezione di cinema che non diventa mai manierismo o vittima dei tempi.
    Cominciamo benissimo!Bravissima

    1. No, non sbagli affatto: nella ripresa, fuori fuoco, appaiono sia Powell che suo figlio. Anche la madre di Mark è la vera mamma de figlio di Powell.
      Grazie, scegliere tra questo e Psycho è stato difficile, però Psycho lo conoscono, e ne hanno scritto tutti, Peeping Tom è un po’ troppo lasciato in ombra 😉

      1. psycho è un po’ come il settimo sigillo,pure i tamarri-dio abbia pietà di loro-sanno che è un film di bergman
        Questa scelta invece dimostra che Lucia ha capacità di scegliere prodotti di un certo peso e raffinatezza,insomma una vera occhialuta inside!Welcome to the club!ihihihihih.

        1. Ha da vede che scelte occhialute che ci saranno nei prossimi mesi 😀 😀 Secondo me mi vieni a picchiare fin qui a Roma, fidati!

          1. eh gia lo so a impunita!
            No,ma hai mai visto un occhialuto menare?Ci abbattono anche i bimbi di un anno!^_^
            Semmai terrò un certo sdegno,un pfui di disapprovazione

  2. capolavoro! un film che ancora oggi mantiene intatta la sua forza perturbante oltre ad essere un grande esempio di metacinema.

    1. Sono contenta che apprezzi 😀

  3. Ecco di questo film ne ho sentito parlare molto, ma non l’ho mai recuperato…
    Dovrò darmi da fare !

    1. Ecco, questo è davvero il classico che non può mancare in nessun modo. Sono sicura che, quando lo recupererai, ne sarai del tutto soddisfatto

  4. Può darsi che questo film l’abbia anche visto, tanti anni fa in una sconosciuta rete regionale… ma non ricordo benissimo a parte che la tua recensione pere aver risvegliato qualche rimembranza sopita…
    Comunque ottimo inizio di un lavorone che definire tale sarebbe riduttivo.
    Complimenti! 🙂

    1. Grazie Paolo! E’ un lavorone, ma piacevole. Infatti non vedo l’ora di proseguire 😉 Comunque se puoi recupera questo film e ti assicuro che non te ne pentirai

  5. Ottima scelta ma come mio fratello nemmeno io l’ho ancora visto….

    1. Organizzate al più presto una bella proiezione di famiglia 😀

  6. Grande analisi.

    Tutta l’opera di Powell & Pressburger è consigliata – i due cineasti inglesi hanno sostanzialmente inventato un sacco di cose che pii la cinematografia… mah, chiamiamola mainstream, ha riscoperto o reinventato in seguito.
    Eppure al di fuori della Gran Bretagna sono scarsamente frequentati.
    I più conoscono Scarpette Rosse perché è citato in A Chorus Line…

    Come detto altrove, consiglio la visione di Black Narcisus, per approfondire il discorso sull’orrore psicologico di Powell (e Pressburger).

    1. Grazie Davide, sono onorata 😀
      E’ vero, Powell lo conoscono in pochi, però, come dici anche tu, ricordo passaggi televisivi dei suoi film quando ero piccola. Purtroppo la tv si è appiattita e vedere un bel film, magari vecchiotto, è una specie di miraggio.
      Narciso Nero lo recupero il prima possibile

  7. L’ho visto molto tempo fa ma mi era rimasto impresso innanzitutto per la regia (mozzafiato) e per la fotografia, splendida.
    Un caposaldo che ogni cinefilo dovrebbe conoscere!!!

    1. Già, peccato lo conoscano in pochi. Felicissima che questa prima incursione nel passato sia stata gradita 😀

  8. Ecco, se il buongiorno si vede dal mattino, ci divertiremo un sacco con questo progetto! 🙂

    È stato un vero piacere leggere questa recensione e hai toccato anche tutte le corde giuste, infatti recupererò al più presto questo film! Infatti non lo conoscevo, quindi ottimo anche l’obiettivo di ricostruire memoria storica. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie davvero Gianluca 🙂
      E’ un film di classe sopraffina, una di quelle opera che, una volta viste, ti aprono nuove prospettive sul genere e anche sul cinema mainstream. Contenta di aver svegliato la curiosità di chi ancora non l’ha visto

