Drive

Regia – Nicolas Winding Refn (2011)

In quest’ epoca di terrore e follia insensata, la bontà spicciola, granello radioattivo sbriciolato nella vita, non è scomparsa

                                                                                     Vasilij Grossman – Vita e Destino

E’ strano come a volte si facciano associazioni tra cose che all’ apparenza non hanno nulla a che vedere l’ una con l’ altra, che un film d’azione (anche se sappiamo qui le etichette che brutta fine fanno) ti faccia pensare a una delle più grandi opere letterarie del secolo scorso, o che una canzoncina electro pop arrivi a scatenare tutta una serie di associazioni, legata com’è a delle immagini e a dei gesti ben precisi, tali da rappresentare quasi una sorta di riscatto personale, una vendetta contro chi certe associazioni non le può capire, non le può fare. Contro chi in un film come Drive non vedrebbe nulla. Perché, semplicemente, i suoi occhi non possono vedere. Ma in fondo il Cinema è anche (soprattutto?) questo: una comunicazione privilegiata tra te e l’ autore, un investimento emotivo che, quando riesce cambia parte della tua percezione del reale e ti modifica nel profondo. Non sono molti i film in grado di attuare questi processi così particolari. E non funziona per tutti noi allo stesso modo. Però, le rare volte in cui capita, io tendo a usare quella parola che comincia con Cap e finisce con voro. Termine che non pronuncerò mai nel corso di questa recensione, ma prendetelo un po’ come se fosse un’ ombra che ci segue passo dopo passo.

Sono giorni che rifletto su come approcciare questo post: Drive è un film complesso, che può essere analizzato da una infinità di punti di vista. Potrei accennare agli omaggi sparsi per tutto il corso della pellicola (Friedkin, Ferrara, Lynch e il nume tutelare del film, Walter Hill) e al modo in cui Refn integra alla perfezione le citazioni nella trama, creando un qualcosa di originale, inedito ed estremamente moderno; o potrei parlare della natura archetipica dei personaggi, quasi fossero forme pure, astratte e cristallizzate del Cinema. Ma c’è chi lo ha già fatto, e lo farà, molto meglio di me. Quello su cui alla fine ho deciso di soffermarmi sono i tempi e i gesti. Tempi e gesti che vanno affrontati come un tutto unico, ché i primi sono i mezzi stilistici attraverso cui i secondi prendono vita, partendo dalla mia personalissima convinzione che, soprattutto quando si parla di film, la forma è  sostanza.

Nel caso di Drive, la forma assume una valenza etica, grazie proprio alla dilatazione, a volte anche esasperata, dei tempi. Non si può raccontare una storia come quella del personaggio interpretato da uno splendido Ryan Goslin, senza dare il giusto spazio alla costruzione dell’ universo che gli ruota intorno, perché certi comportamenti, per non avere bisogno di spiegarli, vanno narrati e la narrazione, si sa, richiede calma. Refn azzera due decenni di cinema d’ azione fatti di violenza coreografata e scene girate e montate come se si fosse in preda al delirium tremens, e inizia il suo Drive con una delle più intense e quasi insostenibili per tensione procurata, sequenze di inseguimento mai realizzate: niente musica, solo la cronaca di una partita, alternata alle voci nella radio della polizia e al frastuono degli elicotteri che solcano il cielo di Los Angeles. Quasi quindici minuti senza una linea di dialogo. Tempi, dicevamo, fatti di sguardi, rumori e luci, prima che partano i titoli di testa, contrassegnati da una canzone che dapprima lascia interdetti e poi appare l’ unico commento per le lunghe panoramiche della città dall’ alto. Ci vuole coraggio per una scelta musicale simile, e una forza immane per trasportare chi guarda esattamente dove vuoi che sia.

