Apollo 18

Regia – Gonzalo Lòpez Gallego (2011)

SONO PRESENTI SPOILER

Quando si parla di Mockumentary, molto spesso diventa necessario azzerare qualsiasi discorso di natura estetica: regia, fotografia e montaggio sono appiattiti sull’ imitazione di un filmato amatoriale e le scelte stilistiche sono, per forza di cose, subordinate alla decisione di un realismo che si pretende crudo e privo di fronzoli. A seconda che si abbia a che fare con un ragazzino armato di mini dv, con un operatore professionista con una telecamera a spalla, o con una serie di telecamere fisse posizionate all’ interno di una casa, le possibilità per un regista di esprimersi e di dimostrare le sue capacità, si riducono progressivamente. Certo, in prodotti come REC o Cloverfield, il movimento continuo di chi sta riprendendo porta a delle soluzioni spesso affascinanti e valide anche da un punto di vista estetico. Se invece il filmato ritrovato è del tipo visto in Paranormal Activity, si assiste soltanto alla riproduzione di un reality, monotono e immobile, qualcosa che chiunque sarebbe in grado di girare. Ed è spesso questa la caratteristica che contribuisce in misura maggiore al successo di questo tipo di prodotti. Ci sarebbe da chiedersi se la fruizione cinematografica sia quella più adatta, o se addirittura sia il caso di usare la parola cinema per definire l’ ondata di falsi documentari che sta dilagando negli ultimi anni. Sta di fatto che sembra che il pubblico non ne abbia mai abbastanza: Paranormal Activity 3 è il più grande incasso mai registrato da un film dell’ orrore e anche questo Apollo 18, a fronte di un budget di cinque milioni di dollari, ne ha portati a casa la bellezza di venticinque. Sono cifre che fanno riflettere e arrivare a conclusioni pessimistiche sui gusti di un pubblico che sembra andare al cinema per vedere la televisione su grande schermo.

Apollo 18 si situa a metà tra la frenesia di un Rec e la monotonia di un Paranormal Activity, alternando riprese fisse a quelle in movimento, all’ interno e all’ esterno del modulo lunare in cui vivono gli astronauti protagonisti. Ambientato nel 1974, ipotizza che la missione Apollo 18, ufficialmente cancellata, sia in realtà partita in segreto. L’ obiettivo dichiarato ai membri dell’ equipaggio è quello di piazzare dei sensori in grado di monitorare l’ attività militare dell’ Unione Sovietica. In realtà, il dipartimento della difesa, che ha organizzato la spedizione,  ha in mente tutt’ altro e il comandante e i suoi uomini lo scopriranno a loro spese.

Le care vecchie teorie del complotto sono l’ ideale per il blues del filmato ritrovato. All’ inizio del film, una didascalia ci avverte che quello a cui stiamo per assistere è un montaggio ricavato dalle macchine da presa 16mm che gli astronauti avevano con sé nel corso della missione. Ci fornisce anche l’ indirizzo di un sito internet che dovrebbe dirci la verità sugli scopi reconditi dei viaggi sulla luna voluti dal governo statunitense. Fin qui tutto bene, per carità. Il complottismo ha il suo fascino, come del resto l’ avventura dell’ uomo nello spazio, le passeggiate lunari, la solitudine e il silenzio profondi in cui si trovano immersi gli astronauti, i crateri, le rocce, il freddo e il dannatissimo spirito pioneristico tutto americano. Anche l’ accenno alla guerra fredda e l’ ambientazione del 1974 giovano alla resa del film: la pellicola sporca e rovinata di un 16mm invecchiato quasi 40 anni è riprodotta alla perfezione, mentre le scene di vita quotidiana all’ interno del modulo lunare Liberty e del modulo di controllo in orbita intorno alla luna (Freedom) contribuiscono a dare un’ idea precisa delle condizioni in cui l’ equipaggio si trovava ad operare, degli spazi angusti in cui era costretto a convivere, del costante senso di pericolo che si trovava a dover gestire, giorno dopo giorno. La ricostruzione storica è forse la cosa migliore di Apollo 18, quella che tiene desto l’ interesse, nonostante per i primi tre quarti d’ora non accada niente.

