The Woman

Regia – Lucky McKee (2011)

Sgombriamo subito il campo da equivoci poco intelligenti: The Woman non è un film misogino, The Woman è un film disperato, violento e sì, anche offensivo, da cui si esce a pezzi e con un profondo senso di fastidio e sporcizia attaccata addosso, ma con la misoginia non ha nulla a che vedere, data la profonda ottusità di ogni maschio coinvolto nella vicenda, e dato che l’ unico flebile anelito di speranza proviene da una figura femminile.

Ora che ci siamo liberati di un po’ di fango e siamo più rilassati e tranquilli, si può parlare di quello che è importante, il film. Che, diciamo anche questo immediatamente così poi non ci si pone più il problema, è uno dei migliori degli ultimi dieci anni, l’ opera che consacra Lucky McKee (se mai ce ne fosse bisogno) come il più personale e sensibile tra i registi di genere della nuova generazione e che ci consegna un autore maturo, consapevole di possedere uno stile unico e un controllo assoluto del mezzo cinematografico. McKee parla e racconta attraverso le immagini, centellinando i dialoghi e le spiegazioni al minimo indispensabile, perchè a lui non serve altro. Non ha quasi bisogno delle parole. E’ la macchina da presa che narra, è ciò che essa sceglie di mostrarci, è il dove McKee decide di piazzarla, è linguaggio cinematografico puro ed essenziale, senza orpelli o facilitazioni di sorta per lo spettatore, a cui è richiesto uno sforzo di comprensione e a cui è conferito un ruolo attivo. Il non sommergerci di informazioni, è segno di grande rispetto da parte di McKee (e ovviamente di Ketchum alla sceneggiatura): finalmente un film che non tratta chi lo guarda come l’ ultimo dei cretini. Il che nell’ attuale triste epoca dominata dallo spiegone sarebbe già sufficiente per alzarsi in piedi e applaudire.

ma quanto siete belli?

Lucky McKee e Jack Ketchum.  Non è la prima volta che i due lavorano insieme: nel 2006 McKee ha prodotto The Lost e nel 2008 ha affrontato in prima persona la regia di un film tratto da un romanzo di Ketchum, Red.  Questa volta la collaborazione si fa ancora più stretta. Scrivono infatti insieme  sia il romanzo che la sceneggiatura. Quel che ne esce è un qualcosa di esplosivo. The Woman è il seguito di quell’ Offspring di cui abbiamo già parlato qualche settimana fa. Vad Den Houten, regista del primo capitolo, questa volta si rifugia saggiamente in produzione e lascia a McKee il compito di raccontare cosa succede all’ unica sopravvisuta del clan di cannibali che viveva nei boschi ai confini col Canada. L’ avvocato Chris Cleek, durante una battuta di caccia, si imbatte nella Donna del titolo e decide di rapirla, segregarla nella sua cantina e procedere al tentativo di civilizzarla, operazione in cui coinvolge la sua intera famiglia.

Famiglia. Parola chiave di tantissimo cinema americano. Termine di cui abbiamo già discusso in altre recensioni, sottolineando la tendenza a ricostruire un nucelo danneggiato da un evento esterno e malefico presente in moltissimi film del nostro non genere preferito. La famiglia è anche al centro di The Woman. L’ azione si svolge quasi del tutto tra le quattro mura domestiche  e la cantina, a parte brevi incursioni nell’ ufficio del padre e nella scuola dei figli. Ma non si tratta di un insieme di persone unite e minacciate da un male che arriva da fuori. Il male si annida proprio tra le pareti della casa e la presenza della Donna non è che una piccola spinta sull’ orlo dell’ abisso su cui i Cleek stavano in equilibrio da tanto tempo.  Elemento destabilizzante, ma fino a un certo punto, di una situazione di passività e aggressività che si bilanciano a vicenda, poggiate su logori rapporti di dominazione e schiavitù. Un regime di terrore che contagia la Donna ostaggio, non è da lei generato. The Woman non tratta del vetusto scontro tra natura selvaggia e famiglia per bene. The Woman parla di violenza e soprusi quotidiani, di cui la presenza di un essere umano non civilizzato è semplice amplificazione.

