L’ Ultimo Squalo

Regia – Enzo g. Castellari (1981)

Rifare Lo Squalo di Spielberg senza i fantastilioni della Universal, disponendo solo di un’ improbabile sagoma di cartone coi denti, qualche modellino e delle riprese dal vero di grandi squali bianchi che nuotano allegri nell’ Oceano; avere come location principale la Sardegna, fingendo di essere in qualche amena località americana, girare un intero attacco utilizzando solo una boa che scivola sulla superficie dell’ acqua, perché il cartonato squaloso era meglio se non si vedeva troppo. E nonostante questo, realizzare un film superiore a tutti i seguiti, ai cloni e agli spin off di Jaws. Già, il cinema italiano era anche questo.

In questi giorni il caldo spappola il cervello. Ci vuole un film rinfrescante per il nostro ciclo Zia Tibia estivo. E non  credo ci sia niente di meglio di un racconto di squali, i mostri marini per eccellenza, l’ unico animale che ancora risvegli in noi la paura atavica di essere mangiati (come amava dire il buon Vailati nel suo bellissimo documentario Uomini e Squali). Eppure, nonostante il senso di minaccia che queste creature si portano dietro, i film sugli squali decenti si contano sulla punta delle dita: non è facile portarli al cinema, renderli sullo schermo in maniera realistica e che spaventi sul serio. L’ aveva capito Spielberg che per terrorizzare il pubblico con uno squalo, non c’era altro sistema se non mostrarlo il meno possibile, esattamente come capiterebbe a un ignaro bagnante se venisse attaccato. Non avrebbe neanche il tempo di accorgersi cosa gli sta capitando. Sagome striscianti sotto il pelo dell’ acqua. Appaiono dal nulla e tornano nel nulla. Unico segno distintivo, la pinna, che indica un pericolo incombente, annuncia l’ arrivo del Leviatano che non si sconfigge: noi, nell’ acqua, siamo invalidi e indifesi. Ma far percepire tutto questo a chi se ne sta spaparanzato in poltrona è un’ impresa che è riuscita a pochissimi. Castellari è uno degli eletti: il suo The Great White, pur con tutti i limiti di budget, pur con i grossi debiti nei confronti di Jaws, e con l’ evidente povertà dei mezzi a disposizione, esce a testa alta dal confronto con molti suoi omologhi: basta pensare alla pochezza imbarazzante di produzioni come Shark Attack o, per restare in Italia, all’ infame Cruel Jaws di Bruno Mattei, con delle sequenze prese di peso e rubate proprio al film di Castellari.

in realtà anche i denti sono pochi

Nella località balneare di South Bay è tutto pronto per l’ evento dell’ ann0: la regata di windsurf del centenario, che dovrebbe trasformarsi in un spot elettorale per l’ eminente cittadino (e candidato governatore, non si sa di cosa) Welles. Purtroppo, un grande squalo bianco giunge a rovinare i piani. Si pappa un surfista e un pescatore, ma il viscido Welles si rifiuta di annullare la regata. Toccherà allo scrittore Benton e al cacciatore di squali Ron liberare South Bay dalla morte bianca.

