Notte Buia Niente Stelle

Siamo stati lontani per un po’, io e il mio blog. A lui son mancata. A me è mancato lui. Il problema è stato soprattutto il tracollo di qualsiasi energia mentale atta a scrivere periodi di senso compiuto. Nell’ ultimo mese non sono stata in grado di fare altro se non rebloggare foto splatter sul mio Tumblr. Quando ho cominciato a pensare di essere diventata di colpo un po’ cretina, ho deciso che era meglio scrivere qualcosa. E pure in fretta. Non avendo visto molti film degni di recensione a sé stante (e prima o poi vi spiegherò il motivo), ho ripiegato su una lettura estiva, fatta sui cuscini del gozzo di mio padre, nei quattro giorni di vacanza che mi sono presa. Ringrazio tutte le divinità in cui non credo di aver preso l’ ultima raccolta di racconti di King in prestito. Il pensiero di spendere dei soldi per una delle esperienze letterarie più imbarazzanti e dolorose della mia vita, mi fa gelare il sangue.  Ma cerchiamo di andare con ordine, ché ho una piccola premessa da fare: mi appresto a parlare di un libro che non ho terminato. L’ ultimo racconto è stato troppo anche per me, troppo banale, infarcito di luoghi comuni come nemmeno il più becero dei gialli in prima serata di Rai Due (quelli che trasmettono solo d’estate tanto non li guarda nessuno e chi li guarda si vergogna moltissimo), così sciatto nella scrittura che sono obbligata a utilizzare paragoni televisivi e non letterari per dare un’ idea precisa dello squallore in cui precipita lo sventurato lettore. Lo so, non si fa. I libri, quando si cominciano, si finiscono e se non si finiscono, si evita di scriverne. Però, forse, per una raccolta di racconti, si può anche fare un’ eccezione, dato che Full Dark No Stars è composto da quattro storie che non hanno nessun collegamento tra di loro, tranne forse quello di rappresentare il punto più basso nella carriera di uno scrittore che io amo più di me stessa.

Ci sono degli autori con cui stabilisci un legame in tenera età e che ti porti dietro tutta la vita. Ho già scritto a quando risale il mio primo incontro con King  e non voglio sembrare una vecchia zia rincoglionita che ripete le cose davanti ai nipotini che si slogano le mascelle a forza di sbadigli.  Ma il mio rapporto con il Re è quanto di più simile a un matrimonio abbia mai vissuto. Il problema alla base di queste lunghe relazioni è che a un certo punto si smette di essere dei lettori con uno spirito critico e ci si appiattisce sulla triste condizione di fan che ingoia qualsiasi cosa il suo beniamino gli proponga. E mi ricordo di essere andata in giro, con una certa faccia tosta, affermando che in fondo Buick 8 non era poi così male. Son brutti episodi da confessare. L’ impatto con Full Dark No Stars è stato così forte da farmi uscire in maniera brusca dalla condizione di appassionata. Sono ritornata una semplice lettrice e, procedendo di pagina in pagina, mi sono domandata più volte quanto avrei aspettato a buttare il libro a mare se sulla copertina non ci fosse stato il nome di King. Con ogni probabilità lo avrei fatto dopo aver appreso con sgomento che un agricoltore nel 1922 dava alle sue mucche i nomi di divinità greche.

Salve, il mio nome è Elpis

Non è un fatto di pignoleria, o di non sapersi godere la dannata storia e mettersi a disquisire su particolari insignificanti. E’ che sono proprio questi particolari insignificanti che saltano agli occhi quando in un racconto non c’è niente altro da salvare. Il momento preciso in cui ho chiuso il volume per restituirlo alla sua legittima proprietaria e non riaprirlo ma più è stato quando l’ incredulità, fino a quel momento sospesa a fatica, mi è crollata in testa e mi ha schiacciata con un peso di una ventina di tonnellate: una donna che usa internet per lavorare, che gestisce un gigantesco archivio informatico di monete rare e che quindi si presume abbia almeno una rudimentale conoscenza del mezzo con cui esercita la sua professione, non ha idea di cosa sia la cronologia. Perché? Ma perché allo scrittore fa comodo che non lo sappia, altrimenti la narrazione non può proseguire. E allora via di incongruenze come se grandinasse. Basta, mi arrendo. Non c’è niente per me qui. Sancisco il divorzio. Dite che è poco per interrompere (o almeno per avvicinarsi con sospetto alle prossime pubblicazioni) un rapporto che va avanti da una ventina di anni? Sì, lo sarebbe se il crollo non fosse avvenuto dopo tre racconti che hanno la consistenza di quei libri game che infestavano gli scaffali quando ero una bambina.

