Stake Land

Regia – Jim Mickle (2010)

Come spettatrice a appassionata, sono di bocca buona: non pretendo che una storia sia originale, anzi, potrei farmi raccontare la stessa storia milioni di volte. Non importa il cosa, ma il come. Certo, si apprezza sempre il tentativo di andare oltre gli stereotipi, ma la ricerca di novità non sempre è prioritaria. A volte è bello immergersi in atmosfere che già conosciamo, ci si sente a casa, in un ambiente confortevole, ci si mette comodi e si bada a divertirsi. Il genere post apocalittico, per di più con i vampiri, ha forse già detto tutto quello che aveva da dire. Questo non significa che non si debbano più girare film o scrivere libri che parlino di come l’ umanità si adatta e sopravvive alla catastrofe. Anzi, più ce ne sono e meglio è.  Questa lunga premessa solo per dire che se Stake Land è un brutto film, ciò non è dovuto al fatto che manchi di qualsiasi forma di originalità. I clichés sono parte integrante della tipologia di film di cui parliamo: un evento ha scatenato la fine del mondo così come noi eravamo abituati a conoscerlo; uno sparuto gruppo di superstiti lotta contro questa o quella minaccia (in questo caso vampiri), si confronta con i resti di una civiltà allo sbando che mostra il peggio di sé. C’è chi riesce a cavarsela, c’è chi muore. Ci sono i cattivoni abbrutiti e quelli che tentano di preservare un minimo di umanità in un mondo devastato; c’è chi sfrutta la situazione a suo vantaggio e chi ne viene travolto e soccombe. Conosciamo tutti i meccanismi. Anzi, ci piace conoscerli e riconoscerli. L’ unica cosa che si chiede è qualche interessante variazione sul tema, o se non sono possibili variazioni, almeno di saper raccontare la solita, vecchia storia in maniera credibile, appassionante, divertente. Ed è qui che Stake Land crolla miseramente: non gioca con le convenzioni, si limita a riproporle in maniera stanca e banale.

dai che la giriamo

E fa anche di peggio: le annega nella seriosità ampollosa del romanzo di formazione, della peggior specie poi, quello con la voce fuori campo del giovine protagonista orfano che incontra sostituto della figura paterna che, oltre a salvargli il culo, lo addestra e lo accompagna lungo il doloroso percorso della crescita. La trama del film, in teoria, non dovrebbe neanche essere raccontata, ma io sono pedante e lo faccio lo stesso: Martin perde genitori e fratellino durante un attacco vampirico. Viene soccorso da Mister (Nick Damici), un rude cacciatori di vampiri che passava di lì per caso. Mister si porta dietro Martin nelle sue peregrinazioni in un mondo distrutto non solo dagli esseri che lo infestano, ma anche da una setta religiosa (la fratellanza) che per punire i peccatori sgancia vampiri dal cielo come fossero bombe (unica trovata interessante di Stake Land). I due vanno in cerca di un posto, a Nord, chiamato New Eden, dove sembra si stia ricostituendo una parvenza di civiltà. Nel loro cammino incontrano vari personaggi, a svolgere la funzione di carne da macello, ma con un certo spessore. Si caricano, nell’ ordine: una suora, una ragazza incinta e un ex marine negro (che muore per primo, scusate lo spoiler). Lungo tutta l’ ora e quaranta di durata, subiamo i commenti e le perle di saggezza di Martin. Adesso, se tu mi fai vedere un mondo in cui infuria l’ apocalisse sotto forma di succhiasangue, mi metti un tipaccio rozzo che prima ammazza e poi parla, mi metti anche  i cattivoni fanatici religiosi e condisci il tutto con nenonati sbranati e suore stuprate, con me vinci facile. Ti compro a scatola chiusa. Il problema è che non ci si può permettere di utilizzare in un film una serie di luoghi comuni a cui abbiamo assistito una mezza milionata di volte e pretendere di essere presi sul serio. Pretendere addirittura di commuovere (santa polenta, commuovere) con una colonna sonora onnipresente e fastidiosa tutta notine di piano e archi sommessi che sottolineano la drammaticità dei commenti della stramaledetta voce fuori campo. Non si può, non si deve, non è giusto. Mi stai turlupinando.

