Un minuto a mezzanotte

Regia – René Manzor (1989)

Post domenicale, leggerino leggerino e pieno di spirito natalizio (se, ve piacerebbe), per ricordare insieme a voi uno dei miei traumi primari infantili. Visto una volta in televisione, cercato per anni e recuperato solo ieri, grazie a youtube, Un Minuto a Mezzanotte (titolo originale 3615 code Père Noël) è un home invasion francese, spacciato all’ epoca come film per bambini. Vinse il fantafestival di Roma nel 1989 anticipando di un anno  il concetto  alla base di quel blockbuster per famiglie che fu Mamma ho perso l’ aereo.  Dove però la storia del bambino dimenticato a casa alla vigilia di natale, nel film di Columbus era una commedia fracassona e grondante buoni sentimenti, Un Minuto a Mezzanotte è invece l’ odissea disperata di un dodicenne alle prese con l’ irruzione di uno psicopatico vestito da Babbo Natale, che vuole vendicarsi perché la mamma del ragazzo lo ha da poco licenziato dal centro commerciale di cui è direttrice.

Che le festività natalizie avessero un lato non solo malinconico, ma anche sinistro, non è scoperta molto originale, come del resto è una banalità attribuire alla stessa figura di Babbo Natale delle caratteristiche da Uomo Nero: un tizio che ti entra in casa dal camino, mentre dormi, e dispensa regali solo ai bambini buoni, non è solo un simpatico signore con la barba bianca, è anche uno spauracchio. L’ horror ha sempre sfruttato il lato oscuro del natale per sovvertirne l’ atmosfera, trasformandola da sogno in incubo. Un Minuto a Mezzanotte rientra in questo filone, ma lo fa in un modo molto personale, con una grande cura nel costruire i personaggi del bambino Thomas e di suo nonno, da soli contro un mostro implacabile e folle, che ha come solo obiettivo quello di fare del male. Manzor dispensa colpi bassi allo spettatore, come quando fa uscire di scena in maniera violenta e repentina il cane del ragazzo, ammazzato senza pietà con una paletta per tagliare le torte (una cosa che mi fece avere gli incubi per settimane), o obbligando il protagonista a una progressiva e irrevocabile disillusione su tutti i miti e la magia del natale e mischiando il tutto con elementi tipici del film d’avventura per ragazzi, che però vengono impiegati in maniera straniante, rendendo Un Minuto a Mezzanotte un prodotto dall’ altissimo potenziale turbativo, specie se visto in tenera età.

Thomas, interpretato in maniera straordinaria da Alain Lalanne, è un bambino ricchissimo, che traffica in continuazione con aggeggi elettronici davvero fantascienfici per quel periodo, si veste come Rambo e piazza trabocchetti (tracobetti?) per tutta casa, per giocare alla guerra. Lo conosciamo, lo invidiamo, ma gli vogliamo lo stesso bene, perché è sveglio, intelligente e, nonostante il suo amico continui a dirgli che Babbo Natale non esiste, lui preferisce crederci lo stesso, e anzi, ha intenzione di riprenderlo con telecamere a circuito chiuso e magari anche catturarlo. Quando la triste realtà gli rivela che Babbo Natale è un orco cattivo, non si perde d’animo e lo combatte, con i mezzi a sua disposizione. Ne scaturisce una lotta per la sopravvivenza con momenti di pura tensione  costruiti ad arte e sequenze d’azione gestite con tempistica e montaggio perfetti. Un Minuto a Mezzanotte possiede tutte le caratteristiche del film di serie B anni ’80, ma filtrate attraverso una mentalità europea, più cupe quindi, e più dolenti. E’ un film che parla di solitudine e fine dell’ infanzia, di crescita improvvisa e violenta, di perdita di sogni e di disincanto, ma lo fa attraverso la struttura del thriller e rispettando quindi i codici e i meccanismi del genere. Soprattutto, è un film che distrugge il natale sin dalla prima inquadratura, da vedere e rivedere per come la macchina da presa di Manzor gioca con l’ illusione ottica di un paesaggio perfetto e idilliaco e poi lo schiaccia sotto le ruote di un camion della nettezza urbana. Da rifarsi gli occhi, sul serio.

Il Babbo Natale psicopatico (Patrick Floersheim) è una figura che inquieta e mette tristezza allo stesso tempo. Di lui nulla ci viene detto, se non in qualche piccolissimo accenno all’ inizio del film. Assassino senza background e per questo ancora più spaventoso, quasi mostro dell’ inconscio e proveniente dall’ ignoto, ma con un velo malinconico dello sguardo che spiega più di tanti flashback inutili.

Molto ben descritto e pieno di tenerezza, anche il rapporto tra Thomas e suo nonno. E’ difficile vedere, al giorno d’oggi, un affetto così profondo tra un personaggio anziano e suo nipote, senza che questo scada nella retorica più trita e quasi offensiva. Cinema d’ altri tempi, quindi, quasi di altri universi, ormai, in grado di coniugare sentimenti intensi (non sentimentalismo) con angoscia e crudele realismo. In più, c’è tutta l’ iconografia anni ’80 che farà brillare gli occhi di chi è cresciuto con gli stessi giochi e gli stessi miti dell’ infanzia di Thomas. Se vi capita, fate un salto su youtube e (ri)dategli un’ occhiata.

