Mother’s Day

Regia – Darren Lynn Bousman (2010)

Non succede tutti i giorni che un regista a cui non avresti dato una lira ti sorprenda positivamente. Ammetto di essere partita con dei forti pregiudizi nei confronti di questo Mother’s Day, ma un pochino di giustificazioni le avevo: Darren Lynn Bousman è uno che non ne combinava una giusta nemmeno per sbaglio, uno che l’ unica volta in cui ha cominciato a vantarsi di poter finalmente dare sfogo alla sua creatività senza ingerenze produttive, ha sfornato questa roba. Insomma, un maestro del fallimento come stile di vita. Però io qualche minima aspettativa ce l’ avevo. Il trailer prometteva un ritorno in grande stile di Rebecca de Mornay, oltre a un cast di facce più o meno note e più o meno sguazzanti nel genere da qualche anno. Sì, il film è un remake della Troma e io non ho fatto i compiti a casa, perchè ho visto l’ originale secoli fa e l’ ho del tutto rimosso dalla memoria. Ma era tanta la gioia di poter parlare bene di questo Mother’s Day che non sono riuscita ad aspettare di ripescare il prototipo del 1980  e ho deciso di scriverne subito, a caldo, prima che i difetti (e ci sono) vengano a galla e mi raffreddino l’ entusiasmo.  Dicevamo del buon Darren che quatto quatto, mentre tutti aspettano quel ciofecone annunciato di 11.11.11, se ne esce con questo rifacimento che passa quasi in sordina, senza squilli di trombe e rulli di tamburi, e dimostra di essere un regista e non solo un pazzo con una macchina da presa in mano che filma torture a caso e poi le riempie di dissolvenze in bianco in sala montaggio. No, lui sa usare i campi lunghi. No, lui sa tenere la macchina ferma. No, lui sa far muovere e recitare gli attori come Dio comanda e ancora, no, lui conosce persino le regole di una buona messa in scena.

I fratelli Koffin sono nei guai: una rapina gli è andata malissimo, uno di loro, il più piccolo, è ferito in modo molto grave, il loro complice li ha traditi e hanno la polizia alle calcagna. Decidono di rifugiarsi nella casa in cui sono cresciuti, ma quando arrivano trovano una brutta sorpresa: la casa  adesso è occupata da nuovi proprietari. Come se non bastasse, sono in corso i festeggiamenti per l’ avvenuto trasloco e, oltre alla coppia di inquilini, ci sono anche i loro amici ospiti. Ai fratellini non resta che chiamare con urgenza la dolce, cara mammina e farsi dare una mano a trovare i soldi per passare il confine.

Bousman non perde tempo con lunghe introduzioni e sterili presentazioni dei personaggi. Al minuto numero nove è già scoppiato un casino infernale. I banditi hanno già fatto irruzione nella casa e i partecipanti alla festa sono già terrorizzati. Il sangue comincia a scorrere da subito. Darren piazza la sua bella macchina da corsa nuova fiammante su un lungo rettilineo e preme l’ acceleratore senza pause, dall’ inizio alla fine. Decide di rallentare solo una volta, per darci la possibilità di assistere all’ ingresso della mamma in casa. Un momento che è lasciato saggiamente nelle mani di Rebecca, libera di gigioneggiare a più non posso e di mangiarsi tutto il resto del cast a colazione con un solo sguardo, o un solo ghigno. E’ lei la regina incontrastata di Mother’s Day, bellissima, luciferina e letale nel suo vestitino da signora per bene, nel suo attaccamento alle buone maniere e ai vecchi valori di una volta. Dispensa punizioni e gratificazioni, coccole e schiaffoni e lascia che siano le sue stesse vittime a fare il lavoro sporco per lei. Si stabilisce così un meccanismo basato sul senso di colpa come principale sistema educativo: se infrangi le regole, le persone che ami la pagheranno al posto tuo. E’ così che madre Koffin ha cresciuto la sua prole, ed è così che orchestra il sequestro e la prigionia degli usurpatori della sua casa. Non è sua intenzione commettere atti di violenza. Siete voi che me lo fate fare: “punishment is never easy”, dice prima di far versare a uno dei suoi figli acqua bollente sulle orecchie di un malcapitato.

chi non vorrebbe una mamma così?

