Antichrist

Regia – Lars Von Trier (2009)

Prima di cominciare, vorrei porgere delle scuse preventive a tutti gli estimatori del piccolo Lars. So che anche tra i commentatori di questo blog sono tanti. Ne stavamo discutendo proprio in questi giorni, a proposito dell’ ultima fatica del danese, quel Melancholia di cui non ho voluto parlare e che, nonostante tutto, sono riuscita ad apprezzare più del previsto. Di Von Trier ho visto quasi tutto. Mi mancano le cose che ha fatto per televisione svedese (a parte The Kingdom) e qualche suo lavoro degli esordi. Antichrist era un tassello importante da recuperare e l’ ho fatto oggi, sancendo la mia definitiva decisione di non voler più avere nulla a che fare col nordico buffone.

Cinema d’autore, si dice riferendosi a Von Trier, ché basta davvero poco per definirsi autori e citare Tarkovskij alla come viene, avere la faccia tosta di plagiare Possession di Zulawski, farlo anche malamente, in maniera maldestra, avendo la consapevolezza che nessuno ti verrà a prendere a roncolate in fronte, una volta raggiunto lo status di genio controverso e maghetto della provocazione un tanto al chilo. E tanto, si sa, Von Trier lo si ama o lo si odia, senza mezze misure, come tutti i grandi artisti, scatena reazioni feroci. Ecco, a me queste cose fanno venire l’ ulcera solo a leggerle di sfuggita. Le reazioni feroci che il cinema di Von Trier scatena non sono dovute alla natura per pochi intimi dei suoi film, pochi intimi solitamente facenti parte di una ristretta cerchia di eletti che, come la Dunst di Melancholia, le cose le sanno perché sì. In realtà, il cinema di Von Trier è un grosso contenitore vuoto, in cui ognuno può infilare ciò che preferisce, un dispensatore di simbologie a buon mercato neanche fossero noccioline. E giù di metaforoni  come se piovesse, per il gran sollazzo di ogni piccolo critico che risiede nella parte bassa del nostro intestino.

Il motivo è che se esiste un cinema d’autore nella sua accezione più meschina, trita e pezzente, quello è il cinema di Lars Von Trier. Un insieme di concetti semplici e banali, ma gridati talmente forte da stordire e con aggiunta di didascalie, se qualcuno non avesse capito. Forma astrusa, tecnica elegantissima, per carità, quel tanto di shock che basta a provocare scandali a Cannes (che si scandalizzano facilmente), inserendo dettagli pornografici giusto per risvegliare gli astanti in fase di abbiocco prolungato. Un cazzo al rallentatore, un clitoride affettato con le forbici, una masturbazione campestre e una bella eiaculazione di sangue, che così ci scrivono sopra sei trattati. Applausi a scena aperta. Roba che se la faceva Joe D’Amato trenta e passa anni fa era un cretino, la fa Von Trier nel 2009 ed è il genio sceso qui tra i comuni mortali a dispensare lezioni di cinema antibovghese e autoviale. Mica cazzi, anzi sì, però in bianco e nero con Handel in sottofondo. E non dimentichiamo lo splendidissimo, poeticissimo, dolorosissimo ralenty da fiction di quindicesima categoria, mentre Dafoe possiede la Gainsbourg contro la lavatrice e il figlioletto si esibisce in un doppio salto carpiato dalla finestra lasciata colpevolmente aperta dalla madre rappresentante l’ eterno femminino demoniaco e l’ inconscio che si fa carne, signori, mi raccomando, l’ inconscio che si fa carne.

sono il più scandalosamente scandaloso del mio palazzo

Badiamo bene, non si rimprovera in questa sede a Von Trier di dire cose già dette. Sarebbe da imbecilli muovergli una critica di questo genere, soprattutto se si considera che a me dell’ originalità frega quanto dell’ apicultura. Il problema è sempre il modo, l’ arroganza che supplisce al disastroso e tragico vuoto di idee su cui è costruito interamente un prodotto come Antichrist: Medea, l’ Inquisizione, la psicoanalisi, i sensi di colpa, il lutto, la forza irrazionale e mostruosa della natura, il tutto frullato e rimasticato in un pattume puzzolente e stantio che infatti deve per forza affidarsi ai momenti estremi e (vorrebbero tanto essere) disturbanti, per costringere chi guarda a parlarne, a non far cadere nell’ oblio le due ore e più di tempo sprecato davanti allo schermo. E no, non è difficile da capire, no, non è ostico e non necessita alcuno sforzo da parte dello spettatore. E’ solo di una noia mortale e di una prosopopea  che non conosce  limiti.

