Bag of Bones

Regia – Mick Garris (2011)

Mick Garris non è un regista, lui è un trasformatore (nell’ accezione suggerita da questa foto) di opere kinghiane in prodotti televisivi. Il metodo che adotta è una fedeltà pedissequa fino all’ autolesionismo (vedasi la  mano di Dio ne L’ ombra dello scorpione), perché King lo tiene rinchiuso nel solaio della villa coi pipistrelli sul cancello, gli tira qualche osso di bistecca quando fa i barbecue con gli amici e, quando si indigna perché Kubrick non ha messo le siepi animate nel suo Shining, lo chiama e Garris, obbediente, fa la miniserie con le siepi animate. Guai a sgarrare, aderenza assoluta allo svolgersi dei fatti, così come il Re (nudo) li ha scritti e, mi raccomando, che sulla locandina spicchi il nome di King, più grosso del titolo e del regista (che infatti è un trasformatore).

Con queste premesse, era facile immaginare il risultato della trasposizione di un romanzo complesso come Mucchio d’ossa. Complesso perché poco cinematografico, fatto soprattutto di riflessioni, flashback, lunghi dialoghi, con una struttura piuttosto ingarbugliata e segnato dalla solita logorrea tipicamente kinghiana. Resta comunque una delle ultime cose buone scritte da King nella seconda parte della sua carriera, una  ghost story malinconica e paurosa, che affonda le sue radici nel passato oscuro della provincia americana e narra una vendetta sacrosanta, ma che, come tutte le vendette, coinvolge e distrugge la vita di molti innocenti. Un romanzo che non lascia molto spazio alla speranza, che non ha un lieto fine, perché le perdite da sopportare sono troppo grandi e, nonostante si debba andare avanti, il dolore provato lascia ferite che non si rimarginano. La resa sul piccolo schermo di questo insieme di suggestioni così sottili è un problema serio per chiunque, figuriamoci per Garris che, ovviamente, non capisce nulla e si limita replicare lo schemino dei fatti messi su carta da King, neanche fosse un bignami for dummies. Ma questo era prevedibile, nonché nell’ ordine naturale delle cose.

fedele

Quello che invece sorprende, in negativo, è il fatto che Garris pare non aver notato i profondi cambiamenti subiti dal mondo delle serie televisive negli ultimi anni. Rimasto ancorato al piattume dei primi anni ’90, gira un polpettone di quasi tre ore, misericordiosamente diviso in due parti, privo anche dell’ ombra di qualsiasi guizzo estetico, in cui ogni inquadratura è messa lì al servizio del divo di turno (in questo caso un Brosnan del tutto fuori parte) o della spiegazione ripetuta più volte di una svolta nella trama  già raccontata dieci minuti prima. Garris ostenta l’ anonimato in tutti i reparti, da una fotografia che non sfigurerebbe in una fiction nostrana e che rimane costante e senza sfumature, sia che ci si trovi all’ interno di un bosco, o nel solaio infestato di una casa, o nel bel mezzo di una fiera degli anni ’30, passando per scenografie e costumi, che sembrano fatti apposta per non catturare mai l’ occhio dello spettatore. Bag of Bones se ne sta lì, monolitico nel suo rispecchiare la parola televisivo nell’ accezione peggiore. Televisivo è un termine ormai inapplicabile a certe produzioni molto recenti, che utilizzano, pur in un contesto seriale, meccanismi e linguaggio tipici del cinema. Garris no, lui prosegue indomito nel suo metodo narrativo invecchiato malissimo e, mentre l’ HBO produce roba così, il duo malefico si adagia su un soporifero Bag of Bones, che non turba, non diverte, non intrattiene, non commuove e non spaventa. Al massimo può sbalordire per come ci fa tornare indietro nel tempo, a quando film per la tv era un’ espressione dispregiativa, destinata a quelle cose troppo povere e noiose per potersi permettere il lusso del grande schermo.