Dopo questo inizio, Refn non avrebbe quasi più bisogno di sforzarsi: siamo suoi, e il suo film è il nostro. Potrebbe fare qualsiasi cosa, e invece sceglie di parlare a bassa voce, di addentrarsi lungo una strada rarefatta e minimalista, prima che la violenza deflagri in maniera così repentina da lasciare interdetti. Ma prima dell’ esplosione, ci fa assaporare la quiete. Ed è lì che entrano in gioco, di nuovo, tempi e gesti. E’ in quasi un’ ora di film in cui molto poco accade che ci è dato di capire il perché di tante cose, le motivazioni che porteranno The Driver (Ragazzo, in italiano), a rischiare tutto per chi non può dargli niente, a compiere quell’ atto di bontà spicciola e ingiustificata, che più che un eroe per caso, farà di lui un vero essere umano per scelta, in un mondo in cui di umanità ce ne è davvero poca. E per cosa poi? Una donna conosciuta da poco, un amore che amore non è, che non deve e non ha possibilità di essere consumato in nessun modo, un bambino che non gli appartiene, un problema che non è il suo. Eppure, a volte interviene una spinta, un imperativo categorico che ci obbliga a compiere quei gesti di cui parlavamo prima. E forse è quell’ imperativo che ci rende esseri umani, sembra dirci Refn, attraverso lo sguardo freddo e distante del suo protagonista. Nel momento in cui i primi colpi di fucile squarciano carni e disintegrano teste, noi sappiamo che comunque ne vale la pena. Se Refn non avesse dilatato i tempi, se non ci avesse narrato, attraverso le immagini e la musica, il rapporto tra Goslin e il personaggio interpretato da Carey Mulligan, se non avesse impiegato un’ intera scena che può apparire inutile, a mostrarci le occhiate che si scambino i due protagonisti e a farci ascoltare il racconto del marito di lei, se non ci avesse mostrato quelle mani che si intrecciano, unico contatto ammesso tra il Driver e Irene, forse non avremmo capito, o ci saremmo limitati a subire il crescendo di ferocia che contraddistingue il film nella sua seconda metà. E forse avremmo dimenticato una volta usciti dalla sala, tra un botto in CGI, una sparatoria, e qualche battuta cool da ripetere davanti a una pizza.

Cinema scarno, quindi, essenziale, verrebbe da dire d’ autore, se non fosse una brutta parola, al giorno d’oggi, soprattutto in questo paese. Per fortuna Drive sfugge a questo tipo di categorizzazioni. Un film d’azione che si permette il lusso di essere disperatamente romantico, violento e allo stesso tempo sobrio, senza mai indulgere in nessun tipo di retorica. Un film che espone la sua stessa natura di finzione scenica in uno dei più alti momenti di Cinema dell’ intero decennio: la sequenza in ascensore, quelle luci che si abbassano, il ralenty utilizzato una volta tanto in senso non enfatico, ma puramente emotivo, e la brutalità che non lascia scampo o speranza alcuna, che ci fa ripiombare nel realismo dopo un istante di pura poesia.

Non tutti sono capaci di mischiare in questo modo le emozioni ed uscirne vincitori. Non tutti dimostrano un controllo così totale e minuzioso degli strumenti che utilizzano. Drive è un’ opera che resta marchiata a fuoco sulla pelle di chi ha la fortuna di guardarla. Ecco, adesso lo dico, anche se ho promesso di non farlo: Drive è un capolavoro. E’ il film migliore dell’ anno. Forse anche qualcosa in più.

Se volete leggere una recensione più attenta e precisa, che comprende anche un discorso molto interessante sull’ uso della maschera in Drive, andate sul blog del mio amico Hell.

32 commenti

  1. Allora, interessante notare come, nonostante tutta la rete ne parli, ormai, Drive sia fecondo anche dal punto di vista delle riflessioni che fa scaturire. Non ho letto una recensione che fosse simile a un’altra.
    Bella anche la tua, specie nella riflessione sul genere action, al quale Refn ci riporta negando, di fatto, le caratteristiche essenziali dello stesso, concedendosi silenzi e rarefazione.
    C’è altro da aggiungere? 😉

  2. Che poi oggi credo che l’ unico modo di fare del buon cinema d’azione sia quello di negare allo spettatore la frenesia. Lo tieni sulla corda e poi lo tramortisci, come fa Refn.
    Sì, non c’è una recensione che dica le stesse cose di un’ altra. E questa è una cosa che capita solo a film estremamente interessanti. 😉

  3. Lucia, un film meraviglioso che aveva bisogno di parole meravigliose.
    Come le tue.
    Come sempre.
    Un saluto.

    1. Ehi Giuseppe! Che bello rivederti a commentare da queste parti! Adesso vengo di l, perch ho letto il tuo commento su Filmscoop,ma voglio commentare sul blog! 😉

      1. Il problema Lucia è che commento soltanto film che ho già visto e recensito, perchè leggendo prima recensioni di altri non sarei completamente “puro” nella mia. Visto che te ultimamente hai postato solo film che devo ancora vedere (peraltro tutte novità cinematografiche) non sono “potuto” passare di qua.
        Tra l’altro ho notato che hai un pò cambiato linea editoriale passando da blog di settore a qualcosa di più completo. E’ un caso o una scelta precisa?
        Questi ultimi 5,6 li hai visti tutti al cinema?
        Poi con At the end of the day com’è finita?