La trama di Antichrist la conoscete tutti. Il tentativo terapeutico andato a male del marito psicoanalista nei confronti della moglie distrutta dal dolore per la perdita del figlio, la casupola nei boschi dove lei ha passato, da sola, senza il marito, l’ ultima estate del bambino, l’ esplosione dei contrasti, la presunta guarigione che in realtà porta a galla un conflitto ancestrale e irriducibile, il rogo finale. Un’ idea piccola piccola che poteva essere buona per un corto di venti minuti viene dilatata quasi all’ infinito da un Von Trier in pieno delirio d’ onnipotenza cinematografica, quel delirio che ti coglie quando pretendi di voler parlare dell’ intero scibile umano in due ore e non hai neanche una base solida su cui poggiarti per farlo. E così assistiamo a una serie di dialoghi che oscillano tra l’ inutile e l’ imbarazzante, inframmezzati da pioggia di ghiande su un tetto di lamiera, e da lunghe camminate (sempre a ralenty) nei boschi che circondano la casupola. Lei c’ha l’ ansia, lui vorrebbe tanto capire perché, lei si distrae scopando, ma lui non glielo dà (anzi sì, anzi no, anzi forse) perché la deontologia, signora mia, mica è roba che si svende così, da mattina a sera, al che lei lo picchia ripetutamente. Nei boschi si aggirano un corvo spione, un cerbiatto che partorisce cuccioli morti e una volpe parlante. Il caos regna. Non lo dico io, lo dice la volpe con la voce di un androide coi circuiti fusi. Solo che Dafoe non lo sa e vorrebbe sistemare tutto, da uomo maturo e razionale a cui sfugge la comprensione del mistero misteriosissimo della natura stregonesca.

Le scarpe al contrario, che sono un po’ come i fagioli di Melancholia e le porcellane di Dogville. Simbologia spicciola accattata in super offerta speciale al discount e senza controllare la data di scadenza. Ma dovevamo capire immediatamente le profondità abissali del tutto nel momento in cui i due amabili coniugi hanno optato per il trasferimento in una ridente località chiamata Eden. Attimo di riflessione. Respirate con calma e non ridete che Lars ci si è spremuto tanto e poi ci resta male. Dicevamo delle scarpe al contrario. Egli comprende che ella non ci sta tanto con la testa accorgendosi delle suddette scarpe. Da quel momento in poi il caos regna davvero. Vengono chiamati in causa anche Herzog e Lynch e il tutto finisce in farsa. E in mutilazioni genitali gratuite, ove vien fuori il vero volto di Von Trier, quello punitivo e vagamente gesuitico. Ma non misogino che ce n’è per tutti. Anche per Dafoe e la sua scampagnata a raccoglier more. In bianco e nero. Al rallentatore. Con Handel. Per chiudere il cerchio, da vero e grande Autore.

53 commenti

  1. Adoro Dogville, lo sai, quindi non critico tutto il suo cinema, ma quanto scrivi su Antichrist… ti amo. Nel senso che ti amo, proprio. E sono felice di aver in parte contribuito alla nascita di questa recensione d’assalto. Brava, Luci’.

    1. Ma infatti non smetter� mai di ringraziarti per avermi sottoposto a queste due ore di delirio e presunzione 😀
      E ovviamente ti amo anche io

  2. Roba che se la faceva Joe D’Amato trenta e passa anni fa era un cretino, la fa Von Trier nel 200 9 ed è il genio sceso qui tra i comuni mortali a dispensare lezioni di cinema antibovghese e autoviale.

    Ok, questa è la mia frase. Solo che al posto di D’amato ci metto sempre Deodato e al posto di Von Trier inserisco Miike (dai che litighiamo!).
    Comunque, arrivo dritta dritta da pseudo discussioni recenti su questa cosa. Pseudo perché lo dici tu stessa: o si ama o si odia. Ed io sbrodolo per questo film (per me è il suo capolavoro…!!) ma conosco chi lo detesta e ne ride e non c’è niente da fare, impossibile un punto d’incontro. Perché, in sostanza, tutto ciò che tu consideri fasullo e infarcito da profondità da discount, a me pare inarrivabile ed insondabile. In Antichrist la trama è un pretesto per raccontare altro ma se tu mi chiedessi cosa sia quell’Altro (lo stesso altro sempre riconducibile in Herzog o in Bergman, per intenderci) non saprei proprio dire. Forse sono immagini potenti che mi stordiscono e nulla di più, forse hai ragione che il simbolismo è per intellettualoidi pronti a scandalizzarsi per niente. EPpure non ho mai provato disgusto o stupore, mi sono sempre soltanto sentita – ed utilizzirò una parola molto forte – stuprata nel cervello.
    E adesso me lo riguardo perché sono masochista e perché l’ho visto al cine, doppiato, e si merita una bella serata da Alice…

    Comunque la tua recensione mi è piaciuta parecchio e non mi ha innervosito neppure un po’: mi sa che propri che qui si possa parlare di stima assoluta, Lucia. ☺☺☺

    1. Dimenticavo. Stasera affronto The Woman.

    2. Dai, dai dai che ci scanniamo su Von Trier, creiamo flame e non ci parliamo mai più! 😀
      Io però non posso strutturalmente litigare con te perché il tuo apprezzamento per i film di Von Trier è tanto sentito quanto il mio profondo disprezzo. Insomma, sei sincera quando dici che lo ami, non te lo fai piacere. Come del resto lo sono io quando affermo di non sopportarlo.
      Che poi, in realtà, l’ odio feroce me lo scatena solo questo film, in cui lui esagera a tutto spiano.
      Io capisco anche il fatto di sentirsi stuprati nel cervello e appoggio con tutta la mia forza l’ uso del termine forte, perché di fronte a certi film mi ci sento anche io e di solito sono i miei preferiti.
      Forse è un problema di percezione. Io non riesco a trovare quel coinvolgimento emotivo che mi fa percepire quell’ altro che invece senti tu.
      E comunque grazie, perché avevo tanta paura della tua reazione quando ho scritto il post

      1. macché paura, ci mancherebbe! E poi, questo ormai l’ho imparato bene, le mie reazioni sono troppo contestualizzate, magari lo rivedrò e lo schiferò (non esiste il bluray! Allora per ora me lo ricorderò così, magari in futuro…). Infine, e non lo scrivo per necessità di sviolinate, qui imparo parecchio cose ed è molto molto molto probabile che tu abbia ragione, che Von Trier sia un amante dello scandalo a buon mercato e che il suo pubblico medio si crogioli in quella finta poesia… Non saprei, ci credi che non conosco suoi ammirato ma soltanto detrattori? Incredibile ma vero.

