Black Christmas (1974) vs Black Christmas (2006)

I cugini deficienti vi augurano, anche loro, un buon natale di stenti, privazioni e noia mortale.

Prima di Michael Myers, ma dopo gli omicidi sulla baia di Mario Bava, che è una cosa che tengo sempre a sottolineare, c’è stato Bob Clark. Parlare ancora di questo film, dopo decenni di dimenticanze e tardive riscoperte, con lo scopo di attribuire a qualcuno la paternità dello slasher, è abbastanza inutile. Come spesso accade nella storia del cinema, lo sterminio di generazioni di giovani americani gaudenti era nell’ aria. Poco importa stabilire chi sia arrivato prima. Forse, la maggiore notorietà di Halloween sta nel fatto che, dove Clark gioca soprattutto sull’ assenza, Carpenter fornisce all’ assassino un corpo, e soprattutto una maschera, trasformandolo in un’ icona. E da quel momento, i killer mascherati proliferano e prolificano. Eppure i film buoni restano, quelli brutti si dimenticano, mentre ambedue le categorie sono soggette al rifacimento, che è molto democratico. Il problema è che se si sceglie di fare il remake di qualche infimo slasher relegato nell’ angolo curiosità camp dei videonoleggi, magari mi indigno io e qualche altro matto. Se si sceglie di fare il remake di un capolavoro, si indignano tutti. I produttori di Black Christmas sono stati furbi: hanno scelto il capolavoro dimenticato, il classico dei classici, di cui tutti conoscono il titolo, ma che solo in pochi hanno veramente visto, in un’ operazione perfetta di rimozione della memoria cinematografica. E così, per le generazioni a venire Black Christmas sarà sempre quello del 2006. Che culo.

Il regista e sceneggiatore Glen Morgan è uno che deve aver letto i manuali. Quelli sbagliati però, perché altrimenti non si spiegherebbe la pochezza assoluta del suo film, accompagnata però da uno stile pulitino e aggraziato, con tutti gli sbalzi di volume al loro posto, gli effetti shock da rovesciamento pop corn, le esplosioni, il crollo finale della sinistra magione e, per non farsi mancare niente, il lungo e complicato background degli assassini (sono due, ma non è uno spoiler, lo si capisce dopo un minuto di film), in una specie di libretto delle istruzioni in cinque punti su come costruire un prodotto di consumo innocuo e ciclostilato da un’ altra miriade di film che seguono lo stesso schema. Alla base di tutta l’ operazione c’è un’ incapacità di comprendere quello che funzionava nel film originale che atterrisce. Dove Clark, del misterioso individuo che si nascondeva nella sorority house e uccideva una ad una tutte le sue abitanti, si limitava a mostrare a malapena un occhio, Morgan allunga il brodo stiracchiando tutto lo stiracchiabile e ci racconta attraverso noiosi e autolesionistici flashback, la storia del suo assassino dalla nascita. Ripeto, dalla nascita. Lo vediamo nella culla. Giallo. Non è un refuso. E’ giallo, perché, ci spiega la voce fuori campo che introduce il primo dei flashback, Billy è nato con una strana malformazione genetica che lo rende (non so come altro dirlo) giallo. E allora vediamo questo neonato giallo nella culla, con la madre alcolizzata che lo odia perché è giallo. O anche perché sì. Perché altrimenti non puoi spiegare al pubblico come mai sia così cattivo. Il bisogno di motivazioni che colpisce alle parti basse (leggasi, frantuma i coglioni) e azzera il senso di mistero e di oscura minaccia che contraddistingueva l’ originale. Dare un’ infanzia infelice al mostro non ce lo renderà più simpatico, servirà solo a farlo diventare meno spaventoso. Creare empatia nei confronti di uno spietato assassino non è cosa da farsi col solito trucchetto idiota del trauma ricevuto da bambino (la mamma che ti chiude in soffitta, ma siamo seri?): a nessuno gliene strafrega un cazzo del pupo giallo.

yellow? seriously?

