Wrong Turn 4

Regia – Declan O’ Brien (2011)

C’è un certo sottile e perverso piacere nel tornare a parlare delle nostre buone cose di pessimo gusto. Ieri sera ho visto Melancholia (c’ è Wagner, lo dico anche io che mi mancano venti punti intellettuale del mulino bianco per vincere la gigantografia di Lars coi baffetti da Hitler), ma ne avete scritto tutti e non mi va di ripetere cose già sentite altrove. Però, ecco, sono uscita un po’ scossa dalla sale e non riuscivo a dormire. E quando non riesco a dormire io invoco le sacre divinità della monnezza e metto nel lettore un roba come Wrong Turn 4, che è dello stesso regista del terzo capitolo (nonché del capolavoro immenso e immortale Sharktopus). A scanso di equivoci ammetto subito di provare un grande affetto per la saga di Wrong Turn. Il primo film, risalente al lontano 2003, uscì contemporaneamente al remake di Non aprite quella porta, surclassandolo da tutti i punti di vista. Era sempre una variazione sul tema del lavoro di Hooper, ma realizzato con umiltà e in maniera semplice e diretta. Wrong Turn superava a destra il suo cuginetto a firma del pezzente Nispel nel reparto violenza, frattaglie ed effettacci, aveva un cast rispettabile ( Jeremy Sisto, Desmond Harrington, Eliza Dushku), una regia pulita ed efficace e alcuni momenti di paura ben gestiti, come il lungo inseguimento in campo aperto con i mostriciattoli sul camion armati di balestra. Niente per cui esser presi da delirio estatico, ma un’ oretta e mezza di sano divertimento. Con Wrong Turn 2, la saga passa immediatamente al direct to video, aggirando qualsiasi problema di censura o di divieti e si trasforma in un festino splatter per noi veri intenditori che ci piace il cinema di livello. La presenza di Henry Rollins valeva il tempo passato a guardare una porcheria simile e si usciva dalla visione appagati e contenti. Tanto per gradire, allego documentazione video.

Il terzo capitolo era brutto. Non c’è molto altro da dire. Persino gli omicidi avevano smesso di essere interessanti. Gli si voleva bene lo stesso, perché la famiglia di bifolchi zannuti non può che riscuotere la simpatia di noi tutti, ma era davvero poca, povera cosa, all’ interno di una serie di film già del tutto priva di qualsiasi pretesa. Arriva questo quarto episodio, che si configura come un prequel. Al posto dei boschi a cui eravamo abituati, si opta per un’ ambientazione innevata e invernale e, agli esterni che dominavano i capitoli precedenti, si sostituisce uno svolgimento della vicenda quasi interamente all’ interno di un vecchio manicomio. Il solito gruppo di ragazzotti da college (qui però c’è la novità di una coppia di lesbiche che si esibisce in simpatici siparietti wannabe erotici) parte per un fine settimana da trascorrere nello chalet di un amico. Si spostano con le motoslitte, ma ovviamente imboccano la strada sbagliata, si perdono, arriva una tormenta, rischiano il congelamento di gruppo e si rifugiano in un grosso e sinistro edificio che si rivela essere un ospedale psichiatrico abbandonato.

Il prologo del film, un massacro sulle note del Danubio Blu (e mica solo Von Trier può fare le robe al rallentatore con la musica classica) fa ben sperare. Vediamo i tre fratelli dalla dieta ricca di proteine, rinchiusi, da bambini, nel manicomio. Son già deformi, già deviati, già irrecuperabili. Nessun trauma li ha resi cattivi. Loro sono nati così e ne vanno anche fieri. Non a caso, la dottoressa che vorrebbe lavorare con loro, per ricondurli alla civiltà, fa una pessima fine. I tre si liberano (in maniera abbastanza carente nel reparto logica) e aprono le gabbie in tutto l’ istituto. La strage offre un paio di dettagli truculenti (e artigianali) di sicuro impatto. Fosse stato tutto così, il film si sarebbe ritagliato un posticino di rilievo nel mio cuore. Purtroppo, l’ ingresso in campo dei giovinastri rovina ogni cosa e manda il prodotto a puttane nello spazio di un battito di ciglia.