        “Che poi, in realtà, l’ odio feroce me lo scatena solo questo film, in cui lui esagera a tutto spiano.”

        Assolutamente, ed ecco perché è il mio preferito ed il tuo più odiato. C’è tutto ciò che è “tipico” del suo stile, pugni allo stomaco a badilate o vomito a secchiate, a seconda del punto di vista.
        Una lancia spezzata a suo favore? Ha girato un film su Medea, non mi è piaciuto particolarmente perché non apprezzo più di tanto la tragedia (tanto per ribadire quanto poco intellettuale io sia) però è evidente che certe tematiche se le porta dietro da sempre…

        1. Io di estimatori ne conosco tanti. Molti a ragion veduta, altri invece così tanto per.
          Ma il problema non siamo noi semplici spettatori e commentatori appassionati. Il problema è la critica ufficiale che incorona gli autori alla come viene e guai a pensarla diversamente, in un senso o nell’ altro.
          La Medea di Von Trier è uno dei suoi lavori che ancora mi manca. Io per la tragedia nutro un amore profondo e totalizzante, per Euripide soprattutto. Ma a parte questo, è evidente che Von Trier affronta le proprie ossessioni con una certa coerenza e continuità. In questo è da lodare.

  3. Efftettivamente del buon Lars,codesta pellicola è quella che mi interessa
    di meno.Però preferisco lui e il suo cinema con tutti i difetti e l’arroganza,la malvagità copista e altro,al cattivismo citazionista e fracassone dei tarantino e rodriguez che proprio…oh signùr,non riesco a farmeli piacere.Che c’entra questo con il tuo post su Van Trier?Niente,cercavo di difendere l’indifendibile facendo caciara su altro.Tuttavia sono convintissimo dell’esistenza assoluta e dovuta delle gerarchie,per cui non è LA SCENA,ma CHI LA FA-in maiuscolo mica perchè stiamo urlando al mercato,ma per sottolineare bene il mio pensiero-detto più a
    terra terra sono un convinto sostenitore del motto del marchese del
    grillo:perchè io so io e voi nun siete un cazzo.Quindi rifarsi al mastro russo o svedese di turno automaticamente anche se li peggiori ti rende una persona di sana e robusta costituzione culturale,che è diversissimo che scoppiazzare il filmetto fatto sotto casa con due lire e cento pacchianate ma che piace ai popolani snob,no?
    Su questo punto non concordo con te,poi sul film posso anche darti ragione.Nondimeno uno che dirige L’onda del destino,L’elemento del crimine,e altri film simili a mio avviso è autore,seppure negli anni 90 devastati dal citazionismo selvaggio,dal revisionismo un tanto al chilo,dal cattivismo grottesco ultra pompato.
    ps:Meglio l’anticristo di de martino? A me piace!

    1. No, ma non è caciara. Sono semplicemente due cose imparagonabili tra loro.
      E comunque, una cosa è Tarantino, e un’ altra sono i suoi discutibili epigoni (anche se Planet Terror è un signor film).
      Il citazionismo selvaggio e incontrollato urta molto anche il mio sistema nervoso, ma forse mi urta ancora di più chi cerca di rifarsi ai maestri, quelli veri, senza averne gli strumenti.
      Io insisto: Bergman, Tarkovskij, Herzog, lasciateli in pace, chiunque voi siate, o se proprio non ci riuscite, fatelo con umiltà.

      1. hai ragione,ci sono maestri intoccabili.D’altronde però credo vi sia una
        certa diversità tra un Van Trier che comunque a mio avviso ha un suo
        codice artistico ben preciso ,(fai caso ha cambiato il suo cinema diverse
        volte:idioti è assolutamente diverso ad esempio da Dogville che è una
        delle sue prove migliori,e ancora diverso da l’Elemento del Crimine),
        e un remake musicariello di 8 e mezzo.Che tradisce Fellini in una sarabanda di canzoni e balli e situazioni che a mio avviso non comprendono la poetica del regista italiano e la trasformano in una
        americanata.
        Per me Van Trier sa fare benissimo cinema:le sue immagini colpiscono
        violentemente,ha uno stile,personalità,carisma assolutamente ben precisi e riconoscibili.
        Copia e cita alto,perchè se proprio devo citare famolo altissimo.
        Insomma lui ,paul anderson,wes anderdon,sono le cose migliori degli anni 90
        Per me,per quello che è il mio gusto.

        ciao,buona serata!

        1. No, non intoccabili. Solo da maneggiare con molta, moltissima cura, senza la delicatezza da carro armato che spesso ha Von Trier.
          Che abbia stile e personalità assolutamente riconoscibili, nonostante i numerosi cambiamenti, non lo metto in dubbio.
          Sul fatto di citare per forza alto, non sono del tutto d’accordo. Va bene anche citare basso, anche se l’ ideale sarebbe evitare la strizzata d’occhio a tutti i costi.
          Se ti riferisci a Nine, sfondi una porta aperta. Spazzatura e obbrobrio.

