Pet Sematary

Regia – Mary Lambert (1989)

Negli ultimi anni, parlare di Stephen King diventa sempre più difficile. Si ha quasi paura di nominarlo, o meglio, è impossibile nominarlo senza dover subito aggiungere (con un’ alzatina di spalle e un colpetto di tosse): “come si è ridotto” e sospirare ricordando i bei tempi andati. Si arriva all’ esasperazione per cui è quasi scontato il doverne parlare per forza male, perché fa chic spalare merda a tutti i costi addosso a King. Non che sia del tutto sbagliato, ci mancherebbe: roba come The Cell, tanto per fare un esempio, è indifendibile da qualsiasi punto di vista la si guardi e l’ involuzione che King ha subito negli ultimi quindici anni è imbarazzante. Ora, presi come dati di fatto incontrovertibili sia l’ involuzione che l’ imbarazzo, i libri di King campeggiano nei miei scaffali come dei piccoli tesori da andarsi a ripescare nei momenti di difficoltà e disperazione. Non avevo mai riletto Pet Sematary. Ne serbavo un ricordo da trauma infantile. Il mio primo incontro con quello che adesso considero il romanzo più cupo e atroce di tutta la produzione kinghiana risale a quando avevo dodici anni. Non si dovrebbe mai far leggere certe cose a un bambino, che poi cresce deviato e va a finire che apre un blog che si chiama il giorno degli zombi.

A venti anni di distanza, la sofferenza che un romanzo come Pet Sematary aveva causato, si è rinnovata, in altri termini e forse in maniera più profonda, ché alla percezione del dolore si è aggiunta la sua comprensione razionale. E anche il processo di rimozione diventa difficile da attuare. Pet Sematary ti arriva addosso con la potenza di uno di quei camion della Orinco che passano in continuazione per la strada antistante la casa dei Creed, non perché (o non solo perché) ci si confronta con un lutto così estremo e devastante da ottundere la capacità di ragionare, non perché l’ immagine di Gage che torna dalla morte è, ancora oggi, insostenibile, ma perché è un libro che ha il coraggio di affrontare e di sbatterti in faccia la realtà pratica e concreta della morte.

“Chi scrive storie dell’ orrore porta sempre cattive notizie: un giorno morirai, afferma; e raccomanda di non dare ascolto a Oral Robert e al suo: “ti accadrà qualcosa di bello”, perché ti accdrà anche qualcosa di brutto, e potrà essere un cancro, o una paralisi, oppure un incidente in macchina, ma accadrà. Ti prende la mano, la imprigiona nella sua, ti accompagna nella stanza, ti fa mettere le mani sulla forma che sta sotto il lenzuolo…e ti dice di toccarla qui…qui…e qui…”

Così scrive lo stesso King nell’ introduzione alla raccolta di racconti A volte ritornano. Non la morte come problema filosofico, o religioso o quello che vi pare a voi gente con gli occhiali che leggete libri seri, ma una morte molto più prosaica, oscena per come avviene e rivoltante per come appare. In questo Pet Sematary è un racconto d’orrore puro e cristallino: si parte col cadavere smembrato del ragazzo che arriva in infermeria, si prosegue con quello del gatto che il ghiaccio ha appiccicato al terreno, si transita attraverso Zelda, vera e propria incarnazione fisica della morte disgustosa e raccapricciante, e si arriva al piccolo Gage, morto due volte e che morte dispensa a tutti quelli che incontra. Ce n’è abbastanza da avere incubi per tutta la vita e King, che su queste cose è sempre stato bravo, calca la mano sull’ odore di decomposizione, sull’ ovatta usata per rimpolpare le guance che annerisce in fondo alla fossa, sulla natura definitiva e irrevocabile di una bara sigillata. La fine di tutti i sogni, speranze o aspirazioni. Louis immagina tante volte di riuscire a prendere Gage al volo prima che arrivi sulla strada e venga investito. Immagina di afferrare la sua giacchetta con la punta delle dita e di farlo cadere sano e salvo sul ciglio del prato di casa. E quindi immagina un futuro impossibile, con Gage campione di nuoto, Gage che si diploma, Gage che si sposa. Poi si sveglia e tutto ciò che gli resta è un cadavere da disseppellire.