Io capisco che a un film del genere, quarto capitolo di una saga fiacchetta già di suo, uscito solo per l’ home video e a budget infinitesimale, non si possa chiedere niente di speciale. Capisco anche che pretendere una sceneggiatura con qualche barlume di intelligenza sia già troppo. Il problema è la ripetizione stantia di uno schema che non si può neanche più definire consolidato, ma solo irritante, tanto che risulta impossibile sospendere l’ incredulità anche solo per tre minuti. I ragazzi si perdono nei boschi innevati, dopo che  il solito coglione di turno ha detto: “non preoccupatevi, conosco la strada” e noi già sappiamo che non la conosce per un cazzo e che allo chalet non ci arriverà mai nessuno. Primo sbadiglio. All’ arrivo nell’ ospedale, la tempesta di neve aumenta a livelli apocalittici e i nostri rimangono bloccati. Secondo sbadiglio. Appena entrano nell’ edificio, gli imbecilli controllano i loro cellulari che non prendono. Terzo sbadiglio. Vanno in esplorazione e trovano dei documenti con delle foto brutte brutte e paurosissime di gentaglia deforme con i dentoni. Al che si comportano come ognuno di noi in un simile frangente. No, non barricandosi dentro a una stanza comune e sperando terrorizzati che passi la nottata. Mica son scemi loro. Organizzano un party con musica a tutto volume e gare di velocità in sedie a rotelle. Non paghi di ciò, si dividono e vanno a dormire sulle brandine degli ex pazienti. La cosa non li schifa neanche di striscio, perché sono giovini americani e quando dai ai giovini americani un materasso su cui scopare, anche se fetido va bene. A quel punto non si ha più neanche la forza di sbadigliare e l’ istinto è quello di scagliare oggetti a caso contro lo schermo. Che so, una scarpa, Infinite Jest, il frigorifero. Ma il dovere sacro dell’ intrepida blogger chiama e si prosegue nella visione, nella speranza di vedere morire tutti in modi pittoreschi e atroci.

lui è quello che conosce la strada.

Il che accade dopo altri inutili minuti di spensieratezza festaiola. E accade troppo rapidamente e poco dolorosamente. La cosa peggiore è che accade in CGI. A un certo punto, qualcuno deve aver avuto un sussulto di dignità e orgoglio, perché (neanche il regista sa bene come) sono riusciti a imbastire una scena quasi decente a base di nouvelle cousine cannibalesca, con la vittima ancora viva, che ha fatto risollevare la mia palpebra calata. Ma questa vetta narrativa deve essere costata immani sforzi a tutto il set e deve averli lasciati esausti e lesi nel profondo. Poi è tutto un fuggi fuggi, fai cazzate, compi azioni prive di logica, fatti ammazzare come uno scemo, andiamo di là, no di qua, bruuuum (rumore di un trapano gigante brandito dal capo cannibale), ti affetto come un tacchino, acciuffa il mostro e poi addormentati durante il tuo turno di guardia, così lui scappa e allunghiamo il minutaggio, scaviamo un tunnel nella neve e perdiamo un sacco di tempo a decidere chi deve entrare per primo. Una fatica immane, accompagnata da canzoncine pop così brutte che ti fanno venire voglia di ficcarti dei chiodi arrugginiti nelle orecchie pur di non sentirle.

Sì, va bene, lo confesso. Ne canticchiavo una stamattina sotto la doccia, ma solo per togliermi dalla testa il Wagner di Von Trier.

30 commenti

  1. Ammetto di non avere visto nemmeno il primo, e sì che la Duskhu mi piace molto come attrice, fin dai tempi di Buffy!
    Mi consigli di dare un’occhiata al capostipite e continuare nella saga o meglio non cominciare nemmeno dato che visto uno visti tutti?