salve, sono un fantasma truccato male

Qual’ è il film di fantasmi la cui visione vi ha fatto bestemmiare in antiche lingue nordiche, innestando in voi il desiderio compulsivo di lanciare il regista contro un muro? Per me la risposta è duplice: Le verità nascoste e Haunting. Adesso, elevate all’ ennesima potenza questi due film, conditeli con la scoperta del J-horror con quel paio di decenni di ritardo e aggiungete, per speziare il tutto, qualche spavento a buon mercato, tipo il fantasmino nascosto sotto al letto che ti afferra all’ improvviso. Fatto? Eccovi servito Bag of Bones in tutto il suo disgraziato e ingombrante splendore. Effetti speciali dozzinali e superati, lunghissime scene con Brosnan che smadonna contro un povero mac perché ha il blocco dello scrittore, tutto l’ armamentario dell’ infestazione riproposto senza nessuna rielaborazione o visione personale, personaggi senza storia e senza spessore, dialoghi stirati all’ inverosimile e una meravigliosa creatura come Melissa George, mai sfruttata così male in tutta la sua carriera.

“A confronto del più insignificante essere umano che posi effettivamente il piede sulla faccia della terra e vi proietti la sua ombra, anche la più sagace caratterizzazione di un romanzo non è che un mucchio d’ossa”, questa la frase attribuita a Thomas Hardy, da cui prende spunto il titolo del romanzo di King. Garris, che è un dritto, la fa ripetere a un Pierce Brosnan che sale in cattedra e si presta al ruolo dello scrittore con la convinzione di un gatto davanti a una vasca piena d’acqua. Detto nel corso di una miniserie in cui non c’è un solo personaggio che valga la pena di ricordare, è un po’ come martellarsi da solo i coglioni e scusate il francese. Le figurine che si agitano sullo schermo in Bag of Bones, non possiedono nemmeno la dignità di un mucchietto d’ossa. Agiscono così tanto per, si innamorano perché sì, accettano senza fare neanche un fiato avvenimenti soprannaturali da mandare al manicomio chiunque e, alla fine, se ne vanno a fare un giro distensivo in canoa, da neo padre a neo figlia, circondati da cadaveri ancora caldi, ma che vuoi che sia: una bambina di cinque anni ha appena perso la mamma, ma c’è Brosnan che la porta in canoa sul lago, con tanto di sorrisone incantato della pupa.

tanto per capire il livello fotografico del tutto

L’ importante, però, è che i fan sfegatati di King rivedano tutte le cosine al loro posto così come il loro idolo le ha scritte. Nella trasposizione di un romanzo, tanto, non è importante rispettarne lo spirito, ma seguirne passo passo la timeline. Garris è contento, King pure. Noi un po’ meno, ma noi non contiamo niente.

35 commenti

  1. [quote] e, mentre l’ HBO produce roba così [/quote]

    per non parlare di cose così
    http://www.imdb.com/title/tt0979432/

    1. Eh, ma mi son tenuta nell’ ambito delle miniserie, altrimenti andavo avanti all’ infinito con l’ HBO

  2. Sei la seconda che oggi mi toglie ogni illusione sulla qualità di questo prodotto. Bene. Per fortuna mancano anni luce prima che mi tocchi guardarlo per cui, forse, riuscirò a dimenticare 😦
    In ogni caso immaginavo anche io un risultato del genere. Sto tentando di guardare da giorni Stephen King’s The Shining ma, credimi, è dura… davvero molto dura!

    1. Immagino quanto sia dura…Il problema di Garris è che davvero non va oltre l’ aderenza assoluta ai fatti. E’ un mero esecutore di ordini.
      Un suo buon film è riding the bullet, ma è l’ unico.
      Lascia perdere Shining…è troppo doloroso, e comunque queste trasposizioni non rendono giustizia ai romanzi, li danneggiano.

