Little Deaths

Regia – Sean Hogan, Andrew Parkinson, Simon Rumley (2011)

I cari, vecchi horror a episodi di una volta, magari inseriti in una cornice con un simpatico anfitrione incartapecorito che, tra un ghigno e l’ altro, introduceva agli astanti ogni segmento. Bei tempi quelli. Gran divertimento, nessun pensiero, pop corn e splatter a buon mercato. Ecco, dimenticateli subito e se volete avvicinarvi a questo Little Death, fatelo con cautela, perché è materiale altamente esplosivo, con doppio carico di angoscia e desolazione incorporati e pronti a restarvi sul groppone per le ore successive alla visione.

Ora che vi ho messo in guardia, chiariamo un paio di cose: Little Deaths è un film inglese, composto da tre mediometraggi di circa mezz’ ora l’ uno, diretti da tre registi diversi e tutti incentrati sul binomio sesso e morte. Non è un horror pornografico, non è neanche erotico, ché di erotismo non c’è ombra. A dire la verità c’è anche pochissimo sesso. Little Deaths si concentra più sul lato squallido e malato delle relazioni tra esseri umani e lo fa narrando tre storie in cui ogni cosa va all’ improvviso storta, e finisce in maniera orribilmente sbagliata.

Funestato da problemi distributivi e di censura, approda in maniera quasi miracolosa qui in Italia in dvd. Il director’ s cut del film ancora non è in circolazione, dato che i produttori, dopo aver ingaggiato i registi e chiesto loro di realizzare un horror, si sono ricordati che invece volevano una specie di commedia romantica con umorismo nero e hanno sforbiciato qua e là, con il risultato di rendere uno dei tre episodi molto debole e quasi incomprensibile. Nonostante queste grosse difficoltà, Little Deaths mantiene una forte carica disturbante, sia quando sceglie la strada della violenza esplicita e del disgusto, sia quando invece sussurra e lascia l’ orrore fuori campo.

Il primo segmento, diretto da Sean Hogan e intitolato House & Home, è tra gli episodi il più classico, sia da un punto di vista narrativo che stilistico. Una coppia di borghesi benestanti raccatta ragazze senza tetto e le porta a casa, dove offre loro un pasto, un bagno caldo e un letto. E dove le usa come oggetti per i loro giochini erotici. Tanto, come afferma la moglie, nessuno si fa mai veramente male, non tanto almeno. Il problema sorge nel momento in cui una delle vittime, che tanto vittima non è, rivela dei gusti alimentari quantomeno discutibili, con gran tripudio di macelleria ed effettacci. House & Home preme l’ acceleratore sul gore e sulla violenza esplicita, soprattutto nel finale, ma lo fa con classe, con una regia estremamente rigorosa e utilizzando dei colori dalle tonalità calde e pastose. Questi elementi, mescolati tra loro, creano un piacevole corto circuito. Eleganza formale unita a splatter di ottima fattura, con contorno di metafora sociale non troppo invadente. Little Deaths non poteva aprirsi in maniera migliore.

Con Mutant Tools, di Andrew Parkinson, il film cambia direzione e tono, passando bruscamente a colori freddi e acidi e un modo di girare tendente al videoclip, ma con un certo gusto e poco fastidio. Parkinson ci racconta la folle storia di una droga potentissima sintetizzata dallo sperma di un mostro partorito da un esperimento nazista. Data la materia abbastanza scottante, che comprende un pene gigante impiantato su corpi sia maschili che femminili, espianti di organi, prostituzione e un po’ di tossicodipendenza che non guasta mai, è lecito supporre che Mutant Tools sia stato fatto a brandelli dai tagli imposti dalla produzione. Si spiegherebbe così la narrazione frammentaria e confusa, la fretta con cui la vicenda si sviluppa e si conclude, e la debolezza generale del segmento, che ha comunque dalla sua dei guizzi di rivoltante poesia e un paio di scene indimenticabili, come il bellissimo finale e le visioni della poveretta a cui viene, senza che lei lo sappia, somministrata la droga. Forse Parkinson mette troppa carne al fuoco per una storiella che deve durare al massimo 35 minuti, affastella le tematiche una sull’ altra fino a perdere il nucleo centrale della narrazione. Eppure vale la pena di vedere Mutant Tools, se non altro per l’ originalità dello spunto iniziale e per alcune trovate di sicuro impatto.