L’ equivoco alla base del remake di Black Christmas sta tutto nel voler riproporre una storia simile a quella del 1974, spogliandola però delle caratteristiche inquietanti e dissacratorie nei confronti del natale, affogandola in uno splatter a base di deorbitazioni dei bulbi oculari gratuito e dozzinale, e sfruttando, delle festività natalizie, solo il lato più superficiale e pacchiano, come le canzoncine, ripetute fino all’ ossessione, dato che le fanciulle della sorority house le usano tutte come suonerie dei loro cellulari, creando una cacofonia di pessimo gusto tra effetti sonori terroristici e jingle bells sparati a palla di cannone.

Per questo parlavo di incomprensione: incomprensione dei meccanismi che creano suspense, incomprensione della tecnica basilare per toccare le corde della paura dell’ ignoto, incomprensione delle dinamiche tra personaggi e delle situazioni in grado di scatenare dubbi, angoscia e diffidenza reciproca. Se a questa incomprensione si affianca poi il bisogno balbettante di essere chiari (che dio Carpenter deprecava ed esponeva a pubblico ludibrio, lui che di paura qualcosina ne sapeva), ecco che il disastro è servito e non si torna più indietro.

Le telefonate del 1974 erano un’ incomprensibile delirio a più voci, un’ esplosione di rabbia incontrollata e di follia uscite direttamente dall’ inferno. Quelle del 2006 sono gli ansiti di un maniaco depresso e lamentoso. Gli omicidi nel 1974 venivano mostrati il meno possibile. Nel 2006, non essendo più capaci di creare ansiogene aspettative, si opta al contrario per farceli vedere tutti in campo, imboccando la facile strada delle frattaglie in libertà. In un bizzarro processo di associazione di pessime idee, si passa dall’ occhio dell’ assassino che spia dalla fessura della porta, all’ ossessione di Billy per strappare gli occhi alle sue vittime, che davvero, io non riesco a capire come gli sia venuto in mente, ma deve essere costato ore e ore di brain storming.

inside joke der tufello

Anche in questo caso è lecito parlare di incomprensione: la cattiveria del primo film, palpabile, strisciante, quasi un gas che ammorbava l’ atmosfera natalizia, mostrandola come un fragile castello di carte che si abbatte in un soffio, era data da tutta una serie di piccoli elementi sparsi nel corso della sceneggiatura e montati ad arte: la bambina scomparsa nel parco, il coro natalizio utilizzato per coprire le urla di una vittima, l’ aborto della protagonista (che nel 1974 se ne fotte delle proteste del suo ragazzo e sceglie per cavoli suoi e non vuole sentire ragioni. Nel 1974. Provate a scrivere una sceneggiatura così oggi e vedete che organizzano sei family day solo per rompere le palle a voi). Tutto questo viene annullato con un colpo di spugna, ma ehi, siamo ancora più cattivi oggi, abbiamo i video porno sull’ internet che fanno tanto nuovo millennio. E così, al posto della sottotrama abortista, si infila  a forza una soporifera storia di corna, non sia mai che noi si uccida dei poveri feti sotto natale. Meglio assistere ad allegre scopate da tergo sullo schermo di un mac. Questo sì che è sarcasmo raffinato. E anche un product placement, che sennò i soldi per l’ incendio finale dove li troviamo?

Procedere non per sottrazione, ma per accumulo, sembra essere la sola cifra stilistica di Black Christmas 2006, operando un vero e proprio rovesciamento degli intenti e dei risultati del film di Clark. Il depistaggio dell’ originale, che faceva cadere tutti i sospetti su Keir Dullea, salvo poi colpire lo spettatore con un finale per nulla rassicurante e scandito da una soggettiva da urlo con quel maledetto squillo del telefono come unico commento sonoro, giace abbandonato negli anni ’70. Al suo posto, seguendo il savio assioma di tiu killer is mej che uan, Morgan si lancia indomito sulla strada del trauma matrioska: la madre alcolizzata traumatizzò il piccolo Billy che traumatizzò la sorella che la notte di natale alla sorority house ammazzò.  Inserisce personaggi nuovi, aggiunge carnazza femminile al macello, piazza Andrea Martin già vittima nel 1974, nel ruolo di tenutaria del bordell…ehm, di direttrice della casa studentesca e alla fine distrugge tutto, così almeno ci risparmiano un seguito. Se sia Katie Cassidy che Elizabet Winstead sono due meravigliose divinità dalla bellezza accecante, nessuna delle due arriva a trasmettere un quinto della classe e della sensualità di una scatenata Margot Kidder. La colpa non è loro: è la scrittura bacata il vero responsabile.  E sarebbe pure ora che entrambe le attrici venissero prese e portate in una comunità di recupero per scream queen invischiate in progetti del cazzo. Perché sono brave, perché con un buon film potrebbero anche rinverdire i fasti delle signore horror del passato, ma fino a quando si produrranno questi esempi di idiozia al potere, sarà sempre più difficile allevare una nuova generazione di giovani attrici dedite all’ horror. E’ ovvio che poi scappano tutte verso serie televisive o commedie indipendenti.