Il film della Lambert rispetta in maniera molto fedele la natura del romanzo, è quasi pedissequo in alcuni dialoghi e situazioni riprese alla lettera. King partecipò direttamente alla stesura dello script, e si vede. Per quelle strane coincidenze che a volte capitano nel cinema, l’ intervento dello scrittore non è dannoso, ma riesce a indirizzare il film lungo la stessa strada macabra e dolente del romanzo di riferimento. Dramma e terrore sono ben bilanciati, si lascia il giusto spazio a una lunga introduzione in cui impariamo ad affezionarci ai personaggi e quando le disgrazie cominciano ad abbattersi sulla famiglia Creed, l’ idea di quello che sono costrette a subire delle brave persone come loro, ci mortifica e ci offende. Certo, come in ogni riduzione cinematografia di un libro, alcune cose devono essere messe da parte, altre devono essere rese di più immediata comprensione. Eppure, nonostante condensare quasi cinquecento pagine in poco più di un’ ora e mezza non fosse un’ impresa semplice, la Lambert non affretta i tempi, non cerca soluzioni di comodo, ma preferisce un ritmo lento, scandito dal rumore costante dei camion che passano minacciosi lungo la statale. E’ da apprezzare il modo in cui vengono inseriti i flashback riguardanti Zelda, risolti in pochi minuti di film, ma che risultano molto incisivi, e che forse sono la cosa migliore e più spaventosa di tutto Pet Sematary.

Quello che a uno spettatore odierno potrebbe risultare indigesto, è la capacità di non edulcorare nessuno degli aspetti più scabrosi del libro. La Lambert non si preoccupa di essere morbida nei confronti dello spettatore, ma lo colpisce con una violenza inusitata, sia nei momenti più drammatici, che quando si tratta invece di picchiare con effettacci e dettagli disgustosi. Non volevate vedere un bambino che finisce sotto un camion? Non volevate assistere alla sua resurrezione come cadavere ambulante e alla sua seconda morte straziante? Mi dispiace, è per questo che avete pagato il biglietto, ed è questo che io vi offro. Un film dell’ orrore deve, per prima cosa, disturbare. Non è sufficiente il mero spavento, la reazione immediata al rumore forte o all’ apparizione improvvisa. Il vero orrore deve strisciare e accanirsi, ti deve portare sull’ orlo dell’ insostenibile e, se ci riesce, anche oltre. Pet Sematary è un horror che non si vergogna di essere tale, una favola nera che parla di lutti, tragedie, famiglie distrutte, morti ammazzati e della scoperta di un destino comune e inevitabile. E lo fa senza scomodare Dio, senza parlare per metafore o simboli, ma in maniera diretta e prosaica, com’ era proprio dello Stephen King che tutti noi conosciamo. E anzi, nella scena finale che qui non rivelo, supera addirittura a destra lo stesso scrittore, con un’ inquadratura shock che ha un impatto perturbante quasi impossibile da eguagliare. Come scrive Alice su un altro film del decennio ’80-’90, oggi Pet Sematary faticherebbe a trovare una distribuzione, o forse non potrebbe mai essere girato.  Il carico di miseria e nichilismo che si porta dietro è forse troppo estremo, come del resto il suo non avere nessun pudore per quello che riguarda sentimentalismo e commozione. E’ un modo vecchio di avvicinarsi al cinema di genere, che oggi è sempre più gelido e distaccato, sempre meno umano.  Un amico, a proposito di questo film, ha usato una volta la definizione di horror sentimentale. Credo gli calzi a pennello. Lo stesso amico ha aggiunto che non se ne fanno più. E anche questo è tristemente vero.