        2. Si,Nine.Cosa cazzo mi ha combinato day lewis!
          Magara non comprendendo un cazzo io ho un’immagine altra di Von Trier che a mio avviso è il primo che gioca alla grande con la sua “genialità provocatrice”,quando in realtà è un umanista sotto l’effetto del peyote.Ecco,pensa al suo cinema attraverso questa definizione,poichè mi pare che egli non sia il solito regista francese spocchioso che porta un film di merda e pestilenza con la Bellucci,magari con una scena di stupro di 9 minuti.O quell’altro che m’ha fatto sbroccà con un film del cazzo interpretato dalla denauve e il figlio di deperdieu.Cioè,Lars ,anzi il mio Amato nei secoli dei secoli , mi pare che abbia una furiosa umanità cinica e spirituale allo stesso tempo,ecco è un po’ il Barzov del nostro secolo,(hai letto Padri e figli il capolavoro letterario russo di metà 800 che parla dei conflitti generazionali all’interno della borghesia zarista.Vi la figura cinica e disperatamente umana di un nichilista che per me è come Von trier), ecco lui ha una sua idea chiarissima sull’umanità e la porta sullo schermo.Una suggestiva apocalisse tragica e melodrammatica che la madonna lo benedica perchè al giovincello che ero mi ha dato fortissime emozioni,l’idea che non fossi l’unico pirla ad avere quella voglia di tragedia senza ridarola perchè la violenza è grottesca,senza monologhi scritti pe’ ‘ffa vede che scrivemo strano ar popolo e ai pischelli.Mi ha riempito le giornate e se non fossi uno stalinista direi pure l’anima con le sue immagine,la sua furia e la sua straziante epica pietà.Credo che dopo hachiko e io e marley non abbia mai pianto tanto in modo liberatorio e in pace con l’universo come vedendo Le onde del destino o dance in the dark.E poi grazie a lui si è scatenata la mia profondissima voglia di violenza contro i meschini e gli sfruttatori nel finale splendido di Dogville dove ho goduto immensamente per come viene messa in scena uno dei miei temi preferiti:la condanna senza sconti.Se Paul mi ha dato la gioia di vedere l’umanità di fine secolo sommersa da una pioggia di rane e la relativa resurrezione- che stalin ti abbia in gloria tovarisc anderson- e Wes mi commuove e mi diverte con i suoi stralunati perdenti,Lars a lungo è stato il cinema in carne ed ossa,quello che cercavo,volevo,desideravo.Fuffa,può darsi.Io sono un semplice figlio di operai che ha sempre avuto la smania di acculturarmi,di sapere,conoscere,ho grossissima fiducia negli intellettuali perchè cerco di esserlo e quindi anche se uno bara,pazienza,mi ha fatto pensare e questo è successo sempre con i suoi film.Una parte del mio cammino è stato fatto in sua compagnia,magari sarà il primo degli stronzi ,ma per quel pezzo di strada e per le onde del destino,bè grazie Lars
          Tuo fedele occhialuto davide.

          ps:se poi venisse in italia a girare un cinepanettone con enzo salvi,izzo,de sica…Sborro di apocalittica gioia!^_^

          1. Ma se mi racconti una cosa del genere, che sembro io da piccola quando ho scoperto le vuaccaesse de Il Giorno degli Zombi in casa, poi mi commuovo e non posso più fracassare il piccolo Lars, se tu dispensi su di lui così tanto amore 😀
            e guarda che non scherzo!
            E non è fuffa neanche per idea. Lo ripeto, è amore per il cinema e ‘sti cazzi se ami un autore che magari a me fa venire l’ ulcera e la colite 😀

          2. Eh,si!Per Lars è amore che ci mancano solo i beatles che cantano:love,love,love!
            Fa parte dei miei magnifici 7:Peckinpah,Aldrich,Richard Brooks,Boris Barnet,Zhang Yimou,Scola,Monicelli
            7 a essere sinceri sono di più,i due Anderson ad esempio,sono quelli che
            quando vedi un loro film ,come i Dardenne o Kaurismaki,saltano le rappresentazioni e diventa vita reale.
            Si,amore .Sentimento spesso banalizzato dalle canzonette e dai filmetti,ma fondamentale come l’odio per un giusto equilibrio:altro che activia!
            Chiaramente uno può parlare malissimo di questi miei registi amatissimi,(mancava Mann),non è un problema , mi incazzo solo per la politica!^_^

          3. Pensa che io neanche mi incazzo più per la politica, anche se mando anche a te una grossa benedizione da parte del Grande Padre Stalin.

          4. Grazie!Benedizione ben accetta di questi tempi.
            Io vendo giornali e proclami politici a tutti,perchè se già si fan danni quando mettiamo una Simona Sventura che non capisce una fava di musica a straparlare delle sette note,pensa un po’ cosa succede quando
            mettiamo gente analfabeta in termini di politica nelle varie rappresentanze
            o permettiamo che qualsiasi pirla dica la sua senza conoscere la storia.
            Ecco per me il massimo sarebbe il mio adorato Lars che gira un film su Stalin!^_^

            cosnosci il cinema di Boris Barnet?Grande regista sovietico degli anni 30/50?