I nostri cominciano a sentire strani rumori all’ esterno del modulo, raccolgono un campione di roccia che sembra spostarsi da solo, i macchinari che hanno installato interferiscono con le comunicazioni verso Houston e verso il modulo di comando dove è rimasto un astronauta a controllare che tutto vada per il meglio. La scoperta di impronte umane porta al ritrovamento di un LK sovietico. E sì, la difesa sapeva che la missione americana non era l’ unica presente sulla luna in quel momento. Ma il collega russo è morto, dentro a un cratere, con il casco sfondato e non si capisce perché. Houston, abbiamo un problema.

E Houston se ne fotte.

Il regista Lòpez-Gallego, al suo esordio a Hollywood, gestisce bene il progressivo passaggio dal semplice sospetto, alla preoccupazione, all’ abbandono e infine alla profonda disperazione che subiscono gli astronauti. Dispersi in un luogo quanto più lontano da casa di possa immaginare, i membri dell’ equipaggio perdono i contatti sia con la terra che con l’ astronauta in orbita. Più che dalla presunta attività aliena, la paura deriva da questa solitudine estrema e dallo spettro di una morte incombente e resa ancora più terribile dalla certezza che nessuno può venire a salvarti. Le creature extraterrestri, appena intraviste e neanche troppo minacciose, sono quasi un orpello e, quando vengono finalmente allo scoperto nei minuti finali, provocano più un senso di fastidio e di delusione che reale spavento: quattro sassolini animati a cui spuntano delle tenerissime zampette. Io me li sarei anche adottati se non fossero infetti.

Come moltissimi mockumentary, anche Apollo 18 soffre del paradosso tipico del sottogenere: una tipologia di film che si basa sull’ assoluto realismo, fallisce proprio (e quasi sempre, tranne rare eccezioni) nella sospensione dell’ incredulità. Se la pretesa è quella di una rappresentazione, fedele fino alla noia, di una vicenda così come è accaduta (e che si tratti di viaggi sulla luna, possessioni demoniache, o epidemie in un palazzo spagnolo poco importa), è lecito porsi delle domande che in altri film sarebbero solo pedante pignoleria. Non puoi trascinarmi al cinema dicendomi che sto assistendo a un filmato d’ epoca e poi scamparla con la scusa che tanto è finzione. Se già ai tempi di The Blair Witch Project la credibilità scricchiolava, restava comunque plausibile che le videocassette fossero state ritrovate a distanza di giorni. Si poteva anche arrivare, con uno sforzo considerevole, a supporre che la telecamera di Cloverfield avesse resistito miracolosamente al bombardamento finale. Forse la soluzione più elegante è quella di The Tunnel o di Diary of The Dead: il montaggio a posteriori, compiuto dai sopravvissuti. Apollo 18 naufraga in maniera fragorosa nel momento in cui pretende che il pubblico si beva delle macchine da presa 16mm che per qualche strana congiunzione astrale, arrivano a noi dopo uno schianto in orbita intorno alla luna. Come? Non si sa. E ritorna il nostro amatissimo perché sì, il più utilizzato espediente degli sceneggiatori di tutto il mondo. Dai, facciamo finire il tutto con un bel botto tra il modulo lunare e il modulo di controllo. Ogni membro dell’ equipaggio muore, così il gomblotto ci risulta più realistico e sinistrissimo. Eh, ma scusa e poi le macchine da presa con il materiale e le prove dell’ esistenza degli alieni e di quanto sono cattivi quelli del dipartimento della difesa? Ma dai, chi vuoi che se lo chieda?

E infatti, no, tranquilli, non se lo chiede nessuno.

