Final Destination 5

Regia – Steven Quale

Se l’ horror è da sempre latore di cattive notize, la saga di Final Destination ci porta le peggiori possibili, e lo fa spogliandole da qualsiasi valenza metaforica e da ogni possibile sottotesto: alla morte non si sfugge. Punto e basta. Puoi strepitare, puntare i piedi, elaborare complicate strategie elusive, o andare avanti come niente fosse, ma lei è lì e ti può aggredire quando più le aggrada. Final Destination non si mette a far filosofia sul concetto di morte, si limita a sbattertela in faccia, e più grottesca, assurda, disgustosa è, meglio è.  Insieme allo slasher (e Final Destination è un tipo molto particolare di slasher) questa saga rappresenta il grado zero del cinema dell’ orrore, un livello di intrattenimento che ricorda le barzellette macabre che ci raccontavamo da bambini. Eppure funziona, e lo fa da undici anni e da cinque film , senza avere ancora  stancato il pubblico.

Final Destination 5 non partiva sotto buoni auspici: il capitolo precedente era il punto più basso raggiunto dalla serie. La New Line ripropone il 3d come principale attrattiva e affida la sceneggiatura all’ autore dello script del disastroso remake di Nightmare. Si intravedeva tuttavia, sin dalle prime notizie riguardanti il film, la volontà di alzare il livello qualitativo, a partire dalla scelta del cast,  con volti sempre di derivazione televisiva ma in grado di garantire una maggiore professionalità rispetto al numero quattro della serie. Inoltre, si opta per un cambio radicale alla regia, affidandola a un illustre sconosciuto che non ha mai avuto a che fare con la saga di Final Destination, tale Steven Quale (aiuto di Cameron e regista di seconda unità in Avatar), qui al suo esordio. Interrompere l’ alternanza tra Ellis e Wong si dimostra una scelta vincente: lo stile di Quale è molto più classico e rilassato rispetto a quello dei suoi predecessori, il suo modo di girare ci lascia il tempo di capire tutto quello che avviene sullo schermo. La sequenza del crollo del ponte, lunga e insistita, permette allo spettatore di focalizzarsi su ognuno dei personaggi coinvolti, cominciando a conoscerli e anche a provare un certo grado di simpatia nei loro confronti. E’ importante notare che, mentre Ellis sottometteva tutte le sue scelte alla presenza del 3d, Quale si comporta in maniera molto diversa. Purtroppo (o per fortuna, a seconda di come la si pensa) il 3d è ormai un dato di fatto ingombrante e impossibile da ignorare. Può piacere o non piacere, può essere tacciato di ammazzare la creatività, dato che molti registi lo usano soltanto come una catapulta in grado di scagliare oggetti in faccia al pubblico, o può essere semplicemente valutato in base alla sua resa. In questo caso, ci troviamo di fronte a un 3d  realizzato nel migliore dei modi, in maniera tale da sfruttare la profondità di campo offerta dalla terza dimensione, ma senza che questa nuova opzione sia condizionante per ogni inquadratura e ogni situazione narrata. Quale inventa soluzioni eleganti, come nella scena della palestra, quando la polvere bianca invade del tutto il nostro campo visivo e nasconde l’ avvenimento principale, causando un effetto shock/sorpresa che è forse il momento migliore dell’ intero film.

