Prom Night (1980) vs Prom Night (2008)

CUGINI DEFICIENTI – SESTA PUNTATA

Avevo pensato di cambiare il titolo della rubrica, solo per questa occasione, in qualcosa tipo: film che non ci voleva un cazzo a migliorare, ma li avete peggiorati lo stesso, bravi! Ma ho cambiato idea, un po’ per l’ opinabile italiano della frase, un po’ per la sua lunghezza, un po’ perchè è raro trovare qualcosa che trasudi deficienza come Prom Night versione 2008. Prima di cominciare, ci tengo a rendervi edotti sui titoli italiani di entrambi i film, senza aggiungere ulteriori commenti: il film del 1980 si chiama Non Entrate in quella Casa; il suo remake Che la Fine abbia Inizio. Bene. Andiamo avanti.
Dopo aver parlato di uno dei più alti picchi del genere (mi riferisco a The Woman, ovviamente), si torna con piacere a rimestare nella spazzatura, non sia mai che si smentisca la massima secondo cui, a voler essere generosi, l’ ottanta per cento della produzione horror mondiale è costituita da merda allo stato puro. Lo è oggi, o lo era anche nella cosiddetta età dell’ oro del cinema de paura? Rivedere a distanza di tanto tempo Prom Night (1980) mi ha dato qualche spunto per rispondere a questa domanda che mi tormenta da un po’, soprattutto perchè potrebbe mettere in discussione l’ esistenza stessa dell’ ipotetica età dell’ oro di cui in molti (me per prima) ci riempiamo la bocca e scuotiamo la testa, affranti: “eh, signora mia, non li fanno più gli slasher di una volta”.
Scartabellando in giro per non italici blog di settore, ho notato come Prom Night sia considerato una specie di cult, una pietra miliare di un sottogenere che è ancora oggi particolarmente amato oltreoceano, e anche un precursore dei body count di ambientazione scolastica. Visto con il distacco di chi non ha una venerazione particolare per lo slasher (mi diverte, questo sì, ma credo sia una delle forme più “facili” e rassicuranti assunte dall’ horror nelle sue varie metamorfosi), Prom Night è un film di un’ ora e ventotto minuti in cui non succede nulla fino al minuto 59.
Un gruppo di ragazzini gioca in una casa abbandonata: uno scherzo finisce male e una bambina ci rimette la vita. I responsabili decidono di scappare senza dire niente a nessuno. Sei anni dopo, durante il ballo di fine anno, un misterioso assassino in cerca di vendetta, comincia a farli fuori uno ad uno. La trama di Prom Night è tutta qua. C’è qualche aggiunta interessante, come il conflitto tra il personaggio di Jamie Lee Curtis e la perfida Wendy (Annie- Marie Martin), la “stronza” per eccellenza, presente in ogni slasher degno di questo nome, per accaparrarsi il “reginetto” del ballo, o il depistaggio costituito dalla fuga di un pazzo maniaco dal manicomio proprio la notte del ballo. I punti di riferimento sono Halloween per quanto riguarda l’ ambientazione e Carrie per i personaggi e alcune situazioni che citano apertamente il film di De Palma. Vale la pena di perdere il proprio tempo a vedere Prom Night? Sì, nonostante sia dozzinale, pieno di trovate che hanno marchiato a fuoco “umorismo demenziale anni ’80” dappertutto, e nonostante abbia uno sviluppo prevedibile e annoi in più punti, vale comunque la pena di dargli un’ occhiata.
Prima di tutto per due scene. La prima è altamente spoilerante, ma rappresenta un piccolo esempio di come dovrebbe essere girato un omicidio. Nella seconda c’è Jamie Lee che balla. E che riesce a essere sensuale con un mostruoso vestitino rosa confetto e con delle mosse che fanno rabbrividire solo a pensarle.
L’ altra ragione per cui vale la pena di sprecare un’ ora e mezza del proprio tempo per questo vecchio film di trent’ anni fa, è che si tratta di Cinema. Ecco, per quanto sia una cinema povero, di basso livello, fatto con l’ unico intento di incassare il più possibile sfruttando un filone che stava raggiungendo l’ apice del successo in quel periodo, è pur sempre Cinema, ovvero una cosa creata per il grande schermo, con un determinato linguaggio, che presuppone delle scelte visive da parte del regista e implica un gusto estetico personale. Il che risponde alla nostra domanda iniziale: sì, l’ età dell’ oro è esistita e  non è una fantasia nostalgica. Si facevano pessimi film anche allora, ma erano comunque film. L’ horror serviva come rampa di lancio per giovani registi che avevano così la possibilità di mettersi in mostra e sbizzarrirsi (chi ha detto De Palma e Coppola?), perchè era nella stessa natura del genere permettere di sperimentare soluzioni visive anche ardite e inconsuete. Non tutti emergevano, certo e Paul Lynch, regista di Prom Night, è stato poi risucchiato dal gorgo televisivo e non ne è più uscito. Ma suppongo che all’ epoca la sua idea fosse quella di fare del cinema. E Prom Night è la dimostrazione pratica di come ci abbia provato e ci sia anche, in parte, riuscito. Basta vedere la bellissima panoramica sugli armadietti quando una delle moriture trova la sua foto strappata, o le prime inquadrature sbilenche sulla casa dove avviene l’ incidente. Anche il riflesso della bambina alle spalle della sua compagna di giochi che si nasconde, per quanto possa oggi sembrare banale e abusato, trent’ anni fa non lo era. Rappresentava una ricerca stilistica, un tentativo di dire qualcosa e di farlo con una macchina da presa. Per questo, soprattutto, vale la pena di vedere Prom Night e tutti quei bizzarri slasher e horror della decade ’80-’90: si impara sempre qualcosa e si viene presi da sconforto notando come loro il linguaggio sia molto più moderno rispetto ai loro epigoni contemporanei.
