Heartless

Regia – Philip Ridley (2009)

Succede, a volte, che un film ti faccia male. Magari dipende dal momento particolare che stai vivendo, ma si instaura una sorta di comunicazione dolorosa tra te e le immagini che sfilano sullo schermo e ti autoconvinci che quel film sia stato girato esclusivamente per te. Anzi, per farti soffrire, e alla fine della visione, lasciarti svuotata, stanca, ridotta in frantumi, spappolata come se ti fosse appena passato sopra uno schiacciasassi.  Ecco, Heartless mi ha fatto questo effetto e diventa molto complicato per me darne una valutazione oggettiva e distaccata. Non riesco a vederne i difetti, o almeno, li vedo ma non li prendo in considerazione, perchè il suo impatto emotivo è troppo violento per cercare di analizzare l’ opera come se fosse un qualcosa che non mi appartiene.

Vi avverto subito che la seguente serie di sciocchezze smielate e prive di senso logico contiene anche una marea di spoiler.

al minuto 23 è chiaramente distinguibile il rumore del mio cuore che si spezza

Philip Ridley è un personaggio eclettico: regista, pittore, scrittore, musicista e autore di opere teatrali, con  solo tre film e due cortometraggi all’ attivo, che però sono comunque riuciti a lasciare il segno. In Heartless ci racconta la storia di Jamie (Jim Sturgess), un giovane che vive nell’ East London e ha una voglia a forma di cuore che gli deturpa il viso e parte del corpo.  Mentre una gang di giovani delinquenti impazza per le strade della città, Jamie ha un incontro con Papa B, uno strano personaggio che gli propone un patto faustiano: la voglia scomparirà in cambio di una serie di piccoli favori, che tanto piccoli poi non saranno.

Ridley dipinge una Londra che ricorda più una zona di guerra che una normale città. I giovani delinquenti assomigliano a un’ infestazione demoniaca e anzi, sono demoni che emettono versi terribili, uccidono dando fuoco a persone innocenti senza alcuna motivazione, devastano tutto ciò che hanno intorno e spariscono, inghiottiti dai casermoni di cemento e dalle tenebre dei vicoli deserti. I loro volti, nascosti da cappucci, sono maschere con squame e zanne. Fa paura solo sentire che si stanno avvicinando. Una delle vittime della banda sarà proprio la madre di Jamie e il ragazzo perderà quasi del tutto il contatto con la realtà.

“Ho visto il futuro, ed è un regno del terrore”, dice un personaggio a Jamie. Solo che non è il futuro e il regno del terrore è già qui e non ha nessuna importanza se i mostri che ti perseguitano siano reali o meno. Importa solo che ti perseguitino, che abbiano scelto te come bersaglio e che tu sia del tutto allo scoperto e indifeso di fronte a loro. E così, tra interni di piccole case proletarie, foto che ricordano un passato ormai perduto per sempre e crocifissi e immagini religiose inutili e prive di significato, assistiamo alla discesa agli inferi di Jamie che in fondo, come tutti, desidera solo l’ amore e, nel cercarlo, perde se stesso e tutto ciò che gli resta.

“Cosa vedi là fuori,eh? Una città piena di persone che desiderano l’ amore. Tutti credono che l’ amore sia eterno. Ma l’ amore non è eterno. Solo la sofferenza può essere eterna”. Ed è attraverso un’ eterna sofferenza che scontiamo gli attimi di felicità ingannevoli e bugiardi che la vita sembra regalarci. Ma poi è sempre una fregatura e il prezzo è talmente alto che è meglio tornare nel fuoco da cui si è rinati e lasciarsi sommergere dalla morte sotto forma di una bomba molotov che ci divora vivi. A quel punto l’ unica cosa che ci è concessa è ricordare, salvare qualcosa di buono, anche se sappiamo che persino quell’ ultima memoria non è che un’ ennesimo inganno, un’ ennesima presa per il culo, come tutto ciò che ci siamo illusi di provare da quando siamo nati.

Ridley, anche sceneggiatore, è molto bravo a far rimanere la vicenda su un piano di assoluta ambiguità, a non sforzarsi a tutti i costi di essere chiaro ed esaustivo. La forza emozionale del suo film sta tutta nelle atmosfere da incubo che riesce a costruire tramite ambientazioni ai limiti della decadenza e immerse in un degrado allucinante e disperato. L’ ombra di Barker e dei suoi Libri di Sangue si staglia su ogni minuto di pellicola e in alcune scene (come quella della trasformazione di Jamie) sembra quasi di essere catapultati nell’ universo dello scrittore di Liverpool. Nonostante l’ omaggio evidente, Ridley mantiene una sua impostazione personale, donandoci uno dei ritratti di outsider ed emarginato più commoventi degli ultimi anni e prendendosi addirittura il lusso di farci sorridere con un umorismo macabro e straniante, impersonato dal Weapons Man (uno strepitoso Eddie Marsan), un grigio burocrate infernale che si presenta a casa di Jamie con tanto di bacchetta da rabdomante per scegliere l’ arma con cui il ragazzo dovrà pagare il suo debito con Papa B. Il finale, per quanto possa apparire consolatorio e conciliante, è in realtà un’ ulteriore mazzata di pessimismo e desolazione, come se la mente istabile di Jamie cercasse in tutti i modi di aggrapparsi a una speranza che non c’ è: Jamie non è mai stato amato, non veramente, almeno; ha ucciso per niente ed è completamente solo davanti alla disfatta totale della sua vita. Trovare una via di fuga in un sogno che gli fornisca un briciolo di sollievo è il minimo che possa fare, mentre le fiamme lo avvolgono e tutto ciò che resta di lui è una manciata di foto in una casa vuota.

