Casa di Foglie

Di Mark Z. Danielewski

Ed ecco che arrivano le velleità culturali. Preparatevi al peggio, riparatevi dietro qualche muro e copritevi le orecchie, perchè le sparerò grosse e non sarà piacevole. Già, perchè è impossibile parlare di un libro del genere, senza utilizzare la parola con la emme (che non è merda, stolti, ma è comunque una brutta parola, di questi tempi), ovvero metaletteratura, che mi fa fatica solo a pensarla, figuriamoci a scriverla. E ne va anche utilizzata un’ altra, che è metacinema. Come vedete di velleità ce n’è a pacchi, per non parlare di bastimenti carichi di pretese.

Da brava ignorante, non sapevo dell’ esistenza di questo romanzo. Mi è stato regalato da una persona che stimo moltissimo e che mi ha assicurato che mi sarebbe piaciuto. Aveva ragione, come quasi sempre del resto (certo, se lasciasse perdere i vampiri sbriluccicosi sarebbe meglio, ma nessuno è perfetto). Prima di cominciare a leggerlo, sono andata a cercare notizie e ho scoperto (con la solita decina di anni di ritardo) che si tratta di un caso letterario molto particolare e di una certa importanza. Casa di Foglie è stato pubblicato per la prima volta a stralci, su internet, dove aveva raggranellato un gruppo molto fedele di lettori entusiasti. Nel marzo del 2000 esce in volume negli Stati Uniti e solo cinque anni dopo giunge finalmente qui da noi. In libreria è difficile da trovare. Sarà perchè è un bel romanzo, forse.

Danielewski è financo un bell' ometto

Di cosa parla Casa di Foglie? E qui vi volevo, sciocchi che ancora state continuando a leggere. Parla di un manoscritto ritrovato a casa di un vecchio cieco che si fa chiamare Zampanò e che è morto lasciando un lunghissimo, confuso e frammentario saggio a proposito di un film che non è mai esistito, ma che sembra tutti abbiano visto. Il povero disgraziato che scova nell’ appartamento di Zampanò questa massa informe di pagine e si mette in testa di ricostruirle e di rimetterle in ordine, è la prima voce narrante di Casa di Foglie, Jonnhy Truant, commesso in uno studio di tatuaggi, alcolizzato e drogato e innamorato non corrisposto di una spogliarellista. Il lavoro certosino sul manoscritto di Zampanò distruggerà la vita di Truant perchè, anche se il film a cui si fa riferimento non è mai esistito, esistono sicuramente le brutte cose che escono dal buio, ti inseguono e ti mordono e che sembrano prendere corpo e forma dagli scritti di Zampanò, o dalla mente di Johnny che legge Zampanò, o dalle immagini del film inesistente che non è mai stato girato ma che viene minuziosamente descritto inquadratura per inquadratura e che spaventa sul serio.

The Navidson Record

E’ il titolo del film oggetto del manoscritto di Zampanò. E indovinate di che si tratta? Di cassette in Hi 8 e pizze in 16mm ritrovate dopo una serie di viaggi allucinanti all’ interno di una casa. Sì, anni e anni prima di The Blair Witch Project (il romanzo è ambientato a metà anni ’90), eccoci al blues del filmato ritrovato, che forse all’ epoca riusciva ancora a seminare il dubbio circa l’ autenticità di quanto si stava narrando.

“The Navidson Record rappresenta oggi una parte importante dell’ esperienza culturale di questo paese e nonostante lo abbiano visto centinaia di migliaia di persone, continua a rimanere un mistero. Alcuni insistono sulla sua veridicità, altri credono che si tratti di uno scherzo, proprio come quella trovata radiofonica che fu La Guerra dei Mondi di Orson Welles

Così scrive Zampanò nella sua introduzione. Nel corso del libro, Truant andrà in giro a interrogare esperti del settore, cinematografari di tutti i tipi, passerà le giornate tra biblioteche e cineteche, eppure non sarà in grado di trovare una sola notizia che riguardi questo strano oggetto filmico di cui parla Zampanò. Nessuno ha mai neanche sentito parlare di The Navidson Record.