E’ apprezzabile anche il tentativo di rendere i personaggi credibili, inserendo l’ intera vicenda in un contesto lavorativo, a differenza dell’ ambiente adolescenziale e studentesco dei due film di Wong e dell’ assoluta mancanza di contesto dei due film di Ellis. Va dato atto allo sceneggiatore di aver almeno provato a non creare dei caratteri del tutto monodimensionali, di averli forniti di caratteristiche individuali specifiche, aiutandoci così a provare un minimo di dispiacere di fronte alle loro morti. Ma è pur sempre di Final Destination che stiamo parlando. Sappiamo bene per cosa abbiamo pagato quando entriamo un cinema a vedere un prodotto del genere. Uno script un minimo più elaborato, una regia più sobria e il lodevole intento di aggiungere qualche novità nello schema consolidato sono sicuramente punti a favore di questa quinta installazione, che però ha sempre avuto la sua principale ragion d’ essere nella messa in scena della morte, improvvisa, sadica e violenta. Il fallimento del quarto capitolo stava proprio nella scarsa efficacia, sia dell’ incidente iniziale, che del body count a seguire. Questa volta, si sceglie di fare sul serio e, se alcune morti sono accompagnate dalla risata liberatoria, condita da umorismo grossolano e da caserma tipici dei seguiti del franchise, altre fanno paura sul serio. Perché, al di là del divertimento di bassa lega, del cattivo gusto voluto e ricercato e dello splatter da fumetto macabro, Final Destination 5 non perde di vista l’ obiettivo primario di ogni storia dell’ orrore: portarci le famose, pessime notizie.

Nonostante si rida (e si applauda anche. Io l’ho fatto, un po’ me ne vergogno, ma neanche troppo) delle continue esplosioni di gore che questo film offre, rimane sempre un disagio strisciante a fine proiezione. E questo disagio è il motivo che mi fa amare questa saga più di quello che in realtà si meriti. Perché, per quanto l’ argomento sia trattato in maniera grezza e becera, per quanto sia il lato sardonico della faccenda a venire fuori in modo prepotente, Final Destination ci parla della nostra fragilità esistenziale. Che lo faccia in maniera superficiale e farsesca, forse nel peggiore dei modi possibili, ha poca importanza, in questa sede. Quello che conta, è che questa fragilità si percepisce, a un livello epidermico, non del tutto consapevole e che forse, proprio per questo motivo, il film resta impresso anche quando è finito da un pezzo.

Divertitevi, sembra dirci (con la voce di Tony Todd, che non si vedeva dal secondo capitolo e che qui fa il suo graditissimo ritorno), ridete pure, fate progetti, sognate di andare a Parigi con la vostra ragazza, immaginate di fare carriera, provate anche a essere felici, ma io sono qui. Vi seguo passo passo, non vi mollo un attimo e, prima o poi, sarete miei. Sperate solo che non faccia troppo male.

19 commenti

  1. Come ho scritto in Moon Base, ho abbandonato la saga dopo il secondo capitolo. Senza un motivo specifico, per altro. La tua recensione mi fa pensare bene, soprattutto quando parli del 3D decente per una volta.

    Non so, magari ci scappa una visione. Serve aver visto gli altri capitoli precedenti?

    Ciao,
    Gianluca

  2. Grazie!
    Serve solo aver visto il primo, ma non è indispensabile neanche quello.
    Il bello di Final Destination è che puoi vedere tranquillamente tutti i capitoli in ordine sparso…tanto la storia è sempre la stessa 😉

    1. Il primo visto sì, però inizia a venirmi il dubbio di essermi sognato di aver visto il due. A ogni modo, credo di aver abbandonato proprio per il fatto che la storia è sempre la stessa. xD

      Vedo se riesco a ritagliare un pezzo di tempo per guardarlo. 🙂

  3. Bella recensione, coglie nel segno. Non so se riuscirò a vederlo al cinema, di questi tempi ci vado molto poco, però lo tengo in considerazione per una futura visione in dvd.

    Narratore

    1. Grazie Paolo!
      E’ sicuramente un tipo di intrattenimento piuttosto grossolano, ma fa il suo e funziona molto bene per una serata a suon di birra (e fragilità esistenziale :D)

  4. Perché ti sei vergognata? 😀
    Lucia, questo è tuo territorio. Chissà, un domani lo esplorerò anch’io. Ma anche no…

    😉

    1. Anche no, Hell, ch l’ assenza programmatica di una sceneggiatura potrebbe scatenare la tua ira funesta! Mi sono vergognata perch in una scena

      PARTE SPOILER GIGANTESCO

      in cui una ragazza cade da circa venti piani di altezza, le parte un occhio e questo occhio viene spiaccicato dalle ruote di un’ auto di passaggio

      FINE SPOILER GIGANTESCO

      Ho fatto partire io l’ applauso in sala. E la sala mi ha seguito. Mentre una mia amica seduta vicino a me mi picchiava, prendendomi a cazzottoni su una spalla. E’ stato un momento imbarazzante 😀

      1. Quindo rido io, invece, non ride nessuno. È successo due volte:

        1) Il Pianeta delle Scimmie di Tim Burton, quando, nell’ultima sequenza, il bambino gorilla fa una fotografia al tipo lì, precipitato con l’astronave.