32 commenti

  1. Se potessi vedermi, ti dico che ti sto facendo una standing ovation per questa recensione! Hai saputo trattare con estrema delicatezza tutti i temi del film, con una qualità che non ha eguali. E siano benedetti i traumi e le deviazioni infantili se portano a simili e impareggiabili blog e articoli!
    Credo fermamente che il secondo Pet Sematary non ti deluderà, anzi io ci spero che in futuro ne parlerai con la stessa intensità!
    Mi lasci sempre senza parole cara Lucia 😉

  2. Grazie Antonio, sempre troppo buono. Diciamo che quando parlo di cose che mi coinvolgono molto (e sia il libro che il film lo hanno fatto), scrivere mi riesce meglio 🙂
    E comunque il secondo me lo sto procurando e lo visionerò a breve!
    Un bacio e a presto!

    1. Ho 42 anni, non avevo mai letto un libro di SK, ho scelto Pet Cemetary per il tema, è un romanzo che mi resterà impresso e che hai condensato benissimo nei suoi punti salienti. Non riesco a immaginare che effetto mi avrebbe fatto leggerlo da ragazzina! Pensavo che finisse “male”, ma non immaginavo che …non lasciasse scampo, non facesse sconti! Non so se riuscirò a vedere il film, Zelda è già fin troppo spaventosa nella mia fantasia, non credo di farcela a incontrarla, guardarla negli occhi …a sentirne l’odore (è un libro pieno di odori ammorbanti, anche questi rimangono nella memoria).
      Bellissima la tua recensione, Lucia; grazie ancora.
      Laura

  3. oh dae-soo · · Rispondi

    Grande recensione per un film che proprio oggi ho citato, in risposta a un lettore, come una delle migliori trasposizioni tratte da King.

    E in un sondaggio su filmscoop sui film o le scene che più ci ci hanno fatto paura, misi addirittura Zelda al primo posto.

    Ancora oggi non riuscirei a rivederla…

    1. Mamma mia Zelda…
      Rivederla è stata una cosa spaventosa. E’ il mostro dell’ infanzia per eccellenza 😀

  4. Bella recensione,”Pet Sematary” è uno degli horror più ingiustamente sottovalutati del periodo.Fa piacere che gli si renda giustizia.

    1. Per sottovalutato solo qui da noi dove lo considerano alla stregua di un raccontino alla creepshow. Facendo un giro per blog in lingua inglese molto Amato

  5. Lucy io ti lovvo e lovvo questo film. anch’io ripenso a Zelda con terrore e a Gage con amore, quel bambino mi ha trafitto il cuore. E quel tenero e saggio fantasma di Pascow? Adorabile.
    Assolutamente sottovalutato, rimane uno dei miei horror movie preferiti. E ribadisco, hai scritto esattamente ciò che penso anch’io.
    Grande LP!!!!

    1. Ma Grazie tesoro! Sono contenta che tu abbia apprezzato! Il piccolo Caterina rimane sempre nei nostri cuori …e zelda nei nostri incubi

  6. Hai fatto un’analisi meravigliosa, e non perchè anchio ti lovvo, ma perchè sei andata dritto nelle parti più sensibili.
    Ho amato questo film, ho amato gage… soprattutto quando muore la seconda volta… ho sofferto con lui.
    Brava!

    p.s. lo ripeto anche qui, la seconda foto di gage che hai pubblicato è intensa e parla da sola!!!

    1. La seconda morte di Gage è un mazzata che la metà basta 😀 ghgh
      potremmo organizzare una proiezione dei due cimiteri viventi uno dietro l’ altro, ora che ci penso!
      Grazie davvero Gabri, sono davvero felice che ti sia piaciuto il post

  7. Mi hai messo in mezzo e quindi esco allo scoperto con la mia ignoranza: non ho letto il libro, non ho visto il film. Ma rimedio, lo sai che rimedio, solo da cosa comincio? Classicamente col libro e poi film?

