Night of The Living Dead (1990)

Regia – Tom Savini (1990)

Ogni vostro desiderio è un ordine. E dato che quel grande uomo di Belushi voleva che si parlasse di questo film, mi sono armata di santa pazienza e l’ ho ripescato dalle curve della memoria (e dell’ hard disk), per rendermi conto che il giudizio impietoso della primissima visione andava in larga misura ridimensionato. Forse la mia soglia di sopportazione si è alzata grazie alle brutture infinite messe in giro dai remake dei giorni nostri, oppure il tocco nostalgico che sta caratterizzando il ciclo Zia Tibia di questa triste estate 2011, mi fa guardare a questi film con maggiore benevolenza. E tuttavia devo ammettere che, da molti punti di vista, questo rifacimento del capolavoro di Romero funziona; funziona come omaggio appassionato e riverente, privo della presunzione di voler dire qualcosa che il suo predecessore non era stato in grado di dire. Funziona proprio perché è un film che fa dell’ umiltà e dell’ ammissione di inferiorità nei confronti dell’ originale il suo marchio di fabbrica. Non c’è la spocchia di uno Snyder, o l’ arroganza videoclippara di un Nispel.  Non si cercano improbabili ricostruzioni filologiche, non viene utilizzato il plagio come cifra stilistica, mascherato da citazione colta per cinefili smaliziati. Tutto questo, nel 1990 non poteva essere. Nel 1990, gli amici di Romero, quelli che avevano partecipato alla produzione del film del 1968, senza guadagnarci nulla, si sono divertiti a rimettere in scena la storia che aveva cambiato per sempre il volto della morte al cinema e lo hanno fatto con il giusto spirito, ottenendo quindi dei risultati più che dignitosi.

Tom Savini passa alla regia, mentre Romero riscrive e rielabora la sceneggiatura originale del ’68. Il grande Tony Todd interpreta il ruolo di Ben, mentre quello di Barbara è affidato a Patricia Tallman. L’ Otis di Harry Pioggia di Sangue (Tom Towles) si carica sulle spalle l’ insopportabile Cooper e c’è persino spazio per un cameo di Bill Moseley. Uno dei meriti maggiori di questo rifacimento è di aver azzeccato tutto il cast: nessuna star adolescenziale a emettere urletti mentre gli zombi fracassano finestre e divorano intestini. Un gruppo di solidi professionisti che danno l’ impressione di divertirsi un mondo a reinterpretare ruoli storici, quasi del tutto identici (a parte la vistosa eccezione di Barbara su cui torneremo) nella caratterizzazione, a quelli dell’ opera di riferimento. Il budget maggiore permette a Savini di sbizzarrirsi nel creare dei bellissimi zombi: sono tanti, sono affamati, spuntano da ogni angolo rendendo la protezione della fattoria un’ impresa sempre più disperata col passare delle ore. E’ un piacere vederli ciondolare, nutrirsi, lamentarsi, cercare di mordere e afferrare, guardarli crollare sotto i colpi di pistola o di mannaia, o di qualsiasi corpo contundente capiti a tiro ai protagonisti. E’ uno spettacolo accorgersi di come siano tutti diversi l’ uno dall’ altro, ognuno con una sua peculiarità, dai vestiti che indossano, al grado di putrefazione, alle movenze, fino al trucco di Savini, che rende ogni morto vivente una piccola opera d’arte. Memorabile lo zombi investito all’ inizio del film dal furgoncino di Tony Todd, che continua ad agitarsi con le gambe e la spina dorsale spezzate e annaspa con le braccia, quasi volesse artigliare l’ aria. Sono zombi lenti ma implacabili, nella tipica tradizione romeriana che li vuole non solo immagine della morte fisica nella sua forma più disgustosa, ma specchio di una disperazione talmente profonda da renderli nostri simili, anche se così alieni e distanti. A differenza di quelli del film del ’68, gli zombi versione ’90 hanno una patina bianca sugli, che ne sottolinea ancora di più la fissità di sguardo e l’ assoluto vuoto di pensiero.