33 commenti

  1. Adoro il tuo modo di stroncare quelle pellicoel che lo meritano. Hai uno stile, non c’è che dire, e dopo aver letto questa recensione ho paura che non riuscirò a guardare questo, che peraltro ancora mi mancava, senza ricadere con la mente alle tue parole.
    Ps: io apprezzo i film documentario, anche se davvero se ne stanno facendo troppi 🙂

    1. Grazie Paolo!
      Non è proprio una stroncatura, però. Il film ha tanti momenti buoni e se non fosse per l’ impossibilità di essere credibile, non sarebbe neanche brutto.
      Il genere in sé non mi piace affatto, ma apprezzo alcuni film in particolare. Secondo me ultimamente sta tirando un po’ troppo la corda, ma finché il pubblico ne chiede, allora toccherà sorbirsene altri

  2. Bella recensione, che lascia aperta una minima possibilità che possa godermi il film nonostante le merderie assortite con cui l’hanno rovinato.
    In realtà spero proprio di godermi il lato storico/complottistico, per cui vado matto, anche se già sapere che il tutto è rovinato da un finale da ritardati abbassa di molto le mie aspettative 😦

    Grazie mille per avercene parlato. Molto utile!

    1. Ma sì, quella parte è ben realizzata e alcune comunicazioni radio con Houston danno i brividi. Potresti apprezzarlo molto più di quanto non l’ abbia fatto io. Ha persino qualche piccolo risvolto ucronico 😀
      Grazie a te per averla letta e commentata 😉

  3. Eh si:hai proprio stile!!!!!

    1. Inzomma…però grazie 🙂

  4. Lo vedo, va. 😉

    1. Massì! Un pochino potresti divertirti!

  5. Gran bel pezzo, Lucia! 🙂 In effetti i mockumentary fatti bene si contano sulle punta di una mano, e per me ci sono appunto Rec, Cloverfield, Diary of the dead e la prima parte di Distict 9.

    Questo Apollo 18 non sapevo manco che esistesse, ma già da come ne parli farò finta che non esista davvero. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca!
      Però se ti interessano le teorie complottistiche sui viaggi lunari, se ti affascina il periodo storico e la sua ricostruzione, dargli un’ occhiata potrebbe riservarti delle sorprese. Poi magari fai finta che non finisca come finisce 😀

  6. cioè gli alieni sono un incrocio tra i critters e i mini-mi,i sassi alieni di fascisti su marte?

    Secondo me per fare un buon mockumentary si deve avere i controcazzi nucleari,perchè genere difficilissimo.Cloverfield mi era piaciuto assai,anche blair witch project.Devo ancora vedere diary of the dead.

    1. Più o meno. però infettano e ti irritano gli occhi.
      Eh, già non è un genere facile da affrontare, che pare lo possa fare chiunque, ma in realtà non è così.

  7. Cristiano · · Rispondi

    Bel pezzo. Ignoravo l’ esistenza di Apollo 18…vedi che i complotti funzionano 😉

    1. Infatti è per un gomblotto della NASA che hanno mandato in vacca il finale 😀

  8. Ah, dimenticavo: le tag sono spettacolari 😀

  9. Nel sentire che gli alieni sono sassi con le zampe mi è tornato alla memoria “Fascisti su Marte ” di Guzzanti. Sono l’unico ?

    1. No, non sei il solo ad averci pensato 😀

  10. Ecco, a me Clovefield ha lasciato “freddino”, per quanto sia un bello spettacolone, proprio per l’inverosimilità assurda della situazione, perché non solo la telecamera è indistruttibile e i protagonisti c’hanno le ossa corazzate, ma è forse l’esempio più lampante di quanto sia impossibile filmare a tutti i costi così come filmano i quattro bei ragazzotti, creando il film… cioè, non usano manco la scusa di farsi luce… :-p

    Invece ho adorato Paranormal Activity proprio per la sua fissità noiosa e la ricerca di un realismo che, nei momenti di paiuuura, mi fa morire.

    In generale comunque i mockumentary mi piacciono parecchio (certo, c’è sempre un limite a tutto, vedi PA 3, REC 2 e altre immondizie varie), e di questo Apollo 18 sono proprio curioso. 🙂

    1. Ma sì, Cloverfield ha dalla sua momenti di assurdità senza precedenti, con la telecamera che viene quasi inghiottita dal mostrazzo, perché quel cretino dell’ operatore sta continuando a riprendere. Roba che io ero già schizzata via a razzo pregando la Madonnina e facendomela addosso.
      Però PA, per quanto sia più realistico, davvero non riesco a vederne più di due minuti per la bruttezza atroce del tutto. Non è un problema di lentezza, è un problema di mancanza totale di stile e io proprio non ce la faccio. Mi viene male.

