La Casa Muda

Regia – Gustavo Hernàndez (2010)

Io sono sempre molto felice quando un giovane regista ha il coraggio (e la presunzione, ma non è sempre una brutta cosa) di lanciarsi a capofitto in un esperimento stilistico per la sua opera d’esordio. E l’ idea di girare 86 minuti di piano sequenza deve aver fatto venire un paio di esaurimenti nervosi al povero operatore e al direttore della fotografia Pedro Luque. Immagino la preparazione del tutto e mi sento male. Penso a Florencia Colucci che magari inciampa al minuto 72 e tutti “stooooooop!”, si ricomincia da capo. E giù in svenimenti e ricoveri vari. Mi piacciono queste avventure a basso costo, in cui c’ è un sacco di passione e la troupe ridotta ai minimi termini si impegna a creare qualcosa di memorabile. Quindi è ovvio che io a La Casa Muda ci voglia un sacco di bene a prescindere e che sia partita con un pregiudizio più che positivo nei confronti di questo film. Il problema è che  a tutto l’ impegno profuso in sede di ripresa, non ne corrisponde altrettanto nella stesura dello script. Non si pretende una roba da strapparsi i capelli, ma almeno un qualcosa che ti distragga dall’ individuare le contorsioni e i pertugi dove deve essersi piazzato quel poveraccio con la Canon Mark II 5D in spalla. Perchè durante la visione non si riesce proprio a pensare ad altro.

Laura e suo padre (per ragioni non del tutto comprensibili) devono riordinare una vecchia casa il cui proprietario è un loro conoscente che la vuole mettere in vendita. I due arrivano sul posto al calare del sole e decidono di passare la notte lì e mettersi a lavoro l’ indomani mattina. Si apprestano a dormire sui divani, quando dal piano superiore arrivano strani rumori. Il papà va a controllare e schiatta immediatamente, lasciando Laura da sola nella casa, in balia delle strane presenze che la infestano.

Da questo momento in poi assiteremo al vagare di Laura per i corridoi e le stanze della casa muda del titolo, senza che accada niente altro. Armata di una lanterna e di un falcetto, la protagonista assiste a tutti i clichés tipici della ghost story: radio che si accendono da sole, strane apparizioni con salto sulla sedia annesso, passi e voci, foto polaroid misteriorissime e chi più ne ha più ne metta. Il terzo personaggio (il conoscente proprietario della casa) interverrà verso la fine, chiarendoci (fino a un certo punto) il suo ruolo nella vicenda e il suo rapporto con Laura e la sua famiglia. In parole povere, La Casa Muda non racconta nulla e questa povertà assoluta a livello di sceneggiatura non può essere compensata da una realizzazione tecnica ammirevole ma sterile e del tutto fine a se stessa. Impossibilitato a provare interesse per ciò che accade sullo schermo, lo spettatore si ritrova a concentrarsi esclusivamente su come ciò accade. Probabilmente l’ assenza quasi totale di spunti narrativi è voluta. Si vuole focalizzare l’ attenzione soltanto sulla bravura dell’ operatore e sulla performance ai limiti del masochismo dell’ attrice, sulla scelta delle inquadrature in funzione di una ripresa continua, senza stacchi e senza montaggio. Ma siamo di fronte a un esercizio e niente di più e se non si riesce a spaventarsi perchè si è tutti presi a strabuzzare gli occhi per individuare dei tagli “invisibili” o a ragionare sulle varie angolazioni e sugli espedienti per rendere il tutto anche esteticamente gradevole (e lo è: vedasi l’ uso degli specchi), è evidente che qualcosa non ha funzionato. O che non ci sia interesse a far funzionare La Casa Muda come film in quanto tale, ma solo come curiosità, alla stregua di un saggio studentesco.

ah, quante cose che succedono in questo film

Anche la faccenda dell’ “ispirato a fatti realmente accaduti” (pare in Uruguay negli anni ’40) suona piuttosto forzata. La Casa Muda non è un mockumentary. Quello a cui assistiamo non è la solita ballata del filmato ritrovato, anche se l’ uso della macchina a spalla e il mal di mare che ne deriva potrebbero far pensare a un’ operazione sulla falsariga di Rec ed epigoni. Si tratta piuttosto di un ibrido e la sensazione è quella che ci sia un guardone, appostato in punti improbabili, che spia le disavventure di Laura, documentandole in tempo reale. Ora, io lo so che tutti vi state chiedendo se l’ hanno girato sul serio senza stacchi. In realtà non è una domanda facile a cui rispondere: il film si divide in due tronconi, uno più lungo, l’ altro molto breve (sempre in piano sequenza), dopo i titoli di coda.  Nella sezione girata all’ interno della casa, di notte, l’ unica fonte di illuminazione è la torcia che tiene in mano Laura. Eppure, i momenti di buio totale, in cui si potrebbero supporre degli interventi di montaggio, sono davvero pochi. Io mi baso sulla buona fede di Hernàndez e credo che sì, questi matti lo abbiano fatto davvero.