Ciò che sorprende in Mother’s Day è  la sua natura eminentemente cinematografica, che non ha nulla della piattezza televisiva a cui Bousman ci ha abituato: ogni cosa, dalla regia, alla recitazione, al montaggio (non a caso opera dell’ ottimo  Hunter M. Via), alla fotografia dai toni caldi, sembra essere studiata per il grande schermo. Bousman stesso rinuncia a videoclippare e preferisce girare con eleganza e sobrietà, a dimostrazione del fatto che non è necessaria la frenesia epilettica per tenere sempre alta la tensione. Solo nel confronto finale si lascia un po’ prendere la mano e infila quelle quattro cinque inquadrature di troppo che confondono lo spettatore e danno il famoso effetto “non si capisce chi mena chi”, descritto in tutti i manuali di semiotica del cinema.  Paradossalmente, Mother’s Day non è mai uscito nelle sale. Ha fatto un giro di festival statunitensi ed europei e pare destinato al mercato dell’ home video. Misteri della distribuzione.

Un plauso va anche all’ autore della sceneggiatura, il quasi esordiente Scott Milam, che riesce a gestire tanti personaggi e tante situazioni mantenendo quasi sempre una certa credibilità e verosimiglianza. Lo script è abbastanza solido, non ci sono delle grosse falle logiche e i caratteri possiedono un loro spessore e una loro coerenza. Particolarmente apprezzabili sono tutti i ruoli femminili, ché è tra loro e la mamma che il confronto si fa serrato e psicologicamente violento, quasi a voler inscenare un terribile e ferino matriarcato in cui la controparte maschile, quando non è ridotta a mero esecutore, serve solo a peggiorare le cose e a combinare un guaio dietro l’ altro. Non ci sono colpi di scena travolgenti. La soluzione del tutto è piuttosto prevedibile, anche se un paio di sviluppi riescono addirittura a sorprendere, soprattutto quando ci si aspetta che un determinato personaggio abbia una funzione scontata e invece accade proprio il contrario. Cinismo, crudeltà, cattiveria e misantropia sono dispensate a piene mani. I “buoni” sono meschini e bugiardi al punto giusto e i “cattivi” non si redimono. Non c’è nessuna trasformazione repentina da fanciulla indifesa a scatenata macchina da guerra. La bad girl del gruppo resta bad girl fino alla fine e della figura a più alto rischio patetismo (ragazza madre con fidanzato troppo buono per essere vero) ci liberiamo quasi subito. Il contro-finale è in pieno stile Troma: beffardo e quasi demenziale. Forse esagero con gli entusiasmi, ma Mother’s Day era proprio ciò di cui avevo bisogno, un robusto prodotto di intrattenimento realizzato con professionalità e mezzi tecnici superiori alla media.

Ah sì, e poi, a parte Rebecca, c’è Jamie King che è troppo bella per essere vera.

23 commenti

  1. mai visto l’originale… Magari parto da quello, prima (anche se della troma a me è piaciuto soltanto Monster in the closet…. dei geni! Jesus Christ vampire hunter è loro? Se sì, mi è piaciuto pure quello).
    preparo serata a tema, sabato sera.

  2. No, Jesus Christ vampire hunter, se la mia memoria andata in pappa non mi inganna, non c’entra niente con la Troma.
    Io purtroppo dell’ originale ho un ricordo confuso. Mi è rimasta in mente solo la simpatica faccia della mammina.
    Ma forse questo non ti piacerà, non lo so, ma credo che dopo averlo visto verrai qui col famoso coltello 😀

    1. LOOOOL, molto probabile ma lo guarderò lo stesso, almeno cazzeggiamo un po’ scambiandoci riflessioni…

      1. ma sì, che neanche domani avrò un cazzo da fare qui in moviola!

