The Tunnel

Regia – Carlo Ledesma (2011)

Questo mockumentary australiano ha una storia abbastanza particolare alle spalle, che vale la pena di raccontare, perchè costituisce una novità coraggiosa per quanto riguarda i meccanismi realizzativi e soprattutto distributivi di un’ opera. Se andate sul sito ufficiale del film vi raccontano tutto i membri del 135k project, ma dato che so che siete pigri e non vi va di fare un cazzo e anzi, suppongo che adesso stiate dormendo tutti beati, mentre io mi sono svegliata alle sette perchè sono perseguitata dagli incubi, impiego un po’ del mio inutile tempo per parlarvi di questo simpatico e, da un certo punto di vista, quasi rivoluzionario progetto.

Un bel giorno, i due produttori e montatori australiani, Julian Harvey ed Enzo Tedeschi hanno fatto la pensata di finanziare le riprese di un film mettendo in vendita su internet i suoi fotogrammi, al prezzo di un dollaro cadauno. In questo modo, sono riusciti a raccogliere circa 36.000 dollari e si sono lanciati nell’ impresa di realizzare un falso documentario ambientato nei sotterranei della metro di Sydney. Non paghi di ciò, una volta terminato il film, hanno deciso di rilasciarlo gratuitamente tramite torrent, mettendo in vendita anche il dvd a parte. Se vi interessa, potete scaricare il torrent qui e magari comprare un fotogramma o fare una donazione a questi due temerari. Che sicuramente si meritano i nostri soldini molto più di tante sale italiane.

Fatta la giusta e doverosa celebrazione di Harvey e Tedeschi, The Tunnel, com’ è? Se vi piacciono i mockumentary con telecamerina a spalla, riprese notturne, fughe in soggettiva e jump scares come se piovesse, di certo non vi deluderà. La storia prende il via a Sydney, nel 2007, quando il governo, per far fronte a un’ emergenza siccità, decide di riciclare l’ acqua di un grande lago sotterraneo, situato in una serie di tunnel proprio al centro della città, Lake st James. Purtroppo, le gallerie non sono disabitate, ma vengono utilizzate dai senzatetto per dormire. Il governo australiano allora predispone per lo sgombero. Si fa un gran parlare di questi tunnel sotterranei che risolveranno il problema dell’ acqua a Sydney per circa un anno e poi, all’ improvviso, tutto tace. Il progetto di riciclaggio naufraga nel nulla, senza che nessuno dia una spiegazione e il ministro dell’ ambiente si rifiuta di rilasciare qualsiasi dichiarazione in proposito. Una giornalista televisiva, Natasha (Bel Delià) intravede in questa reticenza delle autorità lo scoop della sua vita e decide di andare, senza permessi e con una piccola troupe, a indagare di persona nel reticolo di tunnel sotto Sydney. Ovviamente scoprirà qualcosa di molto, molto brutto e cattivo.

La prima cosa che distingue (un pochino, non troppo) The Tunnel dai suoi più recenti colleghi è che non viene utilizzato l’ espediente di un filmato ritrovato e proposto al pubblico così com’è. Il materiale delle due telecamere che la troupe aveva con sé sono stati montati da un regista, che ha anche intervistato i sopravvissuti. Insieme alle interviste a posteriori e alle riprese originali della notte nel tunnel, abbiamo anche delle immagini che provengono dalle telecamere di sicurezza della metro e da quelle della redazione dove lavorano i protagonisti. Ci troviamo in un territorio che è a metà strada tra Rec e il caro, vecchio The Blair Witch Project: le riprese notturne, alcuni momenti piuttosto concitati e scuri nella parte finale ricordano Rec, mentre la struttura di base è simile al film di Sanchèz del ’99. Eppure, nonostante la sua natura di epigono, The Tunnel funziona molto bene.

Sia Ledesma in regia che Harvey e Tedeschi alla sceneggiatura  riescono a inserire, in un modello prestabilito e già visto, dei piccoli tocchi di intelligenza e stile che rendono il film gradevole e mai noioso. Il progetto di riciclaggio dell’ acqua è vero, come anche tutte le location in cui si svolge il film e lo script mischia gli eventi reali a quelli immaginari in maniera fluida, dando una fortissima impronta veritiera alla vicenda. Non c’è un solo momento in The Tunnel che non sia credibile e l’ immedesimazione nei personaggi viene naturale e spontanea. Ci sentiamo davvero in pena per loro, speriamo che possano tornare indietro sani e salvi, perchè si comportano come chiunque farebbe in una situazione del genere. Anche la scelta di non fornire quasi nessuna spiegazione finale, di non volerci a tutti i costi dire cosa si cela nelle gallerie, si rivela vincente (oltre ad aprire la strada a un eventuale seguito) e aumenta la sensazione di paura che accompagna tutta la visione del film.

