Day of the Woman (1978) vs I Spit on your Grave (2010)

CUGINI DEFICIENTI – QUARTA PUNTATA

Accadono strane cose quando si guarda per l’ ennesima volta un vecchio film, a distanza di anni dall’ ultima visione. Lo si comincia a vedere convinti di sapere già quello che si dovrà scrivere: ok, il remake è un cesso, ma l’ idea di dare di un film irrimediabilmente datato una nuova versione aggiornata non è poi da buttare. Ci sono film che hanno bisogno di un remake.

Poi ci si mette davanti allo schermo e quando cominciano a scorrere i titoli di coda di Day of the Woman (sì, lo so che si chiama anche lui I spit on your grave, ma ho sempre preferito il titolo alternativo), ci si rende conto che

a) non è un film datato, o almeno datato non è la parola più adatta per descriverlo. Preferisco definirlo come un prodotto profondamente radicato nella sua epoca, un po’ come, fatte le debite proporzioni, Easy Rider.

b) per le ragioni di cui sopra, non aveva alcun bisogno di un remake. O non di un remake fotocopia. L’ unica strada possibile sarebbe stata quella di prendere dei leggeri spunti dal film d Meir Zarchi e creare un qualcosa di molto diverso, a sua volta radicato nei tempi attuali.

E invece l’ unica evoluzione registrabile nel film del 2010 rispetto a quello del 1978 è la sua completa aderenza alle regole e ai codici stilistici del torture porn: nel ’78 Jennifer Hills era una donna che compiva la sua vendetta in maniera impulsiva e  casuale; non vi era una grossa premeditazione, quanto piuttosto un agire con  rabbia e furia devastatrici dalla portata quasi sovversiva; nel 2010 Steven R. Monroe in regia e Suart Morse alla sceneggiatura, la trasformano in una specie di versione campestre dell’ enigmista. Al posto delle stanze fetide dove Jigsaw rinchiude le sue vittime, qui abbiamo bucolici scenari naturali. Ma la sostanza non cambia. E’ però singolare che si sia deciso di premere l’ acceleratore pornografico nella parte revenge, mentre quella rape, rispetto all’ originale, lasci piuttosto indifferenti.

Chiariamoci subito: le scene di stupro sono una delle cose che mi riesce più difficile sostenere in un film. Mi danno fastidio persino quelle in cui si utilizza il fuori campo. Spesso mi basta intravedere qualcosa per star male un paio di giorni. Quindi non mi sto lamentando perchè in I spit on your grave 2010 non si riesce a eguagliare lo spettacolo atroce dell’ originale. Il problema è che uno dei film funziona e atterrisce a distanza di 33 anni dalla sua uscita; l’ altro ce lo siamo già tutti dimenticato.

Guardare oggi Non violentate Jennifer (così rendiamo onore anche al titolo italiano) è un’ esperienza particolare: il tempo ha mitigato tutte le polemiche che hanno pesato su una fruizione priva di sovrastruttre del film. Adesso, ci si accorge di quanto fosse sterile andare a ricercare dei significati misogini o, al contrario, femministi in un prodotto che aveva il solo intento di mettere a disagio lo spettatore, sottoponendolo a una delle sequenze più insostenibili mai apparse sullo schermo. Lo stupro della protagonista (molto più che la sua successiva vendetta), lungo, insistito, privo di colonna sonora (armonica a parte), induce una sofferenza e un senso di repulsione che ancora oggi rimangono immutati. In questo senso, Day of the Woman non è superato o vecchio. Non ha perso un grammo della sua natura di film shock e l’ oscena potenza di quelle immagini continua  ad avere l’ effetto di un treno che ti passa sopra a duecento all’ ora. E tuttavia, è un film che appartiene a un periodo storico ben preciso, e a un sottogenere ben preciso che a sua volta non può essere decontestualizzato. Rape and Revenge: uno schema semplicissimo, riproducibile quasi all’ infinito. Una donna viene stuprata (a volte anche uccisa) e, successivamente, lei stessa o i suoi genitori o parenti applicano una terribile vendetta nei confronti di chi ha commesso il crimine. In principio fu Bergman, ovviamente con diversi intenti, poi arrivò Craven e la struttura a grado zero del rape and revenge venne replicata in una miriade di film. Inutile sarebbe in questa sede affrontare il tema da un punto di vista sociale o politico, o andare a ripercorrere tutte le accuse di criptofascismo che questi racconti di giustizia sommaria fai da te si sono attirati nel corso degli anni. Sì, c’ erano sottotesti politici e sì, spesso si scivolava quasi inconsapevolmente in un delirio reazionario che neanche borghezio (sempre voluta la minuscola), ma non credo fosse questo l’ aspetto principale di un sottogenere che ha la sua ragion d’ essere nello sbattere in faccia senza nessun pudore o freno inibitorio  la violenza nella sua forma più allucinante.

