Venerdì 13 Parte II

Regia – Steve Miner (1981)

Il secondo capitolo di una saga di successo parte sempre svantaggiato.  L’ eco del suo predecessore ancora non si è spenta, ma non è neanche arrivato il momento di assurgere allo status di icona, o di mito. Si rischia di cadere nell’ ignominia, o peggio, nel dimenticatoio. Poi, magari altri seguiti avranno il pregio di alzare il bodycount, di schiacciare il pedale sull’ acceleratore gore e di buttare il tutto in farsa demenziale. Ma non il secondo capitolo. La parte due è sempre la più brutta, per antonomasia.

Venerdì 13 è uno di quei casi cinematografici che rasentano l’ incomprensibile. Una specie di Halloween tra i boschi e con più tette, ma senza Jamie Lee Curtis e senza neanche un grammo della classe registica di Carpenter. E tuttavia, il film è un successo senza precedenti: costa 35.000 dollari e ne incassa 39 milioni. Genera una quantità di seguiti e cloni da fare invidia a tutti i suoi più illustri colleghi. Il tutto senza neanche essere un bel film. Il confronto con i suoi due più illustri predecessori, il già citato Halloween e Black Christmas (senza considerare Reazione a Catena di Mario Bava) è impietoso e il film di Cunningham ne esce con le ossa rotte da qualsiasi punto di vista. Però funziona. In un modo tutto suo, Venerdì 13 è efficace e pauroso: l’ ambientazione boschiva, il lago, la pioggia, quella colonna sonora fatta di sospiri che si mischia ai rumori d’ ambiente. Il fenomeno Venerdì 13 si spiega forse con il fatto che il film aveva un indiscutibile prerogativa: te la metteva giù semplice. Jason (la mamma, nel primo, ma il centro della storia è sempre e comunque Jason) non ha la valenza metafisica di un Michael Myers, gli manca anche l’ intelligenza sardonica che in seguito avrebbe contraddistinto Fred Krueger. Se Michael e Freddy possono essere considerati astrazioni, Jason è pura forza brutale e omicida. Non è una forma del Male in cui inserire le nostre paure. E’ un bamboccione assassino che ammazza a casaccio ed caratterizzato solo da una violenza selvaggia e vendicativa. Persino il sottotesto sessuofobo, non è nemmeno tanto un sottotesto. Se ti apparti per scopare sei morto. Fine della storia. I personaggi sono persino al di là dello stereotipo, perché privi di una caratterizzazione anche minima. Sono corpi che hanno la sola funzione di cessare di essere vivi, come lo stesso Jason è solo un corpo che si muove per uccidere. Persino degli epigoni come The Burning e Sleepaway Camp, in confronto a Venerdì 13, diventano delle opere di spessore.  L’ horror anarchico e politico degli ’70 è finito. Basta con le pippe mentali e le interpretazioni politiche. E’ ora di divertirsi.

I seguiti non faranno altro che estremizzare questo concetto, fino a diventare una carrellata piuttosto monotona di omicidi sempre più sanguinosi e improbabili. Ma nel 1981 è ancora presto per decapitazioni a cazzotti e facce inserite nell’ azoto liquido. Siamo agli albori di una saga che ha ancora lo scopo di mettere paura. Si cambia il regista e si fa esordire Steve Miner che ha già più mestiere rispetto a Cunningham. Finalmente, la scena viene lasciata a Jason che, cinque anni dopo i fattacci del primo capitolo, è cresciuto (molto cresciuto) e prosegue nell’ opera meritoria della mamma di liberare il mondo dai cretini. La pratica Adrienne King è archiviata nei primi dieci minuti in cui ci liberiamo, in maniera piuttosto inaspettata ed efficace, della final girl del predecessore. Nuovi personaggi, quindi, stessa ambientazione, assassino non ancora iconico (ha un sacco bianco in testa, troverà la maschera da hockey nel film successivo), ma già in possesso di quella potenza fisica devastante che sarà il suo marchio di fabbrica. Ho sempre preferito questo secondo titolo al capostipite. Sarà perchè Miner è in grado di gestire molto meglio le scene di tensione, sarà perchè Amy Steel ha un carisma che la King se lo sogna, sarà per il famoso omicidio del ragazzo in sedia a rotelle, o anche perchè a me la maschera da hockey non ha mai messo molta paura, mentre quel sacco bianco con un solo occhio che si intravede mi ha dato incubi per settimane. O forse sarà per Muffin, mattatore incontrastato e indimenticabile cagnetto che tutti danno per morto, salvo spuntare alla fine rischiando di prendersi una bella forconata dalla Steel.