Non so se rendo

La maratona di natale giunge a conclusione con mestizia e sconforto. Ilgiornodeglizombi chiude per qualche giorno, ma vi lascia tanti bei filmetti da gustare nel corso di queste dannate feste. Se volete saperne di più sul Black Christmas del 1974, vi segnalo due recensioni molto accurate e approfondite, quella di Hell e quella di Gianluca. Se doveste imbattervi casualmente nel remake, defenestratelo e sputateci sopra, mi raccomando.

Auguri e non vi abbuffate oltre ogni limite.

35 commenti

  1. il mio trauma psicologico,degno di un horror de noantri,è di aver registrato su dvd per tragicissimo errore sta schifezza malsana del remake.Una roba tediosa,pleonastica,li mortacci loro!
    Spero di poter beccare questa volta l’originale.

    Sai che hanno fatto peggio con Chiamata da uno sconosciuto,mi pare fosse quello il titolo del film che in origine era diretto da Fred Walton con Charles Durning ,parla di una povera baby sitter isolata in una casa che riceve la telefonata di uno sconosciuto che poi si rivela un folle.Del 1979,buona tensione.Il remake è lo zio pirla!

    buon natale rosso

    1. Sì, ho visto sia l’ originale di chiamata da uno sconosciuto che il pessimo remake. solo che il remake l’ho proprio rimosso dalla memoria. dovrei rivederlo, per completismo e per fomentare il mio celeberrimo masochismo

  2. Black Christmas versione 1974 è uno di quei film che spaventano sul serio,roba difficile da fare oggi.Le telefonate del killer nel film originale mi turbarono parecchio la prima volta (e ancora oggi) proprio perchè credibili.E il finale…
    Dal remake mi sono tenuto alla larga perchè già altre persone mi avevano detto all’incirca lo stesso che tu dici nel tuo articolo.
    Buon Natale (rosso sangue obvyously)
    (riposto il mio commento perchè per un errore il primo è uscito firmato da m io fratello…)

    1. Cestinato il commento sbagliato 😉
      Questo film è tutto da buttare. Sembra una parodia inconsapevole del film del ’74, roba da scaraventare il regista i un pozzo senza fondo.
      L’ originale è efficace ancora oggi, perché è pura classe registica, con picchi di tensione insopportabile.
      Ma a hollywood certe cose non le capiscono, non ci arrivano.

  3. L’originale è uno dei miei horror preferiti. Sul remake… (Ma poi , il killer è giallo ?!? Cos’è facevano le prove generali di “Giallo” di Dario Argento ?)

    1. Ahaha! sì, come nell’ obbrobrio argentiano, l’ assassino è itterico e per questo emarginato e per questo diventa cattivo e fa la bua alle studentesse

  4. LordDunsany · · Rispondi

    Oddio, vuoi vedere che Argento ha preso dal remake il suo maniaco malato di fegato (e perciò Giallo)?? 😦 Ho rivisto 2 giorni fa l’originale di Clark, sempre un bel vedere! 😀 Certo che il remake mi pare colmo di efferatezze; Lucia mi fido del tuo giudizio e lo salto, al suo posto mi rivedrò per l’ennesima volta “Untold story” che in vista del cenone ci sta proprio bene 😉

    1. Sì, nel remake c’è qualche efferatezza, per carità! soprattutto in campo oculistico, ma niente che non abbiamo già visto e niente che un film come Untold Story non superi a destra senza neanche suonare il clacson 😉
      rivediti quello, che è un gran bel vedere!