no, non è un jappo fantasma. è Jennifer

Il moderno torture porn è cosa ben diversa: mentre l’ esposizione di violenza e dolore  (campi lunghi, pochi stacchi di montaggio, niente musica, stile documentaristico) del cinema shock degli anni ’70 era asciutta e rigorosa, oggi lo stile predominante è barocco, rapidissimo, si avvale di strumenti complicati e macchinari di tortura fantasiosi. Ma soprattutto, cambia del tutto la prospettiva attraverso cui le efferatezze vengono mostrate. Dall’ identificazione con la vittima, si passa a quella col carnefice. Ed ecco che possiamo parlare di I spit on your grave versione 2010 come di un torture porn in cui ci si riesce a immedesimare in Jennifer solo quando si spoglia dei panni della vittima indifesa e si trasforma in una superdonna che colpisce i suoi stupratori con un rigidissimo e arzigogolato sistema di contrappasso. Quello che le chiedeva di mostrare i denti come un cavallo, si ritrova con una tenaglia che gli strappa gli incisivi uno ad uno; quello che riprendeva lo stupro con una telecamera è obbligato a “guardare” mentre dei corvi gli mangiano gli occhi. E così via. Jennifer elabora trappole che ci vorrebbe una specie di ingegnere nucleare per costruire. Lo fa non si sa come e quando, dato che per tre quarti di film ci allontaniamo da lei (e dalla sua ripresa dopo il trauma subito) per seguire le vicende dei criminali che di lei hanno abusato; sfodera una forza impressionante con cui tramortisce, immobilizza e poi tortura e anche quella, non abbiamo idea da dove l’ abbia tirata fuori. Abbandonato ogni realismo, la cosa che resta è il semplice meccanismo di infliggere dolore nel modo più complesso possibile. Jennifer non è più una donna, non è più neanche un essere umano. E’ una macchina di morte. La vendetta si svuota del furore e diventa intrattenimento.

Ecco. Day of the woman 1978 non era intrattenimento. Era dolore su pellicola. Nel 2010 questo dolore si tramuta in un gioco al vediamo come ammazza il prossimo. Non c’è altro. Se cade la possibilità di trovare un’ identificazione con la vittima, non c’è la necessità di rendere insopportabile la scena di stupro. Non può esserlo, perchè forse il nuovo cinema perturbante americano ha smarrito del tutto quell’ umanità che gli permetteva di far sentire ogni ferita, ogni colpo, ogni grido come se venissero inferti direttamente allo spettatore. Ora allo spettatore si chiede di sedersi tranquillo e godersi la mattanza, perchè è lui a infliggere e ad accanirsi.

Il rape and revenge è  quindi un genere morto e sepolto e I Spit on Your Grave ne decreta la fine e l’ impossibilità di esistere ancora.

Tante cose ci sarebbero da aggiungere su come questo remake non funzioni da nessun punto di vista, su come la regia videoclippara tolga qualsiasi incisività al calvario di Jennifer e di conseguenza alla sua vendetta, o su quanto fosse intensa la famosissima scena della castrazione nella vasca da bagno, girata tutta dal punto di vista di Jennifer (quelle urla dietro la porta del bagno, il primo piano di lei seduta in poltrona che lo ascolta morire), rispetto alla sua versione 2.0 (le cesoie da giardino. o santa saracca, le cesoie da giardino!). Ma credo sia inutile. Non mi va di infierire e il post sta diventando anche piuttosto lungo. Però questa volta vi chiedo espressamente di commentare, perchè magari ho scritto una marea di stronzate e sovrainterpretazioni che non c’entrano una ceppa. E mi sono sbrodolata addosso e ho bisogno anche di un bravo analista. Lo notate anche voi questo spostamento di prospettiva dalla vittima al carnefice? E credete anche voi che sia uno dei principali motivi per cui il cinema horror americano sta lentamente sprofondando? Ditemi che non sono pazza, vi prego.

20 commenti

  1. Proverò a essere schematico per non scrivere poemi – le cose son tante.

    1) Lo spostamento di prospettiva c’è, ma non lo ritengo un male. Nel senso dipende da come uno lo usi, come ogni meccanismo d’altra parte. Forse lo usano male gli americani, e allora dovrebbero – potrebbero? – farne a meno. Ultimamente se vedo Produzione: USA tendo a pensarci molto prima di vedere un horror. Via libera Canada, Europa, Australia.