    1. Il mio spassionato consiglio di vedere i primi due e lasciar perdere il resto. Magari ti fai una piccola maratona. Poi dipende se apprezzi un certo tipo di film, sulla falsariga del Texas Chainsaw Massacre, che sempre inarrivabile, ma tra gli epigoni, forse Wrong Turn tra le cose meno peggio.

  2. mandarino · · Rispondi

    XDD Non li vedrò mai, ma la tua recensione è esilarante.

    1. Grazie!
      Ma io questa robaccia la scrivo proprio per evitare a chi mi legge brutte esperienze! 😀

  3. Il primo mi era molto piaciuto, concordo sul fatto che superasse il remake di “Non aprite quella porta”. Gli altri semplicemente non li ho mai recuperati. Ma possibile poi che dopo vent’anni facciano sempre fare alle vittima gli stessi errori scemi ? Dopo che Craven ci ha pure scherzato con “Scream”? Se dovessi immaginare un cimitero di vittime degli slasher le incisioni sulle ,molte, lapidi reciterebbero sempre “Qui giace bla,bla,bla morto/a da idiota.”

    1. E morto male con gioia degli astanti, aggiungerei, perché se sei così scemo te lo meriti. Però io mi vorrei dispiacere quando muore qualcuno dei protagonisti. Almeno un pochino,eh…

  4. Il primo mi era piaciuto molto. Degli altri non avevo neppure notato l’uscita… Letta la tua recensione mi sa che me li risparmio 😉

    1. Però al secondo un’ occhiata dagliela, se non altro per Henry Rollins che si impegna 😉

  5. Io non ne ho recuperato nemmeno uno perchè, dal trailer, anche il primo mi sembrò alquanto scadente. Però, per principio, avendo visto il film di Nispel e il suo Leatherface, recupererò anche “Wrong Turn”. E se il secondo è bello splatteroso come la scena che hai postato per tutto il film, recupero senz’altro anche quello. Gli altri due li vedrò quando non ci sarà più niente da vedere, credo:D

    1. Wrong Turn è tutto quello che un remake di Non aprite quella porta dovrebbe essere. Altro che gli omicidi patinati di Nispel.
      La scena che ho postato è solo l’ inizio del film. Pensa il resto! 😀

      1. Uà! Se mi dici così, passo direttamente al secondo, allora:D. e poi mi vedo anche il primo, è chiaro:D

  6. Del primo conservo un bel ricordo, di un film semplice e innocuo ma tutto sommato piacevole, mentre il secondo mi aveva divertito anche di più. Con il terzo invece mi sono parecchio annoiato, non credo neanche di essere arrivato in fondo, e penso proprio che con la saga mi fermerò lì.

    1. Nel secondo c’è Rollins. E ci piace incondizionatamente. Basta e avanza la sua presenza 😀

  7. Sai che pure io nell’ormai lontano 2003 andai a vedere contemporaneamente sia l’insulso film di Nispel che il primo Wrong Turn?
    E come per te le mie preferenze andarono a Wrong Turn: si certo c’era la Duhsku, c’era la lindy Booth che furono i primi motivi per cui lo vidi. Però che bel filmetto che era. Non so se vedrò mai il quarto capitolo, ma complimenti per la recensione.