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Gnammi, sto già pregustando le polpettine di Anthony 🙂 Ah, dimenticavo, buone feste Lucia! 😀

        1. Yum… 😀
          Tanti auguri anche a te, Lord 😀

  5. Bellissimo articolo, Lucia! Hai toccato alcuni punti che avevo illustrato anche io nella mia recensione (a proposito, grazie per avermi linkato) e anche qualche spunto in più, tipo la parte sull’aborto, che è da applausi sfrenati e infrenabili! 🙂

    Sapere come hanno ribaltato completamente i punti di forza del film originale mi intristisce parecchio e conferma tutto quanto già penso sull’operazione remake.

    E sì, Margot Kidder ha veramente il suo perché! *_*

    Ciao e tanti auguri!

    Gianluca

    1. Grazie Gianluca! Ricambio gli auguri *O*

      Diciamo che la mia sensibilità è stata molto colpita dalla sottotrama dedicata all’ aborto della protagonista, soprattutto per la naturalezza e il coraggio con cui il tema è affrontato in un film di genere. Se consideriamo che è del ’74 c’è da restare a bocca aperta, ed è anche facile capire perché nel remake tutto questo sia stato eliminato con un colpo di spugna.
      Margot, soprattutto in Black Christmas, ha un fascino straordinario, con quel collarino poi…

  6. E con il tuo stile collaudato non si può dire che hai fatto a pezzi il remake…no, l’hai proprio sfrantumato, annichilito, ridotto in atomi! 😀 Meno male, a ‘sto punto, che non gli ho dato nemmeno una semplice occhiata…Clark li sapeva girare gli horror, mi ricordo gli zombeschi “La morte dietro la porta” e “Children Shouldn’t Play with Dead Things”…i bei tempi che Hollywood insiste a non voler ricordare manco per il cazzo 😦
    Comunque buon natale, ovviamente con Kane Hodder o Ken Kirzinger nei panni di Babbo Natale (come minimo)… 😉

    1. Kane Hodder per sempre! sarebbe un Babbo Natale perfetto!
      Grazie per auguri e complimenti, Giuseppe! 😉
      sempre troppo, troppo gentile

  7. Sei diventata proprio brava a scrivere queste articoloni! 🙂
    Anche quando tratti di cose che non conosco (il remake non l’ho mai visto), devo dire che riesci ad acchiappare la mia più totale attenzione!
    E comunque l’originale non si tocca, è un gioiellino…

    1. Ma grazie!
      Si vede che è natale e siete tutti più buoni 😀
      Queste sono recensioni di servizio, servono a dribblare la merda che cade dal cielo al posto della neve natalizia.
      Evita questo remake come la peste e ti risparmierai tanto dolore

  8. Una bella frantumata di Natale ci stava proprio 😀
    Non ho visto nessuno dei due film, ma a quanto dici (ormai non faccio che ripeterlo…) dovrò porre rimedio alla mancanza e recuperare questa bella pellicola (ovviamente parlo dell’originale…), senza contare che è stato pubblicato lo stesso anno in cui sono nato 😉
    Buon Natale carissima! 🙂

    1. Il film del ’74 è davvero un horror perfetto. Di quelli che, appunto, non se ne fanno più.
      Buon natale anche a te e grazie di cuore! (anzi, di quore)

  9. Che poi… ecco, la storia del Giallo. Uno meno stronzo non noterebbe strane analogie col Maestro A. Ma io le noto… 😀

    Insomma, negli anni Settanta facevano horror per far strizzare. Oggi, boh. Dimmelo tu perché non lo capisco. E comunque Olivia Hussey non teme il confronto col le sue “rivali” (ma de che) odierne. Non le vede manco.

    😉

    1. Le hanno colte, le hanno colte. E l’ effetto ridicolo del problema al fegato è il medesimo del film dell’ ex Maestro A.
      Oggi li fanno perché sì. E’ l’ unica risposta possibile. Li fanno perché non sanno che altro fare nella loro inutile esistenza.
      E sì, io preferisco Margot, ma anche Olivia si difende alla grande.
      Credo però che non sia colpa delle attrici, ma dei personaggi a cazzo che fanno loro interpretare.