Will Navidson (personaggio ispirato a Kevin Carter) si trasferisce con la moglie, l’ ex modella Karen, e due figli in una casa in Virginia, nell’ aprile del 1990. Navidson è un fotografo di fama mondiale, ma la sua carriera sta rischiando di compromettere il suo rapporto con Karen e con i bambini. Il trasloco in campagna dovrebbe mettere a posto le cose e dare modo a Navidson di dedicarsi in maniera totale alla famiglia. Solo che nella casa di Ash Tree Lane c’è qualcosa che non va. Le intenzioni di Navidson, inizialmente, sono quelle di documentare con una serie di filmati la nuova sistemazione della sua famiglia, l’ affetto ritrovato, la ricomposizione di una relazione in crisi. Piazza un po’ di telecamere nelle varie stanze con l’ intento di riprendere il modo in cui un luogo comincia a essere abitato e vissuto. Peccato che dopo qualche giorno, Navidson e suoi si accorgono che, dal nulla, è spuntato un nuovo corridoio, a cui si accede tramite una porta che prima non c’era. Il corridoio è visibile solo all’ interno della casa. Se si esce in giardino, è impossibile percepire il nuovo spazio venutosi a creare. Di fatto, l’ abitazione risulta più grande dentro che fuori.

Col tempo il corridoio si allarga, trasformandosi in un labirinto sterminato e buio, fatto di stanze enormi e ulteriori, lunghissimi corridoi, dalle pareti e dai soffitti color cenere, la cui disposizione cambia continuamente e in cui si perde con grande facilità. Quello che risalta è l’ assoluta monotonia del tutto. A parte le dimensioni, ci si trova in un deserto nero e freddo sempre uguale a se stesso. Stanze e porte che conducono in altre stanze e davanti ad altre porte, infinite (o brevissime) scale a chiocciola la cui discesa può durare da cinque minuti a settimane intere. E un ruggito che scuote questi muri altrimenti sempre silenziosi, che può derivare dall’ assestamento delle pareti o anche da un qualcosa che per quei corridoi infiniti si aggira. E aspetta.

La principale linea narrativa di Casa di Foglie è costituita dai tentativi di Navidson e di una squadra di esploratori da lui convocata, di venire a capo del labirinto. Zampanò riempie il suo manoscritto di note a piè di pagina, che indicano volumi scritti su The Navidson Record che ne danno una serie di interpretazioni. Il problema è che il povero Johnny Truant dovrà rendersi conto a sue spese di come nessuno degli scritti citati da Zampanò esista e di come nessuno dei reali autori interpellati abbia la più pallida idea di che diavolo sia quel documentario.

Danielewski non ci fornisce nessuna spiegazione sulla reale natura della casa. Al secondo livello del racconto, non ci dice nulla su Zampanò e su come gli sia venuto in mente di inventarsi una storia del genere. Al terzo livello del racconto, ci mostra come un qualcosa di assolutamente falso e privo di spiegazioni razionali abbia il potere devastante di influire sulla vita di una persona comune. Esiste anche un quarto livello, in cui il manoscritto di Zampanò redatto da Johnny comincia a circolare on line e diventa un pilastro della cultura postmoderna degli Stati Uniti. Ma a Johnny ormai tutto questo non interessa più. E’ diventato un senzatetto che vaga per il paese scroccando cibo e birra e neanche si preoccupa di dire ai fan del libro che l’ autore è lui.

Il potere della parola scritta è oscuro, è terribile, è rivelatore. E’ in grado di plasmare e trasformare la vita reale attraverso la pura invenzione. Le immagini del film possono anche non essere mai state girate, la cosa importante è che qualcuno prenda una penna e le racconti. A quel punto irrompono nel vissuto con violenza prorompente e lo modificano a loro piacimento, si fanno fenomeno e passeggiano per il mondo. Autonome. Senza bisogno dell’ identità di un autore a sorreggerle.

A questo punto, se fossi una persona seria, dovrei parlare dell’ impostazione grafica di Casa di Foglie, con quelle pagine che sei obbligato a mettere al contrario, a rigirarti tra le mani, a leggere in diagonale; con le lettere che occupano lo spazio bianco in disposizioni sempre diverse. Fittissime, a volte, disperse in un vuoto e isolate altre. Ci sarebbe anche da dire come Danielewski riesca a raccontare una storia gotica in maniera del tutto antigotica. La casa non ha le solite connotazioni tipiche del genere infestazioni. Non si può dire neanche che sia infestata. E’ sicuramente posseduta, come è posseduto Zampanò, come è posseduto lo stesso Navidson e come sarà posseduto Johnny. Ma non ha le finestre che sembrano occhi, non c’è nessun sferragliare di catene e nessuna voce dall’ oltretomba. La casa di Ash Tree Lane è quanto di più alieno e distante dall’ antropomorfismo sia mai stato concepito. E’ assenza. Vuoto. Tenebra che divora tenebra.