    2) Sto notando invece uno svuotamento di contenuti, a favore del “gioco” di cui si è parlato. Questo remake promette una carneficina, dato che i cattivoni stupratori sono tanti e quindi dovremmo vederli morire uno alla volta. Tolta quella – con leggi del contrappasso e momenti “proud to be” – non resta altro che la fedeltà al rape and revenge, privo di tutto il resto. E non parlo di contenuti come femminismo, satira politica ecc… Anche solo la paura o il dolore, o qualsiasi sensazione che vada oltre il giochino del totomorto.

    Per dire, anche il primo SAW andava oltre la sequela di marchingegni complessi per uccidere – neanche c’erano. Per quanto non profondissimo come film, restava qualcosa: che farei in quella situazione? Non vorrei mai trovarmici. Homo homini lupus e altro.

    3) Vorrei portare un ulteriore esempio a sostegno di questo svuotamento. Non ho ancora spulciato a fondo il blog, quindi non so se hai visto Martyrs di Pascal Laugier. Lo ritengo uno dei migliori horror che abbia mai visto.
    Poco tempo fa uscì la notizia di un remake americano. Il remaker disse: vorrei farlo meno “disperato”. Ecco, come dire copio la trama, chissenefrega di trasmettere le stesse sensazioni. Questo denota non solo una mancanza di idee per l’intreccio, ma proprio di concetti umani, sentimenti – che uno pensa all’ammmore, ma anche il sadismo è un sentimento.

    Sta gente è vuota.

  2. Non l’ ho recensito, non credo di avere gli strumenti culturali per farlo, ma ritengo Martyrs il miglior film (non miglior horror) del decennio passato. Sono abbastanza estrema quando si parla del capolavoro di Laugier e l’ idea di un remake mi fa tremar le vene e i polsi. Proprio in Martyrs, nonostante la violenza estrema ed esasperata, ho visto una totale, completa e assoluta identificazione con le vittime (anzi, con la vittima e la martire) e una rappresentazione del dolore diversa dal torture porn (genere in cui continuano a ficcarlo dentro senza sapere di cosa parlano).
    Lo spostamento di prospettiva non è un male a prescindere. Bisogna saperlo fare, è ovvio. E non lo sanno fare, perchè, come tu giustamente dici, tutto si risolve in un giochetto.
    E sì, hai ragione. Sono il nulla sotto vuoto spinto 😀

  3. Non ho mai visto questo film. Me lo sto procurando, visto che mi hai messo nella condizione di poterlo guardare senza scappare indignata per l’indugiare sullo stupro.
    Torno qui appena ho il coraggio di affrontare la visione… Però eviterò il remake, che mi pare di capire troppo compiaciuto e privo del senso originario.
    non ho letto tutta la recensione, attendo di avere visto la pellicola per non spoilerarmi ogni aspetto…

    1. La sequenza dello stupro però – ti riavverto- è micidiale. Dura mezz’ora circa e non ti risparmia nulla. Per questo motivo non avevo più rivisto il film dopo la prima volta, eoni ed eoni fa (pensa che è mio coetaneo, guarda te!). E gli effetti di quella scena sono stati identici: senso di nausea, orrore, anche indignazione. Fa male male male.

  4. Mi viene da pensare a quella ciofecata di Irreversible, l’hai visto? Anche lì c’è una sequenza dello stupro ma il film in sé non possiede nulla: non fascino, non critica sociale. All’epoca mi era piaciuto – ma all’epoca qualsiasi cosa che avesse la violenza faceva per me -, oggi non credo riuscirei ad arrivare alla fine. La violenza ingiustificata e sensazionalista mi infastidisce… magari tra qualche anno sarò diversa, questa è probabilmente una fase. Quindi sì, probabilmente soffrirò nel vedere la sequenza e in generale il film, ma sembra troppo interessante e particolare per risparmiarmi la visione…

    1. Ho visto solo ora il tasto “Replica”. Come vedi anche il mio rincoglionimento non è male!

    2. A me Irreversible ha fatto l’ effetto contrario. La prima volta mi ha fatto schifo, a una seconda visione l’ ho apprezzato (un pochino) di pi. Devi comunque considerare che la natura di Day of the Woman strettamente exploitativa e con ogni probabilit non lo apprezzerai per niente. Per me un film dal grandissimo fascino. Da ragazzina ci vedevo quasi una parabola femminista. Poi sono cresciuta…

