Six Feet Under

I never felt like it’s a show about DEATH. I’ve always felt like it’s a show about LIFE in the presence of death

Alan Ball

Quasi tutti sono simpatici, Scout, quando finalmente si riesce a capirli”

                                                          Harper Lee

Un po’ di musica per iniziare. Il post che segue è solo per me, trattando di un argomento vecchio, non inerente al genere di cui mi occupo, e che interessa a pochi. Diciamo che mi faccio anche io un piccolo regalo di natale. Six Feet Under, la serie televisiva nata nel 2001 dal genio di Alan Ball, ha segnato in profondità la mia vita, come solo le grandi opere sono in grado di fare. Vista, in colpevole ritardo, per la prima volta nel 2009, mi lasciò storpia in un angolo  a cercare di capire cosa mi fosse appena passato sopra per giorni. Non paga di ciò, grazie a un’ amica che non la conosceva, mi sono sottoposta per la seconda volta al calvario, rivedendola da capo. Ho cominciato questa estate, e ho finito l’ altro ieri. E anche adesso sono storpia e rintanata in un angolo. Solo che forse ho capito cosa mi è appena passato sopra.

Six Feet Under racconta di una famiglia, I Fisher, che possiede un’ impresa di onoranze funebri e si prende cura (e prendersi cura non è termine scelto a caso) dei membri di questa famiglia nel corso degli anni, a partire dalla morte del padre, che costringe i due figli più grandi  a mettersi a capo dell’ impresa. Alan Ball dipinge un affresco di personaggi, sempre in bilico tra il dramma e la commedia surreale, tra suggestioni Lynciane ed elementi di minimalismo che riconducono ad Altman e a Carver e li accompagna nella loro vita quotidiana, una vita che è però, in ogni istante, a contatto con la morte. Come abbiamo detto tante volte in questa sede, la morte è quella fisica dei cadaveri da andare a prendere all’ obitorio, imbalsamare ed esporre per la funzione, perché solo mettendosi di fronte a un corpo che non è più neanche mero contenitore, è possibile scatenare una riflessione filosofica sul concetto stesso di morte. Altrimenti è un parlare a vuoto. Per questo, ogni episodio (tranne uno) comincia con la morte di qualcuno: accidentale, desiderata, grottesca, improvvisa, o lungamente attesa. La casa dei Fisher, anche sede dell’ impresa, è quindi un luogo in cui il dolore passeggia tutti i giorni e in cui esponenti di varia umanità si affacciano e poi spariscono per piangere la morte delle persone che hanno amato. Vita in presenza della morte, come spiega lo stesso Ball. Estranei che piombano nella tua casa portandosi dietro un carico di sofferenze indicibili, e che tu sei obbligato a gestire, e anche a confortare, per quanto è possibile.

Six Feet Under, a un primo livello di lettura, ci mette quindi di fronte, in maniera brutale e senza risparmiarci niente, alla nostra fragilità esistenziale, al fatto che dovremo finire e che quell’ anonimato, nudo e indifeso, su un tavolo di marmo, mentre un impiegato annoiato cancella i primi segni di decomposizione da un corpo che non è più nulla se non una pallida reliquia, è il nostro destino.

E già sarebbe sufficiente, per una serie televisiva, costringerci a guardare dove non vorremmo. Ma Alan Ball non si accontenta e procede oltre: grazie a una scrittura elegantissima, intelligente e mai banale, ci rende partecipi della vita dei suoi personaggi, dimostrando un amore, un rispetto, un’ umana pietà che sembra appartenere a un’ altra epoca. I Fisher, e il variegato universo che gli gravita intorno, sono creature comuni e straordinarie allo stesso tempo, piene di difetti, con un bagaglio di meschinità, grettezza e rabbia simile a quello di tanti altri, ma capaci anche di slanci, gesti e riflessioni che affondano nel cuore di chi sa guardare e ascoltare e che li rende vivi, come se camminassero in mezzo a noi. Ruth, la madre, con la sua graduale scoperta di se stessa, Claire, la figlia più piccola, in lotta per uscire dalla sua parabola autodistruttiva, in un processo di crescita attraverso cui siamo passati tutti, Nate, che cerca, disperatamente, in maniera inconcludente e senza mai riuscirci sul serio, di essere una persona migliore, David, che acquisisce, poco a poco e a caro prezzo, quel briciolo di autostima che serve a sopravvivere e Brenda, la meravigliosa, incredibile Brenda, che sconta le sue consapevolezza e lucidità sulla propria pelle e che riesce, nonostante tutto, a cambiare.