Ma io non sono una persona seria (e sono stata anche abbastanza delicata da usare pochissimo la parola con la emme) e quindi lascio che scopriate tutto questo da soli. Magari vi potrà sembrare davvero un libercolo troppo ambizioso e privo di senso compiuto. Anzi, forse non sembra, lo è e basta. Ma ha anche l’ immenso potere di assurgere a esperienza letteraria completa e totalizzante. Soprattutto, mette una paura del diavolo. Non rassicura, non consola, non lascia scampo. Come dice Stephen King in una finta intervista su The Navidson Record, mette una fifa blu.

16 commenti

  1. LordDunsany · · Rispondi

    Complimenti per il bel commento, proprio ben fatto e gradevole! 😀 Non ho letto il volume in oggetto, ma per quanto mi riguarda questo libro ha un difetto enorme che ne invalida la bontà: è contemporaneo.. Quindi, nella mia scala “letteraria” si becca, a prescindere, una bella m.. 🙂 La mia si però, è quella che non profuma di buono! 😉 (anche tu però che ti fai consigliare i libri da gente che legge di vampiri innamorati, suvvia!!!)

    1. Eh, ma in realt i vampiri che fanno glit sono l’ unico scheletro nell’ armadio di un’ ottima (eccellente) lettrice che non mi ha mai consigliato nulla di brutto. Questo libro non solo contemporaneo per datazione (anche se ormai ha quasi 20 anni), del tutto imbevuto di contemporaneit, quindi non credo lo apprezzeresti pi di tanto. Anzi, finirebbe defenestrato nel giro di cinque minuti! 😀

  2. LordDunsany · · Rispondi

    Attendo qualche classico horrorifico allora (magari se farai la brava qualcosa mi permetterò di consigliartelo io) 🙂 Beh, tu la conosci e mi fido del tuo giudizio sull’amica, però c’è da dire che se si ha un minimo di background horrorifico ai vampiri innamorati non ci si arriva mai, come non si arriva agli harmony et similia.. 😉

    1. Attendo consigli! Guarda, non proprio horrorifico il background della mia amica. E’ una lettrice onnivora e in quanto tale si avvicinata anche alla famigerata saga. Anzi, ti dir, il primo volume per mia immensa sfortuna l’ ho letto anche io. Ma se non l’ avessi letto, adesso non conoscerei gli abissi del brutto in cui la letteratura pu precipitare, quindi s, importante anche conoscere il “nemico”

  3. attenzione, attenzione: in biblioteca hanno anche questo.
    Quasi quasi…

    1. Ma s! Tanto ormai sei lanciata sulle case stregate, no? 😀

      1. e questa notte mi ha fatto pure venire gli incubi! Quella cacchio di sorella che entra a rubare l’argenteria… me la sono ritrovata in casa pure io!

        1. Eh, anche io quando ho letto per la prima volta il romanzo della Jackson non ci dormivo. Ha cambiato del tutto la mia concezione della paura e della scrittura “de paura” in generale.

      2. Ma della Jackson cos’altro mi consigli?

  4. Interessante. Bella e intensa recensione, poi. La descrizione che fai della “casa” come “assenza” e “vuoto” antigotico è molto suggestiva. Non conoscevo questo Autore e ti ringrazio di avermelo segnalato.:)

    1. Grazie a te! E’ sicuramente un esperimento che spesso riesce solo in parte, ma vale la pena di provarlo. Purtroppo quasi introvabile, biblioteche a parte. Pare ne stia per uscire un’ edizione economica.

  5. Ce l’ho sullo scaffale da un pezzo, appeno finisco il Mieville che sto leggendo allora mi sa che lo comincio, ché me l’hai fatto tornare in mente. 🙂

    1. Aspetto con ansia un responso allora! 😀
      Grazie della visitina.

  6. Ovviamente dopo a vervi sentito parlare per serate intere di questo libro, presto lo leggerò.
    Per quanto riguarda i gusti sui glitter….tutti noi abbiamo scheletri nell’armadio….e credo che la cultura sia anche leggere ciò che non ci appartiene del tutto per allargare i nostri orizzonti….poi certo tuailait non è un orizzonte…ma è conoscenza di ciò che fa “best seller” oggi e, in quanto appassionati lettori, dovremmo sapere che non si giudica un libro da una copertina, no? 😉

    1. E infatti, si deve conoscere i propri nemici e anche conoscerli bene. Poi certo, si corre il rischio di sprecare tempo prezioso a leggere brutti libri, tempo che potrebbe essere impiegato meglio in altre letture più interessanti. Epperò vuoi mettere il piacere di smerdare tuailait con cognizione di causa? 😉

  7. Bhè ma visto il soggetto in questione…e visti i libri che poi consiglia direi che il tempo per recuperare con buone letture lo trova alla grande 😉

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