  3. Ho cominciato a guardarlo ieri sera e, con tutte le cose che ho da fare, temo che finirò il mese prossimo.
    Io sono una grande fan di King, ma Mucchio d’Ossa non è tra i miei romanzi preferiti e infatti ne ricordo davvero poco. Da grande fan del King scrittore aggiungo, però, che il mio amato Re non capisce una mazza di cinema e sceneggiatura, e Mick Garris andrebbe bastonato.
    Per ora MDO mi è sembrato davvero un po’ tanto mollo, e sono arrivata solo al punto dove la campana di Bunter suona da sola con sommo stupore del bolsissimo Pierce Brosnan (mi spiace, Pierce. Sei vecchio… stai diventando vecchio… come diceva Renatone). Metterò anche io la rece sul blog quando avrò finito di guardarlo, chissà cosa ne uscirà fuori. Ho poche speranze…

    1. Ecco, brava: mollo, lento, noioso, piatto.
      Io non so come ho fatto ad arrivare fino in fondo. E Garris sì, andrebbe randellato forte sulle gengive.
      Ma anche io sono (ero?) fan di King e mi dispiace quando vedo il suo nome associato a certe cose così brutte da suscitare imbarazzo.
      E a me Mucchio d’ossa non era neanche dispiaciuto, anzi, l’ho trovato uno dei romanzi più intelligenti e colti di King.

  4. Non posso che dispiacermi, anche se in realtà già intuivo come sarebbero andate le cose 😦
    Mucchio d’ossa è uno dei miei romanzi kinghiani prerferiti (ho letto tutto e lo consiedro ancora valido come scrittore anche se ha un pò perso il suo vecchio smalto) e sentire che la sua trasposizione lascia tanto a desiderare, beh… mi addolora.
    Ma è mai possibile che non si possa avere un buon film tratto da uno dei suoi libri? Cosa diavolo passa per la testa di registi e sceneggiatori quando si ritrovano ad aver a che fare con King?
    Questa sembra tanto una sudditanza psicologica autolesionista…

    1. Facendo un rapido sforzo mnemonico,e cercando di ricordare le migliori trasposizione kinghiane, ci si rende conto che quelle riuscite sono quelle che “tradiscono” il testo e lo rielaborano.
      La sudditanza psicologica che porta al servilismo pedissequo partorisce aborti come questo, e come quasi tutti i prodotti di Garris

  5. Mick Garris… una settimana fa mi è capitato di leggere un prequel a Io sono Leggenda scritto dal signor Garris.(Perchè lui è pure scrittore…)Se dicessi quello che ho pensato di Mick Garriss dopo aver terminato la lettura.mia madre si materializzerebbe e mi obbligherebbe a pulirmi la bocca con il sapone.

    1. Ah, è pure scrittore l’ incapace?
      Hai tirato giù tutti gli antichi, suppongo…poi vai a toccare Matheson, è pericolosissimo

  6. King dovrebbe comprendere che ha un culo della madonna:Frank Derobant ha una sana passione per i suoi romanzi e racconti e li porta sullo schermo da Dio.
    Ascoltame fijio mio affidati al buon Francuzzo che sa come cazzarola si
    gira un film ,(che sia Horror come The Mist o carcerario come Le Ali della Libertà)
    Garris è la protesi della sua stessa minchia!

    1. Ma Francuzzo è troppo indipendente, gli cambia i finali, non mette le siepi…
      lui ha bisogno dei cani da guardia, non dei registi.

      1. King è uno di quelli che si rovinano con le loro mani,ma cazzo se qualche mio raccontino fosse diretto da Paul Anderson o da Von Trier con il cazzo
        che mi metto a bestemmiare se mi cambia tutto:Oh,son maestri del cinema
        Lo stesso valga se un Kubrick decide di mettere mano a un tuo romanzo
        Si,io preferisco il libro che è più “popolare”,ma minchia stefanuccio inchinati all’onore di avere questo culo!
        Per cui accendi ceri votivi alla madonna del gore se uno come Francuzzo ha deciso di girare film partendo dai tuoi racconti e romanzi
        ps:a me risulta che abbia cambiato il finale di Mist,ma gli alti due?
        Minchia che memorie debole che ho!