      1. cloverfield è un ottimo trattato sulla paura e sulle reazioni non sempre
        razionali.E poi è un po’ la mia gioia:la festa dei sottotesti e delle metaforone!Ammetto di aver filosofeggiato su molto dopo la visione
        di codesta pellicola,ho smesso quando mi stavano facendo fare la fine di trockji e della sua versione cartoon :il puffo quattrocchi.
        Mi è dispiaciuto moltissimo quando è morta la tipa a cui esplode la testa nel rifugio militare,cotanta beltà sprecata!

        ps.notare che la telecamera sopravvive a :1)incidente elicottero,ma anche i tipi come cazzo a fare a uscirne indenni,2)Masticazione da parte del mostro,3)bomba nucleare.
        Oltretutto:ma quando mai un ciccio come il teleoperatore corre così veloce?Non hanno imparato le regole di Zombieland.
        Cioè:cloverfield è un buonissimo film,ma cazzarola non soffermiamoci
        troppo su quello che fanno..Ah,ecco ci sono è un mockumentary di un mockumentary!^_^

  11. Da vedere. Quasi quasi mi sa che mi piacerà.

    1. Può darsi. Ha tanti spunti interessanti e l’ idea di base ha un certo fascino. Per me è un’ occasione sprecata.

  12. Sì, capisco le tue perplessità circa questo film. Tuttavia a me non era affatto dispiaciuto, soprattutto per la costruzione intensamente claustrofobico-abbandonica di Gallego (come ebbi a dire nella mia rece).

    1. Ma infatti io son la prima a dire che il senso di abbandono è reso molto bene. Mi dispiace che non siano riusciti a trovare espedienti plausibili per concludere la storia.

  13. Di REC ho un ottimo ricordo, mentre l’unico ricordo che mi ha lasciato Cloverfield è il mal di mare (è che sono molto esigente e “tradizionalista” quando si tratta di mostri giganti, e i “kaiju eiga” declinati all’americana -al di fuori del mockumentary, ci metto pure il Godzilla di Emmerich- mi lasciano piuttosto indifferente, nonostante gli ingenti mezzi a disposizione)…Paranormal Activity l’ho trovato interessante nella sua staticità, magari ero semplicemente ben disposto nei suoi confronti quando l’ho visto (per quanto in genere -al di là di PA- la lentezza io la tolleri bene, sempre che sia al servizio di una regia e una sceneggiatura solide). Comunque con la tua recensione mi hai reso praticamente parte dell’equipaggio dell’Apollo 18 così mi toccherà vederlo il prima possibile 😀

    1. A mio parere REC è il migliore tra i mockumentary usciti negli ultimi anni. Cloverfield ha di interessante il fatto di essere una nuova declinazione del monster movie, che può piacere o non piacere (neanche io apprezzo particolarmente il genere), ma che comunque è un merito non da poco.
      PA, l’ho detto sopra, non ha un problema di lentezza. Ha un problema di bruttezza. Non è un film, non si capisce per quale motivo dovrebbe essere proiettato in una sala, non ha stile, non ha estetica, non ha niente. E’ davvero il grado zero della regia. E non fa per me, in nessun modo.
      Ecco, Apollo 18 ha il merito di farti sentire parte dell’ equipaggio e sono felice che la rece ti abbia dato questa impressione 😀

      1. Il merito è tutto tuo 😀 Riesci a calarci nella storia ancor prima di vederla sullo schermo, con il tuo stile…per quanto riguarda i mostroni sono infantile e pupazzoso, lo so, rimango ancorato al Giappone con i “suoi” Godzilla e Gamera (le vecchie e le nuove incarnazioni, delle quali in Italia naturalmente non è arrivato un cazzo o quasi) e lascio perdere il resto 😉

  14. Sono salito a bordo dell’Apollo 18 circa novanta minuti fa.

    Mica l’avevo visto questo. Compari però a pagina 2 di gugol alla ricerca “Apollo 18”. Direi che è un gran risultato – trascurando il film.