  5. belushi · · Rispondi

    Ammazza che film che hai tirato in ballo. Fai bene a chiamarlo “Day of The Woman” perchè é il titolo originale del ’78, poi rinominato per la riedizione del 1981, che ebbe un notevole successo. Strano film questo di Zarchi.Verrebbe voglia di dire che gli è uscito un pò per caso, ma non famo i maligni. Quello che mi ha sempre colpito in questa pellicola, é la posizione delle cineprese. Sempre piazzate in modo tale da far immedesimare lo spettatore in qualche guardone capitato per caso in quel bosco. Ma anche la scena della barca a motore, quando i due rapiscono Jennifer. Ti pare di essere lì fermo sulla spiaggia a guardare quei due bastardi che se la portano via,così come se niente fosse. Questa sensazione sporca di sentirsi quasi complici dei violentatori, viene annichilita totalmente nel remake. Appunto. Che diventa un prodotto industriale che non si discosta dalla media del de/genere. In piu’ i personaggi maschili sono dei veri propri bad guys. Voglio dire che tutta l’ambiguità del prototipo( vedi la scena nella tavola calda) se ne va a remengo. Minchia, già quando si vede Andrew Howard( che comunque é un ottimo attore) si capisce come andrà a finire tutta la carnevalata.Con questo non voglio dire che il film sia inguardabile.Anzi, mi sembra girato bene e alcune cose(Howard che si becca la fucilata nel retto) sono piuttosto esploitative. Ma hai già detto tutto tu. Il prototipo non se batte. E poi, Camille Keaton. Camille Keaton é di una bellezza abbacinante.Il vero orrore é vederla sporca di sangue e fango che si trascina nel bosco.Ma é proprio questo il fascino maligno di “Non Violentate Jennifer”. Mazza quanto ho scritto. Bravissima, grande post! Un grande saluto,come al solito!Ciao Lucia!

    1. Verissimo. Tutti quei meravigliosi campi lunghi che usa Zarchi ti fanno sentire come uno spettatore impotente e morbosamente attratto da quello che sta succedendo. Per io ci ho visto anche un grande empatia per Jennifer. Certo che l’ attrice aiuta parecchio. La adori da quando sale in macchina all’ inizio del film e non smetti un secondo di sperare che non le accada niente di male. Mentre della Jennifer 2010 poco te ne cale. In effetti I spit on your grave forse (preso come pellicola indipendente e quindi senza mettersi a fare paragoni con l’ originale) un po’ meno peggio di tanti suoi colleghi, ma io forse l’ ho odiato anche di pi proprio perch seppellisce un genere che a me ha sempre affascinato. Grazie! 🙂

  6. E io non ho visto né l’uno né l’altro…
    Vergogna, eh?
    Ma rimedierò, vai tranquilla.
    A proposito, bell’articolo e bel posticino, questo blog, ma te l’avevo già detto.

    😉

    1. Ma no, quale vergogna! Però, dato che ti stai dedicando ai ’70, nel senso che vedo molti articoli sul tuo blog dedicati ai film di quel periodo, questo potrebbe essere messo in lista per una futura recensione 😀
      Grazie per il bel posticino. In effetti è confortevole.

  7. Wow che trip questa recensione! Si vede che l’hai scritta con grande passione e quindi grazie di avermi dato questa bella sensazione.
    Il film del 78 è davvero bello e profondo ma credo che fosse macchiato di quel maschilismo di cui oggi si cerca di fare volentieri a meno. Il tipicissimo maschilismo degli anni ’70: oh, povera ragazza… ma cosa le hanno fatto quei rudi maschioni?

    Il grosso punto a favore della nuova pellicola (che a me è piaciuta molto più dell’originale) è che cambia prospettiva mettendo nelle mani di Jennifer il potere di massacrare in maniera premeditata (quindi donna con cervello…) i suoi violentatori.

    E’ un punto di vista molto importante e dalla parte del maschietto fa roteare quei due\tre neuroni che ancora svolazzano nella calotta cranica.

    Per quanto riguarda il torture, io sono abbastanza appassionato del genere e nel remake credo che sia stato utilizzato con un certo savoire faire che ultimamente ho visto troppo di rado. Credo che la spettacolarizzazione delle angherie inflitte da J sia molto “liberatorio” rispetto al film del 78 che lascia molto straniati.