  7. Lo “Shining” di Garris lo ricordo bene purtroppo…come purtroppo ricordo anche che era quella la versione che King riteneva adatta per il grande schermo, cosa da far venire i brividi e non del tipo che Stephen intende di solito…se poi, parlando di adattamenti e di spreco di buoni (a volte ottimi) attori, penso a come avevano “condensato” It, chissà che pure il Bag of Bones televisivo non diventi quasi un capolavoro in confronto 😦

    1. Scusassero..a me,ecco…come dire?Ehm,a me It non era affatto dispiaciuto,anzi ne parlerei pure bene!Tim Curry è spettacolare,poi vabbè è film tv degli anni 90.Anzi anche la tempesta del secolo o la tempesta perfetta che dir si voglia non mi dispiace per nulla

      ok,per oggi ho rotto i coglioni abbastanza va..che c’ho pure l’edicola da portare avanti!^_^

      1. Ma It aveva una prima parte (quella dei ragazzini) molto buona, poi naufragava. E’ che It è tosto da rifare, anche se si parla da anni di una sua riduzione non più televisiva, ma per il grande schermo, vedremo…
        e poi tu i coglioni non li rompi mai 😉

        1. Sarebbe bellissima una versione cinematografica del tipo i signori degli anelli.
          Ma chi potrebbe farlo?

          ps:ti consiglio la visione di La notte dei diavoli di Giorgio Ferroni,un onesto horror dei 70 con gianni garko e agostina belli,ne parlo sul mio blog

    2. Ecco, se pensiamo che quella era la versione che piace a King non possiamo fare altro che passare oltre e far finta di niente, che tanto è evidente come quella di King sia una sciocca presa di posizione perché il suo romanzo non è stato trasposto come voleva lui.
      No, ma guarda, in confronto a Bag of Bones, It è un capolavoro, te lo assicuro.

      1. A proposito di It l’idea di una riduzione per il grande schermo è tanto intrigante quanto rischiosa, di carne al fuoco ce n’è davvero molta, ma non mi dispiacerebbe se si ripensasse a una nuova miniserie svincolata dai limiti di durata e di censura (sigh) che caratterizzavano l’opera di Tommy Lee Wallace, il quale ha fatto quello che ha potuto sia chiaro, come l’hanno fatto Tim Curry (efficacissimo Pennywise), Harry Anderson, la O’ Toole e gli altri (sprecati per via delle ristrettezze del prodotto e non certo per colpa loro, ci mancherebbe)…è che aver letto il libro prima di aver visto l’adattamento tv non mi ha disposto al meglio verso quest’ultimo, vedendo quanto -troppo, per me- era stato sacrificato per rimanere nelle “misere” tre ore a disposizione. Nulla da dire invece su La Tempesta del Secolo con quel bastardo di Andre Linoge 😉
        P.S. La notte dei diavoli recuperalo perchè se lo merita…

        1. Lo recupero il prima possibile, grazie a tutti e due 😉
          Bè, per It io farei anche una cosa più approfondita, cinque o sei episodi, ecco.
          Il problema è che c’è sempre Garris in agguato e pronto a fare lammerda 😀

  8. Praticamente potrebbero affidargli anche la nuova stagione di Distretto di Polizia. Mi sa che il livello di noia sarebbe il medesimo.
    La cosa che più colpisce, leggendo il tuo articolo, è l’arretratezza insita in questo prodotto. Cioè, anche la più pallosa serie tv moderna viaggia comunque su binari iperveloci, rispetto a questa roba qui…

    1. Ma secondo me distretto di polizia a ‘sta roba je da le piste 😀
      Sì, è davvero emerso da un’ altra epoca. Che la televisione sia cambiata in maniera radicale è una cosa di cui sono accorti tutti, tranne Garris

