Tomorrow, When the War Began

Regia – Stuart Beattie (2011)

Oggi andiamo un po’ fuori tema rispetto al genere di cui di solito parliamo in questo spazio e ci occupiamo di un film che rientra nella tanto vituperata categoria dei teen movie, tratti da saghe letterarie di successo. La moda di scrivere dei romanzi che scimmiottano e banalizzano la struttura narrativa di un horror, di un fantasy, o di altri generi fino a quel momento ben codificati e nati con determinati scopi, per adeguarli ai presunti gusti di un pubblico di giovanissimi (soprattutto femminile), ha raggiunto proporzioni inquietanti e quasi apocalittiche col fenomeno interplanetario di tuailait (storpiatura voluta). Ma ci sarebbero tanti esempi da fare: il plagio a Battle Royale e a La Fuga di Logan fatto dalla pessima trilogia Hunger Games, tra poco nelle sale di tutto il mondo con previsione di incassi faraonici; il recentissimo Warm Bodies, con gli zombi innamorati, e altri cloni urban fantasy dati in pasto a masse di lettori che sembrano desiderare sempre la stessa cosa. The Tomorrow Series è una saga formata da sette romanzi, pubblicati tra il 1993 e il 1999 dallo scrittore australiano John Marsden. In patria i libri di Marsden hanno venduto milioni di copie e hanno ricevuto anche ottimi riscontri critici, diventando una delle serie più popolari e ristampate della letteratura australiana. Un decennio dopo l’ uscita dell’ ultimo libro della saga, The Tomorrow Series arriva anche al cinema. Non avendo letto nulla di Marsden, mi limiterò a discutere del film (uscito anche nelle nostre sale col titolo Il Domani che Verrà). Ne parlo perché è un prodotto che mi ha sorpreso in positivo e che dimostra come si possano realizzare film diretti a un pubblico di adolescenti senza per forza considerarli un branco di idioti. Di questi tempi non è una cosa facile. Anzi, è un piccolo miracolo.

Sette amici che vivono in un piccolo paese decidono di partire per un fine settimana in mezzo alla natura selvaggia e incontaminata. Passano tre giorni in una piccola radura tra i boschi, con tanto di laghetto annesso e lussureggiante vegetazione e serpenti che si infilano nei sacchi a pelo. Tra le più matte risate, la cottura di conigli sul fuoco, qualche (pochissime in verità) scaramuccia sentimentale e dialoghi che ommioddio tendono a rappresentare i ggiovani con un certo realismo, una notte vedono passare una flotta di aerei sulla loro testa. Il giorno dopo, tornati alla civiltà (quattro fattorie sperdute nel nulla. Questi son bifolchi veri) scoprono che tutti gli abitanti del paese sono spariti e le case sono state abbandonate. Di lì a poco, comprendono che l’ Australia è stata invasa da una potenza straniera non ancora specificata, e che i loro genitori sono stati rapiti. La guerra è stata rapida e brutale, non ha risparmiato niente e nessuno e  al nostro gruppo di ragazzini non resta che tornare a rifugiarsi tra i boschi e organizzare la resistenza.

Quasi un remake in salsa australiana di Alba Rossa, ma con meno spirito patriottico e senza anticomunismo anni ’80, When The War Began è un discreta miscela di scene d’azione ben girate e adrenaliniche e di drammone riflessivo e strappalacrime con protagonisti diciottenni che hanno perso tutto e che scelgono consapevolmente di combattere una guerra impossibile a al di sopra delle loro possibilità. Non viene dato moltissimo spazio alle varie love story che cominciano a nascere in questo primo capitolo (non è noto se verranno realizzati film anche dagli altri romanzi della saga), giusto quel tanto che basta per restare nei binari della tipologia a cui questo prodotto appartiene. E anche quando siamo obbligati a subire qualche minuto di smancerie, bisogna ammettere che il tutto viene gestito con una certa delicatezza e senza mai sconfinare nell’ harmony formato scuola superiore.