Il remake del 2008 ha in comune col film del 1980 solo il titolo e il fatto che si svolga durante il ballo finale del liceo. Per il resto cambiano trama e personaggi e, quello che nell’ originale serviva solo a fornire una falsa pista allo spettatore, diventa qui il nucelo fondante della storia, in una spiazzante e geniale scelta di sceneggiatura: Donna Keppel ha avuto l’ intera famiglia massacrata da un professore ossessionato da lei. Tre anni dopo i tragici eventi, è il momento di festeggiare la fine della scuola con il gran ballo. Epperò il maniaco scappa dal manicomio, tiene in scacco un intero dipartimento di polizia, più gli Swat, più un tenente sveglio come la solita buonanima di mia nonna (ma è ovvio che non sia tanto sveglio, dato che è nero), si intrufola nell’ albergo dove si svolge il ballo e fa secchi gli amici della sua amata. Non si sa perchè, così a buffo, tanto per attirare un pochino l’ attenzione, dato che pare non cagarsi l’ amata di striscio e neanche prova a massacrare il suo bellissimo, buonissimo, comprensivissimo, intelligentissimo fidanzato (che già che c’ero lo massacravo io). Come se tutto ciò non bastasse, saputo che il maniaco è fuggito dall’ istituto di massima sicurezza in cui era rinchiuso (come ha fatto? Non si sa), polizia e zii di Donna concordano con estrema lungimiranza di non dire nulla alla ragazza e di lasciarla andare a divertirsi con le sue amiche galline al ballo. Bravi pure loro. Il film procede così, a botte di verosimiglianza e coerenza narrativa, descrivendoci il solito ambientino di ragazzi troppo ricchi, troppo eleganti, troppo perfetti per essere veri, che celebrano la fine dell’ anno scolastico in un albergo a mille stelle, alloggiando in suite imperiali e noleggiando limousine per recarsi a una festa che sembra il red carpet della notte degli Oscar. Però, nessuno beve alcolici (tranne uno, che si porta la fiaschetta da casa e giustamente crepa) e nessuno fa sesso (ci prova la coppia di neri, ma sono neri e sono come le bestie, quindi non contano). Preferivo la palestra del liceo Hamilton, i vestitini rosa confetto, la gente che si apparta negli spogliatoi, se ne va allegramente a scopare sui camioncini e mostra il culo al custode ritardato. Sarà triviale, ma almeno strappa un sorriso ed è verosimile.
Però il problema reale di un’ operazione come Prom Night non sta tanto nella sceneggiatura. Non è che l’ originale sia mai stato in lizza per il Pulitzer. Il problema sta nel come tutto questo mucchio di cazzate viene reso sullo schermo. Sono la piattezza desolante, il vuoto assoluto a livello estetico, a darci una fotografia spietata di che brutta fine abbia fatto il genere negli ultimi anni. L’ horror non è più la palestra di sperimentazione di esordienti ambiziosi. Si prende il primo stronzo dal curriculum televisivo sterminato e gli si affida una macchina da presa, che tanto tv e cinema sono la stessa cosa. McCormick non ha la più pallida idea di come spaventare. Lui crede sia una gran cosa riproporre almeno dieci volte nello stesso film il trucchetto dell’ anta di armadietto con specchio che quando la chiudi c’è qualcuno alle tue spalle che fa BU! Roba che farebbe vergognare Marcus Nispel.
Anche il livello complessivo di violenza è addirittura minore rispetto a quello di molte serie televisive. Fosse mai che qualcuno si impressioni troppo. Gli omicidi, unico vero motivo di interesse (per creatività del killer, o varietà dei modi di essere uccisi) di molti slasher, sono tutti o fuori campo, o girati come nei gialli in prima serata di rai due. Prom Night è un prodotto per il piccolo (piccolissimo) schermo catapultato nelle sale solo perchè ormai la distinzione tra i due settori ha cessato di esistere. Non per la qualità (innegabile, è vero) di molte produzioni televisive, ma per il crollo vertiginoso di quelle cinematografiche, appiattite e schiacciate da uno stile edulcorato e sciatto, privo di qualsiasi forma di espressività. E il genere che ha pagato di più questo slittamento di prospettiva, è proprio l’ horror, che sembra essere sempre più destinato a un ruolo conservatore e soporifero. Non solo da un punto di vista contenutistico (forse lo è sempre stato), ma da quello estetico, che è anche peggio.
Amen.

10 commenti

  1. belushi · · Rispondi

    Oh,finalmente. Hai indicato il motivo per cui si puo’ e si deve parlare del cinema del passato. Chapeau. Lynch é piuttosto cazzaro, ha fatto pure due cose come “Humongous” e “Bullies”, mooolto cazzare anche queste. Per il resto, che dire. Film atroce,improponibile quasi quanto il remake di “Chiamata da uno sconosciuto” che grida vendetta. Ma che Nispel ha rifatto “Conan”? Ciao, Lucia!!!

    1. Grande Belushi! ma lo sai che il remake di chiamata da uno sconosciuto non l’ho mai visto? Dici che ci faccio il prossimo post? S, Nispel ha rifatto Conan(un minuto di silenzio)… e c’ un trailer improponibile in giro.

  2. Il primo prom (che non è un gioco di parole;)) non l’ho visto ma il secondo si. E ancora oggi il solo pensiero mi fa venire la nausea. Porcata all’ennesima potenza di cui ricodo solo la strana sensazione di disgusto. Tra l’altro lo slasher non è che mi prenda più così tanto se non realizzato come dio comanda (mai visto Harper’s island?).
    Quando dici che le schifezze si facevano anche una volta, ma almeno si potevano comunque chiamare cinema, hai perfettamente ragione. Solo che io cerco di non attaccarmi al passato e guardo sempre avanti con la speranza che questo modo di fare cinema “catarroso-voglio-solo-fare-soldi” migliori nel tempo. E comunque c’è anche tanta bella roba anche oggi…
    Hai visto Eden lake?

    1. Harper’s Island lo sto guardando proprio in questi giorni e devo dire che mi diverte abbastanza, soprattutto un paio di personaggi (gli amici dello sposo e l’ inglese) mi fanno molto ridere. Di roba buona ne esce anche oggi, altrimenti non staremmo tutti qui. Per secondo me si dovrebbe guardare un po’ al passato, proprio per riscoprire il genere come un metodo per esercitare il proprio stile. Eden Lake bellssimo! 😀

  3. Bellissima recensione e finalmente trovo qualcuno che, come me, considera il genere slasher come facile e non troppo rischioso, adatto ai novellini (poi alcuni registi veramente gridano pigrizia da tutti i pori perchè non riescono a rendere un minimo interessanti, nemmeno a livello visivo, le abusate meccaniche del fuggi-nascondi). Come ti dissi su altri lidi, l’originale richiede troppa pazienza affinchè si smuova qualcosa ma l’atmosfera del ballo di fine anno è resa veramente bene (altro che quella patinata e finta di Sorority Row), ma non basta per renderla un’opera da recuperare a prescindere. Se fosse per me, il remake potrebbe marcire all’infinito, sono stufo di questi film fatti all’acqua di rose. Per quanto riguarda lo slasher, io personalmente non vedo l’ora che esca Cabin in the woods, che, secondo la pubblicità, vorrebbe stravolgere tutte le dinamiche del genere: staremo a vedere 😉 Ancora complimenti!

    1. Già, lo slasher devi saperlo fare. Altrimenti il rischio di film in serie è altissimo. Il remake di questo film è uno dei punti più bassi toccati nella storia dei remake, che già di punti bassi ne ha tanti!
      Anche io aspetto Cabin in The Woods, ma mi fido poco. Quando ti dicono che arriva qualcuno a stravolgere dinamiche e regole, hai un grossa probabilità di ciofecone in arrivo 😉

  4. Mi stai facendo venire voglia di vedere l’originale…

    1. Io lo so che è per via del balletto di Jamie Lee

  5. SI la Curtis che balla è qualcosa di speciale…e sensuale!!! Non l’ho mai visto sto film ma a leggere le tue recensioni viene sempre voglia di vederli 😀

    1. Cheppoi se io mi vestissi cos la gente mi riderebbe dietro e mi tirerebbe i sampietrini. Per non parlare dell’ acconciatura. E invece lei… non si capisce come ci riesca

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