Hanna

Regia – Joe Wright (2011)

Dopo aver letto questo interessante articolo su Il Blog sull’ orlo del Mondo, mi sono fatta qualche domanda sul mio modo di guardare al cinema di genere, soprattutto quello recente, e ho deciso di andare a rimestare nella spazzatura alla ricerca di qualche perla. Sono stata fortunata, perché ne ho beccata una al primo colpo. Hanna è un prodotto anomalo e di difficile catalogazione e questo è il primo dei suoi numerosi pregi. E’ un film per ragazzi (o young adult, come va di moda dire oggi), ma lo è fino a un certo punto, data la mancanza di qualsiasi morale consolatoria; ha degli elementi di fantascienza, come gli esperimenti genetici sui bambini, ma rifugge le ambientazioni e le tematiche di stampo futuristico, rivendicando anzi un gusto quasi retrò nella scelta dei luoghi, delle automobili e delle armi; ha in sé elementi action e da spy story, ma è anche un romanzo di formazione in grado di coinvolgere e commuovere. E’ un film di genere? Sicuramente sì. La cosa quasi impossibile è incastrarlo in un genere in particolare. Forse è per questo che qui da noi ha fatto una breve comparsata nelle sale tra luglio e agosto e poi è sparito, mentre nel resto del mondo ha incassato la abbastanza rispettabile cifra di 63 milioni di dollari, senza essere un campione di incassi, ma totalizzando più del doppio dei suoi costi di produzione. Niente in confronto ad altri film che cercano di richiamare lo stesso tipo di pubblico, ma comunque un segnale che dimostra come l’ intrattenimento possa essere intelligente (e anche profondo) e non per questo chiudere per forza in perdita.

A leggere i nomi coinvolti nel progetto, un po’ viene da storcere il naso: Joe Wright è un regista di polpettoni. Polpettoni con Keira Knightley, quelli della peggior specie, insomma. Mentre alla sceneggiatura troviamo due illustri sconosciuti, a cui spero che facciano scrivere almeno duecento copioni nei prossimi dieci anni. E tuttavia le premesse non facevano ben sperare: solita storia di una bambina che viene addestrata dal padre a picchiare fortissimo tutti quelli che incontra, mentre i servizi segreti la inseguono per mezzo mondo e non riescono a prenderla. Oltre gli ovvi rimandi a Nikita, validi fino a un certo punto, e solo per l’ addestramento che porta la protagonista a diventare una perfetta macchina da guerra,  a me viene in mente anche un altro, bistrattatissimo film, quel Firestarter, con una Drew Barrymore  che ricorda moltissimo la Saoirse Ronan (brava che aiutami a dire quanto) di Hanna. Ma i riferimenti alle innumerevoli storie di bambini speciali in fuga da perfidi adulti si sprecano e potete aggiungere tutti i titoli che volete: la tradizione è quella dell’ innocenza messa a dura prova dal confronto con un mondo spietato. Un racconto ripetuto dall’ alba dei tempi e declinato in centinaia di modalità diverse. E voi lo sapete che dell’ originalità poco me ne cale. Non importa il cosa, importa il come. Nel caso di Hanna, questo come implica una delicatezza e un disincanto raramente riscontrabili in analoghe produzioni contemporanee. Oltre a dei dati tecnici straordinari, in ogni reparto coinvolto.

Ormai dovreste conoscere la fascinazione totalizzante che provo per l’ estetica di un film, talmente forte da farmi tralasciare incongruenze e buchi di sceneggiatura. Hanna ha conquistato, per prima cosa, i miei occhi e sin dalle prime inquadrature sulla neve, con lo sguardo gelido della Ronan annegato in una distesa bianca, quel distacco curioso e infantile di fronte all’ assassinio e alla morte, giochi a cui si è abituati sin dalla più tenera età, quel sangue osservato con indifferenza e il colpo di pistola ad aprire il titolo di testa con un carattere antico, così essenziale da sembrare povero: Hanna, scritta bianca su fondo rosso. Scelta di colori caldi anche in una foresta innevata, passaggi bruschi da primissimi piani a veri e propri quadri naturali ripresi da distanze siderali. E la prima scena di lotta: fatica, pericolo, nessun saltello da ballerina. Colpi che fanno male e tolgono il fiato. Il film prosegue quasi privo di dialoghi o spiegazioni. Ringrazio cortesemente le divinità del cinema per l’ assenza della voce fuori campo. Sono le immagini a parlare. Dopo i primi dieci minuti appartenevo a questo oggetto strano che mi è capitato tra le mani come un dono inaspettato e a ogni scelta di Wright applaudivo: Hanna non è tenera, è ruvida e spigolosa. Sa di avere una missione da compiere e si addestra senza risparmiarsi, senza piagnistei, senza troppe domande. E’ un soldato, Hanna. Ma quando percepiamo delle crepe nella corazza, dei piccoli segnali che ci fanno capire che abbiamo a che fare con una ragazzina che vive da sempre in una baita senza elettricità nella foresta, e che conosce il mondo attraverso un’ enciclopedia e un libro di fiabe dei fratelli Grimm, ecco che l’ empatia nei suoi confronti diventa struggente e sincera. La bravura di Wright sta tutta nel sottolineare le debolezze di Hanna non attraverso i momenti di sconforto, ma attraverso quelli di apprendimento, di stupore e di gioia, come quando chiede al padre cosa sia la musica, o con le sue reazioni scomposte di fronte all’ improvvisa apparizione di un aereo.