Ma non solo i protagonisti, anche i personaggi di contorno, che siano presenti per tanti episodi o uno solo, sono tutti tratteggiati con cura e, soprattutto, affetto. Esseri umani che vorresti stringere in un unico, grande abbraccio, per come ti assomigliano, per come sono spaventati e soli, come te che li stai guardando. Alan Ball e gli altri sceneggiatori della serie, non sono dei pazzi burattinai che si divertono a muovere le loro pedine in uno scenario creato con l’ unico scopo di spingere lo spettatore a proseguire nella visione. Anzi, si permettono addirittura di scrivere una prima stagione che è soltanto introduttiva, perché la bellezza è faticosa, la bellezza va conquistata e se non si è in grado di sopportare i tempi dilatati e la voluta mancanza di colpi di scena, è meglio rivolgersi altrove. Six Feet Under è una serie che, nelle prime puntate, addirittura ti respinge, operando una scrematura in partenza del potenziale pubblico.  E’ un’ opera monumentale e, proprio per questo, si prende tutto il tempo che le serve per un ingresso graduale nell’ universo a tratti strampalato, a tratti onirico, ma umano, troppo umano, dei Fisher.

Alan Ball riesce ad affrontare l’ intero scibile umano in una serie di sole cinque stagioni da dodici puntate l’ una, creando un insieme di perfetta coerenza. Six Feet Under non è un prodotto scritto di volta in volta, è un disegno complesso che si svolge in un lungo arco temporale e che è predeterminato sin dall’ episodio pilota. Six Feet Under è un viaggio che va affrontato con la consapevolezza di uscirne feriti e schiacciati, se si ha la pazienza e la voglia di lasciarsi trasportare. I temi toccati (mai accennati, ma sempre sviscerati in profondità) sono talmente tanti che la compattezza finale della serie ha un che di miracoloso. La morte è sì il filo conduttore principale, ma si parla di vecchiaia, omosessualità, religione, politica, arte, pregiudizi razziali, senza sermoni o trattati di sociologia spiccia, ma con naturalezza e sincerità. Nessuno vuole farci la lezioncina morale, anche perché i punti di vista sono molteplici, così come le opinioni e i pregiudizi. Mentalità all’ apparenza ristrette e bigotte che si dimostrano capaci di un’ apertura insospettabile, come accade, ad esempio,  al carattere più completo e meglio scritto della storia della televisione, Ruth Fisher, di cui è impossibile non innamorarsi. Six Feet Under dimostra che può esistere riconciliazione, può esistere perdono e può esistere amore, senza per questo proporre facili scappatoie consolatorie, ché le ferite inferte ai personaggi non si rimarginano mai, ed è proprio il loro aggirarsi sanguinanti, per tutta la vita, a renderli così reali e concreti.

La maestosa architettura progettata da Alan Ball si conclude il 21 agosto del 2005, data di messa in onda dell’ ultima puntata, Everyone’s waiting. Il finale, dopo così tante parole spese nel corso delle cinque stagioni, è affidato solo a immagini e musica. Ed è un finale che non lascia scampo, ti strappa il cuore dal petto e lo calpesta, risponde a tutte le domande sollevate dalle altre puntate, anche a quelle di cui non volevamo conoscere la risposta, anche a quelle che non avevamo posto. Non si può raccontare e non si può descrivere, va visto, assimilato e portato sempre addosso, come un marchio di fuoco sulla pelle. Perché è un finale che ti modifica, e cambia  la tua percezione delle cose, a livello razionale ed emotivo. Ed è in quegli ultimi, splendidi e terribili, sei minuti che finalmente capisci cosa voleva dire Alan Ball quando parlava di un’ opera sulla vita in presenza della morte.

It’ s a wonderful life, diceva Frank Capra. Lo dice, in sei minuti, anche Alan Ball. Lo è, è meravigliosa, ma lo è perché è sporca, lercia, affrontata tra sangue, vomito, merda e disperazione, lo è perché è una cagna e poi muori, perché sbagli, distruggi, uccidi eppure ci provi, ci provi sempre e non puoi fare altro che stringere forte quel te stesso che ti perseguita e ti fa paura, sapendo che continuerà a perseguitarti e a farti paura fino a quando non finirai anche tu tre metri sotto terra.