Non sono un’ amante del genere. La telecamerina traballante mi fa venire la nausea e non capisco come possa venire in mente a qualcuno di continuare a riprendere quando va tutto in vacca e si rischia la vita. Tuttavia, l’ assoluta oscurità dei tunnel giustifica l’ uso continuo delle due telecamere: la prima perchè emette un fascio di luce che sarà poi fondamentale per le possibilità di sopravvivenza dei nostri eroi; la seconda perchè, grazie al sistema di ripresa notturna, sostituirà gli occhi dei protagonisti nelle tenebre sempre più fitte, un po’ come succedeva in The Descent, film con cui questo The Tunnel contrae più di un debito. Inoltre, la presenza di un cameramen professionista (esattamente come accadeva anche in Rec) è un pretesto anche per fornire qualche bella inquadratura studiata, che contribuisce a dare un’ impronta più cinematografica al tutto, oltre a sottolineare la presenza di un bravo regista esordiente che speriamo farà strada.

Una cosa che ho particolarmente gradito è stato l’ anticlimax finale. Mentre quasi tutti i prodotti della stessa progenie terminano tra urla, strepiti, terrore e botte di dolby atte a far rovesciare i pop corn, The Tunnel si conclude in maniera placida e sottotono, cosa che fa acquistare ulteriori punti credibilità alla storia narrata. Per essere un film girato con un pacchetto di noccioline e due stecche di sigarette come budget, The Tunnel ha un suo valore a prescindere dall’ idea distributiva che lo accompagna. E dall’ Australia continuano ad arrivare cose interessanti nel genere di cui parliamo qui dentro. Che bravi ‘sti canguri.

Vi lascio il trailer in gentile omaggio.

19 commenti

  1. Concordo in pieno con la recensione. Per la telecamera traballante devo dire che è più tranquilla di altri “parenti”.

    Io mi sono affidato a un semplice link per rimandare al 135K project. Non per fiducia, ma perché solo chi ha interesse merita di sapere di più.

  2. Concordo con la recensione in molti punti, anche se devo ammettere di essermi annoiata parecchio. Assolutamente rispetto per le persone che hanno lavorato ad un piccolo progetto (e vien da ridere se pensi che i low budget a cui siamo abituati comprendono quasi sempre un milioncino di dollari…).

    Molto bello The Descent, pure, mi sa che cerco di scrivere un pezzo sui mostri nei tunnel, se riesco a raccogliere le idee.

  3. Dimenticavo: ma Rec? a me fa palesemente schifo… Leggo su IMDB che per la realizzazione c’è voluto un milione e mezzo di dollari. Non sono certo pochi (dopo aver visto The tunnel, poi, ci si chiede come l’abbiano spesi). il fatto è che ho sempre difficoltà a capire perché si definiscono low budget operazioni multimilionarie (il film bruttarello di Bruce, The man with the screaming brain mi pare abbia avuto bisogno di due milioni e mezzo di dollaril….).
    Ora, io capisco che Capitan America è costato 140 milioni, ed è una bella differenza, ma ci vogliono davvero tutti quei soldi per un film con 4 attori, zero effetti speciali e nemmeno utilizzando tecnologgggia avanzata, in alta definizione?

    E’ una domanda vera: sono una spettatrice e non un tecnico, tu invece potresti saperne di più…

    Voglio dire, Raimi e soci per the Evil dead non hanno toccato il mezzo milione di dollari e manco avevano le attrezzature…

  4. Dunque, la domanda è abbastanza complicata. In realtà, non sono certa che la mia risposta sia poi quella veramente aderente alla realtà. Sam Raimi ha girato con amici e a troupe ridottissima. I ragazzi di The Tunnel non hanno pagato gli attori, anzi, li stanno pagano mano mano che riescono a vendere i fotogrammi del loro film. Se guardi Rec, ti rendi conto che è un’ operazione non amatoriale, ma professionale e a quel punto i costi lievitano. Solo, per esempio, le location hanno dei costi impressionanti che se giri nel giardino di casa svaniscono. Oppure gli attori: li devi pagare. Direttore della fotografia, montatore, tutta la gente che sta sul set e dietro al film ha un costo molto elevato (giustamente) che fa lievitare il budget.
    Calcola che un film italiano a budget medio si aggira intorno ai 4 milioni di euro, quando non di più.
    A me, a differenza tua, Rec è piaciuto molto. E ti assicuro che i soldi spesi si vedono, come si vede che per The Tunnel non c’era una lira. Ma ti posso assicurare che anche Rec è un low budget, come del resto Il cigno nero, costato “appena” otto milioni di dollari. Sono cifre ridicole per un film che esce in sala, oggi.
    Ci sono tanti di quegli elementi che vanno a formare il costo complessivo di un film (parlando sempre di professionisti) che è da non crederci. Se poi andiamo sulle serie televisive le cose peggiorano anche. Un esempio: il pilota di Fringe è costato la bellezza (da solo, 40 minuti) di 10 milioni di dollari.
    Spero di essere stata esaustiva 😀