        2) Il Signore degli Anelli (secondo episodio, mi pare), quando Gandalf il Grigio rivela di essere il Bianco, con relativa marca della candeggina utilizzata.

        😉

        1. Il Pianeta delle Scimmie di Tim Burton scatena risate in quasi tutte le scene, ma quella raggiunge il culmine.
          Io il Signore degli Anelli non lo vidi al cinema, pensa…quindi non posso confrontare le mie risate con quelle degli altri.
          Però mi è successa una cosa strana con il film dei Coen, Burn After Reading: ridevo da sola (anzi, insieme a un mio amico), mentre in sala sembrava non divertirsi nessuno.

  5. Confermo che è molto bello. Non un capolavoro. Ma se decidi di andarlo a vedere è perchè sai quello che ti attende (oppure sei molto “smaliziato” come certe nostre conoscenza ^^). Un 3D stupendo e delle scene esaltanti e disgustose…proprio quello che mi ci voleva. Un po’ di sano gore ben fatto! 😉

    1. “Io sono stanca! Sono stanca di voi e sono stanca di queste serate!!!” 😀 😀 😀

      1. Come fai a non adorarla?? 🙂 Comunque ci siamo messe benissimo, intervallate alla perfezione al cinema.
        Ma soprattutto priceless la faccia dei tizi davanti a noi al nostro applauso nel finale e alla frase di Sister ;))

  6. Bella recensione, ero già curioso di vederlo dopo aver letto diversi pareri positivi. Dopo aver letto la tua analisi lo guarderò sicuramente, nella speranza che torni a dare credito a una saga sempre più affossata nell’oblio nel corso degli ultimi anni.

    1. Ricorda il mio cattivo gusto e la passione per i pessimi film, però! Sempre di Final Destination parliamo, sempre del grado zero del cinema de paura, sempre di una stronzata di proporzioni immani. Ma che questa volta funziona, diverte e riesce persino a spaventare.

  7. Anche io, come molti altri, ho abbandonato la franchise al secondo capitolo (che peraltro non ricordo…).
    Potrei dare una chance a quest’ultimo, però, anche se per partito preso un po’ aborro il 3D!!
    Tornerò spesso a leggere le recensioni d'”oRore” *__*

    1. Io ti consiglio di dare anche un’ occhiatina al terzo che ha un paio di morti da antologia 😀
      Anche a me il 3d non fa impazzire, ma tocca venirci a patti, almeno fino alla prossima moda. In questo caso non mi ha dato fastidio.
      E qui de robba d’orore ne trovi quanta ne vuoi 😀

  8. Mi è piaciuto, soprattutto per l’incidente iniziale e le sorprese finali! Ma ciò che rende speciale questo episodio sono i sottili riferimenti a tutti gli altri film precedenti…non so se hai notato cara Lucia, ma sul ponte che percorrono, passa pure lo stesso camion che portava la malefica legna del secondo FD…e poi ci sono tante altre cose che però non voglio spoilerare a chi non ha visto questo film! Bellissima analisi come sempre 😉

    1. E perché il luna park del terzo sullo sfondo della foto rotta della ragazza miope?
      Mi sono dimenticata di menzionare i bellissimi titoli di testa nella recensione. Lo dico qui: sono bellissimi 😀

      1. eheh anche io l’ho notata la foto e soprattutto il fatto che richiama il suo omicidio…lo stesso metodo utilizzato per il terzo insomma! ah questa sì che è vera attenzione per i fan sfegatati come noi 😉

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