E si arriva al terzo episodio, quello che fa male sul serio e non a caso è diretto da Simon Rumley, uno che ti prende a randellate mostrandoti il minimo necessario e giocando di sottrazione e che ti lascia tramortito in un angolo a capire da quale direzione è arrivata la betoniera che ti ha appena investito. Un tipetto simpatico, insomma. Bitch, il suo mediometraggio, è ambientato in una zona degradatissima alla periferia di Londra e ha come protagonista una coppia che ha smesso di amarsi da troppo tempo e che vive soltanto di piccoli soprusi e angherie quotidiane, che sfociano in un rapporto basato sulla dominazione e la sottomissione. Lei, colpevole di sfogare la frustrazione di un’ esistenza inutile e miserevole sul suo compagno; lui, colpevole di accettare il tutto passivamente, lasciando che la rabbia che cova esploda in maniera incontrollabile e crudele, attraverso una ribellione tardiva e in cui non c’è nessuna catarsi, ma solo altra disperazione, altra miseria, altro squallore.

Rumley descrive questo inferno minimalista con distacco e freddezza: l’ empatia nei confronti dei personaggi ci è preclusa, non ci viene richiesta partecipazione emotiva, solo la desolante presa d’atto dell’ inesorabile deriva di un rapporto umano. Assistiamo allo sfacelo quasi anestetizzati e poi Rumley lancia la sua bomba atomica in un finale da incubo, che non lascia scampo a nessuno.

Spietato, anarchico, selvaggio, originale, Little Deaths è uno dei prodotti di genere più validi del 2011. Certo l’ episodio di Rumley eclissa i due precedenti, ma la qualità generale è comunque molto elevata, a dimostrazione del fatto che l’ horror europeo continua a essere in forma smagliante, anche e soprattutto nelle piccole produzioni indipendenti e che non è neanche sfiorato dalla crisi in cui invece sta sprofondando quello statunitense.

25 commenti

  1. maronnn… te vojo bbene lucia!
    già mi lecco i baffi, questo devo proprio vederlo! :PPPP

    1. Io pure te vojo bbene! Vedilo, perch potrebbe piacerti molto assai 😀

  2. L’inizio dell’articolo mi aveva illuso! Cattiva… 😀
    Uhm, chissà se lo vedrò… Avevo in mente di passare a cose più toste e classiche, di quelle che piacciono a te: i filmacci anni ’70 dell’exploitation.

    😉

    1. L’ ho scritto appositamente pensando a te 😀
      E fai bene! L’exploitation potrebbe darti grandi grandi soddisfazioni!

  3. Dove si trova? Cioè: dove lo trovo?

    1. Uscito in dvd qui da noi, quindi è di facilissima reperibilità con ogni mezzo conosciuto e sconosciuto.
      Poi se hai un lontano parente che si fa il bagno in un torrente puoi andare a vederlo a casa sua

      1. ottimo, proverò a scorrere la rubblica dei lontani parenti

  4. se non sbaglio mi è arrivato in edicola,qualche tempo fa.Ogni tanto arrivano i dvd horror di collane sconosciute,mi pare ci fosse pure questo titolo

    1. Ti è arrivato di sicuro, è uscito in dvd il mese scorso. E a te che stanno tanto antipatici i cattivisti da happy hour, dovrebbe piacere particolarmente

    2. Funkcesco · · Rispondi

      quindi lo trovo in edicola?