E’ come se Nick Damici e Jim Mickle avessero visto The Road (senza leggere il romanzo, naturalmente) da ubriachi e avessero cominciato a darsi pacche sulle spalle e a passarsi la boccia dicendo: possiamo farlo anche noi. Però con più sangue e meno depressione e pessimismo cosmici. A me già The Road, paragonato al testo di McCarthy, mi ha fatto incazzare, figuriamoci questo suo lontano e poverissimo parente che, a guardare appena sotto l’ epidermide dello svolgersi degli avvenimenti (e degli ammazzamenti) non è neanche così violento, o cupo, o disperato, o tantomeno cattivo.  Sarò anche una persona becera e priva di buon gusto, però non capisco l’ entusiasmo suscitato da Stake Land e il tiro al piccione che c’è stato, all’ epoca, nei confronti di un prodotto più sincero, scanzonato e divertente come Doomsday, di cui conservo gelosamente il dvd e ogni tanto me lo rivedo e applaudo da sola. Quel film è piaciuto, credo, solo a me in tutto il mondo. Ma lo rivendico con orgoglio.

Quello che più indispone, nell’ assistere a Stake Land, è la sua mancanza di coraggio: non è sufficiente mostrare i vampiri che attaccano e uccidono un neonato, se poi tutti i personaggi, e le azioni che compiono, si piegano su stereotipi consolatori e rassicuranti. La rappresentazione, anche cruda, della violenza è poca cosa se paragonata alle carrettate di ottimi sentimenti che ci vengono rovesciate addosso nel corso della visione. Non c’è mai un solo istante in cui si respiri reale e caustico cinismo, in Stake Land. I buoni sono buoni senza sfumature e i cattivi sono caricaturali. Lo stesso Mister, tanto duro e tanto spietato, non si capisce perchè si prenda cura di un ragazzo che può solo ostacolarlo, nè per quale motivo si assuma la responsabilità di ogni derelitto che gli capiti di incrociare. Il finale non fa che confermare l’ impressione che ci sia la volontà, da parte di regista e sceneggiatore, di evitare a tutti i costi di sconvolgere o turbare il pubblico. Si esce da questo film anestetizzati e tranquilli, che in fondo l’ apocalisse non è questa brutta cosa, anzi, si incontra tanta brava e simpatica gente.

Segnalo anche la recensione di Book and Negative e quella, tutto sommato positiva, di Malpertuis

30 commenti

  1. belushi · · Rispondi

    Se parli di persone becere e prive di buon gusto, bé eccomi qua. Non per suonarti sempre il violino, ma “Doomsday” é piaciuto parecchio anche al sottoscritto.Cioé, un inglese che riesce a manipolare il post-nuke(piu’ o meno) manco fosse Massacesi o Deodato negli anni ottanta.Chiusa parentesi. Tornando a “Stake Land”, mi é sembrata la versione piu’ cupa e depressa di “Zombieland”. Un film che va avanti per accumulo di siparietti in cui i protagonisti,come hai giustamente notato, incontrano un sacco di personaggi, che muoiono quasi tutti. In piu’ il ragazzino si trova (spoiler) pura la topola della sua età.Manca solo Lassie. Grossa delusione, “Mulberry Street” mi era piaciuto. Senza esagerare. Vergogna a me,comunque. Non avevo per un cazzo riconosciuto Kelly McGillis, che é stata una delle attrici da me piu’ concupite durante gli anni ottanta. Brava e lucida come sempre.Un grande saluto! Ciao Lucia!!!!

    1. E siamo gi in due sulla faccia della terra ad apprezzare Doomsday. A me piaciuto tanto anche Centurion e ho il forte sospetto che Neil Marshall sia l’ unico uomo della mia vita. E’ vero quello che dici a proposito di Zombieland: sono due prodotti fatti apposta per non intimidire troppo un pubblico che non bazzica molto in territori horror. Per questo un pochino meglio, secondo me. Kell McGillis irriconoscibile in questo film, mi sono quasi spaventata quando l’ ho vista.

  2. Penso che lo recensirò anch’io non appena trovo un attimo di tempo. Bella recensione (come al solito) la tua, e interessante il riferimento al “romanzo di formazione”. A presto.:)

    1. L’ hai visto? Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensi, sai? Grazie per i complimenti 🙂

  3. 2 recensioni su 2 negative. Mi sa che proprio passo… Tra l’altro io, invece, non riesco a tollerare la stessa storia, raccontata a ripetizione. I cliché, poi, li detesto. Probabilmente non andrei oltre la mezz’ora di visione!