10 commenti

  1. mmh Clive Barker hai detto eh?

    1. Proprio lui. C’ una scena che sembra presa pari pari da qualche libro di sangue. Sapevo quel nome ti avrebbe attirato qui come un fastidioso moscone. per ho messo la carta moschicida di sentimentalismo e melassa cos resti incastrato e non ne esci pi.

  2. Bella recensione e bel blog.
    Io il film l’ho visto qualche mese fa e concordo con il tuo giudizio, solo l’ho trovato un po sfilacciato verso la fine mi ha lasciato un senso di incompiuto non so spiegare, ma forse come dici tu l’autore non voleva dare tutte le risposte… Comunque vale sicuramente la visione

    Tiz

    1. Grazie e benvenuto!
      Sì è sicuramente un film imperfetto e un po’ confuso, ma come ho scritto, il suo impatto su di me è stato talmente forte che non sono riuscita a darne una valutazione oggettiva.

  3. il mio commento alla fine è stato (in pieno spirito monty python): pensa se la voglia fosse stata a forma di cazzo.

    in b4, interessante, ma non mi ha convinto.

    1. Questo perch sei spietato e insensibile 😀

  4. Ciao!
    sto girellando per il blog e mi sembra molto bello… giudizio che può sembrare in contrasto con questo mio primo commento perché il film proprio non mi è piaciuto. Dovrei anche argomentare il perché ma il fatto è che non mi è rimasto impresso. L’ho visto un paio di mesi fa, iniziato e concluso senza apparenti ricordi. Soltanto che mentre lo vedevo ero infastidita da parecchi scivoloni di dialoghi o situazioni che trovavo imbarazzante.
    Ma è come dici tu, i film a volte arrivano nel momento giusto e forse nel mio caso era quello sbagliato.
    Adesso me lo leggo un po’ tutto, questo tuo blog, visto l’horror, insieme alla fantascienza, è il genere che preferisco. E poi amo il cinema.
    buona serata!

    p.s. Mi sto procurando Triangle.

    1. Grazie! Sono contenta che il blog ti piaccia! Questo è un film che suscita giudizi controversi. La mia è una recensione “de panza” come si dice a Bolzano, e deriva soprattutto dalla botta emtovia che ha avuto su di me. I difetti ci sono, è vero. Alcuni dialoghi fanno un po’ cadere le braccia, anche questo è assolutamente condivisibile. Solo che io sono passata sopra questi difetti, in virtù di tutta un’ altra serie di cose che mi hanno spinto ad amare Heartless. E forse, sì, mi ha condizionato il momento particolare della mia vita. Comunque spero di rileggerti presto. E spero anche che Triangle abbia un effetto migliore su di te!
      Un bacio,
      Lucia

  5. Non so se rispondi anche ai commenti dei vecchi post, però io “Heartless” l’ho visto ieri e ti volevo far sapere cosa ne pensavo. Il film merita sicuramente la visione. Grazie ad una fotografia sapiente e ad ambientazioni decadenti e claustofobriche la pellicola risulta credibile e riesce a materializzare una realtà dualistica, sospesa tra inferno (la periferia anonima e disastrata) e paradiso (il verde lussureggiante del parco urbano), tra odio (verso le creature mostruose ed il loro demiurgo) e amore (quello del protagonista per la madre e per Tia). Molto interessante anche se non originale il concetto del “se hai paura e ci credi, allora la magia funziona” (Neal Gaiman docet). Fin qui tutto bene. I problemi sorgono quando la storia tende a sfilacciarsi (come dice anche Tiz); sebbene io ritenga fondamentale in questo tipo di narrazione l’assenza dei maledetti “spiegoni”, che infestano gran parte della cinematografia americana, d’altro canto non ho dubbi sulla difficoltà a mantenere coerente il plot (le vette lynchane sono irraggiungibili). La pecca maggiore, invece, la imputo a David Julyan, che osannavo giusto l’altro ieri su questo stesso blog. Le virate sul melenso andante e un po’ folk del soundtrack proprio non le ho mandate giù! In ogni caso, sono d’accordo con te sul fatto che il personaggio del protagonista riesca ad instaurare con lo spettatore un forte legame empatico con conseguente immedesimazione, in quanto credo non esista al mondo un individuo che non abbia provato sulla propria pelle (il riferimento è voluto), almeno una volta nella vita, quel sentimento straziante di solitudine generato dall’essere respinti dai propri simili per i motivi più disparati.
    A presto.
    Cristian

    1. Io cerco sempre di rispondere a tutti 😉
      Allora, sul lavoro di Julyan in Heartless cӏ una precisazione da fare: lui ha scritto solo le musiche di accompagnamento. Molti dei pezzi folkeggianti presenti nello score sono dello stesso sturgess.
      E’ vero che la sceneggiatura tende un po’ a perdersi di vista nel corso della narrazione. E infatti è un film che ha dei grandissimi difetti. Solo che l’ impatto emotivo è così grande, che ho lasciato correre. Magari, se dovessi scriverne adesso, a mente fredda e con distacco, sottolineerei le stesse cose che hai notato tu. Ma ho preferito parlarne proprio sull’ onda puramente emozionale.

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