Il cinema australiano, si sa, è più fisico, più concreto e stilizzato rispetto a quello americano. I paesaggi straordinari in cui i protagonisti combattono e cercano di sopravvivere, non sono mai ritratti con gusto oleografico da cartolina. Sono ambienti di lotta e fatica, ostili, e spigolosi, ma comunque conosciuti e familiari per i ragazzi che vi si rifugiano. Il regista Beattie, australiano come tutto il cast artistico, ma attivo come sceneggiatore in quel di Hollywood, descrive molto bene il rapporto con la natura di questi ragazzi, la conoscenza del territorio che, a differenza dell’ esercito invasore, gli permette di nascondersi e operare nell’ ombra, con mirate azioni di guerriglia. Ellie (la protagonista, voce narrante e unico punto di vista attraverso cui assistiamo allo svolgersi degli eventi) e i suoi amici stanno difendendo la loro casa, non la patria o un qualche concetto astratto come libertà e onore. Sono dei ragazzini terrorizzati, eppure determinati a riprendersi ciò che è loro. Il risultato è un film molto diretto, privo di fronzoli inutili, e che si occupa più di mostrarci inseguimenti, ponti che saltano e sparatorie, piuttosto che menarcela con lei che ama lui, ma lui ama un’ altra che a sua volta ama lei, ma lei ama una capra. Che glittera.

Certo, siamo sempre di fronte a un prodotto di consumo per un pubblico adolescenziale e quindi chi ha superato una certa età si metterà le mani nei capelli di fronte ad alcune situazioni improbabili (maccome, dovete far saltare un ponte e vi mettete a scambiarvi confidenze come in un pigiama party?ma una bella battaglia a cuscinate, no?) e a una prima parte lenta, necessaria allo sviluppo dei personaggi, meglio delineati che in altri film della stessa progenie, ma piuttosto noiosa. E’ quando la guerra scoppia sul serio e i nostri sono obbligati a fare i conti con un brusco e indesiderato passaggio all’ età adulta che il film decolla sul serio e rivela la sua natura di action mascherato da teen drama. Bellissima, in tal senso, la scena in cui Ellie scopre il campo di raccolta dei prigionieri, dove in pochissime inquadrature capiamo che ogni cosa è cambiata in modo irreversibile e non si torna più indietro.

When The War Began è un’ alternativa di un certo spessore all’ invasione di putrida melassa a cui siamo obbligati ad assistere ormai da anni. Com’ è ovvio, quando si tratta di un qualcosa di mediamente interessante, da noi è passato di striscio in tre sale e anche fuori dall’ Australia, non ha avuto grossi riscontri di pubblico. E’ un peccato, perché potrebbe davvero rappresentare una nuova strada per un cinema per ragazzi diverso e più aderente, per certi versi, ai film di intrattenimento per giovanissimi che si facevano qualche decennio fa.

7 commenti

  1. Ed io che ho pure rischiato di vederlo al cinema. Poi ho optato per gli immortali (maccome, dovete scegliere il male minore e scegliete Immortals? Già).

    1. maccome??
      vabbè, era di Tarsem, questo sembrava tuailait tra le fattorie. Anche io avrei scelto Immortals, al cinema. Questo mi è capitato per caso e l’ ho visto solo per avvalorare la mia tesi che gli australiani siano sempre più bravi. Insomma, per darmi ragione da sola.

  2. Sti australiani, alla fine, non è che sbagliano così tanto. Io quasi quasi me lo guardo, che ogni tanto mi sento ancora adolescente. Ottimo articolo come al solito (la prossima volta puoi scrivere volontariamente una recensione brutta così posso cambiare disco? Please)

    1. Ma sì, che passi un’ oretta e mezza spensierata tra i bei paesaggi e con un inseguimento tra moto e buldozzer. Bello!
      No, dai, non dirmi così che poi io ci credo sul serio 😀

      1. In realtà io sono un invidioso e leggo costantemente quello che scrivi sperando tu abbia fatto cilecca… solo che non succede mai e io rodo dentro 😛

  3. Bene, mi ispirava parecchio…infatti nelle sale da noi è durato tre giorni, mentre tuailait impera….

    1. Io ormai uso la durata della permanenza nelle nostre sale di un film per saggiarne a priori la qualità.
      Qui non è che si stia parlando di un capolavoro, eh, ma di un prodotto dignitoso con tutte le cosine al posto giusto.

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