        Fine dell’interrogatorio, un bacione.

        1. In realt stato un caso: ho visto tutti i film al cinema (oltre a quello di Cronenberg e a Polanski) e ho sentito il bisogno di scriverne. 😉 At the end of the day ancora non sono riuscita a vederlo: il problema che non voglio procurarmelo per vie traverse, e non ho avuto il tempo (credimi, un periodo infernale) di andarlo ad acquistare in dvd. Non so neanche se sia effettivamente uscito il dvd!

          1. No, non è ancora uscito. Doveva uscire a noleggio questo mese ma dovrebbe essere stato spostato al 9 novembre (proprio ieri ne ho parlato col fornitore). Per la vendita quindi dovrebbe uscire a fine Novembre. Se lo vuoi per vie ufficiali e hai una tessera di noleggio prendilo in quel modo, non vorrei farti spendere soldi e poi magari non ti piace. I primi 15 minuti non li sopporterai, già te lo dico, poi a mio parere è quanto di meglio ho visto nel cinema di genere italiano negli ultimi 5 anni. Al Cinema con quelle location e quelle musiche rendeva al massimo.
            Vedrem….

  4. sì ma la stragrande rece, a differenza di questa e pochissime altre, sono scontate per non dire banali. pochi hanno il talento come Lucia di saperci riflettere, oltre ad esporre il senso dell’uso di certe tecniche che non sono fini a sé stessa ma al servizio di un’esposizione che vuole provocare nello spettatore determinate emozioni.
    chapeau

    1. Cos per mi fai arrossire, Roby…grazie!

  5. “Refn azzera due decenni di cinema d’ azione fatti di violenza coreografata e scene girate e montate come se si fosse in preda al delirium tremens, e inizia il suo Drive con una delle più intense e quasi insostenibili per tensione procurata, sequenze di inseguimento mai realizzate”

    E con questa frase mi hai “fatta sua”, decisamente. Lo vedrò, come sai non so quando, ma lo vedrò di sicuro.

    1. E devi vederlo, perch impazzirai e te ne innamorerai! 😀 Ti dico: ci sono cos pochi dialoghi che non mi ha nemmeno infastidito il doppiaggio.

      1. A me ha infastidito il solito doppiatore… quello di Tony Soprano. Non sopporto il suono della voce.
        Però, è vero. Il doppiaggio non si “sente”. 😀

        1. Eh,partendo dal presupposto che il doppiaggio una cosa fastidiosa e che le voci sono sempre quelle, sempre identiche, dato che i doppiatori sono quattro in croce che arraffano l’ arraffabile, in questo film in particolare, pesa meno rispetto a un Contagion… Ho visto Cronenberg, in sala, in lingua originale, in un cinema che ogni tanto ci fa questo regalino. Ed un’ altra vita. Anche perch immagino il doppiaggio di Freud: “zalfe, zono il pvofessor Froid!”

          1. ahahahha 😀
            E com’è stato? Degno?

          2. E’ un ottimo film. Non riesco ancora a capire se è un minore nella filmografia di Cronenberg, o l’ inizio di una nuova fase.
            LE ossessioni tipiche ci sono tutte, ma sono compresse e trattenute, messe al servizio di un modo di fare cinema più classico, molto parlato, freddo e scientifico.
            Mi è piaciuto, ma lo vedo più come un momento di passaggio.

        2. mi spiace, mi spiace, sapete come la penso… preferisco aspettare… E non sapete quanto pesi, aspettare!

  6. Gran bella recensione. Anche io ho apprezzato molto il fatto che Refn usi i gesti dei suoi personaggi, per raccontare e sviscerare i personaggi, invece che dialoghi. Alla fine nella vita vera sono i gesti, quelli che contano, di alcune persone non ricordiamo che quelli, altre persone si svelano solo con le azioni. Quindi ho adorato anche io quelle dita che si intrecciavano, i giochi di sguardi, il rallenti nell’ascensore per enfatizzare quello che aveva bisogno di essere enfatizzato.
    Poi forse ha ragione Hell, il mio “però…” è tutto colpa del critico rompipalle che è in me… 😉

    1. in ognuno di noi c’è un critico rompipalle 😀 è un piccolo mostro che ridacchia e si atteggia a sapiente. A volte viene fuori, altre no. Per esempio, con me si è scatenato con l’ ultimo Cronenberg. E non so se ne scriverò, perché non voglio dargli spazio, al piccolo, infido bastardo! 😀