25 commenti

  1. Credo proprio che me lo guardero questo pomeriggio:D

  2. Ho chiesto al mio amico inglese John E. Mule se per caso dovesse averlo,mi sa che uno di questi giorni lo guarderò.
    Prima devo vedere Il Cibo degli dei di Berr I Gordon,è da 29 anni che non lo vedo!

  3. sul mio blog

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

    ho messo una piccola classifica delle migliori sparatorie girate al cinema,sarei curioso di vedere le vostre preferenze!^_^

    1. Ho commentato di là!

      1. ho letto e ti ho risposto,in poche parole:van damme è l’antipasto,mo arriva il primo piatto che riguarda p.w.s. anderson,posso sapere che tipo di tortura prevedi per quelli che stroncano senza se e senza ma il tuo beniamino?

        1. No, nessuna tortura. Io e Paul siamo impermeabili e non ci curiamo delle critiche 😀

          1. avete anche culo,perchè la copia di alien contro predator è invedibile.Quindi rimandiamo va

  4. Da piccolo sai perché lo volli vedere? Perché mi gasava che il bambino si armasse in una sequenza come Rambo… E shock fu!
    È proprio vero che tutto del Natale viene demolito, ribaltata la figura di Babbo Natale, e sottolineiamo che il tutto avviene, come hai ricordato, perché la mamma direttrice, quindi dispensatrice del consumismo più sfrenato licenzia un reietto… Non come altri classici americani dove i centri commerciali pullulano di gioia ed infanti che credono ciecamente in quei momenti.
    In più, riflessioni anche sulla morte vista da occhi di bambino…

    1. Però la sequenza in cui si arma come Rambo è indimenticabile, davvero un tripudio e una celebrazione. Fatta da un francese poi!
      Infatti il Babbo Natale reietto e disperato da piccolo ti terrorizza, da grande ti mette addosso una tristezza incredibile. E il centro commerciale, che c’è comunque molto poco nel film, viene ritratto con quei toni freddi, quasi da incubo psichedelico che lo fanno assomigliare a un luogo orrendo. Altro che atmosfera natalizia. Anche perché ne vediamo solo gli uffici e il retro, dove si decidono le strategie commerciali per meglio fregare gli acquirenti.

  5. Dalla descrizione mi sembra una perla di film ! (Traumatizzante , ma sempre perla !)

    1. Sì, è una piccola perla dimenticata che sarebbe meritevole di una riscoperta.

  6. LordDunsany · · Rispondi

    Il tuo commento è notevole come al solito e questo film mi manca, ma odio film con, odiosi, bambininetti protagonisti 🙂

    1. Eh, ma tutti noi siamo stati odiosi bambinetti una volta nella vita 😀

  7. Altra pellicola da aggiungere alla mia wishlist. Mi ispira proprio. E quello che dici a proposito del rapporto tra nonno e nipote mi ha ricordato proprio La storia fantastica di Reiner di cui abbiamo parlato recentemente. Anche lì c’è un bellissimo rapporto tra il nonno (interpretato da un inedito Peter Falck) e il bambino protagonista.

    1. Vero! Adesso se fanno vedere nonni e nipoti se ne escono con cose insopportabilmente smielate, piene di retorica da fare indigestione.
      Credo che anche questo potrebbe entrare nel novero di quei film che oggi non potrebbero mai essere girati.

  8. Me lo sono guardato questo pomeriggi e l’ho apprezzato molto.Capisco anche perchè il Santa Claus psicopatico ti traumatizzò perchè quando entra in azione fa terribilmente sul serio.

    1. Sì, non c’è il senso del ridicolo camp di molti babbo natale assassini da slasher. Qui non si scherza neanche un secondo. E la scena del cane, mamma mia…

  9. E dev’essere per forza in televisione che devo averlo visto anch’io una sola volta, non mi ricordo di altri passaggi in tv (o forse me li sono semplicemente persi, ne è passato di tempo)…in effetti, un Babbo Natale/Michael Myers (beh, più o meno) è efficace come distruttore di miti e ipocrisie assortite, e può lasciare il segno anche quando bambino non sei più…da rivedere. E vai, la lista si allunga 🙂

    1. Io cercavo di ricordare il titolo di questo film da anni. Poi, ieri, l’ illuminazione! credevo anche che rivederlo mi avrebbe delusa e me lo avrebbe fatto ridimensionare e invece ho trovato davvero un bel prodotto d’ altri tempi!

  10. L’ho visto, ma non ricordo quasi nulla. Sicuramente merita un’altra visione

    1. Anche io avevo un ricordo confusissimo (trauma dell’ animale domestico a parte, molto vivido), però poi, rivedendolo, mi è tornato in mente tutto quanto 😉

  11. Allora stasera me lo procuro e prima di Natale lo guardo…. l’atmosfera natalizia va coltivata :-p

  12. Ho appena finito di vederlo. Davvero ottimo. Sei riuscita a descriverlo davvero bene questo film !

    1. Grazie! Sono contenta di averti dato un buon consiglio natalizio 😉

  13. AndreaG · · Rispondi

    Vi ricordate chi è l ‘autore o la canzone di inizio film quando il bambino si veste da Rambo??
    Many Thanks..
    Andrea

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