Per chi l’ ha già visto, ma solo per chi l’ ha già visto che se cliccate play senza sapere, vi taglio le mani.

36 commenti

  1. Bel pezzo… aspetto il taglio delle mani perché, lo ammetto, non ho mai visto tutta la serie ma solo alcuni episodi iniziali. 😉

    1. Grazie e benvenuta!
      ma no, tranquilla, il taglio delle mani è riservato solo a chi si vede il finale senza aver prima visto la serie

  2. Una dichiarazione d’amore a tutti gli effetti, come dici all’inizio. Sentita e puntuale. Dei gli ultimi 6 minuti, poi, abbiamo parlato più volte: tu l’hai amata, io un po’ meno, ma ci riconciliano che è una meraviglia. Un finale enorme.

    Bravissima, al solito.

    1. Graziee! 😀
      Bè, è la mia serie preferita di sempre, che lotta nel mio cuoricino contro BSG che le è seconda di pochissimo.
      Personaggi enormi, secondo me, tematiche davvero profonde e una regia cinematografica.
      Poi, vabbè, io son malata e se mi metti un morto a puntata, mi hai conquistata per sempre!

  3. Ne ho visto solo il pilota eoni fa, poi non ricordo perché non ho proseguito. Pezzo bellissimo, davvero, facciamo che magari accantono una buona volta True Blood, che trovo sempre più insopportabile, e scopro un altro Alan Ball. 🙂

    1. ma guarda, dopo Six Feet Under, anche io per rilassarmi avrei fatto True Blood 😀 lo capisco e come Alan Ball. In effetti l’ ultima stagione di True Blood (a parte un paio di episodi) era abbastanza sottotono. E tuttavia, mi diverto moltissimo. Diciamo che Six Feet Under , insieme a BSG, una delle cose per cui ritengo valga la pena vivere. Un’ altra sta diventando Doctor Who

  4. guarda un po’ cosa mi son perso!Dannata mia megalomania che mi fa evitare questi prodotti perchè ho capito roma per toma.
    Vedrò di recuperare questa serie allora,per un motivo:La Morte non è Un argomento,ma è L’argomento che sta alla base e da un senso alla vita.Io penso spessissimo ad essa,sia che riguardi me o le persone ,il cane,insomma chi mi sta accanto.Per debolezza spesso evitiamo usando metodi davvero grossolani di non parlarne,meglio fermarsi al motore,alle donne,a queste cose,ma è davvero un argomento centrale e dovremmo affrontarlo.
    E allora di nuovo grazie perchè tra film horror che ignoravo e sta serie qui mi stai donando una piccola dose di cultura “popolare” che ignoravo

    ciao.

    1. E se la pensi così, allora sono proprio convinta che ti piacerà. Però non la inserirei del tutto nella cultura popolare, si situa un po’ a metà tra il cinema popolare e quello d’autore. Vedrai, vedrai!

  5. Mai visto… e non dirmi che mi sono perso qualcosa perché lo so!!!
    Proverò a recuperare in futuro.
    Nel frattempo ti consiglio vivacemente Breaking Bad che con una trama da non dargli 5 lire ti tirano fuori un capolavoro assoluto. Poi fammi sapere e non te ne pentirai.
    Intanto continuo con AOS, ma sta calando… speriamo col finale di stagione…

    1. Sì, Breaking Bad me lo hanno detto tutti di vederlo, e infatti me lo sto procurando, solo che per il momento sono invischiata nel Doctor Who. Appena lo finisco passo a Breaking Bad, giuro!
      A me di AHS è piaciuta moltissimo la dodicesima puntata, in cui si è risollevata moltissimo la serie. Vedremo la conclusione se sarà o no all’ altezza.

      1. oh,in edicola mi è arrivato il dvd ,anzi due,de Walking Dead prima stagione
        Ne avete già parlato,ma figurati se rimembro quanto detto,che devo’ffa?
        Lo suggerisco ai clienti o faccio la figura della nazionale dei pirla!

        1. Guarda, TWD è un argomento controverso: c’è chi lo adora alla follia e chi lo detesta con pari forza.
          Io sto nel mezzo: lo seguo sempre più svogliata, però è una serie che puoi tranquillamente consigliare.