Sì, la trama la sappiamo già tutti: è quella, riveduta e corretta, del capolavoro di Spielberg. Abbiamo un’ autorità cieca e sorda di fronte alla minaccia rappresentata dal mostro marino, un piccolo gruppo di intrepidi personaggi che intraprende una caccia solitaria, abbiamo il vecchio esperto che è un clone di Quint e l’ avido e arrivista aspirante governatore che è disposto a tutto pur di vincere le elezioni. Il film ebbe grossi problemi distributivi negli Stati Uniti, la Universal gli fece causa e riuscì a bandirlo da molti circuiti. Ciò non impedì a L’ Ultimo Squalo di ottenere incassi stratosferici in tutto il mondo. Anche sul set ci furono difficoltà legate allo squalo meccanico, di cui fu possibile utilizzare solo la parte superiore. Le uscite di quel muso con l’ espressione ebete e stupita, che sembra chiedere: “dateme da magnà” sono storia del cinema. I trucchi risultano dozzinali. Basta pensare alle scene subacquee, e soprattutto a quella in cui lo squalo, dotato di diabolica intelligenza, sposta i massi per intrappolare due sub in una grotta. Eppure, la capacità indiscutibile di Castellari di girare ottime sequenze d’ azione rende L’ Ultimo Squalo un prodotto divertente e valido ancora oggi. E’ impossibile stabilire quanto la scelta di non far vedere quasi mai lo squalo fosse forzata dal budget ridotto all’ osso, o fosse frutto della consapevolezza di quanto sia sufficiente limitarsi a far vedere le gambe dei bagnanti circondate dal nulla dell’ oceano per far percepire il pericolo e la presenza del mostro alle nostre spalle. Non ha neanche un’ importanza eccessiva. Conta solo che il trucchetto, sempre quello, sempre il solito gioco di aspettative frustrate, l’ attesa di un qualcosa che non deve per forza accadere, continua a fare il suo lavoro. E così abbiamo la bellissima scena, prima della regata, del gruppo di ragazzi che si fa il bagno, mentre lo squalo sfonda le reti di protezione che Welles ha sistemato per delimitare il perimetro della regata. Una scena bellissima perché nulla succede. I ragazzi rientrano incolumi dal bagno. Lo squalo ha solo distrutto le misure di sicurezza, ma non ha attaccato. Eppure noi abbiamo percepito la minaccia. Abbiamo sperato che i ragazzi non facessero troppo rumore nuotando, abbiamo aspettato che uscissero, uno ad uno, sapendo (essendo maledettamente sicuri), che qualcuno di loro sarebbe stato trascinato a fondo. E’ un momento, ma vale il film intero. La mente corre in modo inevitabile a una scena analoga di Jaws: solo che lì Spielberg, dopo il falso allarme, lo squalo ce lo mostra. Castellari non poteva.   Non col cartonato che si inceppava e si rompeva, non con quel muso così palesemente finto, non senza neanche poter utilizzare uno squalo meccanico intero. E allora si arrangiava, e da questo arrangiarsi partoriva scene di pura tensione come quella appena descritta.

santa saracca! il propellente!

Menzione d’onore per il montatore del film, Gianfranco Amicucci a cui deve essere preso un mezzo infarto ogni volta che ha dovuto mischiare (cercando alla disperata di non far notare la differenza), le riprese dello squalomostro finto con quelle che avevano come protagonisti veri squali bianchi (rubacchiate a documentari), riuscendo un paio di volte, a compiere veri e propri miracoli di taglia e cuci, come nella scena in cui lo squalo attacca la barca di incauti ragazzini che hanno pensato bene di mettersi sulle sue tracce per ucciderlo. Altro fulgido esempio dell’ arte di lavorare con poco o niente che ha contraddistinto per anni il nostro cinema di serie B.

Nonostante sia quasi un remake non dichiarato, L’ Ultimo Squalo si distacca dal suo gemello ricco spielberghiano in alcuni elementi narrativi che a una prima visione forse è difficile notare, perché si è troppo presi a sbellicarsi dalle risate ogni volta che affiora il cartonato. Eppure, l’ introduzione del personaggio del giornalista televisivo, che non esita a mettere in pericolo la vita dell’ intera comunità pur di realizzare un servizio in cui sia visibile lo squalo, è interessante, proprio perché del tutto assente nel film di riferimento, in cui non esiste nessun accenno ai mezzi di comunicazione e al loro modo di affrontare le tragedie. Mentre Jaws si concentra, nella parte finale, sui tre uomini e la loro caccia solitaria, L’ Ultimo Squalo rimane focalizzato sulla cittadina di South Bay e sui abitanti. Non è un tentativo di nobilitare un prodotto che non ne ha bisogno, anzi, un prodotto che non vuole in nessun modo, essere nobilitato. Credo che lo squalomostro schiferebbe qualsiasi nobilitazione e poi mi si papperebbe con quell’ espressione lì che abbiamo imparato ad amare. E tuttavia, sarebbe riduttivo definire L’ Ultimo Squalo un semplice film fotocopia, magari con un vago tono sprezzante e un’ aggiustatina agli occhiali sulla punta del naso. Era una consuetudine piuttosto diffusa, all’ epoca, quella di realizzare film sul filone dei grandi successi americani. Nel cinema commerciale italiano, con annosi problemi di budget e con la necessità di coprire subito i costi, era preferibile andare sul sicuro, raccontare storie che avessero una certa presa sul mercato internazionale. Basta pensare a Zombi 2, che si pone come epigono già dal titolo, o alla infinita serie di Case che hanno infestato le sale cinematografiche negli anni ’80. A volte uscivano fuori cose che persino io mi vergogno ad ammettere di aver visto, altre, invece, piccole chicche da riscoprire e a cui volere bene. Credo che il film di Castellari rientri (anche se per poco, va ammesso, nonostante l’ affetto) nella seconda categoria.