  4. Sei stata così cattiva che Von Trier, se ti leggesse, correrebbe in bagno a piangere. O forse no. Comunque io ho un rapporto ambivalente con il canadese (questo mi è piaciuto ma non da impazzire, ho amato Dogville e odiato Dancer in the Dark… e l’ultimo suo film mi ha squarciato il petto) quindi capisco alcune tue critiche e altre non le approvo.
    Però… sei stata così cattiva (al di là del bersaglio) che questa volta te lo chiedo io se posso lovvarti…

    1. sì, vabbè, canadese…

    2. Lovvami che io pure ti lovvo tanto. Io credo che se Von trier mi leggesse si sganascerebbe dalle risate, dato che è un esserino malvagio e senza un briciolo di cuore 😀

      1. Lovviamoci all’infinito, però Trier secondo me non è malvagio, solo che da bambino veniva malmenato dai bulletti

        1. No, no, era lui il bulletto che maltrattava gli altri bambini.

          1. ma di solito chi fa il cattivo cattivone ha solo bisogno di attenzioni

          2. A meno che non nasca già di suo nel lato oscuro della Forza

          3. il Dart Fener del cinema? Fantastico

  5. Questa recensione è stata davvero commovente:D. Non sono solo nel mondo ad averne scritte di cotte e di crude su questo film di Von Trier. Ti adoro:D. Se vai sul nostro blog e cerchi la mia recensione di Antichrist col motore di ricerca, scoprirai che io l’avevo preso per una puntata di “Movie attack”:D.
    E anche il commento di Ho un dolcetto mi ha fatto stare bene.Anzi, benissimo. Sono rinato:D

    1. No, non siamo soli. E ora vado subito a spulciare Cinefatti 😀

  6. Secondo me alla fine il grosso punto debole di Triers e altri pseudo intellettuali (parlando in generale per Antichrist non l’ho visto) è proprio il voler insistere a tutti i costi con l’intellettualismo d’accato.Loro non stanno solo raccontando una storia,nossignori,loro giocano con simboli,archetipi,Jung,Freud,il Mito ecc.ecc.Come se poi limitarsi a raccontare una storia (senza tirare in ballo archetipi e sottotesti vari) fosse una vergogna…

    1. Esatto. Von Trier ha raccontato anche delle bellissime storie in molti suoi film (che non ho comunque apprezzato, ma quello è un mio limite soggettivo), come Dogville o Idioti. In questo film si dimentica il film stesso e parte per una tangente che mi è sembrata del tutto fine a se stessa.

  7. Sei talmente brava che se facessi un post nel quale parli male di mia figlia di 4 anni riuscirei senz’altro a darti ragione.
    Quasi quasi non ti leggo più perchè rischi di minare qualsiasi mia certezza.
    Un bacio.

    1. ma no Giuseppe! Ma che brava!
      Mai come nel caso di Von Trier è giusto parlare di opinioni assolutamente soggettive. Proprio perché nei suoi film si può vedere tutto e il contrario di tutto.
      Per me è furberia, per altri genialità, ma stabilire chi ha ragione è davvero un’ impresa impossibile.

  8. Sono il solo dunque a cui è piaciuto, a quanto pare… 🙂

    Premetto che non sono un fan di Von Trier, anzi, di suo ho visto solo Antichrist e basta. È un film che a me è piaciuto, come ho detto, quindi boh mi viene difficile commentare la tua recensione. Hai ragione sul concetto dei simbolismi a tutti i costi, però a me Antichrist è piaciuto più per le atmosfere che per i simbolismi per dire. A ogni modo de gustibus, è stato un piacere leggere anche il tuo parere. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. No, Gianluca, se guardi tra i commenti, ci sono molti estimatori di Von Trier e di questo film in particolare.
      Il problema che ho io, con Antichrist, è proprio riferibile all’ atmosfera generale, che secondo me è soffocata dal tentativo a tutti i costi di voler dire ogni cosa presente sulla faccia della terra e nell’ universo intero. Il film ne soffre e soffoca.
      Poi non è mia intenzione convincere nessuno della bontà delle mie opinioni, ci mancherebbe 😉

      1. Sì, ammetto di aver saltato i commenti precedenti al mio! Avevo poco tempo! 🙂

        E nemmeno io, il bello è anche avere opinioni differenti e dircelo senza azzannarci alla gola. 🙂