Il ritmo del film è quasi sempre lento: Wright si prende i minuti che gli servono e rifiuta a priori le vertiginose accelerazioni tipiche del cinema americano d’azione degli ultimi anni. La fuga di Hanna dalla base in Marocco è una lezione di stile per quanto concerne regia, montaggio e uso del sonoro. La gestione dei tempi, degli stacchi, la coreografia dei combattimenti, ogni elemento si incastra nell’ altro alla perfezione: è lì che ci rendiamo veramente conto di quanto Hanna sia letale e quasi del tutto incapace di pietà nei confronti delle sue vittime. E quando si tratta di ammazzare e scappare, non ci si perde in ralenty, ma si corre e si eliminano gli ostacoli nel modo più rapido e meno artefatto possibile. Crudo ed essenziale, mai fracassone, Hanna è un film girato con budget americano, mentalità e ambientazioni europee e con uno sguardo d’ autore sul cinema di genere, sguardo che però è privo di quella spocchia e distacco intellettualistici che potrebbero portare tanti registi “seri” a fallire in maniera clamorosa l’ approccio a un tipo di film più commerciale. Wright sa che lo scopo principale di Hanna è intrattenere e non perde mai di vista l’ obiettivo, seminando però la sua opera di piccoli particolari in grado di distanziarla anni luce dalle baracconate dei Nispel, degli Snyder e degli Ellis. E la bellezza di un film come Hanna sta appunto nei dettagli, come l’ inquadratura sulle gambe delle due bambine nella scena della tenda, o le smorfie appena accennate di sofferenza che passano sul viso della cattivissima Cate Blanchett, o la soggettiva di Hanna che guarda nascosta in un camper la famiglia che l’ ha momentaneamente “adottata” e che vale da sola più di una vagonata di dialoghi inutili. Soprattutto stupisce la volontà di concludere il film in maniera asciutta e pessimista, regalando certamente al pubblico il prevedibile lieto fine, ma dietro il quale, a voler guardare con attenzione, si nasconde una profonda amarezza e dei seri dubbi sul futuro della bambina.

Piccoli dettagli, appunto, che però rappresentano la scelta precisa di procedere per sottrazione invece che per accumulo, scelta ribadita nell’ uso delle musiche, affidate ai Chemical Brothers, che diventano parte integrante della narrazione, senza mai risultare invasive o ridondanti: una colonna sonora che si fonde con i rumori d’ ambiente, e che arriva quasi di nascosto, con discrezione, quasi avesse paura di disturbare.

Onde evitare di sbrodolarmi addosso e di venire spappolata dalle mie stesse lodi sperticate, mi accingo a concludere, ammettendo che Hanna non è un capolavoro, o un film perfetto: ha i suoi difetti, soprattutto in alcuni sviluppi e nodi della storia che avvengono all’ insegna del perché sì. Ogni tanto Wright allunga un po’ troppo il brodo e si perde in qualche paesaggio da cartolina che rischia di diventare oleografico. Il punto è che sono difetti su cui si passa sopra volentieri e che non tolgono nulla alla resa complessiva del film, una volta che vi ha conquistato. Certo, bisogna stare al gioco e lasciarsi conquistare dall’ eleganza visiva di Wright e dallo sguardo dolce e spietato di Saorise Ronan. E se anche il film si limitasse a questo, ne varrebbe comunque la pena.