    Dall’inizio ho iniziato a domandarmi: ma ste pellicole come sono tornate? Perché io mi sono fatto dare un passaggio dal Dr. Manhattan appena ho capito che erano uccelli per diabetici.

    Con Paranormal Activity mi sono fermato al primo. Ritenevo avesse fatto vedere già troppo. Figuriamoci quindi la mia soddisfazione in questo Apollo che mostra i cosini – e cosoni – più volte.

    Ho anche abbandonato subito la speranza di vedere un film sulla paranoia – due persone sono poche, il russo era uno e basta, e qualcosa è passato proprio davanti alla prima telecamera. E allora cosa è rimasto, mentre l’ex Jon Osterman mi riportava sulla Terra? Osservavo dal suo ipad l’estrazione del cosino dal costato, la malattia, la fuga finale. Sì, l’escalation è buona, ma mettere in mezzo la Luna, dove ci sono state le imprese del Barone di Munchausen, scritte e in video, ne ha scritto Jules Verne, l’ha persino sfiorata Kubrick, gli Smashing Pumpkins hanno un video con una dei loro migliori pezzi che cita Méliès, Bowie ci ha fatto un capolavoro e il figlio una pellicola tanto profonda quanto ignorata… ecco, mettere in mezzo la Luna per un film che avrò rimosso tra un mese, no.

    Venticinque milioni contro cinque, ok. Magari tutti al primo colpo, quando non si sa ancora cosa si va a vedere.

    P.S.
    Come ho fatto a respirare mentre tornavo sulla Terra e cosa se ne fa il Dr. Manhattan di un ipad? Mica sono uno sceneggiatore.

    1. Il dottor Manhattan regala Ipad ai suoi passeggeri per fargli passare un piacevole viaggio, in fondo è ancora un bravo ragazzo.
      e comunque, hai sicuramente respirato grazie a lui.
      Per quanto riguarda Apollo 18, io credo che abbia portato gente al cinema non tanto per la paranoia, la solitudine o la Luna, quando per il complottismo sul programma spaziale, che è un tema che ha ancora molti adepti. Il fatto che ci sia di mezzo la Luna è quasi accidentale.
      E comunque il Dottor Manhattan, magari, una volta che ha portato a terra te, è tornato indietro a prendere le pellicole. .D
      Anche noi, col nostro piccolo Astolfo, della Luna abbiam detto tanto.
      E Moon, vabbè…io credo che sia la miglior fantascienza degli ultimi dieci anni, al cinema.

  15. Vabbè che ce n’è poca di fantascienza pura, ma anche per quello merita Moon. Mi ritrovai su un forum a discutere di Pandorum. Film decente, ma siamo sempre nel mondo dell’usa e getta. E invece un trombone se ne uscì con la discesa dantesca, i livelli, roba che avrebbe reso un film con ale e franz da palma d’oro.
    Non c’è equilibrio nel mondo, altrimenti su Moon si dovrebbero scrivere tomi su tomi. Per un film che poi sta in cima perché c’è l’unione di una buona idea con un’ottima realizzazione. Un connubio che dovrebbe essere la norma.

  16. Io e te siamo sulla stessa lunghezza onda.
    Anch’io non sono un amante dei mockumentary (si può dire altresì che li odio visceralmente) tranne che per “District 9” che ho trovato uno dei pochi e più ben riusciti finti-documentari prodotti.
    Questo “Apollo 18” lo ho trovato interessante per il periodo storico trattato (“amo” la Guerra Fredda) e l’accuratezza nel ricreare i mezzi spaziali, il resto però si perde in una storia già vista e già sentita che mi ha deluso.
    Anche nel mio sito ne ho dedicato una recensione recentemente.

    1. Letta! e ti ho risposto di l 😉

  17. La domanda che ci si pone immediatamente alla fine del film e’:”ma se l’equipaggio e’ morto,come cavolo sarebbero arrivate sulla terra la telecamera e quindi le prove dell’esistenza del complotto???e poi il finale con la notizia della presenza sulla Terra delle pietre lunari portate dalle precedenti missioni (alcune rubate brrrrrrrrrr),peccato.Consilgio The Crazies.

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