    1. No, non lo vedere che davvero non ti perdi niente. Almeno facesse ridere (perché il terzo fa un po’ ridere).
      Il primo era proprio un bel filmetto con tutte le cose al loro posto. Poi farne quattro è tipico della spremitura all’ infinito di un’ idea, anche minuscola, che usano fare in quel di Hollywood

  8. LordDunsany · · Rispondi

    Ne han fatti addirittura 4?? Ero fermo ai primi 2! Il primo orgogliosamente visto al cinema! 😉

    1. Io invece, stolta, lo vidi in dvd un po’ di tempo dopo. In compenso la sconcezza di Nispel l’ho vista al cinema…povera me

  9. secondo me dopo Von Trier- che ammiro assai-avresti dovuto vedere
    L.A. Zombie.
    Lo conosci?Un mix tra una zombata e un porno gay .Con questo morto
    vivente che per ridare la vita ai baldi giovanotti spirati li resuscita attraverso il sesso!Che delirio,almeno questa è la trama che ho letto era pure in concorso a Locarno qualche annetto fa.
    Per quanto riguarda il genere di pellicole stile Wrong Turn,per me il meglio è Le colline hanno gli occhi,di Craven l’originale.Mitico

    1. No, L.A. zombi mi manca. Però ho visto il film precedente: Otto, Up with dead people, che mi aveva abbastanza divertito. Solo che la formuletta mi sa che stanca immediatamente.
      Io e Von Trier abbiamo un problema. Serio. Di odio profondo e misurato disprezzo. Ma credo che alla fine Melancholia sia il suo film migliore.
      E per quanto riguarda il survival, bè, le colline di Craven resta un mito. Ma per quanto riguarda quel genere di film, nello scorso decennio, Wrong turn è tra i meglio riusciti. Se riesci a recuperare il secondo, son risate assicurate

      1. Io da Von Trier mi farei vendere anche la tessera del Pdl. Comprendo
        benissimo il disprezzo che si attira da moltissimi,ma sai ci tengo a rimanere presidente dell’associazione Gente con gli Occhiali che invece
        di girare In The Market,guarda film saccenti.
        Pomeriggio però,prima di andare in edicola,mi guarderò Non entrate in
        quella casa,la tua recensione mi ha fatto venire voglia di rivederlo,dopo tantissimo tempo.Oppure Ghoulies. Senza ombra di dubbio cercherò di
        scaricare anche i primi due di wrong turn,mi pare che il primo fosse diretto da un regista solitamente non coinvolto nel genere horror,se non deovessi sbagliare!

        1. Ma non perch saccente, anzi, non neanche saccente, il malvagio. E’ arrogante. Che peggio. Poi non discuto la sua capacit, ci mancherebbe, non mi permetterei mai. Solo che i suoi film, oltre a irritarmi, non mi dicono nulla. Altra cosa Haneke, che mi irrita comunque, ma si fa amare dal primo all’ ultimo fotogramma. Ecco. Meglio guardare Von Trier dalla mattina alla sera che girare in the market. Su questo non ho dubbi. Il regista di Wrong Turn, aveva esordito con un film che si chiama Delitto + Castigo a Suburbia, che era una specie di rivisitazione di Delitto e Castigo. Strambo, non riuscito del tutto, ma comunque interessante, fino a un certo punto. Poi si perso. Ah, ha fatto anche The Alphabet Killer che a me era piaciuto. E un paio di episodi di Masters of horror e del pessimo pessimo pessimo Fear Itself

          1. si,avevo visto delitto + castigo a suburbia,mi ricordo che c’era
            il buon micheal ironside,figura fissa di tutte le ruspanti cazzatone
            anni 80.
            Concordo anche sull’arroganza e la malvagità di Von Trier,però
            a me i suoi fillm piacciono parecchiotto,sopratutto quando spinge
            al massimo e con furioso cinismo sul melodramma -vedi Le Onde
            del destino,film che avrei voluto fare io!

          2. Le onde del destino è, anche per me, un capolavoro. Ultimamente trovo che Von Trier si sia un po’ perso ma Le onde del destino insieme a The Kingdom sono davvero degli ottimi film.

          3. dogville mi fa sbroccà di felicità!Ho riso molto con il Gran Capo e idioit
            mi pare davvero una pellicola che nel bene o nel male
            si fa ricordare.Il Dogma da lui creato,per quanto effimero
            e pretestuoso reputo sia l’unica cosa davvero degna di nota
            nella cinematografia mondiale di quegli anni di merda-sia
            la musica che il cinema.
            Poi lui deve essere uno che ti metterebbe una scopa in
            quel posto solo per divertimento!Furbissimo e paraculo,
            ma geniale a tratti

          4. Sì, The Kingdom è molto bello. Su questo sono assolutamente d’accordo con voi. Su Dogma il discorso è un po’ più complesso. L’ ho sempre considerato una sparata provocatoria senza sbocchi (e infatti è durato poco), con davvero pochissimi film degni di nota (Festen, La vita sognata degli angeli. Mi vengono in mente questi due adesso. Magari potreste aggiungerne qualcuno voi). In un certo senso è stato un movimento anti-cinema, con quel pauperismo ostentato e l’ azzeramento dell’ estetica.
            C’è da chiedersi per quale motivo il suo stesso fondatore lo abbia tradito dopo circa un nanosecondo.
            Ah, la prima parte di Melancholia è una specie di plagio da Festen, con sacrileghi tentativi di avvicinarsi pure al povero Bergman che intanto sussultava nella tomba. Nella seconda parte intervengono brutti effetti plasticosi in digitale. Anche se io ho apprezzato di più la seconda parte, ché son tamarra nell’ anima de li mortacci mia.
            Poi sì, il buon Lars è un gran paraculo che ci tiene tanto a essere chiamato genio. Ultimamente ci sta tenendo un po’ troppo.

          5. Gli anni 90 per me sono la Peste della peste de li mortacci loro!Veramente
            un decennio tragico per la musica-ah impuniti mi avete rotto le palle con
            grunge,industrial,pure new metal..Johnatan Davis te posseno corcà dalla
            mattina alla sera- sia per quanto riguarda il cinema,(lo sai che hai l’onere
            e l’onore di aver come commentatore l’unico pistole de menta,come si dice in lombardia,che detesta profondamente Tarantino e tutta la sua banda),per cui Von Trier con il fenomeno effimero del dogma mi parve
            comunque il segno che il cinema d’autore avesse trovato in tempi di carestia un tipo in gamba.
            Poi sono venuto gli Anderson,in ordine:Brad,Wes e il mio amatissimo Paul..no,non il tuo Paul.
            Che dio benedica Cho Yun Fat!^_^
            non c’entra un cazzo,ma la madonan se è un tipo tostio!

          6. No, non credo tu sia l’ unico 😀 siete molti più di quello che pensi.
            Io invece non riesco a fare a meno di amarlo. Lui, la banda se la possono pure tenere.
            Ecco, io non riesco in nessun modo a fare una distinzione così netta tra i cinema cosiddetto commerciale e quello cosiddetto d’autore.
            Lo sai qual’ è il migliore degli Anderson, vero? 😛

          7. eh,già che ce lo so quale è il migliore degli anderson:wes!E che domande,come posso far a meno di Rushmore,ad esempio?

            Boh,io un po’ la distinzione la vedo ma non è che vi sia roba buona solo
            da una parte e pessima dall’altra.Ottimo film commerciale e pessimo,come ottimo film d’auore e pessimo si è sempre fatto.L’importante è che non tratti da pirla lo spettatore e che voglia
            raccontarmi una buona storia,o una straordinaria idea

  10. Dopo il primo avevo già chiuso i battenti. Poi su sky hanno dato il terzo della serie e non pregno, ho pianto sangue… per cui qua salto a piedi pari.
    Però ultimamente ho trovato un paio di fichissimi titoli di cui non ho neanche mezzo minuto di tempo per mettermi la a scrivere… ma ce la farò!
    Complimenti sempre per il tuo modo così “crudo” di scrivere. E’ un piacere.

    1. Eddy, da quando sei tornato, le mie giornate sono migliori 😀 Mi sei mancato! ti prego, trova un pertugio del tuo tempo per buttare gi una recensioncina anche piccola piccola, dai!

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