        Ciao,
        Gianluca

  9. Alessandro · · Rispondi

    Buonasera, capito per caso su questo blog. Ho letto con interesse quanto scritto su Trier (più che sul film, dal quale il titolo) dalla signora o signorina Lucia e mi permetto di completarlo scrivendo alcune considerazioni personali (nulla di personale, per carità…). Premetto che non sono “fan”-atico, nel senso malsano del termine, di nessun regista musicista o artista in generale. Semplicemente valuto lavoro per lavoro quanto hanno da offrirci (o venderci sempre più spesso). Ovviamente uso il termine lavoro perchè mi sembra ovvio che “creazione” sia un termine improprio visto che nulla si crea ma tutti prendiamo spunto da un vissuto, un visto o sentito. E di questo credo che il signor Trier ne sia più che consapevole. Ora, quando mi porgo nei confronti di un’opera e indirettamente del suo autore, cerco di non avere dei pregiudizi, diciamo così mi libero di quell’antipatica parte conscia e razionale che non lascerebbe fluire certi messaggi fino alle caverne più buie dell’animo.
    Nei film il regista ha a disposizione attori, cineprese, effetti sonori, computer grafica…tutto materiale il più delle volte ab-usato per ingannarci e portarci a credere a una “sua” verità. Altre volte, e chiamo in causa lo stesso Trier, per portare a credere volutamente i più “razionali” a una realtà che è nella direzione opposta rispetto a dove guarda (sghignazzante) il regista. Chi di voi è abituato al cinema si ponga di fronte (seduto, comodo e possibilmente con un bel paio di cuffie e ad occhi chiusi) ad un’opera di musica classica. Rachmaninov mi passa ora per la mente, una qualsiasi della sua mirabile carriera. Per i più sarà un tormento dopo soli pochi minuti di ascolto: non un’immagine di riferimento, un video, non un ritornello orecchiabile…E questa roba come si fa allora a capire? … semplice, non c’è nulla da capire!
    C’è però un cavernicolo, un ominide o prototipo di uomo, che vive in quelle buie caverne. Se avete lasciato aperte le porte della coscienza e della razionalità quell’essere percepirà le vibrazioni (questo in sintesi la musica) e piano piano nutrendosi di queste poche gocce che gli faremo arrivare si evolverà, e … “crescerà” (attenzione perchè una volta abituato ne diventerà sempre più affamato!).
    Lascio immaginare come il mio uomo delle caverne si sia sufficientemente saziato di Antichrist.
    Inutili digressioni sul Trier provocatore mi fanno sorridere. La provocazione è solo un modo per nascondere un messaggio, un’abile stratagemma per liberarsi di quella porzione di pubblico arida e fredda. Una vecchia che fa della morale le sue stampelle. Ogni opera deve essere trasparente e riflettente, come uno specchio d’acqua, solo all’apparenza vuota. E’ lo spettatore che deve rispecchiarcisi dentro. Probabilmente chi non ci trova nulla…

    1. Nemmeno io sono fanatica di nessun regista in particolare e magari è vero, io non ho nulla da riflettere, e vedo il vuoto perché sono la prima a essere vuota. Tutto può essere.Tutto il discorso su Rachmaninov (so che è un esempio, ma mi viene più semplice proseguire sulla tua stessa linea) descrive però delle percezioni assolutamente soggettive e abbastanza difficili da tradurre in un qualcosa di razionalmente condivisibile. Appunto, si potrà trovare qualcuno che, anche risvegliando l’ ometto delle caverne, ascolta Rachmaninov e continua a trovarlo incomprensibile, astruso, insopportabile. E magari, va bene, pure lui è uno che non ha nulla dentro.
      Però c’è una cosa che non ho capito nel tuo commento, perché mi sembra contraddittoria: affermi che Von Trier utilizza la provocazione come un mezzo per sfoltire alla base il pubblico delle sue opere. A me pare, ma io sono vuota, quindi la mia opinione vale zero, che questo modo di fare, oltre a essere insopportabilmente elitario, sia anche piuttosto scemo. Se i concetti veicolati dai film del nostro sono così profondi e insondabili, perché decidere a priori di privarne qualcuno infilando (solo per cacciare metà del pubblico, l’ hai detto tu) una mutilazione genitale in primo piano? No, perché, seguendo il tuo ragionamento, quella scena non ha alcun senso.
      Per me, al contrario, lo ha e come. Non mi piace, non mi impressiona, non mi scandalizza, ma riconosco che va inserita nel contesto del film intero e che, vista nell’ ottica della storia a cui stiamo assistendo, ha una sua ragion d’essere ben precisa.
      Quindi per te che lo difendi, la provocazione è fine a se stessa, per me che lo attacco non lo è.
      Guarda che strano.

      1. Alessandro · · Rispondi

        Buonasera di nuovo. Dunque, cercherò di spiegare e spiegarmi prendendo come base quanto suscritto:

        – “…descrive però delle percezioni assolutamente soggettive e abbastanza difficili da tradurre in un qualcosa di razionalmente condivisibile.”

        credo fermamente, e la scienza potrebbe addirittura appoggiarmi in tale tesi (anche se non mi va di chiamarla in causa perchè mi è alquanto antipatica), che sezionando ogni opera fino all’osso e se possibile ancora oltre troveremmo dei messaggi piccoli, piccoli. Talmente piccoli che ci penetrano senza che ce ne accorgiamo e che ci fanno reagire in modo uguale, sia che siamo vecchi o giovani, sia che parliamo lingue diverse o che siamo ricchi o poveri. Sono colori, forme, suoni che “percepiamo” e a cui reagiamo allo stesso modo. A livello incoscio. E per ultimo, attenzione, c’è…l’intenzione, che è l’unica componente razionale che l’autore ha a sua disposizione. Un’arma piccola ma molto affilata per veicolare il suo messaggio. Un’arma che l’artista deve padroneggiare per non rischiare di rimanerne ferito.

        -“E magari, va bene, pure lui è uno che non ha nulla dentro.”

        Discutere su una scena di un film piuttosto che un’altra, sul suo contenuto sull’interpretazione degli attori o sulla regia della stessa, sono giochi divertenti per passare una serata in compagnia. Ma quanti di voi si sono mai estraniati dal mondo chiusi in una stanza buia, cuffie alle orecchie e hanno ascoltato, o meglio “sentito” della musica, la musica. Chiudendo fuori dalla porta tutti i problemi tutti i pensieri, slegando dalle catene dei ricordi quanto ascoltato fino a quel momento. Liberandoci anche del tempo.
        Vediamo se riesco ad incasinare il tutto:
        opera d’arte è uno specchio d’acqua purissima. Io provoco il mio riflesso e a causa di ciò percepisco e determino la purezza come “qualità” di quest’opera. Se non fosse opera d’arte non ci sarebbe nemmeno acqua.
        Non credo esistano persone “vuote” (altrimenti non percepirebbero nemmeno se stessi…).