Piccolo Bonus musicale perché vi amo.

27 commenti

  1. io l’ho trovato bruttarello! da amante degli action mi aspettavo qualcosa di più sotto questo punto di visto, e pure a livello narrativo ha parecchie cadute.
    ho di gran lunga preferito quello spettacolare polpettone di Espiazione.

    1. Oddio, io Espiazione non ce l’ho neanche fatta a finirlo. E sì McEwan mi piace…
      A me la parte Action del film ha convinto moltissimo. Non occupa troppo minutaggio, ma è orchestrata con classe.

      1. a me le parti action, oltre ad essere risicate, risultano pure fatte male. sembra che wright abbia puntato molto sulla veridicità dei combattimenti (cosa onorevole!), la cosa però gli si è torta contro in quanto i combattimenti sono legnosi (nella scena della metropolitana ci manca solo che inizino a contare i passi). prendi ad esempio un film tipo History of Violence, dove ci saranno 3/4 scene d’azione e, per quanto siano veloci e poche, sono certamente d’impatto (oltre che reali), sono dei cazzotti nello stomaco dello spettatore.
        per quanto riguarda la storia poi ci sono buchi ad ogni dove ed è sbrogliata in fretta e furia. il film parte benissimo ma poi si dilunga troppo in parti relativamente inutili. il personaggio della Blanchett, per me, non ha scopo ne ragione, non si capisce il perché faccia tutto quel casino… e poi puff il film è finito!

        1. Per aspetta, tu metti a confronto un genio come Cronenberg e un buon regista come Wright… sleale! 😀 Scherzi a parte, hai ragione sui cazzotti allo stomaco, ma non era questo l’ intento di un film come Hanna che, ribadisco, un pg13, quasi un film per ragazzi. La scena della metropolitana a me non dispiaciuta. Credo che la difficolt nel combattere fosse voluta. Poi, certo, c’ di meglio, assolutamente. Per quanto riguarda il personaggio della Blanchett, a me sembra che sia l per il motivo specifico di eliminare una macchia nella sua carriera di agente: non riuscita a fare fuori tutti i bambini modificati, gliene manca uno, Hanna, appunto. Il finale del film a me piaciuto proprio in quanto secco e improvviso. Poi non voglio convincere nessuno della bont di questo film: credo di aver scritto abbastanza e non voglio neanche annoiare nessuno!

          1. per carità, nessuno cerca di convincere nessuno. capisco il tuo punto di vista. credo che la differenza di opinioni derivi proprio dal fatto che tu hai apprezzato le stesse cose che a me hanno fatto storcere il naso, e viceversa 😀

            ps: hai ragione, ho usato un colpo basso buttandoci dentro Cronenberg, ho provato a vincere facile eheheheheh

      2. Espiazione non l’hai finito?Oh signur,mi vuoi proprio male!^_^

        1. Non ho finito il film, non il libro 😉

  2. LordDunsany · · Rispondi

    Sembra che lo fai apposta, l’ho visto sabato! 😀 Vediam le stesse cose.. Mi spiace ma anch’io sono sulla linea di Frankmanila, di action ne ho masticati a decine e quelli di Hong Kong sono distanti ancora anni luce. Anche io faccio molto caso al lato estetico nelle pellicole, ma se il film è di Tarsem, tipo The Fall sono disposto a passare su alcune incongruenze, invece un film come questo dovrebbe filare. Ti pare una cosa da poco che il film finisca e non mi abbiano spiegato il perchè?? Perchè la Blanchett voleva proprio Hanna? (Nel film dicono che ce ne sono molte altre come lei). Non mi pare una cosa da niente.. Perchè va Hanna a far il lavoro sporco e non lui? Simbolismo? Perchè non sfruttare adeguatamente il cattivo gay? Era evidentissimo che fosse un personaggio su cui costruir qualcosa di buono.. La pellicola parte bene, la musica sostiene alla grande diverse sezioni, alcuni CaC sono girati proprio bene, ma nel finale si affloscia e perde mordente. M’è parso volessero fare un clone si “Salt” per intellettuali e con meno budget.. Sufficiente ma non di più!
    Ho visto quel parco a Berlino, proprio bello.. 😀