  9. No vabbè, secondo me se qualcuno leggesse due-tre messaggi di fila da me lasciati in questo blog mi “scambierebbe” per un maniaco. Stando al genere horror come la maionese alla cioccolata, non posso far altro che prendere nota delle cose da non vedere nel caso in cui, un giorno, mi renda conto che gli horror non mi fanno più paura e commentare i complimenti alle donnine. No perché chiaramente ti sottoscrivo pure Melissa George. Tutta la vita 😉

    1. Pure Melissa George? Con quel suo adorabile broncetto?
      E comunque anche lei è stata cooptata dall’ HBO e le vogliamo benissimo per questo

  10. L’unico buon ricordo che ho di Mick Garris è Desperation, che è un prodotto tutto sommato guardabile (ma forse perché c’è Ron Perlman e tutto quello che fa Ron Perlman è must see, indiscriminatamente). E, be’, il fatto che i Masters of Horror siano nati da una sua idea, ché quella prima serie custodisce davvero delle piccole gemme (tranne il suo episodio, naturalmente).

    Avevo qualche speranza su questo Bag of Bones, non so, il romanzo mi era piaciucchiato e pensavo potesse rendere bene su schermo, soprattutto in una miniserie che poteva prendersi tutto il tempo necessario per dialoghi e personaggi. Ma allora eviterò volentieri. 🙂

    1. Vabbè, con me, se parli di Ron Perlman vinci facile facile…però Garris, gesussantissimo, levatelo di torno prima che rifaccia pure it, per pietà.
      In realtà la miniserie si prende tutto il tempo necessario per fracassare le palle, ma zero dialoghi e personaggi interessanti.
      E’ un mistero.

  11. Riuscire a trasporre un opera di SK non è facile e anche se ci si riesce (vedi The Shining, ma li c’era il genio di Kubrick!) si rischia sempre di banalizzare la trama e l’incanto della storia, anche nella sua parte finale (vedi IT). Certo, Bag of Bones non é paragonabile a IT poiche il film di Mick Venne e Mick Garris pecca di serietà e particolarmente, di credibilità narrativa. Scegliere forse una trasposizione televisiva rispetto ad una cinematografica non fa bene ne all’autore ne a chi come lettore, ha grandi aspettative dopo aver letto il libro. Detto ciò Brosnan non convince, ne la trama riadattata, ne il climax che viene perso immediatamente dopo l’interessante colonna sonora dell’inizio. Un attento regista così come uno sceneggiatore, dovrebbe vagliare prima quello che è stato fatto in altre opere simili, cercando di capire gli errori e non ripeterli, soprattutto nell’ideazione della dimensione fantastica così importante nelle opere di King. In ultima analisi, Bag of Bones non sembra essere un horror e gli effetti speciali sono quelli di un trash-movie fatto generalmente male ma buono per una fiction televisiva e di cui un appassionato di S.King avrebbe fatto volentieri a meno.

    1. Infatti, Bag of Bones, a parte qualche sbalzo di volume, di horror non ha niente.
      Io avevo sperato, dato il proliferare di buone serie televisive, che anche da King cominciassero a tirare fuori qualcosa degno di nota, e invece si rimane ancorati al signor Garris e al suo modo inevitabilmente superato di fare televisione, ripetendo, come dici tu, gli errori fatti nelle miniserie precedenti.

  12. Padre Maronno, l’ho finito di guardare sabato sera.
    Stasera o domani posto le riflessioni sul mio blog ma giuro, mi sento male. Ho visto cose che Voi umani…. Gesù.
    Dico solo che per rifarmi gli occhi ho cominciato a guardare La tana del serpente bianco di Ken Russel, che è kitch da morire e a tratti imbarazzante, ma almeno mi fa ridere.