      1. Lol! Non darla vinta al bastardello 😉 Io cercherò di rivedere Drive e di chiarirmi le idee, magari riuscirò anche a far tacere il critico rompiballe che è in me! 🙂

  7. Non posso più resistere, lo guarderò nel week-end!

    1. E poi attendo che anche tu ne scriva 😀

  8. Uh, accidenti, che recensionona! La Lucia che poi rompe il tabù linguistico del “capolavoro”: come si fa quindi a non vederselo, comodi comodi, questo “Drive”? Grazie, cara.:)

  9. L’ho visto ieri sera e mi ha davvero stupito. Mi aspettavo un film molto più cafone, in cui erano le auto da paura e gli inseguimenti tamarri a dominare, invece è una storia molto riflessiva sulla vendetta e sul sentirsi sempre fuori posto. Non avrei dato due lire a Gosling perchè nonostante sia migliorato a livello fisico, la faccia da bamboccio gli è rimasta, ma è sempre un colpo di scena vedere uno con una faccia da bambino che pratica tanta violenza come niente fosse.

    1. Goslin funziona a meraviglia in questo film, proprio per quella faccia da ragazzino di cui parli. E’ bravo a crearsi una maschera quasi inespressiva, squarciata da lampi improvvisi di tenerezza. E anche io mi aspettavo un film cafone e invece Refn mi ha del tutto spiazzata

  10. Lucia, amo come scrivi e anche questa volta condivido ogni singola parola. Non so come riprendermi sai, domani è lunedì e mi aspetta una settimana da neuro. Ma ho Drive che mi scorre nelle vene… E’ uno di quei casi in cui mi serve un’esorcista per poter tornare alla dura realtà.

    1. Io l’ho rivisto ieri sera. Sono tornata al cinema, ci ho portato due persone e ne siamo tutte uscite a pezzetti, perch l’ impatto con la realt devastante!

  11. Francesco · · Rispondi

    Visto da poco il film e mi è piaciuto non poco; dopo aver letto la tua recensione, Lucia, ancora di più! Così sto gustando altri tuoi articoli, molto belli, personali e vigorosi. Tutto ciò si traduce in terreno fertile per una mia appassionata curiosità sul cinema e sul genere horror. Quest’ultimo sottovalutato da sempre.
    Mi sono imbattuto in questo tuo blog per puro caso ed è stata una piacevole scoperta! Mi chiamo Francesco, molto piacere!
    A rileggerci!
    =)

    1. Benvenuto e grazie 😉
      Felicissima che ti piacciano i post e che esista un altro appassionato di horror (e del bellissimo Drive) in giro.
      A presto!

  12. finalmente l’ho visto, in super qualità e lingua originale.
    che dire, gran bel film..
    pochi giorni fa ho visto valhalla rising e devo dire che apprezzo l’apologia della violenza messa in scena dal regista (e che finora m’è parsa rilevante, vedendo di striscio pure i vari pusher).
    ora tutti s’affrettano a indicarlo come autore, poveri grullissimi critici.
    ho anche apprezzato la diatriba tra egli e von trier, questi dissing giovano al fanboy quanto all’hater.
    nutro grandi speranze, comunque il film del 2011 è sempre questo
    http://www.imdb.com/title/tt1655442/
    seguito sicuramente a ruota da drive.
    besos

  13. Ottima chiusura, cazzaruola.
    Anche per me il film totale del 2011.
    Ma senti, dato che mi piace il tuo stile, nonostante le piattaforme diverse, perchè non pensiamo a qualche format o post a quattro mani?
    In caso fammi sapere, la mia mail la vedi nel mio profilo di blogger o credo anche dai miei commenti qui.

    1. sì, film assoluto 😀
      ti mando una mail 😉

  14. Il termine capolavoro a proposito del film Drive è davvero azzeccatissimo, assolutamente.
    Tuttavia, e questo è solo un mio personalissimo consiglio, sarebbe meglio inserire subito dopo le parole “del so bad it’s so good”.
    Drive è un film pessimo, è l’apoteosi dell’espressione “ad minchiam”.
    Le interpretazioni di Ryan Gosling e Carey Mulligan sono ad minchiam. La regia di Nicolas Winding Refn è ad minchiam. La “sceneggiatura” è l’esempio più lampante della Teoria delle Scimmie Dattilografe.

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