The Final Dog

Pieno di voragini logiche, con una ventina di debiti pesanti contratti con Reazione a Catena, meno violento del predecessore,  ha dalla sua la final girl più amata della saga, una scena di inseguimento al cardiopalma negli ultimi quindici minuti e un memorabile salto sulla sedia che ci ricorda costantemente quanto sia importante chiudere le finestre, oltre all’ immagine simbolo di Ginny col forcone. Per il resto, è quasi un remake del primo film con qualche morto in più e i primi vagiti di un mito di celluloide, qui ancora allo stadio embrionale: umano, mortale e con cui si può addirittura cercare di instaurare una qualche forma di comunicazione. Non è ancora Jason come saremo abituati a conoscerlo in futuro, e forse è proprio questo il motivo che mi fa apprezzare il film più di tutti i suoi infiniti sequel: è un tipico slasher dell’ inizio anni ’80, in cui l’ omicidio in quanto tale (e la quantità di frattaglie esposte dal machete) non ha ancora preso il sopravvento sulla costruzione della tensione. E’ da riscoprire quasi fosse un oggetto preistorico, disseppellito da un’ epoca talmente remota da faticare a ricordarla.

Data la brutta piega estiva da notte horror su Italia Uno che sta prendendo questo blog (mi sento molto Zia Tibia in questi giorni), vi lascio con un simpatico bonus che ricorda tutte le final girl della saga di Venerdì 13.

36 commenti

  1. Devo recuperarlo,nemmeno io ho mai amato molto Jason,ma il secondo mi incuriosiva.Solo che con il passare del tempo è finito in quel limbo grigio in cui i finiscono i film di cui continuo a rimandare la visione…

    1. Ma infatti Jason non è mai stato il mio preferito. Non aspettarti grandi cose da questo parte II. Però come filmaccio estivo fa il suo sporco lavoro!

  2. belushi · · Rispondi

    Sempre meglio. Lucidissima, come al solito. E’ vero, il meglio di queste pellicole risiede nei dettagli, piu’ che nei personaggi e nel plot. Cosa che rende questo e, soprattutto “Week-end di Terrore”(titolo strepitoso), degli oggetti per cui non è difficile provare un poco di affetto.Almeno per me. Piccole cose che cambiano( non dico elevano) la visione e la percezione del tutto.Si, anche del quinto, episodio che ce le ha tutte(brutto,grossolano,ignorante,assurdo) ma che propone quel delitto terribile e crudelissimo con ascia ai danni del povero disadattato ciccione; scena che é diventata per me cultissima e capace di infondere vita pure in un film così cazzaro.Che ,naturalmente a me é piaciuto. Ben vengano le notti horror de Zio Tibia.Ti faccio personale richiesta per “Reanimator 2” e “La Notte dei Morti Viventi” versione Savini.Un grande saluto. Sei la mejo del webbe.

    1. Ma senza i piccoli dettagli che ce li fanno amare, questi film non avrebbero ragione di esistere! Accetto richieste di ogni tipo, tanto sarò inchiodata a Roma per tutta l’ estate e piano piano le smaltiamo!

  3. Tch-tch-tch-tch-ah-ah-ah-ah

    ost da epic win.

    se accogli richieste, mi piacerebbe una tua visione di from beyond! (visto che mi hai accontentato su chery moon)
    😀

    1. E From Beyond sia! Notte horror su ilgiornodeglizombi!

  4. Jason non mi è mai stato simpatico alla stessa maniera come Michael Myers. Per me l’unico babau incontrastato è Freddy, ma con una sentita recensione del genere non posso esimermi dal guardare, prima o poi, l’intera serie. Molti particolari che hai descritto nella rece mi hanno colpito, soprattutto la genesi, non ancora completata, del killer mascherato! Cosa ne pensi del remake del tanto odiato Nispel? Complimenti come sempre 😉

    1. Sì, anche per me il baubau vero e proprio è Freddy, anche se il primo Halloween ha un fascino incontrastato. Il remake di Nispel ancora non l’ho visto. Volevo fare un articolo comparativo, in effetti, ma ho paura che sia una sconcezza inenarrabile anche per questo blog!

  5. Sempre per il ciclo Zia Tibia, ho una mezza idea di rivedermi L’ Ultimo squalo di Castellari…che ne pensate? Degeneriamo fino in fondo?

  6. belushi · · Rispondi

    Capolavoro!The Great White!Che donna!

    1. S, una donna che ha sprecato la sua giovent a guardare queste meravigliose porcherie!!

  7. Bell’articolo. E, guarda, meno male che ti sei fatta viva sul mio blog… 🙂

    Però il secondo non ha il finale onirico del primo.
    E poi… due osservazioni buttate lì, a braccio (ma sono sicuro che le sai meglio di me):

    1) omicidio del ragazzo in sedia a rotelle (1974, The Texas Chainsaw Massacre)
    2) Assassino forte, scemo e mascherato (come sopra)
    3) l’occhio che si intravede (Black Christmas, 1975)

    Ha un bel po’ di debitucci, questa saga. Però, però, funziona, è innegabile. 🙂

    1. Verissimo. E’ una saga del tutto derivativa e quasi priva di una identit specifica, ma forse il segreto del suo successo proprio qui. Poi, a me non ha mai fatto un effetto particolare. Mi diverto e finisce l. E Jason rimane sempre il meno carismatico tra i bogeymen. Ma meno male che esiste, il tuo blog! 😉

  8. Sai che in effetti V13 è una mezza cagata ma il ricordo è bello vivido. Diciamo che come hai detto tu, è fatto male ma con qualcosa che trascende la ciofecaggine e lo rende pauroso. Ultimamente lo stesso effetto me l’ha fatto wake wood.

    1. No , dai, Wake Wood un pochino di pi di un ciofecone divertente!

      1. No, no, a me ww mi ha fatto cagare sotto… voglio solo dire che si trovano una marea di difetti di sceneggiatura ma poi a conti fatti ti sbranano il cervello lo stesso… vuol dire che si riesce a fare un buon horror anche senza geni del male come McKee? 😉

  9. Io mi sono fermato a questo secondo capitolo, e non ho mai più approfondito l’universo di Jason se non per Jason X che, oh, mi era addirittura piaciuto. Ne ho un ricordo giovanile che è tutto dire, mi sembra di essermelo goduto più del primo, ma potrei confondermi. 🙂

    1. Jason X uno di quei film che ti senti in colpa da morire, ma non puoi fare a meno di amare. E’ il mio seguito preferito, anche pi di quelli con Corey…

  10. Però ehi, bella la piega ziatibiana del blog, approfondisci! 🙂

  11. a me questi post allo zio Tibia piacciono un casino! E poi non vedo il secondo capitolo di Venerdì 13 da milioni di anni (gli altri mi sono sempre rifiutata… non ho fatto male, vero?).
    Il primo però non mi è mai piaciuto, mi son sempre rotta le palle.

    1. No, non hai fatto male, anche se io ho una mezza idea di fare una bella maratona estiva e di riportarla fedelmente nel ciclo zia tibia 😀

  12. Allora, per la gioia di tutti voi, ho in lista di visione per il ciclo Zia Tibia:
    La notte dei morti viventi 1990
    From Beyond
    Halloween IV – Il ritorno di Michael Myers
    Probabile maratona di Venerdì XIII
    L’ Ultimo Squalo
    Si accettano suggerimenti 😀

    1. ahahaha ma no, la notte dei morti viventi no, ti prego! Mi ha traumatizzato, quella ciofecata, non ce la posso fare!

      Senti, io ricordo un film metà cartone-metà orrore. C’era il tipo di Tasmania (o qualcosa di mooooolto simile), delle tipe che trovavano un libro di stregoneria e liberavano il demone (c’entrava qualcosa il tipo di tazmania, ma non ricordo se fosse il demone). Loro si spogliavano un po’ a caso e ricordo che una di loro aveva delle zanne, ad un certo punto, ma non so perché.
      TI prego, dimmi che sai di cosa sto parlando. L’ho visto quando avevo 8 anni, mi faceva paurissima, sarà una cosa trash orribile che devo recuperare.

      1. Pu darsi sia Evil Toons?

      2. I love you so much…

        1. Quindi ci ho preso!!

      3. al primo colpo. Sei diventata il mio idolo personale.

        1. E’ un equo e reciproco scambio di idoli, allora 😀

    2. il ciclo “la casa” (non quello di raimi, o anche quello che non fa mai male), in particolare il 7 con il buon lance “bishop” henriksen..
      fenomenale anche quello con mitch di baywatch, era il 4?

      1. S! Il 4…mad che m’hai ricordato! Ma pure Ghosthouse di Lenzi, uscito col titolo de La Casa 3 si difendeva…

  13. Io propongo la saga dei Critters!
    Ricordo ancora la scena del tipo seduto sul water dove prima si era tuffato un extraroditore… pensa che non più fatto i miei bisogni sul cesso per due giorni per paura che saltasse fuori un critter… vaccadue…

    1. Segnati pure i Critters! Dai che l’ estate lunga 😀

  14. Voto anch’io i Critters, che dovrei anche ripassarli…

    1. Urge un ripasso anche da queste parti…credo di aver visto quel film un paio di volte su italia 1 e poi basta. Sono secoli…

  15. Finalmente qualcuno che parla di certi film!
    Se si esclude il primo capitolo, mettere il cervello in stand-by è una condizione indispensabile per apprezzare appieno i film di questa saga.
    Io, personalmente, ho sempre preferito il Jason indistruttibile e con maschera da hockey. E’ vero che non ha la raffinatezza e l’intelligenza di Myers e Krueger, ma è proprio quello il suo punto di forza, è quello che lo fa adorare dai suoi fan.
    Lo scopo di Jason è seminare violenza supercafona a profusione, non a caso quasi tutte le ambientazioni dei suoi film sono in mezzo a sperduta campagna tipicamente americana.

    1. Sì, infatti assolve pienamente la sua funzione. Non sono una sfegatata di Jason (e infatti preferisco questo secondo capitolo) però capisco come sia possibile apprezzare la brutalità nella sua forma più pura. E mi diverto anche io moltissimo. 🙂

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