    1. Non posso rubarti le idee e i concetti senza metterti in mezzo! 😀
      Vai col percorso classico, sempre quello, che è meglio. Anche perché a me non piace che un film mi imponga quali facce immaginare in un libro. Lo so, è contorta…

      1. Ho grandi problemi di immaginazione, io, i personaggi dei libri sono tutti senza volto… e pure questo è contorto, mi sa .-)
        E dunque libro sia, ho scaricato il pdf in attesa di avere voglia di andare in biblioteca…

        E grazie per avermi citato, fa sempre piacere 😀

        1. Sì, è contorto anche questo. Io se non gli conferisco dei tratti somatici non riesco a proseguire nella lettura. Poi vedi i film e ci rimango sempre male, ché sono troppo diversi da come li avevo pensati.
          Allora, se ti ha fatto piacere posso rifarlo! Avevo quasi timore reverenziale…

      2. ahahah, timore reverenziale???? Ma non sono cattiva, è che mi disegnano così…

        1. Ma il timore reverenziale non è per la cattiveria, è appunto reverenziale…

  8. È vero che è molto diretto, nonostante sia altamente riflessivo. Temi scodellati così come sono, che allo spettatore arrivano senza tanti fronzoli, giusto. Per quanto riguarda la pellicola, le diverse presenze, o incarnazioni, hanno saputo colpire una larga fetta di spettatori: i nominati Gage e Zelda sono citati anche da chi non ricorda film, titolo e sua storia. Un’opera che non metto fra le mie preferite di sempre, ma fra quelle che hanno formato la mia infanzia orrorifica e non. E, alla faccia dei denigratori degli Ottanta per pregiudizio, quelli che parlano per luoghi comuni e non per esperienza, questo ha saputo coniugare cliché horror, ottantiani come di altri tempi, con la profondità di un romanzo di King, hai detto niente!

    1. Ma infatti questo film è una specie di modello per le paure e le ansie infantili, che però continua a colpire anche a una visione da adulti. E non è facile riuscire a essere ancora così potenti a distanza di anni. Merito sia del materiale di partenza, che della rielaborazione a opera della Lambert.
      Non so se hai visto il recente Wake Wood, che ha tante cose in comune con Pet Sematary, ma non riesce a essere altrettanto incisivo.
      E comunque questa riscoperta di molti film anni ’80 mi sta facendo davvero riflettere. Credo che al termine del ciclo ne uscirà un post fiume noiosissimo 😀

  9. Ancora un grandissimo film, praticamente una delle colonne portanti della mia iniziazione all’horror. Brava!
    Anche il secondo capitolo si difende bene, spero ne scriverai una volta visto.

    1. Il secondo capitolo è in rampa di lancio! sarà fatto! Quasi quasi me lo sparo oggi, va’!
      Grazie!

  10. Bellissima recensione di film e libro, sei sempre più brava Lucia!
    Per quanto mi riguarda cimitero vivente è forse IL film terrorizzante dell’infanzia, ricordo che da piccolo dovevo chiudere gli occhi mentre lo guardavo…
    Il libro l’ho letto dopo, una decina di anni fa, e anche io penso che sia tra i più disturbanti di King, in questo senso la scena che mia ha scioccato è nel finale quando al protagonista SPOILER! diventano i capelli bianchi

    1. Grazie!
      Io mi ricordo che da bambina mi terrorizzava solo il trailer. Quando passava in tv chiudevo gli occhi…
      Il romanzo è un piccolo miracolo e mi sembra anche anomalo rispetto all’ intera produzione kinghiana. Di solito c’è sempre uno spiraglio di luce a cui aggrapparsi nei libri di King. In Pet Sematary invece non c’è nulla, alla fine del libro, che ti faccia uscire dalle tenebre. Ed è inutile dire che io apprezzo molto la mancanza di speranza 😀

  11. Di “Wake Wood” ho letto ma non l’ho visto, sono però curioso. Come lo sono di leggere un eventuale post fiume sugli ottantoni! 😀
    Di Pet Sematary abbiano dimenticato di citare le incredibili analogie con “Zeder” avatiano, uscito quasi in contemporanea al libro. Enigma che attanaglia da sempre i fans di genere.