      1. Che poi era anche una cosa di Sin City, l’ingiallimento. Ma non è ridicolo, su. 😀

        Cooomunque, io ci vedo una qualità diversa di bellezza, in primis, riguardo le attrici. Ma che ne capisco io, che amo il bianco e nero, GUAI a dire che le attrici adesso sono meno, più… vabbé, ci siamo capiti.
        Riferendomi alle tue considerazioni, io ebbi la sfortuna di vedere il remake prima dell’originale. Risultato, credevo che anche il film del ’74 fosse una specie di commedia nera. Ecco il danno che stanno facendo.

        1. Dipende da come lo fai. E poi il giallo è comunque un bel colore 😉
          Il pupetto giallo nella culla che guarda la mamma che lo guarda con odio mi ha fatto molto ridere.
          Sì, sono bellezze diverse, per qualità, lineamenti, fisicità. Cambiano i canoni estetici e cambia anche la nostra percezione di cosa sia bello o no. Siamo vecchi?
          E comunque il danno dei remake è tutto lì: stravolgono, cambiano, travisano e operano quella damnatio memoriae di cui parli spesso anche tu.

  10. Ok depenniamo anche questo dalla lista deifilm da vedere!
    Grazie Lucia che mi risparmi il tempo di cercare queste boiate…a Buon Natale!

    1. Depenna, depenna! mi raccomando, non ti ci avvicinare neanche da lontano che è infetto!
      Buon natale anche a te!

  11. E’ inutile: quasi sempre sono meglio le tue “recensioni” da leggere che i film di cui parli da vedere. Concordo con tutto, inutile dirlo. Luv infinito.

    1. E’ il segreto di recensire brutti film 😀
      Tanto luv anche a te

  12. Ammazzalo, lo aspettavo questo cuggino, nun so perchè ma melo ritrovo sempre tra le palle, pure stammatina Keoma m’ha chiesto la versione UK ch’è pure diversa, ma sempre troiata rimane. Er telefono come viatico de terrore i cineasti de oggi non lo sanno più usare, ah ah, vabbè che sò cambiati i tempi, però, dai, un poco de inventiva, il che mi porta a farte ufficiale richiesta per un futuro cuggino scemo, deficiente, scemo, cioè “When a strangers calls” 1979 vs “When a strangers calls” 2006 sempre con la Cassidy, così tanto per nun soffrire da solo. Un grande saluto Lucia, e salute per le bevute di questi tristi giorni, te offro, purtroppo solo virtualmente, un bicchiere o mille, alla salute tua. Ciaoooooo Gajarda.

    1. Te lo faccio er cuggino scemo di When a Strangers Call, te lo faccio e mi diverto pure, promesso!
      Grandissimo Belushi, stessa cosa da parte mia, te offrirei una damigiana se potessi! 😀

  13. Philip J. Fry(ckerton) · · Rispondi

    la voce (o rantolo, non so) dell’assassino nell’originale è di Nick Mancuso

  14. Philip J. Fry(ckerton) · · Rispondi

    me lo aveva detto qualche tempo fa Nick Mancuso, su wikipedia ho trovato infatti la conferma “Le telefonate dell’assassino furono fatte da cinque persone differenti, fra le quali il regista, l’attore Nick Mancuso e una attrice della quale non viene riportato il nome.”

    1. E allora sia lodato Mancuso, perché le telefonate, in originale (ma alla fine anche il doppiaggio d’epoca non è male), fanno paura in per sul serio.

  15. tra l’altro ho visto da pochissimo reazione a catena di bava, e fai benissimo a puntualizzare subito all’inizio del post che tutto ciò che è slasher è venuto dopo quel film, molto prima di Michel Myers. Black christmas deve essere un cult comunque imperdibile, sicuramente lo vedrò a breve, per quanto riguarda il remake fa parte di quel filone di filmacci girati copiando ( e rovinando) gli originali a causa di una totale assenza di idee dei registi horror moderni, per cui credo che senza vederlo ci sputerò sopra come consigli tu.
    Auguri di un felice natale!

    1. Grazie e ricambio gli auguri 🙂
      Sputa, sputa tranquillo che è veramente uno dei remake peggiori mai realizzati. Mentre ti consiglio l’ originale, davvero un classicone, per chi ama un certo tipo di atmosfere.

  16. Lucia, passo solo per farti i migliori auguri per tutto… ciao! 🙂

  17. Buon Natale, Lucia 🙂

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