    1. Esaustiva sì, e in effetti mi confermi più o meno l’idea che ne avevo…

      Il fatto è che a me viene in mente Silvano Agosti, che è un po’ una mia perversione, che fa davvero tutto da solo ed utilizza attori che non si fanno pagare o si fan pagare se ci sono i soldi. L’uomo proiettile, che ho trovato un film di una bellezza disarmante, credo non sia costato praticamente niente. E per niente intendo niente. e poi, certo, lui non distribuisce (in italia viene snobbato e trattato come un pezzente perché si è rifiutato di entrare nei circuiti ufficiali) ed alcuni film sono fatti un po’ male (ma non peggio di un film di Bellocchio, tanto osannato con ragioni dubbie) ma si è indulgenti, si sta parlando di fare soldi con centomila lire…
      Dal centomila lire al milione di dollari intercorre così tanta differenza che ogni volta che scrivo low budget e so che ci sono un paio di milioncini dietro, mi vergogno quasi 😀

      Il cigno nero 8 milioni di dollari? Tutta la mia stima, lo recupererò allora, lo stavo molto snobbando…

      p.s Cosa ti è piaciuto di Rec?

  5. Ecco, il problema è la differenza tra cinema amatoriale e cinema professionale. Un film che esce in sala ha sicuramente un costo superiore a uno girato solo per il mercato home video, che a sua volta costa sempre di più di un film che non si sa se avrà mai alcun tipo di distribuzione, girato a gratis tra amici. C’è low budget e low budget. E c’è anche lo zero budget. La mia fissa a budget zero è Zuccon, e mi chiedo spesso cosa saprebbe fare se avesse i soldi di una produzione grossa alle spalle, perché (è inutile che ce lo nascondiamo), il budget conta e come nella realizzazione complessiva di un film.
    Per quanto riguarda Rec, ecco, la verità ( mi vergogno un pochino) è che mi ha terrorizzata. Nel senso che avevo i capelli dritti in testa e volevo uscire dal cinema perché pensavo che non mi avrebbe retto il cuore. Credo che Balaguero abbia avuto in quel film una grande capacità di costruire tensione ed elargire spaventi. Poi io non sono una che va tanto per il sottile. Se sento che un meccanismo funziona, supero i difetti e mi lascio coinvolgere 😀

  6. ma a questo punto lo devo rivedere…

    Zuccon non credo di conoscerlo, vado a fare qualche ricerca.

  7. E infatti non lo conosco. Cosa mi consigli?

    1. La casa sfuggita, assolutamente. E anche Bad Brains. Prova a dargli un’ occhiata. A me sono piaciuti molto, ma magari solo una mia fissa contorta e malata 😀

      1. Ultima domanda e il quiz giornaliero è finito: che lingua parlano? Credo di averlo trovato in inglese ma non vorrei fosse in italiano sano sano…

        E colour from the dark? E’ valido?

  8. Ma figurati, puoi chiedere tutto ciò che vuoi. Al massimo non ti so rispondere 😀
    Allora, mi pare che Bad Brains sia in italiano, mentre gli altri sono in inglese.
    Colour from the dark ha degli spunti meravigliosi, ma è anche un progetto ambizioso e girato con un budget ridicolo, il che si nota, purtroppo…

    1. Bad Brains è l’unico che non riesco a trovare… ma non demordo.
      Grazie per la pazienza 😀

  9. Ma figurati! 😀 io mi diverto a discutere di cinema, altrimenti non starei qui!

  10. Visto Colours from the dark (ormai è un bel pezzo) e ieri sera The Shunned House. A parte l’involontario umorismo, gli attori cani, l’inglese masticato malissimo, l’utilizzo stesso dell’inglese in paesi abbandonati tra le risaie. A parte tutto questo, che sembra un buon “se” ma non lo è, a me pare che Zuccon abbia parecchio talento. Nessuno cliché, buone idee visive, angoscia e tensione che funzionerebbero se non ci fossero quei “se” lassù, le ambientazioni sono suggestivissime e si respira l’aria malsana, eccome se si respira. Avesse avuto più soldi di sicuro sarebbe stato osannato…
    Non ho letto i racconti di Lovercraft cui si è ispirato, però.

    1. Hai centrato perfettamente il punto: attori cane e mancanza di budget che fanno scivolare il tutto nel ridicolo involontario. Ma sotto questi difetti (macroscopici, vero) si nasconde un talento che andrebbe finanziato un po’ meglio. Invece di buttare 12 milioni di euro in dracula 3d, si potrebbe provare a darne un paio a Zuccon e vedere cosa combina.

  11. Dracula 3d???? O_o

    E Lanterna verde 200 milioni di dollari, ne vogliamo parlare? 200 milioni, io non so manco quanti sono.

  12. Vabbè, ma quelli sono budget americani…è roba che noi non possiamo neanche concepire, la nostra immaginazione non arriva a contarli tutti quei soldi.
    12 milioni di euro per un film italiano invece sono decisamente troppi, soprattutto se li regali a Dario Argento per farlo giocare col 3d

  13. ah, ecco, mi pareva di avere già sentito del dracula 3d… Argento, ora ricordo.

    1. Argento…sono brutte cose da ricordare…andrebbero rimosse

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