    1. E’ vero, Zeder!
      Chi avrà plagiato chi?
      Oppure è una di quelle strambe coincidenze che accadono spesso in questo genere, una specie di flusso strano di idee simili che vengono espresse contemporaneamente senza che nessuno le abbia fregate a nessuno

  12. belushi · · Rispondi

    Come parli tu del genere, cara Lucia, nun se batte. Una boccata d’aria fresca. Doveva girarlo Romero, ma il sevizio reso dalla Lambert é stato ottimale. E dire che era stata criticata in quanto “videoclippara”, faceva i video per Madonna mi pare. Invece sul grande schermo guarda che cosa ha tirato fuori, parlo anche di “Siesta” e del seguito, con un Edward Furlong che assomiglia ad un piccolo Gregory Peck macabro. Vero il discorso di Luigi su Avati. Rimangono entrambi due pozzi neri. Hai ragione, nessuna speranza. ‘mazza, bravissima. Che te lo dico a fare. Ah, esco dai binari, ma ho rivisto in vhs “Vivere nel Terrore”, quello con Jennifer Rubin di “Nightmare 3” che esce dal coma ed é perseguitata da Richard Lynch, capoccia di una setta morto suicida con il fuoco. Aho, si é riacceso il fuoco! Amore folle per questa opera ottantesca! Ciao Lucia!!! Scusa, ma non ho resistito. E l’ho visto pure da sobrio. Un grande saluto!!!

    1. Cacchio Belushi! MI ritiri fuori Bad Dreams cos, senza avvertirmi prima? Io lo cerco da secoli, ma ho paura esista solo in VHS, giusto? La Lambert avrebbe potuto diventare davvero una specie di mostro sacro del genere, secondo me. Poi non so per quale motivo si sia persa per strada in questo modo. So che sta girando un film. O almeno questo risulta dalla sua pagina di imdb. E comunque, ho un tale amore per il genere (ed stato proprio aprire un blog in cui parlarne a farmi scoprire quanto davvero lo amassi) che poi, alla fine, viene anche naturale scrivere delle cose quasi decenti! 😀

  13. Il secondo capitolo, anche se inferiore, riesce ad essere comunque “kinghiano” ed ad affrontare nuovamente certi temi. È sì anche più “teen” ma molto meno di certe proposte attuali.
    Bad Dreams in italiano io lo trovai su quella bancarella che usa l’asino per spostarsi. Se dovesse servire…

  14. Letto il libro da ragazzetto: cagato sotto e pianto come un pulcino.
    Visto il film da ragazzotto: cagato sotto e pianto come un pulcino.
    Certi capolavori, mettili come vuoi, riescono sempre a darti qualcosa.

    1. E direi che non c’ altro da aggiungere. Io Pet Sematary lo metterei come testo obbligatorio nelle scuole 😀

  15. Piano piano mi recupero le tue recensioni…sì, decisamente Mary Lambert ha saputo osare come non si potrebbe di certo in tempi di “politically correct”. Il piccolo zombie oggi difficilmente lo vedremmo su schermo (pensiamo anche a come “gioca” con il povero Fred Gwynne) così come tra le altre spiacevoli cose non sarebbe tanto popolare nemmeno il putrescente “angelo” custode Pascow, in quanto ribaltamento -palese- della rassicurante prospettiva dell’infallibilità del soprannaturale benevolo nei confronti del male (Greenquist non rappresenta la speranza, dato che il cosiddetto “bene”(?) non gli concede che una limitata e ininfluente possibilità)…dai, quanti vorrebbero vedere davvero oggi un angioletto -tanto poco pulitino magari- sconfitto dalla concorrenza, eh? 😉
    Comunque lo considero uno dei non molti casi in cui il libro e il film mi hanno soddisfatto allo stesso modo…e concludo dicendo che la tua recensione non sfigurerebbe negli extra di una nuova edizione in dvd 😀

    1. Infatti ho il terrore folle di un remake, anche per questo film, pensa che robetta edulcorata e alla volemose bene che ne uscirebbe fuori, mamma mia.
      E tu concludi essendo troppo buono con me 😀

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