Almeno un po' mi diverto

Dando una brusca frenata alle divagazioni, entriamo nel dettaglio. Piccola avvertenza, ci sono spoiler ovunque e se avete intenzione di leggere il libro, fermatevi qui:

1922 – Un contadino uccide la moglie per una questione legata alla vendita di un terreno. Si fa aiutare dal figlio quattordicenne e, insieme, gettano il cadavere in un pozzo in disuso. Il corpo viene infestato dai topi che perseguiteranno l’ agricoltore per tutto il resto della sua vita, mentre il ragazzo metterà incinta la sua fidanzatina e fuggirà con lei intraprendendo una carriera alla Bonnie e Clyde destinata a concludersi tragicamente.

Maxicamionista – Tess è una scrittrice di mezza età che, durante un viaggio per una conferenza, viene aggredita, stuprata e quasi uccisa da un individuo dalla mole gigantesca. Salva per miracolo  (il suo stupratore la crede morta), decide di non denunciare l’ accaduto, ma di vendicarsi.

La Giusta Estensione – David Streeter ha il cancro e non gli resta molto da vivere. Tornando a casa dal lavoro, incontra il “misterioso” signor Edvil che gli propone di curarlo dalla malattia, a patto che trasferisca la sua sfortuna su qualcuno che odia profondamente.

Un bel Matrimonio – Darcy scopre che suo marito è un pericoloso serial killer. Che fare?

Una delle cose che mi tenevano ancorata a King è sempre stata la sua capacità di creare personaggi (di solito gli riuscivano meglio quelli appartenenti alla piccolissima, minuscola borghesia, appena fuori dalla zona di indigenza, ma neanche troppo) approfonditi, solidi, gente comune con cui fosse facile identificarsi. Sia i buoni che i cattivi avevano le loro forze e debolezze e, soprattutto, venivano visti da King come esseri umani. Ricordo ancora con commozione i capitoli di It dedicati a Henry Bowers, il perfido bullo a cui lo scrittore riusciva però a infondere quel tanto di umanità da impedirci di detestarlo fino in fondo, come se ci spingesse comunque a comprenderlo e a investire dell’ affetto nei suoi confronti. Questa caratteristica è andata scemando nel corso degli anni. In questa raccolta, si è del tutto evaporata. Non esiste un solo personaggio in grado di suscitare la minima empatia. Non si può neanche parlare di figure bidimensionali, perché sarebbe già qualcosa. No. Sono marionette a cui sono stati strappati brutalmente via i connotati umani e si muovono spinte da un pazzo sadico che le sposta lungo traiettorie improbabili, solo perché gli sono necessarie a portare a casa la fine del racconto. Prendiamo come esempio Tess di Maxicamionista: è una scrittrice di gialli molto lievi, che hanno come protagonista un gruppo di anziane signore che risolve casi di omicidio per hobby. Una donna che ha superato la quarantina e che vive da sola con un gatto. Ecco. E’ già un cliché in partenza, è già un qualcosa di talmente abusato che si cade nel macchiettistico dopo le prime tre pagine. Ma va bene anche così. Il genere è pieno di questi stereotipi e si lascia a King il beneficio del dubbio su come gestirà questo carattere a forte rischio banalizzazione. Si spera almeno che la faccia comportare in modo coerente. E invece la cara Tess afferma di non sopportare i film violenti più o meno ogni tre righe, salvo citarne una pletora infinita, come se per tutta la vita qualcuno le avesse praticato una bella cura Ludovico a base di Fred Krueger, slasher e rape and revenge. Perché? Ma è ovvio, perché King resta uno scrittore intelligente, si rende conto di avere a che fare con una trama farraginosa e quindi si butta anima e corpo nel giochetto del “se questo fosse un film dell’ orrore” e ci fa l’ occhiolino, tutto contento perché nel 2012 ha scoperto il citazionismo cinefilo. E si ha l’ impressione che il Re abbia smesso sia di guardare film che di leggere libri, se non riesce a tirare fuori (oltre a riciclare Richard Widmark da Il Miglio Verde) altro che Il Buio nell’ Anima e L’ Ultima Casa a Sinistra (il remake però).