        1. Altro che “domani”, sono passati sei mesi ma, alla fine, visto e piaciuto! Non ho apprezzato la regia ma ho riso parecchio, fatto il tifo ora per un “buono” ora per un cattivo e mi sono divertita. Sarà che ho voglia di film cazzeggioni, era perfetto per la serata (fai conto che ieri ho visto Iron man e sono riuscita a divertirmi pure per quello… ho perso ogni dignità).
          Ma che faccio, mi guardo il film della Troma o evito?

          1. Sono contenta che ti abbia divertito quanto ha divertito me…e poi c’è la nostra Jessica 😀
            Ah, vabbè, io Iron Man (il primo) l’ho visto al cinema e mi sono fatta matte risate, ma la dignità non l’ho mai avuta.
            Purtroppo, io l’ originale della Troma l’ ho visto eoni fa e non me lo ricordo, quindi non so se consigliarti di vederlo o meno. Magari me lo riguardo prima io

  3. belushi · · Rispondi

    Lucia, meno male che ci sei tu! Del prototipo ne avevo parlato tempo fa. Film sgangherato ma degno di interesse, da cui anche Rob Zombie ha attinto qualcosa per il suo “The House of 1.000 Corpses”, o almeno così pare a me. Per quanto riguarda Bousman, bé, il nostro é andato a scuola d’exploitation. Da psicopatico dell’ Italico bis, non posso non notare la forte somiglianza con “La Casa Sperduta nel Parco” di Deodato o certe cose di Aristide(tra l’altro in commenti precedenti, ho sbagliato a scriverne il nome che é Massaccesi,imperdonabile) come “Hard Sensation” o “Il Pornoshop della settima strada”(che non è un hard). Clima morboso e violento, e il gruppo dei “buoni” é una bella compagnia di mentecatti.In questo caso prendo e non lascio. Recensioni sempre ottime anche nei dettagli tecnici.Un grande saluto!Ciao Lucia!!!

    1. S, ho letto circa dieci minuti fa la tua recensione, che mi ha anche aiutato a ricordare questo film annegato nell’ alcol in cui mi galleggia il cervello! L’ opera meritoria del tuo blog di riscoperta di chicche dal passato mi ha reso del tutto osceno desiderio dipendente. 😀 Per te lo aspettavi da Bousman che studiasse? E che tirasse fuori vera e genuina cattiveria? Io ti giuro ho controllato pi volte il nome del regista su imdb per capire se non avessi sbagliato persona.

  4. belushi · · Rispondi

    Grazie, Lucia.Troppo buona. Non me lo sarei mai aspettato da Bousman.Mai.Anzi, avevo puntato su altri titoli che poi mi hanno deluso di brutto. Ripeto che produzioni di questo genere mi sollazzano alla grande.E poi, la DeMornay.La DeMornay é bellissima, mi provoca del male fisico a vederla.La amo da “Risky Business”. Ma,se é possibile, in questo film mi piace ancora di piu’. Ho la sensazione che la pellicola in questione verrà sbertucciata da molti.Lasciamo stare il cervello in salamoia, la neurodeliri incombe.Ciao Lucia!!!

    1. Bè, la De Mornay è una cosa impressionante, anche quando, come in questo film, rinuncia completamente ad apparire sensuale…e si sacrifica per impersonare una signora per bene del tutto fuori de cotenna. Ed è comunque splendida.
      La scena in cui entra in casa per la prima volta è un colpo al cuore

  5. Cara Lucia, anche questa volta mi precedi nelle recensioni. Cio’ mi fa piacere perché significa che la nostra sintonia cinofila si mantiene a livelli cospicui. In verità poi non so quando avrò tempo per dire la mia su questo “Mother’s Day”, visto che domenica parto per una vacanza di otto giorni sulle isole Baleari, e non credo avrò il tempo di aggiornare il blog e seguire i vari altri blog tematici. Quindi questa tua recensione casca a fagiolo, come si sul dire, in ogni caso. Bousman non mi ha mai convinto, e se dici che qui da il meglio di se’, c’è davvero da credetti, considerato il tuo stupore. A presto. Angelo.