  9. Giuseppe · · Rispondi

    L’ Occhio che uccide è uno di quei titoli facenti parte del mio “preistorico” passato televisivo (eh sì, quanto a incartapecorimento temo di batterti 😉 ) che riesci a riportarmi alla mente con questa tua ottima recensione, anche se credo di doverlo rivedere per apprezzarne di nuovo tutte le sfumature (e i film in arretrato aumentano, olè)…azzeccato il parallelo di classe con Doppia Personalità, John Lithgow potrebbe quasi essere considerato un Mark anni ’90 (con diverso modus operandi e qualche personalità secondaria aggiuntiva) vista la comune origine “psichiatrica” con il collega britannico, e anche Mann credo abbia qualche debito nei confronti di Powell (tanto che la scena del proiettore, le caratteristiche professionali “filmiche” e “visuali” del personaggio di Tom Noonan e la non vedente li potrei vedere alla stregua di omaggi non dichiarati).
    Comunque confermi la tua competente vena cinefila iniziando con questo titolo squisitamente inglese…e come sai io ho un debole per l’horror e la science fiction che vengono dalla perfida Albione, quindi da 1 a 10 la tua recensione direi che merita un 12 😀

    1. E tu sei sempre troppo gentile nei confronti dei miei post 😀
      Non sei il solo ad amare l’ horror e la sci fi inglesi: i cari britannici ci portano sempre delle belle cose.
      Sto cercando di recuperare chicche di varia natura, speriamo che il proseguimento del viaggio piaccia.

  10. Ecco, lo sapevo… Ho approvato l’idea e ora mi toccherà colmare enormi lacune come quella relativa a questa pellicola di cui non avevo mai sentito neppure parlare 😦
    Guarda che ho già millemila film in wishlist per colpa tua! Non ce la farò mai a starti dietro… Il terzo della trilogia di Fulci, per esempio, non sono ancora riuscita a vederlo pur essendomelo procurato appena ne hai parlato 😦

    1. Eh, ma io vado a ripescare nella preistoria…non sei obbligata a ripescarli tutti. Riguardo a questo, però, ne vale davvero la pena. E’ fondamentale, te lo assicuro 😉

      1. Non tutti, no. Ma quelli che mi ispirano sì. E questo mi ispira. Il problema è che quando li racconti tu… mi ispirano improvvisamente tutti! 😉

        1. Ma perch io sono un’ astuta manipolatrice 😀

  11. Grande regia questa, tra parentesi uno dei pochi film horror assieme a Night of living dead ad essere considerati OGGI dalla critica “paludata” come dei capolavori della storia del cinema.

    1. Vero, è davvero tra i pochi eletti.
      Eppure all’ epoca la critica paludata lo distrusse rovinando la carriera al regista, proprio perché la critica paludata si accorge delle cose con mezzo secolo di ritardo

  12. Dopo un patetico periodo di revisionismo gggiovanilista dove tutto quello che è cine bis è fico e buuuuh alla critica palludata, ho ripreso la sanità mentale e insomma:avverne di critica palludata che difendeva un capolavoro come La Battaglia di Algeri,mentre i ggggiovani rebeldi dell’epoca lo stroncava alla cazzo di cane,chiedere al disastro Franco Ferrini di questo suo atto di ribellismo alla cazzo di cane.
    Detto questo e a proposito di Cult…Lo conoscete questo film?Che ne pensate?

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com/search/label/hand%20job%20al%20comatoso%20e%20perch%C3%A8%20non%20all%27occhialuto%3F

    Si,perchè in questi quattro giorni recensirò 4 film de ppaura raggruppati in un’uscita presso le edicole nel cofanetto Cult Horror.

    ciaoooooo

    1. No, ti prego, la difesa della critica paludata che mai ha capito un cazzo e mai capir, ti scongiuro, ti imploro, in ginocchio sui ceci mentre piango, non farmela.

      1. comprendo le tue ragioni,nondimeno Tulio o Morando mi hanno fatto conoscere,comprendere,amare il cinema dei Godard,Bergman,Rosi,Petri ,Olmi e così via.Non hanno fatto revisioni pierinesche alla giusti e questo è molto
        Poi hanno anche scritto delle cazzatone sul cinema di serie b,in certi casi,ma dopo un periodo di ribellione giovanile dove difendevo tutto quello che era cinema di genere e degli anni 70,sono ritornato alla mia natura principale,che è decisamente legata a quei signori lì.
        Poi quel tipo di critica può anche stare sulle palle e per mille ottime ragioni,io non sopporto i Giusti ad esempio..Che vuoi farci?Fumiamoci la sigarettina della pace e dell’ammmore e come cantavano paola e chiara:amici come prima!^_^

        1. Ma io cerco di evitare sempre il ragionamento per categorie: film d’autore/film commerciale/film di serie b, etc. Non mi piacciono, non fanno per me e non sono parte di me.
          Come sai, non mi piace neanche la rivalutazione dei brutti film, ma non dei film di genere in assoluto. Un film brutto è un film brutto a prescindere dalla categoria a cui appartiene e non mi interessa niente altro.
          Per me è critica paludata anche quella che rivaluta. E’ comunque una prospettiva viziata. E’ comunque gente che urta il mio sistema nervoso e mi manda ai pazzi.