    1. Buongiorno Lord! IO per non capisco il paragone con gli action di Hong Kong: Hanna non un action, o non solo un action. E’ un film con delle buone sequenze di action in una struttura un po’ pi complessa. E’ ovvio che siamo distanti anni luce: sono mentalit e modi di fare cinema del tutto diversi. Hanna un PG13 americano. Non ha proprio nulla a che vedere, non paragonabile. In realt poi il perch spiegato nell’ ultimo dialogo tra Hanna e il personaggio di Bana: Hanna l’ ultima della sua specie, tutti gli altri bambini sono stati soppressi e la cattiva deve ucciderla affinch non venga a galla tutto il casino che ha combinato. Bana fa fare il lavoro sporco ad Hanna perch non una bambina normale e ha molte pi probabilit di uscirne viva rispetto a lui. Ma poi, dov’ il cattivo gay? Io non ho visto nessun cattivo gay… Il film ha le sue incongruenze (la scena nell’ internet point improponibile), ma io credo che la sua resa complessiva valga pi di tutte le contraddizioni in una trama un po’ farraginosa. A presto!

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Era paragonato nel senso della “mescolanza” delle scene di azione con il resto, si vede che non ne hai visti molti (di action et similia della Nouvelle Vague di Hong Kong); quei film mica sono solo action pura, molti somigliano a prodotti come questo! Sciocchezze Lucia, mi spiace ma non ci stò, fa fare il lavoro a lei perchè modificata? Suvvia, che motivazione è?????? Lo fanno fare a lei perchè sennò non ci potevano fare il film, questa non è una motivazione “seria” su cui si può basare una pellicola.. Lei era l’ultima, ma perchè la voleva così tanto? Non poteva farla elimanare da qualcuno invece di esserne, senza alcun motivo ossessionata così tanto, non c’era motivo.. DAi su, non sta in piedi! Il killer platinato (quello che gira coi due nazi) è gay.. Ovvio, non ho parlato delle piccole incongruenze perchè di quelle è stracolmo, scena internet ridicola.. La resa complessiva non è buona, questo è il fatto, il finale è proprio deludente e monco.. 😀 😀

  3. non l’ho visto, ne ho letto opinioni variegate, un po’ come qua tra la tua rece e i commenti (impietoso il paragone con gli action hongkongesi, sono robe da paura! ahah!). bho, ma quando Lucia elogia qualcosa mi scatta l’allarme… vedremo 🙂

    1. Roby, pu darsi davvero che questo film sia piaciuto solo a me, eh? Succede alle volte di affezionarsi a una pellicola che gli altri non reputano degna di interesse. Troppe volte l’ ho sperimentato. Eppure, per me Hanna la giusta alternativa ai film fracassoni americani, situata giusto a met tra un film d’azione e un film pi denso di significati. Il paragone col cinema orientale , a mio parere, del tutto impossibile da fare. E’ un linguaggio troppo diverso, un altro mondo.

  4. Ti amiamo anche noi, come sai Lucia. Il film lo avevo addocchiato, ma lasciato per un attimo da parte poichè pensavo fosse in realtà un film “d’azione” in quanto tale. La tua recensione lo illumina di luci diversificate e di tale visione ti ringrazio. Appena avrò un pò di tempo, lo vedrò. A presto.

    1. Credo che a te potrebbe interessare, Angelo, soprattutto per la sua difficolt di catalogazione e per il modo in cui tu analizzi i film, sempre molto attento ai personaggi. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Un abbraccio

  5. Grande Lucy,questo film è piaciuto a davvero in pochi ed è un peccato.Io sono d’accordo in toto con te,tra l’altro hai colto moltissimi pregi del film che vanno oltre un ‘estetica che qui c’entra davvero poco.E’ il contenuto a convincere,non l’azione,è Hanna con la sua contraddittoria fragile potenza a invischiare lo spettatore in un dramma personale che va oltre esplosioni e botte da orbi.Per me una lietissima sorpresa e pensare che Wright dopo “Espiazione” avevo deciso di cospargerlo di piume e catrame su pubblica piazza 🙂

    1. Io pure! Io pure! E volevo cospargere anche cheira naigtlei! Grazie per il supporto, o Sommo! E Hanna non un film d’azione, continuer a ripeterlo fino a quando non mi esploderanno le corde vocali.

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Insisti Lucia? IMBD lo cataloga come action, Wiki pure, il sito ufficiale della casa produttrice parla di action, anzi di non-stop action! (lo saprà meglio chi l’ha prodotto o tu? :P).. Ovvio che non è SOLO action e non ci sono tante scene di combattimento, ma la base è quella! Intorno han cercato di metterci dell’altro, con discreto risultato, ma si poteva fare molto di più..

        1. Lord, io insisto quanto voglio, scusa se te lo dico. E’ ovvio che il film abbia bisogno di una catalogazione, e quella che viene pi naturale action. Delle etichette di IMDB me ne frega il giusto e della necessit di incasellare e appiccicare etichette, me ne frega ancora meno. Detto questo, io non ho mai affermato che gli action orientali non abbiano una trama o non vogliano dire altro dietro la patina di film d’azione. Forse non mi spiego, o forse abbiamo una concezione completamente diversa del cinema, ma non posso sentire paragonare un film che ha una mentalit smaccatamente europea, a un film che invece appartiene a una cultura che quasi aliena. Io evito a prescindere di utilizzare il cinema orientale come termine di paragone. Tu sei vuoi puoi continuare a farlo, ma su questo non saremo mai d’accordo. Ho determinati parametri tramite cui giudico i film che vedo, non pretendo che siano universalmente validi, ma non vado ad accusare nessuno di dire sciocchezze. Fossi in te, la prossima volta, lo eviterei.

          1. LordDunsany · ·

            Ubi maior..
            Scusa l’intromissione, non era assolutamente mia intenzione offendere te nè la tua cultura cinematografica..

  6. Che faccio? me lo guardo?

  7. il pezzo dei chemical è fantastico. Perchè li ho persi questo luglio a roma?

    1. Perch costavano 60 euri e noi siamo poveri, ricordi?

  8. Intanto, me ne frego della classificazione. Per me c’è pure del fantasy, e non poco, e sì, è un film sulla crescita, l’evoluzione, l’adattamento.

    Intanto copio il commento che ho messo da Hell:

    Hanna mi è piaciuto, non molto ma mi è piaciuto ed ho potuto anche vedere Tom Hollander in una parte completamente diversa (lo avevo incontrato soltanto in Rev, una mini serie tv dove interpreta, appunto, un reverendo). Bravo, non me l’aspettavo.
    Devo rifletterci ancora su, comunque è anni luce lontano dal genere di film che escono nelle sale adesso… C’è anche tempo di annoiarsi, che non guasta.
    Alcune sequenze mi hanno addirittura emozionato e per essere un film “commerciale” non è poco.

    Aggiungo poi che una delle scene che mi ha fatto accettare il film incondizionatamente, nonostante i numerosi nonostante, e che mi ha emozionato tanto, è quella nella tenda. Un contatto umano autentico, incomprensione a parte, delusione possibile successiva (l’amica che la segue, nonostante tutto, e piange e scappa via perché i segreti erano segreti sul serio e la verità è pesante da accettare) è stato commovente.
    Bello, valeva la pena vederlo.

    1. Ecco, il fantasy una componente molto ben gestita nel film, quasi sotterranea, ma che gli conferisce un’atmosfera tutta sua. Anche a me successo di tralasciare molti difetti per la bellezza del singolo particolare e la scena della tenda mi ha commossa davvero, forse stato il momento in cui ho deciso di “adottare” il film, se si capisce quello che voglio dire. E adesso aspetto la tua recensione

  9. Grande recensione Lucia. Ovviamente nel confronto tra te e Lord sto dalla tua parte anche se molti appunti di lord sono assolutamente condivisibili.
    Io posso parlare di generi, se non fosse perchè ho una videoteca e devo confrontarmi col cliente. A chi amava gli action Hanna non è piaciuto. A voi le conclusioni.

    (lo stesso problema avverrà tra poco con Drive che esce la prossima settimana)

    1. Infatti l’ ho notato anche io, sebbene io sia un’ amante dei film d’azione, quelli che proprio preferiscono l’ action duro e puro non hanno apprezzato questo film. Su Drive non saprei dirti. AL film sono arrivate soprattutto critiche inerenti una sceneggiatura non troppo originale o innovativa, o considerata semplicistica. Però è una valutazione interessante.
      Grazie 😉

  10. Penso che un film non è principalmente visione, ma anche storia. E qui la storia non sta letteralmente in piedi: è una stupidaggine dietro l’altra, a partire dal pulsantone rosso. Gli sceneggiatori dovrebbero tagliarsi le mani, altro che “speriamo diano loro altri lavori da stendere”.

    E’ un vero peccato, perché pure io mi sono innamorato di Hanna (amore paterno, intesi) e avrei voluto un contorno più logico alle sue azioni.

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