          1. certo,sotto natale un po’ di morti viventi non fa mai male
            ps:sul mio blog mi son permesso di scrivere quella che è la mia opinione personale su Halloween di Carpenter,(quella di Rob Zombie non ho il coraggio di vederla,sarà magara pure bella,per carità!Però..),sarei lieto di sapere che ne pensate tu e i tuoi fidati lettori.

            ps2:dal 27 al 29 dicembre sciopero di noi giornalai,quindi se doveste prendere Chiamami o Top Hard andate di prescia!

          2. La versione di Rob Zombie è bellissima. Niente a che vedere con Carpenter, tutt’altro stile, molto più viscerale, propulsivo, malato. Ma io non faccio testo perché Zombie lo adoro sempre e comunque 😉

          3. si,è proprio una questione di stili,mi piace assai quello di Carpenter.Vabbè,guarderò anche quella di Zombie allora..

  6. Penso che Capra e Ball si sarebbero presi leggermente a mazzate circa il modo di intendere le meraviglie della vita 😉 Six Feet Under purtroppo l’ho vista in modo disorganico, grosso modo una manciata di episodi per stagione di per sè sufficienti, comunque, a farmi capire il buon livello della serie…se poi mi tiri in ballo BSG il mio lato scifi esce di prepotenza e la famiglia Adama ha la precedenza sulla famiglia Fisher, anche se entrambe sono accomunate da personaggi “epici” nella loro umanità.
    Comunque vedo che una recensione brutta proprio non ti riesce di farla, magari anche solo un tantino superficiale, senza un finale così struggente e “dolcemente” duro…macchè, nisba!
    Certo che mettere “Dexter” in bella vista e spingermi così a rischiare di cliccare…è proprio degno di lui 😀

    1. Sì, si sarebbero massacrati l’ un l’ altro, ma mi piaceva il riferimento mezzo sarcastico a Capra…mi dava il gancio per chiudere l’ articolo 😀
      Grazie davvero per i complimenti: è che io a questa serie voglio bene.
      L’ ho scritto prima: vista questa, vista BSG e visto il Dottore, si può anche lasciar perdere il resto del mondo

      1. Il Dottore è praticamente una figura istituzionale in Inghilterra…io sono riuscito a vedere qualcosa (compreso il pilot) dei sette Dottori che si sono dati il cambio fra il ’63 e l’89, prima della lunga pausa durata fino alla ripresa nel 2005 (e un film girato nel ’96 che a me è piaciuto quando sono riuscito a recuperarlo, anche se non mi pare avesse riscosso grande successo all’epoca, tanto che si lasciò perdere l’idea di riportare il personaggio in tv in tempi brevi)…c’è anche un ciclo di episodi -The Curse of Fenric- con riferimenti lovecraftiani -che non ho ancora visto ma non dovrebbe essere niente male- proprio sul finire dell’ultima stagione anni ’80.
        Scusami se ti posso aver rotto i coglioni con il mio Doctor Who in “pillole” (ma quando si parla di scifi britannica capita che mi lascio andare 😀 ) …ecco, magari uno sguardo al suo spin-off Torchwood glielo darei, tra l’altro lo trasmetteranno su rai4 tra qualche mese credo…

        1. Io purtroppo conosco solo la nuova serie partita nel 2005, ma la sto amando con tutta me stessa. E finisco in lacrime praticamente in ogni puntata.
          Anche Torchwood devo iniziarla, è che c’è davvero troppa, troppa roba e manca sempre il tempo!

  7. Anche io ho amato molto questa serie ma, per motivi indipendenti dalla stessa, ho interrotto la visione alla seconda stagione. Mi hai dato lo stimolo per ricominciarla e continuare fino in fondo. E anche io adoro letteralmente Ruth!

    1. Sì, ti prego, portala avanti perché è proprio dalla terza stagione che si comincia a intravedere il disegno complessivo. E Ruth, vabbè, Ruth è incantevole. Io me ne sono innamorata sentendola cantare Joni Mitchell

  8. L’adoravo anche io, l’ho seguita tutta finché non hanno cominciato a darla in un orario impossibile.
    E ho visto il finale per sbaglio, senza volerlo e senza saperlo, in Australia. Una cosa straziante.
    Dovrei anche io avere il coraggio di riprenderla da capo, perché è stato uno dei prodotti migliori degli ultimi anni.