E poi è estate, fa caldo, il mare, i pesciolini, le spiagge affollate…

Uno squalo che arriva e si pappa tutti non è proprio da buttare,no?

28 commenti

  1. I film di mostri marini sono la mia croce,perchè ho un terrore allucinante del mare e di tutto quello che vi sta dentro.Eppure,furbo come un asino e lesto come una lepre li ho visti quasi tutti da bambino.I vari capitoli di Jaws,Tentacoli,Pirahna,Orca Assassina.Questo è uno dei pochi che non ho ancora visto…

    1. Io adoro il mare, nel senso che per me una droga. Non riesco a farne a meno e quando non ci vado mi manca come se avessi finito le sigarette e non sapessi dove andarmele a comprare. E non mi fa paura. Diciamo che mi mette in soggezione. Per, forse proprio per questo, neanche io ho mai perso un film sui mostri marini 😀 Solo che quelli meritevoli sono davvero pochi!

  2. Ma dove l’hai recuperato? Non sapevo neanche dell’esistenza di sta roba. Grande…

    1. Anni e anni a guardare monnezza danno sempre i loro frutti 😀 e comunque si recupera abbastanza facilmente.

  3. wé wé… castellari, non so se mi spiego! tra i registi di cui guarderò tutto! questo compreso ovviamente, intravisto tempo addietro.
    grande rece lucia! sai che mi sembri una “belushi” al femminile? lo dico solo per capirsi, poi per belushi è un complimentone, spero invece tu non ti offenda, ahah!
    si scherza eh… un abbraccio

    1. Per me non solo un complimento! E’ un onore essere paragonata a cotanto uomo! E Castellari merita tutto il nostro imperituro amore

  4. Oh finalmente! Essì la scena dello squalo che si pappa il boccone è davvero un capolavoro di montaggio.
    Hai ben ricordato l’astuzia dello squalone alla grotta, ma la simpatia per lui c’è anche quando fa saltare in aria – nel vero senso della parola – la barca di quel maledetto guastafeste che avvertiva tutti col megafono di uscire dall’acqua. Scena fatta con un manichino rigidissimo che sale in verticale – almeno non ricordo uno stunt.

    Che film :°

    1. S, un manichino che parte a siluro, neanche gli fosse esplosa una bomba sotto al sedere. Una scena indimenticabile. Cos si impara, il bastardo a interrompere il banchetto dello squalomostro…spe’ forse su youtube c’ la scena

  5. Un salutone Lucia, da domani sarò nel mar di sardegna immerso fino al collo con birra in mano fino al 30 agosto e connessione zero… ho visto più horror st’estate che nella mia vita precedente, anche grazie a te.
    spero di incontrare qualche tonno assassino dalle mie parti, che perlomeno sbrani i coglionazzi alla briatore che infestano le spiagge della costa smeralda.
    a preZto!!

    1. Noooo…te ne vai e ti perdi From Beyond??? I tonni assassini, ma anche le cernie, secondo me potrebbero diventare dei mostri cartonati interessanti! Buone vacanze, abbello!