        -“affermi che Von Trier utilizza la provocazione come un mezzo per sfoltire alla base il pubblico delle sue opere.”

        Beh, come non tirare in ballo Tarkovskij, profondo ispiratore di Trier. Riguardo Solaris l’inizio del film è una interminabile sequenza girata in Giappone. A fronte di una diretta domanda fatta dal censore del Soviet che supervisionava la produzione, Tarkosvkij disse che la sequenza in questione e’ stata girata in maniera noiosa apposta: “Cosi’ quegli idioti se ne vanno prima che il vero film inizi…”

        -“A me pare … che questo modo di fare, oltre a essere insopportabilmente elitario, sia anche piuttosto scemo.”

        Vorrei ricordare che un artista non deve nulla a nessuno, tantomeno spiegazioni. Un artista lavora su di sè e per sè. Deve avere il coraggio di non scendere a compromessi, cedere a tentazioni o critiche, per poter arrivare a sfiorare le vette più alte dell’arte. Se lo ritiene può scegliere dalla folta schiera di seguaci coloro che potranno affrontare il “viaggio” verso l’alto a cui ha lavorato. Tutti i moralisti, i divoratori di operette insulse, i critici…solo peso inutile e pericoloso per i volo. Meglio una bella sfoltita.
        E’ un po’ come si dice degli amici: “pochi ma buoni”.

        – “Quindi per te che lo difendi, la provocazione è fine a se stessa, per me che lo attacco non lo è.”

        Guarda, non difendo nessuno se non il mio pensiero e il mio modo di pensare. Concludo con leggerezza appoggiando l’idea che le provocazioni possano essere un atto di creazione…creativa. Un gioco. Provocazione deriva da “provocare”, il cosa alle volte non si può prevedere. E’ divertente, è stimolante.
        Nello stesso Dogma 95 che è di per se una provocazione troviamo senz’altro un dettame che più che semplificare indicando una via da seguire, a prima vista complica ponendo degli ostacoli, degli impedimenti. E’ da questo percorso insidioso che ne esce il talento creativo del regista.
        Cito quindi Le Cinque Variazioni.
        Concludo con un aneddoto su un film di Trier: durante le riprese di Idioti il regista girò nudo alcune scene con gli attori…

        1. Io credo che il problema in tutta questa discussione, sia che i punti di partenza sono abbastanza inconciliabili. Ma provo a spiegarmi: tu mi parli di opere d’arte. Io arte è una parola che non voglio neanche nominare, a meno che non ci sia costretta. Non so nemmeno se il cinema possa essere considerato arte (lo hai detto tu, è fatto di tante cose, il regista non ha mai il controllo completo e totale, soprattutto oggi). Parliamo per esempio delle scene finali di Melancholia. La loro bellezza è dovuta sì alla regia di Von Trier, ma anche a un impressionante dispiego di effetti speciali in CGI (presenti in quasi ogni momento del film, a dire il vero), effetti su cui lo stesso Lars aveva sputato fuoco e fiamme nel suo Dogma. E’ arte quella? Non lo so, non mi interessa nemmeno.
          Col cinema è tutto molto complicato, dato che le ragioni economiche superano il più delle volte quelle creative, e dato che il cinema, per sua stessa natura costa soldi, e ne costa tanti.
          Quindi possiamo stare qui a disquisire sull’ arte fino alla fine del mondo, se ci fa piacere. Ma io preferisco parlare (dato che è un blog, dato che è un blog di cinema, dato che parla di cinema di genere e quindi del cinema meno artistico che esista al mondo e per fortuna) di regia, inquadrature, perché no, contenuti, sottotesti e simboli, se ce ne sono.
          Non ho negato che quello che tu scrivi a proposito della musica sia possibile, dico solo che è difficilmente condivisibile nel momento in cui uno si mette a recensire qualcosa. E’ un approccio personale e del tutto emotivo a un qualsiasi oggetto di fruizione.
          Tornando però al discorso provocazioni: la noia allontana un certo gruppo di persone, la possibilità di poter assistere a penetrazioni in primo piano e mutilazioni genitali ne attira delle altre, anzi, attira molta più gente di quanta non ne avrebbe attirata Antichrist se non si fosse parlato di quanto il film fosse crudo e violento in alcuni punti. Per questo non mi risulta molto chiaro l’ intento provocatorio di Von Trier. A meno che non sia un’ astuta mossa pubblicitaria (come le sparate pseudonaziste a Cannes) per spingere un film che altrimenti sarebbe rimasto all’ interno di una ristrettissima nicchia di appassionati, dato che, e in questo richiamiamo tra noi il povero Tarkovskij, è noiosissimo.
          Spero di essere stata un po’ più chiara questa volta 🙂

  10. Uhm…
    Ecco, per me è come Nicola Gabbia: la kryptonite. Ed è un modo di narrare che non mi interessa.

    Mi piace guardare altrove. Ma sono qui perché dovevo esserci. Non me lo sarei perso per nulla al mondo, questo articolo.

    😉

    1. Pensa se il prossimo film di Von Trier avesse come protagonista Nicola Scheggia. Le risate…secondo me lo vedresti solo per sfidare i tuoi demoni 😀

  11. Concordo. Anche a me il nordicone ha rotto i maroni a sufficienza, e infatti “Melancholia” non lo vedrò perchè mi sa che anche con questo il suo obiettivo è quello di sfrangiare le fave a tutti noi. Se li guardi lui i suoi film prosopopeici.