    1. Te l’ avevo detto…un imbarazzo da non crederci. Il top sono i flashabck fotografati come gli occhi del cuore.

  13. Federico · · Rispondi

    Condivido ila tua nalisi al 100%
    Le trasposizioni di King sono di solito patetiche (su tutte, la peggiore è amio avviso L’ombra dello Scorpione, di cui salvo solo la scena iniziale con musica dei BOC). Shining è un gran film, c’è poco da dire. Secondo me anche The Mist non è male, seppure inferiore (se ha senso fare paragoni). Per il resto, hai detto bene: trattasi di un “trasformatore” non di un regista. Condivido anche l’accenno che hai fatto alla logorroicità cronica di King: a volte, pur dispiaciuto, non sono riuscito a portare a termine i suoi libri perchè davvero TROPPO pieni di chiacchere a margine… E non mi vengano a dire che in realtà sono funzionali alla storia, perchè hanno un peso nella trama (bazzecole) o contriubiscono all’atmosfera (al contrario, appesantiscono il libro di una profonda noia e basta). Peccato perchè King ha avuto davvero delle grnadi idee. Saprebbe anche scrivere diversmente, come dimostrano i libri pubblicato con lo pseudoinimo di R. Bachman.
    Tornando alla serie, sinceramente mi ha annoiato, non ho molto da aggiungere a quel che hai detto.

    1. Io credo che Tommyknocker batta anche il pessimo L’ Ombra dello Scorpione che, come dici tu, ha almeno dei bei titoli di testa.
      The Mist piace moltissimo anche a me, visto più di una volta e adorato.
      SUlla logorrea di King, è una discussione annosa, nel senso che molti preferiscono ignorarla. Io sono convinta che King abbia più forza quando si dedica alla forma del racconto, dove è obbligato alla brevità.
      Per il resto, a volte (Vedi IT, L’ Ombra dello scorpione) il suo sproloquiare non pesa ed è funzionale; altre (Cell, The Dome, Insomnia) diventa pensante e parte per la tangente senza che questo aggiunga niente alla storia che racconta.
      Benvenuto da queste parti 😉

      1. La sua è capacità di descrivere.Mica ti leggi un suo racconto o romanzo senza che illo ti descriva amorevolmente tutto.E a me piace.Preferisco quella logorrea piuttosto che l’ironia da teste di cazzo del signor Nelson Demille,sto trucidone che con il suo polpettone Notte Fatale ha scritto un tomo di oltre 400 pagine volendo fare lo spiritoso scorretto,poi però dopo aver finito di sputtanare gli arabi,alla riga sotto dice:oh,ma son tutti bravissimi tranne una minoranza-peraltro la migliore,dico io.
        Questo zozzone ammmeregggano che pretende di fare fantapolitica,ma ignora totalmente la lezione dei maestri americani come Frankeimer.Poi mi danno da leggere un giallo svedese,Prima del gelo.
        Dio cantante e il complesso dei nuovi angeli:altro che la logorrea kinghiana-che è per palati fini-du palle con uno stile da serie tedesca parole su parole per spiegare gli spiegoni,vabbè..dai.King a vita,altro che!

        1. Eh, non solo. Era capacità di descrivere che si è gradualmente trasformata in logorrea verbale e insopportabile prolissità. Se potessi vedere la mia libreria, ci troveresti l’ opera omnia di Stefano Re. Io lo amo, e neanche poco. Mi ha cresciuto, cazzarola.
          Ma i difetti li ha sempre avuti e con gli anni si sono ingigantiti.
          Però io dalla robaccia che leggi tu me ne sto ad adeguata distanza. Sei un masochista letterario, tanto quanto io sono masochista cinematografica.

          1. King è da un po’ che è in caduta libera.Più che logorrea è dispersione del senno.
            Tuttavia come dicevi tu,quanti bellissim ricordi che ho dei suoi libri.

            ps:ma che masochista,io leggo su commissione e mi fido di quello che mi dicono!^_^

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