Richard, diccelo tu che non siamo ssiemi

Stessa cosa per quello che riguarda i due protagonisti di 1922, Wilfred e suo figlio Hank: a King serve che Hank diventi complice del padre, deve farlo morire suicida dopo che ha ingravidato la sua fidanzatina e l’ ha trascinata nel vortice del crimine; ogni passaggio del racconto sembra essere stato pensato per quel momento, quando le cattive azioni vengono a rivendicare i tuoi debiti con gli interessi. Ma se King non è in grado di farci capire la psicologia tormentata di un ragazzo che arriva a compiere l’ atto mostruoso di aiutare il papà a uccidere la madre, a noi non resta altro che un pupazzo che dice “sissignore”, o “andremo all’ inferno per questo, vero?” e che si trasforma di botto da un bambino piagnucolante rannicchiato davanti a un pozzo, a un individuo freddo e calcolatore che riesce a darla a bere allo sceriffo, per poi diventare una versione mummificata del bandito dal cuore d’oro, malato d’amore. A nulla vale, inoltre, rendere il personaggio della madre quanto più sgradevole possibile, una disgustosa baldracca che si esprime come uno scaricatore di porto. Non c’è comprensione nei confronti di Wilfred l’ assassino, non c’è compassione nei confronti della sua vittima e non si spreca neanche mezza lacrima sulla sorte di Hank.

Se c’è da salvare qualcosa è forse la comicità (io spero tanto volontaria) del racconto La Giusta Estensione, in cui si assiste ad una tale sequenza di disgrazie che si ha quasi l’ impressione di vedere un episodio di Will il Coyote. Come quei cartoni animati, ha scatenato in me matte risate. E tuttavia non è altro che una lista della spesa senza nessuna struttura narrativa, un semplice scherzo macabro, la versione diabolica di andare a suonare a tutti i citofoni di un palazzo e scappare via ridendo come un cretino. Roba che si faceva più o meno a otto anni. E poi, scusa Stephen, ma credevi di essere divertente chiamando il tuo venditore demoniaco Elvid? Lo credevi davvero?

33 commenti

  1. Hey hey hey, attenta coi libri game, Lupo Solitario ed Oberon il giovane mago sono ancora delle mie passioni! Anzi, ora che me lo ricordi, devo andare avanti con il sesto libro di Lupo (ce li ho tutti, l’ho ripresi in mano l’anno scorso e purtroppo mi sono fermata per fare l’intellettuale da realtà distopica – sto leggendo tutta fantascienza, sono entrata in un tunnel). Vero, inconsistenti ma tanto divertenti. Tanto tanto! 😀

    Per Stephen King. Ho letto tutto il posto (non lo leggerò mai, questo è certo) ed è proprio deprimente vedere come si è ridotto. Devo ammettere che io ormai non lo sopporto più, nemmeno con i suoi lavori più vecchi (e ringrazio di avere letto Le notti di Salem – il mio preferito -, It e L’ombra dello scorpione in tempi differenti…. mi hanno terrorizzato, quando li ho conclusi sono stata in lutto… sono i romanzi che ti porti dietro per sempre). ho affittato Pet sematary ma non riesco a proseguire dopo due pagine, complice secondo me la traduzione: a me sembra sia scritto da gente che non sa scrivere. Mi ci incaponirò (non riesco a leggere niente in questo periodo, di nuovo) e lo continuerò almeno per un centinaio di pagine però, cacchio, mi sa che i tempi di King per me sono finiti…

    Pure Un bel matrimonio fa schifo? L’idea è carina, mi ronza in testa da anni…

    1. Un bel matrimonio è il racconto che mi ha fatto defenestrare il volume 😉 L’ idea non è malaccio, il problema è che viene sviluppata come se i suoi lettori fossro una massa di coglioni che si bevono qualsiasi cosa.
      In realtà Pet Sematary letto in inglese fa un altro effetto, ma nel nuovo tunnel di distacco post divorzio in cui sono entrata, devo dire che l’ ultima cosa buona che ha scritto è Cuori in Atlantide, che risale a eoni fa…

      1. potrei provarlo a leggere in inglese, allora. Se non è troppo difficile…

  2. Oh ma grazie. Raccolta immonda, vergognosa…

    1. Uno schifo. E te lo dico da innamorata cronica…
      Ma quando è troppo, è troppo.
      E lo strillo di copertina che afferma (come sempre, per fare una cosa nuova) che il Re “è al suo meglio”.

  3. Lo regalarono a mia madre, che se ne venne da me con il volume e una domanda:”Vorrei cambiarlo, ma se pensi di leggerlo lo do a te.” Diedi un’occhiata, lettura di pagine a caso. “Cambialo”.

    Prendo questo post come conferma che il mio istinto funziona ancora, nonostante alcuni ultimi svarioni.

    P.S.
    Buick 8 ha – aveva? – un piccolo pregio. Inoltre ogni tanto lo richiedono ancora in libreria.

    1. Siete entrambi, tu e tua madre, molto saggi.
      Però, ti prego, rinfrescami sul piccolo pregio di Buick 8 😀

      1. Sarò più che breve, perché pigro.
        Attualizzando la tradizione dell’oggetto che apre su un’altra dimensione, fino a un certo punto rispetta il fascino dello “strano”, senza sbilanciarsi troppo. Purtroppo il piccolo pregio lo rovina non appena inizia a descrivere il paesaggio all’interno del cofano, volerci entrare, la bestiaccia volante che esce. Tutto in favore di quel “voglio vedere!”, che trovo davvero insopportabile in ogni ambito – con rare e giustificate eccezioni.

        1. Esatto. Tralasciando i personaggi monodimensionali, fino a quando non comincia a uscire roba svolazzante dal bagagliaio, si mantiene un alone di mistero nei confronti dell’ automobile che cattura e ti spinge a continuare a leggere. Poi King incasina tutto, sbrodola creature improponibili e viene preso da attacchi di diarrea verbale e sentimentalismo zuccherino che ti fanno venire voglia di scagliare il tomo contro il muro.

  4. Bentornata. Ci (mi) mancavi. Non ho letto questa raccolta, anche perchè allontanato dalla recensione di Elvezio Sciallis, di cui mi fido molto. Ho trovato non malaccio “The Dome”, ma ormai King fa parte del mio passato di lettore. Attualmente sto leggendo “Perdido Street Station” di China Mieville, che, a pagina 200 trovo splendidamente bizzarro. Consiglio assai, se non l’hai letto. Abbracci.:)

    1. Io la recensione di Elvezio non l’ avevo letta fino a oggi, per non rovinarmi la lettura di questo scempio. Magari se lo avessi fatto prima, mi sarei risparmiata tanto dolore.
      Meiville è nella mia libreria, in attesa. Non appena avrò il giusto spirito lo inizierò di sicuro. In realtà ho una pila spropositata di roba che mi aspetta e ho solo l’ imbarazzo della scelta 😀

  5. King, eh…
    Bentornata, Lucia. 🙂

    1. Eh, King… Grazie Hell! 😉

  6. Bentornata, cara. Appena ho un secondo leggo il tuo mega articolo.
    Ma come fai a leggere ancora stefano re? Complimenti per il masochismo.
    I libri game… che bei ricordi (mi sono fottuto il cervello con il regno di wyrd all’epoca…)

    1. Ciao eddy! fino a qualche tempo fa vivevo nell’ illusoria convinzione che King fosse ancora in forma quando si occupava del racconto, breve o lungo che fosse. E invece neanche pi quello in grado di fare. Io purtroppo credo che continuer a leggerlo, non a comprarlo, su quello non mi frega pi, ma ogni volta che uscir qualcosa di suo, prover a darci un’ occhiata veloce. Mi resta sempre un briciolo di speranza

  7. Bentornata, e grazie per l’analisi del libro. Non fosse stato per te l’avrei preso a breve, visto che, non conoscendo le opere più recenti di King, mi ero quasi lasciato convincere dai consigli dei commessi in libreria.

    1. Grazie 🙂 Il libro costa un mezzo patrimonio. Hai fatto benissimo e non spenderci neanche un euro sopra.

  8. belushi · · Rispondi

    Finalmente. L’altro giorno parlando con Robydick ti ho citata come “La Donna Chiamata Apache” del genere. Il Re quando stava ubriaco e strafatto non ha mai sbagliato un colpo, senza nessun sarcasmo. Ci si vede virtualmente dalle nostre parti, ciao Lucia, massima stima. Un grande saluto!!!

    1. Ciao Belushi! Che bello risentirti! Donna chiamata Apache stupendo e mi riempie di orgoglio. Potremmo tutti iniziare una campagna per tornare a farlo bere, che ne dici? Un abbraccio!

  9. Brutto, concordo. Sicuramente King ha scritto di peggio, tipo Insomnia o proprio quel Buick 8 che citi tu, però qui siamo davvero ai minimi storici sia come idee (anche se pure The Dome era spaventosamente banale) che come stile (ma qui forse c’entra anche il cambio di traduttore).

    Illeggibile e disordinato 1922, insopportabile Un bel matrimonio, offensivo La giusta estensione (ma davvero davvero davvero c’è ancora il gioco del tizio diabolico che in realtà è il demonio e lo si capisce perché il suo nome è un anagramma infernale?). Ecco, tutto sommato però Maxicamionista me lo sono goduto, più che altro per il ritmo e la vivacità della storia.

    Comunque io con King ho chiuso, mi concederò giusto la saga della Torre nera e poi basta.

    1. Però The Dome aveva un incipit straordinario. E ancora ancora reggeva in qualche personaggio e situazione. Certo, sempre di robaccia elefantiaca si trattava, però forse tra le ultimissime cose che ha scritto King, è la meno brutta.
      Qui siamo a un livello tale che ci stupisce che una roba del genere possa venire pubblicata.
      Maxicamionista in effetti è il meno peggio, solo che tutti quei riferimenti insopportabili al cinema horror, fuori luogo, privi di agganci con la protagonista, nonché la scena di stupro (che davvero non riesce neanche a farti stare in pena due secondi e mezzo) mi hanno irritata a livelli estremi.
      Non so quanto il cambio di traduzione abbia contribuito. Di sicuro ho trovato lo stile estremamente sciatto. Ma non ne ho parlato perché non so se sia un problema di King o del traduttore. La mia ipotesi è un catastrofico concorso di colpa…
      La Torre nera…eh…anche quella, bella fregatura. Tu a che punto sei?
      Io ho finito la saga quando è uscito il settimo volume. Altra mazzata.

  10. Il tag “inculate” letterarie è bellissimo…e rende molto il senso della tua lettura.
    Poi hai più pensato al libro di cui ti vergogni che ti ha entusiasmato?

    1. Ci ho pensato tanto, ma ti giuro che non riesco a ricordare nessun libro che mi vergogni di aver letto e che mi sia piaciuto. Di libri di cui mi vergogno ce ne sono (tuailait) è il primo della lista, ma di solito mi hanno anche fatto cagare, quindi…
      discorso diverso per i film, lì ne ho a bizzeffe.

  11. Lì perchè soffri del masochistico fascino di arancia meccanica e ti obblighi a vedere il trash del trash cinematografico, in modo tale da poterlo poi distruggere qui =)

  12. “La Torre nera…eh…anche quella, bella fregatura. Tu a che punto sei?”

    Mi hanno regalato i primi quattro volumi ormai boh, 3-4 anni fa, ma devo ancora cominciare. Chissà quando giugngerà il momento. 😉

    1. E allora ti auguro buon viaggio, perch (fino a un certo punto) un gran bel viaggio…

  13. eccomi di ritorno dall’isolotto. pensa te, l’ho preso alla biblioteca del paese sto scroto di libro. quasi tutto vomitoso, ma oramai si sa che il re è in mano ai suoi ghost writers che lo tengono per le palle. vabbè, finchè non lo pago (ma è successo anche per l’ultima schifezza di cui ho dimenticato il titolo, fortunosamente). in compenso in un mese e mezzo mi son pappato anche 4 libri delle cronache del ghiaccio e del fuoco, altro carisma decisamente… chissel’aspettava dalla biblioteca del paesello??

    1. Bentornato!!! L’ ultima schifezza dovrebbe essere The Dome (e ti rinfresco la memoria, cos non sono l’ unica a soffrire), che per almeno comincia bene. Io per non credo si tratti di ghost writers, ma di rincoglionimento ed esaurimento di idee. Non puoi riciclare per tutta la vita le stesse situazioni. Va a finire che poi qualcuno ti sgama. Hai visto che divertimento Martin? ma come si fa a non volergli bene?

      1. esatto, the dome. cristo santo.
        la storia dei ghost writers l’aveva messa in giro dario argento, fonte poco affidabile..
        stamattina ho comprato altri 3 libri di r.r., e si, gli voglio davvero bene! purchè non tiri le cuoia prima di finire la saga.

  14. Non lo so chi sono anche lo sapessi non mi importerebbe · · Rispondi

    Non ho trovato Full dark, no stars tanto aberrante, forse perché lo considero un vecchio zio a cui si perdona tutto.
    Non è proprio tutta colpa sua, ma delle droghe.
    Intendo la loro assenza.

    In ogni caso trovo che la raccolta Just after sunset sia di gran lunga una delle cose peggiori che abbia mai scritto.Se si volesse puntare l’accento sul vero precipizio letterario penso bisognerebbe guardare là. E’ di una noia e una banalità mai sperimentate prima. E’ veramente brutta!
    Concordo pienamente invece sul fatto che Fair extension sia così insignificante da scadere quasi nel ridicolo e per quanto possa essere stato, eventualmente, voluto l’effetto, continuo a porlo sotto la scala della mediocrità, per uno che anni or sono ha scritto Danse macabre è un bel goal sulla scala dei valori negativi…

    I miei giudizi su King sono tutti di parte, mi ha accompagnato in talmente tanti bei momenti letterari che non riesco ad infierire, è un po’ come Pelù per i Litfiba, chi li ha amati al loro meglio perdona a Piero di girare ancora con l’ombelico di fuori.
    So vecchi zii, che ce voi fa

    Il tuo blog è decisamente interessante, tornerò a farci quattro zompi.
    Alex

    1. Infatti è l’ assenza di droghe il vero dramma della vita di zio King.
      Just after sunset non è una raccolta di racconti, è un’ agonia! 😀
      E anche io tendevo a perdonare quasi tutto a King, proprio perché mi ha accompagnata tutta la vita. Solo che da un po’ di tempo a questa parte ho la sensazione di essere presa in giro ogni volta che apro un suo libro.
      Grazie Alex, zompetta da queste parti quando e come vuoi.
      A presto!

  15. Ho abbandonato King (del quale ho letto i primi 50 libri, vivevo praticamente per lui) circa 10 anni fa, appena in tempo…

    Non ti permettere mai più di venire da me dicendo che disturbi, io ti vorrei sempre!

    E famme la recensione de Eden Lake, nu me fà incazzà.

    A proposito, concordi sul fatto che sia il miglior survival moderno?

    Ciao!

    1. Avete tutti più forza di volontà di me, che ho proseguito con lo scempio fino all’ alba del 2011. e vabbè, adesso sono guarita pure io.
      Ok, agli ordini, non lo dirò mai più, ma dopo la tua recensione, cosa altro potrei scrivere?
      Sì, sono d’accordo, è uno dei pochissimi che non sfigurerebbe proiettato di seguito ai cultoni degli anni ’70.
      Un bacio Giuseppe 😉

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