Rispetto al capolavoro del ’68 manca quasi del tutto il senso di angoscia e depressione cosmiche tipiche della regia di Romero. Savini dirige prestando più attenzione al lato puramente action della vicenda e riesce a confezionare delle sequenze cariche di adrenalina, utilizzando gli sbalzi di volume e le apparizioni improvvise dei morti viventi alle finestre come principale veicolo di trasmissione della paura. In questo, purtroppo, il remake del 1990 perde del tutto il confronto con l’ originale. Savini, qui al suo esordio dietro la macchina da presa, preferisce andare sul sicuro, e sceglie di non osare troppo, limitandosi a una messa in scena pulita, ma piuttosto piatta. Non potendo contare, per forza di cose, sull’ effetto novità, cadono anche il fascino perverso e la natura traumatica del capostipite, per cui vedere una bambina che uccide la propria madre ci fa meno effetto. Ma questo è un rischio comune a ogni rifacimento ed era troppo difficile cercare di emulare Romero nella cosa che gli riesce meglio: esprimere desolazione e annullamento di qualsiasi speranza con un paio di inquadrature. Se la regia di Savini è la nota dolente del film, la sceneggiatura è tipicamente romeriana, anche nelle modifiche strutturali apportate dallo stesso Romero ad alcuni personaggi e a un paio di svolte nella trama. Barbara, catatonica e passiva nel film del ’68, qui diventa una donna che combatte, spara, tira calci e non si arrende mai, a cui viene consegnato l’unico messaggio positivo di un film cupo e pessimista quanto il suo predecessore. Certo, nel look e negli atteggiamenti, potrebbe ricordare una Ripley dei poveri e la sua trasformazione da fanciulla terrorizzata in guerriera è un po’ troppo repentina, ma il suo sguardo su un mondo alla sfacelo che chiude il film è forse la cosa migliore di Night of The Living Dead 1990, mentre la frase che pronuncia quando i sopravvissuti si divertono a torturare gli zombi (scena ripresa poi dallo stesso Romero, in modo più incisivo, nel finale di Diary of The Dead), per quanto didascalica, è l’ unico epitaffio possibile per l’ umanità raccontata in tutta la saga dei morti viventi, dal ’68 a oggi.

Un remake che ha un legame fortissimo col suo originale, quindi, e che lo tradisce solo alla fine, quando Romero stravolge la raggelante e perfetta chiusura della sua opera per lasciarci con un evidente, seppur minimo, barlume di speranza, affidato (non credo casualmente) a un personaggio femminile. Infatti, più che alla Barbara de La Notte dei Morti Viventi 1968, questo personaggio fa pensare più a Sarah de Il Giorno degli Zombi, quasi a voler stabilire un forte senso di continuità non solo con il capostipite, ma con l’ intera (all’ epoca lo era) trilogia degli zombi romeriani.

Per quanto oggi risulti più datato dell’ originale, il film di Savini andrebbe rivalutato, o almeno utilizzato come modello per realizzare dei remake rispettosi e non sacrileghi. Se non si hanno le capacità di un Carpenter o di un Cronenberg di creare qualcosa di radicalmente nuovo e destabilizzante, a partire da un materiale appartenente al passato, sarebbe il caso di limitarsi a girare dei tributi. Operazioni magari inutili (e sicuramente, anche questo prodotto lo è), ma almeno non deficienti.

E con questo Zia Tibia per oggi vi saluta. Alla prossima puntata del ciclo, dove vi prometto un’ ulteriore degenerazione nei territori del b movie che più b non si può. Vi lascio con un nome che è anche un’ anticipazione: Enzo Castellari.

36 commenti

  1. Nathan Gelsomino · · Rispondi

    A me è sempre piaciuto questo film, anche se non lo vedo da tanto, tipo 15 anni

    1. Ma rivedilo! Prima della fucilazione, così vai carico a pallettoni!

  2. Non avrei mai creduto di scrivere una roba del genere ma… forse l’ho mal giudicato. Lo recupero.
    Stasera serata Pizza&Nightmare (1 e 3) e tutto grazie a te!

    1. Ma no, non è grazie a me! IN realtà sono film che, bene o male, ci portiamo nel cuore…ah, mi sto procurando Maniac Cop…dedicato a te!

      1. ahahaha! anche io l’ho appena scaricato, tutti e tre i film, me li riguarderò a brevissimo… Già piango.
        E certo che è grazie a te, probabilmente sarebbero rimasti lì chissà per quanto, ed invece stasera birra birra birra pizza, un sacco di sangue e lingue che usciranno dai telefoni. Meraviglia!