    1. Cavolo, ti tocca! Per io non discuto che possa piacere, eh…magari c’ qualcosa che io non sono riuscita a vedere. E’ per questo che ho linkato la recensione di Elvezio che, pur ammettendone difetti e grossi limiti, salva in parte e consiglia il film.

      1. va beh, ma questo vale per tutto, figurarsi… Non credo proprio che esistano dei gusti obiettivi!
        Però sono così rompipalle che è matematico che questo film non mi piaccia (stronco roba per molto meno).

        Ma tanto c’è poco da filosofeggiare: mi tocca e basta .-P

  4. ma no! mi è appena arrivata una e-mail di un amico che lo ha adorato e vuole il mio parere.
    Lol, ora tocca pure a me!

  5. “La ragazza ci sta rallentando…” disse MIster con aria cupa, quella di chi è disposto ad abbandonare i propri affetti su due piedi.
    E continuò a portarsela dietro, sotto gli sguardi allibiti della platea.

    Ecco, Stake Land è tutto qui.
    Un paradosso.
    Anzi, come ho già scritto, è una “minestra riscaldata mimetica”, che adopera scene di violenza cruda per attrarre l’ignaro spettatore e poi stordirlo con le chiacchiere di Martin, che sono quanto di più moralista abbia sentito da dieci anni a questa parte, almeno.
    La prima foto che hai messo riassume tutto il film, quell’aria da guascone annoiato di Damici la dice lunga.
    Secondo me si sono rotti le palle pure a girarlo ‘sto film.
    E sorvolo sul cattivone tatuato. Ci ho bestemmiato sopra fin troppo a casa mia… 😀

    Alla prossima.
    😉

    1. Infatti, cribbio e per la miseria! la ragazza ci sta rallentando: abbandonala nel bosco, cos fa anche da banchetto per gli eventuali inseguitori e rallenta “loro”, invece che noi. Quella sarebbe stata una scelta coraggiosa. Altrimenti, non fargliela nemmeno pronunciare la battuta. Hai notato come gli americani di fronte all’ apocalisse pensino prima di tutto a restaurare il nucleo familiare? Anche prima di salvarsi il culo…

      1. Perché l’apocalisse notoriamente rafforza i legami familiari… lo sanno tutti. 😀
        E che ci faceva il marine nella latrina? LOL

  6. Il mio parere resta lo stesso,film non memorabile ma godibile più o meno come la pensa Elvezio.(a parte il cattivo versione scema di Jared Nomak)Comunque “Doomsday” piacque parecchio anche a me.Andai a vederlo al cinema con degli amici che invece dopo la visione lo massacrarono.Sigh!Che ci tocca sopportare!

    1. Doomsday piace solo a una certa categoria di persone…se questo sia positivo o negativo non sta a me stabilirlo! 😀
      Guarda, se fosse stato un film un pochino più onesto, Stake Land me lo sarei goduto anche io!

  7. Hai visto “YellowBrickRoad”? Consiglio. L’ho appena recensito. 🙂

  8. Aggiungimi alla lista dei fan di Doomsday!
    Di questo ne avevo letto bene in giro… ero tutto entusiasta di vederlo 😦

    1. Potremmo fondare un doomsday fan club, tutti con la benda e l’ occhio bionico in onore di Rhona 🙂
      Ma guardalo Stake Land, io ne sono stata un pochino irritata (e se vede!) ma magari uno passa sopra ai buoni sentimenti e si gode lo spettacolo che non è brutto brutto brutto

  9. Eccomi in ritardo – subisco ancora le fatiche di una campagna referendaria massacrante. E ho letto che hai già visto anche Mother’s Day, che prevedo di consumare a breve.

    A me è dispiaciuto molto per sto Stake Land, perché le premesse e i pochi elementi buoni c’erano.

    Normalmente non sopporto il narratore, quindi figuriamoci Martin che scandisce le lunghe pause. Con il fratello segreto di Mickey Rourke si poteva fare di meglio. A proposito:

    @elgraeco: vero che si lamenta della ragazza, ma poi se la porta. Però lei chiude la faccenda con “Sembri un duro, invece sei tenero come un orsetto del cuore”. Stona, non c’è dubbio, ma in maniera raffazzonata hanno spiegato perché Mister si porta appresso qualsiasi scapestrato.