Ah, tanto per cambiare c’è già l’ istantaneo remake americano.

7 commenti

  1. Chef Ragoo · · Rispondi

    Capisco che nell’era del digitale si rischi l’effetto “evabbè così ce sò boni tutti”, ma troveresti così grave un piano sequenza “adulterato” da impercettibili stacchi? In fondo – e ok, per esigenze di cambio pellicola – persino il maestro dei maestri barava.

    1. Assolutamente no, anzi! Un’ operazione del genere è talmente impegnativa che qualche trucco è perfettamente giustificabile e condivisibile. Solo che la curiosità tecnica di capire come e dove e se ci siano “trucchi” è tanta. E poi no, anche nell’ era digitale non penso affatto che siano bbboni tutti 😀

  2. Chef Ragoo · · Rispondi

    no, al massimo infatti sò carucci. ciao.

  3. evocuoco · · Rispondi

    Soprattutto, quello che mancava a questo film è una MOTIVAZIONE per cui è stato girato in questa maniera; ecco perchè l’infinito piano sequenza stancava presto. Vedi un REC (che è un genere diverso da questo, ma transeat), sai che la tua unica fonte di riferimento visivo è la telecamera del giornalista, se vuoi ti ci immedesimi pure, comunque la cosa ha un senso, la accetti e pensi alla storia. Il punto di vista è quello perchè la storia è quella, punto. Al massimo possono venirti le vertigini per la camera a spalla.
    Qui invece il punto di vista ti viene IMPOSTO, senza nessuna reale motivazione. Non credo che il regista volesse farci vedere quanto è bravo, ma che avesse in mente una sorta di esperimento-sfida-omaggio (io sono sempre generoso coi registi horror e li vedo sempre animati da nobili intenzioni, perchè li amo -quasi – tutti), che nel senso più tecnico del termine è perfettamente riuscito; ma a livello di storia ne è completamente avulso, ergo è come avere qualcuno al cinema che mentre guardi la pellicola ti picchietta in continuazione il dito su una spalla per segnalarti qualcosa.
    Poi, che la storia non permettesse tante variazioni è ovvio: hanno fatto il meglio che potevano, considerato che non potevano staccare MAI…Ma ecco, il senso di non-senso rimane fino alla fine. Narratore cinematograficonnisciente all’ennesima potenza moltiplicata per mille: non sei tu che guardi il film ma lui che ti pilota e stabilisce quello che devi vedere, o non vedere. Decisamente inutile sul piano narrativo, troppo ingombrante sul piano descrittivo.

    1. E’, come dici tu, una specie di saggio universitario, una sfida, portata a termine anche bene.
      Poi, è vero, dal punto di vista narrativo è completamente arbitrario. Però ne apprezzo comunque il coraggio.

  4. Ma tu il film chileno En las afueras de la ciudad (Hidden in the wood) sei mai riuscita a vederlo? E’ uscito nel 2012 ma non sono mai riuscita a trovarlo. Eppure è già in produzione il remake americano. Com’è sta storia?

  5. Ma qualcuno mi spiega il finale?
    INIZIO SPOILER:

    Ok capiamo che Laura e Nestor hanno avuto una bambina. Ma lei ha abortito o la bambina é morta per qualche strano motivo visto che è il suo il fantasma che si aggira? Inoltre dalle polaroid nella stanza di Nestor che poi rivediamo nei titoli di coda, è corretto intuire che la casa fosse l’angolo dei giochi sessuali di Nestor e Wilson che condividevano varie ragazze? E visto che in quelle polaroid vediamo anche Laura, possiamo supporre che i due uomini condividessero anche la stessa Laura in un rapporto incestuoso e perverso il cui frutto è la suddetta bimba? Quindi Laura si vendica? Ma visto che non la perdiamo mai di vista, quand’è che lei uccide il padre? Insomma un finale troppo aperto e piuttosto incongruente. Però il film nel complesso mi è piaciuto

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