  5. Ne avevo letto su Bloody Disgusting ma non sapevo se recuperarmelo o no.Mi fido del tuo giudizio e cercherò di recuperarmelo anche perchè il primo episodio tirà in ballo una figura di mostro a me cara…

    1. Insomma…non è proprio quello a cui ti riferisci, o almeno ne è una versione molto splatter e carnale.
      Il film è davvero interessante, un esperimento di valore, con delle pennellate di weird e follia pura. Da recuperare

      1. Beh su Bloody Disgusting era definita cosi,ma anche se non fosse quel tipo di mostro lo guarderei comunque ormai mi sono incuriosito…

  6. Molto interessante, lo recupero sicuramente anche perché la trama del secondo episodio, madonna, somiglia a una roba che sto scrivendo io e queste cose di coincidenze cosmiche mi straniscono tutto…

    1. Oddio…allora devi vederlo assolutamente, perché l’ idea è bellissima, lo sviluppo un po’ meno, però resta impresso assai.

  7. dovrò vedere se magari l’ha preso un mio zio agricoltore amante di questi film,devo andare nella sua fattoria di solito queste cose le tiene dove sta il suo mulo ^_^

    oh,devo vendere Hachet cazzarola,è qui..mi guarda,io gli dico qualche parola affettuosa,ma la mania -green è già finita?E poi cosa è sto dcotor who di cui ho sentito parlare da parte di un mio cliente.Un film o un telefilm?mah…Per fortuna il settore porno va bene,(ci sarebbe da indagare sulla psiche delle e dei miei clienti,basta con siffredi solo cose strane,ma mooolto!^_^)

    1. Il Doctor Who è una serie televisiva meravigliosa, di cui ho cominciato ad appassionarmi da poco grazie ai consigli di Alice, che commenta spesso da queste parti.
      Per me è diventata una droga, tanto è bella. Si piange moltissimo, ti avverto.

      1. ok,andrò a recuperarla!^_^

  8. Din don dan! Mi ero dimenticato di averlo in visione, cacchio… adesso sale in classifica. Grazie.
    Non è che per caso hai i sub italiani?

    1. purtroppo no…l’ho visto terribilmente doppiato 😦

  9. Ovviamente, siccome non ho visto il film, non ho letto tutta la recensione per evitare spoiler ma mi è bastata l’introduzione per capire che, con un po’ di coraggio, potrei darci un’occhiata, anzi dovrei!!

    1. Secondo me lo gradiresti 😀

  10. Visto, dopo aver letto l’ottima recensione, ma a me ha deluso tremendamente. (l’ho recensito anch’io, qui -> http://blog.libero.it/Musashi/10836957.html), anche se sicuramente non ho tutti gli strumenti più adatti per potermi applicare in modo professionale a certe cose, non essendo un esperto di cinema ç_ç Ancora complimentoni per il blog 😀

    1. No, ma figurati! Quali strumenti… un fatto di aspettative e gusti, e poi non che io sia professionale, mi diverto, come tutti noi 😉 Vado a leggere il tu commento

  11. L’ho visto anche io spinta dalla tua ottima recensione ma ne sono rimasta piuttosto delusa. Per quanto riguarda i primi due episodi ho trovato una regia sciatta e una sceneggiatura poco convincente, per non parlare degli attori che, a mio parere, sono pessimi. L’ultimo episodio offre qualcosa in più. La regia c’è e si vede, soprattutto nella parte finale della vendetta sovrastata dalla musica e girata come se quasi fosse un sogno tranne, poi, accorgersi, in un brusco risveglio fatto di grida lancinanti, che è la realtà. Anche in questo caso, comunque, la sceneggiatura lascia un po’ a desiderare perché la narrazione risulta frammentaria e poco coerente. Non so se sono io che mi aspettavo un po’ troppo ma, alla fine, lo ritengo un film di cui si può fare volentieri a meno. Ma anche in questo caso è bello scoprire pareri differenti come il tuo.

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