    I (demo)cristiani che rompono le palle sia da cristiani che da vampiri – si riciclano sempre – mi sono piaciuti.

    Più che romanzo di formazione direi una storia senza la pretesa di spiegare come sia avvenuto tutto, se si sta cercando una soluzione o cura – ah, distruggere Matheson a colpi di Bob Marley! – e faccende autoconclusive.

    Effettivamente, come già è stato detto, i problemi seri sono troppa serietà e poca cattiveria. Anzi, un po’ di “trasversalismo” anche nei buoni, eddai.

    Ci rivedremo per Mother’s Day ;>

    1. Massacrante ma soddisfacente! E che soddisfazione!!! Anche a me la setta dei fanatici religiosi che va a rompere le palle a buffo a tutti quanti ispira simpatia, che un capo cos coglione non lo vedevo dai primi anni ’80! E comunque s, sar pure tenero come un orsetto del cuore per porca miseria, il duro dal cuore di panna ha abbastanza rotto. Poi, se vuoi costruire un personaggio del genere, liberissimo, ma fallo bene, cribbio, ti chiedo solo di rendermelo credibile. Il che non avviene con un paio di battute e con lui che si carica in braccio la donzella incinta che gli dice di ricordarle il pap, perch vado a prendere lo sceneggiatore e lo appendo per le palle…E se lo merita 🙂

  10. Ah, ma concordo sulla costruzione di Mister. Ritengo Stake Land un’occasione sprecata.

  11. Dimenticavo. Ma i barbieri postapocalittici fanno solo finta di tagliare?

    1. Il ragazzo ha bisogno di un taglio di capelli. Io me lo aspettavo minimo con rasatura a zero. E invece niente.:D

  12. Io Doomsday e Centurion li ho entrambi in blu ray. Da quando ho visto quel capolavoro di The Descent, Marshall lo compro sempre a scatola chiusa, e mai una delusione. Stake Land così così, per come ne parlavamo mi aspettavo molto, invece non mi ha esaltato.

    1. Stessa cosa per me col buon Neil 🙂 Amore a prima vista e mai una delusione. Credevo fossimo in pochi, e invece potremmo mettere in piedi un bel Marshall fan club!

  13. Gianni Ursini · · Rispondi

    Cara Lucia. Non sono assolutamente d’accordo con te. Sei stata troppo ingiusta..
    Secondo me “STAKE LAND” è un film bellissimo che fa onore alla cinematografia americana. Tra l’altro ha ricevuto pure ( e meritatamente ) il PREMIO DEL PUBBLICO al Festival di Science plus Fiction svoltosi a Trieste dal 10 al 13 novembre 2011.
    Saluti da Gianni Ursini- 64 anni- detto anche ” Il Decano della Fantascienza triestina”.

    1. Ma a me fa piacere ricevere pareri discordanti, figurati!
      Ho anche rivisto il film, recentemente, e ha confermato le impressioni che ho già espresso nell’ articolo. Io continuo a credere che ci siano delle belle intuizioni che soffocano sotto un mare di politicamente corretto. Non perché io abbia nulla contro i buoni sentimenti in quanto tali, ma perché in un film del genere, sono incoerenti con il personaggio che volevano rappresentare.
      E poi, il cattivo logorroico che parla, parla, fa lo spiegone e concede all’ eroe tutto il tempo per riprendersi e farlo secco, è un trucchetto un po’ vecchio.

  14. Ragazzi quante pipe… Ma fatemi capire…ma a voi i film zombie piacciono o no??? Mi sembrate un sacco polemici su film che invece a me hanno fatto molta acquolina. Zombie land poi era il top… Ironia e post apocalisse con una virgola di manuale di sopravvivenza,,, vero anche che l hanno doppiato di merda… Zombies are a lire style not a trend… They ll never die… Ever.

    1. Sono vampiri, quelli di Stake Land

  15. A me stake land e’ piaciuto. Ma tu scrivi troppo bene, e quindi ti leggo sempre volentieri, anche quando la pensiamo diversamente. Scusate l’intrusione 😉

    1. Ma figurati, che intrusione 😉
      anzi, mi fa piacere che mi leggi e pensarla diversamente è una cosa ottima

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