    1. Ahaha! Per sfrangiare sfrangia che è un piacere, ma credimi, Melancholia è un buon film, se epurato da tutto il casino che si è fatto intorno. Bisogna solo ingoiare qualche dialogo a base di legumi e un paio di scene in cui scatta il “Maccosa?”

  12. oh ma che è, scrivo male io di von coso e vengon giù i santi e te invece tutti a tarallucci e vino, pfui.

    1. Perché io quando rutto mi metto la mano davanti alla bocca 😀

      1. pensa invece che io i rutti non li so proprio fare.

  13. grazie a tutti mi avete fatto passare una bella mezz’ora… Von Trier dovrebbe fare l’imprenditore, sarebbe ricchissimo

    1. Ma lo è già, suppongo.

  14. Concordo su tutto, film veramente orribile ma secondo me tutta la filmografia di Von Trier è da buttare nel cesso, io eviterò di vedere qualsiasi sua “opera” futura…

    Ps. in un intervista il regista diceva di voler girare un porno, ecco magari in quel genere…

    1. Ci manca solo il pornazzo con velleità e poi abbiamo fatto il pieno 😀

      1. Alessandro · · Rispondi

        Costance (1998) – Pink Prison (1999) – All about Anna (2005)

        1. il genere porno ha grandi registi come Silvio Bandini,Mario Salieri,il cattivissimo andy casanova.Giustamente un vero e grande autore come
          Lars che fa?Si sottrae a dar il suo contributo al genere?No
          Lui rivede i generi cinematografici,(melodramma,horror e così via),nobilitandoli con il suo gusto eccezzziunale veramente!^_^

  15. mi assento per un bel pezzo e quando torno, che veggo? mi distruggi antichrist! 🙂

    cosa sarebbe il cinema contemporaneo senza quel guitto feroce e imbecillotto di von trier? quel mattacchione che saltella da un genere all’altro con totale leggiadria e padronanza tecnica?
    a seconda delle epoche, ne parlan tutti bene o ne parlan tutti male, ma in ogni caso: se ne parla tanto (anche in virtù delle sue sparate idiote, da facepalm rumoroso). il dualismo tra un von trier chiuso e depresso e quello presenzialista e paroliere non fa che accentuarne la figura eccentrica tipica del maudit. e come artista (imho) ha il diritto di rappresentare figure (gli “animali” di antichrist) ermetiche cui sta allo spettatore il gioco di riempirle di significato. ci prende per il culo? non lo fa anche lynch con le sue scosse d’elettricità, le sue vampate di fuoco, i suoi cowboy di poche parole? a mio parere, no.
    inoltre la pornografia nel cinema è stata già sdoganata (brutta parola) altrove, quindi la provocazione (se c’è) non perviene. resta un film ambiguo e potente, con qualche guizzo di splatter esagerato che tonifica il tutto e un attore che fa sempre, davvero paura..

    a presto 😀

    1. E’ che mi mancavi così tanto qui dentro che ho pensato di inviarti un indiretto messaggio d’amore 😀
      Io credo che la provocazione di Lynch sia molto, ma molto differente da quella di un Von Trier e ne faccio un discorso di mezzi espressivi. Lynch è cinematografaro dentro. Von Trier è uno che fa l’ artista e si è dato al cinema quasi per caso. Non ci vedo amore per il cinema, o anche del semplice rispetto. Solo gli strepiti di un ragazzino a cui hanno dato un giocattolo per fare lo scemo. Poi l’ho detto e lo ripeto, Von Trier ha fatto anche dei bellissimi film e non sarò io a negarlo. Li ho visti tutti, o quasi, alla fine e The Kingdom l’ ho apprezzato moltissimo. Anche Dogville, che mi fa incazzare, non si può dire sia brutto. Mi fa solo incazzare e non mi piace, ma capisco che il problema è mio.
      Con Antichrist, a mio parere, ha toppato alla grande il film. Ma in maniera fragorosa. Epica, oserei dire.

  16. stessa cosa alcuni critici dicono per melancholia. altri invece lo osannano. dove sta la verità?
    inoltre credo che von trier non faccia l’artista nè si consideri tale, d’altronde di questi tempi gli unici sedicenti artisti sono degli odiosi radical chic che si stanno sempre più isolando nel loro elitario, squallido & miserabile mondo. lars è solo un malato, dotato (come ammetti anche tu) di innegabile e schizofrenico talento, che ogni tanto (e non per caso) entra in odore di capolavoro (dogville, epidemic, the kingdom), scivolando qualche volta nel didascalismo e nella retorica (le onde del destino, Dancer in the Dark), ma sempre col suo marchio di fabbrica. per l’amore verso il cinema non mi pronuncio, semplicemente non lo ritengo un requisito davvero necessario per quantificare le qualità di un regista. con tutti i suoi difetti, l’importante è che alla fine porti a casa la pellicola o no? e se entusiasma critica e pubblico, anche se con risultati altalenanti, rimane pur sempre uno dei pilastri del cinema contemporaneo, nel bene e nel male.
    e poi, come fa la sua attrazione verso l’horror a lasciarti indifferente? è uno scienziato pazzo!
    grazie per il messaggio d’amore, ricambio volentieri con altrettanto affetto 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: