Pet Sematary II

Regia – Mary Lambert (1992)

Come dice il mio amico Antonio, il destino dei seguiti è quasi sempre infausto, soprattutto se il primo film ha lasciato un segno profondo nell’ immaginario collettivo. Nonostante Pet Sematary sia un film molto sottovalutato, è impossibile non ammettere che abbia avuto un forte impatto generazionale:  molti bambini sono cresciuti con gli spauracchi di Gage e Zelda. Inoltre la presenza di King riesce sempre a fornire una spinta commerciale in più ai titoli in cui è coinvolto. Nel 1989 il suo nome appariva nella locandina del film in caratteri ancora più grandi di quelli di cast e regista. In questo secondo capitolo, dello scrittore del Maine non c’ è, apparentemente, neanche l’ ombra. Pet Sematary II parte quindi in netto svantaggio nei confronti del suo predecessore. Eppure gli attori coinvolti avevano uno spessore di gran lunga maggiore rispetto al capostipite: Edward Furlong e Clancy Brown erano nomi di un certo richiamo. Alla regia torna una Mary Lambert in forma smagliante, libera tirare fuori il suo lato videoclipparo nelle scelte di colonna sonora e di sbizzarrirsi con una macabra ironia (tutta sulle spalle del buon Brown) che mancava del tutto al primo capitolo. Il film incassa pochino, anche se riesce a coprire alla grande i costi di produzione. E tuttavia, i fasti del predecessore non si ripetono, forse perché l’ idea era buona per essere sfruttata una volta sola, forse perché la sceneggiatura replica, con poche differenze e pochi guizzi creativi, la struttura di Pet Sematary, o forse perché nel 1992 gli horror avevano perso la forza commerciale che possedevano nel decennio precedente. Le ragioni possono essere tante, ma dopo vent’ anni questo seguito andrebbe rivalutato: è un buon horror, teso e avvincente, un b-movie con un ottimo cast e diretto dalla Lambert con la sicurezza di un perfetto conoscitore del genere.

Sebbene non abbia la stessa potenza drammatica e non si porti dietro la stessa carica di pessimismo del primo capitolo, questo Pet Sematary II è paradossalmente ancora più kinghiano, per ambientazione e personaggi, del film tratto dal romanzo di King. Abbandonate le tematiche adulte, la Lambert sceglie come protagonisti due ragazzini, ed ecco che sin dalle prime scene, ci ritroviamo in un’ atmosfera alla Stand By Me, o alla It, se preferite.

Jeff perde la mamma in un grottesco e assurdo incidente sul set su cui lavorava come attrice. Insieme al padre si trasferisce a Ludlow. Lì, oltre a essere brutalizzato dai bulli della nuova scuola, fa amicizia con un ragazzino, disadattato quanto e peggio di lui, il cui patrigno è lo sceriffo della città. Una notte, lo sceriffo uccide il cane del figliastro che, insieme a Jeff, decide di seppellirlo nel terreno proibito oltre il cimitero degli animali. Il cane ritorna dalla morte e a Jeff viene la malsana idea di riprendersi sua madre.

Due adolescenti emarginati, presi costantemente in giro dai ragazzi più forti di loro, dei genitori o assenti perché chiusi nel dolore del lutto, o violenti e incapaci di capire, una piccola città in cui ci si muove in bicicletta, un’ amicizia che nasce dalla consapevolezza di essere differenti e destinati alla solitudine. Sono tutte tematiche tipiche del King più nostalgico e crepuscolare. La Lambert sembra esserne cosciente e insiste molto, nella prima parte, sull’ isolamento dei due giovani protagonisti, sull’ incomunicabilità con le rispettive figure paterne, su una sensibilità fuori del comune che si esprime attraverso il rapporto con gli animali: un gattino per Jeff, un cane per il suo amico Drew.

Quando il lutto colpisce anche Drew, unito all’ immotivata cattiveria del patrigno, ecco che l’ unione tra i due amici si cementa nella condivisione del terribile segreto nascosto nel terreno indiano.

La Lambert sa di avere a che fare con un materiale di scarsa originalità; lo schema, infatti è sempre lo stesso: abbiamo prima la resurrezione di un animale e poi di un essere umano, in una spirale di orrore che diventa sempre più profonda.  Decide quindi di virare decisamente sul grottesco e su questo trova un potentissimo alleato in Clancy Brown, luciferino sceriffo zombie. Con lui si abbandona la cappa soffocante di angoscia che aveva contraddistinto il primo Pet Sematary e si viene trascinati di peso in un fumetto dei racconti della cripta, col risultato che Cimitero Vivente II sembra appartenere alla decade ’80 molto più del suo predecessore. Quanto era adulto, maturo e sobrio il primo, tanto questo è adolescenziale, ironico e volutamente eccessivo. Basta guardare la scena dello sceriffo a tavola con i due ragazzi per rendersi conto che la serietà è stata del tutto accantonata, per far posto a un umorismo nerissimo, che era forse l’ unica strada percorribile per creare un seguito che non sfigurasse del tutto.  In parte l’ operazione riesce e il tutto appare come un lungo, macabro scherzo molto più somigliante a La Zampa di Scimmia di quanto non lo fosse il primo Pet Sematary. Purtroppo, un finale confusionario e consolatorio rischia di rovinare quel delicato equilibrio tra commedia adolescenziale di formazione e splatter demenziale che la Lambert era riuscita a mantenere sino agli ultimi minuti.

Pet Sematary II resta comunque un film tipico per una scanzonata notte estiva e rientra a pieno titolo nel nostro ciclo Zia Tibia, che vi consiglia caldamente di recuperare la colonna sonora.

16 commenti

  1. C’è l’ho da qualche parte nella mia videoteca,non l’ho ancora visto e mi sa che è ora che lo faccia…

    1. Ma s, dai, secondo me ti diverti 😀

  2. I feticci di King, adolescenza che va a scoprire temi adulti, piccola comunità, personaggi ottusi e bullismo; sì è un’opera altamente stephaniana, sorprendentemente senza sua partecipazione a soggetto e sceneggiatura.
    Io l’ho visto come un progetto stile “La casa 2”, riproposta simile nell’intreccio ma virata sull’ironico ed il grottesco.
    Pulsa di “vecchi” film USA da serate estive.

    1. Giustissimo Luigi. Io preferisco il primo, e anche di gran lunga. Ma questo ha un fascino scalcinato che lo rende unico. La Lambert avrebbe meritato una carriera migliore.

  3. Secondo me con una recensione del genere giustizia è stata fatta ad uno dei seguiti più bistrattati di sempre! Di questo film in effetti rimane molto impressa la solitudine dei ragazzini, che sembrano avere il mondo intero contro, e le varie uccisioni di animali a cui si assiste sembrano una radicalizzazione della perdita dell’infanzia. Poi sinceramente è sempre una forte emozione fare nuovamente visita al cimitero del titolo… 😉

    1. Ma infatti la morte del cane straziante, col povero Drew che lo tiene stretto. Ho pianto tantissimo. E anche sulle altre uccisioni non ci va leggerino. Torno a ripetere che la Lambert poteva fare cose interessanti. Ma qualcuno sa che fine ha fatto?

  4. Devo assolutamente dare una spolverata a questo film, la scena dei ragazzi a tavola con lo sceriffo l’avevo completamente rimossa. Film godibilissimo.

    1. Assolutamente. Ti rinfresca le idee nelle torride nottate estive. 😀

  5. L’ho recuperato un paio di giorni fa e concordo in toto con la tua recensione a parte per un particolare:tra padre e figlio mi sembra che sia quest’ultimo ad essere decisamente ossesionato dal lutto,con un interesse morboso (quasi incestuoso,ma forse esagero) nei confronti della madre.

    1. No, tu hai ragione: il figlio ha sicuramente un interesse quasi incestuoso e morboso nei confronti della madre morta. Credo di essermi espressa male io. In realt volevo dire che il padre troppo preso dal suo lutto per rendersi conto di quanto questo lutto sia pi profondo e pericoloso per il figlio. 🙂

  6. Allora concordo al 100%,quando va ad accogliere la madre con il vestito della festa senbra una specie di matrimonio incestuoso.La cosa mi ha parecchio disturbato…

    1. All’ epoca realizzavano queste scene ad alto tasso di disturbo senza neanche porsi il problema 😀 Era una pacchia, una selva di traumi che se ne stavano l pronti a rovinarti infanzia e adolescenza!

  7. Non me lo ricordavo proprio… però sai quando una roba non ti ispira per niente? Ottima recensione (come sempre) ma credo che passo.

    1. Dai Eddy, dagliela una possibilit a questo seguito! Potrebbe sorprenderti in positivo, oppure ti far schifo e potrai tornare qui a litigare con me 😉

  8. Le buone maniere del mortaccione Clancy Brown a tavola…non si sorride -per modo di dire- con la bocca piena 🙂 Oppure il “lavoretto” fatto al bullo con la ruota della moto con relativo schizzo di materia addosso allo sceriffo che reagisce verbalmente con un malevolo e finto-infantile “schifo!”…l’inquietante sorriso rivolto al giovane Furlong nel cimitero indiano, niente da dire, un buon villain “congedato” (nel finale) in maniera un po’ troppo classica e sbrigativa.
    Non è male nemmeno la sequenza -se ricordo bene- in cui Anthony Edwards a colloquio con il tizio circondato da animali impagliati (nel momento in cui questo -con un tono di voce improvvisamente folle- fa riferimento al gatto dei Creed) scopre che non tutto quello che lo circonda era morto come sembrava…ad ogni modo King si era incazzato di brutto all’epoca per questo sequel…

    1. Ma le incazzature di King relative ai film lasciano sempre il tempo che trovano, che il Re è tanto bravo quanto incompetente in materia cinematografica, anche se Brivido io me lo rivedo sempre volentieri, ma solo perché sono una brutta persona 😀

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