  6. ci sono fino a domani pomeriggio, se mi lasci in regalo frombio prima di allora parto col sorriso sulle labbra, altrimenti paz(ienza), prima o poi trascinerò il mio scheletro in qualche net-point.
    stay brutal

  7. Ormai abbiamo capito che adori con gli horror con gli squali 😀 E devo dire che questa recensione, oltre ad essere bellissima, è pure rinfrescante (e con queste temperature massime è un toccasana). Ottimo il tuo discorso sulla capacità (ormai persa) dei cineasti di una volta di sapersi arrangiare ottenendo tuttavia risultati di gran rispetto! Comunque magari ci fossero queste simpatiche bestiole fameliche nella mia località balneare, almeno renderebbero la mia noiosa estate di routine un tantino più emozionante 😉

    1. Adoro gli squali! E tu sei sempre troppo troppo gentile…e troppo buono nei confronti delle mie recensioni e della monnezza che guardo quotidianamente 🙂 Grazie davvero e ricorda che almeno sei in una localit balneare e non si sa mai che arrivi qualche pesce rosso assassino…qui a Roma, al massimo le pantegane del tevere!

  8. Splendida recensione, e che film che sei andata a pescare!!!
    L’ultimo squalo mi è rimasto nel cuore fin da bambino, quando, dopo essere rimasto meravigliato e terrorizzato dalla visione dello squalo di Spielberg, fui stregato dal fascino degli eco vengeance.
    Peccato che le nuove tecniche degli effetti speciale abbiano finito per penalizzare questi film (tutto il filone dei film sugli squali giganti prestorici arrivati qualche anno fa dall’America e dalla Spagna sono semplicemente imbarazzanti).
    Comunque mi riprometto di rivedere presto questo film, perchè hai proprio ragione, con un caldo così non c’è niente di meglio che vedersi un bell’horror ambientato al mare!

    1. Grazie! 🙂 Anche io da bambina rimasi profondamente traumatizzata dal film di Spielberg. E anche questo mi fece una paura bestiale quando lo vidi la primissima volta. Ricordavo ancora la scena dell’ elicottero come un incubo. E’ difficile fare un buon film con mostri subacquei, perch si cade nel ridicolo senza neanche rendersene conto! Ma anche le nuove tecniche degli effetti speciali non bastano a creare degli squali realistici. Ho visto il trailer di shark night e ti posso assicurare che mi tengo mille volte i pupazzoni gommosi!

      1. Assolutamente sì! Pupazzoni gommosi for life! 😉

  9. belushi · · Rispondi

    Come direbbe Castellari, mé cojoni!!! Enzo a David R. Ellis se lo puccia nel latte. Che dire, bravissima. Queen of B’s, massima onoreficenza. Un grande saluto! Ciaoo Luciaa!!!

    1. Ma pi che nel latte, lo puccia a testa in gi nell’ oceano infestato da squali mostri cartonati! 😀 Tu sei The King of B’s. Adesso dobbiamo solo trovare qualcuno che ci tira in testa un po’ di sangue di maiale e siamo perfetti!

  10. a (s)proposito di divine, giusto perchè non c’entra una fava col topic, ma sharon stone in deadly blessing di craven (1981)?

    mica mi ricordavo che ci fosse la gnocca delle gnocche.. vabbè la smetto di andare off topic come al solito, ma l’ho buttata li che magari ti viene su qualche ideuzza…

    1. E’ gnocca, gnocca, infatti. Per di horror vero e proprio ha fatto solo quello, vero? E comunque ogni off topic ben accetto e incoraggiato. Siamo nel ciclo zia tibia, quindi cazzeggiamo a pi non posso.

  11. Cacchio, lo sto cercando disperatamente ma niente… ne verrò a capo. E’ che non lo voglio vedere doppiato, al mio solito, in italiano ovviamente c’è.

    1. Io l’ho visto doppiato infatti…credo sia quasi impossibile reperire una versione in lingua, sai? Per alla fine, il doppiaggio mi disturba molto di pi sui film recenti che su quelli degli anni ’80. Sar che le sconcezze sono addolcite dalla patina nostalgica. Nei miei ricordi infantili questi film sono tutti doppiati…

      1. mi sa che dovrò arrendermi, allora…
        Non so, io ormai ho sviluppato un odio verso il doppiaggio generico.. anche a me infastidisce meno quello degli anni ’80, mi pare realizzato un po’ meglio (per quanto ci possa essere un meglio ed un peggio in una roba come il doppiaggio).
        Uff, bandiera bianca, dunque.

  12. Ciao cara, come stai? Era un pò che non ci sentivamo e sentivo la nostalgia di te. Neanch’io sapevo di questa belluria italiota. In verità personalmente trovo quasi tutto il cinema “di genere” italiano piuttosto repellente (ti confesso: compresi i cosiddetti “grandi maestri” quali Fulci, Bava, per non parlare dell’odioso Argento). Ma se tu consigli questa cosa qua, non posso che crederti sulla parola. Di te, lo sai, mi fido. BUONA ESTATE 🙂

    1. Carissimo! s, era da un po’, in effetti. Io oggi pomeriggio ho letto la tua recensione sull’ ennesima sconcezza propinataci dagli stati uniti e ci sono rimasta anche male, perch era un film che volevo procurarmi. Invece ne star accuratamente alla larga! Eh, per se a te il cinema di genere italiano non piace, credo che non apprezzerai neanche questo film, dato che porta il marchio cinema italiota di serie b impresso a lettere di fuoco su ogni fotogramma. Passi per Argento, con cui ho anche io un rapporto conflittuale, passi anche per Fulci (che io invece adoro come un padre, ma capisco possa non piacere), ma Bava era l’eleganza fatta cinema. Come mai non lo ami? Semplice curiosit, eh? a prestissimo!

  13. La serata squali è avvenuta. Prima Jaws di Spielberg: lo avevo già visto ma quasi da bambina, chissà perché non lo avevo mai ripreso. Bellissimo, mi sono pure spaventata (!!! e non capita mai!), devo scriverne assolutamente anche se tutti ormai ne han parlato in questi decenni ma prudono le mani.
    Purtroppo però questo film qui sopra proprio non mi è piaciuto. L’ho visto tutto perché ne avevo letto qui la recensione e non volevo sottovalutarlo, eppure non mi ha divertito né interessato:

    E tuttavia, sarebbe riduttivo definire L’ Ultimo Squalo un semplice film fotocopia, magari con un vago tono sprezzante e un’ aggiustatina agli occhiali sulla punta del naso.

    No, non credo sia un film fotocopia. Hanno molti punti in comune ma questo vale per la maggioranza dei film, dal cinema muto in poi. E’ solo che i dialoghi sono dementi (grazie ai doppiatori?), la tensione non l’ho sentita e, non so, mi sono solo annoiata. Non ho idea di come siano però gli altri film che hanno seguito il filone (e a questo punto non li guarderò, se non per Shark Attack 3 ma soltanto perché c’è Barrowman ed al cuor non si comanda)… probabilmente se avessi un’idea più precisa di ciò che c’è in giro, avrei apprezzato Lo squalo bianco molto di più.

    1. Vabb, ma tu hai visto di seguito Jaws e l’ Ultimo Squalo. Cos non vale! 😀 In realt, a parte forse Blu profondo, io di film sugli squali veramente degni non ne ho mai visti, dopo Spielberg, ovviamente. Credo che il film di Castellari sia il meglio che abbiamo a disposizione. Dialoghi a parte, ovvio. Credo che il doppiaggio ci abbia messo del suo, comunque. Non avendolo mai visto in lingua originale, devo affidarmi semplicemente all’ opinione che ho sui doppiatori in generale e su chi adatta i dialoghi. Brutta gente…

  14. come non essere d’accordo?
    Io dubito che dicessero roba tipo “Lo voglia il cielo!”…

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