          1. si,anche per me la divisione è fra film brutti e belli.Di qualsiasi genere e no.Però,io credo anche nelle gerarchie e categorie.Le trovo naturali,per me,per come sono fatto.
            Tuttavia se questo mio pensiero dovesse creare dei problemi a te me ne scuso sinceramente e la chiudo qui con codesto discorso!
            Ciao e buona giornata!

          2. No, ma figurati. Era solo per chiarire la mia posizione che è invece del tutto refrattaria alle gerarchie 😀
            E non c’è bisogno di fare pace che mica abbiamo litigato, aò

          3. ma son un gentelman di vecchio stampo quindi a prescindere porgo cavallerescamente le mie venie.^_^

            Avevo intenzione di scrivere uno speciale su clouzot,grande autore francese di noir francesi degli anni 40-50.Lo conosci?L’hanno massacrato con il remake de I Diabolici,porello!
            Suggerisco comunque a tutti di guardare i suoi film,è l’hitchcock con la baguette!^_^

  13. Partenza alla grande!
    Come detto, ritenuto un classico anche dagli espertoni che definiscono l’horror munnezza, piace a loro, piace a noi, filmone.
    Custodia di gran classe, situazioni poi citate, omaggiate, fregate, poi diventate cliché. Morboso ed elegante allo stesso tempo, cosa non facile.
    Quando si parla di metacinematografia vado spesso in visibilio!
    Ah, una volta si parlava di gusti prettamente estetici di attrici orrorifiche, io dicevo di averne di particolari; ecco Anna Massey di questo film mi piace un bel po’!

    Comunque vi avverto, ho la qualifica di operatore di ripresa! AHahAHah (risata malefica)!

    1. Infatti…siamo contenti tutti! Noi e gli espertoni munnezzari 😀
      Bè la Massey è bellissima e molto sensuale, proprio per la sua aria così innocente. Ottima scelta 😉
      E io sono assistente al montaggio!!! Facciamo un duo perfidissimo!! ahahahah (risata sinistra)

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Mi ero accorto di parlare con una professionista -e qui non sto scherzando, Lucia- fin dai nostri primi botta e risposta…ora (adesso inzia il lato faceto) vi sto immaginando insieme in sala di montaggio, tu e Todd Ramsay…ma perchè mi sarà venuto in mente proprio lui, eh? eheheh (sorriso enigmatico e inquietante) 😉
        P.S. Mi ricordo che Fulci all’epoca si scagliò piuttosto duramente contro una “certa” critica, affermando che la famiglia Kezich di cinema non capiva nulla…comunque nemmeno io digerisco lo schematismo della divisione per categorie, troppo cinema di genere più che dignitoso si è visto negare un futuro anche per una idea di “qualità” intesa -italiotamente- in senso monodirezionale (e il fatto che qualcosa di buono -poco- si possa anche trovare nel settore impegnato e/o sociale che dir si voglia, non sposta il problema di una virgola perchè di fatto IO rimango uno spettatore di serie B e un Ivan Zuccon, per dire, me lo devo cercare con il lanternino…)

        1. Bè, adesso professionista è una parola grossa 😉
          E Ramsay credo mi caccerebbe a calci nel sedere dopo un nanosecondo, ma grazie davvero 😀
          Appunto, con Fulci tocchi un tasto dolente. Non perdonerò mai alla critica italiana di non aver capito nulla di quello straordinario regista. Per non parlare di Mario Bava. E che per colpa dell’ attitudine ombelicale dei nostri intellettuali, abbiamo dovuto aspettare che dall’ estero ci dicessero che eravamo bravi.
          Su Zuccon un giorno farò un bello speciale, prima o poi…

  14. Aaaaah, benissimo! Scegli tu chi deve essere ripreso, mi fido dei tuoi gusti! Intanto olio ciò che si deve oliare…

  15. Ué, però ho tirato fuori la qualifica ma non per essere privato della definizione di cialtrone che guarda film demmerda e da psicopatici, io sul citofono ho sempre scritto “dis. Luigi C.”, e ambisco al pez. di merd.
    Annotazione per evitare che arrivi qualche damsino titolistico, eheheh…

    1. Essere cialtroni (e un po’ psicopatici) è un requisito fondamentale per gravitare intorno a questo blog. Io ne vado molto orgogliosa 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: