Manhunter

Regia – Michael Mann (1986)

Non è la storia, è colui che la racconta, con buona pace di King a cui ho rubato una frase ribaltandone del tutto il senso.  A dimostrazione di quanto sia valido questo piccolo assioma, basterebbe mettere a confronto l’ opera di Mann che mi appresto (con enorme fatica e difficoltà) ad analizzare, con il suo cuginetto povero povero di parecchi anni dopo, Red Dragon. La storia è identica ed entrambi i film sono tratti dal secondo romanzo di  Thomas Harris, uscito nel 1981.  Grande successo commerciale il secondo, mezzo fiasco il primo. Un budget faraonico, elargito sulla scia dell’ Hannibal Lecter mania per Red Dragon, costi contenuti (e neanche coperti dagli incassi), per Manhunter. Il film del 2002 vanta un cast stellare (ma fuori parte e svogliato), mentre quello dell’ 86 si avvale di solidi professionisti non troppo conosciuti. Soprattutto, alla regia c’ è un tale Michael Mann. E scusate se link0 lui e non quel tizio che ha girato Red Dragon.

Michael Mann, nel 1986 era al suo terzo lungometraggio, dopo La Fortezza e Strade Violente, ma già faceva Cinema Enorme, per citare la definizione di un mio amico. Manhunter anticipa di parecchio tempo l’ esplosione di serial killer cinematografici degli anni ’90, superando a destra anche De Palma e le sue suggestioni hitchockiane, e andando a scavare direttamente nella follia disperata di un assassino. Solo Lusting col suo Maniac, e Friedkin con Cruising si erano spinti così a fondo e se il primo aveva ancora un’ impostazione tipicamente slasher, il secondo, col suo meccanismo basato su indagine ed immedesimazione, potrebbe essere il vero e proprio capostipite del filone. E tuttavia, entrambi i film non hanno la gelida e, allo stesso tempo, partecipata rappresentazione del Male che si annida in un essere umano che può vantare Manhunter.

Un serial killer (soprannominato dalla stampa Tooth Fairy) compie i propri delitti nelle notti di luna piena. Si introduce in casa delle vittime e massacra intere famiglie, accanendosi con particolare violenza sulle donne. L’ agente Jack Crawford (Dennis Farina) chiede all’ ex  profiler Will Graham (William Petersen) di indagare sugli omicidi. Graham è famoso per aver catturato numerosi assassini, tra cui Hannibal Lecktor (sì, non ho sbagliato, in questo film si chiama così), ma l’ incontro con il famoso psichiatra cannibale lo ha lasciato pieno di cicatrici, fisiche e mentali, causando un ricovero in un ospedale psichiatrico e il suo conseguente ritiro. E tuttavia, il poco tempo a disposizione (mancano solo tre settimane alla prossima luna piena) e l’ efferatezza dei delitti, spingono Graham a tornare al suo vecchio lavoro e a chiedere aiuto, nel corso delle indagini, allo stesso dottor Lecktor (Brian Cox).

Rispetto al suo epigono con pioggia di Oscar annessa (Il silenzio degli Innocenti), Manhunter è meno sensazionalistico e ancora più attento al lato psicologico e umano della vicenda. Mentre Demme inserisce nel suo film dettagli macabri e scene shock ben distribuite, Mann trattiene la violenza, non la mostra e la racconta anche poco. A stento ci vengono concesse le foto che la polizia scatta sul luogo del delitto. Quando Graham visita per la casa della seconda famiglia massacrata dal killer, la scena del crimine è ormai vuota. Niente cadaveri. Il sangue imbratta le pareti bianchissime e Graham descrive nel suo registratore le dinamiche dell’ omicidio. Ci deve bastare, perché Mann non si spinge oltre.

Cinema Enorme, dicevamo, controllo e conoscenza assolute della materia con cui si sta lavorando. Costruzione millimetrica di ogni scena, che assume l’ aspetto di un’ opera architettonica da ammirare a bocca aperta. Mann studia i dettagli e risolve le sue sequenze in pochi tagli, quelli strettamente necessari. La macchina da presa è ferma, stabile, spesso fissa; i personaggi sembrano sprofondare in ambienti troppo grandi, in spazi indefiniti, dominati da un bianco accecante (la prigione di Lecktor, gli uffici dell’ FBI, gli appartamenti aggrediti). Fa eccezione il killer, interpretato da un attore dalla fisicità gigantesca, Tom Noonan, che al contrario è costretto in posti che gli vanno stretti, come il suo appartamento, in cui invece abbiamo le tonalità del marrone e del rosso a farla da padrone, e un arredamento molto particolare, che mischia squallore quotidiano a tocchi d’estro un po’ folle (la tenda col paesaggio lunare, il quadro di Blake, importantissimo per la personalità dell’ assassino).

Freddezza e partecipazione. Manhunter è un film dalle atmosfere gelide.  Geometrico e trattenuto. Niente esplosioni di brutalità, niente sangue, pochissima azione. In questa glacialità di fondo, assistiamo tuttavia a dei lampi di disperato romanticismo. Un serial killer che si fa incastrare da un sentimento impossibile, ma brevemente vissuto. Tooth Fairy vuole l’ adorazione delle sue vittime e di chi deve venire a capo dei suoi omicidi. Ma si relaziona in maniera quasi normale con la non vedente Reba (straordinaria Joan Allen). La storia d’amore tra i due è dipinta con  toni di estrema tenerezza e di sensualità a stento trattenuta. La scena in cui il personaggio di Noonan porta Reba ad accarezzare una tigre sotto anestesia basterebbe da sola a rendere Manhunter un’ opera oggetto di studi approfonditi per chiunque voglia, un giorno, imparare come si gira un film. E’ lì che si instaura tra i due una comunicazione profonda, uno scambio tra due persone dalla sensibilità particolarmente spiccata. Ciò avviene a livello tattile, ma senza che i due si sfiorino neanche una volta. Il bacio successivo, è solo una conseguenza naturale. Le lacrime della Allen, mentre si abbandona ad ascoltare il respiro della bestia addormentata, ci rendono partecipi non solo della sua straordinaria esperienza, ma anche del dolore e della solitudine dell’ assassino. In quel momento, ci è dato di sperare per lui e per lei. Con questo moto di umanità così sincero, Mann entra nella mente del cosiddetto mostro, molto di più rispetto a tanti abusati flashaback su infanzie infelici e genitori terribili che sarebbero diventati in seguito i triti cliché della filmografia dedicata al serial killer. Non a caso, nel romanzo di Harris, tali flashback sono presenti. E Mann, saggiamente, li taglia e ci spinge a provare pietà nei confronti del suo assassino, solo quando lo “sentiamo” filtrato dalla sensibilità di Reba.

Musica e suoni. Sintetizzatori classicheggianti.  Il rumore di un proiettore come unico commento sonoro alla scena del bacio. Rumori che si fondono a complesse partiture musicali. Persino alcune canzoni, ogni tanto, a sottolineare i momenti più distensivi. Anche in questo settore c’è una preparazione certosina e impeccabile. E anche qui l’ emotività dei personaggi coinvolti viene tenuta a freno. L’ obiettivo è spargere inquietudine e un timore sottile e affilato. Il ritmo del sonoro va di pari passo con le luci (la fotografia è di Dante Spinotti), fredde nella parte investigativa, lisergiche nelle sezioni di film dedicate al killer. E non è un caso che il film si concluda in una sorta di tripudio musicale e visivo che ha come colonna sonora quel manifesto della psichedelia di In-A- Gadda- Da – Vida, riproposta nella sua versione integrale. Ciò che rende immenso questo film sono i dettagli, la loro precisione maniacale. E nel finale, ambientato nell’ appartamento del Mostro, le emozioni fino a quel momento represse,  deflagrano. La tensione che ha accompagnato l’ ora e mezza precedente si scioglie in uno scontro fulminante, in cui muoiono le speranze, si spegne la breve scintilla d’amore che Mann ci aveva fatto intravedere, e restano squallore, solitudine e disperazione.

Ecco. Adesso sono esausta, perché a certe cose ci si deve accostare con reverenza e devozione. E io non so se possiedo gli strumenti culturali per parlare di un’ opera del genere. Vi lascio con una scena del film, che forse riesce a sintetizzare molto bene quello che intendo quando parlo di Cinema Enorme

34 commenti

  1. Bella recensione, per un film davvero enorme.

    1. Grazie! E’ che sono reduce da un incontro con Mann avvenuto durante il festival di Roma e ancora non riesco a togliermelo dalla testa 😀

  2. non ti manca nulla per parlare di qualunque film, recensione completissima.
    a me manca ancora purtroppo, ma rimedierò
    ciao grandissima!

    1. No, Roby, guardalo appena puoi. Non l’ho detto in recensione perch ho cercato di essere imparziale, ma qui in sede di commento torno a essere una brutta persona: al silenzio degli innocenti questi film gli da le piste 😀

  3. Un incontrto con Mann ? Cavoli è uno dei miei registi preferiti ! Ti invidio di brutto! Comunque sono lieto di non essere l’unico a considerare “Manhunter” il film migliore ( e più sottovalutato) sui serial killer.

    1. Lezioni di cinema all’ Auditorium…se non fosse stato per le domande sceme (ma il coyote di Collateral era voluto o casuale? Secondo te, io che mi studio i film nei minimi dettagli lascio una scena cos importante al caso, brutto imbecille?), starei ancora a piangere 😀

  4. Grandissimo film!Anche per me straccia mille volte in stile e regia il film di Demme,mentre il remake non è nemmeno degno di baciargli i piedi.Questo è un signor film.

  5. E magari si sentiva anche figo a fare una domanda sul coyote di Collateral.Oh,cazzo!
    Manhunter è un’esperienza di vita filtrata attraverso il meccanismo cinematografico.Non è che ci troviamo ad assistere a un film di mostri,per quanto umani,ma che ci terrorizzano e li odiamo/amiamo e basta.Mann ci prende ci fa entrare nella visione come capitava a Walken in La Zona Morta.Siamo lì, con loro e assistiamo impietriti a una lezione nerissima sul caso,il fato,l’apocalisse senza cavallieri che ci sta per colpire.
    William Peterson,maestoso anche in Vivere o Morire a Los Angeles,non è un eroe.Ha cercato di scappare dal male,ma non è che quello ti lasci andare via e morta lì.Dicono che il male abbia inventato i navigatori proprio per beccarci,per riportarci indietro.I personaggi del film vivono come sotto questa campana di vetro dove all’interno non si respira mica ossigeno o speranza,ma una normalissima e implacabile disfatta. Il film mi porta in mente la mia adolescenza, Tom Noonan era diventato per me una specie di beniamino,di mito,perchè proprio la sua relazione con la cieca mostra come sia tutto così relativo,che magari potrebbe salvarsi,dopotutto ama qualcuno.Credo che sia una delle storie sentimentali più toccanti e coinvolgenti che abbia mai visto.Senza romanticherie di sorta,Una cosa pulita,sobria,eppure di devastante commozione.Il remake mi son rifiutato di vederlo,manco so il cast .
    Mi fa orrore pensare come abbiano potuto rovinare la storia tra i due.
    Bellissima recensione,

    1. io credo che il tizio che intervistava Mann (non mi ricordo neanche come si chiama) fosse abituato al modo che abbiamo di fare cinema qui in Italia, che le cose belle ci vengono così, per caso.
      Sì, quella tra Noonan e la Allen è una storia d’amore meravigliosa, da far vedere a ripetizione, tipo cura Ludovico, a tutte le ragazzine che si rincoglioniscono con tuailait dalla mattina alla sera.
      E Red Dragon, bè, se ci metti un Hopkins rincoglionito che ormai fa Hannibal Lecter per forza di inerzia e che fa Bu! a un Edward Norton che non si capisce bene cosa ci faccia nel ruolo di Petersen, frulli tutto con Fiennes che si fa tatuare a tutta schiena il dragone, casomai non avessimo capito bene, e con la scena del proiettore plagiata male, ti fai un’ idea di che cagata cosmica sia.

      1. Credo che sarebbe stato meglio se si fossero fermati al Silenzio degli Innocenti,(a me piace moltissimo anche questo film),Hannibal è una
        cazzatona ignobile diretta da uno che dopo un triplete-come il mio
        inter- di grandi film iniziali è finito male-come la mia inter- a girare robaccia stile soldato jane.
        Poi Red Dragon,ma anche Hannibal le origini.Questi due mi son rifiutato di vederli perchè un po’ mi voglio bene
        Cazzo il paziente inglese che fa l’assassino?Fashion e stiloso come ogni cosa oggi.Noonan è veramente un figo :fa veramente paura,quando
        ammazza il giornalista con la scena del cadavere bruciato che viene lanciato dalle dicesa del paarcheggio,ad esempio ,e poi strazia il cuore nel finale.
        Del maestro,Mihceal Mann, amo alla follia Strade Violente.Che finale e che colonna sonora!

        1. Ma il silenzio degli innocenti è piaciuto anche a me, per carità, è un ottimo film.
          Il povero Ridley Scott adesso sembra il fratello scemo di Tony, che non cosa proprio buona buona…però chissà perché io confido ancora nel suo Prometheus prossimo venturo, chissà che non se ne esca con un bel film, una volta tanto, che non ne imbrocca uno dal ’93

          1. è vero sembra il fratello scemo di Tony,anche se the last boy scout è un film che rivedo volentieri pur essendo una cazzatona!
            Però non mi è mai piaciuto più di tanto e quindi non questa grande attesa
            per il nuovo film,semmai aspetto il ritorno di Mann!!!^_^

  6. Anche io preferisco questo film all’insipido rifacimento del 2002. In Manhunter gli attori sono tutti in stato di grazia. Petersen e Noonan su tutti. E le scene tra la Allen e Noonan, avrebbero meritato un Oscar.

    1. E insipido è poco. E’ imbarazzante. Solo che all’ epoca tutto ciò che aveva a che fare con Hannibal vendeva. Già il film di Scott suscitava un certo desiderio di rogo, ma con Red Dragon si è toccato il fondo.

  7. Mann è immenso. Non ho altre definizioni. Il suo è ancora un cinema puro fatto di uno sguardo limpido e tagliente sul mondo. Il lirismo e l’essenzialità dei suoi film io li adoro. Amo Manhaunter e mi ritrovo molto nel tuo sguardo su questo film. Complimenti per la recensione e per avermi ricordato la struggente scena della tigre addormentata che avevo dimenticato ma che ho adorato.

    1. …mi è scappata una a in più… Manhunter, naturalmente.

    2. Grazie a te del commento 🙂
      La scena della tigre l’ho cercata sul tubo, ma non sono riuscita a trovarla e allora ho dovuto optare per un ripiego di lusso.
      Mann è un Maestro, c’è poco da aggiungere. Si ha quasi paura a scrivere qualcosa su di lui.

  8. Grandiosa recensione! Devo dire che è un film che non conoscevo, ma visto come ne hai parlato bene cercherò di rimediare! 🙂

    Brava!

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca!
      Vedilo, appena puoi. E’ un film che non può mancare e ti fa capire tante cose su come funziona (male) Hollywood.

  9. no mappoi tom noonan oltre a essere un figone della madonna ha diretto due film che sono una delizia sono, e non s’è ben capito perché non se li inculi nessuno.

    1. Perché siamo scemi. Per esempio io non li ho visti, so solo che sono commedie nere, mi pare.
      E sì Noonan è un figo assoluto.

      1. commedie nere stile teatro dell’assurdo, e in The Woman c’è pure Wallace Shawn che pure lui lo usano per parti ignobili quando potrebbe spaccare culi a occhi chiusi.

        1. Recupero, recupero. Però c’è da dire che Shawn ha proprio la faccia del caratterista e che poi secondo me lui è pure felicissimo così, che si diverte e non gli rompono troppo i coglioni.

  10. La “scintilla d’amore” è quella che trapela dalla tua passione per il cinema, e in particolare per questo mitico, grande film, che ti ringrazio di avermi riportato alla memoria. Baci. :))

    1. Grazie Angelo 🙂
      Quando il cinema è così, ti ricordi all’ improvviso perché lo ami e diventi una persona felice 😀

  11. Grandissimo film e grandissima recensione:D.
    Quasi quasi me lo vado a rivedere, m’hai fatto venir voglia:D

    1. Grazie!
      E rivedilo, che non fa mai male 😀

  12. Capolavoro… e dico solo questo perchè è inutile sforzarsi alla ricerca di sinonimi

    1. Già…uno si spreme per scrivere qualcosa, ma alla fine basta guardare quella scena e ci si rende conto che davvero non è necessario spiegare niente.

      1. No, leggere cose come quelle che scrivi tu, al di là del fatto che tutto sia già scritto nelle immagini, fa sempre bene…

  13. E quanto ci piacciono queste recensioni così personali e al tempo stesso così tanto più valide di quelle “professionali”? Analisi puntuale e sentita da cui vien fuori lo spirito con cui ci si dovrebbe relazionare al cinema, ossia quello dettato principalmente dalla voglia di farsi assorbire da altre realtà per un paio d’ore. Brava, assai 😉

    Ah, dimenticavo. Il film è enorme, si. E le atmosfere di Mann sono scandalose.

    1. Ma che gentile che sei…io poi mi emoziono e divento sentimentale 😀 Scandalose proprio, sia quando decide di tenersi a distanza dai personaggi, che quando gli si incolla al culo (come in Collateral, che il prossimo). Come si fa a non amarlo, dico io…

  14. La tua recensione, per uno dei primi film “forti” che ho visto (avevo 11 anni), è davvero bellissima. Complimenti, è davvero dura affrontare questo film già come semplice spettatore, figuriamoci doverci scrivere.

    La scena della tigre resta scolpita nella memoria e Petersen per me (inteso “per me come spettatore”) con due film ha fatto più che il 99% degli attori messi insieme.

    Mi è capitato da poco di rivedere “Strade Violente” (Thief), una bomba!
    E il vecchio Robert Prosky non ti sembra anche peggio di un serial killer?

    Jack

    1. Thief è un filmone della madonna e Prosky ha un bellissimo faccione da galera 😀
      Comunque grazie davvero per i complimenti! Anche io vidi Manhunter da piccola e ne rimasi abbastanza sconvolta. Sono cose che poi ti segnano e alzano lo standard qualitativo a livelli così elevati che il rischio è che ti faccia tutto schifo 😀

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