    Eddy pensiero… 😉

    1. No, in realtà è un pensiero interessante il tuo. Non avevo mai visto Day of the woman come un film maschilista, mentre invece vedo che un maschietto me lo etichetta come tale, mentre mi salva il remake proprio da un punto di vista maschile.
      E’ davvero un intervento prezioso e ci devo riflettere un pochino sopra. Quello che mi ha sempre stupito del primo film è che Jennifer si vendica in maniera spietata, ma senza rinunciare alla sua natura femminile, mentre nel remake si spersonalizza del tutto, assume delle connotazioni asessuate e solo in quel modo trova la vendetta. Non so quale delle due prospettive sia più maschilista, o se davvero vale la pena di usare questo termine. Però, seriamente, mi hai fatto mettere in discussione un po’ di cose…

      1. Felice di aver dato la mia modestissima opinione!
        E sarei molto più felice di avere la tua perché il discorso della “spersonalizzazione” è molto interessante.

  8. @Eddy
    Dunque, a me pare che nel primo film Jnnifer resti, per tutto il tempo, sia quando subisce violenza che quando si vendica, molto, ma molto donna. Basta pensare che per vendicarsi seduce i suoi aguzzini. Questa scelta può sembrare forzata. Ma io l’ ho sempre vista come un voler sottolineare la natura bestiale degli stupratori, che non sono “cattivi” nel senso comune del termine, ma animaleschi. Jennifer, attraverso la sua femminilità si vendica.
    Nel remake, invece, mentre Jennifer è molto femminile per tutta la prima parte del film, perde del tutto qualsiasi connotazione sessuale quando comincia ad attuare la sua vendetta. Solo lo sforzo fisico richiesto per compiere alcuni gesti è di tipo mascolino, come se Jennifer avesse dovuto abdicare alla sua femminilità per riuscire a vendicarsi.
    Oltre a perdere le caratteristiche femminili, perde anche quelle umane, perchè diventa una specie di macchina da torture.
    Non so se è un’ interpretazione appiccicata con lo sputo, nel caso, la colpa è tutta del tuo commento 😀 😀 😀

  9. Sei grande…
    Certo il tuo ragionamento non fa una piega e mi piace anche parecchio. L’unica cosa che volevo sottolineare è che comunque nel primo film la donna è “donna” e non deve usare le armi stereotipicamente maschili per vendicarsi altrimenti chi glielo racconta agli ‘mmmericani?
    Nel remake, invece, Jennifer smonta lo stereotipo e diventa la regista di una macchinazione perfetta. nella seconda parte del film è evidente che viene sottolineata la sudditanza dell’uomo rispetto alla donna e sembra che J voglia abbassarsi al livello animalesco dei pezzi di merda che le hanno fatto del male per fargli capire che sarebbero morti nello stesso modo in cui loro hanno ucciso la “Donna” che c’era in lei.
    Madonna che razza di giro che ho fatto… spero di essermi spiegato…

    Tu spara queste bellissime recensioni e poi lamentati se accendi questi fuochi!! XDXD

    1. ma io erano esattamente questi fuochi che volevo accendere 😀 In effett per hai ragione: come se lo stupro uccidesse la femminilit di Jennifer. Da qui la vendetta orchestrata con armi maschili. E tuttavia tendo a contestare tutto questo. Non basta, per quanto devastante e atroce, un’ esperienza del genere per azzerare la femminilit di una donna. Sarebbe osceno tanto e forse pi della violenza in s.Ma pure io sto partendo allegramente per la tangente. Il che ci porta a due tesi: a) siamo una gabbia di matti b) i film cosiddetti “di genere” dicono spesso, magari involontariamente, molte pi cose rispetto ai loro pi blasonati colleghi. Quale delle due ipotesi sia vera, una sentenza che rimando ai posteri. Anche perch io ho sonno e sono pure depressa! Un bacio Eddy, continua a commentare, mi raccomando!

  10. Un bacio a te e buonanotte!

  11. Non ho visto l’originale del ’78, ma ieri ho visto la versione 2010. Bel pugno nello stomaco, non c’è che dire. Non ricordo di aver visto un rape’n’revenge così “forte”.
    La sequenza dello stupro è quasi insostenibile, insomma è il classico film da “vietato ai minori di 18 anni” (aahh..bei tempi)
    Certo la seconda parte ricalca molto più un “chase’n’revenge” e viene davvero da chiederti dove Jennifer abbia ritrovato forze e lucidità per compiere la sua folle vendetta.
    Un contrappasso sensazionale…la morte finale riservata a colui che si dichiarava durante lo stupro un “ass-man” è strepitosa (anche per il “2 in 1” e non spoilero ulteriormente)..

    1. Sì, la morte dell’ ass-man è piaciuta anche a me, perché la piccola giustiziera della notte che nascondo dentro ha esultato e applaudito.
      Solo che, come hai potuto leggere, con questo film ho qualche difficoltà. Sarà che mi è rimasta impressa la scena del film del ’78, ma è stato proprio lo stupro a lasciarmi freddina.

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