    1. ma beato te! Buon viaggio e buon divertimento! Non che qui Bousman dia il meglio di s, semplicemente dimostra di non essere il buffone che tutti credevamo e tira fuori un film interessante e divertentissimo. Aspetto il tuo ritorno per discutere del film allora, buone vacanze!

  6. errata corrige: cinefila, e non, ovviamente, cinofila, nel commento precedente. Tutta colpa del correttore automatico del mio iPad, maledizione! Ciao. Angelo.

  7. Ahhh Rebecca! Ipocrita, bigotta, mandante, sadica. Ho sperato fino alla fine che prima di ucciderla qualcuno la sodomizzasse. Tavoletta dello scarico forevah!

    Boccio in toto il finale, sono stufo dei morti non morti, riflessi nello specchio improvvisi o strani sguardi a chiusura titoli. Basta.

    Per il resto ho goduto durante l’intera carneficina e mi unisco ai complimenti a Bousman. Il cast è azzeccatissimo, almeno per fisionomia-personaggio. E a proposito di quell’incapace di Johnny e degli altri figli di mammà, dalle mie parti c’è un detto: “A t’a fà coi criaturi t’arritruovi o liett pisciato” Che potrei proporre come sottotitolo.

    P.S.
    In questo caso opto per l’americana cafona: Briana Evigan a vita.

    1. Le tavolettate in fronte sono una delle cose pi belle da vedere in un film, per non parlare delle sparachiodate! Dai, il finale cos demenziale che mi ha divertito molto. E Briana fa sempre la sua porca figura 😀

      1. Con la sparachiodi penso di avere urlato. Mentre mi sono permesso addirittura una pignoleria quando un colpo di fucilone, pur bucando una porta a mezza altezza, sfonda il cranio di chi sta scappando.
        Briana l’hai mai vista in Burning Bright? Pur sfruttando un tema letterario a me caro il film non è niente di che, ma lei passa un’ora e venti a scappare da una tigre in casa, nascondendosi sudata, sporca, puzzolente – si sente il tanfo uscire dallo schermo. La carica erotica va a farsi benedire se non si è feticisti estremi.

        1. Non solo sporca, puzzolente e sudata. E’ anche seminuda per tre quarti di film. Ho paura di essere feticista estrema 😀

  8. Attendevo vilmente la tua mossa. Mi dichiaro anche io feticista estremo.

    1. Che poi non so se hai notato a quanto sono bellerrime le signorine dell’ horror quando si imbrattano di sangue?

      1. Acquistano qualcosa in più. Ma prima di andare oltre, rischiamo conseguenze – parola usata un centinaio di volte in Mother’s Day – a parlare di certe cose? Perché si potrebbe approfondire parecchio il discorso e io non ho un avvocato, manco di ufficio.

        1. No, ma infatti nn proseguiamo oltre. Che poi gli avvocati costano e andiamo tutti falliti. E comunque Briana si difende anche in quella ciofeca abissare di sorority row. Ha un timbro di voce stupendo (vedi che eleganza? il timbro di voce ti sono andata a pescare per riportare la conversazione su binari di decenza)

  9. Vero, il timbro di voce… ok, mi controllo.
    Non capisco perché non posso continuare nella “colonnina replica”, vabè tanto faccio l’ordinato sullo schermo, quando la stanza è un inferno.

    1. Sono i misteri buffi di WordPress…Anche la mia è un bel casino. 😀

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