  3. belushi · · Rispondi

    I complimenti vanno tutti a Te, cara Lucia. Recensione bellissima e lucida, soprattutto, proprio nel rimarcare la presenza attiva di Romero nel remake, che mi ha sempre dato l’impressione di aver utilizzato questo film per proporre una specie di quarto capitolo apocrifo prima dei lunghi anni di esilio dallo schermo. E poi, cazzo, Tony Todd e Tom Towles sono spettacolari, poche storie. Aho, bravissima! Ma che te lo dico a fà! Mo’ sto a aspettà er grande Enzo Girolami cò o’ squalo nostro! Mejo, ma molto mejo de Zio Tibbia! Gajardissima! Un grande saluto!

    1. Er mejo squalo mostro della storia der cinema 😀 Sempre troppo buono Belushi! E comunque, sono convinta che questi siano tra gli zombi pi belli mai realizzati.

    2. Mi permetto di intervenire. Sono un elasmofobo/filo. Lo squalone di EGC era stupendo. Usciva fuori con quella bocca rigida spalancata come a dire:”Aho, la mia parte la sto facendo, buttatemi in bocca qualsiasi cosa.” Lacrimuccia.

  4. belushi · · Rispondi

    Verissimo. Mi ricordo l’energumeno pelato che cade dalla balaustra.Gajardo.

    1. E l’ elicottero? Vogliamo parlare dell’ elicottero?

  5. ” non viene utilizzato il plagio come cifra stilistica, mascherato da citazione colta per cinefili smaliziati.”

    Ti riferisci a qualcuno in particolare? No, perché se è così mmm sei libera domani sera?

    1. Io quando insulto mi riferisco sempre a Zack Snyder…mi vengono dal cuore e sgorgano spontaeni. Credo sia il pi grande rimasticatore di idee altrui in circolazione. Il problema che le mastica e le sputacchia fuori male. Nel caso specifico, per, avevo in mente anche il remake di Nightmare. Non credo sia esattamente quello a cui pensavi tu 😀

  6. Questo l’ho visto prima dell’originale,pensa un pò te.Pur con i suoi limiti rimane comunque un buon film,di quelli che ogni tanto mi rivedo volentieri.
    P.S.Sugli zombi hai ragione,sono fatti benissimo.(E pensare che mi sono dimenticato di metterli nel mio album sugli zombi…rimedierò.)

    1. Perch Savini al trucco (e al trucco di zombi in particolare) sempre una garanzia.Ed come dici tu: questo film si rivede sempre volentieri e con piacere.

  7. ciao Lucia
    scusa se mi limito a un saluto
    complimenti, sei bravissima e ricambio subito il link, ero venuto giusto per proportelo ma mi hai anticipato. 🙂

    1. Ma ciao! Grazie per i complimenti. E li ricambio con estremo piacere 🙂

  8. E Patricia Tallman che fa la comparsata anche ne L’Armata delle Tenebre? Dove la mettiamo?

    Comunque, il film è fascinoso. Per una volta senza sottotesti. Cosa che odio, cercare i sottotesti.
    Voglio solo godermi un po’ di zombie e di situazioni da assedio. E basta.

    1. Eh gi la Tallman un’ altra di quelle facce che all’epoca faceva piacere ritrovarsi un po’ dappertutto. Per il film non che sia poi cos privo di sottotesti. Oddio, in realt non sono poi cos sotto. Soprattutto nel finale sono piuttosto urlati. E da Romero io me li aspetto sempre. Per per tutta la durata dell’ assedio, assisti, appunto, solo a un simpatico e caciarone assedio.

  9. Ah, ma io sono un mago nel non leggere i sotto-testi che, spesso, sono elucubrazioni dei lettori/spettatori e basta.
    Con la Zia, ad esempio, stavamo a discutere spesso sulla natura degli zombie. Simbolo per tutti tranne che per me, che li considero solo cadaveri ambulanti. Romero o no.

    🙂

    1. Io non riesco a vivere senza i sottotesti. Io e Romero andiamo d’accordo soprattutto su quelli. Gli zombi per me sono un simbolo. Credo sia soprattutto per questo che li reggo poco quando corrono. vanno cos veloci che scappano anche i sottotesti 😀

      1. Certo che sono un simbolo. Altrimenti non assedierebbero i supermercati.

        1. Bravo! Diccelo tu a Hell.

      2. mi associo!!! Hel buuuuuuuu! 😀

      3. ooops è scappata una L.

  10. L’ ho visto un paio di volte e non mi è mai dispiaciuto, è snello e veloce, i cambiamenti alla storia originale sono più che validi e, come dici nella recensione, non ha alcun tipo di presunzione. 🙂

    1. E’ che un tempo sapevano fare pure i remake. Secondo me perch avevano paura delle reazioni del pubblico.

  11. Da che mi ricordo questo è stato uno di quei remake che doveva essere fatto. Il capolavoro del 68 è irraggiungibile come tutti i capolavori ma mancava di quell’action che questo gioiellino gli ha dato. Un film fracassone, divertente e con sceneggiatura potentissima. Grande zia tibia!
    E poi mi sa che a te gli zombie ti stanno pure simpatici…. 😉

    1. Io amo gli zombi, anzi, io non vedo l’ ora che arrivi l’ inevitabile apocalisse zombesca per diventare una zombi. Ed inevitabile e alle porte, quindi tocca che ci prepariamo tutti 😀

      1. Ed io non vedo l’ora di combatterti…

        E’ per questo che ho amato Diary of the dead, anche se forse non è un granché, ci sono tutti i passaggi per la sopravvivenza basilare, è un film che avevo in cantiere io ma papà Romero mi ha battuto sul tempo! (e ha fatto bene, a me sarebbe uscita una vaccata…).

        Ieri sera ho visto Maniac Cop 1 e 2 (stasera arriva il 3) e il primo è una meraviglia. Il secondo, mah, poche cose da salvare, scade nel z movie trash involontario o volontario (non si capisce) ma si può guardare.

        1. No no, come non un granch 😀 Diary non si tocca. Ho la locandina davanti al letto, cos il titolo del film l’ ultima cosa che vedo prima di addormentarmi e la prima quando mi sveglio. Sono cose che fanno bene. Di Maniac cop ho un bellissimo ricordo, limitato al

      2. no, ti ha troncato il commento!
        Io Maniac cop l’ho sempre snobbato: ho vissuto due decenni di cinefilia snob, alla “Ma la semiotica di Pasolini… blablabla”, ecco perché detesto tanto quel modo di vedere il cinema, lo conosco fin troppo bene! Sono solo un paio di anni che sto recuperando TUTTO questo mondo meraviglioso… Un continuo stupore.
        Oh, finalmente qualcuno che venera Diary! Ero da sola contro tutti, pensavo di essere un po’ ritardata…

        1. Ma magari lo siamo entrambe! Mi ha troncato il commento? E’ che stamattina ho dei piccoli problemi di connessione qui in ufficio. Dicevo che Maniac Cop mi piacque assai, ma non ho mai visto i seguiti, anche se mi sorge un dubbio atroce: qui in Italia uscirono sfalsati, mi sembra, prima il secondo e poi il primo e adesso io non so quale ho visto! L’ ho passata anche io la fase da cinefila…mi durata poco ma ce l’ho avuta. e ancora un pochino mi vergogno 😀

  12. Ah, è vero, ho letto in giro questa storia dei titoli (dei geniacci)…
    Recupera, recupera, ti piacerà di sicuro!

  13. Giusto, un esempio di remake non pedantemente simile all’originale, con una sua personalità, ma che comunque omaggia e ripropone in veste alternativa l’originale. Lo vidi in un cinema della mia città ora chiuso, in età tale (entrai senza problemi, ma forse era V.M. 14) da apprezzare situazioni d’azione e meno profondità metaforiche. Ne ho un buon ricordo, soprattutto degli effetti e del trucco che citavi. Patricia Tallman, solo in questo film e fisicamente, personaggio a parte, mi piace molto. 🙂

    Grande blog, un ottimo cafè per noi appassionati! Scambiamo il link? Ce l’hai un bannerino? I blog non Blogger vengono messo in coda al mio blogroll…

    1. Grazie Luigi! Sei gentilissimo. Scambiamo assolutamente i link, però purtroppo non ho ancora il bannerino.
      Sai che non ricordo se il film fosse vietato o no? Anche perchè io lo vidi solo più tardi, in vhs. E’ vero, la Tallman in questo film è al massimo del suo splendore 😀

  14. Recensione condivisibile, nonché perfetta.
    Pur giudicando inutile già ai tempi, lo guardai con piacere.
    Col senno di poi va giudicato un buon film, non innovativo ma ben girato e rispettoso. Come dire: oggigiorno abbiamo perso l’abilità persino di girare dei remake decenti.

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