Nei primi minuti del film assistiamo a una festicciola in giardino. La moglie devota (una straordinaria, come sempre, Angela Bettis) porta servizievole e sorridente la birra al marito. Cogliamo brevi spezzoni di conversazioni. E, soprattutto ci viene offerto un piccolo scorcio sui comportamenti della prole, in particolare del figlio maschio Brian, che guarda, senza intervenire, un’ aggressione perpetrata ai danni di una bambina da coetanei e ragazzi più grandi. Brian non ha reazioni di nessun tipo. Si alza e va a fare un paio di tiri a canestro. Questa breve scena, messa lì quasi casualmente, ci racconta e ci spiega più della vagonata di dialoghi e trattati di psicologia da tre lire che siamo abituati a subire in altre produzioni che hanno al centro famiglie disfunzionali. Sottolineo ancora che non viene pronunciata neanche una parola. Eppure noi sappiamo già tutto quello che ci serve sapere.

Con queste premesse, è del tutto naturale che la Donna rapita venga percepita come un mero oggetto. Il padre la porta a casa e la mostra alla famiglia usando i toni con cui si descriverebbe un nuovo giocattolino. Non c’è mai nessun tentativo di comunicazione o compresione nei confronti della Donna. E in che modo potrebbero essercene, se non esiste nessuna forma di comunicazione neanche tra i compomenti della famiglia Cleek? Se l’ unica flebile protesta della moglie viene messa a tacere con uno schiaffo? The Woman non si muove neanche nei territori (anch’essi piuttosti triti) del “i veri mostri siamo noi”. Procede oltre, arrivando a ipotizzare la mostruosità come cifra normale del nostro vivere insieme e la violenza come sola forma di dialogo, unico mezzo per rapportarsi agli altri e avere dei contatti umani. Chi non infligge violenza, la subisce passivamente. In questo senso è esemplare il personaggio della Bettis, la cui condizione di vittima perenne non le impedisce di provare gelosia nei confronti della Donna reclusa. I lunghi sguardi che si scambiano le due donne mentre il capo famiglia passa una spugna sul corpo lurido della McIntosh, non sottolineano un momento di disperata e reciproca solidarietà, ma un odio furibondo da parte della signora Cleek, che si vede portare via il suo maschio da una sporca e bestiale selvaggia raccattata nei boschi. Non esiste compassione, non esiste pietà per nessuno. Il figlio maschio assiste mentre il padre stupra la Donna e la sua reazione è accanirsi su di lei, il giorno dopo, con un paio di forbici.

Con queste dinamiche illustrate con precisione quasi chirurgica, l’ orrore che viene scaraventato in faccia allo spettatore è talmente grande, che non è neanche necessario mostrare più di tanto a livello di trippe e budella. C’è una bella deflagrazione splatter nei minuti finali, ma non è quella che disturba o ferisce in The Woman.  Non è un film di torture, è un film insostenibile proprio per come offre una visione sempre parziale o filtrata delle angherie subite dalla Donna. Tanto che il momento più atroce a cui ci è permesso di assistere interamente è quello del “bagno”  forzato. Vedere per credere. Roba da spedire a casa tanti pseudo registi tanto cattivi.

Su un altro pianeta rispetto al suo predecessore, che faceva della violenza grafica e selvaggia il suo punto di forza, The Woman è un film che sbriciola certezze e maciulla convenzioni. Del tutto privo di qualsiasi cliché, è un oggetto anomalo e grondante classe registica e di scrittura da ogni fotogramma. McKee supera con le sue capacità tecniche i limiti di budget, aiutato anche da un cast di altissimo livello. Purtroppo il film è funestato da problemi distributivi e sarà difficile, se non impossibile vederlo da queste parti. Io vi consiglio di recuperarlo in qualsiasi modo possibile. E’ un’ esperienza che lascia attoniti e che rimane dentro per giorni.

60 commenti

  1. oh dae-soo · · Rispondi

    Ti pareva che non riuscivi ad aspettare… Dovrebbe uscire nei cinema anche da noi, sbaglio? Che dici, posso leggere la recensione oppure è meglio prima vederlo? E’ vero che gli ultimi minuti sono quasi insostenibili?

    Fine domande.

    1. Non potevo aspettare in nessun modo. Io Lucky McKee me lo sono adottato dal 2002! Dunque, quello che so io che il film ha dei grossi problemi di distribuzione, non credo arriver mai da noi. Seconda domanda: non ho spoilerato quasi nulla. Secondo me la puoi leggere senza rovinarti il film 😉 Terza domanda: no, non vero. Il film tutto insostenibile! I minuti finali forse sono la parte che ho sostenuto meglio!

  2. Mi accontento del primo paragrafetto e dei commenti. Al più presto chiudo la pratica e testo la sostenibilità.

    1. Se questo film non vi piace, non ditemelo che piango 😀

  3. Interessante,io di Ketchum ho letto solo un libro (“The girl next door”) e di McKee solo un film (“The Wood”) e la sua puntata di “Masters of Horror”.(Che però non mi aveva colpito)Se “The Woman” è anche solo la metà di ciò che dici me lo cerco e me lo guardo in settimana.

    1. Se hai apprezzato The Girl Nex Door, qui vai sul sicuro, te lo prometto!

  4. belushi · · Rispondi

    Ciao Lucia.Appena visto. Capolavoro. Non ho altro da aggiungere. Ho appena assistito ad uno dei finali piu’ deliranti e straordinari che abbia mai visto. Quella gabbia per i cani mi rimarrà attaccata per molto,molto tempo. McKee come Cavallone. Innamoramento subitaneo per la McIntosh. Hai fatto bene a parlarne subito, film da difendere con le unghie e con i denti. Al solito, bravissima.Un grande saluto.!!!

    1. Vero? Un film incredibile. E lo difenderò fino alla morte contro chiunque abbia l’ ardire di parlarne male. Non potevo aspettare neanche un minuto per vederlo…
      E credo che lo rivedrò più e più volte, perchè c’è tanto da imparare…
      Fino a questo momento, è il più bel film dell’ anno.
      Grazie a te, guru!
      A prestissimo!

  5. non leggo la recensione per tema di spoilerare troppo, ma lo recupero celermente.. piuttosto, a proposito di mckee: non riesco a recuperare i subs di May, scommetto che l’hai visto in lingua originale!
    ora che ci penso, non trovo neanche quelli di offspring, mannaggia alle divinità cristiane..

    1. Ma anche a quelle non cristiane, gi che ci siamo! Dunque, io i subs di May dovrei averli da qualche parte, e anche quelli di Offspring. Quando stasera torno a casa da qui cerco sul mio pc e te li invio!

      1. evviva! poi mi spieghi come li hai trovati, visto che neanche trasformandomi in tagliaerbe Jobe sono riuscito a scovarli…

        1. Quelli di May ce li ho da un bel po’…sempre che riesco a trovarli nel marasma dei miei hard disk, quelli di Offspring su Italianshare!

      2. Oh! Se li trovi li mandi anche a me? Stavo disperando di vederlo direttamente in inglese ma se si può evitare è meglio!

  6. L’ho cercato ma mi sa che è ancora prestino… definizioni troppo basse, poi io mi divento ipercritica e non mi calo nel film.
    Attendo…

    1. Io sono riuscita a trovarlo a qualit piuttosto elevata…certo, se cerchi il blu ray complicatuccio! 😀

      1. potrei accontentarmi di un dvd, ma non c’è! Per lo meno non dove l’ho cercato io…
        Che palle.

        1. Dunque, io adesso non ho il file sottomano perch sono in moviola, per mi pare di ricordare vagamente che fosse un dvdscr…

  7. sì, quello c’è in giro ma di solito hanno diversi problemi di qualità…
    Non te la prendere, sono abbastanza una rompipalle sulla questione.

    1. No, figurati se me la prendo. Anzi, fai pi che bene ad essere rompipalle sulla qualit! Anche io, tendenzialmente, lo sono. ma a volte non posso in nessun modo aspettare.

      1. in genere è sempre meglio puntare alla versione al top, in accordo all’amore e al rispetto per il cinema. ma quando non si può aspettare, ci si sacrifica al low-res (fino a un certo punto). l’unica cosa che intollerabile sono gli screener, che giammai dovrebbero intaccare gli schermi di un cinefilo doc…

      2. ormai sono talmente abituata a vedere i film anche dopo un anno dall’uscita che non ci faccio più molto caso… ma è stata un’educazione dura e sofferente! 😀

        D’accordo con Cutter, manco è il caso di precisarlo…

  8. Ho il libro che mi aspetta sullo scaffale, devo resistere e leggermi prima questo… 🙂

    1. Il Libro di Ketchum e McKee? Proprio lui?

  9. Ma braaava! Adesso mi hai messo addosso una curiosità che porta questo gioiellino in alta priorità!
    Pensa che dopo la recensione che hai fatti su Offspring, l’ho guardato e ci sono rimasto maluccio perché non mi è proprio piaciuto. Troppo “secco” e senza colore nei personaggi. Cosa invece, che il “The girl next door” ti entra in corpo e ti esce solo dopo dieci gocce di Guttalax 😉
    Lo vado a “comprare” e se è brutto (!_!_!) ti riempio di spam il blog XDXDXD

    1. Eh, ma Offspring zeppo di difetti. Questo una mazzata tra capo e collo che non te la scordi pi. Fidati Eddy! E soprattutto, ben tornato! Com’ stata la vacanza?

      1. Grazie! tutto bene. Troppo corta… 😉
        E soprattutto, adesso ho ancora meno tempo di prima e 10000 progetti per la testa… santo dio…

  10. Come al solito mi metti curiosità e questo entra nella lista dei “Dora’s best movie” da vedere….uno di quelli con cui di sicuro se lo citi fai un figurone 😉

    1. Bè bè, insomma…figurone proprio no, più che altro ti guardano strano e ti dicono: “de che?” 😀

  11. *** Il Libro di Ketchum e McKee? Proprio lui?

    Proprio quello. 🙂

    1. uomo fortunato… 😀
      Aspetto una corposa recensione allora!

  12. very very compliments lucy, ottima analisi 😀
    appena finito di vederlo avevo qualche piccola remora, ma alla distanza mi sta acchiappando sempre di più.
    mo’ però devi fare te da cavia con header, ghgh.
    smack

    1. Ma infatti è un film che ti prende alla distanza per sfinimento 😀
      Grazie goattuncolo! Header me lo sto procurando ma sembra ci voglia un’ infinità di tempo!

  13. Ci sono. È il primo di McKee, quindi recupererò pian piano – non usare il colpo segreto strappabudella, ti prego!

    Non mi ha entusiasmato come altri, ma ho apprezzato ugualmente. Eccome, direi.
    Condivido in pieno l’antispiegonismo della tua recensione. A tratti la musica troppo invasiva, nel senso che certe sequenze da videoclip ci stanno, ma farne troppe a breve distanza può risultare pesante – effetto contrario dunque. Mentre perché la premessa sulla misoginia? Hai letto accuse da qualche parte? No, perché anche per me tirare in mezzo la misoginia mi pare una :fantozzisucorazzata:

    Mentre ci ho visto temi lynchiani presentati sotto una nuova veste – e finalmente direi, ché tanto giocare sullo stesso piano di Lynch corrisponde sempre a una sconfitta.
    È il secondo film di seguito in cui noto un cast azzeccato. Brian somiglia in modo impressionante a un mio cugino più piccolo. Pollyanna è più bella da sporca – giusto per tornare al “nostro” discorso…

    Discorso generale: ultimamente molti film presentano il titolo con una sorta di sigla, nevvero?

    1. No,no, non mi permetterei mai di strappar via budella cos, senza neanche esserci ufficialmente presentati. Sono una personcina per bene… Sul videoclippismo di alcune sequenze, ho una cosa da dire: la musica invasiva, ma lo stile di ripresa non mai videoclipparo. E sono con te quando parli di certe tematiche Lynchiane sviluppate magari in maniera un po’ pi sporca e con un realismo “minimalista” anche esasperato. Discorso misoginia: c’ stata tutta una polemica in proposito quando il film stato presentato al sundance a gennaio. Su youtube c’ tutta la documentazione 😉 Polly tutta impiastricciata di fango e sangue me la sogno ogni notte della mia vita 🙂 Non ho ben compreso il discorso sul titolo: intendi mettere una specie di clip introduttiva che faccia da apripista all’ apparizione del titolo su schermo?

  14. Allora quando ci presenteremo indosserò lo sportello di una stufa a legna, in stile Marty McFly. Sì, ho dimenticato di dire che non è affatto videoclippara la ripresa con musica. Ci mancherebbe.
    Sul titolo intendevo proprio quello. Ora sto cercando di ricordarne altri per avere una lista più corposa.

  15. Ah, giusto perché ho avuto “beghe” su altri blog, per l’antiproiettile improvvisato ho citato Marty McFly e non Eastwood, perché mi vedo più comico che pistolero duro e infallibile. Dovessero uscirsene professoroni dell’ultima ora a insegnarmi chi ha creato il precedente…

    1. Questo posto ancora immune da espertoni cagacazzi e ringrazio Chtulu ogni giorno per questo 😉

  16. finalmente sono riuscito a vedere offspring! mio dio che trashone! ma solo perchè è girato con le apparecchiature trovate nel mulino bianco, e perchè l’ex sbirro alcoolizzato è un attore (!) improponibile, e perchè le scenografie di cartapesta sono atroci quasi quanto il montaggio.. non ti perdonerò mai per aver(ci)mi consigliato st’atrocità!

    a parte gli scherzi (insomma), sono davvero curioso di vedere the woman. permane il problema dei sottotitoli…

    1. Ma dai, un prodotto costato quanto un pacchetto di noccioline, cosa ti aspetti?! quello che conta la brutale resa del tutto, nonostante il budget, cribbio! Per The Woman i sub non ci sono…Ma proprio zero. Per i dialoghi sono pochi e facilmente comprensibili!

  17. certo lei è un’attrice assai carismatica, vale la pena guardarlo (offrspring) solo per la sua performance.
    per The woman: proverò senza subbi, anche se mi scoccia perdermi le sfumature..

  18. No, non ho visto The woman… però ho visto May, ieri sera. E l’ho trovato bellissimo! Un horror che non è un horror, spiazzante per i suoi toni lievi via via sempre più tendenti al morboso. E splendida anche l’idea di togliere gli strati della finta “weirditudine” con cui la ggggggente si fa bella (io in primis!) rimpiazzandola con del weird vero e proprio. La scena del bacio di Adams è potentissima. E non solo quella.

    Mi guarderò The woman!

    1. Ehehe, lo sapevo che con May avresti trovato pane per i tuoi denti 😀
      proprio per la totale e assoluta estraneità del personaggio di May, e il suo entrare in contatto con altra gente che si crede “weird”, mentre non ha la più pallida idea di quel che significa avere a che fare con chi lo è sul serio.
      Son contenta di far proseliti col buon Lucky McKee…

  19. Sì, the woods proprio non gli fa onore, non è stato un buon inizio. Grazie, ancora una volta, per i consigli!

    1. Ma figurati! E’ un piacere 😀 Nel frattempo il mio pc lavora al recupero di una certa serie televisiva…

  20. Spero davvero che ti piaccia… Incrocio le dita!

  21. Senza parole Lucia. Senza parole. Annichilente.
    Solo una cosa.
    Descrivi la scena in cui la Bettis (brava, brava ed ancora brava! Ma lo sapevamo già…) prova gelosia… Lo sai che per me, invece, è stata una scena sibillina? SPOILER SPOILER SPOILER
    Quando afferra la trave e si avvicina piano piano, ho creduto fosse un flebilissimo tentativo di rivalsa verso il marito-padrone. Tentativo fallito ma quell’avvicinarsi lentamente ed il sonoro mi hanno convinto che fosse un momento sospeso. Se avesse tirato la travata sul cranio del marito le cose sarebbero andate diversamente… forse. Ma la Donna, che alla fine le mangia la faccia, non accetta debolezze né connivenza con la violenza. Forse per la sua natura “selvaggia”, per cui la debolezza significa morte? Chissà
    SPOILER FINITO

    secondo te è un’interpretazione totalmente sbagliata?
    Lo riguarderò, mi è piaciuto davvero parecchio e domani recupero questo Offspring, molto curiosa… Red vale la pena vederlo?

    1. Sì, hai ragione, c’è in quella scena, un tentativo, appena accennato di ribellione, che secondo me nasce dalla gelosia e per questo va a finire in un fallimento.
      Cerco di spiegarmi: il personaggio della Bettis accetta la sua condizione come un evento di naturale sottomissione. Nel momento in cui arriva The Woman a mettere scompiglio, si vede strappata via l’ unica cosa che possiede, che è poi quello stesso marito che la tratta come un animale (ma col sorriso sulle labbra che fa più bovghese). Solo che lei è animale addomesticato e non ce la fa, mentre The Woman è animale selvaggio e quindi sono cazzi.
      Bravissima quando sottolinei che lei non accetta nessun tipo di debolezza perché allo stadio in cui vive coincide con la morte.
      E felice, ma non sai quanto, che il film ti sia piaciuto. Io ci sono rimasta sotto un paio di mesi. Forse tra qualche giorno avrò il coraggio di vederlo una terza volta.

      1. Capisco e rilancio: non avevo proprio individuato la gelosia e comincio a pensare di essere davvero poco ricettiva, in questo periodo. La frase del marito (il personaggio più viscido di tutti i tempi? Di sicuro concorre per il titolo) sulla gelosia mi era parsa una sparata in cui, ancora una volta, si dimostra fulcro del suo mondo aguzzino. non si pone neppure il problema che la moglie possa provare pietà per la Donna, è così abituato a vestire i panni del dittatore-padrone-onnipotente che l’unica reazione possibile, nel suo cervello, è quella della gelosia.

        D’altra parte c’è la scena delle forbici: la moglie non parla affatto del martirio inflitto alla poveraccia legata in cantina, si focalizza su pratiche sessuali (mai esistite). Forse perché ancora in preda alla gelosia? forse per vedere le reazioni del marito? Che ovviamente prende le parti del figlio allievo e, quindi, non è tanto la crudeltà a scatenare l’ira di lei ma soltanto la consapevolezza di non essere più l’unica donna della casa?
        Mah, non saprei, di sicuro merita un’altra visione…

        Il film è bellissimo, io non lo so se è un capolavoro o se non lo è, so che mi ha fatto stare malissimo. Ed ho letto diverse recensioni in giro per il web e la tua è la migliore, Lucia. non solo è completa ma la tua analisi non svia su elucubrazioni sulla violenza domestica e la situazione femminile in genere. mi è piaciuta davvero tantissimo.

        1. Forse gelosia non è la parola più corretta. Forse è paura di perdere il proprio ruolo, come oggetto delle attenzioni (sessuali e non) dei maschi di casa. Sicuramente non prova pietà per la Donna incatenata. E la gelosia è un qualcosa di indefinito, indistinto, un sentimento di rabbia che non si sa bene contro chi rivolgere. E infatti, la povera Bettis (che ha forse il ruolo più tosto e sgradevole del film) è sempre impotente, dall’ inizio alla fine, spettatrice e vittima.
          Sì, il marito è viscido e se la batte col figlioletto maschio in quanto a dannazione eterna.
          Grazie per i complimenti, davvero 😀 La tentazione di sviare c’è stata e l’ho tenuta a freno, perché la violenza in questo film è talmente globale che trascende le questioni di genere. Nonostante affronti alcune problematiche legate alla condizione femminile, il discorso di Ketchum e McKee mi è parso molto più universale.

          1. stasera mi guardo Offspring, comunque. Mi devo aspettare grandi cose? E Red, lo vedo o lascio perdere?

          2. No, da Offspring, dopo che hai visto The Woman, non puoi aspettarti grandi cose… un film a basso costo brutale, violentissimo ed estremo, ma alla fine riuscito pi per la materia di base che per le doti del regista. Red molto bello, invece. Diverso da The Woman, pi pacato, ma non per questo meno disperato.

  22. questa canzone è meravigliosa.

    Riesci a trovare la colonna sonora? La cerco da stanotte ma fallisco ad ogni link.

  23. Problema anche mio. L’ ho cercata mesi fa quando ho visto il film la prima volta, e poi mi sono stancata, ho maledetto i link fasulli e ho rinunciato.

  24. Oggi è la giornata delle prime volte e dopo Ti West mi sono concessa anche il mio primo McKee! Che dire? The Woman mi è piaciuto assai ma forse non gli ha giovato essere visto dopo The House of the Devil. Perché dopo il virtuosismo registico di West la regia di McKee mi è sembrata quasi piatta anche se ho la percezione che non sia così in realtà. Qui quello che mi ha colpita è la storia. Ma più che la storia è la rabbia che si prova di fronte a questo padre padrone capace di sottomettere chiunque gli capiti a tiro, partendo dalla sua stessa famiglia (l’apparizione della figlia nata senza bulbi oculari è straziante!). E, alla fine, la vendetta della protagonista è fin troppo lieve rispetto alla colpa (per inciso io avrei chiamato Rob e gli avrei chiesto di pensarci lui ad escogitare una bella vendetta di quelle toste 😉 ).
    E adesso, per non farmi mancare nulla, me ne vado a riguardarmi per l’ennesima volta The Descent; non vorrei che il caro Neil si sentisse offeso di essere escluso in questa giornata di visioni compulsive 🙂

    1. Bè, sì, McKee gira in maniera molto meno virtuosa e volutamente semplice, anche se poi ha dei piccoli tocchi di gusto che ti fanno capire quando sia in realtà studiato tutto nei dettagli.
      The Descent anche io, almeno una volta l’ anno, lo rivedo sempre 😀

  25. Ho appena finito di parlarne là da me e sono venuto di corsa a leggere il tuo post, bellissimo come sempre. Come bellissimo è questo film!

    1. Ciao!
      corro a leggere!
      sono contenta che l’articolo ti sia piaciuto!

  26. Ciao Lucia,sono per caso incappato nella tua top five 2011 venendo cosi a conoscenza di questa perla di cui non avevo mai sentito parlare prima.Che dire?Grazie per avermelo fatto conoscere,un film stupendo che mi ha piacevolmente disturbato per tutta la sua durata.The woman travalica il genere (come solo i migliori horror sanno fare)analizzando aspetti della società e della famiglia che come hai giustamente sottolineato nella tua recensione,molti altri registi toccano ma senza centrare il bersaglio.per dirla in poche parole:una figata di film!!Il finale poi e da panico….sono le due di notte,ma sto seriamente pensando di andare alla ricerca di Offspring…complimenti per il blog verro a bazzicarci spesso 🙂

  27. Ho visto il film stanotte su raimovie direi.. e non conoscendolo sono venuta questa mattina a cercare informazioni e pareri.
    IO forse non sono facilmente impressionabile, e non sono certo due scene splatters e farmi urlare di paura.
    L’assurdità poi della situazione (casa isolata, nessuno che immagina, nulla che trapeli…) ti permettono di vederlo come un film.
    E’ la violenza che gronda dal padre, la rassegnazione nello sguardo della madre l’orrore vero di questo film.
    mentre lo guardavo mi ha riportato alle atmosfere di miss Violence, altro film in cui si denunciano gli orrori perpetrati in famiglia.
    Mentre la posizione della protagonista, un po’ piegata, inquadrata nella porta col legno in mano mi ha ricordato la vendetta della sposa.

  28. […] e confrontarsi con un pubblico bisognoso di didascalie. No, come sottolinea con giusto vigore Il giorno degli zombi nella sua […]

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