    1. Sì, mi ricordo che a un certo punto hanno cominciato a trasmetterla alle due del mattino perché adatta solo a un pubblico adulto, e infatti in Italia non ha mai sfondato, chissà perché, ma che tu guarda che strano 😀
      Per me è il prodotto migliore degli ultimi anni, soprattutto per la fortissima coerenza interna, cosa difficilissima da trovare in un prodotto seriale.

  9. Come promesso, sono venuto a leggere il tuo pezzo e… oddio, quanta passione, quanto amore!
    Si sente quello che provi, traspare da ogni tuo commento, e visto che la serie non lo mai guardata, se si esclude un paio di episodi in qua e in là, penso proprio che dovrò colmare questa mia lacuna.
    Complimentoni per l’energia: non avrai parlato di horror, ma la differenza non l’ho proprio avvertita 🙂

    1. Grazie Paolo!
      Se soltanto questo mio post ha fatto venire voglia a qualcuno di vedere la serie, basta anche una sola persona, guarda, allora sono felice 😉

      1. Lo ha fatto, lo ha fatto 🙂
        Lo trovo tutto in italiano, o come spesso accade qualcosa me lo devo sorbire in lingua originale?

        1. C’ tutto doppiato, anche se in lingua originale un’altra cosa! 😉

  10. LordDunsany · · Rispondi

    Bel pezzo Lucia, riesci sempre ad esser molto convincente!! Spero mi perdonerai se dico che vidi tutta la serie 10 anni fa e non mi diede niente di particolare! 😀 E poi aveva delle “musiche ” pessime” (tipo quella, orrida, nel video che hai postato) 🙂 🙂

    1. Grazie Lord.
      Una serie che ti passa da Joni Mitchell, a Coltrane, fino ad arrivare ai Death cub for cutie, dimostra di avere una grande ricerca dal punto di vista musicale. Poi forse, il genere può non piacere, ma credo che un accompagnamento migliore alle immagini non si potesse trovare, anche a prescindere dai gusti personali.

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Certo Lucia, questo è sicuro! 🙂 Ovviamente ho espresso il mio parere correlato a quel che sono i miei gusti musicli, per me quella è musica pessima! 🙂 Io amavo la maggior parte dei sountracks delle puntate di Miami Vice 😀

  11. Ho saltato l’ultima parte del finale, perchè non voglio anticipazioni, ormai praticamente ci sono. L’unica cosa che mi dispiace è che dopo aver letto questa tua recensione non avrò mai il coraggio di scriverne una io su questo telefilm: è bellissima! Grazie di aver insistito a farmelo vedere 😉

    1. No,ma potevi proseguire tranquillamente, che non ho spoilerato nulla. Nessuna anticipazione, nessuna rivelazione, niente di niente!
      Ma figurati, scrivi anche tu la tua che diffondiamo il verbo, che ‘sta cazzo de serie pare non l’ abbia vista nessuno, mannaggiaajjabrams!
      e sei troppo buona con me

      1. che buona con te…la recensione è veramente bella….

  12. Non solo una delle più belle conclusioni di una serie TV, ma una canzone da brivido, evocativa, elegante e mostruosamente triste. Per questo, perfetta per Six Feet Under.

    La serie l’ho vista tutta, da solo, nell’indifferenza di amici e conoscenti e da allora ho ripreso più volte questo frammento, che è la somma stilistica ed emotiva di tutto ciò che è stato nelle cinque stagioni precedenti. E ogni volta ci lascio sopra un paio di lacrime.

    Recensione fantastica.

    1. Benvenuto e grazie.
      E’ successa la stessa cosa anche a me: vista la serie da sola, nell’ indifferenza totale di chi si annoiava o diceva di non capirne i “siparietti comici” (leggasi, le splendide scene oniriche, come quella della bisca con vita e morte).
      Anche io, ogni tanto, me ne vado su youtube a rivedo questi sei minuti, o mi riascolto la canzone, che basta quello per ripiombare nelle cinque stagioni e, come dici tu, lasciarci sopra un paio di lacrime.
      Grazie ancora

  13. […] sto a raccontarvi la trama (potete leggere l’ottimo post di Lucia per questo e altro), mi limito a dirvi perché questa serie cambia la vita: credo che non siamo […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: